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ⓘ Le donne al parlamento




Le donne al parlamento
                                     

ⓘ Le donne al parlamento

Le donne al parlamento è una commedia di Aristofane andata in scena per la prima volta ad Atene, alle Lenee del 392 o 391 a.C. In italiano è tradotta anche come Le donne allassemblea o Ecclesiazuse. Il titolo originale greco deriva dal termine ecclesia, lassemblea del popolo, che deliberava su importanti questioni di Stato.

                                     

1. La trama

La commedia narra di un gruppo di donne, con a capo Prassagora, che decidono di tentare di convincere gli uomini a dar loro il controllo di Atene, perché in grado di governare meglio di loro, che stanno invece portando la città alla rovina. Le donne, camuffate da uomini, si insinuano nellassemblea e votano il provvedimento, convincendo alcuni uomini a votare a favore, poiché era lunica cosa che non fosse ancora stata provata. Una volta al potere, le donne deliberano che tutti i possedimenti e il denaro vengano messi in comune per essere amministrati saggiamente dalle donne. Questo vale anche per i rapporti sessuali: le donne potranno andare a letto e fare figli con chiunque loro vogliano. Tuttavia, siccome questo potrebbe favorire le persone fisicamente belle, si decide anche che ogni uomo, prima di andare con una donna bella, sia tenuto ad andare con quelle brutte, e viceversa. Queste delibere però creano una situazione assurda e paradossale: verso la fine della commedia, un giovane confuso e spaventato si ritrova conteso fra tre ripugnanti megere che litigano per assicurarsi i suoi favori. La commedia si chiude infine con un grande banchetto a cui partecipa tutta la cittadinanza.

                                     

2.1. Commento Lutopia

Anche nelle Donne al parlamento, come accade spesso nelle commedie di Aristofane, la realizzazione di unutopia porta a rilevanti modifiche in tutta la società, modifiche che possono essere positive o negative, a seconda dei casi. In questopera le donne impongono ad Atene una sorta di comunismo integrale, i cui effetti però almeno dal punto di vista sessuale assumono i contorni dellincubo: ad un giovane si prospetta lobbligo di concedersi per interi giorni a tre laide vecchiacce, prima di poter vedere una bella ragazza. Anche in questopera non manca la vena geniale di Aristofane, benché più fiacca ed episodica che non in altre commedie che hanno donne come protagoniste, per esempio Le donne alle Tesmoforie o Lisistrata.

                                     

2.2. Commento Gli sgoccioli della commedia antica

Nel 392 a.C. Aristofane è un autore che scrive e mette in scena commedie ormai da una quarantina danni. I primi bersagli delle sue opere sono ormai morti, e anche i gusti del pubblico stanno cambiando. La commedia antica, di cui Aristofane stesso è il massimo esponente, si va modificando, evolvendosi verso la commedia di mezzo. Lautore evidentemente percepì questi cambiamenti e vi si adeguò: scompare la parabasi, ed anche la parte riservata al coro è sensibilmente ridotta. In due casi, invece della parte riservata al coro, appare la didascalia ΧOPOY, che indica un semplice intermezzo di musica e danza che ha il solo scopo di separare una scena dalla successiva.

                                     

2.3. Commento Neologismo

Lopera contiene la più lunga parola del greco antico: un abnorme composto che si estende per sette versi per indicare il menu del banchetto che chiude la commedia:

Pronunciare una simile parola doveva indubbiamente richiedere una certa abilità nel conciliare la velocità delleloquio con la chiarezza della pronuncia.

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