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ⓘ Cratere di Chicxulub




Cratere di Chicxulub
                                     

ⓘ Cratere di Chicxulub

Il cratere di Chicxulub è un antico cratere da impatto sepolto sotto la penisola dello Yucatán, con il suo centro localizzato approssimativamente vicino al paese di Chicxulub, nel Messico. Le ricerche suggeriscono che questa struttura dimpatto possa datarsi a circa 65.95 milioni di anni fa, durante il passaggio tra il periodo Cretaceo e quello detto Paleogene.

Il diametro del meteorite, secondo una stima derivata dalle ricerche terminate nel 2010, è di 12 km paragonabile per dimensioni a Deimos satellite di Marte, equivalente alla detonazione di una potenza esplosiva pari a circa 5.0×10 23 joule di energia, approssimativamente 190 000 gigatoni 190 000 miliardi di tonnellate di TNT, nellimpatto. In confronto, lordigno esplosivo più potente che sia stato detonato nella storia, la Bomba Zar, aveva una potenza esplosiva tra i 50 e i 57 megatoni pari ad un ventesimo di gigatone.

Limpatto provocò uno tsunami gigante che si sparse a cerchi concentrici in tutte le direzioni, colpendo specialmente lisola caraibica di Cuba. Lemissione di polvere e particelle provocò cambiamenti climatici simili allinverno nucleare, che probabilmente vide la superficie della Terra totalmente coperta da una nube di polvere per molti anni. Questo calcolo dei tempi è in armonia con la teoria postulata dal fisico Luis Álvarez e da suo figlio Walter, un geologo, per spiegare lestinzione dei dinosauri. Gli Alvarez postularono che lestinzione dei dinosauri, approssimativamente contemporanea allo strato geologico noto come limite K-T, sarebbe stata causata dallimpatto di un meteorite di proporzioni quasi planetesimali. Questa teoria è attualmente accettata ampiamente dalla comunità scientifica.

La prova principale a favore di questa teoria è la presenza di un sottile strato di iridio presente in questo confine geologico, dato che liridio è un metallo considerato raro nella crosta terrestre, ma è un elemento abbondante nei meteoriti.

                                     

1. Scoperta

Nei primi anni novanta, Alan R. Hildebrand, dottorando dellUniversity of Arizona, visitò Beloc, un piccolo villaggio di montagna nellisola di Haiti. Stava investigando alcuni depositi dellepoca estinzione del cretaceo-terziario che includevano spessi depositi di roccia frammentata e disarrangiata, apparentemente rimossi da un certo luogo e violentemente proiettati e poi depositati ovunque da un gigantesco tsunami molto probabilmente provocato dallimpatto di un piccolo corpo celeste. Questi depositi sono in molte località attorno al globo, ma si concentrano nei Caraibi.

Hildebrand scoprì un tipo di ghiaia verdastro-marrone contenente un eccesso di iridio, che mostrava anche piccoli granuli di quarzo sottoposti a stress termico-pressorio e piccole sferule di silicio vetrificato che sembravano essere tectiti. Lui ed il suo tutor universitario William V. Boynton pubblicarono i risultati della loro ricerca, suggerendo non solo che i depositi fossero il risultato di un impatto asteroidale sulla Terra, ma anche che limpatto non potesse essere stato distante più di 1 000 chilometri.

Tale circostanza, dal momento che nessun cratere di alcun tipo era noto nel bacino dei Caraibi, risultò di particolare interesse. Hildebrand e Boynton riportarono la loro scoperta ad una conferenza geologica internazionale, suscitando un vivo interesse.

Indizi basati sulla densità del materiale eiettato segnalavano la possibile ubicazione dei crateri dimpatto al largo della costa nord della Colombia oppure vicino allangolo occidentale di Cuba. Infine Carlos Byars, un reporter del Houston Chronicle, contattava Hildebrand e gli diceva che un geofisico noto come Glen Penfield aveva scoperto quello che poteva essere il cratere da impatto nel 1978, sepolto nella parte nord della penisola dello Yucatán.

In quellanno, Penfield aveva lavorato per la Petroleos Mexicanos PEMEX, la compagnia petrolifera di Stato messicana, come un membro dello staff per la scansione magnetica aerea della penisola dello Yucatán. Quando Penfield esaminò i dati della scansione, vi trovò anche un netto e gigantesco "arco" sotterraneo nei dati magnetici colmi di rumore di fondo che venivano elaborati. Questo arco, con i suoi estremi che puntavano a sud, presente nel fondo del mare dei Caraibi al largo dello Yucatán non era concordante con quello che ci si poteva aspettare dalla geologia nota della regione. Penfield ne fu intrigato, e riuscì ad ottenere una carta delle variazioni di campo gravitazionale nello Yucatán che era stata eseguita negli anni sessanta e che giaceva impolverata negli archivi della PEMEX. Trovò un altro arco, ma questultimo era nellentroterra della penisola dello Yucatán, ed i suoi estremi puntavano a nord. Mise a confronto le due mappe e riscontrò che i due archi si riunivano in un cerchio netto, largo 180 chilometri, con il suo centro nel villaggio di Chicxulub Puerto.

Penfield era un astronomo amatoriale ed aveva una buona idea di quello che cercava. Anche se la PEMEX non gli permise di pubblicare dati specifici, consentì sia a lui che al collega Antonio Camargo di presentare i loro risultati in una conferenza geologica del 1981. Sfortunatamente, la conferenza quellanno fu disertata, ironicamente, perché molti geologi seguivano un workshop sugli impatti cometari sulla Terra, e il loro rapporto attirò poca attenzione, anche se riuscì alla fine a giungere a Byars.

Penfield non si arrese. Sapeva che la PEMEX aveva perforato pozzi esplorativi in zona nel 1951. Uno dei pozzi aveva bucato uno spesso strato di roccia ignea nota come "andesite" a circa 1.3 chilometri di profondità. Quella struttura poteva essere stata creata dallintenso calore e pressioni di un impatto asteroidale sulla Terra, ma ai tempi delle perforazioni era stato liquidato come un "domo vulcanico", anche se una caratteristica del genere risultava fuori posto nella geologia della regione.

Ulteriori studi dei core di roccia immagazzinati avrebbero risolto la questione, ma sfortunatamente molti di questi erano andati perduti nellincendio di un magazzino nel 1979. Penfield prese un aereo per lo Yucatán per vedere se trovava qualcosa delle tailing code lasciate dalle teste di perforazione. Questa sua idea non risultò proficua, ed in un caso Penfield scavò dentro una porcilaia comunale che era stata ubicata in un sito di deposito delle teste di perforazione, compito da lui stesso raccontato come "spiacevole e infruttuoso".

Comunque, dopo che Hildebrand ebbe contattato Penfield, i due riuscirono a recuperare due campioni separati estratti dai pozzi perforati dalla PEMEX nel 1951. Le analisi mostrarono chiaramente materiali risultanti dallo shock e dal metamorfismo. Studi eseguiti da altri geologi sui frammenti di Beloc confermarono un impatto asteroidale.

I dati raccolti cominciavano ad essere convincenti, le ricerche riguardo al cratere dimpatto ricevettero un ulteriore impulso quando un gruppo di ricercatori californiani, comprendente Kevin O. Pope, Adriana C. Ocampo, e Charles E. Duller, iniziò a studiare le immagini satellitari della regione. Si scoprì che esisteva un anello quasi perfetto di sinkhole doline o cenotes depressioni da subsidenza centrati sulla località di Puerto Chicxulub che combaciavano perfettamente con lanello che Penfield aveva trovato nei suoi dati. Questi sinkholes erano stati probabilmente causati dalla subsidenza delle pareti del cratere.

Levidenza era sufficiente, ed ulteriori studi hanno accumulato molti indizi che indicano come il cratere avesse un diametro di 300 chilometri, e che lanello di 180 km sia solo una "parete interna" Sharpton & Marin, 1997.

In anni recenti sono stati scoperti alcuni altri crateri, aventi approssimativamente la stessa età di Chicxulub, tutti tra le latitudini di 20°N e 70°N. Alcuni sono il cratere Silverpit nel Mare del Nord, ed il Cratere Boltysh in Ucraina, entrambi molto più piccoli rispetto a Chicxulub, probabilmente causati da oggetti con dimensioni dellordine del centinaio di metri. Questo ha portato allipotesi che limpatto di Chicxulub possa essere stato soltanto uno di una serie di impatti consecutivi avvenuti in un tempo ristretto.

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