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ⓘ Forti di Genova




Forti di Genova
                                     

ⓘ Forti di Genova

I forti di Genova sono un insieme di fortificazioni militari risalenti a diverse epoche, che la Repubblica di Genova edificò a difesa del territorio urbano del capoluogo ligure nel corso della sua storia. I progetti di edificazione vennero inoltre ripresi e utilizzati in epoca napoleonica, risorgimentale e durante la prima e la seconda guerra mondiale.

Questo sistema difensivo scandisce gli eventi di buona parte della storia cittadina, quasi a punteggiare la complessa teoria delle sette cinte murarie che si sono sovrapposte nel tempo. Fra queste, le mura seicentesche che cingono ancora oggi a corona le alture che costituiscono il primo contrafforte dellormai prossimo Appennino Ligure e rappresentano la più lunga cinta muraria in Europa e la seconda al mondo, dopo la grande muraglia cinese.

                                     

1. Note storiche

Fin dallinizio del Seicento, le rivendicazioni territoriali di Carlo Emanuele di Savoia volte al possesso del Marchesato di Zuccarello presso Albenga, i tentativi dei Savoia di reclamare il proprio dominio nei territori occidentali della Repubblica di Genova riproposero ai genovesi la necessità di nuovi provvedimenti difensivi che ampliassero le mura del XVI secolo e permettessero una maggiore sicurezza contro eventuali assedi provenienti dal nord.

I primi provvedimenti furono attuati già dal 1625, quando le tensioni tra la Repubblica di Genova e il ducato sabaudo facevano temere limminenza di un attacco, e fecero subito considerare la possibile costruzione di una linea di difesa al di fuori del perimetro murario esistente che circondasse la città. Nel maggio del 1625 lesercito piemontese, che si era portato a ridosso della città, fu contrastato vittoriosamente dalle forze genovesi che lo fermarono al passo del Pertuso, dove in ricordo dellavvenimento fu poi edificato il Santuario di Nostra Signora della Vittoria. Questo evento non comportò alcun rallentamento negli iniziali lavori di fortificazione della città, rappresentati da decine di opere campali e alloggiamenti da una linea continua di trinceramenti e gabbioni e dal restauro della Bastie fortificate di Promontorio, Peralto e Castellaccio, secondo le disposizioni del Magistrato della Milizia di Genova.

La minaccia dassedio del 1625 rese impellente lesigenza di sottrarre alla minaccia delle artiglierie nemiche la popolazione cittadina che viveva a ridosso della cerchia muraria esistente. Il Duca di Savoia, con laiuto della Francia, invase il dominio dellantica Repubblica di Genova, minacciando anche la capitale. La cinta del 1536 era diventata obsoleta e inadeguata ai progressi compiuti nel campo delle artiglierie; essa infatti seguiva fedelmente il perimetro dellabitato, permettendo al nemico di minacciare seriamente la popolazione civile. Fu quindi decisa la costruzione di una nuova e possente cinta muraria, lultima, utilizzando quellanfiteatro naturale che aveva lapice sul monte Peralto. Da qui iniziavano due crinali che discendevano verso il mare costeggiando due vallate principali, quella del Polcevera ad ovest e quella del Bisagno a est, le "Mura Nuove" vennero costruite seguendo fedelmente landamento dei crinali. Queste mura non furono realizzate a ridosso del centro abitato, lasciando anzi molto ambiente naturale boscoso e difficilmente percorribile.

Il centro cittadino di Genova ovvero la zona compresa tra la riva destra del torrente Bisagno e la Torre della Lanterna di Genova fu quindi racchiuso da mura che partivano dallattuale piazza della Vittoria dove si innestavano con le mura del Cinquecento, e salivano lungo il crinale est fino a Forte Sperone, e da qui discendevano verso sudovest appunto fino alla Lanterna. A costruzione ultimata, nel 1634, la cerchia muraria annoverava un complesso di 49 bastioni, con garitte ad ogni angolo e con 8 porte di accesso alla città le cui più importanti e monumentali erano Porta della Lanterna a ponente e Porta Pila a levante. Lungo queste mura, fra il 1747 ed il 1840, furono realizzate decine di opere militari difensive, porte, bastioni e soprattutto forti integrati nella struttura muraria, che nel corso degli anni furono ampliati, modificati e integrati da altre opere al di fuori delle mura, nel contesto di altre vicende belliche.

Tale sistema fortificato - oggi di proprietà in parte del Demanio dello Stato ed in parte del Comune di Genova - si fonda su un insieme di sedici forti principali e ottantacinque bastioni distribuiti lungo i diciannove chilometri delle vecchie XVI secolo e nuove mura XVII secolo, dal punto più basso della zona della stazione ferroviaria di Genova Brignole fino al punto più alto, ovvero il monte Peralto.

                                     

2. Genova le sue difese: una testimonianza del 1800

Nella sua opera Istoria del blocco di Genova nellanno 1800, Angelo Petracchi, cronista dellassedio della città, fornisce una dettagliata descrizione di Genova e delle sue difese nel periodo della Repubblica Ligure.:

"La Città di Genova è situata sul dorso di un monte, che appoggia le sue falde sulla riva del mare Ligustico. Ha essa dalla parte di terra un doppio circondario di mura, luno dequali interno, che rinchiude quasi esattamente labitato, e che forma una specie di figura ovale. È questo munito di alcuni baluardi, che non essendo stati di alcun uso in questassedio, è inutile dettagliare. È laltro esterno, ed innalzandosi dalle due punte marittime sale sino ad una grandaltezza del monte. Questo secondo circondario rende la città della figura quasi di un triangolo; mentre terminando in punta sulla cima dellaltura, scende dambe le parti a formar quasi i due lati che vengono chiusi e riuniti dal mare. Varj forti guarniscono questo giro di mura. Sulla cima vi è quello dello Sperone; verso il lato di Ponente, più al di sotto della metà, vi è laltro detto delle Tenaglie, ed alla fine del medesimo ve nè un altro chiamato di S. Benigno. Ciò produce, che da quella parte la città di Genova è quasi imprendibile; tanto più che la località combina così propiziamente a difenderla, che poca o niuna speranza dà agli assediatori di prenderla. Non è il medesimo dalla parte di Levante, ove essendo dominata al di fuori da alcune alture, è stato creduto inutile di alzarvi degli altri forti. In mancanza di ciò si è fatto al di fuori una specie di parallela, o per meglio dire un cammino coperto che fortificando quelle medesime alture, che dominano la città, suppliscono a tal difetto; bisogna perciò a chi difende Genova tener questa linea esteriore, e quelle fortificazioni, che sono il monte dei Ratti, sulla cui sommità è il Forte di Quezzi; il Forte Richelieu, che fu fatto fabbricare dal celebre Maresciallo di tal nome quando occupò Genova; quello di S. Tecla, e la Madonna di Albaro. Più in alto dello Sperone, e quasi perpendicolare al medesimo vi è il forte del Diamante, che domina lo Sperone medesimo, sebbene da taluni credesi che ne sia un poco troppo distante; anchesso però è di una estrema importanza per gli assediati, sostenendo moltissimo le operazioni delle altre fortificazioni esterne. Fra il Diamante, e lo Sperone vi è il monte de due Fratelli, che fa due diverse punte: questa situazione è assai rimarchevole, perché produce la riunione fra gli assedianti, e potrebbe prender alle spalle le opere esterne della linea di Levante; ma siccome ivi temesi lincrociatura dei fuochi dello Sperone e del Diamante, è assai difficile dimpadronirsene, quantunque siavi un certo sito che dicesi immune dallartiglieria di ambi i forti. Dalla parte di mare, molte e belle batterie difendono la città, ed il porto, non che le mura marittime assicurate anche dalla Natura. Tali batterie rimontate ultimamente toglievano ogni pena da quella parte. Le più belle sono quelle della Strega, della Cava, di ambi i Moli, e della Lanterna. Dalla parte di Ponente vi è il fiume dellaPolcevera; dalla parte di Levante quel di Bisogno. Albaro è un piccolo, e delizioso borgo, che da questa parte è vicino a Genova quasi di un solo miglio, come dallaltra parte si è quello vaghissimo egualmente di S. Pier d’Arena".

                                     

3. Sulle mura, un parco naturale

Intorno al sistema di fortificazioni sorto sulle alture cittadine è stato realizzato in anni recenti - grazie allambiente naturale circostante di oltre 870 ettari, con circa novecento specie di piante inserite in un ecosistema integrato bosco-prateria-macchia mediterranea, e alla presenza di molti esemplari di fauna composta da mammiferi e uccelli rapaci - il Parco delle Mura.

Questo sfrutta unarea rimasta ai margini dello sviluppo urbanistico edilizio della città, e nel momento in cui vengono meno le servitù militari delle varie fortificazioni essa viene ad avere funzione di "polmone verde" della città.

Il parco si sviluppa pertanto attorno alle Mura Nuove includendo queste con le relative fortezze. Genova nel XIX secolo era una città completamente fortificata e allavanguardia nellarchitettura militare; essa infatti disponeva di una doppia cerchia di mura, quella del Seicento e quella del Cinquecento, fatto che sorprese gli Austriaci nel 1746 e che li rese incapaci di riconquistare la città che si era a loro ribellata. La doppia cinta era pertanto rafforzata dallaver collegato la cerchia muraria risalente al secolo precedente alle preesistenti mura del XVI secolo e ai forti sui rilievi circostanti.

Il parco delle mura, gestito dal Servizio Giardini e Foreste del Comune di Genova dai primi anni novanta del Novecento, ha preso in gestione alcuni forti, organizzando a determinate scadenze vari spettacoli estivi nel Forte Sperone. Poco distante da questo è stato restaurato il forte Begato, sebbene linattività abbia poi in parte vanificato loperazione.

Il parco si estende poi alle fortezze poste più a Nord delle Mura Nuove, dal Forte Puin, che era stato negli anni sessanta del Novecento dato in concessione ad un pittore e pertanto si trovava ancora in buono stato, ai due Fratelli il maggiore demolito per far posto alle contraeree nella Seconda Guerra Mondiale, sino al Diamante, questo posto già nel confinante Comune di SantOlcese.

È anche - se non soprattutto - grazie a queste sue strutture difensive che la Superba, già antica repubblica marinara e sede della Repubblica di Genova, poté essere a lungo considerata una inespugnabile città-fortezza in grado di resistere ad ogni attacco, sia che le venisse portato dal mare che da terra.

Di fatto abbandonati al loro destino alla fine del XIX secolo, i forti di Genova vennero riutilizzati allinizio del Novecento per essere usati prevalentemente come punto di appoggio per le manovre militari o come carcere per i soldati prigionieri durante la prima guerra mondiale.

In realtà hanno sempre costituito un importante patrimonio monumentale per una città ricca di orgoglio e di storia, tanto che per essa è stato coniato il termine El siglo de los genoveses, el siglo de oro Il secolo doro dei genovesi, un secolo - il XVII - protrattosi ben oltre lo specifico riferimento temporale. Questo patrimonio la inseriva a buon diritto fra le città più difese dEuropa.

Le fortificazioni di Genova raccontano la storia cittadina lungo almeno tre secoli: dai fasti seicenteschi della gloriosa Repubblica marinara ai moti popolari del 1849 contro il Regno di Sardegna per una temuta cessione allImpero austro-ungarico.

In parte sfiorate dal tracciato del Trenino di Casella, oggi sono meta di escursionisti vi si può praticare dalla semplice passeggiata al trekking, allo jogging e alla mountain bike e di appassionati di storia che vi trovano motivi di approfondimento per meglio comprendere nella sua interezza levoluzione di una città che - quale porta sul mar Mediterraneo - è sempre stata crocevia di molteplici interessi.

La cinta delle mura nuove, dotata di fortificazioni con possenti bastioni, era stata effettivamente portata a termine già nella prima metà del Seicento, ma neppure un secolo dopo, nel 1747, quando la città dovette confrontarsi con il duro assedio austriaco, si rese necessario ristrutturare il sistema difensivo per fronteggiare adeguatamente artiglierie sempre più potenti.

Più tardi, nel 1781, il magistrato delle fortificazioni avviò un progetto che rivoluzionava il concetto di cinta muraria, mediante la costruzione di opere avanzate, in questo caso di torri isolate per opporsi al nemico lontano dalla città. Vennero individuate sette possibili direttrici dattacco.

Nel 1797, allinizio del protettorato francese Repubblica Ligure Democratica le opere distaccate effettivamente in uso erano quattro: i forti Richelieu, Diamante, Castellaccio e Sperone mentre i forti Quezzi e Santa Tecla erano ancora da terminare al forte Santa Tecla avrebbe lavorato come architetto militare il ticinese Pietro Cantoni, padre degli architetti Gaetano e Simone Cantoni.

Nonostante la volontà espressa dallo stesso Napoleone Bonaparte di incrementare le difese e i numerosi progetti presentati, alcuni dei quali proponevano grandiosi sventramenti del nucleo urbano, evitati grazie al realismo del Consiglio Comunale, in realtà alla fine della dominazione francese le opere esterne erano ancora le quattro citate sopra, alle quali si aggiunse Quezzi. Lunica variante di un certo rilievo e molto rivelatrice fu il potenziamento delle difese del forte Sperone sul versante rivolto verso la città.

A completare quindi il complesso dei forti fino a portarli alle volumetrie massicce odierne, richiamanti uno stile neo-medievale, e ancor oggi visibili, fu poi dal 1815 il governo sabaudo.



                                     

4. Lopera di DAndreis

Limportanza che il nuovo dominatore dette alle fortificazioni di Genova può essere compresa dalle parole di Giulio DAndreis, direttore del Genio Militare nella piazza di Genova:

DAndreis, direttore del Genio preposto alle fortificazioni dal 1815 al 1827 con brevissime interruzioni nel 1817 e nel 1822-1823, coordina una commissione di ingegneri militari che traccerà un piano accurato delle fortificazioni e del terreno circostante, provvederà alla manutenzione dellesistente e potenzierà le difese adeguandole alle sempre nuove sfide tecniche. In un piano dettagliato egli propone la costruzione di ben dodici torri, ispirate alle torri Martello inglesi.

La Torre Quezzi, quella delle forche Vecchie Torre Specola e il Forte Begato sono fra le strutture progettate direttamente dal DAndreis. Il modello della torre di Quezzi in realtà era stato previsto da DAndreis come un elemento ripetitivo, da essere ripetuto a brevi distanze lungo tutti i crinali montuosi che attorniano la città. Di queste torri ne vennero realizzate pochissime, ed altre rimasero incomplete, a causa della spesa troppo forte e della sua sopraggiunta inutilità al variare delle necessità belliche. Del sistema, che prevedeva un continuum di torrette che a Levante veniva a coprire tutti i crinali sino a quello del Monte Fasce compreso, furono completate solo le torri di Quezzi, Monteratti rimasta poi inclusa nel forte, fu in seguito demolita, e quella di San Bernardino, tuttora ben conservata. Erano previste anche altre torri, ossia la torre dello Zerbino demolita, quella di SantErasmo e quella di San Simone sulla Val Bisagno; le torri delle Bombe, di Monte Moro, di Granarolo e di Monticello presso le Mura Nuove tra i forti Tenaglia e Begato; due torri ai lati del Forte Monteratti. Di tutte queste opere furono realizzate solo le fondamenta con parte del piano terra.

DAndreis si occupò poi anche di urbanistica sempre con un occhio alla praticità militare aprendo la strada fra Piazza san Domenico e Piazza delle Fontane Marose, e progettando una Piazza darmi in grado però di consentire il passeggio e un piacevole affaccio panoramico alla spianata dellAcquasola 1821.

A questo punto, la città - che sarebbe stata sottoposta quattro anni dopo ad una possente opera di ristrutturazione urbanistica v. Progetto di revisione urbanistica del 1825 di Carlo Barabino può essere considerata un campo trincerato appoggiato ad una cittadella formata dai forti Sperone, Begato e Castellaccio.

Negli ultimi anni lautorità di DAndreis venne tuttavia messa in discussione, e lui stesso guardato con sospetto perché troppo aperto alle idee innovative provenienti dal Nord Europa. Accolti in maniera migliore risultarono i suoi collaboratori, ossia Giovanni Battista GioBatta Chiodo ma soprattutto suo fratello Agostino, probabilmente perché liguri. Questultimo completò le opere intorno alla zona della Lanterna, ma anche il porticato la Loggia dei Banchi di Palazzo San Giorgio, opera civile creduta a lungo opera di altri di Piazza Caricamento, ove sorgeva un tempo lantico Banco di San Giorgio ed oggi sede dellAutorità portuale.

I Chiodo fecero spostare inoltre la progettata piazza darmi da spianata Acquasola alla vicina collina di Carignano, proprio sopra la foce del torrente Bisagno, dove vennero costruite due caserme ed altre opere in grado di ospitare complessivamente due reggimenti di Fanteria in assetto di guerra il complesso è sede attualmente del Distretto Militare.

                                     

5.1. I percorsi Primo percorso

Un primo tracciato articolato sulle mura vecchie trecentesche ha inizio dal ponente cittadino, pressappoco allaltezza della Lanterna, ovvero sulle alture del Belvedere nel quartiere di Sampierdarena ove sorgeva lomonimo Forte Belvedere costruito fra il 1815 ed il 1825, oggi non più esistente al suo posto sorge limpianto sportivo Morgavi, un piccolo campo da calcio dove si disputano partite del campionato dilettanti. I pochi resti della fortificazione che sopravvivono fino ad oggi furono adattati a batteria antiaerea durante la Seconda guerra mondiale e, in parte, sono tuttora visibili proprio a fianco del campo sportivo.

In questa zona poco più in alto si trova il Forte Crocetta situato a 145 m di altitudine, a breve distanza dalledificio del dazio che fu edificato nel 1818 sui resti della omonima chiesetta.

Poco più in alto alt. 217 m si trova il Forte Tenaglia, un tempo caposaldo delle mura cittadine, che precede di poco il quarto fortilizio che si incontra lungo il percorso, ovvero il Forte Begato, situato a 475 m di altitudine e costruito dal Genio militare di Casa Savoia fra il 1818 ed il 1830 sulla base - secondo fonti peraltro incerte, come ricordato dallo storico e studioso del sistema fortilizio genovese Stefano Finauri - di strutture esistenti fin dal 1319.

Questo primo gruppo di forti è collegato tramite le Nuove Mura e sentieri al Forte Sperone, quello maggiormente conosciuto e accessibile, situato a 489 metri di altezza lungo la sommità del monte Peralto, oggi identificato comunemente come collina del Righi, dal nome della funicolare che collega laltura al centro cittadino.

Forte Sperone ha la sua origine anchesso in tempi antichi, ovvero nei primi decenni del Trecento: ebbe come nucleo una fortificazione ghibellina che sorgeva accanto a dove si trova quella attuale e che portava il nome di Bastia di Peralto di essa non rimane peraltro alcuna traccia.

Fu poi completato nel 1747 con ledificazione di una caserma con abitazione per gli ufficiali, magazzini e polveriera arricchita nel 1820 da tre torri e di una adeguata recinzione resa possibile utilizzando le adiacenti mura nuove in pietra.

È questa lunica struttura ad avere avuto una utilizzazione massiccia in epoca moderna quale sede di spettacoli teatrali estivi per i quali vengono usate sia le aree allaperto sia i vani interni.

Appena più in basso alt. 362 m, sempre nella zona del Parco del Peralto le mura rasentano il Castellaccio che per tre secoli - dal 1507 allinizio dellOttocento fu lugubre sede di pubbliche esecuzioni per impiccagione.

Dalla sommità della collina del Righi si diramano i sentieri che segnano lo spartiacque fra i diversi gruppi di colline che si aprono a fianco della valle del Bisagno. A 508 m di altitudine il primo che si incontra è il Forte Puìn, una torre di struttura quasi cubica alta nove metri costruita fra il 1815 ed il 1830 dal Genio militare, da cui è possibile godere di unottima vista panoramica.

Unulteriore breve salita porta al vicino Forte Fratello Minore alt. circa 622 m - costituito da una torre centrale di età napoleonica, opera del governo piemontese, e valorizzato nel 1815 da un recinto murario nonché da un fossato - e ai resti di quello che fu il Forte Fratello Maggiore, una torre a pianta quadra posta poco più in alto e demolita in epoca fascista.

Larea compresa fra lo Sperone, i Due Fratelli ed il Diamante vide unautentica battaglia il giorno 30 aprile 1800 tra attaccanti austro-ungheresi e truppe franco-italiane comandate dal Gen. André Massena. Il Forte Diamante fu aspramente conteso ma a fine giornata la vittoria fu francese è il monte Diamante, dove sorge lomonimo forte, appunto il Forte Diamante, costruito a partire dal 1756 sui resti di unantica rocca difensiva della quale si hanno notizie a far data dal 1478.

Secondo alcuni storici lopera fu completata in due soli anni anche se tale dato non è suffragato da elementi certi; è da tenere conto che, con i mezzi dellepoca, sarebbe stato molto difficile edificare un forte come il Diamante, situato su unerta collina, in un lasso di tempo così breve, in condizioni climatiche assolutamente variabili, tenuto conto dellubicazione.

                                     

5.2. I percorsi Pubbliche esecuzioni al "Quadrato delle forche"

Uno dei principali baluardi del sistema di fortificazione genovese, il Forte Castellaccio, edificato sopra un precedente impianto fatto erigere nel XIV secolo da Roberto dAngiò; fu più volte potenziato nel corso del tempo fino allinnalzamento del bastione detto delle forche - torre ottagonale in laterizio - da cui il nome della zona chiamata quadrato delle forche.

Lo storico Giuseppe Banchero, autore nel 1865 di un saggio intitolato Monumenti pubblici della città di Genova, dette così conto di quello che oggi è conosciuto con il nome di Castellaccio appellativo rimasto sebbene la struttura sia stata sottoposta negli anni novanta a lavori di recupero:

Le prime notizie che si hanno sul Castellaccio si riferiscono effettivamente ad una torre edificata nel 1317 per ordine di dAngiò ma subito demolita due anni dopo 1319 per costruire ex novo una nuova fortificazione a difesa del partito guelfo.

Lottagonale e adiacente Torre Specola fu innalzata ad opera dellarchitetto militare Giulio DAndreis pressappoco nel periodo cui fa riferimento lo storico Banchero, ovvero tra il 1817 ed il 1823, sul preesistente sito detto quadrato delle forche, luogo deputato - come è facilmente comprensibile dal nome - ad esecuzioni capitali.

Riscontri in questo senso si hanno nei rilievi effettuati dal Corpo Reale del Genio, mentre viceversa la struttura non compare sulle planimetrie fatte eseguire alla fine del Settecento dal colonnello Giacomo Brusco, ingegnere militare del Genio; sempre un disegno del 1818 mostra tuttavia la caratteristica facciata meridionale; una planimetria del 1823 riporta infine la pianta delledificio con il rilievo del terreno circostante. Questa documentazione è conservata presso lIstituto Storico e di Cultura dellArma del Genio militare ISCAG, a Roma.

Dopo lannessione della Repubblica di Genova al Regno di Sardegna, il forte subì una radicale trasformazione tanto da rendere la zona su cui sorgeva una sorta di cittadella fortificata, quella città-fortezza prefigurata dalla collaudata fortificazione alla moderna, ideale luogo ove allestire una guarnigione utile sia per una difesa delle mura sia per controbattere a eventuali improvvise insurrezioni da parte della popolazione locale.

Un po come accadrà, leggermente più a valle, con la costruzione del piccolo castello difensivo che ancor oggi dà il nome ad un quartiere residenziale cittadino, appunto, il quartiere di Castelletto a circonvallazione a monte.



                                     

5.3. I percorsi Secondo percorso

Lapproccio del secondo percorso attraverso cui è possibile ancor oggi visitare il corso delle fortificazioni "fuori le mura" di Genova - e insieme ad esse buona parte della storia cittadina - avviene al di là del torrente Bisagno, sulle alture di Quezzi dove si incontrano in successione Forte Quezzi, Torre Quezzi, Forte Monteratti, Forte Richelieu e Forte Santa Tecla, che creano un percorso a ferro di cavallo lungo i bordi della conca creata dal torrente Fereggiano. Qui le fortificazioni sono di epoca relativamente più recente, riferendosi al periodo di espansione della città oltre la valle del Bisagno; queste fortificazioni erano tutte destinate alla difesa della val Bisagno, della vallata che da San Desiderio porta al mare la valle Sturla e di tutte quelle vie di comunicazione che avrebbero consentito al nemico di scendere dalle alture di SantOlcese o Bargagli.

Procedendo dalle prime alture di Quezzi, come primo forte si incontra quello omonimo al quartiere, oggi fortemente diroccato, di proprietà di un privato e quindi non visitabile; continuando lungo la strada asfaltata, si giunge alla Torre Quezzi, una torre in laterizio di circa 17 metri di diametro ancora ben conservata ma priva dei solai interni un tempo esistenti. Sempre in direzione del levante cittadino, il fortilizio successivo che si incontra è il Forte Monteratti, una imponente struttura difensiva che si sviluppa lungo i quasi 260m del pianoro in cima allaltura di Monte Ratti. Il forte è ancora in buone condizioni, ma alcuni crolli non consentono una visita dettagliata della struttura. Nel retro del forte nord si trova il terrapieno in cui erano posizionate le artiglierie, rivolte verso lalta val Bisagno. Successivamente, passando per lantica cava di pietra di Quezzi, si giunge a Forte Richelieu, dal nome del Maresciallo di Francia Louis Armand du Plessis de Richelieu, comandante dellesercito francese in Liguria, ad oggi sede di ripetitori televisivi RAI e quindi non visitabile. Nella zona sono comunque presenti due batterie contraeree risalenti al secondo conflitto mondiale, rispettivamente a nord e a sud del Forte Richelieu, visitabili anche se lasciate in uno stato di abbandono.

Il tour dei forti di Genova prosegue a quota 180 m di altitudine, fra la collina di Pianderlino e quella di San Martino, con il Forte Santa Tecla, edificato a partire dal 1747 sulla base di alcune strutture difensive dette ridotte poste a lato di una vecchia chiesetta che portava il medesimo nome. Oggi il Forte Santa Tecla, dopo due costosi restauri, è in buone condizioni, ma a causa di unamministrazione sbagliata, il forte è chiuso ai visitatori anche se unassociazione di volontari della Protezione Civile lo mantiene in buono stato.

Scendendo poi lungo il sentiero che conduce in città si trova lultimo forte, un tempo periferico alla città ma oggi inglobato nellurbe cittadino, Forte San Martino, oggi visitabile ma in cattivo stato di conservazione. La costruzione dei bastioni e del muro di cinta in terra fu completata fra il 1815 ed il 1833.

                                     

6. Genova portuale fortificata ieri e oggi

Il particolare sistema orografico di Genova - che ne fa una città difficile da attraversare, da praticare - ha posto sempre dei problemi sul piano logistico, tanto in tempi di pace quanto di guerra. Sulle mura collinari che la cingono come un diadema - restituendole il caratteristico skyline che tanto suggestiona coloro che lavvicinano dal mare - si è combattuta la guerra di Liberazione. I partigiani tenevano come riferimento i contrafforti, spesso convertiti a batteria contraerea, per spingersi sino ai carrugi del centro storico e da qui allintera zona dellangiporto, ricca di docks e fabbriche si pensi allo stabilimento Ansaldo di Sampierdarena.

Si è così in presenza di un altro sistema di fortificazioni con mura, postazioni, torri di guardia su tutte la Lanterna simbolo cittadino che riguarda da vicino - se non esclusivamente - la zona portuale. I bastioni - ancora ben visibili - fra Porta Siberia e il Mandraccio, accesso al Porto antico recentemente restaurato da Renzo Piano, furono scenario di scontri durante il secondo conflitto mondiale e obiettivo di pesanti bombardamenti aerei e dal mare 1941, 1942. Le vicine Mura della Malapaga erano state costruite intorno al 1550 con il probabile intervento dellarchitetto Galeazzo Alessi. Servivano a congiungere la Porta del Molo con il Casone della Malapaga costruita il secolo prima, proprio accanto al mercato generale del pesce, ove oggi sorge la Caserma della Guardia di Finanza a Piazza Cavour. Il Casone era adibito a prigione per i debitori inadempienti. Situate poco distanza dalle mura e dalla galleria delle Grazie - oggi transito della moderna metropolitana - furono fonte di ispirazione per lomonimo film Premio Oscar del 1949 diretto da René Clément, con linterpretazione di Jean Gabin.

Fortezza Genova è tornata a rivivere in anni ancor più recenti nei titoli dei mass media internazionali in occasione dei fatti di Genova, in occasione della riunione del G8 nel 2001. La zona rossa "edificata" con container e cancellate attorno alla zona del Palazzo Ducale un tempo sede dei dogi del popolo, tesa a preservare il normale svolgimento dellincontro degli otto grandi del mondo, è sembrata a molti osservatori un nuovo - e aggiornato - modello di fortificazione difensiva.