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ⓘ Dittico dei Lampadi




Dittico dei Lampadi
                                     

ⓘ Dittico dei Lampadi

Il dittico dei Lampadi o dei Lampadii è un dittico in avorio risalente allinizio del V secolo, conservato nel Museo di Santa Giulia a Brescia, del quale rimane solamente la valva sinistra.

Acquistato dal cardinale Angelo Maria Querini durante il Settecento, lopera passò per lascito al Museo dellEra Cristiana nellOttocento per poi entrare definitivamente nel catalogo delle opere del museo.

                                     

1. Storia

Lopera, databile allinizio del V secolo, fu eseguita per celebrare un importante avvenimento legato al personaggio segnalato nelliscrizione, di cui è leggibile solamente il frammento "AMPADIORVM", dunque di un membro della famiglia dei Lampadi.

Poiché in genere i dittici era commissionati in occasione della nomina al consolato, la prima possibile identificazione del committente è quella con Flavio Lampadio, eletto console nel 530. Considerato però che il dittico, dal punto di vista stilistico, è databile allinizio del V secolo, è possibile che sia stato prodotto in occasione della nomina di un altro membro della famiglia, un non meglio identificato Lampadio, che fu praefectus urbi di Roma nel 398.

Lopera, della quale si è conservata la sola valva sinistra, peraltro rovinata su più lati, fu acquistata dal cardinale e collezionista Angelo Maria Querini durante la prima metà del Settecento, per poi essere ceduta mediante lascito testamentario, assieme al resto della collezione, al comune di Brescia nel 1755.

Esposto per la prima volta nel Museo dellEra Cristiana, aperto in alcuni locali del soppresso monastero di Santa Giulia allinizio dellOttocento, vi rimase fino al 1998, quando, con lapertura del Museo di Santa Giulia, il dittico trovò collocazione definitiva nel settore "Collezionismo e arti applicate", nelle vetrine dedicate alla Collezione Querini.

                                     

2. Descrizione e stile

La valva superstite presenta una figurazione nettamente divisa in due parti.

Nel registro superiore è posto un personaggio di spicco, verosimilmente il senatore Lampadio, che regge in una mano lo scettro sormontato da uneffigie imperiale e nellaltra la mappa con la quale dare inizio alle gare. Ai suoi lati, raffigurati in dimensioni decisamente inferiori, sono due altri funzionari, forse i due figli del senatore. I tre personaggi si trovano allinterno di una tribuna decorata con pannelli a motivi geometrici. Alle loro spalle, una cornice architettonica sostiene un architrave curvilineo, sopra il quale si sviluppa liscrizione frammentaria.

Nel registro inferiore della valva è stilizzata una corsa di cavalli in un circo, con quattro quadrighe che corrono attorno alla "spina", al centro della quale si eleva un obelisco ricoperto da interessanti semplificazioni di geroglifici egizi, cosa che potrebbe ricondurre al Circo Massimo e ai suoi obelischi. Alle due estremità della spina sono inoltre riportati quelli che sembrano essere due gruppi statuari.

La rappresentazione della corsa dei cavalli si dimostra molto interessante sia per il soggetto, sia per la tecnica di esecuzione, che stilizza la corsa e tutti i suoi particolari in modo molto efficace allinterno del ristretto spazio della valva, ricorrendo a viste alternatamente laterali, frontali e di spalle.