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ⓘ Gelone




Gelone
                                     

ⓘ Gelone

Gelóne fu tiranno di Gela dal 491 o 490 a.C. e primo tiranno di Siracusa dal 485 o 484 a.C. fino alla morte.

                                     

1.1. Biografia Genealogia familiare

Figlio di Dinomene, Gelone fu il figlio maggiore dei Dinomenidi; i suoi fratelli erano Ierone, che sarebbe divenuto sovrano di Gela prima e di Siracusa dopo la morte di Gelone; Polizelo, futuro signore di Gela al posto di Ierone, e Trasibulo, succeduto a Ierone nel ruolo di tiranno di Siracusa. Gelone, secondo la tradizione, apparteneva ad una illustre famiglia, che aveva contribuito alla fondazione della città e deteneva per diritto ereditario la ierofantia degli dèi degli inferi.

Secondo Erodoto, a fondare Gela, insieme ad Antifemo, sarebbe stato un Gelone, originario dellisola di Telos, ecista dei Rodii e antenato dellomonimo dinomenide. Discendente del Gelone ecista sarebbe stato Teline, sacerdote di Demetra e Kore, tra i rifugiati a Maktorion in occasione della stasis che, intorno alla metà del VI secolo a.C., agitò Gela, poco prima che si instaurasse nella polis la tirannia di Cleandro.

                                     

1.2. Biografia Gli inizi

Gelone inizia ad affermarsi come collaboratore e guardia del corpo del tiranno Ippocrate tiranno a Gela tra il 498 o 497 e il 491 o 490 a.C., quando questi è impegnato a sottomettere dei congiurati aristocratici che si erano mossi contro la tirannide, innanzitutto uccidendo il fratello di Ippocrate e precedente tiranno, Cleandro che aveva conquistato il potere tra il 505 e il 504 a.C. Gelone si mette ancora in mostra in occasione della campagna militare con cui Ippocrate riesce a impadronirsi di tutta la Sicilia orientale, tranne Siracusa, che rimane autonoma: per i meriti acquisiti in campo, Gelone è fatto ipparco comandante della cavalleria dal tiranno.

Come ipparco, Gelone giocò un ruolo fondamentale nella vittoria di Ippocrate nella battaglia dellEloro del 492 a.C. insieme a Cromio di Etna figlio di Agesidamo. Le ultime fasi di Ippocrate vedono il tiranno impegnato ad abbattere sacche di resistenza degli indigeni siculi: Ippocrate riesce a prendere Ergezio con lastuzia, ma durante lassedio di Ibla sito non ancora identificato trova la morte 491 a.C.

                                     

1.3. Biografia Il ruolo di Enesidemo e Gelone nella successione a Ippocrate

Gelone si dichiara difensore dei figli di Ippocrate, Cleandro ed Euclide, ma è ben presto chiaro che lipparco, annientata in battaglia la resistenza dellelemento aristocratico che aveva cercato di riprendersi un margine di potere, vuole succedere egli stesso al tiranno.

Su questo frangente, possono essere messi a confronto la narrazione di Erodoto e un passo di Aristotele. Lunico tra i membri della guardia palatina di Ippocrate che Erodoto citi, oltre a Gelone, è Enesidemo di Leontini. Nel passo aristotelico, un Enesidemo viene menzionato in rapporto a Gelone, nel contesto di una discussione sulla condizione interiore di chi commette ingiustizie e su coloro che le subiscono.

Il confronto per la successione a Ippocrate appare un contesto molto sensato per inquadrare lepisodio citato da Aristotele. Se lipotesi è corretta, si profila un panorama per cui Gelone assume la tirannide non, come emerge da Erodoto, per difendere i diritti dei figli di Ippocrate, ma per assumere la tirannia prima che a fare la stessa cosa sia il collega Enesidemo. Daltra parte Freeman riporta che ai "legittimi" successori di Ippocrate, Euclide e Cleandro, gli abitanti di Gela avevano precedentemente rifiutato ospitalità in città. In questa ricostruzione, leversione di Gelone non va a intaccare una discendenza legittima, ma si profila come atto sovversivo nei confronti degli stessi Geloi, di cui Gelone si mette a capo sfruttandone la situazione di instabilità.



                                     

1.4. Biografia Gelone tiranno di Gela

Il periodo successivo, cioè quello dei sei anni di tirannia di Gelone a Gela, è molto poco documentato: Gelone deve tenere testa allinstabilità provocata dalla sua ascesa eversiva, in particolare alla protesta dei mercenari di Ippocrate, insediatisi a Camarina, che gli rimproverano di aver liquidato la discendenza del precedente tiranno, ma alcuni magnati passano dalla parte di Gelone e questi, inoltre, opera con essi unattenta politica matrimoniale.

Verosimilmente già in questi anni gelesi Gelone stringe alleanza con Terone, appartenente al ghénos degli Emmenidi. Questi diviene tiranno di Akragas tra il 488 e il 487 a.C. ed è anzi probabile che la sua ascesa sia stata favorita dallo stesso Gelone. Akragas e Siracusa sono politicamente assai legate a partire da questa fase e fino alla battaglia di Imera del 480 a.C. Tale alleanza viene anche suggellata dal matrimonio di Gelone con Demarete, figlia di Terone. È anche possibile che Gelone in questo periodo aiuti Terone contro Selinunte, che con Akragas ha un continuo conflitto per Minoa, subcolonia selinuntina nei pressi del fiume Alico.

Non è chiaro se Gelone imponga a Camarina il tiranno vicario Glauco di Caristo per contrastare la ribellione dei mercenari o per prevenirla. In ogni caso questi insorgono contro Glauco, che viene condannato a morte: per cinque anni Camarina mantiene la sua indipendenza che verrà meno solo quando Gelone si impianterà a Siracusa.

Le difficoltà di questa fase di transizione sono per Gela aggravate dalliniziativa di Anassilao o Anassila, tiranno di Reghion, il quale, intuìto qualche spazio di manovra, torna alle sue mire sullo Stretto di Messina, in passato arrestate da Ippocrate, e assalta per mare e per terra Zancle, dove Gelone aveva posto come tiranno vicario Cadmo di Cos, figlio di Scite. Lo scontro è attestato da una dedica posta su uno schiniere e su un elmo rinvenuti a Olimpia, in cui i Reggini si vantano di una vittoria sui Geloi. È forse in questo frangente che Anassilao rifonda Zancle con coloni di diversa origine, tra cui elementi messeni e di origini messene era lo stesso Anassilao, motivo per cui Zancle viene ribattezzata Messana e diviene capitale del cosiddetto "regno dello Stretto". Anassilao diviene ecista di Messana e molto probabilmente vi si trasferisce, lasciando Reghion al figlio Leofrone.

È possibile che sia proprio la perdita di Zancle a spingere Gelone a indirizzare le sue mire verso Siracusa.

                                     

1.5. Biografia Grano in dono a Roma

Il tiranno di Gela perde dunque il controllo sullo Stretto, ma questo non gli impedisce, come pare, di aiutare la Repubblica romana, sorta nel 509 a.C. con la cacciata dei Tarquini, la quale aveva fatto richiesta di grano. La notizia è riportata da Dionigi di Alicarnasso, il quale riferisce che il Senato romano, in occasione di una grave carestia, aveva deliberato di chiedere aiuto allesterno 492 o 491 a.C. Gli ambasciatori romani P. Valerio e Lucio Geganio Macerino svernano a Gela come riporta Tito Livio e poi tornano a Roma con ben venticinquemila medimni di grano circa 984 tonnellate di derrate alimentari. Pare che Gelone non pretendesse alcun corrispettivo economico, considerando quel grano una semplice donazione così Plutarco.

Non è chiaro se questo episodio vada riferito al periodo in cui Gelone esercitava la tirannia a Gela come ritengono Braccesi e Millino o a quando era già tiranno di Siracusa come proposto dal Freeman. In ogni caso, la scelta di aiutare Roma evidenzia la capacità di Gelone di muoversi sullo scacchiere internazionale, profittando, nel caso in questione, della ricca e proverbiale produzione cerealicola della Piana di Gela.

Si ipotizza che laiuto allUrbe celasse il tentativo di Siracusa di arginare gli interessi etruschi in Campania, che rischiavano di compromettere i ricchi commerci tra la Sicilia e la Magna Grecia: Roma, sentendosi in debito, non si sarebbe potuta sottrarre ad una eventuale richiesta di Gelone di contenere a settentrione il grosso dei Tirreni nel caso in cui il sovrano siceliota avesse deciso di attaccare lenclave etrusca in Campania.

Secondo unaltra ipotesi, suffragata dal Freeman, questo avvenimento sarebbe stato inventato in ambiente romano per sottolineare i buoni rapporti esistenti tra Siracusa e Roma: un principe siracusano, Dionisio I, a seguito della sigla di un trattato con Roma, avrebbe inviato un grande quantitativo di grano allUrbe. Il protagonista di parte romana sarebbe stato Gneo Marcio Coriolano, generale degli inizi della repubblica. Lassociazione di Coriolano con Dionisio produceva però un evidente anacronismo, visto che il primo era vissuto tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C., e Dionisio, invece, tra la fine del V e gli inizi del IV secolo a.C. Per ovviare al problema, gli scrittori romani successivi avrebbero sostituito il nome di Dionisio con quello di Gelone, contemporaneo di Coriolano, armonizzando altresì le leggende poetiche e i Fasti triumphales.

Lepisodio, comunque, se confermato, rappresenta un importante precedente in chiave anti-etrusca della battaglia di Cuma 474 a.C., che sarà vinta da Ierone, fratello e successore di Gelone.

                                     

1.6. Biografia La vittoria alla quadriga del 488 a.C.

Limmagine internazionale di Gelone è ulteriormente arricchita da una importante vittoria con la quadriga ai giochi panellenici di Olimpia. La vittoria, avvenuta nel 488 a.C., è riportata da Pausania, il quale attesta che per commemorare quella vittoria Gelone fece costruire una quadriga di bronzo da dedicare agli dèi. La dedica riporta: "Gelone, figlio di Dinomene di Gela ". Tuttavia secondo Erodoto VII, 156 Gelone considerava il demo come uno "spiacevole inquilino" facendo comunque pensare che egli tiranneggiasse sfavorendo questultima classe sociale.

Come già Ippocrate, Gelone lega a sé i mercenari dando loro la cittadinanza - ed erano più di 10.000, secondo la testimonianza di Diodoro 11, 72, 3. Siracusa è "rifondata" e ripopolata da Gelone, e il suo territorio riorganizzato. Molto probabilmente a questo sviluppo si accompagnò una riforma istituzionale, ma non abbiamo notizie in tal senso. La tradizione riporta dellistituzione di unassemblea popolare: è quindi possibile che sia da ascrivere a Gelone quella costituzione "moderata" che la città avrà ancora nel periodo successivo al periodo dinomenide. Sappiamo da Diodoro che, quando poi cadrà lultimo dinomenide, Trasibulo, i mercenari si arroccheranno nel quartiere di Acradina, per cui è possibile indurre che Gelone abbia non solo riorganizzato il territorio, ma anche ampliato lestensione della polis.

Mai prima dora un tiranno siceliota aveva raccolto nelle proprie mani tutto questo potere: in soli dieci anni Gelone si era reso luomo più importante di tutta la Grecia e forse di tutta Europa. Tale era la fama ed il prestigio di Gelone che a lui, come accennato, si rivolsero gli ambasciatori spartani ed ateniesi per richiedere sostegno in vista dellimminente invasione della Grecia, pianificata dal re persiano Serse. In risposta Gelone offrì di concedere una flotta di 200 triremi e di 20.000 opliti, 2000 cavalieri, 2000 arcieri e 2000 frombolieri, oltre al rifornimento di grano per tutto lesercito greco per tutta la durata della guerra, solo a patto che gli lasciassero il posto di comando delle operazioni militari panelleniche, o almeno dei soli contingenti navali.

Gli ambasciatori, come era prevedibile, respinsero la richiesta del tiranno, il quale dunque non intervenne in aiuto delle metropoleis impegnate nella seconda guerra persiana. Il resoconto erodoteo di questa trattativa non appare molto credibile, se si considera che i Persiani non rappresentavano in alcun modo un pericolo concreto per Gelone. Daltra parte, se non quelle per la marina, le cifre relative allesercito possono forse dare unadeguata idea delle forze che egli era in grado di mettere in campo. Se ciò è corretto, ne viene fuori che la città di Siracusa e i suoi dintorni ospitavano una quantità di popolazione quale nessuna comunità siciliana avrebbe raggiunto dallistituzione della provincia romana allera moderna. Un incremento demografico parrebbe confermato archeologicamente, perché è infatti in questo periodo che la città si espanse a nord e a est, formando il quartiere della Neapolis.



                                     

1.7. Biografia La battaglia di Imera

A reggere in quel periodo Imera era Terillo, fortemente orientato a preservare il suo rapporto di amicizia e commercio con Cartagine e legato, in particolare, da un personale vincolo di xenia con Amilcare. Terillo era inoltre suocero di Anassilao di Reghion, che ne aveva sposato la figlia Cidippe. Le mire di Terone, alleato e congiunto di Gelone, verso Imera profilano la contrapposizione tra un blocco dorico Siracusa, Gela e Akragas e un blocco calcidese Reggio, Imera e Messana.

Terillo viene scacciato da Imera ad opera di Terone. Ciò determina lintervento di Anassilao, il quale, come riporta Erodoto, aveva consegnato in ostaggio ad Amilcare i figli, in modo da assicurarsi lalleanza con Cartagine. I Cartaginesi intervengono con 300.000 uomini, in gran parte mercenari assoldati tra le popolazioni soggette a Cartagine. Sappiamo che lesercito fu approntato in tre anni, per cui è possibile datare la conquista di Imera da parte di Terone al 483 a.C.

Della battaglia abbiamo un resoconto di Diodoro, che ricalca fonti di parte siracusana forse per questo il ruolo di Terone ne risulta sminuito.

I Cartaginesi sbarcarono con duecento navi presso Palermo, dopo che per una tempesta le navi onerarie erano andate perdute. Larmata, guidata da Amilcare, arrivò alle mura di Imera, sottoponendo la città ad un minaccioso assedio, a cui Terone oppose una tenace resistenza. A questo punto sopraggiunse Gelone, a capo di un esercito costituito da 50.000 fanti e 5.000 cavalieri. La battaglia che ne seguì, per quanto numericamente impari, terminò con una totale disfatta per le truppe cartaginesi e con uninattesa vittoria degli alleati siracusani ed agrigentini. Gelone riuscì infatti a catturare 10.000 soldati dellesercito avversario. Inoltre, avvisato del sopraggiungere della cavalleria selinuntina per soccorrere Amilcare, Gelone la intercettò e la fece sostituire da propri cavalieri: riuscì in tal modo a trarre in inganno i Cartaginesi e a menar strage nellaccampamento punico. Amilcare fu ucciso le navi incendiate.

                                     

1.8. Biografia Le conseguenze della vittoria

Come riporta Diodoro XI, 26, 1, le città greche fino a quel momento avverse a Gelone, dopo questepisodio bellico, si sottomisero al tiranno, che raggiunse lapice del proprio potere e della propria fama. Benché vittorioso, Gelone non pretese dai Punici onerose indennità di guerra: pare infatti che, su consiglio della moglie Damarete, durante le trattative di pace abbia solo richiesto che presso di loro avesse fine la consuetudine di sacrificare esseri umani agli dèi. Il corposo bottino di guerra, costituito da un gran numero di schiavi e da altre ricchezze, gli consentì di abbellire Siracusa con nuovi templi e monumenti, e di inviare in dono a Delfi un ricco donativo per la vittoria conseguita, tra cui un tripode aureo ricordato da Diodoro, di cui è stato poi rinvenuto il basamento. Questa sembra essere una pura finzione fatta dagli autori ellenici per esaltare la gloria del tiranno.

Probabilmente il motivo di condizioni così lievi nei confronti dei Cartaginesi sconfitti va ravvisato nel desiderio di mantenere attivo un contrappeso, nella Sicilia occidentale, allo stesso alleato Terone, in modo da evitare che questi si facesse troppo potente, finendo per minacciare il primato siracusano. E sempre in chiave anti-emmenide va letto il trattato di alleanza che Gelone stringe con Selinunte. Più in generale, Gelone, con la vittoria, si è assicurato spazio di manovra negli emporia, risolvendo così il caso che aveva prodotto il conflitto greco-punico negli ultimi dieci anni prima della battaglia risolutiva. Quanto a Cartagine, essa cesserà di attaccare la Sicilia per i successivi settantanni.

Una delle conseguenze più importanti della vittoria siracusana a Imera risiede nellaffievolimento del potere di Anassilao: il suo tentativo di penetrazione in Sicilia subisce un fatale arresto. Risulta comunque alquanto incomprensibile la sua condotta rispetto alla battaglia: lipotesi più probabile è che il suo contributo alla causa degli Imeresi sia consistito nel pagamento di truppe mercenarie. In ogni caso non è menzionata la sua presenza tra i tiranni che si sottomisero a Gelone. Pochi mesi dopo la battaglia Anassilao ebbe modo di recarsi pacificamente a Olimpia, dove vinse la gara dei carri trainati da mule competizione che non ebbe lunga vita. Poté tenere Messana, forse a patto di sottomettersi a Siracusa. Sua figlia andrà poi sposa a Ierone, non sappiamo se prima o dopo la morte di Gelone. Anassilao morirà poi nel 476 a.C.

Dopo questevento legemonia siracusana sullisola si farà più netta, come conferma la numismatica: tutte le poleis siceliote adotteranno il sistema ponderale siracusano e il "tipo" della quadriga.

                                     

1.9. Biografia La morte e il problema della successione

Gelone morì nel 478 o nel 477 a.C.: Plutarco Moralia, 404 scrive che la causa del decesso fu lidropisia. In breve la sua figura e il suo operato furono trasfigurati dal regime dinomenide, assumendo i contorni del mito, di modo che venne poi tradizionalmente considerato un tiranno moderato e giusto, esente dalle efferatezze sistematicamente attribuite a un Falaride: secondo le fonti, alla sua morte tutto il popolo siracusano partecipò ai funerali, per poi piangerlo a lungo anche dopo ed erigere a sue spese un mausoleo in suo ricordo, vicino al tempio di Zeus ai Pantanelli anche se non resta nessuna traccia archeologica. Post mortem ebbe un culto da eroe.

Sebbene avesse un figlio di cui non ci è pervenuto il nome, sembra che abbia posto le condizioni per una successione diarchica: tradizione vuole che sul letto di morte nominasse suo successore il fratello Ierone, affidando allaltro fratello Polizelo che sarebbe divenuto signore di Gela il figlio e la moglie Demarete, oltre ad una non meglio specificata strateghìa.

                                     

2. La figura di Gelone

Erodoto riporta il celebre presunto ma falso sincronismo tra la battaglia di Imera e la battaglia di Salamina. Per Diodoro, invece, il sincronismo sarebbe tra Imera le Termopili, con leffetto ancora più suggestivo di far coincidere la morte di Leonida con la vendetta del fratello di questi, Dorieo. Il mito di questi sincronismi, tutti tesi a ingigantire la figura di Gelone, va collegato con un altro dato tradizionale, riportato da vari storici, secondo cui esisteva unalleanza o comunque unintesa tra Serse e Cartagine, promossa dal primo, tesa a liquidare i Greci tanto in Occidente quanto nella madrepatria. Questa ipotesi appare non inverosimile, dato che i domini di Persia e Cartagine erano in contatto nel Nord Africa.

Sempre Diodoro riporta laneddoto secondo cui Gelone, quando ricevette dalla madrepatria lambasciata della sconfitta persiana a Salamina, non essendovi altri nemici da combattere convocò unassemblea di cittadini armati. Per dimostrare la sua condotta non dispotica, dinnanzi allesercito e alla cittadinanza siracusana elencò le sue azioni e i successi militari, poi concluse chiedendo ai presenti che qualora avesse abusato della sua autorità venisse trucidato in quel momento: il popolo ascoltando la sincerità delle sue parole lo acclamò. Claudio Eliano, invece, riporta che radunò il popolo in assemblea per rimettere il comando della città. Disarmato chiese di mantenere il potere o di averlo tolto, al che il popolo per acclamazione lo invitò a restare il sovrano di Siracusa.

Nonostante si conosca molto poco della politica estera e della personalità di Gelone, la sua figura è stata da molti scrittori successivi elogiata come simbolo di moderazione, di previdenza e come modello del buon monarca, nonostante Gelone fosse del tutto analfabeta. La sua popolarità nel tempo appare descritta in termini esagerati, anche se si è certi che appena dopo la morte del tiranno il popolo eresse in suo onore una tomba a spese pubbliche e rese gli eroici onori al defunto. Quasi un secolo dopo, quando in Sicilia Timoleonte volle distruggere le tirannidi e ogni loro testimonianza, la tomba di Gelone fu risparmiata.



                                     

2.1. La figura di Gelone La corte di Gelone

La costruzione del teatro greco di Siracusa indica chiaramente la volontà del sovrano di favorire lo sviluppo culturale della polis. Alla sua corte furono infatti presenti due artisti che favorirono una vivace cultura: il commediografo e poeta Epicarmo, che rese famoso a Siracusa il genere della commedia, e Formide, poeta e drammaturgo amico di Gelone ed educatore dei figli.

Riguardo alla corte di Gelone e al tiranno in persona esiste anche un aneddoto:

                                     

3. Le opere pubbliche costruite da Gelone

Limmensa disponibilità di manodopera servile che la vittoria ad Imera mette a disposizione di Terone e Gelone consente una significativa opera di monumentalizzazione delle due città. A Siracusa, ad opera dellarchitetto Damocopo, viene costruito il teatro. Vicino al teatro Gelone fa inoltre costruire il tempio di Demetra e Kore. Queste opere vengono realizzate nel nuovo quartiere della città detto Neapolis, che è al centro di un rilevante sviluppo urbanistico.

In onore alla vittoria contro Imera erige nella città della vittoria il tempio della Vittoria, a Siracusa costruisce un tempio gemello dedicandolo alla dea Athena e lacquedotto Galermi con lausilio di schiavi cartaginesi. Avvia anche la costruzione di un tempio a Demetra sullEtna, che rimane però incompiuto. Sempre nellottica di una "grecizzazione" del culto ctonio, fa edificare un santuario ad Amaltea, nei pressi di Ipponio, in Calabria, il che attesta lesistenza di un rapporto significativo con le poleis di Magna Grecia già prima di Ierone.

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