Indietro

ⓘ Etica ambientale




Etica ambientale
                                     

ⓘ Etica ambientale

Ciò che, in definitiva, ha contribuito allo spostamento avvenuto dalla filosofia della natura alla filosofia dellambiente è stato dunque una profonda trasformazione dellimmagine stessa di natura, da essenza metafisica a luogo di processi biologici e di valori, contesto di rapporti dinamici che investono sia lintera dimensione biologica che la vita morale delluomo. Lormai classica immagine del cerchio morale in espansione è divenuta la perfetta metafora della principale sfida delletica tradizionale, messa alla prova nella sua capacità di ampliare la sfera della considerazione morale. Il cerchio ha iniziato ad allargarsi spazialmente, includendo dapprima gli animali, e solo in seguito si è allargato anche temporalmente, includendo, grazie a un crescente senso di responsabilità verso le generazioni future, anche lambiente e il vivente, intesi nel loro complesso ecosfera e biosfera.

Nel 1948 The Road to Survival La via verso la sopravvivenza di William Vogt e Our Plundered Planet Il nostro pianeta saccheggiato di Farifield Osborn denunciano la sovrappopolazione, la deforestazione e la capacità della tecnologia di risolvere questi problemi. Fu però solo con Aldo Leopold che nacque il pensiero ambientale di impronta etico-filosofica. Nel 1949 un anno dopo la sua morte viene pubblicata una raccolta di saggi intitolata A Sand County Almanac Un calendario della Sand County, tradotto in italiano in Almanacco di un mondo semplice. In essa viene proposta per la prima volta lidea di una etica della terra land ethic, che sposti il baricentro etico dalluomo alla terra, considerata come sistema equilibrato di reciproche interazioni simbiotiche tra organismi dotati della stessa rilevanza. La principale innovazione di fondo, di grande influenza per le successive etiche dellambiente, è che lottica proposta da Leopold non è individualistica o umanistica, ma olistica: non si arriva allambiente partendo dalluomo, ma si considera come un unico insieme la comunità umana, quella animale e quella naturale. Da allora il pensiero ambientale e il movimento ambientalista affiancano i propri passi. Tra gli anni 50 e 60, anche grazie alle opere di poeti come Allen Ginsberg e Gary Snyder, inizia a innescarsi allinterno della Beat Generation una forma di rivoluzione ecologica sempre più lontana dalla cristianità e vicina alla visione spirituale della natura propria delle religioni orientali. Nel 1962 il dibattito ambientale riceve ulteriori e decisivi stimoli dal libro Silent Spring Primavera silenziosa della biologa marina Rachel Carson. Lautrice, pur ricevendo numerosi attacchi denigratori pubblici da parte di svariate multinazionali della chimica e dellindustria agroalimentare, si impegna per la prima volta a denunciare in modo minuziosamente documentato come limpiego prolungato di pesticidi sintetici quali il DDT non abbia soltanto eliminato insetti utili al mantenimento dellequilibrio ecologico, ma abbia anche danneggiato seriamente numerose altre specie viventi e prodotto unaccumulazione di residui tossici nella catena alimentare dagli inevitabili quanto imprevedibili effetti anche sulla salute umana. La questione posta in evidenza, dunque, è che la distruzione dellequilibrio ambientale e vitale derivata dal tentativo umano di controllare la natura contraddice lidea stessa di progresso e di civiltà.

Sulla scia del filone aperto dalla Carson, iniziarono a venire pubblicati svariati libri riguardanti gli effetti catastrofici e autodistruttivi dello sfruttamento umano del pianeta: nel 1968 esce The Population Bomb dellentomologo Paul R. Ehlrich, nel 1971 lecologo americano Barry Commoner accusa lumanità di avere spezzato il cerchio della vita biologica nel suo The Closing Circle, mentre nel 1972 viene pubblicata la ricerca Rapporto sui limiti dello sviluppo, commissionata dal Club di Roma a un gruppo di ricerca del MIT di Boston. Tale testo innescherà anche un rinnovato interesse per i temi etico-ambientali da parte del mondo cristiano, a partire dal Consiglio Ecumenico delle Chiese che dal 1974 inizierà ad utilizzare lespressione sostenibilità. Nel 1979 il chimico inglese James Lovelock pubblica Gaia. A New Look at Life on Earth, libro rimasto famoso per lIpotesi Gaia – ora vera e propria teoria – in esso contenuta. Per lautore il rapporto tra vita e ambiente non è unidirezionale: il pianeta, nel suo complesso, è unentità viva auto-regolante i cui diversi ecosistemi sono considerabili alla stregua di organi indispensabili alla sua stessa vita. La proposta di Lovelock ha un forte eco, ma viene anche storpiata da alcuni autori che la interpretano eccessivamente in senso spirituale, conferendo alla Terra una coscienza e la capacità di provare dolore.

                                     

1. Storia recente

Il 1973 fu cruciale sia per il movimento animalista che per quello ambientalista. In quellanno furono pubblicati due manifesti programmatici e polemici che contenevano già le due principali prospettive di sviluppo delletica ambientale. Da una parte larticolo Animal Liberation Liberazione animale, scritto dal filosofo australiano Peter Singer e pubblicato dal New York Review of Books e due anni dopo riformulato in un vero e proprio libro, evidenzia lesigenza di estendere la considerazione etica a nuovi soggetti: gli animali non umani, in questo caso. Dallaltra, larticolo The Shallow and the Deep, Long Range Ecology Movement: A Summary Il superficiale e il profondo. Movimento Ecologico a lungo raggio. Una sintesi, scritto dal filosofo norvegese Arne Næss e pubblicato dalla rivista Inquiry, evidenzia la necessità di ripensare le modalità stesse del rapportarsi umano allambiente, stabilendo un nuovo modo di vedere e sentire luomo allinterno della natura e una concreta strategia di azione politica a salvaguardia del mondo vitale e naturale. Questi due contributi - importanti, ma anche assai discussi - rendono immediatamente evidenti i due principali interessi della riflessione filosofica incentrata sul rapporto uomo-natura. Da un lato, il suo obiettivo è quello di portare luomo a guardare al mondo percependosi sempre più nel mondo. Muovendo, di fatto, una critica radicale alla centralità delluomo allinterno della natura, i contributi di Singer e Næss focalizzano per la prima volta lattenzione etico-filosofica soprattutto sulla questione dellantropocentrismo, con cui, di fatto, letica dellambiente ha dovuto da allora confrontarsi. Il grosso contributo dato dalle rivoluzioni etico-filosofiche innescate da questi due autori è stato, dunque, quello di rendere evidente un aspetto centrale fino ad allora poco considerato, e cioè che non è possibile cambiare il modo di pensare e di agire delle persone senza proporre un mutamento di paradigma sociale che prenda le mosse da un cambiamento di prospettiva filosofica. Diverse sono state da allora le prospettive proposte, le correnti ad esse riferite le posizioni assunte al loro interno.

                                     

1.1. Storia recente Lambientalismo e lanimalismo, dopo il 73

Dal 1973 in poi le discussioni e gli scritti di etica ambientale sono in crescita continua e linteresse verso le tematiche ambientali si fa sempre più interdisciplinare, comportando la fioritura anche di numerose cattedre universitarie. Per fare qualche esempio: nello stesso 1973 viene approvato l’ Endangered Species Act ESA, una legge ancora in vigore che conferisce protezione giuridica a certe specie animali e vegetali vietando luccisione, il maltrattamento o il danneggiamento di soggetti ed enti di natura appartenenti a specie in via di estinzione o fortemente compromesse, mentre il filosofo australiano Richard Sylvan conosciuto anche come Richard Routley presenta al Fifteenth World Congress of Philosopy di Varna Bulgaria un saggio provocatorio dal titolo Is There a Need for a New, an Environmental, Ethic? Cè bisogno di una nuova etica, unetica ambientale?.

Nel 1974 il filosofo australiano John Passmore pubblica Mans responsibility for nature: ecological problems and western traditions La responsabilità delluomo per la natura. Problemi ecologici e tradizioni occidentali;

Nel 1979 Eugene C. Hargrove fonda la rivista filosofica trimestale Environmental Ethics, organo ufficiale del Center for Environmental Philosophy della Università del North Texas; sempre nel 1979 il filosofo tedesco Hans Jonas unisce, nella sua etica della responsabilità esposta nel libro tradotto in italiano con il titolo Il principio responsabilità. Unetica per la civiltà tecnologica, il genere umano e il mondo naturale; nel 1987 viene fondata la rivista ecofilosofica The Trumpeter.

Nel 1989, presso il Dipartimento di Filosofia dellUniversità canadese di Windsor, viene fondato lISEE International Society for Environmental Ethics.

Nel 1992 viene fondata lASLE Association for the Study of Literature and Environment le riviste ISLE Interdisciplinary Studies in Literature and Environment ed Environmental Values ; nel 1996 la rivista Ethics and the Environment ; nel 1997 la IAEP International Association for Environmental Philosophy le riviste Worldviews: Environment, Culture, Religion e Philosophy and Geography ; nel 1998 la rivista Ethics, Place and the Environment.

Nel 2004 la EASLCE European Association for the Study of Literature, Culture and Environment ; mentre nel 2011, in Europa, nasce anche la ENEE European Network for Environmental Ethics. È comunque doveroso precisare che sia in ambito filosofico sia in ambito politico le riflessioni e i provvedimenti, seppure in fermento, hanno incontrato fino a oggi numerose difficoltà a concepire realmente la natura come un qualcosa di più e di diverso rispetto alla somma dei servizi che siamo in grado di ricavarne. Molti autori animalisti e ambientalisti hanno infatti duramente criticato linsufficienza della maggior parte delle posizioni antropocentriche sinora più diffuse.

Sempre a partire dagli anni 70 inizia a crescere linteresse anche nel campo delletica animalista. Lambito di riflessione, occupandosi del benessere animale, è tanto vasto quanti sono i modi in cui luomo ha costruito la propria relazione con il mondo del vivente: il rapporto con gli animali daffezione o da compagnia, alle volte gestiti come surrogati affettivi, giocattoli, pretesti di socializzazione o senza unattenta considerazione dei loro bisogni; quello con gli animali da reddito o dallevamento, utilizzati a fini alimentari; quello con gli animali da pelliccia o da vestiario, allevati o catturati per produrre beni di lusso; e quello con gli animali selvatici, cacciati o catturati per sperimentazioni o per lintrattenimento nei parchi, negli spettacoli, nelle corride, nei rodei, nei pali, nelle sagre e negli zoo.

Alcune pubblicazioni di rilievo possono essere rintracciate persino negli anni 60. Nel 1959 lo zoologo William Russell e il microbiologo Rex Burch presentano, nel saggio The principles of humane experimental technique, una proposta di maggiore umanizzazione della sperimentazione animale: il cosiddetto metodo delle 3R, oggi largamente diffuso, adottato e persino incorporato in numerose linee guida e normative. Mettendo da parte di discorso comunque aperto sulla liceità della sperimentazione, si considera dunque soprattutto il problema dei limiti di tale pratica. Le R rappresentano accorgimenti, non esenti da critiche, difficoltà e contraddizioni interne, da adottare nellelaborare un protocollo di ricerca scientifica coinvolgente gli animali. La prima R sta per Replacement: ove possibile, il modello animale deve essere sostituito con un modello non animale. La seconda R indica Reduction: bisogna ridurre al minimo necessario il numero di animali sottoposti a procedura sperimentale. La terza R è quella di Refinement: bisogna migliorare le condizioni di vita degli animali per tutelarne il benessere prima, durante e dopo la procedura sperimentale. Nel 1964 Ruth Harrison pubblica in Inghilterra il libro Animal Machines, dedicato allesame delle condizioni di vita degli animali dallevamento. Limpatto sullopinione pubblica è così potente da spingere il governo inglese a istituire unapposita commissione dindagine che, nel 1965, pubblica il Rapporto Brambell: un documento in cui, per la prima volta, si gettano le basi per una definizione di benessere animale’ e per una sua considerazione bioetica e scientifica.

Le pubblicazioni sul tema si fanno sempre più numerose e si inizia anche a comprendere che la condizione mentale di benessere non può essere distinta da quella fisica: quando un animale è sofferente, infatti, non può non sentirsi anche sofferente. Ciononostante, il concetto di benessere animale abbia fatto fatica e fa fatica ancora oggi a svincolarsi dallo sfruttamento perpetuato dalla specie umana nei confronti del resto del vivente. La maggior parte delle idee tuttoggi più diffuse, infatti, propone sostanzialmente di ripudiare lo sfruttamento disumano del mondo animale perpetuato, ad esempio, dalle industrie alimentari, per accogliere lo sfruttamento umano di altre realtà, come quelle cosiddette bio o a chilometro zero’ del settore alimentare. È bene precisare che si è soliti fare risalire questo genere di considerazioni più alla bioetica animale che alletica animalista: se la prima è unetica applicata al regno animale che si rivolge essenzialmente ai settori coinvolti nella biocultura, affinché garantiscano buone condizioni di vita agli animali sfruttati, solo la seconda si rivolge a tutti gli esseri umani invitandoli a riflettere sulle reali necessità di utilizzare le altre forme di vita, considerandole alla stregua di oggetti o mezzi.

Dal punto di vista delletica strettamente animalista, infatti, lunico diritto conferito agli animali da questa prospettiva bioetica è quello di essere utilizzati per scopi umani facendo sentire luomo il meno in colpa possibile, ma mai davvero senza colpa. Gli autori che hanno aderito alla rivoluzione antispecista’ iniziata da Singer nel 73 hanno espressamente condannato questo genere di impostazione. Il problema del rapporto tra lessere umano, lambiente e gli altri viventi è comunque tuttora oggetto di un dibattito ampio, che vede la presenza di posizioni anche assai diverse.

                                     

1.2. Storia recente Il dibattito contemporaneo

Il panorama che si è andato gradualmente a delineare in seguito al 73 è ricco di prospettive e di spunti teorici. Anche se spesso se ne parla al singolare, dunque, non esiste una sola etica ambientale, intesa come etica applicata allambiente. Letica ambientale, è un orizzonte concettuale aperto, caratterizzato da una vasta pluralità di prospettive, riferite sia al mondo naturale sia a quello animale. La complessità oggettiva delle tematiche coinvolte dalla disciplina rende, infatti, estremamente problematico avere un insieme sistematico di dottrine, capace di considerare tutti gli interessi in gioco.

                                     

1.3. Storia recente Il rapporto con lantropocentrismo

La più grossa difficoltà delle etiche dellambiente è quella di ripensare il posto delluomo nel mondo: alcuni propongono di discostarsi o uscire dalla classica prospettiva antropocentrica ed etnocentrica di tradizione occidentale, ma altri criticano questo intento tacciandolo di anti-umanismo. Ciononostante, il tema della rilevanza morale dei soggetti non umani è uno dei più importanti punti di partenza delle environmental ethics. La questione è affrontata con forza e ampiezza differenti: si può avere così a che fare sia con etiche che adottano un antropocentrismo forte, debole, nobile o autocritico sia con altre che si autodefiniscono non-antropocentriche o persino anti-antropocentriche, quali certe filosofie sensiocentriche, biocentriche ed ecocentriche. Una posizione particolare è quella espressa dal mondo cristiano, che fonda unetica ambientale - talvolta anche assai esigente - sulla nozione di creazione, realtà buona e come tale meritevole di custodia da parte degli esseri umani, chiamati ad amministrarla con responsabilità. Una posizione analoga è presente anche nelle altre religioni monoteiste, come lebraismo e lIslam, mentre il buddhismo preferisce sottolineare linterconnessione degli esseri.



                                     

1.4. Storia recente Individualismo e olismo

Esistono inoltre etiche individualistiche e olistiche. Se le prime sono tendenzialmente interessate ai singoli soggetti o enti considerati in modo disgregato, le seconde sono interessate alla totalità dei soggetti e/o degli enti naturali. Le critiche che le correnti facenti capo a queste diverse prospettive si sono mosse vicendevolmente sono state alle volte reciprocamente demolenti.

                                     

1.5. Storia recente Animalismo, ambientalismo, ecologismo

Con il passare del tempo, allinterno delle prospettive non e anti-antropocentriche si è andata accentuando una scissione sempre più profonda tra la corrente animalista e quella ambientalista e, al loro stesso interno, tra posizioni individualistiche solitamente disgregative, ma anche aggregative e olistiche. Entrambi i movimenti avevano e hanno tuttoggi lo stesso interesse verso un allargamento delletica al di fuori dellumano, ma le prospettive divergenti assunte anche al loro interno li hanno condotti a darsi battaglia, a tutto vantaggio delle correnti antropocentriche ancora oggi, di fatto, più diffuse.

                                     

1.6. Storia recente Le fonti di riferimento

Svariate contraddizioni emergono inoltre dal confronto tra le numerose ed eterogenee fonti cui fanno riferimento le differenti posizioni esistenti allinterno delle singole correnti ambientaliste e animaliste. Molte posizioni, infatti, hanno accolto e accolgono tuttora alcuni concetti presi a prestito dalla scienza o dal pensiero filosofico di illustri filosofi del passato, cercando – con immaginabili difficoltà – di estrapolarli dal contesto di riferimento e di epurarli rimuovendo ogni connotazione antropocentrica. Tutto ciò ha generato, e genera ancora, immaginabili contrasti interni e confusione, sia da parte della critica sia da parte dellopinione pubblica.

                                     

1.7. Storia recente Responsabilità, interessi, diritti, doveri indiretti e diretti

Non tutte le posizioni filosofiche interne alletica ambientale si concentrano sui medesimi aspetti etici. È, infatti, possibile distinguere movimenti maggiormente interessati alla responsabilità umana nei confronti del mondo animale e ambientale e altre più concentrare sugli interessi del vivente e dellambiente. Allinterno di questa dicotomia del tutto indicativa è possibile distinguere ulteriormente posizioni incentrate sui doveri indiretti dellessere umano nei confronti del mondo animale e ambientale doveri che si riferiscono al non umano solo in quanto diretti allumano, altre che fanno perno sui doveri diretti delluomo, ed altre ancora che preferiscono parlare di considerabilità e rispettabilità morale, o persino di diritti morali o giuridici, del mondo naturale. Il nodo della questione è che se per alcuni autori è sufficiente allargare la considerazione morale dagli agenti morali i soli in grado di agire in base a motivazioni e interessi ai pazienti morali soggetti ed enti su cui lazione può essere esercitata, per altri è necessario anche uscire dal campo della sensibilità o della responsabilità, per entrare in quello del dovere o del diritto.



                                     

1.8. Storia recente Il valore

Di fondamentale importanza è tuttavia soprattutto il problema relativo al binomio soggettivismo-oggettivismo norma relativa-norma assoluta. Allinterno delle diverse correnti, al valore intrinseco, inerente, non strumentale, non relazionale o oggettivo, posseduto dai soggetti animali e dagli enti naturali indipendentemente dalla propria condizione e dalla valutazione di un soggetto esterno, è infatti contrapposto il valore estrinseco o strumentale, riferito a cose che valgono solo nella misura in cui fungono da strumento per conseguire un fine. In genere le correnti di prospettiva antropocentrica considerano la natura dotata di valore strumentale, finalizzato a garantire il benessere umano; quelle antropocentriche deboli e critiche la considerano dotata di un valore che può anche essere non strumentale, ma che deve essere comunque sempre ricondotto allattività valutatrice umana, la quale stabilisce contestualmente una scala di priorità; mentre quelle non e anti-antropocentriche la considerano dotata di un valore intrinseco tendenzialmente oggettivo. La situazione non è però così limpida e sono frequenti le divergenze tra posizioni appartenenti a una medesima corrente. Il valore intrinseco, infatti, può essere considerato dipendente dallattività valutatrice umana, dipendente da una valutazione che è relativa a ogni vivente o indipendente da qualsiasi tipo di valutazione. La contrapposizione tra valore inerente e strumentale non rispecchia dunque alla lettera quella tra antropocentrismo e non e anti-antropocentrismo, perché anche quando luomo è reputato fonte di valori, non sempre è anche lunico centro dei valori. Come illustra Segio Bartolommei, la nozione di valore intrinseco è suscettibile di almeno tre interpretazioni:

La diversità e pluralità di vedute cui si è fatto cenno, se da un lato ha permesso uno sguardo ampio sui problemi del rapporto uomo-natura, dallaltro è stata ed è ancora oggi, dunque, anche causa di scissioni e numerosi contrasti interni alletica ambientale.