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ⓘ Giovanni Calvino




Giovanni Calvino
                                     

ⓘ Giovanni Calvino

Giovanni Calvino, italianizzazione di Jehan Cauvin, è stato un umanista e teologo francese.

Calvino è stato, con Lutero, il massimo riformatore religioso del cristianesimo protestante europeo degli anni venti e trenta del Cinquecento. Dal suo nome è stato coniato il termine "calvinismo" per indicare il movimento e la tradizione teologica e culturale scaturita dal suo pensiero e che, per molti versi, si distingue dal luteranesimo.

Il pensiero di Calvino è espresso soprattutto nellopera Istituzione della religione cristiana, completata nel 1559. A grandi linee il sistema religioso e la teologia di Calvino possono essere considerati, almeno per ciò che riguarda i sacramenti ed il loro valore religioso, una continuazione ed un perfezionamento dello zwinglianesimo, una dottrina protestante non luterana che prende il nome dal proprio fondatore, Huldrych Zwingli.

                                     

1. Gli anni di formazione

Jean Cauvin latinizzato in Johannes Calvinus nacque il 10 luglio 1509 nella città francese di Noyon, in Piccardia, dove il padre Gérard si era trasferito dalla vicina Pont-lÉvêque nel 1481. Gérard Cauvin, già segretario di cancelleria, fu avvocato del vescovo di Noyon, poi funzionario delle imposte e ancora segretario del vescovo, col quale ebbe così gravi contrasti da essere scomunicato; morì nel 1531. La madre, Jeanne Lefranc, ebbe altri tre figli: il maggiore, Charles, che morì nel 1536 e, dopo Jean, Antoine, che vivrà a Ginevra con il fratello, e François, morto in tenera età. Jeanne morì nel 1515 e il vedovo Gérard si risposò, avendo altre due figlie, una delle quali, Marie, vivrà anchessa a Ginevra con i fratellastri.

Poche sono le informazioni sulla giovinezza del futuro riformatore, sulle quali tuttavia si è tentato di tessere una tela biografica convincente: così, è documentato che al giovanissimo Calvino sia stato assegnato nel 1521 un beneficio ecclesiastico, che egli godette fino al 1529 e poi dal 1531 al 4 maggio 1534, cosa che ha fatto ritenere, senza reale fondamento, che già dodicenne, forte di quel finanziamento, Calvino si sia recato a studiare Parigi, mentre la notizia che il padre lo abbia mandato fuori da Noyon dallagosto al dicembre 1523 per sfuggire in realtà a unepidemia di peste, ha fatto egualmente pensare che egli abbia iniziato in quellanno i suoi studi parigini.

In ogni caso, nella prima metà degli anni venti, Calvino fu iscritto in uno dei collegi che costituivano lUniversità della capitale, non è chiaro se, dapprima, in quello di Sainte-Barbe, dove avrebbe avuto per maestro il noto professore Mathurin Cordier, o se in quello di La Marche, per poi passare sicuramente al collegio di Montaigu continuandovi lo studio quinquennale delle arti liberali, con la prospettiva di scegliere i corsi superiori triennali di teologia, di legge o di medicina.

Giovanni Calvino stesso scrisse che suo padre intendeva fargli studiare teologia. Probabilmente, Gérard Cauvin, da tempo in ottimi rapporti con il vescovo di Noyon, aveva previsto per il figlio una facile carriera ecclesiastica, ma la lite giudiziaria che lo vide successivamente protagonista con il Capitolo della città dovette rendere molto problematica la realizzazione delle sue ambizioni, rendendo necessario un cambiamento agli indirizzi di studio del figlio, pur garantendogli la possibilità di una carriera prestigiosa. Fu così che Giovanni, conseguito il diploma in arti liberali, verso il 1528 si trasferì a Orléans per studiare diritto civile nella locale Università; a Parigi, infatti, questa disciplina non era insegnata, essendo limitato lo studio della giurisprudenza al solo diritto canonico.

LUniversità di Orléans, fondata nel 1306, era la quarta di Francia, dopo quelle di Parigi, Tolosa e Montpellier, ma la più rinomata per i suoi corsi di diritto: la Facoltà di giurisprudenza, dominata dal "principe del foro" Pierre de LEstoile, era aperta al rinnovamento degli studi giuridici, favorito dal sorgente clima umanistico e dalla necessità, da parte del nuovo Stato centralizzato francese, di disporre di un Codice di diritto organico e autorevole: nulla di meglio poteva essere garantito dallo studio del diritto civile romano, esplorato nellespressione della lingua originale, senza il filtro fuorviante delle glosse dei commentatori medievali. Sembra che lo studio dei testi dellumanista Guillaume Budé - gli studi giuridici De asse et partibus eius le Annotationes in quatuor et viginti Pandectarum libros - ma anche il suo De transitu hellenismi ad Christianismum, dove il Budé considera, nello spirito dellumanesimo cristiano, la cultura classica una preparazione allannuncio dellEvangelo, siano stati meditati con attenzione da Calvino che si mostrò interessato ai nuovi principi umanistici, se andò per un anno a Bourges ad ascoltare le lezioni dellitaliano Andrea Alciato e ad apprendere il greco dal tedesco Melchior Wolmar, un professore che verrà espulso dallUniversità per la sua fede luterana che egli condivideva con un cugino di Calvino, Pietro Olivetano, anchegli presente a Bourges.

Nulla fa ritenere che essi abbiano esercitato influssi di carattere religioso su Calvino, che continuò a occuparsi di diritto e di studi umanistici, tanto che il primo scritto di Calvino, il Commento al De clementia di Seneca, pubblicato a sue spese, fino a indebitarsi, nellaprile 1532, ma iniziato già nel 1530, è unopera di sola erudizione. Calvino ebbe sotto gli occhi la versione pubblicata da Erasmo nel 1529, della cui accuratezza filologica lumanista olandese si era dichiarato insoddisfatto, così che si ha limpressione che liniziativa di Calvino intendesse essere una carta da visita di valentìa umanistica presentata al mondo delle lettere. E infatti limpegno di Calvino nellopera si concentra nella spiegazione delle espressioni utilizzate da Seneca, nelle concordanze in opere senechiane e di altri autori classici - si sono contate citazioni di 77 autori greci e latini - e nella spiegazione delle etimologie: ma se nel commento di Calvino si mostra la lingua e lo stile di Seneca - che egli non mostra di approvare - è invece assente il Seneca storico e il suo spirito.

A motivo della morte del padre, alla fine del maggio 1531, Calvino tornò brevemente a Noyon, dove ottenne il rinnovo di un beneficio ecclesiastico. A Orléans conseguì la laurea in diritto civile il 14 febbraio 1532; nominato sostituto annuale del procuratore di Orléans, lanno dopo è documentata ancora la sua presenza a Noyon, mentre nellottobre 1533 si trasferiva nuovamente a Parigi.

                                     

2. La situazione politica e religiosa

È noto come per tutto il Medioevo europeo il clero riservasse a sé il monopolio della cultura, prevalentemente di contenuto religioso, custodita in pochi manoscritti nelle biblioteche dei conventi. Lo sviluppo di uneconomia urbana, la formazione di una borghesia intraprendente e colta, la creazione della tecnica della stampa, con la conseguente diffusione di testi scritti, spezzarono tale monopolio: il testo religioso poteva essere letto e meditato nelle biblioteche private, passando al vaglio della critica e dellinterpretazione laica e personale. La diffusione della cultura innescò il circolo virtuoso della formazione di un numero crescente di umanisti, spesso laici, che pubblicarono le loro ricerche, provocarono risposte dai loro lettori e suscitarono anche polemiche, allargando così un dibattito culturale che aveva per confini soltanto quelli stessi dellEuropa.

L Enchiridion militis christiani di Erasmo, apparso nel 1503 e più volte ristampato, rappresentò esemplarmente il nuovo rapporto stabilitosi fra la cultura religiosa e i laici, e fra questi e il clero, dando altresì una risposta alle esigenze di riforma della chiesa, sentite da tempo nelle popolazioni e tuttavia sempre sostanzialmente eluse dalle gerarchie ecclesiastiche. Per Erasmo, così come il problema religioso apparteneva intimamente a ciascun individuo, chierico e laico che fosse, così il problema della riforma della chiesa competeva a tutti i credenti, senza distinzione, e la forma che la chiesa avrebbe assunto, doveva dipendere dalla retta comprensione del messaggio che è alla base della sua istituzione, il Vangelo le altre scritture, che pertanto dovevano essere lette nella loro espressione originale, senza la costrizione di uninterpretazione imposta dautorità. In questo modo, il problema filologico era la base per la soluzione del problema istituzionale: la diretta e personale conoscenza delle Scritture era intesa dover essere la premessa alla riforma della comunità dei credenti.

La riforma della chiesa non poteva essere attuata, agli occhi dei sostenitori del rinnovamento delle istituzioni religiose, dal clero stesso o soltanto da esso: non dal basso clero, giudicato troppo ignorante per un compito di tanta gravità, cui si riconosceva bensì linsostituibile funzione di accompagnare, attraverso la somministrazione dei sacramenti e la celebrazione di riti opportuni, il trascorrere della vita dei credenti su questa terra, garantendone poi il felice approdo in unaltra; non dallalto clero, o da gran parte di esso, per la sua costante assenza dalle diocesi - testimonianza di una sostanziale indifferenza ai bisogni della comunità - per la sua origine aristocratica e per i privilegi accumulati, che una reale riforma avrebbe finito per mettere in discussione.

Il Concordato con la Chiesa, siglato a Bologna il 18 agosto 1516 dalla posizione di forza ottenuta con la grande vittoria militare di Melegnano, a quel tempo Marignano, garantì a Francesco I il diritto di scegliere i vescovi della chiesa francese - tratti, come di consueto, dal ceto nobiliare e che il papa avrebbe dovuto confermare - i quali erano tenuti a giurare la propria fedeltà alla Corona: questa aveva ottenuto così di attenuare, se non di eliminare, tanto la tradizionale indipendenza gallicana delle gerarchie ecclesiastiche francesi quanto lautorità del Parlamento e dellUniversità di Parigi in materia teologica, stendendo al contempo una fitta rete di solidarietà di classe fra la nobiltà e la Corona contro le eventuali ingerenze di una potenza temporale, accresciuta da un pericoloso prestigio spirituale, quale era il Papato. Nello stesso tempo, ogni conflitto religioso diveniva un problema interno dello Stato francese: diversamente dalla Germania, priva del re, in cui la polemica luterana si connotava di accese valenze antipapali oltre che nazionalistiche, le rivendicazioni dei riformatori francesi si sarebbero dovute rivolgere non più al Papa ed alla Curia romana, ma direttamente al re.

LUniversità, decisa a mantenere la propria indipendenza tanto dal re quanto dal vescovo di Roma, si trovò in grave imbarazzo quando dovette giudicare quelle tesi di Lutero che contestavano lautorità del papa, tanto che nella risoluzione del 15 aprile 1521 condannava ben 104 proposizioni di Lutero senza tuttavia pronunciarsi sul problema del primato di Roma che altre tesi luterane contestavano. Lopposizione a ogni ipotesi di riforma, considerata un segnale di eresia ma sottintesa come minaccia alla propria autorità, fu un impegno costante della Facoltà di teologia di Parigi, seguita in questo, pur con qualche oscillazione, da Francesco I, interessato a sua volta a evitare ogni novità che potesse costituire una minaccia alla stabilità del suo regno.

Lavversione a ogni ipotesi riformista e in particolare alle posizione luterane, che si concretizzò tragicamente a Parigi l8 agosto 1521 con il rogo dellagostiniano Jean Vallière, il primo riformato condannato a morte nella storia del protestantesimo, si manifestò con le condanne, il 30 aprile 1530, della tesi della necessità di conoscere le Scritture nella loro lingua originale, il 1º febbraio 1532, delle teorie di Étienne Le Court - strangolato e bruciato a Rouen l11 dicembre 1533 - che rivendicavano la necessità di tradurre le Scritture in lingua francese e laccesso delle donne ai ministeri ecclesiastici e con listruzione di uninchiesta per eresia, nel marzo 1532, a carico di Gérard Roussel, un predicatore protetto dalla sorella del re, Margherita dAngoulême. Questultimo audace tentativo fu bloccato dallintervento di Francesco I, ma la Facoltà di teologia volle ribadire i suoi diritti condannando in ottobre il poemetto di Margherita, il Miroir de lâme pécheresse.

                                     

3. Ladesione alla Riforma

Fu probabilmente lillusione che il re simpatizzasse con le posizioni riformatrici della sorella Margherita, di Gérard Roussel e di Jacques Lefèvre dÉtaples, a spingere il neo-rettore dellUniversità parigina, Nicolas Cop, amico di Calvino, ad auspicare, il 1º novembre 1533, nel suo discorso dinaugurazione del nuovo anno accademico, la riforma della chiesa e a prospettare la dottrina, di famigerata origine luterana, della "giustificazione per sola fede". Lo scandalo fu enorme nellUniversità e a corte; destituito dallincarico il 19 novembre e convocato per giustificarsi dal Parlamento, Cop non si presentò e fuggì da Parigi. La circostanza che anche Calvino lasciasse la capitale in quei giorni, che egli fosse in possesso di una copia del discorso di Cop e la tardiva testimonianza di Teodoro di Bèze, hanno fatto ritenere che il discorso fosse stato scritto da lui, unipotesi contestata da chi non rileva nella forma e nella sostanza del documento lo stile e il pensiero di Calvino, il quale, del resto, poche settimane dopo era nuovamente a Parigi, trasferendosi di qui, nel gennaio 1534, nella provincia della Saintonge, vicino Angoulême, presso un discepolo di Lefèvre dEstaples, il canonico Louis du Tillet, rettore di Claix, uomo di non tranquilla fede cattolica e di posati studi teologici, come testimonia la sua ricca biblioteca.

Qui Calvino scrisse, pubblicandola solo nel 1542, la Psychopannychia, confutazione dellopinione di origine anabattista che lanima, con la morte, si addormenti. Lopera è del tutto in linea con lortodossia del tempo e, da sé sola, non mostra alcuna adesione a idee riformate, tanto che uno storico cattolico del tempo afferma che in questi anni Calvino si conformava in tutto alla confessione cattolica. Ma probabilmente si trattava ormai di un atteggiamento esteriore di necessaria convenienza: in aprile Calvino era a Nérac, nella corte di Margherita dAngoulême, luogo di ritrovo di intellettuali che, se non possono essere definiti luterani, erano anche distanti dallortodossia cattolica; poche settimane dopo andò a Noyon dove, il 4 maggio 1534, nel Capitolo della cattedrale, rinunciò ai benefici ecclesiastici di cui godeva.

A questa circostanza è legato un oscuro episodio: un editto di Noyon del 26 maggio 1534 attesta che un "Iean Cauvin dict Mudit" fu arrestato per aver disturbato in chiesa la cerimonia della festa della Trinità. Il cognome Cauvin si riscontrava frequentemente nella provincia e il soprannome Mudit non appare mai associato con Giovanni Calvino che, anni dopo, nel 1545, scrisse di "ringraziare Dio" di non essere mai stato in prigione: né sarebbe stato sconveniente, per un riformatore, confessare di aver patito il carcere per la propria fede.

Da Noyon sarebbe andato a Parigi, per avere un incontro con un medico spagnolo, l "eretico" Michele Serveto, che tuttavia non si presentò; i due sincontreranno ventanni dopo, a Ginevra, in diverse e tragiche circostanze; da qui sarebbe andato ancora ad Orléans e a Poitiers.

Il 18 ottobre 1534 scoppiò in Francia lo scandalo dei placards manifesti: in diversi luoghi della capitale, di altre città della Francia e persino nellanticamera della stanza da letto di Francesco I, nel castello di Amboise, furono affissi manifesti che denunciavano leresia della messa cattolica: secondo Antoine Marcourt, lispiratore della clamorosa protesta, è una bestemmia e una profanazione ripetere il sacrificio di Cristo nella messa e pretendere che il suo corpo sia presente nellostia, perché egli fu in realtà crocefisso storicamente una volta sola e ora siede in cielo alla destra di Dio, come afferma lautore della Lettera agli Ebrei.

La reazione delle istituzioni ecclesiastiche e dello stesso re fu violenta: mettere in discussione una tradizione ormai millenaria e radicata nelle coscienze, sembrava voler scalzare alle radici non solo tutta la confessione cattolica, i valori del sacerdozio e lautorità papale, ma le basi stesse dello Stato che anche su quelle tradizioni trae giustificazione e appoggio. Nel gennaio 1535 il re e la corte invocarono il perdono divino con una penitente processione per le strade di Parigi, ma non trascurarono di accendere roghi e innalzare patiboli; in tutta la Francia furono decine le vittime della repressione e migliaia coloro che, già critici o dubbiosi, scelsero il silenzio o lesilio. Fra questi ultimi fu Calvino che, preso il nome di Martinus Lucianus - anagramma di Caluinus - insieme con Louis du Tillet, passando per Strasburgo, prese la strada di Basilea.

Basilea era già una città riformata di lingua tedesca, rifugio di numerosi evangelici o dissidenti religiosi di diversi paesi europei, da Celio Secondo Curione a Elie Couraud, da Guglielmo Farel a Pierre Viret, da Giovanni Ecolampadio a Pierre Caroli, da Claude de Feray a Pierre Toussaint e a Erasmo, qui giunto nel maggio 1535 per morirvi lanno dopo. Si dice che Calvino abbia revisionato la versione francese della Bibbia tradotta dallOlivetano, stampata a Neuchâtel in quello stesso anno da Pierre de Vingle, il tipografo dei placards e che ne sia stato lautore della prefazione, dove non interpreta, secondo la tradizione, il Vecchio Testamento come preparazione al messaggio del Nuovo, ma Vecchio e Nuovo Testamento come ununica manifestazione della parola di Dio, rimanendo Cristo il centro della rivelazione.



                                     

4. L Istituzione della religione cristiana

Fu a Basilea che Calvino portò a termine, nellagosto del 1535, la prima edizione di quella che resta la sua opera più significativa e una delle migliori, se non la migliore, per chiarezza e precisione di espressione, di tutta la Riforma: la Institutio christianae religionis. Scritta in latino e pubblicata nel marzo 1536 con una lettera di dedica a Francesco I, nella quale Calvino difende levangelismo dalle accuse dei suoi nemici, comprendeva soltanto sei capitoli; nel 1539 conobbe una seconda versione, pubblicata a Strasburgo, ampliata a diciassette capitoli, che conobbe una traduzione francese nel 1541, di mano dello stesso Calvino, e con diverse modifiche rispetto alla precedente. Una terza edizione latina, pubblicata ancora a Strasburgo nel 1543, raggiunse i ventun capitoli e conobbe una traduzione francese, comparsa a Ginevra nel 1545. Dopo aver cercato di dare una struttura più organica alla materia nelledizione successiva del 1550 - dalla quale fu tratta la prima versione in lingua italiana, pubblicata a Ginevra nel 1557 - Calvino rifuse tutta la materia, pubblicando a Ginevra ledizione definitiva nel 1559 e la traduzione francese nel 1560, così che lopera si presenta ora divisa in quattro libri di ottanta capitoli complessivi.

                                     

4.1. L Istituzione della religione cristiana I libro: la conoscenza di Dio

Il I libro si apre con laffermazione che "Quasi tutta la somma della nostra sapienza il pane si è mutato nel corpo di Cristo non nel senso che il pane si è fatto corpo, ma nel senso che Gesù Cristo, per nascondersi sotto le specie del pane, annulla la sostanza di quello. Stupisce che siano caduti in tanta ignoranza, per non dire stupidità, osando contraddire, per sostenere tale mostruosità, non solo la Sacra Scrittura, ma anche ciò che era sempre stato creduto dalla Chiesa antica" IV, 17, 14.

                                     

5. A Ginevra

Nel marzo 1536 Calvino lasciò Basilea per lItalia, raggiungendo, sotto falso nome, Ferrara, dove la figlia di Luigi XII, Renata di Francia, moglie del duca Ercole II dEste, ha segretamente aderito alla Riforma e riunisce presso di sé un cenacolo di evangelici, tra i quali il poeta francese Clément Marot. Non si hanno notizie precise sullattività di Calvino: si pensa che egli intendesse ottenere dalla duchessa appoggi per lo sviluppo della Riforma in Francia, che ella tuttavia ben difficilmente era in condizione di dare. In breve Calvino lasciò la corte e Renata, con la quale si mantenne però in corrispondenza, per fare ritorno in Francia, dal momento che leditto di Coucy, del 16 luglio 1535, consentiva agli esuli per motivi religiosi di rientrare in Francia purché si convertissero entro il termine di sei mesi. È documentata la sua procura, pubblicata il 2 giugno 1536, con la quale autorizzava il fratello Antoine a occuparsi dei beni posseduti a Noyon. Il 15 luglio Calvino lasciò la Francia per Strasburgo ma, pur di evitare gli eserciti francesi e imperiali operanti lungo la strada, decise di allungare il viaggio passando per Ginevra.

Fin dal XIII secolo la casa di Savoia esercitava una pesante egemonia sulla città, formalmente retta da un principe-vescovo. Dal 1449 il duca Amedeo VIII - eletto papa col nome di Felice V dal Concilio di Basilea - si arrogò il diritto di nominare il vescovo della diocesi ginevrina. Alleato del duca di Borgogna nella guerra contro gli Svizzeri e sconfitto da questi nel 1475, il vescovo Giovanni Luigi di Savoia rovesciò lalleanza, il 14 novembre 1477, federandosi fino al 1482 con le città di Berna e di Friburgo. Di fronte alle minacce di annessione da parte della confinante Savoia, nel 1519 la comunità dei cittadini stipulò un nuovo trattato di federazione combourgeoisie con Friburgo, provocando la reazione del vescovo Giovanni di Savoia che fece giustiziare il capo degli eyguenots - i filo-svizzeri - Philibert Berthelier. La lotta fra mamelucchi mammelus - così erano chiamati i filo-savoiardi - e gli eyguenots, si concluse a favore di questi ultimi con la sigla, il 25 febbraio 1526, di un patto federativo di Ginevra con Friburgo e Berna.

I residenti nella città erano distinti in tre categorie: cittadini citoyens, borghesi bourgeois e abitanti habitants. I primi godevano di tutti i diritti civili; ai secondi, in virtù del loro reddito sufficientemente elevato, era solo esclusa la possibilità di far parte del governo, mentre i terzi, pur autorizzati a risiedere a tempo indeterminato, non avevano né diritto di voto né di assumere qualsiasi carica pubblica: avevano però la possibilità di divenire pastori - e questo sarà il caso di Calvino - e anche di insegnare pubblicamente. Lassemblea di tutti i cittadini di Ginevra formava il Consiglio Generale che eleggeva unassemblea più ristretta, il Consiglio dei Duecento, espressione del potere legislativo, il quale a sua volta eleggeva annualmente i quattro sindaci – il primo dei quali è il capo del governo - i quali nominavano venti membri che, insieme con loro, formavano il governo o Piccolo Consiglio, che si occupava degli affari interni, della giustizia, della difesa, della sanità, dellistruzione, dei lavori pubblici e delle finanze. Il Piccolo Consiglio nominava anche i membri del Consiglio dei Sessanta, le cui funzioni sono poco chiare: probabilmente si trattava di un organo consultivo.

Le idee luterane erano già ben note, portate da mercanti tedeschi e da predicatori, tra i quali spicca Guglielmo Farel. Dopo che, il 10 agosto 1535, il Consiglio dei Duecento sospese la celebrazione della messa, il 22 agosto il vescovo Pierre de la Baume lasciò Ginevra per trasferirsi con tutta la corte a Gex e il Consiglio lo dichiarò decaduto di fatto, sostituendosi ad esso, il 26 novembre, nella prerogativa di battere moneta e adottando ufficialmente la Riforma il 25 maggio 1536, attraverso la risoluzione formulata dal Consiglio Generale dei cittadini ginevrini di "vivere secondo la legge dellEvangelo e della parola di Dio e di abolire tutti gli abusi papali".

Persuaso da Farel a rimanere a Ginevra, in ottobre Calvino si fece notare in una disputa pubblica fra cattolici e protestanti tenuta a Losanna, impressionando per lerudizione e la capacità di citare a memoria; per dare unorganizzazione alla Riforma il 10 novembre 1536 presentò al Piccolo Consiglio la Confessione di fede che tutti i cittadini e i residenti a Ginevra dovranno sottoscrivere: il Consiglio approvò liniziativa e lo nominò predicatore e pastore della città. Il 16 gennaio 1537 i pastori di Ginevra presentarono al Piccolo Consiglio gli Articoli sul governo della Chiesa, che intendevano regolamentare la nuova chiesa riformata: vi si prevede, tra laltro, la celebrazione mensile della "Cena del Signore", lascolto dei sermoni, il canto dei salmi, lobbligo dellistruzione religiosa dei giovani e listituzione di un tribunale ecclesiastico autorizzato a comminare la scomunica - che consisteva nellesclusione dalla Cena del Signore - a chi tenesse un comportamento immorale o indisciplinato. Questultima disposizione, che metteva in discussione lautorità della magistrati civili, fu rifiutata dal Consiglio. Lanno dopo venivano eletti nuovi sindaci, decisamente ostili alle novità che Calvino e Farel volevano introdurre: limpossibilità di giungere a un accordo provocò, il 23 aprile 1538, lespulsione dei due riformatori da Ginevra.



                                     

6. A Strasburgo

Mentre Farel va a Neuchâtel, Calvino fa ritorno a Basilea, contando di riprendere la consuetudine di una vita dedicata allo studio. La riflessione sulla negativa esperienza ginevrina lo portò a riconoscere di aver commesso degli errori e gli fecero per qualche tempo dubitare della sua reale vocazione pastorale. Fu per rimettersi alla prova e, probabilmente, per dimostrare a sé e agli altri di essere nuovamente pronto a riprendere lattività pastorale che, dopo una lunga esitazione, gli fecero accettare in settembre linvito proveniente da Strasburgo. Qui ottiene lincarico di pastore della comunità francese e dinsegnante di esegesi biblica allAccademia, e pubblica la seconda edizione della sua Istituzione.

A Strasburgo, libera città imperiale di lingua tedesca, il prete cattolico Mathias Zell, sostenuto dal Consiglio cittadino, aveva aderito alla Riforma protestante di matrice luterana, eliminando il latino dalla liturgia, introducendo la comunione in utroque specie, si era sposato nel 1523 con Catherine Schûtz e aveva abolito la messa nel 1529. Nella città alsaziana si erano così stabiliti, oltre a migliaia di luterani, anabattisti, "libertini spirituali", antitrinitari come Michele Serveto, e dissidenti vari, provenienti soprattutto dalla Francia e dalla Germania, diversi teologi protestanti, come Volfango Capitone, Johannes Sturm, il fondatore della locale Accademia, e soprattutto Martin Bucero, che introdusse ulteriori provvedimenti che Calvino e Farel avrebbero voluto adottare a Ginevra, come lammissione alla Cena dei soli credenti, il canto dei salmi durante la funzione, listruzione catechistica obbligatoria per i giovani.

Sono anche gli anni in cui i riformatori delle diverse città europee cercano di pervenire a confessioni comuni e ben definite, mentre anche i cattolici meno intransigenti tentano di dialogare con i protestanti: fra i più attivi sono i cardinali Reginald Pole, Gaspare Contarini e Jacopo Sadoleto. Questultimo aveva già avuto nel 1537 un contatto epistolare con Filippo Melantone, il più disponibile al dialogo fra i teologi protestanti, e aveva contribuito nel 1538 alla stesura del Consilium de emendanda ecclesia, una relazione per la Curia cattolica che doveva essere mantenuta segreta ma che finì per circolare e fu respinta sia dai cattolici che dai protestanti. Tentò ancora, senza esito, inviando una lettera ai prìncipi tedeschi nella quale si dichiarava convinto che la Riforma luterana, errata nella sostanza, poneva anche alcune giuste rivendicazioni - in ordine alla corruzione e agli abusi del clero - che si sarebbero potute comporre in un prossimo Concilio.

Il 18 marzo 1539, in una elegante e suadente lettera pubblica ai magistrati di Ginevra, il cardinale italiano, vescovo di Carpentras, ripropone i medesimi temi: ribadisce che la Riforma, come viene prospettata, è un grave errore, e mette in pericolo la salvezza dellanima di chi vi aderisce e "se i nostri costumi vi hanno più volte scandalizzato, se per colpa di pochi quello splendore della Chiesa, che avrebbe dovuto essere perenne e incontaminato, a volte è rimasto offuscato, ciò non deve scoraggiare i vostri animi e trascinarli dalla parte opposta". Agli occhi del Piccolo Consiglio ginevrino, il problema posto da Sadoleto non è soltanto teologico, ma soprattutto politico: occorre infatti giustificare le scelte riformate, compiute per tutelare la propria indipendenza, sottraendosi alla tutela del vescovo e alle mire egemoniche dei Savoia, ma per argomentare una risposta convincente ed esaustiva è necessario lintervento di un esperto teologo che sappia, nello stesso tempo, ribadire la scelta della Riforma in termine di adesione al cristianesimo di una libera comunità civile. Da Berna giunge il consiglio di rivolgersi a Calvino che, sollecitato da Farel e Bucero, risponde pubblicamente al Sadoleto il 1º settembre 1539.

                                     

6.1. A Strasburgo La lettera a Jacopo Sadoleto

Il cardinale aveva esordito sostenendo che "alcune persone astute", quasi cercassero onori e potenza, utilizzando una falsa dottrina, avevano diffuso tra i cittadini ginevrini la discordia, sviandoli "dal solco tracciato dai loro padri e antenati e allontanandolo dagli infallibili decreti della Chiesa cattolica" e compromettendo la salvezza della loro anima. Essendo "la sventura più grave e funesta" la perdita della propria anima, occorre "valutare con cura come riuscire a guadagnare la vita eterna senza spendere neppure una parola" sulla necessità di "santificare il nome di Dio" che è il primo compito del cristiano: solo dopo, e in virtù di questa, è possibile sperare nella beatitudine eterna. E occorre anche stabilire quale sia la forma autentica e legittima dellonore e del culto da tributare a Dio.

Sadoleto aveva definito la Chiesa "quella che in ogni parte del mondo, in ogni tempo passato e presente, unita e concorde in Cristo, è stata ovunque e sempre diretta dal solo Spirito di Cristo". Questa definizione, secondo Calvino, è erronea, perché non è fatta menzione della Parola del Signore: Dio ha "bensì affermato che la Chiesa è retta e governata dallo Spirito Santo, ma ha vincolato e strettamente collegato questultimo alla sua parola affinché questo governo fosse sicuro, stabile e perenne". Lerrore di "appellarsi con tanta presunzione allo Spirito avendo però soffocata e sepolta la parola di Dio" è paradossalmente comune ai cattolici e agli anabattisti. Una definizione pertinente sarebbe quella per la quale "la Chiesa è linsieme di tutti i santi dispersi nel mondo intero ma uniti da un unico insegnamento, quello di Cristo, e che mantengono lunità della fede, insieme alla concordia e alla carità fraterna, unicamente in virtù del suo Spirito".

In sostanza, per Sadoleto la Chiesa è tale perché forma ununità: chi rompe questunità si pone automaticamente fuori dalla Chiesa. "Ma dove ha da cercarsi il criterio dellunità? Sadoleto non lo dice ma lo presuppone: nella gerarchia". Per Calvino, "lunità non è un dato ma un evento, la Chiesa è una nella misura in cui è impegnata sul fronte della testimonianza" Tutte le confessioni cristiane sostengono di essere rette dallo Spirito di Cristo: ma il criterio per stabilirne la reale presenza è la sua parola, il Vangelo. "Lo Spirito ci dà lintelligenza, la giusta comprensione della Parola di Dio. La Parola controlla la genuinità dello Spirito".

Riguardo al problema della "giustificazione per fede", essendo luomo naturalmente peccatore, può riconciliarsi con Dio solo mediante Cristo, "non per meriti propri, né per il valore delle sue opere, ma unicamente in base alla bontà gratuita e misericordiosa del Signore. Laccogliere Cristo e lentrare in comunione con lui, anzi il divenire partecipi di lui: questo definiamo, sulla base della Scrittura, giustizia di fede". La giustificazione mediante la fede consiste nel dono gratuito, fattoci da Dio, di non imputarci i nostri peccati grazie alla nostra fede. Le buone opere non hanno alcun valore per la giustificazione, ma esse sono parte integrante della "vita dei giusti. Se infatti chi è giustificato possiede Gesù Cristo e Cristo non è mai presente senza il suo Spirito, questa giustizia gratuita risulterà necessariamente connessa con la rigenerazione" ; per questo stesso motivo i peccati non possono essere cancellati dalla penitenza e dai meriti: "il sangue di Cristo ci è presentato come prezzo del nostro perdono e della nostra purificazione. Come osi dunque essere così temerario da trasferire questo onore alle tue opere?".

                                     

6.2. A Strasburgo A Ratisbona

Dal 1540 limperatore Carlo V aveva favorito incontri fra teologi cattolici e protestanti, nella speranza di appianare le controversie dottrinali che dividevano le due confessioni cristiane. Anche Calvino partecipò, delegato della chiesa di Strasburgo, pur tenendo una posizione di secondo piano rispetto ai più accreditati Melantone, Bucero e Sturm, ai colloqui tenuti a Francoforte, a Hagenau, a Worms, a Colonia e a Ratisbona; nel gennaio 1541 si era raggiunto a Worms un accordo sulla dottrina della salvezza: restavano tuttavia dissensi sullistituzione ecclesiale - quale fosse il potere del papa e quello del concilio dei vescovi - e sui sacramenti della confessione e delleucaristia: lincontro di Ratisbona, nellaprile del 1541, segnò la definitiva frattura tra le due confessioni che si avvieranno da allora a strutturare le rispettive organizzazioni e a riaffermare le proprie dogmatiche in modo indipendente.

                                     

7. Il ritorno a Ginevra

Intanto, il deteriorarsi dei rapporti fra Ginevra e Berna aveva portato allesclusione dei sostenitori dellalleanza con la potente città svizzera - che erano anche coloro che avevano espulso Farel e Calvino - dal governo della città. Invitato a rientrare a Ginevra dal nuovo Consiglio, Farel, ormai inserito stabilmente a Neuchâtel, declinò linvito ma fece pressioni su Calvino perché tornasse a Ginevra. Calvino, che nellagosto 1540 si era sposato con Idelette de Bure, vedova, con due figli, di un ex-anabattista, dalla quale ebbe un figlio, Jacques, morto prematuramente, fece ritorno a Ginevra il 13 settembre 1541.

Intenzionato a costituire nella città una robusta struttura ecclesiale, nel 1542 pubblicò scritti di carattere pastorale: le Ordonnances ecclésiastiques, il Piccolo trattato della Santa Cena di Nostro Signore Gesù Cristo, il Catechismo della Chiesa di Ginevra e il Formulario delle preghiere e dei cantici ecclesiastici. Calvino previde, oltre alle figure dei pastori, uniti in una Venerabile Compagnia, quella del dottore, incaricato dellinsegnamento dottrinale, dell anziano e del diacono, che si occupasse dellassistenza ai poveri e ai malati, e pose a governo della chiesa il Concistoro, un consiglio formato da dodici laici, scelti dal Piccolo Consiglio, e dai nove pastori ginevrini, il cui numero fu elevato a diciannove nel 1564. Allo scopo di dare unistruzione rigorosa e ortodossa ai futuri pastori, nel 1559 Calvino fondò unAccademia, antesignana dellattuale Università ginevrina.

I compiti del Concistoro consistevano nel controllo dellortodossia religiosa e della moralità pubblica e la massima pena che esso poteva infliggere era una sanzione di natura esclusivamente ecclesiastica, non civile, la scomunica, consistente nellesclusione dalle quattro Cene del Signore che venivano celebrate annualmente.

A partire dal 1543, pubblicò diversi scritti polemici: la Difesa della dottrina della servitù e liberazione della libertà umana, il Trattato delle reliquie, il Piccolo trattato per illustrare quale atteggiamento debba assumere un credente fra i papisti, gli Articoli della Sorbona con Antidoto e gli Atti del Concilio di Trento con Antidoto.



                                     

7.1. Il ritorno a Ginevra Il nicodemismo

Nel 1544 Calvino diede alle stampe la Excuse de Iean Calvin à messieurs les Nicodemites sur la complaincte quilz font de sa trop grand riguer - Difesa di Giovanni Calvino ai signori Nicodemiti che si lamentano del suo eccessivo rigore - che è insieme un compendio del suo Petit traicté monstrant cest que doit faire un homme fidéle cognoissant la verité de lÉvangile, quand il est entre les papistes, del 1543, e una ripresa di altri due scritti precedenti, nei quali già aveva affrontato un problema di grande attualità nel conflitto che opponeva cattolici e riformati: il problema di come un riformato debba comportarsi in un paese cattolico che non tolleri la confessione protestante, e in particolare se questi debba nascondere la propria fede, fino a partecipare pubblicamente ai riti cattolici.

Già nella Lettera ai Galati Paolo condanna Pietro che "mangiava con persone non giudaiche", salvo a "separarsi per timore dei circoncisi", quando fu raggiunto da Giudei; una condanna confermata da Agostino ma attenuata modernamente da Lefèvre dÉtaples che nel suo Commento alle lettere di Paolo, del 1512, rilevava come simulare la condivisione di riti che intimamente non si condividono può essere buona "se opera per la salvezza". Nel Petit traicté, Calvino aveva sostenuto che la messa "è sacrilegio e abominio" e non ci si può prostrare "di fronte a un idolo, con lintenzione che chiunque capisca che si mostra devozione a una cosa malvagia", spingendo altri, con un tale esempio, a fare altrettanto.

Allosservazione dellamico Antoine Fumée che la sua posizione era troppo rigorosa, trascurando le difficili condizioni in cui i nicodemiti, quelli che lui rimprovera, erano costretti a vivere, Calvino rispose nella sua Difesa, accettando che i simulatori della fede si chiamino nicodemiti, ma precisando che il Nicodemo del Vangelo Giov., 3, 1-21 ascoltava Gesù di nascosto, ma una volta "ammaestrato Nicodemo confessa Gesù apertamente, di giorno, e proprio nel momento in cui il pericolo era più grande che mai". Calvino individua fra i nicodemiti persone che temono, professando la "vera fede", di perdere i loro privilegi, come uomini di chiesa e i "protonotari", che pure nei salotti eleganti si fanno beffe dei culti cattolici, gli intellettuali che si sono formati una loro personale dottrina e aspettano che il mondo dia loro ragione, e coloro che vogliono soltanto vivere tranquilli; ma esistono anche le "coscienze timide e impaurite" che, pur avendo fatto la loro scelta, vivono in paesi che non offrono loro il conforto di una vera chiesa: costoro devono uscire allo scoperto, confidando e rendendo gloria a Dio liberamente, perché a Dio dovranno rendere conto delle loro scelte.

                                     

7.2. Il ritorno a Ginevra Il caso Serveto

Il medico spagnolo Michele Serveto, fuggito dal carcere di Vienne, in Francia, dove era detenuto a causa delle teorie religiose "eretiche" - negava la Trinità e ogni significato al battesimo dei bambini, elementi che lo ponevano tra le file degli anabattisti - era giunto a Ginevra nel 1553. Lanabattismo costituiva il movimento cristiano più odiato da cattolici e protestanti e ancor di più dai prìncipi perché, fautore del ritorno alla semplicità evangelica, sosteneva labolizione della proprietà privata e non riconosceva le tradizionali autorità. Gli anabattisti avevano appoggiato la guerra dei contadini in Germania e avevano creato unimportante comunità comunistica a Münster, distrutta dai prìncipi tedeschi con il massacro di quasi tutti i suoi abitanti.

Serveto fu arrestato il 13 agosto 1553 su denuncia di Calvino. Nella sua Istituzione egli è particolarmente violento nei riguardi di Serveto: "Il termine Trinità è stato ostico a Serveto, anzi detestabile, al punto che definisce senza Dio coloro che chiama trinitari. Tralascio molte delle espressioni villane e delle ingiurie da comiziante con cui farcisce i suoi scritti. Il sunto delle sue fantasticherie consiste in questo: si fabbrica un Dio in tre pezzi affermando che ci sono tre Persone dimoranti in Dio. Questa trinità è frutto di immaginazione in quanto contrasta con lunità di lui; egli pretende perciò che le Persone siano idee o immagini esteriori, ma non dimoranti nellessenza di Dio, che in qualche modo ce lo rappresentano creduto potesse servire alla gloria di Dio". Morì la sera del 27 maggio: conformemente al suo desiderio, venne sepolto in una tomba anonima, in modo che le sue spoglie non potessero essere oggetto di un culto che egli aveva sempre deprecato.

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