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ⓘ Politica economica




Politica economica
                                     

ⓘ Politica economica

La politica economica, in economia, è la disciplina che studia gli effetti dellintervento dei poteri pubblici e dei soggetti privati sulleconomia allo scopo di elaborare interventi destinati a modificare landamento del sistema economico a livello macroeconomico per il raggiungimento di determinati obiettivi economici prefissati. Tipica dei sistemi a economia pianificata ed economia mista, di essa fanno parte la politica agraria, la politica industriale, la politica di bilancio, la politica fiscale e la politica monetaria.

                                     

1. Storia

Storicamente lesigenza di una politica economica si manifesta allorché appare chiaro che leconomia lasciata in mano agli interessi egoistici dei singoli operatori non è in grado di evitare squilibri e diseguaglianze economiche capaci di rendere instabili leconomia stessa, oltre che il tessuto sociale di un paese e i rapporti tra nazioni.

Adam Smith riteneva che nel mercato operasse una mano invisibile, in virtù della quale linteresse privato si trasformava in interesse collettivo. Nessuno avrebbe potuto fare meglio di quanto faceva per conto suo il mercato, capace di stabilire in modo continuo equilibri tra le forze in gioco. Linterazione della domanda e dellofferta genererebbe di continuo prezzi di equilibrio capaci di soddisfare entrambe le parti, garantendo ad esempio condizioni di pieno impiego.

Le politiche economiche liberiste, che al pensiero economico di Smith si ispirano, tendono quindi a promuovere la rimozione di ogni vincolo al libero dispiegarsi delle forze di mercato e a tracciare un ruolo il più possibile ridotto per lo Stato, il cui compito devessere quello di non intervenire o di intervenire il meno possibile nelleconomia, dove devono prevalere gli "spiriti animali". Le posizioni liberiste di Smith sono state successivamente da molti criticate, man mano che si prende coscienza che esse richiedono condizioni di mercato che difficilmente si trovano nella realtà concorrenza perfetta.

Karl Marx immagina un sistema economico in cui il progressivo sfruttamento dei lavoratori avrebbe condotto al collasso del sistema economico attraverso limpoverimento crescente della classe operaia, e alla necessità di una svolta politica di stampo rivoluzionario, per poi ricostruire un sistema economico di stampo egualitario.

Secondo John Maynard Keynes, i sistemi economici non sono sempre in grado di raggiungere lequilibrio di pieno impiego in modo automatico, cioè senza interventi statali. Al contrario, è possibile che essi si attestino su posizioni di equilibrio di sottoccupazione, determinate da carenze nella domanda aggregata. In questa concezione, la politica economica ha il ruolo di stimolare la domanda e permettere di raggiungere il pieno impiego delle risorse. In Italia, uno dei maggiori interpreti del pensiero keynesiano è stato Federico Caffè.

                                     

1.1. Storia Stato attuale

Mentre nella prima metà del XX secolo erano prevalse politiche economiche tese a governare leconomia tramite lintervento pubblico sia in termini normativi che di spesa pubblica economia pianificata, nella seconda metà del secolo si sono gradatamente imposte tendenze liberiste, tendenti al "lasciar fare" del mercato economia di mercato. Tali teorie di tipo microeconomico sono state solitamente unite ad impostazioni monetariste per laspetto più strettamente macroeconomico.

Il risultato delle politiche liberiste appare di gran lunga inferiore alle aspettative allinizio del terzo millennio, per cui si ricomincia a considerare attentamente politiche di tipo Keynesiano ovvero unattestazione del sistema economico basato su un modello di economia mista.

                                     

2. Descrizione

Nellambito della scienza economica si vuole distinguere tra leconomia politica che studia o analizza la situazione economica esistente cioè ciò che è, e politica economica che invece studia ciò che deve o ciò che si desidererebbe che fosse. Pertanto lo studio della politica economica presuppone, anche didatticamente, lanalisi dellesistente, vale a dire lo studio delleconomia politica.

Poiché leconomia risulta in continuo mutamento sotto la spinta di interessi economici e pulsioni umane, lo scopo della politica economica è di modificare landamento spontaneo delleconomia dopo averlo opportunamente studiato ovvero analizzato.

A seconda di una maggiore o minore influenza dello Stato sul sistema economico tramite politiche economiche si parla di:

  • economia mista.
  • economia di mercato;
  • economia pianificata;
                                     

2.1. Descrizione Interventi a breve, medio e lungo termine

Nellambito della politica economica si studiano gli interventi con un orizzonte temporale a breve termine, medio termine e a lungo termine. Le due tipologie di interventi si differenziano, oltre che per il fatto di attendere risultati nei termini previsti, anche per il contesto: negli interventi a breve si suppone uneconomia nazionale statica, che quindi non viene modificata strutturalmente dagli interventi. Gli interventi a lungo termine assumono invece un contesto dinamico, in cui gli effetti strutturali degli interventi alterano leconomia futura e vanno tenuti presenti per valutare gli effetti negli anni successivi.

                                     

3. Teoria macroeconomica della politica economica

Oggetto di particolare studio teorico, nellambito della Macroeconomia, sono due tipi di politica economica: la politica di bilancio e la politica monetaria.

La politica di bilancio consiste nella decisione dellammontare delle tasse e della spesa pubblica, e la sua determinazione spetta al governo.

Si ha una politica di bilancio espansiva se si aumenta la spesa pubblica e/o si diminuiscono le imposte: secondo le teorie keynesiane, opposte a quelle degli economisti neoclassici dellepoca che si opponevano allintervento dello Stato in economia, tale politica dovrebbe far aumentare la domanda aggregata, favorire unespansione delleconomia, un aumento del reddito nazionale, degli stipendi e delloccupazione crescita economica; gli effetti positivi di un aumento della spesa pubblica possono essere incrementati dal cosiddetto moltiplicatore keynesiano, al punto che anche un aumento della spesa pubblica accompagnato da un pari aumento delle tasse pareggio di bilancio potrebbe far espandere leconomia.

Se invece la spesa pubblica aumenta mentre le entrate tasse restano ferme o diminuiscono, il deficit pubblico aumenta, con conseguenze negative sul debito pubblico. Inoltre, se si accetta la relazione inversa tra disoccupazione e inflazione vedi curva di Phillips, una politica espansiva dovrebbe provocare un aumento dellinflazione. Per ridurre un deficit pubblico eccessivo, si possono adottare politiche di bilancio restrittive: aumento di tasse e diminuzione della spesa pubblica. A livello di crescita economica tali politiche avrebbero effetti opposti a quelle espansive, ma destinate a far fronte a problemi di finanza pubblica.

Per contrastare il ciclo economico, che presenta periodicamente tassi di disoccupazione o di inflazione superiori a quelli fisiologici, si possono adottare politiche di fine tuning: la politica economica dovrebbe essere espansiva quando si è in recessione e restrittiva quando invece uneccessiva espansione provoca troppa inflazione.

La politica monetaria è di responsabilità invece della Banca centrale, e consiste principalmente nel controllo dellofferta di moneta, nel controllo dei tassi di interesse e nel razionamento del credito. Nellapproccio liberista la politica monetaria ha lo scopo principale di controllare linflazione; la sua effettiva efficacia dipende da vari fattori.

Quanto agli effetti della politica monetaria sulla domanda aggregata e quindi sul PIL, si va dalla posizione dei monetaristi secondo cui un aumento dellofferta di moneta politica monetaria espansiva può far crescere leconomia nel breve termine, ma i suoi effetti si annullano nel lungo termine; a quella dei keynesiani secondo cui tale politica può, in particolari condizioni, far crescere leconomia aumentando lofferta di moneta, ma in altri casi tale effetto può essere annullato da un fenomeno detto trappola della liquidità.

Vanno citati anche i policy mix, in cui governo e banca centrale coordinano la politica di bilancio e monetaria in una strategia unica.

Gli effetti teorici delle politiche di bilancio e monetarie sono rappresentabili nel modello IS-LM: per esempio si vede come gli effetti delle politiche di bilancio sono compensati e in certi casi addirittura annullati da un fenomeno detto spiazzamento degli investimenti, che provoca un aumento dei tassi di interesse invece di un aumento della domanda.



                                     

3.1. Teoria macroeconomica della politica economica Statica comparata del Modello Classico

È possibile valutare quali sono le conseguenze su PIL, occupazione, livello dei prezzi e tasso di interesse di una variazione della spesa pubblica e dellofferta di moneta da parte della Banca centrale, mettendo assieme il Modello IS-LM keynesiano e il Modello AD-AS.

Secondo lipotesi keynesiana linvestimento in titoli delle famiglie risparmio S non dipende solo dal tasso di interesse, ma anche dal livello del reddito PIL pertanto S = sY dove s è la propensione marginale al risparmio con 0 0}"> L Y ∗, r ∗ = δ L δ Y > 0 {\displaystyle L_{Y}Y_{*},r_{*}={\dfrac {\delta L}{\delta Y}}> 0} e L r Y ∗, r ∗ = δ L δ r < 0 {\displaystyle L_{r}Y_{*},r_{*}={\dfrac {\delta L}{\delta r}} S N > 0 {\displaystyle S_{N}> 0}, inoltre al crescere del tasso di interesse il salario reale deve aumentare per convincere le persone a lavorare piuttosto che a investire in titoli S r > 0 {\displaystyle S_{r}> 0} quindi per la funzione offerta di lavoro S si ha:

W P = S r, N {\displaystyle {\dfrac {W}{P}}=Sr,N} con le derivate parziali entrambe positive: S r > 0 S N > 0 {\displaystyle S_{r}> 0\quad S_{N}> 0}

Ricavando W/P dalla precedente relazione e sostituendola nellaltra si ottiene:

4 f ′ N = S r, N {\displaystyle 4\quad f^{}N=Sr,N}

Ora considerato il sistema dato dalle 4 funzioni implicite sopra indicate dove P, r, Y, N si considerano variabili endogene ed M, G esogene:

1 T Y, r = − s Y + I r = − G 2 L Y, r = M P 3 Y = f N 4 S r, N = f ′ N {\displaystyle {\begin{array}{l}1\quad TY,r=-sY+Ir=-G\\2\quad LY,r={\dfrac {M}{P}}\\3\quad Y=fN\\4\quad Sr,N=f^{}N\end{array}}}

poiché le 4 funzioni T, L, Y, S sono differenziabili e il determinante:

d e t J = d e t 0 d I r ∗ d r − s 0 M p 2 L r Y ∗, r ∗ L Y ∗, r ∗ 0 1 − d F N ∗ d N 0 − S r N ∗, r ∗ 0 − S N ∗, r ∗ + d 2 F N ∗ d N) ≠ 0 {\displaystyle detJ=det\left{\begin{array}{cccc}0&{\dfrac {dIr_{*}}{dr}}&-s&0\\{\dfrac {M}{p^{2}}}&L_{r}Y_{*},r_{*}&L_{y}Y_{*},r_{*}&0\\0&0&1&-{\dfrac {dFN_{*}}{dN}}\\0&-S_{r}N_{*},r_{*}&0&-S_{N}N_{*},r_{*}+{\dfrac {d^{2}FN_{*}}{dN}}\end{array}}\right)\neq 0}

si può applicare il teorema di invertibilità locale delle funzioni allora esistono 6 valori:

Y ∗, r ∗, P ∗, N ∗, G ∗ = − T Y ∗, r ∗, M ∗ = L Y ∗, r ∗ P ∗ {\displaystyle Y_{*},r_{*},P_{*},N_{*},G_{*}=-TY_{*},r_{*},M_{*}=LY_{*},r_{*}P_{*}}

tali che:

0 d I r ∗ d r − s 0 M p 2 L r Y ∗, r ∗ L Y ∗, r ∗ 0 1 − d F N ∗ d N 0 − S r N ∗, r ∗ 0 − S N ∗, r ∗ + d 2 F N ∗ d N) d p d r d Y d N = − d G 1 p d M 0 {\displaystyle \left{\begin{array}{cccc}0&{\dfrac {dIr_{*}}{dr}}&-s&0\\{\dfrac {M}{p^{2}}}&L_{r}Y_{*},r_{*}&L_{y}Y_{*},r_{*}&0\\0&0&1&-{\dfrac {dFN_{*}}{dN}}\\0&-S_{r}N_{*},r_{*}&0&-S_{N}N_{*},r_{*}+{\dfrac {d^{2}FN_{*}}{dN}}\end{array}}\right)\left{\begin{array}{cc}dp\\dr\\dY\\dN\end{array}}\right=\left{\begin{array}{cc}-dG\\{\dfrac {1}{p}}dM\\0\\0\end{array}}\right}

Calcolando la matrice inversa di J e risolvendo il sistema si ottiene:

5 d p = p 2 L r S N − L r f ″ N − L Y S r f ′ N) I ′ r S N − I ′ r f ″ N + S r f ′ N) M d G + p M d M 6 d r = f ″ N − S N I ′ r S N − I ′ r f ″ N + S r f ′ N d G 7 d Y = S r f ′ N I ′ r S N − I ′ r f ″ N + S r f ′ N d G 8 d N = S r I ′ r S N − I ′ r f ″ N + S r f ′ N d G {\displaystyle {\begin{array}{l}5\quad dp={\dfrac {p^{2}L_{r}S_{N}-L_{r}f^{}N-L_{Y}S_{r}f^{}N)}{I^{}rS_{N}-I^{}rf^{}N+sS_{r}f^{}N)M}}dG+{\dfrac {p}{M}}dM\\6\quad dr={\dfrac {f^{}N-S_{N}}{I^{}rS_{N}-I^{}rf^{}N+sS_{r}f^{}N}}dG\\7\quad dY={\dfrac {S_{r}f^{}N}{I^{}rS_{N}-I^{}rf^{}N+sS_{r}f^{}N}}dG\\8\quad dN={\dfrac {S_{r}}{I^{}rS_{N}-I^{}rf^{}N+sS_{r}f^{}N}}dG\end{array}}}

La prima cosa che si nota è che la politica monetaria, cioè la variazione dellofferta di moneta da parte della Banca centrale dM, ha effetti solo sullinflazione p e non sul tasso di interesse r, sul PIL Y e sul numero di occupati N per cui se aumenta lofferta di moneta cresce linflazione, se diminuisce lofferta di moneta diminuisce anche linflazione, mentre non è possibile valutare leffetto dellincremento o del decremento della spesa pubblica sullinflazione in quanto nella 5 il termine dG viene moltiplicato per una quantità il cui segno non può essere valutato.

Mettendo assieme la 7 e la 8 si ottiene:

d N = d Y f ′ N {\displaystyle dN={\dfrac {dY}{f^{}N}}}

e siccome il termine f ′ N > 0 {\displaystyle f^{}N> 0} allora se PIL aumenta cresce anche il numero di occupati, se PIL diminuisce, diminuisce anche il numero di occupati.

Quindi volendo studiare la 6, la 7 e la 8 lunico problema che sorge è quello di valutare il segno della disequazione nel punto di equilibrio:

I ′ r S N − I ′ r f ″ N + S r f ′ N > 0 {\displaystyle I^{}rS_{N}-I^{}rf^{}N+sS_{r}f^{}N> 0}

che risulta uguale a:

9 I ′ r f ″ N − S N) < S r f ′ N {\displaystyle 9\quad I^{}rf^{}N-S_{N})


                                     
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