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ⓘ Vedetta (avviso)




Vedetta (avviso)
                                     

ⓘ Vedetta (avviso)

Prima nave da guerra con scafo in ferro ad essere costruita in cantieri italiani, lunità, impostata nel 1862, venne varata nel 1866 ed entrò in servizio tre anni più tardi. Il costo complessivo fu di 670.000 lire. Unità con prua dritta, castello di prua e cassero di poppa di ridotte dimensioni, il Vedetta aveva, oltre alla macchina a vapore, armamento velico a brigantino a palo, che permetteva però una velocità alquanto scarsa. Oltre a questo, un rilevante problema era costituito dallautonomia, non superiore a 1000 miglia. Larmamento, inizialmente composto da un solo cannone BR a retrocarica da 75 mm, venne successivamente portato a 4 pezzi ARC da 120 mm a retrocarica, cui furono aggiunti in seguito anche 2 cannoncini da 37 mm e quattro pezzi dello stesso calibro a revolver.

Nel 1869, appena entrato in servizio, il Vedetta, al comando del tenente di vascello Raffaele Corsi, assunse funzioni di nave ammiraglia della Squadra Permanente, imbarcandone il comandante in capo, il Duca dAosta. In quello stesso anno lavviso effettuò, con altre navi, una crociera per scopi diplomatici sui litorali siriani, egiziani e greci, facendo ritorno a Genova il 19 dicembre 1869.

Sottoposta ad alcuni lavori di revisione, nel febbraio 1870 la nave salpò alla volta del Mar Rosso agli ordini del capitano di fregata Francesco Ruggiero, con il compito di effettuare rilevazioni ed osservazioni geografiche, politiche e militari nella baia di Assab, di cui lItalia pensava di appropriarsi copertamente mediante lacquisto da parte della società Rubattino. Il 9 marzo 1870, nelle acque antistanti Shab Marass non lontano da Suez, il Vedetta si arenò su un banco di sabbia e vi rimase incagliato con la sola poppa libera: dopo numerosi tentativo infruttuosi di disincagliare la nave si sviluppò una burrasca, ed il comandante Ruggiero decise di far abbandonare la nave ai suoi uomini mediante le scialuppe ed una zattera: le onde ed i banchi di sabbia impedirono però alle imbarcazioni di raggiungere la riva, e, mentre tornavano alla nave, una delle scialuppe si capovolse, provocando lannegamento di sette uomini. Era stato proprio il mare, frattanto, a liberare il Vedetta dalla sabbia, permettendo allavviso di proseguire e completare la missione. Dopo aver effettuato rilevazioni idrografiche ed essersi rifornito di 200 tonnellate di carbone portate ad Assab dal piroscafo Affrica della società Rubattino, lavviso ripartì per lItalia il 25 aprile 1870, con a bordo il professor Giuseppe Sapeto, tra i responsabili delloperazione di occupazione di Assab.

Lasciato il Mar Rosso e tornato in Italia, il Vedetta venne assegnato, al settembre 1870, alla Squadra Corazzata di cui facevano parte anche le pirofregate corazzate Principe di Carignano, Roma e Messina, con la quale prese parte alle operazioni navali collegate alloccupazione dello Stato della Chiesa ovvero del Lazio: il 17 settembre 1870 lavviso, unitamente alla pirocorvetta corazzata Terribile, fu la prima nave italiana a fare il suo ingresso nel porto di Civitavecchia.

Nel 1871-1872 il Vedetta operò intensamente nel Tirreno e nel bacino occidentale del Mediterraneo, partecipando anche, in qualità di scorta donore, al viaggio della squadra spagnola che trasportò a Cartagena Amedeo di Savoia, divenuto re di Spagna. Operò ancora insieme alla squadra corazzata, comprensiva delle pirofregate corazzate Roma, Castelfidardo e San Martino. Nellottobre 1872 il Vedetta partecipò, insieme alle altre unità del I Gruppo pirofregata corazzata Roma, pirofregate Italia e Principe Umberto, ad esercitazioni nelle acque di Messina, alla presenza del re Vittorio Emanuele II.

Il 12 dicembre 1872 lavviso lasciò La Spezia agli ordini del capitano di fregata Fortunato Cassone, per una missione a carattere politico in Estremo Oriente. A Porto Said la nave sostò sino allarrivo della vecchia pirocorvetta a ruote Governolo, che avrebbe dovuto accompagnarla, e nel tratto successivo si misero in evidenza i problemi dautonomia del Vedetta: per circa 1500 miglia in Mar Rosso e lungo le coste dellArabia, infatti, lavviso dovette procedere trainato dalla Governolo. Il 24 febbraio 1873 le due unità raggiunsero Penang, in Malaysia: nei mesi seguenti il Vedetta fece tappa in vari porti dellEstremo Oriente, ed al largo della Cina superò indenne, nonostante la scarsa stabilità, un violentissimo tifone. La maggior parte della navigazione di ritorno avvenne a vela ed il Vedetta, dopo aver toccato Suez il 14 febbraio, si ormeggiò infine La Spezia il 5 aprile 1874.

Nel 1874 e nel 1875 lavviso rimase in disponibilità venendo anche riarmato per lassi di tempo piuttosto brevi, mentre dal 1º giugno 1876 fu aggregato alla Squadra Permanente, che era a Smirne. Causa le pessime condizioni delle caldaie, tuttavia, la nave venne inviata a Costantinopoli, dove stazionò dal 31 agosto 1876 al 2 giugno 1877. Il 1º luglio 1877 venne riclassificata nave da guerra di III classe.

Rientrato in Italia il 29 giugno 1877, il Vedetta fu sottoposto a lavori nellArsenale di La Spezia, terminati i quali, il 15 aprile 1878, venne assegnato alla II Divisione della Squadra Navale Permanente con il capitano di fregata Cesare Romano quale comandante. Dal 1878 al 1881 lavviso svolse diverse crociere nelle acque del Mediterraneo nel febbraio 1879 fu stazionario La Goletta, prima di essere disarmata a Napoli nel 1881.

Un mese dopo il disarmo nel luglio del 1881, tuttavia, a causa di una rivolta araba anti-francese scoppiata nella reggenza di Tunisi, il Vedetta fu rimesso in condizioni di operatività e, al comando del capitano di fregato Gustavo Colonna, fu inviato in Tunisia, per difendere le locali comunità italiane. Era a Sfax quando questa venne occupata dalle truppe francesi, quindi fu stazionario a Susa ed alla Goletta, facendo ritorno a Napoli il 31 dicembre 1881.

Nel 1882 e nel 1883 lavviso svolse servizi locali nel Tirreno meridionale e fu poi posto in disponibilità, divenendo nave ammiraglia del II Dipartimento. Dopo aver eseguito numerose missioni di vigilanza ed assistenza alla pesca delle spugne e del corallo nelle acque della Sicilia, il Vedetta venne posto in disarmo il 16 ottobre 1883.

Riarmato il 10 marzo 1884, tre giorni più tardi lavviso salpò da Napoli al comando del capitano di fregata Riccardo Rosasco poi sostituito dal parigrado Salvatore Bonocore e venne inviato ad Assab in qualità di stazionario, trattenendosi in Dancalia sino al marzo 1885, compiendo parecchie rilevazioni idrografiche ed iniziando trattative con i capi indigeni per loccupazione italiana di Beilul. Durante questo periodo il Vedetta, rientrato temporaneamente in Italia, ripartì da Napoli il 19 gennaio 1885 insieme alle pirofregate corazzate Castelfidardo e Principe Amedeo nave ammiraglia, allincrociatore Amerigo Vespucci, alla pirofregata Garibaldi ed allavviso Messaggiere, per trasportare e sbarcare a Massaua un reparto di 800 uomini quattro compagnie di bersaglieri ed una di artiglieria, oltre a reparti del Genio zappatori e della sussistenza al comando del colonnello Tancredi di Saletta: dopo un viaggio travagliato durante il quale la Principe Amedeo sincagliò al largo di Porto Said, le navi giunsero nel porto eritreo il 4 febbraio 1885 e lo occuparono immediatamente, senza incontrare resistenza da parte dei 400 militari egiziani del presidio.

Tornato in Italia nel marzo 1885, lavviso prese parte ad esercitazioni insieme alla Squadra di Manovra, cui era stato assegnato, poi, negli ultimi mesi dello stesso anno, venne nuovamente destinato alla Squadra Permanente, insieme alla quale, nel marzo 1886, fu inviato a Suda dove, con altre navi italiane e ed europee, costituì una forza di dissuasione che scoraggiò la Grecia dallattaccare la Turchia. Nel secondo semestre del 1886 il Vedetta effettuò attività di squadra agli ordini del comandante Grenot ed inquadrato con le pirofregate corazzate Principe Amedeo, Regina Maria Pia ed Ancona nella II Divisione della Squadra permanente ed il 16 dicembre 1886 venne messo in disponibilità a Napoli per dei lavori: in tale data ebbe fine in sostanza il suo periodo operativo.

Divenuta nave ammiraglia dipartimentale, lunità permase a Napoli sino al novembre 1890, poi venne trasferita a Taranto, con analogo ruolo. Disarmato il 1º settembre 1894, il Vedetta stazionò inutilizzato a Taranto per tre anni, poi venne riarmato unultima volta dal 16 maggio al 15 giugno 1897, venendo impiegato nelle acque della Sicilia. Nuovamente trasferito a Venezia, lavviso venne ancora una volta designato nave ammiraglia dipartimentale sino al 10 settembre 1897, quando fu posto in disponibilità: posto definitivamente in disarmo il 16 settembre 1897, il Vedetta fu radiato il 30 agosto 1903.

Sin da prima della radiazione, dal 10 novembre 1901, la vetusta unità era stata trasformata in nave caserma del distaccamento CREMM dellArsenale di Venezia, ruolo che mantenne ancora per parecchi anni dopo la radiazione. Successivamente la vecchia nave venne venduta allIstituto di Redenzione Garaventa di Genova.