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ⓘ Proprietà della lingua




Proprietà della lingua
                                     

ⓘ Proprietà della lingua

Alla lingua, cioè al linguaggio verbale umano, quale facoltà specifica dell Homo sapiens sapiens, vengono tipicamente attribuite alcune proprietà che la identificano e per certi aspetti la distinguono da altri codici.

Secondo la classificazione di Gaetano Berruto e Massimo Cerruti tali proprietà sono le seguenti:

  • biplanarità
  • riflessività
  • libertà da stimoli
  • trasponibilità di mezzo
  • produttività
  • onnipotenza semantica
  • trasmissibilità culturale
  • complessità sintattica
  • plurifunzionalità
  • discretezza
  • linearità
  • ricorsività
  • equivocità
  • distanziamento
  • arbitrarietà
  • doppia articolazione
                                     

1.1. Analisi delle proprietà Biplanarità

La biplanarità è, tra tutte, la proprietà più ovvia in quanto caratterizza tutti i segni, e quindi anche quelli linguistici, associandone le due rispettive facce. Infatti, essa mette in evidenza il rapporto tra il significante, o espressione fonica, facilmente percepibile poiché cade sotto i nostri sensi, e il significato, o momento semantico, contenuto veicolato dalla faccia percepibile.

Dal punto di vista del significante, la parola cane è la faccia fisicamente percepibile del segno linguistico il qualcosa che sta per il qualcosaltro. Invece, dal punto di vista del significato, essa rimanda al concetto o allidea di cane il qualcosaltro, limmagine della realtà esterna che la mente umana ha.

Un codice, dunque, può essere definito come un insieme di corrispondenze fra significanti e significati mentre un segno come lassociazione di un significante e di un significato.

                                     

1.2. Analisi delle proprietà Arbitrarietà

Larbitrarietà consiste nel fatto che non esiste un vincolo naturale tra significante e significato di un segno linguistico: si tratta, perciò, di convenzioni scelte in modo arbitrario e imposte dalle rispettive comunità linguistiche alle quali le parole appartengono.

Il significante cane non ha nulla che rimandi allidea del significato di "cane": nel nome non cè nulla che abbia a che fare con lanimale vero e proprio o che consenta di chiamare quellanimale proprio in questo modo.

Infatti, se così non fosse le parole delle diverse lingue dovrebbero essere molto simili tra loro per designare gli stessi elementi. Allo stesso modo, se i segni linguistici non fossero arbitrari, parole simili nelle diverse lingue dovrebbero disegnare cose o concetti simili.

Partendo dal triangolo semiotico che lega un significante mediato da un significato con cui è associato e riferito ad un elemento referente della realtà esterna, è possibile vedere che esistono quattro tipi o livelli di arbitrarietà diversi:

  • rapporto tra forma e sostanza del significante.
  • rapporto tra forma e sostanza del significato;
  • rapporto tra significante e significato;
  • rapporto tra segno e referente;

Il primo livello riguarda lassenza di un legame naturale e concreto, e perciò di derivazione, tra un elemento della realtà esterna e il segno a cui esso viene associato ad esempio, tra un oggetto e il suo segno oppure tra una persona e il suo nome.

Il secondo livello concerne larbitrario rapporto tra il significante la parola divano e il significato un oggetto di arredamento che serve per sedersi.

Al terzo livello appartiene il rapporto arbitrario tra forma-struttura di una lingua la sua organizzazione interna e la sostanza-materia linsieme di fatti concettualizzabili, significabili. Ogni lingua attribuisce in modo diverso dalle altre una data forma significato ad una data sostanza.

Ad esempio, le parole italiane bosco, legna e legno si traducono in francese con ununica parola bois, e in tedesco con due wald e holz. Si può vedere, dunque, come litaliano riconosce tre entità, laddove il francese ne riconosce solamente una e il tedesco due.

Infine, al quarto ed ultimo livello, si inserisce il rapporto arbitrario tra forma e sostanza del significante, che riguarda le molteplici entità della materia fonica che variano nelle diverse lingue. Un esempio di identica materia fonica organizzata in maniera diversa nelle varie lingue è la quantità vocalica. Mentre in italiano non cè distinzione tra lunga, vuol dire anello.

Tuttavia esistono delle eccezioni al principio di arbitrarietà:

  • il fonosimbolismo.
  • le onomatopee;
  • gli ideofoni;

Le onomatopee sono figure retoriche che imitano o riprendono nel significante caratteri fisici di ciò che esse designano. Sono onomatopee, per esempio, parole come tintinnio, sussurrare, din don dan, chicchirichì che imitano il suono, o il rumore, che designano, e che presentano un grado maggiore di iconismo: sarebbero più icone che simboli o segni.

Più strettamente iconici, poi, sono i cosiddetti ideofoni, ovvero quelle espressioni che delineano fenomeni naturali o azioni, frequentemente usate nei fumetti, come boom grande fragore, zac taglio netto, gluglu trangugiare acqua. Maggiore è il grado di arbitrarietà, minore è quello di iconismo e viceversa.

Il fonosimbolismo, invece, indica il legame tra certi suoni e i loro rispettivi significati. La vocale chiusa /i, per esempio, delineerebbe cose di piccole dimensioni.

È possibile notare, quindi, come alcuni vocaboli presentino una certa espressività non mediata dal significato, ma suggerita dalla struttura e perciò dallo stesso significante, così da richiamare aspetti del mondo esterno che essi delineano.

Esistono, però, dei controesempi che dimostrano sia lesistenza di parole contenenti la /i/ che indicano grandezza es. gigante, sia parole che indicano piccolezza e non contengono la /i/.

In conclusione, è possibile affermare che le eccezioni al principio di arbitrarietà non sono in grado di attentare allesistenza di tale proprietà fondamentale del linguaggio, poiché si tratta comunque di un numero ridotto di parole che variano nelle diverse lingue.

                                     

1.3. Analisi delle proprietà Arbitrarietà verticale e orizzontale

Larbitrarietà può essere sia verticale che orizzontale.

Nel primo caso si sottolinea il rapporto arbitrario tra significante e significato di uno stesso segno. Per fare un esempio, nella sequenza fonica della parola casa non cè nulla che rimanda alle caratteristiche dellidea che la mente umana ha della casa, quali forma, dimensione, varietà ecc. Infatti, se così non fosse stato, ci sarebbe dovuta essere una somiglianza tra i significanti delle diverse lingue ingl. sea - ita. mare, ingl. home - ita. casa ecc.

Larbitrarietà orizzontale, invece, chiama in causa il rapporto che intercorre tra significante e significato di segni diversi. Ciascuna lingua, infatti, delimita sia la materia fonica che il contenuto secondo regole proprie: ad ogni sistema linguistico corrisponde una struttura diversa e unorganizzazione particolare dei dati dellesperienza.

Ne sono esempi le variazioni di significati che le parole assumono da lingua a lingua, riferendosi a campi semantici più stretti o più larghi che siano: la parola italiana vitello non corrisponde allinglese calf che ha un campo semantico più ristretto in quanto gli si oppone veal calf indica lanimale vivo, veal la carne da cucinare.



                                     

1.4. Analisi delle proprietà Doppia articolazione

La doppia articolazione, da non confondere con la biplanarietà, indica che il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli differenti.

La prima articolazione consente la scomposizione del significante di un segno linguistico in unità minime, chiamate morfemi, ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate per formare nuove parole. La parola cane si scompone in due parti can e che recano rispettivamente un significato lessicale e uno grammaticale e che possono comparire in altre composizioni per dar vita a parole nuove.

La seconda articolazione è, invece, caratterizzata da unità minime scomponibili non dotate di un proprio significato, i fonemi. Dunque, la frase la mamma cucina è costituita da sei morfemi, l-a mamm-a cucin-a, unità minime di prima articolazione, e da tredici fonemi, l-a m-a-m-m-a c-u-c-i-n-a, unità minime di seconda articolazione. È possibile notare che talvolta morfemi e fonemi coincidono come nel caso della – a di mamma che è sia un morfema sia un fonema.

La doppia articolazione costituisce una proprietà fondamentale del linguaggio verbale umano poiché consente alla lingua una grande economicità di funzionamento: con un numero limitato di unità minime di seconda articolazione è infatti possibile dar vita a un numero grandissimo, pressoché illimitato, di unità dotate di significato. Ciò dimostra come alla base della strutturazione della lingua ci sia il principio di combinatorietà. La lingua funziona, infatti, attraverso la combinazione di unità minori, contenute in numero limitato, per formare un numero illimitato di unità maggiori segni. È proprio tale principio che rende il sistema linguistico infinito: in italiano, per esempio, attraverso un numero finito di elementi, quali 30 fonemi con i quali costituiamo circa 250 morfemi derivazionali e 200.000 basi derivazionali lemmi del vocabolario, è possibile creare un numero infinito di frasi.

                                     

1.5. Analisi delle proprietà Trasponibilità di mezzo

La trasponibilità di mezzo indica la possibilità del referente di trasmettere un significante qualsiasi. Questultimo, infatti, può essere trasmesso sia attraverso il mezzo aria, il canale fonico-acustico, sotto forma di onde sonore percepite dalluomo, sia attraverso il mezzo luce, il canale visivo-grafico. Nonostante ci sia questa duplice possibilità di scambio di informazioni, ha una priorità il canale orale, fonico-acustico, rispetto a quello scritto, visivo-grafico, cosicché la fonicità appare unulteriore proprietà del linguaggio umano. Il parlato, infatti, sembra avere una priorità antropologica: se per ogni lingua con forma scritta esiste anche una forma parlata, non è sempre vero il contrario. Esiste, infatti, un gran numero di lingue che possiedono soltanto la fonia e mancano della grafia. A rafforzare lidea secondo cui il parlato sia prevalente rispetto allo scritto intervengono altre due priorità, quella ontogenetica relativa al singolo individuo e quella filogenetica relativa allintera specie umana. La prima è relativa al fatto che gli individui imparano prima a parlare e in un secondo momento a scrivere, anche se non tutti quelli che parlano sono anche in grado di scrivere; la seconda, invece, indica lanteriorità dello sviluppo del parlato rispetto allo scritto nella storia della specie umana. Il canale fonico-acustico e luso del parlato presentano effettivamente dei vantaggi biologici rispetto al canale visivo e alluso dello scritto. Tra questi è possibile ricordarne alcuni.

Il parlare:

  • è possibile in qualsiasi circostanza, purché vi sia presenza di aria, anche in presenza di ostacoli, a visibilità limitata, a distanza;
  • è modulabile, più rapido dello scrivere ed ammette più recettori;
  • non ostacola altre attività, può essere utilizzato in concomitanza con molte attività fisiche e intellettive;
  • permette di individuare la fonte di emittenza del messaggio;
  • consente la recezione contemporaneamente alla produzione del messaggio;
  • è di rapida dissolvenza ma lascia libero il passaggio ad altri messaggi;
  • è concomitante con la respirazione per cui non richiede eccessivo spreco di energia.

Il messaggio orale, dunque, presenta caratteri che non ricorrono in quello scritto. Ritmo, intonazione, pause, volume e qualità della voce caratterizzano unicamente il dato orale e, insieme allespressione facciale, al sistema gestuale e posturale, modificano leffetto delle parole emesse. Ciò significa che fenomeni prosodici e paralinguistici trovano utilità nellenunciazione più che nella forma scritta e, inoltre, forma parlata e forma scritta non sono semplicemente luna la traduzione dellaltra. Infatti non tutto ciò che può essere reso nel parlato può anche essere tradotto nello scritto e viceversa. I due canali fonico-acustico e grafico-visivo presentano, dunque, tratti che li contraddistinguono. Nelle società odierne, però, cè un legame particolare tra parlato e scritto, utilizzati per funzioni distinte: il binomio parlato-scritto costituisce un continuum caratterizzante le lingue proprie delle varie comunità linguistiche. Il canale visivo ha, infatti, unimportanza fondamentale allinterno della società. Per esempio, ha validità giuridica e un largo uso nella legislatura, nellinsegnamento, nella tradizione culturale, letteraria e del sapere scientifico. In questo caso si parla di priorità sociale del mezzo scritto: la forma scritta, infatti, è sintomo di lingua evoluta, utilizzabile in molteplici ambiti.

                                     

1.6. Analisi delle proprietà Linearità

Unulteriore proprietà caratteristica del significante è la linearità.

A differenza dei segni "globali", percepiti come inseriti nel complesso, il segno linguistico viene prodotto, si realizza e si sviluppa in successione nel tempo e nello spazio. Per comprendere il messaggio occorre, perciò, che gli elementi siano attualizzati linearmente uno dopo laltro.

Così, ad esempio, le frasi Luca saluta Gianni e Gianni saluta Luca designano due stati di cose ben diverse.

                                     

1.7. Analisi delle proprietà Discretezza

La discretezza si riferisce, invece, allassoluta differenza fra gli elementi: le unità della lingua non sono continue ma separate e ben distinte tra loro.

Es.

Pollo e bollo sono parole con significati nettamente differenti che variano proprio per la presenza di un fonema, /b, al posto di un altro, /p/.

Unimportante conseguenza della discretezza è che non è possibile intensificare il significante per intensificare il significato allo stesso modo in cui si fa con le grida: nella lingua il significato non varia al variare del significante.

Es.

Mentre cè una differenza tra un ahi! detto a bassa voce rispetto ad un AHI! urlato, infatti, il primo indica un male minore rispetto a quello urlato, tra gatto a voce bassa o GAAATTOOO urlato il significato, invece, non cambia.
                                     

1.8. Analisi delle proprietà Onnipotenza semantica

Lonnipotenza semantica è quella proprietà generale del linguaggio verbale umano secondo cui è possibile dare unespressione a qualsiasi contenuto, cioè è possibile formulare e, dunque, tradurre in lingua un messaggio formulato in qualsiasi altro codice. Però, poiché risulta difficilmente provabile che con la lingua si possa dire veramente tutto e che ogni messaggio possa essere tradotto in un messaggio linguistico, per cautela, si preferisce parlare di plurifunzionalità, ovvero la possibilità della lingua di ricoprire diverse funzioni.

Tra esse le più rilevanti sono:

  • manifestare, esternare i propri sentimenti e stati danimo;
  • risolvere problemi;
  • fungere da strumento di comunicazione;
  • trasmettere informazioni;
  • creare e regolare attività cooperative e rapporti sociali;
  • dare una forma esterna al pensiero mentale;
  • creare mondi possibili.

Inoltre, secondo il modello di Jakobson, il linguaggio verbale è caratterizzato da sei funzioni centrali che differiscono in base alla tipologia del messaggio che si intende trasmettere.

Si tratta di:

  • funzione emotiva o espressiva per esprimere emozioni o sensazioni del parlante
es. Che bella serata!
  • funzione metalinguistica per specificare aspetti del codice
es. Gianni è il soggetto della frase Gianni gioca a calcio
  • funzione referenziale per dare informazioni circa la realtà esterna
es. Esistono animali erbivori
  • funzione conativa per stimolare la partecipazione del ricevente ottenendo da lui una certa partecipazione
es. Chiudi la porta!
  • funzione fàtica per sottolineare il canale di comunicazione e/o il contatto fisico o psicologico fra i parlanti
es. Ehi? Pronto?, ci sei?
  • funzione poetica per enfatizzare le potenzialità insite nel messaggio e i caratteri interni del significante e del significato
es. Nel mezzo del cammin di nostra vita.


                                     

1.9. Analisi delle proprietà Riflessività

La riflessività è propria del linguaggio e indica la possibilità di usare la lingua per parlare della lingua stessa: la lingua viene così usata come metalingua. Riprendendo la funzione metalinguistica sopra trattata si può vedere come siano possibili frasi del tipo: alza è la terza persona singolare del modo indicativo del tempo presente del verbo alzare.

                                     

1.10. Analisi delle proprietà Produttività

La produttività allude alla facoltà della lingua di parlare di cose nuove, talvolta anche inesistenti, di nuove esperienze e di messaggi mai prodotti prima. Per far ciò da un lato si utilizzano nuovi significanti e significati mai uniti prima, dallaltro si associano messaggi già esistenti adattati però a nuove situazioni. La produttività è permessa dalla doppia articolazione che prevede, come è stato affermato prima, la combinazione di unità minime, formanti un sistema chiuso, in unità sempre maggiori e in numero infinito. Essa è stata denominata anche creatività regolare: una produttività infinita basata su un numero limitato di regole applicabili ricorsivamente.

                                     

1.11. Analisi delle proprietà Ricorsività

La ricorsività, invece, consiste nella possibilità di applicare lo stesso procedimento un numero illimitato di volte per ottenere segni sempre nuovi. Pur illimitata, ciò che la limita è lutilizzo che i parlanti ne fanno. Oltre un certo grado di lunghezza e complessità, il segno non sarebbe più memorizzabile ed economicamente maneggiabile. Dunque, è possibile vedere che sono i parlanti a limitare il sistema infinito utilizzabile.

È possibile creare nuove parole a partire da quelle già esistenti come nel processo di suffissazione: da bene si ha benevolo, da benevolo si ha benevolmente ecc.

A partire da una frase compiuta con un nome e un verbo Lucia mangia è possibile ottenere Marco vede che Lucia mangia o ancora Marco vede che Lucia mangia la torta di mele della nonna e così via.

                                     

1.12. Analisi delle proprietà Distanziamento

Il distanziamento è la possibilità di parlare di cose, eventi e persone lontane dal momento e dal luogo in cui si svolge linterazione comunicativa. A differenza degli animali che, per esprimere il loro bisogno di cibo, utilizzano il proprio verso senza riuscire a comunicare che il giorno prima avevano fame, con la lingua di solito gli individui parlano di cose lontane dallo spazio e dal tempo in cui essi sono inseriti.

Il distanziamento consiste, dunque, nella possibilità di parlare dellesperienza in assenza di essa. Con questo, la nozione di distanziamento finisce per coincidere con quella di libertà da stimoli ovvero la capacità dei parlanti di emettere messaggi in base allelaborazione concettuale della realtà esterna.

La lingua, quindi, è indipendente dalla situazione immediata.

A partire dalla definizione di distanziamento possiamo citare un’altra proprietà importante del linguaggio umano. La libertà da stimoli.



                                     

1.13. Analisi delle proprietà Trasmissibilità culturale

Ogni lingua è trasmessa per tradizione allinterno della società come un fattore culturale. Le regole sintattiche, semantiche, morfologiche, fonetiche e lessicali fondanti il patrimonio lessicale di ogni lingua passano, da generazione in generazione, per insegnamento e apprendimento.

La trasmissibilità culturale indica la tendenza di ciascun individuo ad acquisire la lingua della comunità sociale alla quale appartiene che non sempre coincide con quella dei propri genitori biologici. Vi è perciò una componente innata in ciascun individuo: la predisposizione a comunicare mediante una lingua le strutture portanti del linguaggio verbale. Per tale processo di acquisizione/apprendimento della lingua sono fondamentali il periodo della prima infanzia e della pubertà linguistica. Se entro tale fase 11-12 anni lindividuo non viene sottoposto a stimoli linguistici, lo sviluppo della lingua è praticamente impossibile. Inoltre, entro tale età lapprendimento di una lingua avviene in maniera rapida, facile e agevole; imparare una seconda lingua più tardi diventa più faticoso.

                                     

1.14. Analisi delle proprietà Complessità sintattica

La complessità sintattica è una proprietà linguistica inerente alla natura del sistema linguistico piuttosto che a quella materiale dei segni.

Essa riguarda lalta complessità strutturale delle catene linguistiche che spesso presentano rapporti di forte concatenazione tra gli elementi disposti linearmente. Gli elementi o parti del segno, infatti, non sono disposti casualmente; essi costituiscono una fitta trama che si evidenzia nella sintassi. Fra gli aspetti che hanno rilevanza nella complessità sintattica vi sono:

  • lordine lineare degli elementi di una frase, che permette di evitare le possibili ambiguità di significato;

es.

Il leone mangia la tigre. La tigre mangia il leone.

Solo lordine ci indica chi ha mangiato e che cosa viene mangiato.

  • le dipendenze tra gli elementi di una frase che evidenziano i rapporti gerarchici che essi hanno. Questi ultimi costituiscono una seconda trama della sintassi, sovrapposta alla successione lineare e del tutto indipendente da essa.

I costituenti della frase, infine, mantengono i loro rapporti anche a distanza, proprietà estranea ad altri sistemi di comunicazione;

es.

La ricerca di Silvia sullinquinamento: sullinquinamento non dipende dallelemento che lo precede immediatamente, di Silvia, ma dal soggetto la ricerca.
  • le incassature di alcuni elementi allinterno di altri per indicare particolari legami e i rispettivi livelli in cui si trovano le diverse parti della catena linguistica;

es.

La bambina che gioca nel parco è mia nipote: la parte che gioca nel parco è incassata, o incastrata, dentro il resto della frase la bambina è mia nipote.
  • la ricorsività, che conferisce una particolare complessità interna;
  • le parti del discorso, che danno informazioni sulla sua strutturazione interna;

es.

Congiunzioni coordinanti, come e, ma, ecc., e subordinanti, come che, perché, ecc.
  • la discontinuità tra elementi uniti dal punto di vista semantico e sintattico però non adiacenti linearmente;

es.

Gallia est omnis divisa in partes tres la Gallia nel suo insieme è divisa in tre parti. Omnis, collegato al nome Gallia, separa il verbo est e il suo complemento attributivo divisa.
                                     

1.15. Analisi delle proprietà Equivocità

Lequivocità è inerente alla natura del sistema linguistico e consiste in una mancata corrispondenza biunivoca tra significante e significato. Nel linguaggio verbale umano si parla di corrispondenze doppiamente plurivoche: ad un significante può corrispondere una vasta gamma di significati.

Es.

a- Il significante carica può avere diversi significati tipico caso di omonimia: 1 funzione svolta da una persona 2 quantitativo di energia il telefono ha poca carica 3 assalto il generale partì alla carica 4 piena una macchina carica di pacchi b- Il significato parte anteriore della testa può avere diversi significanti tipico caso di sinonimia: 1 faccia 2 viso 3 volto

Lequivocità, contrariamente a come potrebbe sembrare, non costituisce un difetto o una svantaggio del sistema linguistico. Essa evidenzia ulteriormente la flessibilità e la sua adattabilità ad esprimere esperienze sempre nuove e differenti. Daltra parte, i possibili problemi derivati dallequivocità sono immediatamente disambiguati dal contesto che interviene consentendo lopportuna interpretazione delle parole.

                                     

2. Lingua solo umana

A conclusione della rassegna delle diverse proprietà della lingua è opportuno chiedersi se un sistema di comunicazione organizzato come la lingua appartenga solo ed esclusivamente agli esseri umani oppure non sia altro che lespressione del modo di comunicare diffuso in maniera diversa presso tutti gli esseri animati. Lopinione più diffusa tra gli studiosi è che un tale sistema linguistico sia il frutto di una continua evoluzione parallela a quella della specie umana. In particolare, soltanto luomo possiede le precondizioni anatomiche e neurofisiologiche necessarie per lelaborazione mentale e fisica del linguaggio verbale, quali:

  • adeguato volume del cervello, quantità delle circonvoluzioni della corteccia cerebrale, quantità e plasticità dei collegamenti interneuronali;
  • conformazione del canale fonatorio a due canne, con un angolo, un cambiamento di direzione, fra una canna, il cavo orale, e laltra, la laringe e con unampia cavità intermedia.

La prima precondizione consente la memorizzazione, lelaborazione e la processazione del linguaggio, la seconda, invece, le distinzioni articolatorie della produzione fonica.

                                     

3. Esperimenti

La zoologia e, in particolare, la zoosemiotica hanno analizzato diversi modi di comunicazione utilizzati da specie differenti di animali. Come per esempio la danza delle api la danza delladdome, le formiche attraverso i feromoni, segnali odorosi, i canti e i richiami degli uccelli, le tecniche di comunicazione di balene e delfini ecc. Nessuno di essi presenta tutti i tratti che si ritrovano nel linguaggio umano. Sono stati fatti perfino degli esperimenti di insegnamento del linguaggio verbale umano alle specie animali più vicine alluomo gorilla, scimpanzé. Si è cercato di far apprendere sistemi di comunicazione che possedessero le stesse caratteristiche fondanti il linguaggio verbale e, in particolare, la cosiddetta lingua dei segni basata su gesti, atteggiamenti del viso e degli arti, invece che sul canale vocale. Le capacità acquisite da scimpanzé e gorilla dopo anni di addestramento risultano però estremamente ridotte: essi riescono ad imparare ed utilizzare un centinaio di segni legati a particolari situazioni. Secondo lipotesi più diffusa il loro comportamento sarebbe non intenzionale e consisterebbe nellimitazione dei loro insegnanti con lo scopo di ottenere una ricompensa.