Indietro

ⓘ Libero arbitrio (Nietzsche)




Libero arbitrio (Nietzsche)
                                     

ⓘ Libero arbitrio (Nietzsche)

Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche assume come punto di partenza della teoria del libero arbitrio il negare che esista sia la libertà di volere sia la non libertà di volere poiché per lui la distinzione è invece tra libertà forti e libertà deboli per cui il libero arbitrio è solo unillusione umana.

                                     

1. La realtà come complesso organico e continuo

Luomo è convinto di agire liberamente poiché non si rende conto che la sua singola azione è inserita in un più ampio contesto dove ogni accadimento fa parte di una concatenazione causale: egli crede che il suo singolo evento sia isolato e separato e che egli lo abbia determinato fortemente e liberamente: la ragione umana infatti non fa che tagliare singoli fatti da quel complesso organico e continuo dove non esistono separazioni o fratture, quelle che invece noi effettuiamo per comodità poiché solo semplificando e schematizzando possiamo agire sulla realtà.

Per questa necessità di agire "liberamente" sulla realtà,

                                     

2. Lingannevole libertà dei forti e dei deboli

Le razze "boriose", nel figurato linguaggio nicciano, sono quelle di cui fa parte "luomo forte" che "crede inconsciamente che" come se la sua debolezza fosse qualcosa di voluto, una scelta, un merito rendendo possibile "alla maggioranza dei mortali, ai deboli e agli oppressi di ogni sorta quel sublime inganno di sé che sta nellinterpretare la debolezza stessa come libertà, il suo esser-così-e-così come merito"

Io, cioè, sono umilmente sottomesso ma lo sono per una mia virtuosa libera scelta.

                                     

3. La negazione della non-libertà del volere

Negata la libertà di volere si deve altrettanto negare la non-libertà del volere, "la volontà non libera" propria di quella teoria del determinismo che concepisce luomo manovrato da un complesso di cause e motivazioni, indipendenti dalla sua volontà, che lo privano di ogni autonomia nel suo agire.

Ma anche in questo caso lerrore consiste nel voler isolare dallunione organica della realtà degli elementi singoli come, in questo caso, quelli di causa ed effetto.

Dire che ogni effetto è determinato da una causa equivale a dire che si tratta di due enti distinti ma, se si sostiene il totale determinismo, allora nella totalità, in quel complesso organico e continuo che è la realtà, non cè distinzione, i due causa ed effetto formano un tuttuno indivisibile nellunità di sistema.

Quando noi distinguiamo la scelta dalla causa, in realtà a quel punto la nostra scelta comprende già tutto il complesso delle motivazioni presenti nel sistema. Motivazioni che non ci condizionano ma che ci fanno essere quello che siamo poiché lintero mondo viene a coincidere con noi.

Nella totalità cosmica, uomo e mondo sono astrazioni e non ha senso cercare la libertà dal mondo circostante poiché luomo coincide con il mondo e la libertà delluomo coincide con quella del mondo. La libertà vera delluomo coincide con la sua convinta adesione allordine del cosmo.



                                     

4. Lavvento del "fanciullo"

Quando con il libero arbitrio luomo ingannevolmente dice "io voglio", nega la sua soggezione nei confronti della realtà ma nega anche lidentificazione di se stesso con il mondo, con la natura, con quello che lo fa essere quello che è e così facendo si allontana da quella originale armonia pagana con la totalità delle cose che caratterizza la figura del "fanciullo" che conquista liberamente il mondo:

La teoria del libero arbitrio ha costituito uno dei punti di forza del cristianesimo che nel proclamare luomo libero nelle sue azioni gliene fa assumere anche la responsabilità da cui spesso nasce il senso di colpa e di peccato e la necessità della conseguente pena per la sua colpevolezza presunta. "I sacerdoti posti al vertice delle antiche comunità vollero crearsi un diritto di irrogare delle pene mentre nessuno dà alluomo – né Dio, né la società, né i suoi genitori e antenati, né lui stesso – le sue proprie caratteristiche." ignorando che egli non è determinato dagli altri ma dalla sua coincidenza con il mondo che lo fa essere quello che è.

Ma lavvento di Dioniso rivelerà alluomo che egli non è libero e lo affrancherà dal senso di colpa nella gioiosa accettazione del suo fato, il destino al quale non può sottrarsi, poiché è esso stesso lunico in grado di realizzarlo compiutamente come oltreuomo aderendo allidentificazione con il mondo che egli stesso crea.