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ⓘ Ospedale psichiatrico di Teramo




Ospedale psichiatrico di Teramo
                                     

ⓘ Ospedale psichiatrico di Teramo

L ospedale psichiatrico di Teramo, intitolato a santAntonio abate, è stato uno dei più grandi e noti manicomi del centro-sud dItalia e dEuropa. Presente sin dal medioevo e passato sotto diverse gestioni, è uno dei monumenti più noti nel centro storico della città di Teramo. Fu aperto per un totale di 675 anni, di cui 117 come ospedale psichiatrico: fondato nel 1323, fu chiuso il 31 marzo 1998.

                                     

1. Storia del complesso

Fu di un tal Bartolomeo Zalfone, cittadino e benefattore teramano, lintenzione di istituire il 28 febbraio 1323 un ricovero per ammalati e bisognosi dedicandolo a santAntonio Abate: a tal fine, egli mise a disposizione parte della sua abitazione ne affidò la cura e lamministrazione al capitolo della cattedrale. La struttura caritativa, dunque, nacque con gesto di generosità e fu in sostanza emanazione della Chiesa.

In epoche storiche nelle quali non vi era distinzione, come avviene invece attualmente, fra laspetto sociale e laspetto sanitario, la struttura di SantAntonio Abate fungeva dunque da ospizio, come peraltro testimoniato ancora oggi dalla targa marmorea che sovrasta lingresso principale delledificio. Le funzioni dellospizio di SantAntonio Abate, in sostanza, consistevano nel fornire vitto e alloggio agli indigenti dellepoca, nonché ai pellegrini in transito nella città di Teramo. Erano somministrati anche ritrovati e farmaci agli ammalati, così comerano pure ospitati ed educati gli orfani. La Chiesa, attraverso il Capitolo Aprutino, la scienza del tempo e la pietà popolare animavano pertanto la pia struttura.

Quando Gioacchino Murat nel 1811 istituì la Commissione degli ospizi, anche la struttura di Teramo passò sotto il diretto controllo di questo nuovo organismo. Cosa che tuttavia non ebbe lunga durata: nel 1816, difatti, alla Chiesa fu restituita la gestione dellospizio di SantAntonio Abate.

Con lavvento dellUnità Nazionale, nel 1861, ne mutò nuovamente il governo: la legge del 17 luglio 1890 istituì in ogni Comune una Congregazione di carità, alla quale venne conseguentemente affidata lamministrazione di tutte quelle strutture sociali, ospedaliere ed assistenziali sino ad allora operanti nel territorio. Lospizio di SantAntonio Abate passò dunque sotto la cura di questo nuovo organismo. Laspetto sanitario e quello caritativo, comunque, continuavano ad essere intrinsecamente legati nonostante gli interventi legislativi, anche se il primo andava progressivamente rafforzandosi rispetto al secondo.

Nel luglio 1881, su iniziativa dellallora presidente della Congregazione di carità, Costantini, venne istituita in apposita sala al piano terra delledificio dellOspizio una sezione riservata ai pazienti affetti da disturbi di carattere psichico. Lo stesso Costantini, in tale sezione, si prodigò nelle attività mediche coadiuvato dagli infermieri e dalle suore.

Il nuovo reparto psichiatrico, col tempo, si trovò ad ospitare pazienti sempre più numerosi e, accanto al dato numerico in progressivo aumento, mutò radicalmente anche la casistica e la complessità delle problematiche trattate, costringendo la Congregazione di carità ad incrementare a più riprese il numero di medici psichiatri e di personale laico e religioso in servizio. Daltro canto, laumento del numero dei degenti affetti da patologie psichiatriche richiese spazi e locali via maggiori, riducendo di conseguenza i locali dellospizio destinati ad altri scopi. Nonostante i numerosi interventi edilizi di ampliamento degli edifici originari e la costruzione di nuovi padiglioni, la Congregazione di carità nella seduta del 28 maggio 1925 assunse la decisione di realizzare un nuovo ospedale generale in un terreno allora disponibile in viale Francesco Crucioli: fu inaugurato quindi lospedale civile "Vittorio Emanuele III" di Teramo, oggi ubicato nella sede di piazza Italia in località Villa Mosca a Teramo e intitolato a Giuseppe Mazzini.

A seguito della realizzazione del nuovo ospedale civile in altro quartiere, gli edifici di quello che nacque come ospizio di SantAntonio Abate furono liberati da qualsiasi altro servizio estraneo allassistenza psichiatrica e vennero conseguentemente destinati alle attività manicomiali in via esclusiva, assumendo pertanto formalmente la denominazione di "ospedale psichiatrico".

La successiva legge n. 847 del 3 giugno 1937 soppresse le congregazioni di carità e istituì al loro posto gli enti comunali di assistenza, affidando pertanto ai Comuni tutte le funzioni di assistenza agli indigenti e agli ammalati sino ad allora dirette emanazioni della pietà popolare. A Teramo, in particolare, lEnte comunale di assistenza affidò a sua volta la gestione dellormai ospedale psichiatrico di SantAntonio Abate ad un nuovo organismo: nasceva così quellEnte che assunse la denominazione di "Ospedali ed istituti riuniti di Teramo". A questa struttura, oltre che lamministrazione dellOspizio, venne altresí affidata la cura dellOrfanotrofio maschile "Domenico Savini", dellOrfanotrofio femminile "Ottavia Caraciotti", della Fondazione "Pasquale Ventilj" e dellOspedale Sanatoriale "Filippo Alessandrini e Giuditta Romualdi", destinato al trattamento e alla terapia per gli affetti da tubercolosi.

Lente "Ospedali ed istituti riuniti di Teramo" era guidato da un Consiglio nel quale venne chiamato nuovamente a sedere, dopo decenni di laicizzazione dellassistenza sociale e sanitaria, un rappresentante della Chiesa aprutina. Chiesa che, come detto, tenne per secoli le redini di quello che nel 1323 nacque come Ospizio per gli ammalati e i bisognosi.

Questo organismo continuò quindi a gestire la struttura di SantAntonio Abate sino allemanazione della legge n. 132 del 12 febbraio 1968: a seguito di questo provvedimento vennero definitivamente separate le funzioni assistenziali e sociali da quelle di esclusiva caratterizzazione sanitaria. Sulla scorta di questi dettami, lente "Ospedali ed istituti riuniti di Teramo" venne definito "ente ospedaliero provinciale" e fu stabilito che esso dovesse comprendere:

  • lospedale civile Giuseppe Mazzini
  • lospedale sanatoriale Alessandrini Romualdi.
  • lospedale psichiatrico SantAntonio Abate

Nel 1974, a causa dellelevato numero di degenti nellospedale psichiatrico, vennero realizzate in località Casalena a Teramo nuove strutture succursali destinate ad ospitare la popolazione maschile dellospedale psichiatrico. I locali originari di SantAntonio Abate, pertanto, rimasero da allora dedicati alla sola popolazione femminile.

La successiva legge n. 833 del 23 dicembre 1978 istituì il servizio sanitario nazionale le unità sanitarie locali: per effetto di questa, fu definitivamente sancita lestromissione del Capitolo aprutino, e quindi della Chiesa che pure aveva curato per lunghi secoli la struttura di SantAntonio Abate. I tre ospedali sopra indicati confluirono pertanto tutti nellUnità Sanitaria Locale di Teramo, che ne è amministratrice e proprietaria ancora oggi.

La legge n. 180 13 maggio 1978 cosiddetta legge Basaglia sancì la chiusura degli ospedali psichiatrici italiani. Più volte prorogata, la deospedalizzazione dei pazienti sino ad allora ospitati nella storica struttura di SantAntonio Abate terminò quasi venti anni dopo. Lospedale psichiatrico di Teramo chiuse definitivamente il 31 marzo 1998. Più di sei secoli di storia di questo grandioso ospedale terminarono così.

                                     

1.1. Storia del complesso Storia dellospedale psichiatrico

Come sopra descritto, nel luglio 1881, su iniziativa dellallora presidente della Congregazione di carità, Costantini, venne istituita in apposita sala al piano terra delledificio dellospizio una sezione riservata ai pazienti affetti da disturbi di carattere psichico. Una lapide collocata in quella sala ancora oggi ricorda lavvenimento: QUESTA SALA FU LA PRIMA DEL MANICOMIO CHE SI APRÌ NELLA FINE DI LUGLIO MDCCCLXXXI - PRESIDENTE COSTANTINI.

La scelta di occuparsi delle malattie mentali, attraverso la creazione di una struttura per accogliere i malati, fu assolutamente strategica per la Congregazione di carità: ben presto affluirono nellospedale psichiatrico di Teramo uomini, donne e bambini allontanati dalle famiglie, dagli altri ospedali, dagli orfanotrofi, dai ricoveri di mendicità e dalle carceri.

Sul finire dellOttocento, le condizioni di vita della popolazione abruzzese, e quella teramana in particolare, erano assai difficili: malnutrizione, alta mortalità infantile, alloggi precari ed insalubri, carenze igieniche e sanitarie del territorio, costituirono le vere cause esogene influenti lo stato fisico e mentale dei cittadini.

Il nascente istituto, nato per fornire asilo ed assistenza ai cosiddetti alienati mentali, divenne ben presto, soprattutto negli anni del grande internamento manicomiale tra la fine dellOttocento e linizio del Novecento, ricovero anche per malati le cui patologie erano legate soprattutto alle condizioni di assoluta povertà e indigenza: malaria, tubercolosi, pellagra, epilessia, sifilide, ma anche soggetti dalla condotta morale poco ortodossa, alcolizzati, prostitute ed affetti da deficit intellettivi più o meno severi. Tutte categorie di emarginati, in sostanza, i cui disturbi avevano alterato in qualche modo la psiche.

Allinizio non si ritenne di dover dotare listituto di appositi locali autonomi, tenuto conto dellesiguo numero di ricoverati 20 in totale, di cui 7 uomini e 13 donne, ma già nel 1893, con laccoglimento di pazienti provenienti dalle altre province abruzzesi e soprattutto da fuori regione, divenne di primaria importanza reperire locali per le necessità di cura ed assistenza di pazienti che avevano raggiunto una presenza di 203 unità. La Congregazione di carità assegnò alcuni edifici, contigui alle già esistenti strutture ospedaliere ma adibiti sino a quel momento ad altre finalità, nel quartiere di Porta Melatina il cui arco è tuttora visibile ed edificò nel 1894 un nuovo edificio adiacente a quelli già esistenti. Negli anni tra il 1895 e il 1900 continuò incessantemente lopera di ampliamento dellospedale psichiatrico con lacquisto e realizzazione di edifici limitrofi.

Nei primi periodi che seguirono linaugurazione della prima sezione manicomiale 1881 e per circa dieci anni, le funzioni mediche e di assistenza ai degenti furono espletate da personale religioso e laico dellospedale generale presso cui era ospitata tale sezione manicomiale. I servizi psichiatrici furono dotati di un corpo sanitario autonomo quando si bandì il primo concorso per la direzione dellospedale psichiatrico, assegnata dal 1892 al 1916 a Raffaele Roscioli, già medico nellospedale psichiatrico "Vittorio Emanuele II" di Nocera Inferiore.

Lesperienza maturata nella struttura campana gli permise di impostare una prima organizzazione nellospedale psichiatrico teramano, che da lì a qualche anno sarebbe diventato punto di riferimento psichiatrico regionale e, poi, nazionale.

Merito del Roscioli fu quello di aver ridisegnato le funzioni della struttura di SantAntonio Abate da luogo di ricovero e custodia a luogo di cura, introducendo la costante osservazione dei malati e limpostazione dei documenti nosologici, redigendo puntualmente per ogni malato la propria cartella clinica. Per diminuire laffollamento ed il disagio che la penuria di locali continuava a determinare, fu aperto nel 1910, nella succursale di Corso di Porta Romana a Teramo, lasilo speciale per alienati cronici e tranquilli.

Il direttore Roscioli introdusse lattività lavorativa come strumento terapeutico: i cosiddetti tranquilli potevano recarsi a lavorare nella prima colonia agricola esterna allospedale, inaugurata nel febbraio del 1905, e nelle officine interne che si andavano via impiantando. Lospedale psichiatrico venne ad essere, difatti, quasi del tutto autosufficiente. Limpulso dato allergoterapia, nonostante le difficoltà dovute sempre alla cronica carenza di locali, determinò la nascita delle officine interne del calzolaio, del sarto, del falegname, del fabbro. Oltre alle lavorazioni di paglia, scope e materassi. I ricoverati inoltre erano impegnati nella pulizia dei locali, nella lavanderia e nei magazzini. Le donne si occupavano prevalentemente di cucina, tessitura, ricamo e cucito.

Impegno costante del Roscioli fu altresí la qualificazione del personale, che a quel tempo veniva reclutato senza una formazione specifica: a vigilare sui degenti, in effetti, erano principalmente persone dotate di forza fisica e con modi rozzi e violenti. Il Direttore avviò una scuola professionale interna per infermieri, rimasta in funzione per decenni.

Le trasformazioni messe in atto dal Roscioli furono riprese dal nuovo Direttore, Guido Garbini, che diresse lOspedale Psichiatrico di Teramo dal 1917 al 1919.

Questi intese rafforzare e incentivare le funzioni di educazione e riabilitazione sociale dellospedale, creando le premesse per la nascita di una struttura più moderna intesa non come semplice luogo di custodia bensì di cura. Introdusse nuovi laboratori clinici e una prima, straordinaria ed ancora esistente biblioteca. Ordinò la rimozione di una quantità impressionante di cancelli ed inferriate, il cui smantellamento permise di alimentare lofficina interna del fabbro per addirittura due anni 1917 - 1918. Provvide alla demolizione di alcune celle di isolamento, i cui mattoni divisori furono riutilizzati per la pavimentazione, ancora oggi esistente, del maggiore dei cortili interni prospiciente le officine. Nei sotterranei provvide a far predisporre una sorta di grotta adibita alla macellazione della carne da destinare alle cucine e alla relativa conservazione. A testimonianza del notevole impulso scientifico della sua pur breve Direzione, si conservano numerosi pubblicazioni da lui curate.

La prima guerra mondiale aveva tuttavia reso ancor più gravi i problemi gestionali dellospedale: il sovraffollamento, dovuto anche allinternamento dei militari ritornati dal conflitto con disturbi mentali, i locali fatiscenti, il malfunzionamento dei servizi igienici e la carenza di personale rendevano estenuante il lavoro dei sanitari e penosa la vita dei ricoverati.

La vera e propria trasformazione dellistituto da struttura sanitaria a prevalente carattere di custodia con spirito compassionevole, a moderno ospedale psichiatrico, può ritenersi raggiunta solo agli inizi degli anni Trenta del Novecento, alla fine della Direzione di Marco Levi Bianchini.

Illustre psichiatra, direttore in carica dal 1924 al 1931, convinto sostenitore e promotore della diffusione della psicanalisi nel nostro Paese, Marco Levi Bianchini diede slancio e impulso alla struttura che divenne, per tutto il tempo del suo mandato, punto di riferimento nazionale e addirittura internazionale per le discipline psichiatriche, psicologiche e psicanalitiche.

LOspedale Psichiatrico di Teramo visse in quegli anni momenti di studio e ricerca straordinariamente fecondi. A conferma di ciò, nel 1924, fondata e diretta da Marco Levi Bianchini, nasce la rivista denominata Archivio Generale di Neurologia, Psichiatria e Psicanalisi quale organo ufficiale dellospedale e il 7 giugno 1925 viene fondata a Teramo, proprio allinterno dellOspedale Psichiatrico, la Società psicoanalitica italiana, ancora oggi esistente, trasferita successivamente a Roma. Ancora oggi una lapide in marmo apposta su una parete esterna dellospedale, lungo via Aurelio Saliceti, ricorda lepisodio e la figura del direttore Marco Levi Bianchini.

Con determinazione questi affrontò anche i problemi più urgenti del nosocomio: dalla realizzazione di nuovi locali e ristrutturazione di quelli già esistenti, alla riqualificazione e aggiornamento del personale sanitario; dalla creazione di nuovi ed efficienti laboratori, allo sviluppo della biblioteca. Seppe inoltre instaurare rapporti professionali e umani con i pazienti dei quali prendeva a cuore le situazioni personali e familiari.

Si prodigò affinché il suo ospedale psichiatrico manifestasse un volto umano: furono pertanto estirpate le cattive maniere verso i degenti, la trascuratezza e la venalità. Le mansioni dovevano svolgersi con zelo, contribuendo così a fornire una lusinghiera immagine che rese possibile, in breve tempo, la riconquista della fiducia delle famiglie, del pubblico e degli Enti interessati allistituto. Le condizioni dei ricoverati dunque migliorarono sensibilmente.

Levi Bianchini predispose una nuova organizzazione interna che istituiva, oltre alle tre sezioni già esistenti Uomini, Donne e Fanciulli, delle sottosezioni e delle nuove sezioni staccate, dedicate ad altre patologie influenti sulla malattia mentale. I pazienti ricoverati alla fine del 1925 erano ben 700. In quellanno furono accolti numerosi malati provenienti dallOspedale Psichiatrico di Aversa, aggravando così non poco i già seri problemi di spazio, che furono parzialmente risolti con la costruzione, come descritto in precedenza, di una nuova sede separata dellOspedale Civile "Vittorio Emanuele III" in Viale Francesco Crucioli. Elemento che permise allOspedale Psichiatrico di occupare interamente gli edifici sino a quel momento condivisi con lOspedale Civile.

Instancabile nel ricercare nuove vie per lassistenza e la cura degli alienati, sempre più convinto che le malattie psichiche potessero essere in qualche modo prevenute, nel febbraio 1928 il Direttore Levi Bianchini inaugurò il Dispensario di igiene mentale, quinto in Italia dopo Milano, Arezzo, Venezia ed Ancona, attuando così un servizio psichiatrico aperto e finalizzato ad evitare il possibile ricovero manicomiale.

Al termine del suo mandato, nel 1931, si registrava nellOspedale Psichiatrico una presenza di 1000 ricoverati, oltre 100 infermieri, 5 medici a tempo pieno, diversi inservienti e un discreto numero di collaboratori che prestavano la loro opera nelle officine, nei laboratori e nelle colonie agricole. Se si considera che la popolazione del centro storico di Teramo in quel periodo non superava i novemila abitanti, si può ben sostenere che lOspedale Psichiatrico rappresentasse una città nella città.

Negli anni Quaranta la Guerra determinò nuovamente condizioni socio-economiche precarie ed un forte degrado allinterno dellistituto, la cui direzione venne assunta da Danilo Cargnello, altro illustre psichiatra italiano.

Con la direzione di Carlo Romerio negli anni Cinquanta si registrò una nuova, forte ripresa dellattività scientifica: la psichiatria ora poteva contare su un personale sanitario motivato e preparato, costituito da giovani medici specializzati che sperimentano nuove e moderne forme di assistenza e terapia.

Il decennio successivo rappresentò una svolta operativa per lOspedale: nacque infatti il nuovo complesso neuropsichiatrico in località Casalena a Teramo. La nuova costruzione diventò essenziale per fornire dignitosa assistenza ai numerosi pazienti ospitati negli antichi e fatiscenti edifici, nei quali dunque restò la sola popolazione femminile quella maschile fu trasferita nel nuovo complesso.

Gli anni che vanno dallimmediato dopoguerra al 1998 furono segnati da tumultuose trasformazioni dal punto di vista normativo e assistenziale. Nel 1977 erano ricoverati al SantAntonio abate 870 pazienti e vi lavoravano 358 infermieri. In quegli stessi anni iniziarono i primi esperimenti per aprire il manicomio al territorio e superarne la radice asilare. La possibilità di reinserire i degenti nelle comunità di appartenenza fu incoraggiata dalla legge Mariotti del 1968 e lesperimento del CIM Centro di Igiene Mentale, negli anni successivi, costituì un tentativo per togliere al manicomio il monopolio del ricovero dei malati affetti da patologie psichiche. Nel 1976, inoltre, fu anche aperta allinterno del SantAntonio abate una comunità terapeutica pensata come reparto aperto, in cui realizzare il superamento delle condizioni di vita subumane in cui versavano molti pazienti lungodegenti. La successiva legge n. 180 del 1978 – nota come legge Basaglia – finì di scardinare un sistema assistenziale anacronistico che aveva negato per troppo tempo la dignità degli assistiti ed il loro diritto di ricevere cure appropriate. La legge stabilì la dismissione dei vecchi ospedali psichiatrici e la loro sostituzione con strutture ambulatoriali ed assistenziali aperte, che garantissero ai malati terapie più efficaci e più accettabili dal punto di vista della dignità umana. Il processo di dismissione fu molto lento su tutto il territorio nazionale: a Teramo, nel 1995, erano ricoverati ancora 250 pazienti; lOspedale Psichiatrico SantAntonio abate fu definitivamente chiuso il 31 marzo del 1998.

                                     

2. Elenco dei Direttori

  • Ignazio Passanisi
  • Raffaele Roscioli 1892-1916
  • Cleto Pierannunzi 1920-1924 - facente funzione
  • Antonio Bernardini
  • Marco Levi Bianchini 1924-1931
  • Tommaso Gaspari 1889-1892 - facente funzione
  • Berardo Costantini 1881-1889
  • Carlo Romerio
  • Franco Cesarini
  • Cesare Roncati
  • Danilo Cargnello
  • Giuseppe Francesconi
  • Cleto Pierannunzi 1889-1892 - facente funzione
  • Guido Garbini 1917-1919
  • Lorenzo Paris 1889-1892 - facente funzione
  • Michele Colleluori
                                     

3. Struttura del complesso

Il primo nucleo di quello che oggi è lOspedale Psichiatrico venne realizzato nel 1323; gli ultimi, considerevoli lavori di ampliamento strutturale vennero messi in cantiere nel 1931: stante quindi una serie pressoché infinita di interventi, rimaneggiamenti, ristrutturazioni, sopraelevazioni, costruzioni e modifiche di varia tipologia, è facile comprendere perché la struttura del complesso di SantAntonio Abate che ancora oggi è visibile sia così fortemente asimmetrica.

LOspedale Psichiatrico è composto da un nucleo centrale originario corrispondente agli edifici che attualmente ospitano larco di Porta Melatina ed il contiguo arco di Vico delle Recluse, nonché la chiesa barocca di SantAntonio Abate, cui si connettono con collegamenti molto asimmetrici ben 6 padiglioni realizzati in epoche differenti.

Il complesso si sviluppa interamente, ad eccezione di qualche settore, su tre livelli: un piano terra e due piani superiori. In qualche padiglione è presente anche un livello sotterraneo. Due padiglioni ospitano sulla sommità terrazze munite di recinzione metallica, adibite al passeggio dei degenti o ai servizi tecnici dellOspedale.

Le dimensioni generali della struttura sono immense: oltre 32.000 metri quadrati, pari ad una parte più che considerevole del centro storico della città. Sulla quasi totalità dei padiglioni che ospitavano il transito o la degenza dei ricoverati sono presenti inferriate alle finestre.

Le dimensioni dellOspedale Psichiatrico sono talmente rilevanti che questo viene a trovarsi circoscritto da ben 6 limiti urbani: Piazzale San Francesco, Via Aurelio Saliceti, Vico delle Recluse, Via di Torre Bruciata, Via del Baluardo, Via Getulio. Da segnalare che Via Aurelio Saliceti, sino agli anni Settanta, era di esclusiva pertinenza del complesso ospedaliero e quindi chiusa al traffico, veicolare e pedonale, attraverso una catena.

Sin dai primi anni di attività vennero istituite diverse sezioni a seconda delletà, del sesso e della gravità delle patologie dei ricoverati, cui corrispondevano settori e padiglioni specifici: vi era il settore dedicato agli Uomini, quello dedicato alle Donne, quello dedicato ai Fanciulli, quello dedicato ai Tranquilli, così come quelli dedicati ai Semiagitati e agli Agitati. Vi erano, seppure in numero progressivamente decrescente, anche specifiche sezioni di isolamento per i casi più estremi. Gli ambiti di attività e di intervento erano sostanzialmente tre: mentale, neurologico e neuropsicodiagnostico.

Nel nucleo centrale originario, risalente al periodo medioevale, è sito lingresso principale dellospedale: una targa marmorea posta al di sopra del portone in legno testimonia lantico utilizzo delledificio come sede di ricovero e assistenza ai bisognosi e agli ammalati. Nei pressi di tale ingresso sono posti la portineria, la scalinata principale del complesso, lascensore, laccesso a due cortili interni e lalloggio delle suore. Sotto larco di Porta Melatina due eleganti cancelli in ferro battuto danno accesso ai locali dellOspedale, da un lato, e alla chiesa di SantAntonio Abate, dallaltro. Questi due accessi, tuttavia, non furono mai aperti stabilmente durante il funzionamento dellOspedale.

La chiesa di SantAntonio Abate, oggi decorata in stile barocco e dotata di luminosità ed eleganza straordinarie, fungeva da cappella interna dellOspedale. Accessibile sia dallinterno che dallesterno, è collegata al resto delledificio attraverso una scala a chiocciola. Alla chiesa è annessa una sagrestia.

A seguito degli innumerevoli lavori di ampliamento cui furono soggette le strutture del complesso, i padiglioni connessi al nucleo centrale originario presentano date e caratteristiche architettoniche differenti. I padiglioni posti ai lati di Porta Melatina, lungo Via Aurelio Saliceti, ospitano rispettivamente gli uffici tecnici ed amministrativi, la farmacia, la sala operatoria, alcuni ambulatori, la sede della Congregazione di carità da un lato e lavanderia, sala mangano, depositi, studi dei medici e degli infermieri, centrale di sterilizzazione e prima terrazza dallaltro.

Su Vico delle Recluse sono posti i padiglioni che ospitano la sagrestia della chiesa interna di SantAntonio Abate, la camera mortuaria ed alcune camere di degenza, nonché il padiglione realizzato nel 1894 destinato a magazzino, sala per la macellazione e la conservazione della carne realizzata in grotta sotterranea nel 1917, economato, camere di degenza e seconda terrazza. Sullo stesso Vico delle Recluse si apre laccesso ad un ulteriore cortile interno utilizzato un tempo anche come orto dellospedale, sul quale sorge un altro padiglione: si tratta del Padiglione "Giuseppe Cerulli", realizzato in luogo distante dal resto del complesso ospedaliero ed a questo collegato attraverso unala semicircolare già adibita a degenza per i Semiagitati e poi riallestita come refettorio del reparto Tamburini.

Il padiglione amministrativo, al cui secondo piano sono posti lufficio del Direttore e la biblioteca, dà accesso al padiglione dove sono ospitati i laboratori le officine interne. Prospiciente si trova il più grande dei cortili interni, pavimentato con i mattoni derivanti dalla demolizione di alcune celle di isolamento voluta dal Direttore Guido Garbini. Questo cortile interno dà altresí accesso al padiglione delle cucine, di dimensioni tali da poter preparare pasti per più di 600 persone.

I due corridoi principali del complesso che collegano i padiglioni amministrativi, gli ambulatori medici le camere di degenza sono posti sul Piazzale San Francesco, risultando quindi di grande luminosità. Una quantità notevole di disimpegni, corridoi, scalinate, stanze, depositi completa quindi un complesso di dimensioni eccezionalmente vaste.



                                     

4. Situazione attuale

A seguito della chiusura dellOspedale Psichiatrico si è posta immediatamente lesigenza di salvaguardare e valorizzare un patrimonio immenso e dal notevolissimo valore dal punto di vista storico, archivistico ed antropologico.

Lenorme archivio è stato conseguentemente diviso in due sezioni: le cartelle cliniche dei pazienti sono state affidate allattuale Dipartimento di salute mentale dellAzienda USL di Teramo, proprietaria del complesso ospedaliero. La restante parte dellarchivio è stata accorpata allarchivio generale e storico dellAzienda USL. La Soprintendenza Archivistica per lAbruzzo e lUniversità si stanno attualmente occupando dello studio, della inventariazione e dellordinamento dellimmenso patrimonio dellarchivio dellOspedale Psichiatrico.

Analogamente parte degli arredi di maggior pregio un tempo presenti negli edifici del complesso ospedaliero è conservata presso il Dipartimento di salute mentale. Così come la preziosa e ricca biblioteca dellospedale.

Numerose suppellettili sono tuttora conservate nella struttura ormai chiusa da tempo. Il rischio del deterioramento o del danneggiamento si fa quindi man mano più concreto, assieme alla progressiva scomparsa del ricordo delle attività un tempo tipiche di quei locali. Dal punto di vista storico ed antropologico appare pertanto auspicabile un recupero delle residue tracce di una vita che allepoca era propria di quelle strutture a suo tempo lustro per il territorio provinciale e nazionale.

Listituzione di un museo della scienza psichiatrica, sulla scorta di quanto avviato in altre realtà locali attraverso la ristrutturazione di parti di antichi complessi manicomiali, potrebbe servire allo scopo, salvando dal degrado non soltanto i luoghi, ma anche oggetti e presìdi medici e di vita quotidiana che altrimenti rischierebbero di scomparire.

Essendo in disuso dal 1998, le strutture dellospedale psichiatrico difatti si trovano attualmente in stato piuttosto fatiscente e necessitano di imponenti lavori di consolidamento e ristrutturazione. Il vincolo presente sullintero complesso ai sensi della normativa vigente, peraltro, impone particolari cautele e particolari rispetti in sede di recupero e di riutilizzazione.