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ⓘ Coatto




Coatto
                                     

ⓘ Coatto

Coatto è un termine gergale regionale dal dialetto romanesco, con uso scherzoso e talvolta dispregiativo, per indicare un individuo rozzo, arrogante, dalla parlata volgare e sguaiata, dallabbigliamento privo di gusto, che vive nelle zone periferiche e nelle borgate esibendo comportamenti trasgressivi e uno stile di vita ai limiti della legalità.

Termine divenuto oramai di pubblico dominio, ha corrispondenza con il dialettale meridionale tamarro, il piemontese barotto, il veneto boaro, il campano guappo, il pugliese cuzzalaune o più semplicemente cozzalo, il siciliano occidentale tascio.

                                     

1. Etimologia

Dal latino coactus, participio passato del verbo cogĕre, "costringere", riferito sostanzialmente al provvedimento giudiziario del giudicato, che ha subito una condanna lieve o la cui pena è in corso di assolvimento e che consiste nella limitazione della propria libertà, con obbligo di permanenza nellabitazione propria o in locazioni stabilite in sede giudiziaria, entrambi chiamati regimi di "domicilio coatto".

In uso gergale romano dalla fine degli anni sessanta del XX secolo, il termine si applicava ironicamente a persone il cui comportamento e stile di vita si ispirava a quello malavitoso. Il termine ha sostituito con il tempo larcaismo "malandro".

                                     

2. Sociologia

Lo stile di vita del coatto è una dedizione allozio e alla vita di gruppo, con frequentazioni preferibilmente maschili, eleggendo come luogo dincontro il bar o la piazza rionale. Dindole inquieta, insofferente alla monotonia dovuta allinattività, il coatto tende a reagire con listanza di forti emozioni e da qui una passione per lo sport in genere, per le moto le auto sportive o modificate. Il coatto vive avvertendo un senso di discriminazione dal resto di una collettività, che lui giudica apatica, passiva alle asperità. Comportamento sguaiato e rissoso, abbigliamento sgargiante ma in controtendenza con la moda ordinaria, guida spericolata, consumo di alcolici e droghe, bravate, rientrano nellistanza di vitalità del soggetto, la cosiddetta "voglia di vivere".

Un coatto ha un rapporto più o meno occasionale con la malavita, per lacquisto di droghe o ricettazione, non essendo motivato da ambizioni di ricchezza bensì di riscatto sociale, di rispetto dalla collettività. Il normale lavoro e altre attività più o meno legali sono finalizzati al sostentamento e al mantenimento del proprio stile di vita. La figura del coatto discende dunque da quella del "caporione", tra il sottoproletariato romano dei secoli passati e la plebs urbana dellAntica Roma.

Tra i giovani romani di strada la figura del coatto era considerata di pregio, quasi un talento naturale, e per molti un traguardo difficile da raggiungere. Ben più facile calarsi nel ragazzaccio di strada, il teppistello colloquialmente detto maranga o maranca, termine detimologia incerta, probabilmente con accostamento bestiale scimmiesco.

A differenza del coatto, il cui comportamento si manifesta con convinzione e cognizione di causa, il maranga, incosciente e vile, nasconde la propria debolezza nel branco, infierendo più facilmente sui soggetti indifesi o estranei al loro mondo v. bullismo, risultando dunque socialmente più pericoloso.

                                     

3. Musica

Il coatto ha preferenza per un tipo di musica che dia emozioni forti, dalla disco music anni settanta, ai ritmi martellanti del genere Techno anni novanta.

Più consono con la romanità della figura è la voce roca ma struggente di Franco Califano, cantante di piano bar, noto per le sue molteplici frequentazioni, alcune poco raccomandabili, seppure bene accolto dal pubblico e dal mondo dello spettacolo.

In tempi recenti si aggiunge il personaggio celebrato dalla canzone Supercafone del rapper romano Piotta. Un campionario di personaggi di genere con relativi soprannomi e situazioni è la canzone Alla fiera der Tufello, parodia di Latte & i Suoi Derivati della celebre canzone melodica Alla Fiera dellest di Angelo Branduardi.

Nel sud Italia, invece, tra i ragazzi di strada, vi è la preferenza per il genere neomelodico partenopeo, nei cui testi, spesso ispirati a temi della vita di strada, il pubblico si riconosce.

Neologismo con contaminazioni esterofile, slogan privo di significato definito, il termine coattizer, coniato dal gruppo musicale romano dei Måneskin.



                                     

4. Media

Figura cara allo scrittore e poeta Pier Paolo Pasolini, sia nellopera sia nella vita, viene descritto - seppure assimilato ad altre figure di diseredati - nei famosi romanzi Ragazzi di vita e Una vita violenta.

Un accostamento dallestero può aversi nella figura del rocker detto anche biker, anchegli poco incline al lavoro e alle convenzioni a vantaggio di una vita spartana e movimentata, tra interminabili viaggi in motocicletta custom, figura inaugurata nel secondo dopoguerra dallo statunitense Sonny Barger e celebrata nella cinematografia in Easy Rider 1969, dove il regista Dennis Hopper è anche attore protagonista.

La figura del coatto viene promossa sul grande schermo come maschera della Commedia allitaliana e il termine, dal suo ambito romano, assume diffusione nazionale. Lattore e regista Carlo Verdone lo traspone ironicamente nel suo film desordio Un sacco bello 1980 con il personaggio di Enzo, le cui ambizioni di una vacanza movimentata on the road sono frustrate dalletà e dagli eventi. Eloquente la sua rubrica telefonica desolantemente vuota, su cui spiccano le voci "Stadio Olimpico", e "Olimpico Stadio". Nonostante la solitudine, la maschera resta fedele a sé stessa, riproponendosi quasi come in un sequel in quella di Armando Feroci nel successivo Gallo cedrone 1998.

Altri riferimenti filmici di rilievo sono la coppia Ivano e Jessica in Viaggi di nozze 1995 sempre di Carlo Verdone e Colpi di fulmine 2012 di Neri Parenti, dove un distinto diplomatico - interpretato da Greg - si adopera per divenire un "perfetto coatto" onde conquistare il cuore di una donna.

Sempre di Carlo Verdone il libro Orgoglio coatto e lomonimo talk show televisivo dellestate 2004, divenendo così il portavoce di questa figura che ha assunto oramai un carattere folkloristico.

                                     

5. Gergo coatto

Termini gergali giovanili in cui ricorrono le forme retoriche dellenfasi e delliperbole, lesagerazione, al fine di dare un significato efficace, dal carattere rustico e aggressivo. Numerose le storpiature, i troncamenti e laggiunta di prefissi rafforzativi come per esempio scancellare in luogo di "cancellare" o scoppola per indicare il copricapo "coppola".

  • Anacapito: hai capito!! Espressione enfatica per ironizzare della boria o del compiacimento oppure dileggiare un atteggiamento sguaiato. Var. con eclettismo asiatico nipponico: anaka oppure naga.
  • Addobbare: lett. addobbare come un albero di Natale, conciare per le Feste, picchiare qlc., riempirlo di lividi.
  • Abbozzare arc. smettere, sopportare in silenzio uningiuria.
  • Accannato, scannato: da "povero in canna"?) abbandonato, piantato in asso, est. senza mezzi, amicizie o affetti: "Quello sta accannato".
  • Scocciato: da "coccia", testa, con la "s" peggiorativa. Persona disturbata o esaltata, dallapparenza normale ma dal comportamento anche pericoloso.
  • Baiaffa: pistola, detta anche er fero, il ferro.
  • mecca: arc. prob dal Francese mech, tizio, ragazza.
  • Appizzare: etim. incerta, da pizzo ovvero angolo. Appizzare le recchie, ascoltare con attenzione.
  • Bambinello: anni Ottanta, radio e riproduttore a nastro stereo portatile, dal gesto di recarlo in braccio.
  • Rabbino: retaggio della tradizione antisemitica, tirchio, spilorcio. Arc. Abramuccio.
  • Arifardisse: cambiare idea, tirarsi indietro, est. dimenticare le proprie origini, amicizie, rinnegare.
  • Scajarle: prendere botte, ricevere percosse. Il tipo cha scajato.
  • Da paura: spaventoso, stupefacente, incredibile oppure fantastico, emozionante, entusiasmante. Più recenti le espressioni sim. da panico e Da urlo: una ragazza da urlo, stupendamente avvenente.
  • Voi tira?: vuoi tirare, correre, inteso come invito a una sfida in genere, anche verbale.
  • Ricottaro, pappone, magnafregna, magnaccia: sfruttatore di prostitute o fannullone.
  • Boccia: bottiglia, boccione: "farsi una boccia", bersi o dividersi con qlc. una bottiglia di vino o di una bibita - fig. anni Settanta, bottiglia molotov - enf. seno, spec. florido: La tipa cha du bocce.! - att. gerg. milit. amer. da jarhead, lett. testa di giara, cui tratto un omonimo film, taglio di capelli molto corto, simile a una rasatura a zero: me so fatto la boccia!
  • Flippare: dal gergale anglosassone flip out, schizzare via, dare di matto, spec. per effetto da assunzione di droghe v. sbroccare.
  • Bò!?: onomat. non lo so.
  • Anfame: sei una persona infame, vile, inaffidabile, a indicare ad esempio una spia o un compagno che si ritrae dal bisogno altrui; var. iperbole per indicare un vezzo di qlc. con una buona reputazione.
  • Sbroccare: uscire dalla brocca, traboccare, assumere un comportamento inconsulto per arrabbiatura, dispiacere, trauma emotivo o per effetto indesiderato da assunzione di droghe. Impazzire.
  • Grezza: da grigia figura, figuraccia anche se in buona fede, distinta dalla gaffe, dove il soggetto esprime inopportunatamente il proprio pensiero: Ho fatto una grezza.!.
  • Pezza: toppa, stoffa per tappare una falla: "metterci una pezza", riparare, dimenticare. mettece na pezza! prova a risolvere, a uscirne fuori - Pezza calla, pezza calda, ceffone.
  • A ppalla: come una palla da schioppo, a tutta velocità, riferito al modo di correre su un veicolo: "correva a ppalla". Lespressione modale si alterna con "al massimo" applicandosi ad esempio con la potenza di un apparecchio audio: "avevano la radio a ppalla", a pieno volume.
  • Darsi una chiodata: accostamento chiodo - proiettile di pistola suicidarsi, fig. trovarsi in unavventura rovinosa. "Roba da chiodi", estremamente difficoltosa o pericolosa.
  • Battere i pezzi: nel gioco della Briscola il tirar giù la carta con il carico pezzo, corteggiare qlc. mostrando le proprie qualità - battuta, arc. ragazza agganciata v. narrativa di Pasolini.
  • A rota: "stare a rota", sopportare gravi disturbi da crisi da astinenza da stupefacenti. Etimologia incerta. Secondo alcune fonti, accostamento con "ruota" della tortura oppure con il gergale arotato, arrotato, schiacciato dalle ruote di unauto. Fig. patire la mancanza di un qlc. o farne uso maniacale, compulsivo, quasi una dipendenza drogastica: Sta a rota di film, ne vede tantissimi.
  • Beverino: abbeveratoio, prigione, dove sono detenuti gli arrestati detti "bevuti".
  • Infrattare: da "fratta", cespuglio, nascondere qualcosa o nascondersi per amoreggiare. Trova il suo corrispettivo nel termine italiano "imboscare".
  • Tranvata: iperb. per urto da tram, pugno. Est. smarrimento, disorientamento: "Luomo ha preso una tranvata per una ragazza"
  • Bomba: pugno. "Gli ho tirato du bombe in faccia!!"
  • Scudo: valore delle vecchie cinquemila lire, ora di cinque euro.
  • Se beccamo: ci becchiamo, ci rincontriamo, arrivederci.
  • Damme er cinque: dammi la tua mano, in chiaro riferimento alle 5 dita, traduzione dellamericano Gimme five.
  • Scaglia, scaja: prostituta, est. ragazza gretta, ignorante.
  • Sciallo: anni Duemila, probabilmente dallarabo inshallah, "se il Signore vuole"; rilassato, spensierato, da cui il saluto augurale scialla!.
  • A Vicenza: a vicenda, reciprocamente.
  • Spezzi: grossi cacciaviti usati come arnesi da scasso.
  • Ti sallustio: ti saluto. Deformazione memoria dellomonimo storico latino, ulteriormente alterata in Ti sallustro.
  • Mago!, màggico!: forte apprezzamento per lazione o lintuizione altrui, usato spesso nel tifo calcistico.
  • Paccare: arc. rubare bagagli da unauto incustodita - baciarsi ardentemente con un partner. Sin. spomiciazzare.
  • Capo!, Capò!: vocativo confidenziale ma rispettoso a persona maggiore per età, più spesso riferito a chi svolge un servizio, per esempio un barista, un ristoratore o un conducente di un mezzo pubblico.
  • Bella!: forma sguaiatissima di saluto, per "ciao", "buongiorno"
  • Tagliare, tagliarsi: farsi molte risate, divertirsi, immaginando di ledersi gli angoli della bocca. Sin. sganasciarsi.
  • Piotta: dallarc. "pilotta", contenitore di monete, valore delle vecchie cento lire; est. le vecchie centomila lire; gen. enf. il valore di cento: Coreva na piotta, correva a cento chilometri orari, Er core je batteva a due piotte, il suo cuore aveva raggiunto i duecento battiti al minuto.
  • Aripijate!, aripijete!, arpitte!: riprenditi!, torna in te, renditi conto delle sciocchezze appena dette o compiute.
  • Stampare, stamparsi: fare un grave incidente, spesso mortale, immaginando di lasciare limpronta propria stampo sullostacolo. Est. morire: "mi fa stampare dal ridere".
  • Aridaje!: esclamazione annoiata o ironica rivolta a una persona insistente o che recrimina.
  • Scrauso: forse cacofonico o derivante da scausa v. scaglia con la "r" peggiorativa, cosa sgradevole, stucchevole o inutile.
  • Sòla: suola, truffa, buggeratura, panzana, est. truffatore, persona o cosa inaffidabile, di scarso valore. Etimologia incerta relativa alla pratica del borseggio o "taccheggio" o alla pratica disonesta del calzolaio nel risuolare con del materiale poco durevole.
  • Schizzarsi: fare uso di eroina, dal gesto di far fuoriuscire il contenuto dallago della siringa.
  • Zorro, zoro: dal celebre personaggio cinematografico mascherato di nero, dapprima appellandosi provocatoriamente a un coetaneo vestito di scuro v. prima filmografia di Carlo Verdone, poi, pegg. cacofonico, contratto, una persona spec. giovane gretta e stucchevole nei modi, nel comportamento a zoro, che vuoi?. Arc. anni 70, sandalo infradito in plastica dal plantare sottile e rigido.
  • Gaggio: anni 70: stupido, presuntuoso; fare il gaggio, darsi arie, fare il prepotente.
  • A moro, a biondo: modo assai informale di chiamare uno sconosciuto, a prescindere dalla capigliatura.
  • ngrifato: "ingrifato", prob. dalliconografia del grifone rampante, eccitato sessualmente, fortemente interessato a una donna, distinto da grifare o fare un grifo, cadere battendo il volto grifo.
  • Pariolino: abitante del quartiere benestante romano dei Parioli, stereotipato dallabbigliamento giovanile elegante sportivo e relativo stile di vita, est. persona abbigliata con tale tendenza e dai modi affettati: "Il tipo vuol fare il pariolino".
  • Cioccare: arc. riprovarci, insistere in maniera assillante - succ. anni Settanta, Ottanta, adocchiare qlc.
  • Sò er mejo: sono il migliore, manifestazione di autocompiacimento.
  • Scoatta: scoattare, comportarsi da coatto, folleggiare, per esempio correre con il proprio mezzo: scoatta con la macchina.
  • Farlocco: arc. anni 50: straniero, pellegrino anche fig., facile vittima di borseggio - att. sciocco, sprovveduto - fig. falso, taroccato, contraffatto.
  • Frullare: gettare via, part. far sparire delle prove compromettenti.
  • Rosicare: rodersi di rabbia, di invidia.
  • Bòòòòòò!: da esprimere a voce alta, indica un forte stupore, entusiasmo, o sottolinea, se espressa allunisono da un gruppo di persone, la suspense che segue unoffesa e precede la reazione delloffeso, quasi come dire: Che offesa ha lanciato Tizio a Caio, sentiamo come reagirà Sempronio!.
  • Capezza: prob. da cavezza, collare del cavallo, pendaglio doro vistoso e di pessimo gusto, come ostentazione di ricchezza o per taluni come riserva patrimoniale nei momenti di difficoltà.
  • Strozzarsi qc.: iperb. per mangiare, fare uno spuntino.
  • Ma comanno: me la comando, sono il più bravo, sono il leader di un gruppo.
  • Trosico: enf. eufemistico per trucido, truce, rozzo, persona sgradevole nei modi.
  • mbruttire: imbruttire, cioè reagire con rabbia a una provocazione, a un torto o a una contrarietà, oppure provocare qualcuno con uno sguardo aggressivo, di sfida: "Ma che me stai ambbrutti?" ovvero "Cerchi guai?".
  • Infrociare: scontrarsi con qualcosa es.: incidente automobilistico, da unimmagine ironica del rapporto omosessuale.
  • In berta: ant. roman. tascone della sella del cavallo ovvero una grossa bisaccia per le bestie da soma; prenderla in berta, in saccoccia: in tasca, fig. accettare o dover accettare uno smacco, una delusione e sim. Per allusione, in senso volgare, nel deretano ; metterla in berta: nascondere qualcosa alla vista di altri, riflessivo: mettersi in berta.
  • Marimbarza: mi rimbalza, non mi scalfisce, non mi riguarda, non mi dà pensiero, detto di cosa irrilevante.
  • Un botto: cosa spropositata o difficile, ardua da conseguire. "Il concorso era un botto".
  • Perso: agg. avv. modale, stato di irreversibilità temporanea o duratura. mbriaco perso, ubriaco fradicio; fatto perso, sotto forte effetto da stupefacenti v. flippare.
  • Cozza: espettorato, catarro - ragazza brutta.
  • Steccare: dividersi del danaro o una spesa in parti uguali.
  • Picchetto: scommessa sportiva clandestina. Sin. martingala.
  • Preciso: bellissimo, bravissimo, pienamente rispondente alle aspettative, dicasi di persona o cosa.