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ⓘ Psicoeducazione




                                     

ⓘ Psicoeducazione

Il termine psicoeducazione indica una metodologia introdotta nel campo delle scienze della salute mentale negli anni ottanta, che punta a rendere consapevole la persona portatrice di un disturbo psichico, e i membri della sua famiglia, circa la natura della patologia di cui è sofferente e circa i mezzi per poterla fronteggiare.

                                     

1. Descrizione

Si tratta di un insieme organizzato di interventi basati sulle evidenze scientifiche, che comprendono in alcuni modelli classici almeno due sedute informative a domicilio, di cui una verte sul disturbo psichico e sulla sua diagnosi, e laltra sulle modalità di trattamento psicologiche, psicosociali e farmacologiche, seguite poi da una serie di incontri a domicilio tesi a fornire alla persona portatrice del disturbo e alla sua famiglia abilità specifiche per la gestione del disturbo.

Gli interventi, derivati dal cognitivismo e dal comportamentismo, sono tesi a ridurre lo stress lemotività espressa e il carico familiare, tutti fattori che aumentano il rischio di ricaduta psicopatologica. Tra questi, le abilità di comunicazione efficace e labilità di risolvere i problemi problem solving. Le abilità di comunicazione efficace e il problem solving fanno parte delle "abilità di vita" life skill raccomandate dallOrganizzazione Mondiale della Sanità OMS, 1993. Nella versione manualizzata da Ian Falloon il programma di trattamento completo può durare due o tre mesi con sedute domiciliari della durata di 60-90 minuti con lintera famiglia paziente compreso a cadenza settimanale. Scrive Leff 1989: "riteniamo che le basi fondamentali potrebbero venir insegnate ad infermieri psichiatrici adeguatamente addestrati e seguiti da idonea e continua supervisione".

Scrive Falloon 1992: "lo scopo principale di questo modello è il miglioramento delle capacità dei componenti della famiglia di comunicare costruttivamente e di risolvere insieme i problemi". La grande novità della psicoeducazione è considerare la famiglia come una risorsa per fronteggiare e risolvere i problemi relativi al disturbo, e affidare parte dellintervento alle figure professionali di base dei servizi di salute mentale.

La psicoeducazione può contare su numerose pubblicazioni scientifiche sulle riviste internazionali, che ne convalidano lefficacia.

                                     

2. Cenni storici

Il termine "psicoeducativo" fu utilizzato la prima volta da Hogarty e coll. 1986 per indicare il proprio tipo di intervento, molto vicino a quello di Leff 1989 e a quello di Falloon e coll. 1982, 1985.

Essa prende le mosse dagli studi sulle "famiglie ad alta emotività espressa", condotte dal gruppo che faceva capo a Julian Leff della Social Psichiatry Unit di Londra sulle famiglie con un membro affetto da psicosi schizofrenica, tese a prevenire le ricadute e i nuovi ricoveri in reparto psichiatrico Vaughn e Leff, 1976, 1981, 1984, 1987.

Successivamente, negli anni 90 del 1900, è stata estesa ad altri disturbi psichici grazie soprattutto a Ian Falloon dellUniversità di Auckland Nuova Zelanda.

                                     

3. Altri campi di applicazione

Più recentemente la psicoeducazione è stata utilizzata nei programmi intensivi per la prevenzione dellesordio psicotico.

I trattamenti psicoeducativi sono stati proposti anche per lo sviluppo del benessere nei pazienti affetti da patologie mentali gravi, che per stile di vita, uso dei farmaci e ridotte competenze per la protezione della loro salute hanno un rischio relativo di morte superiore da 2 a 12 volte quello della popolazione generale. È utilizzata la forza motivazionale del gruppo cosiddetti "Gruppi benessere".

Trattamenti psicoeducazionali sono stati proposti anche in età evolutiva, per minori con disturbi mentali gravi e per i loro familiari, per gli adolescenti a rischio e i loro familiari, per lautismo e per i disturbi del comportamento alimentare. Più recentemente è stato esteso al trattamento dei disturbi bipolari e al disturbo ossessivo-compulsivo. Un quadro piuttosto ampio sulle applicazioni della psicoeducazione è stato tracciato sul numero monografico della Rassegna di Studi Psichiatrici Vo. 10, dicembre 2014.

Lo stesso tipo di approccio è stato utilizzato nel "chronic care model" di Wagner per favorire lautogestione delle cure nelle persone portatrici di patologie organiche croniche con la formazione di un "paziente esperto".

Le abilità di comunicazione efficace, di soluzione dei problemi e di individuazione precoce dei segni di ricaduta sono stati anche utilizzati nel campo dei problemi alcorrelati e complessi cioè la combinazione tra uso dellalcol e disturbi psichici, nei Club alcologici territoriali. In questo ambito sono stati tenuti numerosi corsi monotematici sul tema della comunicazione efficace Guastalla, 2010, 2011, 2012, 2013, 2014, 2015, 2016, 2017 e sulle abilità di comunicazione e i problemi alcolcorrelati muntidimensionali o complessi.



                                     

4. Prove di efficacia

Le prove di efficacia su cui può contare la psicoeducazione sono numerosissime. La psicoeducazione familiare riduce del 50% le ricadute nei pazienti che soffrono di schizofrenia Resnick et al., 2005. Una recente analisi sistematica Cochrane, che ha analizzato 44 trail condotti in 5142 pazienti, ha confermato che la psicoeducazione non solo riduce le ricadute, ma fa diminuire i nuovi ricoveri ospedalieri, migliora ladesione ai farmaci, riduce la lunghezza della degenza Xia et al., 2012. Purtroppo solo il 31% dei pazienti riceve questo trattamento Tansella, 2012. Nei servizi psichiatrici italiani solo l8% utilizzano questa modalità di trattamento Magliano, 2002.

                                     
  • cognitivismo, deve essere considerato uno dei principali esperti della psicoeducazione Ha pubblicato numerosi lavori scientifici sulle principali riviste
  • terapia, ma che si orienti sempre di più verso la prevenzione. La psicoeducazione è uno strumento di cura del disturbo bipolare, rivolto non alla eliminazione
  • Schizofrenia. 100 domande e 100 risposte., 1994. Terapie familiari e psicoeducazione 1995. Schizofrenia e ambiente, 1998. Disturbi dell alimentazione