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ⓘ Ottaviano Guasco




                                     

ⓘ Ottaviano Guasco

Era figlio di Francesco Bartolomeo, giureconsulto e intendente del re Vittorio Amedeo II di Savoia. Dopo aver preso gli ordini minori, si addottorò alluniversità di Torino. Nel 1738 con due dei suoi fratelli, Giovanni Francesco Guasco e Pier Alessandro Guasco entrambi destinati alla professione militare, si recò a Parigi, cercando subito di entrare in contatto con le persone più in vista della città. Gli schedari di polizia rivelano "che egli simmischiava in più di una occupazione e che frequentava sempre gli stranieri e gli ambasciatori". Si legò in particolare con Antioch Dmitrievič Kantemir 1708-1744, ministro plenipotenziario russo in Francia, di cui tradusse le Satire 1749, mentre lo stesso Kantemir voleva che a sua volta Guasco lo aiutasse a tradurre in russo le Lettere persiane di Montesquieu. Sospettato di spionaggio, presentato come un parassita o come un avventuriero dagli amici di Madame Geoffrin, si fece conoscere in tutta Europa nel corso di una serie di viaggi e si rivelò un brillante erudito. Limperatrice Maria Teresa gli concesse nel 1751 un posto di canonico a Tournai nelle Fiandre, dove pubblicò nel 1756 le sue Dissertations historiques politiques et littéraires. Fu in seguito ammesso allAcadémie des inscriptions et belles-lettres di Parigi, allAcadémie Royale des Sciences di Berlino, alla Royal Society di Londra, allAcadémie des Sciences, Belles-Lettres et Arts di Bordeaux e allAccademia Etrusca di Cortona. Era in stretti rapporti con Montesquieu ed era molto stimato da Lord Chesterfield e Claude-Adrien Helvétius. Nellaprile 1748, Guasco sinstallò La Brède, dove tradusse in italiano Lo spirito delle leggi. Dallestate 1753 allautunno 1754 compì un lungo giro in Italia toccando Verona, Bologna, Firenze, Roma e Napoli. Nel 1767 fece pubblicare le Lettres familières du président de Montesquieu à divers amis dItalie, una raccolta di lettere inviate allo stesso Guasco e ad una serie di amici italiani. Lanno successivo fece stampare a Bruxelles la sua opera più famosa De lusage des statues chez les Anciens. La sua tesi fondamentale fu che presso le antiche civiltà le statue avevano una funzione soprattutto civile ed educativa, veri e propri modelli di comportamento morale, religioso e politico. Lopera sviluppa una concezione della scultura basata su un approccio alternativo a quello teorizzato solo quattro anni prima da Johann Joachim Winckelmann.

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