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ⓘ Campagne siriano-mesopotamiche di Sapore II




Campagne siriano-mesopotamiche di Sapore II
                                     

ⓘ Campagne siriano-mesopotamiche di Sapore II

Le campagne siriano-mesopotamiche di Sapore II si svilupparono nel corso di trentanni durante le guerre romano-sasanidi. La guerra iniziò nel 334/335 con una prima offensiva persiana di Sapore II contro le armate romane degli allora Cesari, Costanzo II e Annibaliano. Lobbiettivo era loccupazione delle province romane orientali. A questa prima fase ne seguirono altre in un susseguirsi di "guerre di posizione" fino alla definitiva campagna sasanide di Giuliano che portò i confini dei due grandi Imperi a stabilizzarsi per oltre cinquantanni.

                                     

1. Contesto storico

Appena ottenuto il potere, Diocleziano nominò come cesare per loccidente un valente ufficiale, Massimiano, facendone il proprio successore designato, e quindi lo elevò al rango di augusto lanno successivo nel 286, formando così una diarchia in cui i due imperatori si dividevano su base geografica il governo dellimpero e la responsabilità della difesa delle frontiere e della lotta contro gli usurpatori.

Data la crescente difficoltà a contenere le numerose rivolte allinterno dellimpero e lungo i confini settentrionali ed orientali, nel 293 si procedette a unulteriore divisione territoriale, al fine di facilitare le operazioni militari: Diocleziano nominò come suo cesare per loriente Galerio, mentre Massimiano fece lo stesso con Costanzo Cloro per loccidente.

Dalle affermazioni di Eutropio risulterebbe che una nuova guerra tra Roma e la Persia iniziò già nel 293:

Ma è solo nel 296 che il cesare Galerio, fu chiamato da Diocleziano alle prese con una rivolta in Egitto per intraprendere una campagna militare contro Narsete, sovrano sasanide asceso al trono tre anni prima e che aveva invaso la provincia romana di Siria. Lesercito romano, una volta passato lEufrate con forze insufficienti, andò incontro ad una cocente sconfitta presso Nicephorium Callinicum, a seguito della quale Roma perse la provincia di Mesopotamia. Tuttavia, nel 297, avanzando attraverso le montagne dellArmenia, ottenne una vittoria decisiva sul re sasanide Narsete, ricavandone un enorme bottino, che comprendeva lharem di Narsete.

Approfittando del vantaggio, prese la città di Ctesifonte, costringendo Narsete alla pace lanno successivo. La Mesopotamia ritornò sotto il controllo romano, lArmenia fu riconosciuta protettorato romano, mentre a Nisibi furono accentrate le vie carovaniere dei commerci con lEstremo Oriente Cina e India. Con il controllo di alcuni territori ad est del fiume Tigri, fu raggiunta la massima espansione dellimpero verso est 298. Galerio celebrerà in seguito la propria vittoria erigendo larco di Galerio a Tessalonica anche se sembra non abbia accolto favorevolmente il trattato di pace, poiché avrebbe desiderato avanzare ulteriormente in territorio persiano.

                                     

1.1. Contesto storico Casus belli: la rivincita sasanide

Il trattato di pace, che durò, tutto sommato, quasi 40 anni, venne accettato tranne il primo punto e Diocleziano celebrò il suo trionfo in occasione del XX anniversario dallascesa al trono nel 304:

La sconfitta dei Sasanidi ad opera di Diocleziano e Galerio pace del 298 aveva garantito allImpero romano alcuni decenni di relativa pace, ed il riconoscimento del Regno dArmenia come "stato cliente". Ma i Persiani, secondo Libanio, pur dimostrandosi favorevoli alla pace agli occhi dei Romani, si prepararono in silenzio e con grande energia alla guerra nel corso dei quarantanni successivi:

                                     

2.1. Forze in campo Sasanidi

Non conosciamo con precisione quante e quali furono le armate messe in campo da parte dei Sasanidi. Cassio Dione Cocceiano ci aveva raccontato un secolo prima che, si trattava di grosse armate, pronta a terrorizzare non solo la provincia romana di Mesopotamia, ma anche quella di Siria, ad ovest dellEufrate. Ciò potrebbe essere stato vero anche per le campagne del decennio successivo.

Ciò che conosciamo di questo esercito è che non era permanente come quello romano, con soldati di professione pagati regolarmente per il loro mestiere. Vi era solo uneventuale divisione del bottino finale. Ci troviamo piuttosto di fronte ad un sistema simile a quello feudale, dove per ogni campagna era necessario assemblare un esercito di volta in volta, composto da nobili a capo dei loro "clan", sottoposti poi sotto il comando di un principe della casa reale. Non cerano perciò ufficiali esperti darmi che prestassero servizio in modo continuo e neppure un sistema di reclutamento durevole, poiché non vi erano unità militari permanenti, sebbene molti fossero i nobili a disposizione dellesercito sasanide. Per questi motivi, spesso ingaggiavano armate mercenarie. Usavano soprattutto larco ed il cavallo in guerra, diversamente dai Romani che prediligevano la fanteria, tanto che i Sasanidi si dice crescessero fin dallinfanzia, cavalcando e tirando con le frecce, vivendo costantemente per la guerra e la caccia.

Vi è da aggiungere però che, a differenza dei Parti arsacidi, cercarono di mantenere sotto le armi per più anni i loro contingenti, nel corso di importanti campagne militari, velocizzando il reclutamento delle loro armate, oltre a meglio assimilare le tecniche di assedio dei loro avversari romani, mai veramente apprese dai loro predecessori.



                                     

2.2. Forze in campo Romani

Sappiamo invece che per i Romani le forze messe in capo erano rappresentate da legioni e truppe ausiliarie disposte lungo il limes orientale. Alla morte di Costantino I su 63 legioni dislocate lungo le frontiere imperiali, la sola parte orientale, governata dall Augusto Costanzo II e dal Cesare Annibaliano, disponeva certamente di 24 legioni, 2 vexillationes legionarie della V Macedonica e XIII Gemina, oltre probabilmente ad altre 4 legioni di nuovissima costituzione per un totale di 28 legioni su 67 pari al 42% dellintera forza legionaria schierata lungo le frontiere imperiali.

Ciò darebbe luogo ad una forza complessiva e distribuita lungo lintero fronte orientale secondo i conteggi di Agazia, pari a 270.000 armati, che corrisponderebbero al 40/42% dei 645.000 armati totali ipotizzati dallo storico antico, di cui la metà era costituita da legionari, la restante da ausiliari.

La stima di Agazia-Jones è stata tuttavia messa in dubbio da studi più recenti, che sostengono che la cifra di Agazia, ammettendo che sia valida, potrebbe rappresentare la forza ufficiale, ma non quella reale, dellesercito dellepoca di Costantino: nella realtà dei fatti, le unità del Tardo-Impero erano costituite da meno soldati di quanti ne contenessero ufficialmente, forse addirittura i due terzi in meno della cifra ufficiale. Sulla base di questa considerazione, i 645.000 soldati sulla carta secondo Agazia, potrebbero essere stati non più di 400.000 ca. in realtà. Questultima cifra ben si accorda con le altre cifre totali fornite dalle fonti antiche, come la stima dellautore del VI secolo Giovanni Lido, di 389.704 effettivi escluse flotte per lesercito di Diocleziano. La cifra fornita da Lido è ritenuta dagli studiosi più credibile di quella di Agazia a causa della sua precisione non è una cifra "tonda", implicando che forse fu trovata in un documento ufficiale e per il fatto che è ascritta a un periodo di tempo specifico.

                                     

3.1. Fasi della guerra Una pace relativa 312/313 - 336

312 Massimino Daia era stato costretto a condurre una campagna militare in Armenia, contro un popolo che in passato si era dimostrato alleato dei Romani, ma che ora abbracciava la religione cristiana, nemica dellimperatore poiché estremamente rispettosa della pietà verso Dio ". Secondo Giovanni Malalas che confonde Massimino Daia con Massenzio, figlio di Massimiano, Massimino condusse in modo vittorioso le operazioni militari, sia contro gli Armeni, sia contro i Persiani di Sapore II, che ai primi si erano alleati e avevano invaso lOsroene distruggendo unimportante città di questa regione. In seguito a questi successi sembra che abbia distribuito i prigionieri nelle province di Armenia I e Armenia II, ed abbia ottenuto il titolo vittorioso di Persicus 312/313, insieme agli altri Augusti, Costantino I e Licinio questi ultimi non avendovi però partecipato direttamente. 326-327 In un periodo successivo alla riunificazione dellImpero romano ed alla definitiva sconfitta di Licinio nel 324, Costantino sembra abbia attraversato lEufrate almeno due volte per recarsi nel regno dArmenia e difenderne gli abitanti cristiani. Giorgio Cedreno racconta che i Cristiani dArmenia erano stati, infatti, perseguitati dal re sasanide ed uccisi in numero di 18.000. Aggiunge anche che lo scoppio delle ostilità tra Romani e Sasanidi fu a causa di un certo Metrodoro, il quale, tornato dallIndia con i doni del sovrano indiano per limperatore romano, li sottrasse, tenendoli per sé ne attribuì la colpa della loro mancata consegna ai Persiani che li avrebbero confiscati. Nel corso della prima campagna, sembra che le armate romane siano state sconfitte da quelle persiane, tanto che Costantino fu costretto a far ritorno a Costantinopoli nel 326. Michele siriaco aggiunge che i Persiani riuscirono, probabilmente in questa circostanza, a sfondare il limes orientale ed a dirigersi fin sotto le mura di Nisibis, che poco dopo assediarono. Forse lanno seguente nel 327?, nel corso di una seconda campagne militare, Costantino riuscì a battere le armate persiane, mettendole in fuga ed imponendo al sovrano sasanide un trattato di pace. Ancora Michele siriaco aggiunge che, nel corso della ritirata, Sapore portò con sé prigionieri romani fatti in Mesopotamia. Intanto Costantino creava la nuova provincia della Euphratensis, che venne separata dalla Siria e dallOsroene ed elevò la città di Hierapolis Bambyce a metropolis. Sempre in questo periodo 324/325 circa, si racconta che uno dei fratelli di Sapore II, Ormisda, che era stato imprigionato fin dalla morte del padre Ormisda II nelle patrie gelere, riuscì fuggire ed a chiedere asilo a Costantino I. 334-335 Sotto il re cristiano Tiridate III di Armenia, la maggior parte del suo regno si era convertita al cristianesimo dal 301. Ma nel 334 il re armeno fu fatto prigioniero da Sapore II e condotto in Persia, costringendo gli Armeni ad invocare laiuto di Costantino I. Questultimo scrisse al "re dei re" Sapore, il quale al termine di una lunga trattativa, decise di annettere lArmenia e mise sotto minaccia la vicina provincia romana di Mesopotamia. 336 Costantino fu così costretto a prepararsi per la grande guerra contro la Persia, a partire dalla fine del 336, Giovanni Lido non nasconde che il desiderio di Costantino era anche quello di eguagliare imperatori come Traiano e Settimio Severo nella conquista della Persia. Il grande sovrano cristiano affidò, allora, il settore orientale al figlio Costanzo II ed al nipote Annibaliano. Si racconta che già nel corso di questanno, il figlio del re sasanide, Narsete, riuscì ad avanzare fino ad Amida ed a occupare la città romana, ma poco dopo fu ucciso in battaglia dalle truppe romane accorrenti, non molto lontano da questa località a Narasara. Amida, poco dopo, tornò in mano romana e Costanzo dispose la costruzione di una nuova ed imponente cerchia di mura e torri, dove disporre anche di un grande arsenale di artiglieria, rendendo così la città pressoché inespugnabile. inizi del 337 Costantino morì il 22 maggio 337 non molto lontano da Nicomedia in località Achyrona, mentre preparava la campagna militare contro i Sasanidi. Egli non nominò un unico suo successore, ma divise il potere tra i suoi tre figli cesari Costante I, Costantino II e Costanzo II e i due nipoti Dalmazio e Annibaliano. E così poco prima della morte di Costantino I, i due eserciti, da una parte quello romano comandato dal figlio di Costantino, Costanzo II con "quartier generale" ad Antiochia di Siria, e dal nipote Annibaliano inviato a Cesarea in Cappadocia e nominato re degli Armeni e delle tribù del Ponto ", dallaltro quello persiano, condotto dallo stesso Sapore II, ruppero la tregua e tornarono a scontrarsi. Costanzo, che era impegnato in Mesopotamia settentrionale a supervisionare la costruzione delle fortificazioni frontaliere, si affrettò a tornare a Costantinopoli, dove organizzò e presenziò alle cerimonie funebri del padre: con questo gesto rafforzò i suoi diritti come successore e ottenne il sostegno dellesercito, componente fondamentale della politica di Costantino. Iniziava così un periodo di "guerra di posizione" che durò a fasi alterne per quasi trentanni, in cui Sapore cercò di conquistare le fortezze frontaliere della Mesopotamia romana: Singara, Nisibi e Amida. E sebbene Sapore fosse riuscito in alcune circostanze a sconfiggere lesercito romano di Costanzo II, non riuscì a garantire una occupazione permanente di queste fortezze, spesso rioccupate dai Romani.
                                     

3.2. Fasi della guerra Prima "guerra di posizione" tra Sapore II e Costanzo II 337-351

Costanzo rimase ad Antiochia in modo quasi continuativo dal 337 al 350, e lesito degli scontri non ci è noto nei dettagli, anche se si suppone sia avvenuto soprattutto in Mesopotamia. Sappiamo che Costanzo adottò una strategia differente rispetto a quelle adottate dai suoi predecessori: invece di scegliere lopzione della massiccia campagna militare destinata a colpire il cuore dello stato nemico come prevedeva di fare il padre Costantino, e come avrebbe in seguito fatto il nipote Giuliano, preferì affidarsi ad una difesa in profondità, facendo perno su tutta una serie di fortezze frontaliere ed allinterno al fine di contenere e sfiancare gli attacchi sasanidi. Si trattò, quindi, di una guerra di posizione difensiva, in cui furono evitate per quanto possibile le manovre in campo aperto con lesercito al completo. Questa scelta, sebbene molto efficace e poco dispendiosa in termini di mobilitazione di truppe, non portò certo a soddisfare laspettativa di vittorie decisive che esisteva nel mondo romano.

337 Sembra che nel corso dellanno probabilmente poco dopo la morte di Costantino, avvenuta il 22 maggio, gli Armeni si siano rivoltati al dominio dei Sasanidi, cacciandoli dai loro territori e compiendo anche raid contro gli stessi, oltre i confini del loro regno. In un momento di così grande crisi, Costanzo II non fu però in grado di dare loro il suo aiuto militare, poiché si trovava in Pannonia per spartirsi lImpero con i fratelli Costantino II e Costante I, ora che Annibaliano il quarto Cesare era caduto vittima di un complotto. Di fatto il limes orientale romano risultava privo di un comandante in capo. Ciò permise a Sapore II di approfittare di questa situazione di incertezza politica dellImpero romano, attaccandone le province orientali. Il sovrano sasanide iniziò la sua campagna, assediando la città di Nisibis, per poi procedere a devastare lintera Mesopotamia romana. Si racconta che larmata regia era immensa, composta da reparti di fanteria e cavalleria. Lassedio di Nisibi durò due mesi o settanta giorni, bloccando di fatto liniziativa sasanide sotto le mura cittadine. La difesa della città romana era stata affidata al vescovo Giacobbe di Nisibi, il quale riuscì nellimpresa di respingere ogni assalto nemico, fino a quando lesercito sasanide, ormai esausto, preferì abbandonare lassedio. Sul finire dellanno novembre, Costanzo II raggiunse Antiochia di Siria, facendone il suo quartier generale. 338 Tra gli episodi principali della guerra vi furono una qualche vittoria ottenuta dai suoi generali, che gli permisero di fregiarsi dal 338 del titolo di Persicus. 341 Dopo la morte di Tiridate III nel 330, leale alleato dei Romani per tutto il suo lungo regno, i suoi successori si erano fatti influenzare dal partito filo-persiano e il paese era entrato nella sfera di influenza dei Sasanidi. Costanzo riuscì a guadagnarsi la lealtà del sovrano Arsace II Arshak e dellaristocrazia armena per via diplomatica già nel 341, anche grazie ai doni prodigali concessi alla classe dirigente del paese, che tornò sotto linfluenza romana per tutti gli anni 340. 343 Da questanno, grazie sempre ai suoi generali ottenne il titolo vittorioso di Adiabenicus Maximus. 346 Questanno fu assediata nuovamente la città di Nisibis, ad opera delle armate sasanidi di Sapore, dopo il precedente del 337. 348 Lunico scontro militare di larga scala, la battaglia di Singara che alcuni sostengono sia avvenuta nel 344, in cui la vittoria di Costanzo fu inferiore a causa dalla indisciplina delle sue truppe. 350 Quando si ebbe la ribellione di Magnenzio in occidente, con la conseguente morte di Costante I, fratello di Costanzo, questultimo era ad Antiochia, ma le sue forze erano impegnate a difendere Nisibi da un nuovo assedio sasanide. Malgrado la minaccia posta da Magnenzio, Costanzo diede la priorità alla frontiera orientale e attese che Sapore si ritirasse, dopo quattro mesi, prima di tornare in Occidente a confrontarsi con lusurpatore. Ad ogni modo, il prospettato attacco sasanide per il 351 non avvenne, in quanto Sapore fu occupato a sedare la rivolta delle genti dellAfghanistan. 351 Nellottica di una politica dinastica va considerata anche lelezione a Cesare dOriente, il 15 marzo a Sirmio, di un altro esponente della dinastia costantiniana, il cugino e cognato di Costanzo, Gallo. Prevedendo di essere impegnato in Occidente contro Magnenzio, Costanzo volle lasciare una presenza forte in Oriente, e si rivolse quindi allunico parente adulto rimastogli per affermare linteresse per la situazione della frontiera con i Sasanidi; volendo rimarcare i legami famigliari e dinastici con Gallo, il Cesare ricevette il nome di Costanzo.


                                     

3.3. Fasi della guerra Secondo periodo di relativa pace tra i due Imperi 351-358

Le operazioni militari contro i Romani si dovettero interrompere quando i Sasanidi nel 351 furono attaccati a oriente nellattuale Afghanistan da alcune tribù nomadi: dopo una lunga guerra 353-358, Sapore riuscì a soggiogare le tribù, ottenendo degli alleati per la sua successiva campagna contro i Romani.

354 Il re di Persia Sapore II, coinvolto in guerre con i suoi vicini, stava respingendo dalle sue frontiere molte tribù selvagge che, con politica incoerente, a volte facevano incursioni ostili in territorio persiano e altre volte accettavano di servire come mercenari nellesercito persiano nelle guerre contro i Romani. Sapore ordinò quindi a Noordate di invadere la Mesopotamia nel caso gli si presentasse loccasione: ma poiché tutti i distretti della Mesopotamia, provincia esposta a incursioni frequenti, erano protetti da limitanei, Noordate decise di invadere le parti più remote dellOsroene, tentando unincursione lampo senza precedenti. Noordate, attraversando il fiume Abora, intendeva invadere il distretto di Batne, in occasione di una festa locale cittadina che aveva luogo agli inizi di settembre in cui venivano commercializzati beni provenienti dalla Cina e dallIndia, e altri beni esotici che erano regolarmente portati in grande abbondanza per terra e per mare. Ma, ingannato da uninformazione che gli era stata fornita dai suoi stessi soldati che, temendo la punizione per un crimine che essi avevano commesso, finirono poi per disertare presso i Romani, si ritirò senza aver combinato nulla, e rimase in inazione per tutto lanno. 356 In Oriente, i Persiani ora preferivano sferrare incursioni a fine di saccheggio, piuttosto che a scontrarsi in campo aperto con le truppe romane: e così talvolta tornavano nelle proprie terre con un grande bottino, approfittando dellinaspettatezza delle loro incursioni; altre volte, sopraffatti dalla superiorità numerica delle truppe romane, tornavano in territorio persiano con perdite rilevanti; altre volte ancora non trovavano nulla da depredare i quanto gli abitanti dei distretti invasi, fuggendo, avevano portato con sé tutto il trasportabile. Musoniano, prefetto del pretorio, venne a conoscenza per mezzo di alcuni emissari dei piani dei Persiani, e informò di questo Cassiano, duca di Mesopotamia. Le autorità romane, per mezzo di spie, scoprirono pertanto che Sapore era impegnato sulle frontiere più remote del suo regno per respingere le incursioni delle tribù confinanti; essi, dunque, inviarono soldati presso il generale Tamsapore, chiedendogli di scrivere a Sapore per informarlo che lImperatore romano, impegnato su altri fronti, era disposto a negoziare una tregua con la Persia, e del resto una pace con i Romani sarebbe stata vantaggiosa anche allo stesso re persiano, consentendogli di concentrare tutte le sue forze contro le tribù ribelli; Tamsapore accettò e inviò una lettera a Sapore, ma questultimo le ricevette molto tempo dopo in quanto la Mesopotamia era molto distante dai territori dei Chioniti e degli Euseni, dove il re persiano aveva collocato i propri quartieri invernali. 358 Sotto il consolato di Daziano e Cereale, il re dei Persiani, Sapore II, mentre si trovava ancora alle frontiere di quelle nazioni che circondavano i suoi domini, dopo aver stretto un trattato di alleanza con i Chioniti e i Gelani, tribù molto bellicose, era sul punto di tornare a Ctesifonte, quando ricevette le lettere di Tamsapore che gli annunciavano che lImperatore romano Costanzo II implorava la pace. Sapore II, sospettando che Costanzo II non avrebbe mai agito in tal modo se lImpero non si fosse indebolito, offrì in cambio della pace condizioni spropositate, ovvero la cessione ai Persiani di Mesopotamia e Armenia, che la Persia rivendicava essendo territori appartenuti in passato alla dinastia achemenide. Le condizioni di pace spropositate dei Persiani furono respinte e lambasceria venne congedata senza aver realizzato nessuno dei suoi obbiettivi; alcuni giorni dopo, vennero inviati presso i Persiani altri ambasciatori, tra cui il Conte Prospero, il tribuno e segretario Spettato, e, per suggerimento di Musoniano, il filosofo Eustazio; il loro obbiettivo era portare a Sapore doni e una lettera dellImperatore, per convincerlo a sospendere i suoi preparativi per limminente campagna contro lImpero romano, e accettare la pace; i Romani, garantendosi la pace con la Persia, intendevano così garantire una difesa più efficace delle province settentrionali dellImpero.
                                     

3.4. Fasi della guerra Seconda "guerra di posizione" tra Sapore II e Costanzo II 359-361

359

Questanno Costanzo ricevette la notizia che in Oriente Sapore II aveva ripreso le ostilità, in una campagna che portò alla conquista sasanide della fortezza frontaliera di Amida in ottobre dopo settantatré giorni di assedio; limperatore, però, poté lasciare larea danubiana solo dopo la caduta della città, in quanto fu impegnato contro i Limiganti. Ecco come ci narra alcune fasi salienti dellassedio di Amida tra Sasanidi e Romani Ammiano Marcellino:

Dopo il quinto giorno, lassedio si fece sempre più pressante: Ursicino, che riuscì a fuggire al nemico, venne considerato responsabile della caduta della fortezza e destituito. 360

Nel 360 Sapore prese le fortezze orientali di Singara e Bezabde questultima assediata e conquistata malgrado la strenua difesa di tre legioni romane - II Parthica, II Armeniaca e II Flavia Virtutis - e punita con la morte dei suoi abitanti, mentre lassalto alla fortezza di Virta fallì. Costanzo, obbligato a riprendere le ostilità con i Sasanidi, richiese al cesare Giuliano alcune sue truppe, anche allo scopo di assicurarsi che non potesse progettare lusurpazione, ma le truppe galliche si ribellarono allidea di essere mandate in oriente e proclamarono augusto Giuliano, che aveva dato valide prove di capacità militari difendendo la Gallia da vari tentativi dinvasione: fu linizio di una nuova guerra civile. Costanzo decise che la guerra contro i Sasanidi aveva la precedenza sulla ribellione di Giuliano, e nella primavera del 360 iniziò la propria campagna orientale, occupando Edessa e cercando di riprendere Bezabde; lattacco però fallì e Costanzo decise di ritirarsi a svernare ad Antiochia di Siria.

361 Ad Antiochia, Costanzo sposò Eusebia, che nominò poi augusta, da cui avrebbe avuto lagognata figlia, Flavia Massima Faustina Costanza, nata postuma. Mentre Costanzo svernava ad Antiochia, continuò i preparativi non solo per la guerra contro Sapore II ma anche per la guerra civile contro Giuliano; il numero di squadroni di cavalleria venne incrementato, e con pari zelo vennero ordinate nuove leve nelle province rinforzando così le legioni; ogni ordine e professione fu gravato dallonere di rifornire di equipaggiamento, di armi e di provviste di ogni sorta lesercito romano. E poiché era temuta una nuova incursione del re persiano, che era stato costretto al ritiro nei propri territori a causa dellarrivo dellinverno, Costanzo II inviò messaggeri con doni sfarzosi ai re e ai satrapi ad est del Tigri, esortandoli a rimanere fedeli ai Romani e ammonendoli di non tramare tradimenti o frodi. Donò doni di particolare sfarzo soprattutto al re di Armenia Arsace e al re dIberia Meribane, perché un loro eventuale passaggio dalla parte dei Persiani sarebbe stato di grande danno agli interessi romani. Nel frattempo Costanzo era in forte dubbio se dare la priorità alla guerra civile contro Giuliano, o alla guerra contro i Persiani, che minacciavano di attraversare lEufrate; alla fine decise di marciare prima contro il nemico più vicino, i Persiani; solo successivamente avrebbe pensato alla guerra contro Giuliano. Dopo aver comunque preso alcune misure per tentare di rallentare lavanzata di Giuliano, Costanzo fu informato da messaggi e lettere dei suoi generali, che le armate persiane erano accampate sulle rive del Tigri, ma era ancora incerto se avrebbero attaccato. Costanzo reagì abbandonando i suoi quartieri invernali e recandosi sul fronte di guerra. Alla testa di un esercito, attraversò lEufrate presso Capersana, su un ponte di imbarcazioni, e procedette poi a Edessa, dove sostò per un certo periodo di tempo, venendo qui informato da esploratori e disertori dei movimenti nemici. Durante la sosta a Edessa, Costanzo esitava se preparare i soldati per una battaglia o pianificare un secondo assedio di Bezazde, con il prudente accorgimento di non sguarnire di truppe la Mesopotamia mentre marciava a nord. Fu tenuto in questo stato di indecisione dalle esitazioni del re persiano che attendeva il responso degli auspici se fosse opportuno invadere il territorio romano. Costanzo, infatti, non poteva allontanarsi da Edessa perché, nel caso in cui Sapore avesse attraversato il fiume e non avesse trovato nessuno a opporsi, lesercito persiano sarebbe penetrato agevolmente fino allEufrate; inoltre, poiché Costanzo doveva comunque preservare i propri soldati per la guerra civile contro Giuliano, temeva di esporli ai pericoli di un assalto a una città fortificata come Bezazde, avendo appreso per esperienza della resistenza delle sue fortificazioni e dellenergica difesa della sua guarnigione. Ordinò tuttavia ad Arbizione e ad Agilone, comandanti della cavalleria e della fanteria, di sorvegliare il Tigri per scoprire se Sapore II era intenzionato a invadere lImpero, avvertendoli di ritirarsi rapidamente nel caso i Persiani si stessero apprestando ad attraversare il fiume. Nel frattempo messaggeri fidati lo informarono della rapida avanzata di Giuliano, che si apprestava ormai a invadere la Tracia. Subito dopo, fu informato che Sapore II aveva rinunciato a invadere lImpero per quellanno perché gli auspici gli avevano predetto che la campagna militare sarebbe andata male. Liberato dal timore di un attacco persiano, Costanzo richiamò tutte le truppe, tranne quelle che erano di stanza fissa in Mesopotamia, e ritornò rapidamente nella città di Ierapoli, decidendo di muovere incontro a Giuliano, che col suo esercito stava avanzando verso oriente. Lo scontro fratricida tra gli ultimi due membri della dinastia costantiniana non avvenne, però: partito da Tarso in autunno, il 3 novembre Costanzo morì per una febbre mentre si trovava ancora in Asia, a Mopsucrenae.
                                     

3.5. Fasi della guerra Campagna di Giuliano e fine del conflitto 363-364

Costanzo fu obbligato a lasciare la frontiera per affrontare lusurpazione del cugino Giuliano, morendo lungo il viaggio. Il nuovo imperatore fu impegnato nella politica interna, ma nel 363 diede inizio ad una campagna militare contro i Sasanidi.

363 Il 5 marzo Giuliano dava inizio alla campagna contro i Sasanidi partendo con un esercito di 65.000 uomini da Antiochia, abbandonata nelle mani di Adrastea: questa volta fu accompagnato fino al borgo di Litarba da una folla numerosa e dal Senato antiocheno che da lui cercò invano di ottenere condiscendenza. Nominò governatore della Siria un certo Alessandro di Eliopoli, uomo duro e brutale, perché quella "gente avida e insolente" non meritava di meglio. Respinse con disprezzo una lettera del re persiano Sapore, che offriva un trattato di pace e, salutato Libanio, si diresse a Ierapoli, attraversò lEufrate e raggiunse Carre, di triste memoria, dove offrì sacrifici al dio Sin, venerato in quei luoghi. Si dice che qui abbia segretamente nominato suo successore il cugino, "il bello, grande e triste Procopio, dalla figura sempre curva, dallo sguardo sempre a terra, che nessuno ha mai visto ridere". Quella notte, come a rafforzare i tristi presentimenti sullesito della guerra, a Roma bruciava il tempio di Apollo Palatino, forse bruciarono anche i Libri della Sibilla Cumana. A Carre divise lesercito: 30.000 uomini, al comando di Procopio e di Sebastiano, furono mandati a nord, in Armenia, per unirsi al re Arsace, ridiscendere per la Corduene, devastare la Media e, costeggiando il Tigri, ricongiungersi poi in Assiria con Giuliano che intanto, con i suoi 35.000 uomini, sarebbe disceso a sud lungo lEufrate, dove una grande flotta al comando di Lucilliano navigava a vista portando vettovaglie, armi, macchine dassedio, barconi. Il 27 marzo, giorno della festa della Madre degli dèi, Giuliano era a Callinicum, sullEufrate: celebrò il rito e ricevette lomaggio dei saraceni, che gli offrirono lappoggio della loro celebrata cavalleria. Attraversato il deserto siriano, Giuliano giunse a Circesium, ultimo avamposto romano prima del regno sasanide, alla confluenza dellEufrate con il fiume Chabora. Una lettera di Salustio lo pregava invano di sospendere limpresa: tutti gli auspici erano contrari. Un portico, crollato al passaggio delle truppe, aveva ucciso decine di soldati, un fulmine aveva incenerito un cavaliere, di dieci tori, condotti al sacrificio, nove erano morti prima di raggiungere laltare di Marte. Superato il fiume Chabora, iniziava linvasione del regno sasanide: 1.500 guide precedevano lavanguardia e si disponevano ai fianchi dellesercito. Alla destra, Nevitta costeggiava la riva sinistra dellEufrate, al centro era la fanteria dei veterani di Gallia comandata da Giuliano, alla sinistra la cavalleria comandata da Arinteo e da Ormisda, il fratello di Sapore passato ai Romani, cui era promesso il regno; Vittore, il germanico Dagalaifo e Secondino di Osroene tenevano la retroguardia. Raggiunta Zaitha il 4 aprile, Giuliano rese omaggio al mausoleo dellimperatore Gordiano, penetrò a Dura Europos, città abbandonata da anni, e ottenne facilmente la resa del fortino di Anatha, che fu distrutto; nella cittadina trovarono un vecchio soldato romano con la sua famiglia, lì rimasto dal tempo della spedizione di Massimiano. Bruciata Diacira, evacuata dagli abitanti, entrò a Ozagardana e la distrusse. Dopo un giorno di riposo, i Romani avvistarono in lontananza lesercito persiano che fu assalito e costretto alla fuga. Oltrepassata Macepracta, giunsero di fronte a Pirisabora, circondata da canali di irrigazione, e diedero inizio allassedio che si concluse con la resa, il saccheggio e lincendio della città. A ogni soldato furono distribuite 100 silique: di fronte alla scontentezza dellesercito per una moneta che manteneva solo i due terzi del suo valore nominale, Giuliano promise le ricchezze del regno persiano. Superati i campi allagati dai persiani in ritirata, incendiata Birtha, gli arieti ebbero ragione delle fortificazioni di Maiozamalcha: penetrati attraverso le brecce delle mura e per una galleria sotterranea, i soldati fecero strage degli abitanti. Il comandante fu tenuto in ostaggio e del bottino, Giuliano prese per sé un ragazzo muto e "dallespressione graziosa ed elegante". Erano i primi giorni di giugno: Giuliano visitò le rovine di Seleucia. Il Tigrì era a pochi chilometri; mentre la flotta, attraverso un canale di congiunzione con lEufrate, si immetteva sul Tigri, lesercito superò di slancio il grande fiume sulla cui riva sinistra lo attendevano le truppe di Surena, decisi a sfruttare la superiore posizione strategica: ma furono sconfitte, volte in fuga, e costrette a rifugiarsi tra le mura della capitale Ctesifonte. Di fronte agli imponenti bastioni della città, si tenne il consiglio di guerra e si decise di rinunciare allassedio: lesercito di Sapore avrebbe potuto sorprendere i Romani impegnati nellassedio, che avrebbero rischiato di essere presi tra due fuochi. Si avverava così un altro antico oracolo: "nessun principe Romano può oltrepassare Ctesifonte". Sarebbe stato necessario che le forze di Procopio fossero arrivate a congiungersi con quelle di Giuliano, ma di Procopio non vi erano notizie. Giuliano, deciso a raggiungerlo e, se possibile, a sorprendere e affrontare Sapore in una decisiva battaglia campale, si volge a nord, dopo aver fatto incendiare gran parte della flotta con le armi e i viveri, perché le navi hanno difficoltà a risalire il fiume, e aver incorporati i suoi 20.000 soldati per utilizzarli nei combattimenti a terra. La marcia era resa tormentosa dal caldo, dalla guerriglia, dalla sete e dalla fame, perché i Persiani bruciavano i raccolti nelle terre attraversate dai Romani. Il 16 giugno apparve finalmente allorizzonte lesercito di Sapore, che però si limitò a seguire da lontano le truppe di Giuliano, rifiutando il combattimento aperto e ingaggiando solo brevi incursioni di cavallerie. Il 21 giugno lesercito romano si fermò a Maranga per una sosta di tre giorni. Giuliano impiegava come al solito il tempo libero dalle occupazioni militari leggendo e scrivendo. La notte del 25 giugno gli sembra di scorgere nel buio della sua tenda una figura: è il Genius Publicus, quello che gli era apparso nellesaltante notte di Lutetia e lo aveva invitato a non lasciarsi sfuggire loccasione di prendere il potere. Ora ha però il capo velato a lutto, lo guarda senza parlare, poi si volta e lentamente svanisce. La mattina dopo, malgrado lopinione contraria degli aruspici, fece levare le tende per riprendere la ritirata verso Samarra. Durante la marcia, presso il villaggio di Toummara, si accese un combattimento nella retroguardia: Giuliano accorse senza indossare larmatura, si lanciò nella mischia e un giavellotto lo colpì al fianco. Cercò subito di estrarlo ma cadde da cavallo e svenne. Portato nella sua tenda, si rianimò, credette di star meglio, volle le sue armi ma le forze non risposero alla volontà. Chiese il nome della località: "è Frigia", gli risposero. Giuliano comprese che tutto era perduto: un tempo aveva sognato un uomo biondo che gli aveva predetto la morte in un luogo con quel nome. Il prefetto Salustio accorse al suo capezzale: lo informò della morte di Anatolio, uno dei suoi amici più cari. Giuliano pianse per la prima volta e la commozione prese tutti gli astanti. Si riprese, Giuliano: "È unumiliazione per noi tutti piangere un principe la cui anima sarà presto in cielo a confondersi con il fuoco delle stelle". Quella notte fece il bilancio della sua vita: "Non devo pentirmi né provare rimorso di nessuna azione, sia quando ero un uomo oscuro, che quando ebbi la cura dellImpero. Gli dèi me lo concessero paternamente e io lo conservai immacolato per la felicità e la salvezza dei sudditi, equanime nella condotta, contrario alla licenza che corrompe le cose e i costumi". Poi, comè degno dun filosofo, conversò con Prisco e con Massimo della natura dellanima. Le sue guide spirituali gli ricordarono il suo destino, fissato dalloracolo di Helios: Sentendosi soffocare, Giuliano chiese dellacqua: appena ebbe finito di bere, perse conoscenza. Aveva 32 anni e aveva regnato meno di venti mesi: con lui, moriva lultimo eroe greco. Salustio rifiutò la successione e allora la porpora fu concessa a Gioviano. Questi stipulò con Sapore la pace, con la quale i Romani cedevano ai Persiani cinque province le piazzeforti di Singara e di Nisibi. Fu ripresa la ritirata durante la quale incontrarono finalmente larmata di Procopio: questi fu incaricato di portare fino alle porte di Tarso la salma che, secondo le volontà di Giuliano, fu sepolta in un mausoleo a fianco di un piccolo tempio sulle rive del fiume Cnido. Di fronte, sorgeva la tomba di un altro imperatore, Massimino Daia. Lanno dopo, Gioviano passò per Tarso e fece incidere uniscrizione sulla pietra sepolcrale: Anni dopo, il sarcofago fu trasportato a Costantinopoli e sarebbe tuttora conservato nel Museo Archeologico della città. fine del 363-364 Al suo posto fu eletto imperatore Gioviano, col quale Sapore II firmò un trattato di pace che garantì ai Sasanidi forti guadagni territoriali. Queste vittorie sono celebrate negli altorilievi vicino alla città di Bishapur: sotto gli zoccoli del cavallo di Sapore è raffigurato il corpo di un romano, probabilmente Giuliano, mentre un altro romano supplice, Gioviano, chiede la pace.
                                     

4. Conseguenze: oltre cinquantanni di relativa pace 364-421

Con la fine della guerra del 363, Gioviano aveva rinunciato allArmenia ed il sovrano di Persia Sapore II era determinato a sfruttare la situazione. Il monarca sasanide cominciò, infatti, a portare laristocrazia armena dalla propria parte, detronizzando il loro re arsacide, Arshak II, fedele alleato di Roma; contemporaneamente inviò una forza dinvasione contro il Regno di Iberia odierna Georgia, e una seconda armata contro il figlio di Arsace III, Papa, che riuscì a scappare e a raggiungere lImperatore romano, Valente a Marcianopoli, dove stava conducendo una campagna contro i Goti nel 367/368.

Valente mandò il generale Arinteo a reimporre Papa sul trono armeno già lestate seguente alla prima azione contro i Goti nel 369?. Sapore reagì invadendo e devastando una seconda volta la regione. Sullorlo di una nuova guerra, limperatore Valente risiedette presso Antiochia, divenuta suo "quartier generale", negli anni 369-370 e 375-378. Il contrattacco di Sapore in Armenia fu bloccato dai generali Traiano e Vadomario a Bagavan. Valente aveva violato il trattato del 363, difendendo con successo la propria posizione. Una tregua stipulata nellanno della vittoria romana, garantì una pace provvisoria per cinque anni, mentre Shapur era impegnato contro uninvasione Kushan ad est.

Nel frattempo sorsero problemi con Papa, temendo che questultimo potesse passare dalla parte dei Persiani, Valente lo fece mettere a morte, a Tarso, dove si era rifugiato, dal generale Traiano 374. Al suo posto limperatore pose un altro arsacide, Varazdat, che governò sotto la reggenza dello sparapet comandante dellesercito armeno Masel Mamikonean, fedele a Roma. Tutto ciò non migliorò la situazione con i Persiani, che ricominciarono a lamentarsi riguardo al trattato del 363. Nel 375, Valente si preparò per una spedizione, che però non fu mai iniziata a causa della grande rivolta in Isauria da parte di truppe stanziate in oriente. Come se non bastasse, nel 377 i Saraceni comandati dalla regina Mavia si ribellarono, devastando i territori dalla Palestina al Sinai. Anche se Valente riuscì a sedare entrambe le rivolte, gli fu impedita lazione contro i Persiani.

Pochi anni più tardi, nel 384, il regno dArmenia fu diviso in due regioni: quella occidentale fu posta, come protettorato, sotto lImpero romano dOriente, mentre quella orientale venne affidata ai Persiani. La regione occidentale divenne provincia dellImpero Romano con il nome di Armenia Minore, mentre la parte orientale rimase un regno indipendente, anche se solo formalmente, sotto il controllo persiano, fino al 428 quando i Sasanidi deposero il sovrano legittimo instaurando una loro dinastia.