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ⓘ Cortemilia




Cortemilia
                                     

ⓘ Cortemilia

Con linterramento del porto di Savona da parte dei Genovesi 1528, i commerci tra la Liguria e lentroterra piemontese, di cui Cortemilia era un importante centro, languirono e la cittadina fu tagliata fuori dalle rotte mercantili.

Del coinvolgimento territoriale di Cortemilia nelle guerre tra Carlo V e Francesco I, concluse con la pace di Cateau Cambrésis del 1559, vi è testimonianza nella lapide che ricorda la morte, avvenuta nel 1540, dellufficiale del presidio spagnolo, Alvaro Medrano de Calagura o Calaruega, murata nel Chiostro del Convento Francescano.

Una pestilenza nel 1530 e una grave inondazione nel 1584, delle molte che la zona subì da parte della Bormida e dellUzzone, fecero contrarre ulteriormente il numero degli abitanti. Nel 1630 il castello subì gravi danni da parte delle truppe francesi e nel 1636 da quelle austriache.

Unulteriore pestilenza ridusse ancora la popolazione, che si concentrò da quel momento nei soli due borghi di San Michele e San Pantaleo. Una stampa, molto diffusa in Cortemilia, realizzata su lastra di rame nel 1675 dallincisore e cartografo Giovanni Tomaso Borgonio per essere inserita successivamente nel cosiddetto Theatrum Sabaudiae, pubblicato ad Amsterdam nel 1682, presenta la cittadina Curtismilium come essa era nel XVII secolo, ancora circondata da mura e baluardi, ma con il castello ormai diroccato.

Unita alle sorti dei Savoia, Cortemilia mantenne un ruolo secondario, anche se non del tutto marginale, nelle vicende storiche, politiche ed economiche degli ultimi tre secoli, ad esempio come centro di produzione e commercio della seta, del legname, del vino e del bestiame.

Fiere e mercati, istituiti sin dal Medioevo e molto frequentati ancora oggi, testimoniano una vocazione mercantile mantenuta nel tempo, nonostante le difficoltà dei collegamenti viari, solo recentemente migliorati. Non marginale anche la funzione di centro amministrativo, giudiziario e culturale, che Cortemilia ha ricoperto sino a pochi decenni fa e che per certi aspetti ancora ricopre nellarea dellAlta Langa. Cortemilia ha ampliato, a partire dallultimo dopoguerra, il proprio tessuto urbano, estendendosi soprattutto lungo le direttrici viarie principali.

                                     

1. Monumenti

Del castello, in origine forse già parte dellinsediamento romano in materiale ligneo, e successivamente ampliato e progressivamente fortificato, posto in posizione dominante sulla confluenza delle valli Bormida ed Uzzone, rimangono ruderi imponenti, come una muraglia rivolta a sud-est e scandita allinterno da 20 arcate, resti di palazzi e di quelli che dovevano essere il fossato e lingresso. La torre circolare, che misura attualmente 30.3 m di altezza e circa 26 di circonferenza, doveva in origine superare i 40 m; unaltra poderosa struttura a ferro di cavallo difendeva larea sul versante nord.

A partire dal XIII secolo si fanno più numerosi e più importanti i monumenti di interesse storico: la pieve, di impianto romanico, conserva labside con allesterno archi pensili con figure in bassorilievo, un campanile che mantiene intatta la forma originaria, ed allinterno un pregevole bassorilievo che potrebbe risalire ad epoche anteriori al 1200. Esso raffigura la Vergine con Bambino in trono, in posizione frontale e ieratica, tra santi monaci e circondata da simboli, anche complessi, del cristianesimo altomedievale.

Databile al XIII secolo, anzi, secondo la leggenda, fondato dal santo assisiate, il convento francescano, imponente complesso monumentale ha una chiesa ad una sola navata, che testimonia una prima fase romanico-gotica ed un ampliamento barocco portato a termine allinizio del XVIII secolo ed oggetto recente di un accurato restauro.

Durante i lavori di rifacimento del pavimento, poi ricostruito esattamente secondo la tipologia originaria, sono state individuate 21 cappelle funerarie, in sette file di tre, con volta cilindrica, tutte sigillate, che occupano completamente lo spazio sotto il suolo della sezione barocca. Secondo i documenti esistenti in tali tombe collettive venivano inumati, oltre ai frati, anche i membri delle confraternite, i defunti delle famiglie aristocratiche locali ed altre persone con particolari benemerenze e privilegi, e ciò sino a quando la legislazione napoleonica proibì la sepoltura nelle chiese.

In ogni caso, la chiesa, che ospita alcune tracce di dipinti murali di fattura arcaica e conserva un frammento di pittura gotica ascrivibile agli anni quaranta del XIV secolo, e lattiguo e ampio recinto del chiostro testimoniano il ruolo determinante dei frati minori francescani nelleconomia e nella cultura locali a partire dal XIII secolo.

Lantico centro storico, corrispondente in linea di massima allattuale piazza Oscar Molinari e alle zone limitrofe, comprende: colonne e capitelli di tipologia romanica nella prima parte dei portici di via Dante Alighieri, seguiti da archi ogivali; ledificio della Pretura, del XIV secolo, restaurato dopo lalluvione del 1994, che ospita la biblioteca civica e il centro direzionale dellEcomuseo dei Terrazzamenti e della Vite e moderne sale per convegni. Reca bifore di ascendenza gotica, al pianterreno locali con volte in ciottoli ed altre testimonianze medioevali. Sulla lapide in marmo del 1910, posta sullo spigolo della pretura verso via Dante Alighieri, sulla quale sono riportati i livelli delle inondazioni documentate di Cortemilia, conseguenti alle rovinose alluvioni causate da Bormida e Uzzone, le più cospicue delle quali risalgono agli anni 1878 e 1900.

La casa Molinari, sullangolo nord della piazza omonima, presenta sul portone dingresso un affresco Madonna con Bambino forse del XV secolo ed un bassorilievo del tardo XV secolo con lannunciazione. Sul lato della stessa vasa Molinari prospiciente via Alfieri, un portale di arenaria, di fattura rinascimentale XV/XVI secolo in due medaglioni posti ai lati dellarco, raffigura, secondo alcune interpretazioni, gli imperatori romani Servio Sulpicio Galba, a sinistra, e Nerone a destra.

Altri manufatti l sono sparsi qua e là nel tessuto urbano di Cortemilia come due episodi di scultura, uno raffigurante San Bernardino da Siena, laltro l Annunciazione, attualmente collocati nella piazza della Rinascita della Valle Bormida.

Di antica origine anche le due chiese parrocchiali di San Pantaleo e di San Michele, site nei borghi omonimi, divisi dal fiume Bormida: frequentemente restaurate, conservano opere artistiche. La parrocchiale di San Michele, pressoché totalmente ricostruita tra il 1878 e il 1885 su progetto dellarchitetto doglianese Giovanni Battista Schellino ospita tra laltro un ciclo pittorico di Rodolfo Morgari San Francesco che riceve le stimmate e Santa Margherita Maria Alacoque in contemplazione del Sacro Cuore di Gesù, mentre il San Michele della volta del presbiterio è opera del nipote, Luigi Morgari.

Due gruppi processionali in legno e stucchi policromi, detti localmente "I giudei" appartenenti allantica Confraternita dei Penitenti Rossi Batù Ross sono tornati ad essere ospitati nella loro chiesa confraternitale, la recentemente restaurata Santa Trinità, di rimpetto alla parrocchiale ed attualmente sede della sezione cortemiliese del Museo Diocesano di Alba, dove è esposta anche una storica reliquia, quella della Santa Spina, molto venerata sino a pochi decenni or sono. Il più antico dei due gruppi, detti nei documenti "casse della Passione", l Ecce Homo è presumibilmente di epoca tardo barocca; dellaltro, la Flagellazione, sono documentati Archivio Parrocchiale di San Michele lepoca di esecuzione - 1836/37 - il materiale legno di tiglio e gli autori, gli scultori savonesi Giacomo ed Antonio Brilla, quasi certamente autori anche del Cristo deposto dalla croce, già nella chiesa di San Rocco. Cimitero. Nellagosto 2012 è stato portato a termine il recupero di affreschi del XVII secolo che, a causa del precedente lungo periodo di abbandono e impropri interventi, tra cui rozze ridipinture e imbiancature, si ritenevano irrimediabilmente compromessi. Nella parrocchiale di San Pantaleo è visibile, tra laltro, un crocifisso ligneo del Quattrocento. Nel borgo omonimo alcuni edifici signorili mostrano, come limponente palazzo Racca già proprietà dei conti Luda, casa Quaglia, palazzo Rabino in via Cavour, lantica e solida opulenza della borghesia locale nel XVIII e XIX secolo.

                                     

2.1. Economia Agricoltura

Benché buona parte delleconomia locale si basi sullattività commerciale, artigianale ed industriale di qualità, lagricoltura è uno dei principali fattori economici di Cortemilia ed è da tempo orientata verso la produzione di nocciole, nella varietà "Tonda Gentile delle Langhe" IGP. Tutti gli anni, alla fine dagosto, si tiene la Sagra della Nocciola, giunta nel 2019 alla 65ª edizione.

La produzione vitivinicola si svolge nellambito del dolcetto e del moscato. LEcomuseo dei Terrazzamenti e della Vite, che ha una delle sue sedi nella recentemente restaurata Cascina di Monte Oliveto, presso la Pieve, elabora e mette in atto molteplici iniziative di carattere culturale, educativo e di promozione locale. Nellambito della produzione vitivinicola il Dolcetto è il vitigno maggiormente diffuso sui terrazzamenti cortemiliesi. Il terrazzamento permette di creare un microclima caratteristico.

                                     

2.2. Economia Artigianato

Cortemilia ospita diversi laboratori artigianali vocati alla produzione sia in ambito alimentare sia in altri campi, tra cui spicca quello dellebanisteria e della lavorazione della "pietra di langa".

                                     

2.3. Economia Commercio e turismo

Caratterizzata da una spiccata vocazione commerciale -in dipendenza della propria collocazione geografica - Cortemilia ospita da tempo immemorabile due Fiere annuali, una "dellAscensione", che si tiene nel giorno della ricorrenza religiosa e laltra "di Santa Caterina", nella ricorrenza che fa memoria della martire cristiana del III secolo, il 25 novembre. Tipiche sin dal Medioevo delle società rurali europee le Fiere esercitavano un forte richiamo per il commercio di ogni genere di prodotto, specialmente quelli dellagricoltura, del bestiame, dei panni e di molto altro. Conservatesi nella tradizione locale, pur avendo visto modificate naturalmente le caratteristiche dei prodotti offerti, ancor oggi, specie quella invernale, richiamano molti venditori.

Cortemilia è anche sede di un mercato settimanale e di numerosi eventi distribuiti durante lanno, a partire dal Carnevale dellOrso di Piume, l International Music Competition concorso musicale che si svolge tra settembre ed ottobre, concerti, rappresentazioni teatrali. Cortemilia è dotata di alcuni ristoranti tipici, alberghi, resort, bed and breakfast e strutture agrituristiche.

Recentemente nellambito della manifestazione, con la partecipazione della Coldiretti e dellEcomuseo dei Terrazzamenti, la Fiera di Santa Caterina promuove i prodotti tipici del territorio, con specifica attenzione a quelli biologici, primari o trasformati, dellerboristeria e dellartigianato locale.



                                     

3. Società

Etnie e minoranze straniere

Secondo i dati Istat al 31 dicembre 2017, i cittadini stranieri residenti a Cortemilia sono 290, così suddivisi per nazionalità, elencando per le presenze più significative:

                                     

4. Amministrazione

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Altre informazioni ammiistrative

Il comune faceva parte della comunità montana Alta Langa e Langa delle Valli Bormida e Uzzone.

                                     

5. Pallapugno

Dalla fine dellOttocento fino agli anni cinquanta Novecento, il pallone elastico è stato lo svago principale di gran parte della popolazione maschile di Cortemilia.

Stando ai racconti dei vecchi, vi erano almeno una ventina di luoghi diversi di Cortemilia - strade, piazze, frazioni campestri, poi due famosi cortili dalbergo, la "Corona Grossa" e "da Cigliuti" - dove si praticava questo gioco, sia - in due piazze - nella sua forma classica, "alla lunga", che poi troverà la sua continuazione negli sferisteri, sia, soprattutto, nei modi "alla pantalera" e "al tetto", i quali necessitano di spazi meno ampi.

Il più celebre giocatore cortemiliese degli inizi è stato Luigi Robba, "Massimino" 1886. Erculeo, potente sia in battuta che al ricaccio, conseguì molte vittorie nei primi due decenni del Novecento. Non partecipò mai ai campionati italiani, istituiti nel 1912, quando lui era al massimo della forma, in grado di competere in tornei molte volte li sconfisse coi migliori giocatori italiani dellepoca: Fuseri, primo campione dItalia, Dompé, Del Piano, Maggiorino, Cigliutti, Balera eccetera. Concluse la sua carriera sportiva in modo davvero singolare. Sconfitto, in un torneo a Santo Stefano Belbo, sulla via del ritorno verso Cortemilia fermò il calesse sul quale viaggiava e, dopo aver ammucchiato tutti gli indumenti di gioco sul ciglio della strada, vi diede fuoco, ripromettendosi di non giocare mai più. Altri bravi giocatori cortemiliesi di quegli anni furono Ludovico Pace, Giuseppe Bemer, Riccardo Grassi, Domenico Negro "Minot" e il dottor Giovanni Carena 1895 il quale durante gli anni universitari a Torino, giocò più volte con Riccardo Fuseri. Un cenno anche a Domenico Pallavicino 1906 e Aurelio Molinari 1909, il quale, avendo quasi sempre come spalla Angelo Rugo 1906, vinse parecchi tornei e partecipò anche ad alcuni campionati di 2ª categoria lattuale serie B.

Molto noti anche alcuni giocatori dellimmediato circondario cortemiliese, come Dario Vassallo 1893 di Pezzolo, Francesco Reggio Ciò cru 1883 di Castino, Giuseppe Serafino, Gepot 1913 di Bergolo, che coi suoi fratelli Paolon e Gigiot e altri compaesani. La tradizione bergolese proseguirà poi in anni a noi più vicini con i terzini Renzo Grasso, Elio Serafino e Giancarlo Grasso per questultimo quattro titoli italiani, e col battitore mancino Sergio Viglione 1942, due scudetti in serie B.

Da ricordare anche Pierino Ravina Piru 1926 di Levice e Aurelio Defilippi 1932 di Castino. Entrambi in un modo o nellaltro, sono legati al più grande giocatore di pallone di sempre, Felice Bertola, nato nel 1944 a Gottasecca e vincitore di ben 12 campionati. Piru fu, in pratica, il primo maestro del giocatore di Gottasecca, col quale vinse nel 1960 il campionato di serie C. Defilippi, invece, proprio con Bertola che gli faceva da spalla, diventò campione dItalia nel 1963 e nel 1964.

Tornando a Cortemilia, dopo molti anni di quasi silenzio, la svolta avviene nel 1981, quando Francesco Dezani, presidente della Federazione, incarica il campione di Monesiglio Carlo Balocco e il cortemiliese Lalo Bruna, insegnante di educazione motoria nelle scuole elementari del paese e allenatore di atletica, di tentare un non facile rilancio della pallapugno. Cortemilia si risveglia ed è capace di vincere, dal 1984 al 2000, 23 scudetti, in tutte le categorie. Stefano Dogliotti, che porta a Cortemilia i primi due scudetti della sua storia: juniores nel 1984, serie B nel 1986 ; Riccardo Molinari, di Scaletta Uzzone, primo in B a Cortemilia nel 1988 e poi due volte campione dItalia 1991 e 1992 con Alba; Flavio Dotta, cairese originario di Castelletto Uzzone, 1988 vinse lo scudetto in serie B con spalla Marco Canaparo di Cravanzana, campione dItalia nel 1993 a Cortemilia. E poi ancora: Luca Dogliotti, Alberto Muratore, Oscar Giribaldi, di Gorzegno, finalista in serie A nel 2007, i suoi compaesani ma sempre "cortemiliesi" di scuola pallonistica Cristian Giribaldi, Ivan e Diego Montanaro, Stefano Leone; Luigino Molinari, di Castelletto Uzzone; Stefano Busca, di Lequio Berria. Tutti, ancora oggi, protagonisti dei campionati maggiori.

Poi, a partire dal 2001, di nuovo qualche anno di crisi, acuita dalla caduta della rete dappoggio dello sferisterio. Ora si è ripartiti 2008, con uno sferisterio rimesso a nuovo e due squadre - una in C2. Nel libretto della Cenerentola, la famosa opera lirica del pesarese Gioachino Rossini, un passaggio affidato a Dandini, nel lieto finale dellopera, così dice:



                                     

6. Gastronomia

La "Nocciola Tonda Gentile" delle Langhe è il prodotto principe del territorio cortemiliese, dove raggiunge resa agronomica, dimensioni, peso, qualità organolettiche ottimali. La nocciola entra in molte produzioni dolciarie ed è anche ingrediente di molte specialità locali come la "torta di nocciole" di cui esistono varie versioni, con farina di grano e semola o con solo sfarinato di gherigli, con aggiunta di cacao, aromi, liquori. La nocciola fa parte anche di preparazioni salate come condimento di tajarin e come morbido e delicato accompagnamento a carni rosse, pollame, cacciagione, e ancora in granella su sottili fette di lardo. Tra i vini vi sono il "Dolcetto dei Terrazzamenti", varietà locale del Dolcetto dAlba, le barbere, i moscati. Formaggi, anche stagionati, di latte ovino e caprino, offerti con miele di castagno e mostarda, salumi, tra cui i "filetti baciati", e la griva, antica e specialità locale a base di carni di maiale.

                                     

7. La Sacra Spina di Cortemilia

Una tradizione, attestata da documenti settecenteschi, riporta che nel 1095 un pio cavaliere di Cortemilia, feudatario di un vasto territorio compreso tra le valli Belbo e Bormida, partì per la Prima Crociata. Nel 1099 al seguito dellesercito di Goffredo di Buglione, questo cavaliere combatté per la conquista di Gerusalemme. Dopo un anno passato nella Città Santa, si mise sulla via del ritorno in patria.

Nel 1100 il cavaliere era a Costantinopoli, dove intendeva rendere omaggio alle Sante reliquie di Cristo conservate nel Palazzo imperiale. Qui, in qualche modo, si impossessò di tre spine e lasciò la capitale dellImpero bizantino. Il cavaliere simbarcò su una nave genovese, ma durante il viaggio la nave fu attaccata dai pirati e cadde prigioniero. Allora fece un voto: qualora fosse stato liberato, avrebbe costruito una cappella per custodire le Sacre Spine, nel primo villaggio del suo feudo sul quale avesse posto piede.

Le preghiere del cavaliere furono esaudite. I pirati furono attaccati in mare aperto da una nave genovese ed i prigionieri furono liberati. In tal modo egli raggiunse il porto di Genova e da qui simbarcò per Savona, città vicina ai suoi possedimenti. In breve raggiunse Montechiaro dAcqui, il primo villaggio dei suoi feudi e diede ordine di costruire una cappella votiva, nella quale depose le tre spine portate da Costantinopoli. Dopo la morte del cavaliere, la cappella delle Sacre Spine fu trasformata in una chiesa che ogni anno, nel periodo pasquale, diventò meta di pellegrinaggi da tutti i territori circostanti.

Nel secoli seguenti crebbe il disappunto degli abitanti di Cortemilia, che reclamavano il possesso delle reliquie in virtù del fatto che il cavaliere era originario di codesta città. Nel 1542 il vescovo di Acqui, per dirimere le controversie tra gli abitanti di Cortemilia e quelli di Montechiaro sul possesso delle tre Sacre Spine, decise che una di queste fosse donata a Cortemilia, dove fu portata con solenne processione, ponendo fine a secolari discordie. La Spina è oggi conservata nella sezione di Cortemilia del Museo Diocesano di Alba, collocato nella Chiesa Confraternitale della Santissima Trinità detta localmente "dei Batu Ross" nella Piazza Don Demetrio Castelli, di fronte alla Parrocchiale di San Michele Arcangelo.

Dal luglio 2012 una serie di otto illustrazioni di Severino Baraldi stampate su pietra, dedicate alla leggenda della Sacra Spina di Cortemilia e Montechiaro dAcqui, sono esposte in modo permanente in via Cavour, sulla base di un "progetto museale a cielo aperto" a cura di Giordano Berti e Letizia Rivetti.

                                     

8. Nella di Cortemilia

A Cortemilia, al suo Castello e a quelli di Borgomale e Bergolo è legata una leggenda popolare che ha per protagonista Nella, infelice eroina di una storia damore contrastato. Tale leggenda è nota a molti perché Giuseppe Bottero, insegnante nelle Scuole Tecniche e Ginnasiali di Cortemilia ne ricavò il dramma storico Nella di Cortemilia, edito in Cortemilia nel 1915 dalla Tipografia Editrice Fratelli Miretti. Lopera teatrale che è forse essa stessa allorigine della "leggenda" è divenuta patrimonio culturale del paese ed ha avuto notevole fortuna locale e frequenti rappresentazioni sino ai giorni nostri. La storia ha un antefatto: mentre il cavaliere Olderico è lontano per le crociate la moglie Adelaide, che attende un figlio, viene fatta oggetto di turpi attenzioni da parte del cognato Lionello che essa sdegnosamente respinge, venendo per questo reclusa nel castello di Borgomale. Qui partorirà una bambina a cui sarà dato il nome di Stefanella, poi chiamata semplicemente Nella. Adelaide muore e la bambina viene affidata alla famiglia di un gastaldo che vive nel Borgo della Pieve dove cresce in grazia, purezza e leggiadria convinta di una propria umile origine. Di lei si innamora il giovane e prode cavaliere Oldrado, figlio del bieco Lionello, il quale però tenta di ostacolare lamore dei due giovani, facendo rinchiudere la fanciulla in unaltra cupa fortezza vicina. Preso però dal rimorso della doppia malvagità compiuta verso madre e figlia, consigliato dal Padre Superiore del Convento francescano, libera Nella ed acconsente al matrimonio. Mentre si sta preparando la festa in gaudio e letizia, sopraggiunge una delle tante terribili inondazioni della Bormida e dellUzzone e la povera Nella è in grave pericolo di esser travolta dalle acque turbinose nella sua piccola casa del Borgo della Pieve. Benché linnamorato tenti disperatamente di raggiungerla sfidando le onde impetuose dei fiumi in piena, essa alla fine è trascinata via dalla corrente rapinosa e muore prima che Oldrado possa salvarla, gettando lamato e tutto il paese di Cortemilia nel lutto più profondo.



                                     

9. Tradizione

Tra il 1844 e il 1845 fu parroco di San Michele subito dopo lassegnazione delle due parrocchie ad un Arciprete ciascuna, rispetto allunico sacerdote sino ad allora operante Mons. Andrea Formica, che divenne Vescovo di Cuneo una ventina danni dopo. Tra la gente del paese circolava uno scherzoso proverbio: "Pòvra Curtmija, cumandà dan Can, da n Gat e na Furmia!" Cane e Gatti, cognomi molto diffusi ancor oggi, erano probabilmente sindaco e vicesindaco dellepoca.

Nella tradizione popolare del territorio circostante i cortemiliesi venivano talora definiti spèlacrìst, espressione non proprio lusinghiera spellatori di Cristo! che voleva sottintendere la tendenza dei nostri antichi mercanti ad approfittare, con pochi scrupoli, di una vasta quanto ingenua clientela. La probabile origine del nomignolo straninòm sta forse anche nei due gruppi processionali, dell Ecce Homo e della Flagellazione gelosamente custoditi per molto tempo, e recentemente tornati, nella Chiesa confraternitale dei Battuti Rossi, la Santissima Trinità, oggi sede della sezione cortemiliese del Museo Diocesano di Alba e molto ammirati forse anche invidiati nei paesi del circondario.

                                     

10. Il potagé

Il potagé fu per almeno due secoli un elemento fondamentale della cucina delle case popolari, prevalentemente nei centri abitati più o meno grandi, come Cortemilia. Fu un primo modello di quelle che sarebbero poi diventate le "cucine economiche", per la cottura dei cibi in ambito famigliare. L"economicità" consisteva nel ridotto e più razionale uso del combustibile, braci, carbone di legna o minerale che veniva in tal modo sfruttato al meglio delle sue potenzialità.

Quasi sempre il potagé era ricavato nel vano di una finestra, che poteva restare aperta in periodo estivo o chiusa durante il suo uso, in quanto quel genere di cottura non produceva fumo. Si formava un doppio ripiano dove erano murate le "casse" in ghisa, a tronco di piramide rovesciata, di diverse dimensioni, con griglia di fondo. Nel ripiano inferiore cerano le prese daria per ciascuna cassa. Per cuocere o riscaldare i cibi si riempiva per tre quarti la cassa con braci e carbonella, vi si sistemava sopra la pentola o la padella e poi si sventolava sotto con un soffietto o un ventilabro fatto con penne di gallina o di tacchino.

Il sistema era efficace e, specialmente in periodo estivo, permetteva cotture sufficientemente rapide ed omogenee dei cibi, appunto in modo "economico". Le braci, a cui si poteva aggiungere carbone o carbonella, potevano essere prodotte da un focolare domestico o imprestate e scambiate con i vicini. Nei caseggiati popolari il "fuoco" era un bene comune, e non si negava a nessuno, come lacqua. Proverbio legato al fuoco Chi u ia dbzögn dr feu cu sporza u dì ", Chi ha bisogno del fuoco porga il dito per appendervi il braciere, ossia aspettare sempre che i favori vengano richiesti, non farli di propria iniziativa. Modo di dire: "Truvè r gatt nser potagé", cioè: trovare il gatto sul focolare, trovare la casa fredda ed ancora il fuoco da accendere e il cibo da cuocere, segno di pigrizia e trascuratezza.

                                     

11. Progetto Eden

Per il 2008 il Comune di Cortemilia ha partecipato al Progetto Comunitario "Eden 2008 - Destinazione di eccellenza per il patrimonio immateriale" presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo" ed ha ottenuto una segnalazione tra i 30 migliori progetti presentati, per lEcomuseo dei Terrazzamenti e della Vite, oltre che per altre iniziative nei settori dellenergia, della raccolta differenziata dei rifiuti e del riciclaggio, e della valorizzazione del patrimonio culturale.

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