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ⓘ Riforma monetaria di Nerone




                                     

ⓘ Riforma monetaria di Nerone

La Riforma monetaria di Nerone, venne attuata negli anni 63-64 dallimperatore romano Nerone, allo scopo di poter meglio sostenere la sua personale politica di prestigio e di grandi spese ma anche per reagire alla crisi, che aveva già cercato di attenuare con la riforma tributaria.

                                     

1. Contesto storico

Il gigantesco apparato imperiale comportava costi crescenti. Augusto aveva diviso lImpero in province senatorie i cui tributi finivano nellerario lantica cassa dello Stato, a sostenere le spese correnti di quellistituzione, ed in province imperiali, le cui entrare alimentavano il fisco, la cassa privata dellimperatore, cui toccavano gli oneri più gravosi, rappresentati dallesercito, dalla burocrazia e dalle sovvenzioni alla plebe urbana distribuzioni di frumento o denaro, congiaria per evitare rivolte. Sotto i successori di Augusto si ingenerò confusione tra erario e fisco, a tutto vantaggio di questultimo. Inoltre, per lesercito era prevista una cassa apposita, lerario militare aerarium militare, in cui si accantonavano i fondi per il pagamento dellindennità ai soldati congedati.

Il costo dellesercito fu aggravato inoltre dalluso invalso da Claudio in poi di gratificare i soldati con un donativo per assicurarsene la fedeltà al momento dellascesa al trono e in situazioni delicate. Se aggiungiamo alle spese necessarie e inevitabili gli sprechi nella gestione della corte, si capisce come lo stato delle finanze fosse in genere alquanto precario. La decisione di Augusto di consolidare lImpero, assicurandogli confini naturalmente sicuri e compattezza interna, invece che di estendere le frontiere, dipese anche dal fatto che limperatore si era reso conto che le risorse erano limitate e non in grado di sostenere eccessivi sforzi espansionistici.

I successori, infatti, non si discostarono molto dalla linea augustea, a parte Traiano che portò lImpero alla sua massima estensione anche per assicurarsi le miniere doro della Dacia ed il controllo delle vie carovaniere dellOriente: il beneficio fu comunque solo momentaneo. Alla lunga, la conclusione della politica espansionistica che fece mancare le usuali risorse del bottino di guerra, la diminuzione della moneta circolante la produzione delle miniere era inferiore alla richiesta di metalli preziosi, la scarsità e quindi laumento del prezzo di mercato degli schiavi, resero le spese sempre più insostenibili, mentre la pressione fiscale si rivelava inefficace. Lo Stato conosceva un solo mezzo di intervento che non aumentava ulteriormente la pressione fiscale: la svalutazione della moneta, tramite la riduzione di peso delle monete.

                                     

2. Principali novità della riforma: monete e pesi

Partiamo prima di tutto dallaureo e dallaffermazione di Plinio il Vecchio, il quale sosteneva che:

Vale a dire che laureo fu deprezzato da Nerone, passando nel tempo, poco a poco, da un peso teorico di 1/40 di libbra epoca di Cesare a 1/45 sotto Nerone, con una svalutazione dell11%.

Riguardo invece al denario sappiamo che, sotto Cesare ed Augusto, aveva un peso teorico di circa 1/84 di libbra, ridotto da Tiberio ad 1/85, fino a quando Nerone lo svalutò fino ad 1/96 pari ad una riduzione del peso della lega del 12.5%. Contemporaneamente, oltre alla riduzione del suo peso, vi era anche una riduzione del suo titolo % di argento presente nella lega, che passò dal 97-98% al 93.5% per una riduzione complessiva del solo argento del 16.5% ca.

In sostanza il sistema che si andava così creando sui metalli "nobili" oro e argento, andava a vantaggio di questultimo. Secondo il Mazzarino, Nerone voleva così favorire gli strati sociali medio-bassi come equites e liberti, secondo, invece, Plinio il Vecchio, il prezzo delloro sarebbe sceso a vantaggio di quello dellargento, grazie alla scoperta di una miniera doro in Dalmazia che produceva ben 18.250 libbre del prezioso metallo allanno, pari a quelle presenti nella Spagna romana. In sintesi:

  • con la riforma di Nerone erano ora necessari per un aureo di 7.270 grammi, sempre 25 denarii da 3.408, con un rapporto di 1 grammo doro per 11.72 grammi dargento.
  • se sotto Augusto, per un aureo del peso di 7.79 grammi erano necessari 25 denarii da 3.895 grammi, con un rapporto di 1 grammo doro ogni 12.5 grammi dargento;

Riguardo invece al bronzo ed altre leghe a base di rame, dopo circa un decennio di interruzione, a partire dal 63 tornarono le emissioni che non erano state più coniate dalla morte di Claudio. Furono, quindi, reintrodotte monete in oricalco rame e zinco, per sesterzi, dupondi, assi, semissi e quadranti. Linnovazione però durò poco, poiché già a partire dal 65, per sesterzi e dupondi con il volto dellImperatore "radiato", per differenziarlo meglio dallasse rimasero coniati in oricalco, mentre per assi, semissi e quadranti tornarono ad essere coniati in solo rame il cui costo di produzione tornava così a scendere.

Infine, veniva chiusa la zecca di Lugdunum creata da Augusto e confermata sotto Tiberio, che coniava solo monete in oro ed argento, a vantaggio della sola zecca di Roma.

                                     
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