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ⓘ Fatalismo




Fatalismo
                                     

ⓘ Fatalismo

In filosofia il fatalismo è la concezione che considera le vicende del mondo governate da un destino predeterminato, già stabilito. È spesso usato nel senso di determinismo sociale.

Il fato può essere vissuto come provvidenziale, tramite la fede che un ordine cosmico detto Logos presieda alla vita di tutti i giorni. In questo caso si è disposti ad accettare passivamente il corso degli eventi senza tentare di modificare lo status quo. Ma esiste pure un fatalismo ritenuto illogico, disordinato e perciò indegno di fede/fiducia. Anzi: il fato nasce con un valore negativo nellepica e nella tragedia greca, da Omero a Sofocle, e anche nella primissima filosofia, dal frammento di Anassimandro a Eraclito, da Empedocle allantiteodicea di Epicuro.

                                     

1. Il fatalismo nella religione

Miti come quello delle Moire indicano che persino gli dèi subiscono un determinismo esterno concernente il decorso della Storia. Il fatalismo positivo dun Logos provvidenziale è invece proposto dallo stoicismo greco e romano.

La cultura latina presenta un esempio di fatalismo con Marco Manilio I secolo a.C. - I secolo d.C., il quale, nel suo scritto Astronomica, fa trasparire lievemente ed in forma velata la sua concezione fatalistica basata sullesistenza di un Logos inteso anche come Demiurgo della realtà che ci circonda.

Una forma piuttosto diversa di fatalismo è proposta anche dalla dottrina cristiana della Divina Provvidenza. Tuttavia pure la tradizione biblica presenta una componente storiosofica ad elevato tasso di predeterminismo: il millenarismo con la settimana cosmica e il settemillenarismo.

                                     

2. Il fatalismo nella filosofia della religione

In Nietzsche fatalismo e fiducia sono le caratteristiche del "pessimismo coraggioso", eroicamente titanico, dellOltreuomo Übermensch, che in sostanza è una sintesi del "pessimismo cosmico" dello Schopenhauer neobuddhista e di Leopardi, e dellottimismo anti-fatalistico emersoniano del saggio "Fato". Il fato, secondo Nietzsche, ripropone ciclicamente le stesse situazioni, in conformità con il modello zoroastriano delleterno ritorno; non è dunque possibile interpretare la vita, illudendosi di potere agire su di essa, ma bisogna accettarla con la semplicità dun fanciullo. Alluomo superiore Nietzsche attribuisce unadesione incondizionata al proprio destino, l amor fati, variante neospinoziana dell amor crucis cristiano.

Anche in Heidegger spunta spesso lidea di un abbandono allEssere come "evento" "Ereignis", dunque unanaloga accondiscendenza e arrendevolezza: il termine da lui usato per designare tale abbandono proviene dalla mistica renano-fiamminga ed è Gelassenheit, titolo dun suo testo del 1959.

Invece, e forse inaspettatamente, nel pensiero dellultimo Hegel spunta una drastica dissociazione fra il pantragismo e il pangiustificazionismo come patodicea e/o teodicea. Nella famosa sezione dedicata all"astuzia della Ragione" List der Vernunft, nella Introduzione alle Lezioni sulla filosofia della storia, egli approda a un netto distinguo fra:

  • lalienazione Entäusserung dello Spirito assoluto, che sarà pure riconciliabile versöhnlich con se stesso, e
  • lestraniazione Entfremdung dello spirito soggettivo e personale, il quale invece non ne può ricavare alcuna consolazione e conforto.

Rimane solo lessere parassitati strumentalmente dal male: "spirito", sì, però comunque fatalismo anti-provvidenziale, esiziale, negativo, maligno. Con ciò viene rigettata ogni identificazione intenzionale delle coscienze individuali nei confronti duna simile mostruosa progettazione e architettura del decorso storico.

                                     

3. Il fatalismo materialistico e immanente

Oltre al fatalismo dei filosofi della religione citati, esiste anche un fatalismo materialistico, immanente, risultante dallimprevedibile evolversi dei vincoli e delle possibilità nel susseguirsi degli eventi cosmici. Il riferimento è allepistemologia dellemergentismo, ma pure a ciò che Ernst Bloch ha definito "sinistra aristotelica", vale a dire al rapporto nellontologia di Aristotele fra atto e potenza, ossia a quanto esiste come "tendenza-latenza" nella materia.