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ⓘ Battaglia di Groznyj (1996)




                                     

ⓘ Battaglia di Groznyj (1996)

La battaglia di Groznyj del 1996 fu una operazione militare messa in atto durante la prima guerra cecena dalle forze indipendentiste cecene tramite la quale la Repubblica cecena di Ichkeria riprese il controllo della sua capitale, Groznyj precedentemente occupata dalle truppe della Federazione Russa durante lAssedio di Groznyj. Durante la battaglia piccoli gruppi di fuoco ceceni tennero in scacco la cospicua guarnigione russa posta di stanza nella città, frammentandola in numerose sacche e decimando sia i reparti in sortita, sia quelli inviati dallesterno a liberare gli assediati. La sconfitta dellesercito federale determinò il definitivo cessate il fuoco che avrebbe portato alla fine della guerra ed agli Accordi di Khasav-yurt.

                                     

1. Premessa

Nel luglio del 1996 la leadership russa decise di abbandonare il travagliato processo di pace che si protraeva dalla conquista di Grozny di un anno prima per riprendere le operazioni militari. Fra il 9 e il 16 luglio di quellanno le forze federali portarono a termine una serie di missioni nel sud della Cecenia, dove i separatisti avevano approntato le loro basi. Il 20 luglio i russi, supportati da circa 1.500 paramilitari, lanciarono una nuova offensiva su larga scala per bonificare tutto il settore meridionale. Mentre la maggior parte delle unità operative usciva dalle basi nei dintorni di Groznyj per eseguire il rastrellamento, lAlto Comando separatista decise che lunico modo per sottrarre lesercito indipendentista alla sconfitta sarebbe stato quello di "filtrare" attraverso le linee nemiche, raggiungere i sobborghi della capitale e tentare un colpo di mano. Ciò avrebbe riconsegnato per lultima volta liniziativa ai ribelli, dando loro unultima possibilità di volgere le sorti del conflitto a loro favore.

                                     

2. La battaglia

Le forze operative a disposizione dei ribelli ammontavano a qualche migliaio di unità, presumibilmente fra i 1.300 e i 3.000 uomini equipaggiati con armamento leggero ed RPG. La guarnigione di stanza a Groznyj era di circa 12.000 uomini. La maggior parte di essi tuttavia erano soldati di guarnigione, sicuramente meno armati e meno esperti dei loro commilitoni impiegati in montagna. Inoltre non conoscevano la topografia della città che stavano presidiando, tantomeno dopo gli aspri combattimenti dellanno precedente, che avevano raso al suolo interi quartieri. Il Comandante ceceno Aslan Maskhadov dispiegò i suoi uomini in piccoli gruppi per facilitarne linfiltrazione. Unattenta pianificazione permise ai ribelli di eludere i checkpoint russi, permettendo loro di penetrare profondamente nel tessuto urbano della città e colpire i punti nevralgici del dispositivo russo. I quattro obiettivi militari erano laeroporto militare di Khankala, laeroporto civile a nord della città ed i quartier generali dellFSB ex KGB e GRU I servizi di intelligence nei territori occupati. Gli attacchi avrebbero dovuto paralizzare lattività delle guarnigioni poste allinterno delle rispettive caserme. Parallelamente, contingenti di insorti avrebbero dovuto barricarsi ai quattro ingressi principali della città, attaccando qualunque forza fosse intervenuta in aiuto agli assediati. Non appena gli insorti furono ben posizionati a ridosso dei loro obiettivi, iniziò un attacco simultaneo che paralizzò il network dellesercito federale. Secondo il comandante ceceno Tourpal Ali – Kaimov, soltanto 47 dei 1.500 miliziani infiltrati persero la vita nel primo assalto. Lattacco iniziò alle 5.50 ed infuriò per tre ore. Lattività principale dei ribelli fu in questa fase quella di isolare i reparti russi senza attaccarli frontalmente, limitandosi ad impedire a questi di muoversi luno in soccorso dellaltro. Le vie di fuga furono minate e cecchini furono appostati sulle rovine degli alti palazzi residenziali. La convinzione di Maskhadov era che i reparti sotto assedio, già scarsamente motivati, si sarebbero arresi senza offrire una significativa resistenza. Nei giorni successivi le manovre di accerchiamento portarono i ceceni a bloccare quasi tutta la guarnigione presente in città. Il 9 agosto lagenzia di informazioni russa Interfax riportava che circa settemila soldati erano intrappolati in città. La maggior parte di questi erano asserragliati nel quartiere amministrativo centrale, dove avevano sede il ministero degli interni del governo filorusso nel frattempo ritiratosi nella base militare di Khankala ed i servizi di sicurezza federali. Un altro consistente gruppo di militari, provenienti da diverse unità, si barricò nellospedale municipale numero 9, dove prese in ostaggio circa 500 civili iniziando le trattative per levacuazione. Mentre Groznyj sprofondava nel caos, i ribelli attaccavano altre città minori della Cecenia: Gudermes veniva presa senza combattere, mentre ad Argun la guarnigione veniva assediata nella caserma locale. Circa 200 civili ceceni, accusati di collaborazionismo, vennero passati per le armi. Saind-Magomed Kakiyev fi lunico sopravvissuto di un gruppo di poliziotti ceceni dipendenti dalla OMON che venne completamente liquidato dai miliziani di Dokka Umarov e Ruslan Gelayev dopo che la guarnigione post a difesa del palazzo municipale si arrese 6 agosto dietro la promessa di poter attraversare le linee disarmati. In una intervista sui fatti, Gelayev sostenne che ad eccezione di poche dozzine, la maggior parte delle forze al servizio del governo filorusso smobilitarono, passando in massa dalla parte degli insorti. Nel giro di una settimana il numero dei rivoltosi in armi era cresciuto sensibilmente, arrivando a contare fra le sei le settemila unità, in massima parte provenienti dallapparato di polizia del governo collaborazionista, guidato da Doku Zavgayev. Anche numerosi residenti che avevano rifiutato di abbandonare la città presero parte agli scontri.

                                     

3. Laccerchiamento

Malgrado lestensione generalizzata dei combattimenti, il Ministero degli Interni russo sottostimò il potenziale della rivolta, rimandando a precedenti raid operati dai ribelli nel corso delloccupazione di Groznyj, uno dei quali occorso appena nel Marzo precedente. Soltanto nel pomeriggio del 7 agosto, a trentasei ore dallinizio della battaglia, un primo contingente corazzato venne inviato in soccorso delle forze federali assediate. Una grossa colonna corazzata appartenente alla 205esima Brigata Motorizzata venne inviata verso il centro della città. I comandi russi erano convinti che i separatisti avessero dovuto abbandonare buona parte del loro arsenale anticarro durante la manovra di infiltrazione. La convinzione era corretta, ma i ribelli avevano trovato ottime dotazioni anticarro nei depositi dellesercito federale che avevano conquistato il giorno precedente, durante un sanguinoso assalto alla stazione ferroviaria. In quel frangente le milizie agli ordini di Akhmed Zakayev avevano catturato un gran numero di lanciamissili RPO, mettendo peraltro fuori combattimento alcune centinaia di soldati russi). Per questo motivo la colonna corazzata venne letteralmente investita da una pioggia di missili anticarro e costretta a ripiegare. Il giorno successivo il comando russo inviò una seconda colonna: questa venne fatta avanzare verso il centro cittadino ed attirata in una imboscata, dove perse quasi tutti i suoi mezzi blindati. Il 22 agosto il governo russo accettò di ritirare tutte le sue truppe allinterno delle basi di Khankala e Serverny. Otto giorni dopo Lebed e Maskhadov averebbero firmato gli Accordi di Khasavyurt, ponendo fine alla Prima guerra cecena.



                                     

4. Conseguenze

Gli accordi di Khasav-yurt aprirono la strada alla firma di due successivi trattati fra Russia e Repubblica cecena di Ichkeria. A metà novembre 1996, Eltsin e Maskhadov firmarono un accordo inerente allonere delle riparazioni di guerra, che furono poste a carico della Federazione. Nel Maggio 1997 venne sottoscritto il Trattato di Pace Russo-Ceceno "sulla pace e sui principi delle relazioni russo-cecene", il quale sarebbe stato infranto nel 1999 da un gruppo armato ceceno guidato da Shamil Basayev, dando luogo alla Seconda guerra cecena.