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ⓘ Geopolitica




                                               

Politica dellequilibrio

Nel linguaggio storico-diplomatico il termine politica dellequilibrio nelle relazioni internazionali tra le potenze indica la politica perseguita nella storia europea da alcuni stati per impedire lemergere sul continente di una potenza egemone tale da sconvolgere la pace e lequilibrio tra gli stati europei stessi.

                                               

Divisione Nord-Sud

La suddivisione del mondo in Nord e Sud, in funzione del suo sviluppo socio-economico, e luso di questi termini per una descrizione geopolitica venne usata pubblicamente per la prima volta nel 1980 da Willy Brandt, nel titolo del rapporto della commissione da lui presieduta sullo sviluppo internazionale, ed oggi fa parte del linguaggio delle Nazioni Unite.

                                               

The Geographical Pivot of History

The Geographical Pivot of History è un saggio di Halford Mackinder pubblicato nel 1904. Il 25 gennaio 1904 Mackinder presentò il proprio studio presso la Royal Geographical Society, segnando un cruciale punto di svolta nello studio delle relazioni internazionali, Il saggio venne scritto durante il periodo della costruzione delle ferrovie in Europa, che potenziarono le nazioni che erano isolate e potenti, come lInghilterra. Si venne quindi a creare un conflitto permanente tra potenze continentali e marittime. Nella pubblicazione si ipotizza un nucleo centrale che impedisca laccesso delle po ...

Geopolitica
                                     

ⓘ Geopolitica

La geopolitica è una disciplina che studia le relazioni tra la geografia fisica, la geografia umana e lazione politica. Ancorché si tratti di una disciplina piuttosto popolare, manca ancora di una definizione univoca e condivisa. La grande notorietà di questa disciplina deriva dalla capacità attribuitale dai suoi cultori di predire lazione politica tramite lanalisi del contesto spaziale degli attori politici stessi o almeno di una parte dei comportamenti politici.

La collocazione scientifica della geopolitica spazia dal campo della geografia politica a quello della politica internazionale vista in connubio con lo studio degli aspetti specifici della geografia fisica e politica, il che riguarda lambito dello studio dei rapporti internazionali in chiave geografica, fino ad interpretarla come mero studio delle tendenze espansive di Stati e nazioni.

Ad oggi tale disciplina, lontana dalle tendenze deterministiche con cui si era affermata tra le due guerre, rivaluta lattitudine a sviluppare i rapporti tra geografia e studio delle relazioni internazionali, unitamente allo sviluppo di temi e di numerose altre questioni che riguardano il rapporto degli stati con i più complessi fenomeni dati dal contesto del mondo globale.

                                     

1. Definizioni

La definizione che ha fornito Yves Lacoste della geopolitica è la seguente: Viene considerata geopolitica quella situazione nella quale due o più attori politici si contendono un territorio. In questo contendere, le popolazioni che abitano il territorio conteso, o che sono rappresentate dagli attori che se lo contendono, devono essere coinvolte in questo conflitto attraverso luso degli strumenti di comunicazione di massa ".

I dizionari delle lingue moderne recano diverse definizioni del termine "geopolitica", tutte più o meno arbitrarie o assai generiche. Ad esempio, secondo il Devoto-Oli 1984, la geopolitica è lo studio delle motivazioni geografiche che influenzano lazione politica ". Secondo il Robert 1965 essa è lo studio dei rapporti tra i dati naturali della geografia e la politica degli Stati ". Per il Grand Larousse Universel 1962 è "lo studio dei rapporti che uniscono gli Stati, le loro politiche le leggi di natura, queste ultime determinando le altre"; lo stesso, nelledizione 1989, parla di "una scienza che studia i rapporti tra la geografia degli Stati e la loro politica". Il "Dictionnaire de la Géographie" 1979 scrive che "la geopolitica è lo studio dei rapporti tra i fattori geografici le azioni o le situazioni politiche".

Questindeterminatezza ha spinto gli stessi teorici geopolitici a definire la materia del loro studio, con risultati altrettanto vari.

  • Generale Karl Haushofer ca. 1920, "la geopolitica sarà e deve essere la coscienza geografica dello Stato. Il suo oggetto è lo studio delle grandi connessioni vitali delluomo doggi nello spazio doggi e la sua finalità è il coordinamento dei fenomeni che legano lo Stato allo spazio".
  • Michel Foucher 1991: "La geopolitica è un metodo globale di analisi geografica di situazioni socio-politiche concrete, prese in esame in quanto esse sono localizzate, e delle rappresentazioni abituali che le descrivono".
  • William T. Fox 1983: "La geopolitica è lapplicazione delle conoscenze geografiche agli affari mondiali".
  • Generale Carlo Jean 2003: "La geopolitica è una particolare analisi della politica specialmente la politica estera degli Stati nazionali ma non solo quella, condotta in riferimento ai condizionamenti su di essa esercitati dai fattori geografici: intendendo come tali non solo e non tanto quelli propriamente fisici, come la morfologia dello spazio o il clima, quanto linsieme delle relazioni di interdipendenza esistenti fra le entità politiche territorialmente definite le loro componenti".
  • Robert E. Harkavy 1983: "La geopolitica è la rappresentazione cartografica delle relazioni tra le potenze principali in contrapposizione tra loro".
  • Generale Pierre Gallois 1990: "La geopolitica è lo studio delle relazioni che esistono tra la condotta di una politica di potenza sviluppata sul piano internazionale e il quadro geografico in cui essa si esercita".
                                     

2. Evoluzione delle teorie geopolitiche

Il termine "geopolitica" fu coniato nel 1899 dal geografo svedese Rudolf Kjellen, che la teorizzò successivamente nelle opere Samtidens stormakter "Le grandi potenze di oggi", 1914 e Staten som lifsform "Lo Stato come forma di vita", 1916. Molti attribuiscono la paternità di questa disciplina a Friedrich Ratzel, il geografo, antropologo ed etnologo tedesco che proprio nel 1904 moriva. Ratzel traeva dal darwinismo gli elementi per la nuova concezione biologica degli stati. Lo studioso svedese Kjellen, con "geopolitica", si riferisce alluso della conoscenza geografica per favorire gli obiettivi di Stati nazionali specifici. Egli, come Ratzel, tende a istituire una similitudine tra gli stati e gli organismi viventi. Per altri, la geopolitica nasce sì nel 1904, ma grazie allo scritto del geografo inglese Sir Halford Mackinder, The Geographical Pivot of History. Ad ogni modo i fondatori della geopolitica occidentale possono essere considerati Ratzel, Kjellen e Mackinder, grazie alle loro analisi delle relazioni tra le potenze europee del loro tempo sotto i punti di vista delle differenti collocazioni geografiche e storiche e dello sviluppo statale paragonato a quello di creature viventi con loro habitat, necessità di reperimento di risorse e via discorrendo.

Sarà però nel 1919 che Karl Haushofer, militare e professore allUniversità di Monaco, riprendendo le teorie di Kjellen e Ratzel, constatando la situazione politica tedesca del tempo, elabora la tesi dei grandi spazi connessi alle Pan-idee. Lidea di Haushofer era di riportare lo spazio tedesco alla sua centralità mondiale al pari delle altre realtà continentali e imperiali e di dotare la Germania di un proprio "spazio vitale", concetto geopolitico già teorizzato da Ratzel. Del resto la marcia verso est Drang nach Osten della Germania era in corso dal periodo guglielmino, moto sospinto dal progetto di costruzione della ferrovia Berlino-Baghdad tentativo da parte tedesca di delimitare una zona d’influenza nel Vicino Oriente. Lo scoppio della prima guerra mondiale era dovuto secondo Haushofer allo scontro antropologico tra le potenze telluriche le potenze marittime: il generale vide chiaramente nel fronte costituito da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia il nemico talassocratico che si contrapponeva al blocco "tellurocratico" eurasiatico. Tra il 1924 e il 1944 la pubblicazione della Zeitschrift für Geopolitik contribuisce a diffondere le teorie geopolitiche a livello tedesco e europeo. Nel far ciò Haushofer allacciò contatti con Giorgio Roletto e Ernesto Massi, capostipiti della scuola italiana di geopolitica che alla fine degli anni trenta prendeva forma attorno alla rivista" Geopolitica. Rassegna mensile di Geografia Politica, Economica, Sociale e Coloniale ”.

Sulla sponda statunitense va detto che già Alfred Thayer Mahan nellopera The Influence of Sea Power Upon History, 1660-1783 nel 1890 elaborava la tesi per cui la storiografia marittima doveva essere vista come una chiave di lettura dei contrasti sorti tra le nazioni e gli imperi. Secondo Mahan La caratteristica principale che si delinea dallanalisi storica del potere marittimo è lantagonismo tra gli stati o le nazioni per ottenere il dominio, o il controllo del mare ". Il potere marittimo è quindi, essenzialmente, una condizione bellica, se non altro perché obbliga uno dei due contendenti a impedire luso del mare allaltro. Mahan individuava negli Stati Uniti, il proprio paese, la potenza marittima emergente, mentre la caratteristica insulare degli USA come anche delle isole britanniche garantiva allo stato nordamericano la capacità di proiettarsi a livello marittimo e consolidare il predominio degli oceani.

Mackinder, al pari di Haushofer, interpreta la storia del mondo come lotta tra potenze talassocratiche e potenze terrestri; egli però connota come positive le prime e negative le seconde. Prototipo di civiltà marittima sarebbe lEuropa e, soprattutto, lInghilterra: La civiltà europea è il risultato della secolare lotta contro linvasione asiatica ". Secondo Mackinder, la supremazia talassocratica è minacciata da due grandi eventi: lascesa della Russia e linvenzione della ferrovia. Mosca, espandendosi in Eurasia, ha unito le forze "telluriche" un tempo divise popoli delle foreste nordiche e popoli della steppa, mentre la velocità garantita dalla strada ferrata azzera i vantaggi del trasporto marittimo. Nel paradigma mackinderiano, che ha influenzato fortissimamente tanto la geopolitica anglosassone quanto quella del resto del mondo, la storia fondamentale è quella del continente eurasiatico. In Eurasia, la regione-perno o heartland "cuore della terra" secondo la suggestiva interpretazione che dà del concetto lo studioso italiano Massimo Roccati è quella centro-settentrionale, corrispondente grosso modo allarea di civilizzazione russa e turanica. Le teorie di Haushofer e Mackinder pur avendo molti punti in comune e pur condividendo l’orizzonte strategicamente essenziale dellheartland, si ritrovano ad essere la personificazione intellettuale dello scontro tra Inghilterra e Germania, che si sarebbe infatti verificata nel secondo conflitto mondiale.

Discepoli e continuatori di Mackinder, in area anglosassone, sono stati gli statunitensi Nicholas Spykman che si è concentrato sulla rielaborazione teorica del concetto di rimland, ovvero la fascia semicircolare che dalle coste atlantiche europee giunge fino a quelle estremo-orientali e Zbigniew Brzezinski, già consigliere strategico di Carter che in un libro pubblicato sul finire degli anni Novanta La grande scacchiera formula gli estremi per una nuova geostrategia statunitense per l’Eurasia. Ma negli USA sono nate molte altre teorie geopolitiche, più o meno debitrici di Mackinder, tra cui la "strategia del contenimento" George Frost Kennan e la teoria dello "effetto domino" Dwight Eisenhower.

Il filone della geopolitica di scuola tedesca iniziata da Haushofer fu proseguito da Carl Schmitt, che riprese - nelle opere Il Nomos della terra e Terra e mare - la dicotomia mare-terra di Mackinder, rovesciandone però il giudizio di valore. Haushofer aveva diffuso come detto in Germania la geopolitica, facendosi promotore dun asse tra le potenze "telluriche" Germania, Russia e Giappone contro quelle talassocratiche Inghilterra e USA: soppose infatti allinvasione dellURSS voluta da Hitler e riconosciuta come suo fondamentale errore strategico, e per questo cadde in disgrazia e fu perseguitato dal regime nazista. Secondo Haushofer il blocco euroasiatico, di cui perno sarebbe stata la Germania, sarebbe stato l’unico in grado di fronteggiare il blocco anglosassone.

                                     

3. La scuola italiana di geopolitica

Con scuola italiana di geopolitica si intende la corrente di studi fondata, presso lUniversità di Trieste, da Giorgio Roletto ed Ernesto Massi le cui idee venivano affidate alla rivista "Geopolitica. Rassegna mensile di geografia politica, economica, sociale, coloniale" pubblicata a Milano dalleditore Sperling & Kupfer tra la fine del 1939 ed il 1942. Il periodico godette del pieno appoggio del Ministro Giuseppe Bottai e pubblicò nel primo numero un indirizzo di saluto di Karl Haushofer. Riccamente illustrata da apposite "carte geopolitiche", tabelle, ecc. e con articoli, saggi ed interventi vari che spaziavano sui cinque continenti pur con una decisa preferenza per lanalisi e lo studio delle aree balcanica e mediterranea, la rivista non venne però mai ufficialmente recensita dalla Regia Società Geografica Italiana, proprio in ragione della carica di novità che portava in seno alla allora chiusa corporazione dei geografi ed alla conseguente diffidenza nei riguardi dei promotori.

Tra i cattedratici dellepoca, vi furono Umberto Toschi e Antonio Renato Toniolo, geografi "la cui eredità di pensiero si protrae fino ai nostri anni". Quarantanni dopo la fondazione della rivista, proprio Ernesto Massi divenne Presidente della Società Geografica Italiana 1978 - 1987. Gli eventi bellici portarono allo scioglimento del gruppo dei geopolitici italiani e questa disciplina entrò nelloblio. Difatti Roletto e Massi fondarono la loro rivista su ispirazione di quella analoga del già citato Haushofer e, conseguentemente, la sconfitta delle potenze dellAsse nella Seconda Guerra Mondiale trascinò con sé la Geopolitica, intesa quale mera strategia di espansione. Solamente negli anni 90 del XX secolo si ha infine una generale riscoperta della disciplina in Italia.



                                     

4. Dagli anni 80 ad oggi

Dopo la Seconda guerra mondiale la geopolitica è stata quasi abbandonata sia in Europa occidentale sia nei Paesi di impostazione comunista, perché bollata dai più come una "pseudo-scienza nazistoide". Tuttavia, a partire dagli anni 80, è tornata ad essere studiata con interesse grazie allapporto del geografo francese Yves Lacoste, il quale riportò alla luce un uso della geografia definito "attivo", ossia direttamente connesso allazione del potere politico sui territori. Oggi è comunemente accettata come disciplina nelle università e studiata da molti cultori.

Fondamentale nella rivalutazione della geopolitica è stato lapporto storico, a partire dagli anni 80, dello slittamento dellasse politico-economico dalle grandi potenze occidentali verso quelle mediorientali e asiatiche, fenomeno che interessa paesi storicamente marginali come lAustralia, legata oggi a doppio filo, tuttavia, alla crescita di colossi come India e Cina. Sul filone di pensiero di tradizione schmittiana, sia pur da una prospettiva diversa, si pone invece il filosofo e attivista politico russo Alexandr Dugin, sostenitore di un progetto pan-eurasiatico ultraconservatore antiliberale con al centro la Russia; Dugin è molto controverso pure in patria ed è attivo organizzatore di milizie belliche in scenari di crisi dove è coinvolta la Russia come in Donbass.

Diverso è invece il ruolo delle riviste italiane che trattano di geopolitica. In Italia un ruolo importante nella riproposizione della geopolitica è riconosciuto alla rivista Limes, sebbene Carlo Maria Santoro e Giuseppe Bettoni abbiano lamentato una carenza dal punto di vista teorico. Secondo Fabio Petito ed Elisabetta Brighi il successo di Limes ha rappresentato la vittoria di una "geopolitica pratica popolare" sui "complessi e formali ragionamenti geopolitici di Santoro", tuttavia Limes non gode di credito a livello accademico e, anzi, ha ricevuto diverse critiche.

Altra rivista apparsa recentemente è EastWest, prima conosciuta come East - Rivista di Geopolitica, che nacque nel 2005 e fermò la pubblicazione nel 2010, per poi riprenderla nel 2015.

Da ultimo, la geopolitica ha trovato nuovi estimatori anche in ambito accademico, dove è in corso un tentativo di riqualificazione scientifica e disciplinare.

                                     

5. Bibliografia parziale

  • Karl Haushofer, Geopolitica delle pan-idee, I libri del Borghese, 2015.
  • Carlo Jean, Manuale di geopolitica, Laterza, Bari-Roma 2003.
  • Giulio Sinibaldi, La geopolitica in Italia 1939-1942, Padova, libreriauniversitaria.it, 2010.
  • Alfred Mahan, The Influence of Sea Power Upon History: 1660–1783, 1890.
  • Halford John Mackinder, The pivot of history, "The Geographical Journal", vol. XXIII, n. 4 aprile 1904, pp. 421–444.
  • Pascal Lorot, Storia della Geopolitica, Trieste, * Asterios Editore, 1997.
  • Carlo Jean, Geopolitica del XXI secolo, Laterza, Bari-Roma, Collana: i Robinson / Letture, 2004.
  • Yves Lacoste, Che cosè la geopolitica disponibile qui Archiviato il 2 marzo 2008 in Internet Archive.
  • Halford J. Mackinder, Democratic Ideals and Reality. A Study in the Politics of Reconstruction, Constable, London 1919 – Holt, New York 1919; rist. Democratic Ideals and Reality. A Study in the Politics of Reconstruction, Norton, New York 1962.
  • Elisabetta Brighi & Fabio Petito, The Renaissance of Geopolitics in Post-1989 Italy, "Geopolitics", vol. 16, n. 4, pp. 819-845.
  • David Criekemans, Geopolitiek, geografisch geweten van de buitenlandse politiek?, Garant, Antwerpen/Apeldoorn, 2007 848 p.: ill ISBN 90-441-1969-9.
  • Claudio Cerreti, Matteo Marconi, Paolo Sellari, Spazi e poteri. Geografia politica, geografia economica, geopolitica, Roma-Bari, Laterza, 2019.
  • Barry Buzan, Il gioco delle potenze. La politica mondiale del XXI secolo, Milano, Università Bocconi Editore, 2006.