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ⓘ Analogia (filosofia)




Analogia (filosofia)
                                     

ⓘ Analogia (filosofia)

L analogia indica in filosofia un rapporto di somiglianza tra due enti, tale che dalluguaglianza di alcuni loro aspetti particolari si possa risalire ad una loro generale affinità o corrispondenza anche nel complesso degli elementi che li caratterizzano.

                                     

1. Lanalogia in filosofia e in teologia

In Platone lanalogia indica che tra le cose vi siano nessi corrispondenti a quelli che intercorrono tra le entità matematiche, facenti capo a unIdea che le accomuna.

Aristotele riscontra luso del termine per indicare luguaglianza di due rapporti nella proporzione matematica.

Nella logica scolastica, a differenza del discorso univoco senza ambiguità o pluralità di significati, e di quello equivoco che dà la possibilità di interpretazioni diverse, si afferma la teoria della predicazione analogica dove un termine fa da predicato a più soggetti con un significato in parte uguale, in parte diverso: se per esempio si prende il termine "sano" come predicato di "uomo", "medicina", e "colorito", "il contenuto identico è il riferimento alla salute mentre varia il modo di esprimere tale riferimento"

                                     

1.1. Lanalogia in filosofia e in teologia Analogia entis

Se in ambito filosofico lanalogia ha per oggetto lanalisi del rapporto fra enti di natura diversa, cioè delle loro somiglianze e dei tratti in comune, in religione l analogia entis designa il trasferimento di questanalisi alleventuale nesso fra i singoli enti e lEnte supremo, quale è Dio o lUno.

Il tema dell analogia entis affronta così la questione, che si estende dalla filosofia logica e ontologica alla religione e alla teologia, dellanalogicità come via intermedia fra univocità ed equivocità, ossia della possibilità di utilizzare la similitudine come concetto equidistante dallidentità e dallalterità, dallomogeneità e dalleterogeneità, per arrivare a comprendere lUno a partire dai molti, il Creatore a partire dalle sue creature.

Le premesse dell analogia entis sono riscontrabili già nellAntico Testamento:

Con tale approccio il Cristianesimo propone una terza strada, definita via eminentiae, rispetto alla teologia negativa o apofatica della via negationis e alla teologia positiva o catafatica della via affirmationis o positionis:

                                     

1.2. Lanalogia in filosofia e in teologia Agostino dIppona

Unintera tradizione, platonica, neoplatonica e agostiniana, ha sostenuto lidea duna progressiva gradualità fra i beni inferiori e il Bene Assoluto, una "commensurabilità" tra la perfezione divina e limperfezione. Già Platone, del resto, parlava di unimitazione mimesi e partecipazione metessi delle realtà naturali alle idee iperuranie. Agostino sè dedicato a questa tesi in più di una circostanza:

a) in un paragrafo completo, esplicito fin dal titolo, nel De vera religione XIX, 37 389-391:

b) in un altro paragrafo, anchesso completo ed esplicito fin dal titolo, nel Contra adversarium Legis et Prophetarum I,4.6 420:

Ma è lo stesso Ipponate a venir considerato il padre della teologia negativa cristiana per il suo accento posto sull aliud, aliud valde, il Dio totalmente Altro rispetto alla coscienza umana formulato nelle Confessioni VII,10.16 400, ossia nel medesimo testo in cui ha espresso pure la tesi opposta, quella dellalbergare di Dio nellinteriorità di ogni essere umano.

a) VI,1.1:

b) X,27.38:

Si consideri inoltre il celebre aforisma presente nel De vera religione XXXIX, 72:

Daltronde è innegabile che già le sue influenze platoniche e neoplatoniche evidenziassero una marcata teologia negativa pre-cristiana.



                                     

1.3. Lanalogia in filosofia e in teologia Tommaso dAquino

Anche Tommaso dAquino ha attinto alle dottrine neoplatoniche cristiane attraverso lo Pseudo-Dionigi, integrandole con la concezione aristotelica di una scienza volta alla ricerca delle essenze, che si serviva dellinduzione come processo di avvio per risalire dal particolare alluniversale, per culminare infine in una suprema intuizione intellettuale.

Secondo Tommaso, la creazione è strutturata gerarchicamente, in un perenne passaggio dalla potenza allatto, secondo una scala ascendente che va dalle piante agli animali, e da questi agli uomini, fino agli angeli e a Dio, che in quanto motore immobile delluniverso è responsabile di tutti i processi naturali. Dio Padre vive al di fuori del luogo fenomenico in cui si manifestano gli enti e la vita umana, ma non separato da questi. Creando continuamente il mondo dal pieno di Sé, in un processo tuttora ininterrotto, ne risulta che la realtà immanente è una Sua emanazione, fatta come dice la Genesi a Sua "immagine e somiglianza" ; gli enti sono una copia di Dio, ma non Dio stesso che appunto non risiede nelle realtà naturali, perché ciò significherebbe panteismo, che Tommaso rifugge.

La creazione è buona perché Dio non può fare il male, ma non può fare neppure un altro Dio, diverso da Sé. In Lui soltanto consiste la pienezza dellEssere, di cui i diversi enti inferiori sono più o meno partecipi, a seconda del livello gerarchico in cui si trovano. Una concezione teologica che viene così riassunta da Dante Alighieri:

Limpossibilità dellintelletto di conoscere discorsivamente la natura di Dio viene sottolineata da Tommaso nel fatto che le relazioni verticali che intercorrono nella scala ascendente della creazione, non sono da intendere in modo meramente logico, ma in chiave appunto analogica, cioè nel senso della similitudine e della metafora. Egli mantiene fermo il criterio logico della teologia negativa, per il quale la ragione può arrivare a conoscere il quia est di Dio "il fatto che Egli è" ma non il quid est "che cosa è". Scrive in proposito: "Siccome di Dio non possiamo sapere che cosa è, ma piuttosto che cosa non è, non possiamo indagare come Egli sia, ma piuttosto come non sia". È tuttavia possibile riuscire a stabilire un rapporto di reciprocità tra Dio e lintelletto umano, tra lEssere e il pensiero, proprio essendo luno il negativo dellaltro.

Lanalogia verticale è intesa dunque da Tommaso in senso prevalentemente qualitativo, a differenza dei rapporti logico-matematici intercorrenti su un piano orizzontale, cioè tra enti di pari natura, dove prevale unanalogia di tipo quantitativo. Mentre Tommaso e la sua scuola ammettevano entrambe le forme di analogia, privilegiando la prima, altre scuole come quella inglese di Oxford si attestarono su posizioni diverse da quelle tomiste, ignorando di fatto il significato attribuito da Tommaso allanalogia qualitativa, e adottando così esclusivamente una scienza di tipo matematizzato, che precorrendo il metodo di Galilei avrebbe escluso dallo studio della natura tutto ciò che non fosse riconducibile a rapporti numerici e quantitativi.

                                     

1.4. Lanalogia in filosofia e in teologia Teologia cattolica e protestante

Basandosi sulle Scritture e sulla tradizione ecclesiastica, la posizione ufficiale della Chiesa cattolica è stata espressa nel 1215 dal Concilio Lateranense IV in questi termini:

Durante la lectio magistralis su "Fede, ragione e università", tenuta a Ratisbona il 12 settembre 2006, papa Benedetto XVI ha ribadito centralità e attualità di tale concetto:

Nel XVII secolo e nel XVIII secolo largomento teleologico utilizzato per sostenere lesistenza di Dio fu la cosiddetta analogia dellorologiaio, o argomento dellorologiaio. Sotto forma di unanalogia, largomentazione dichiara che lesistenza di un prodotto implica la somiglianza con il suo progettista. Lanalogia è stata usata da Cartesio e Boyle, ad esempio come mezzo per spiegare la struttura delluniverso e la relazione di Dio con esso. In seguito, lanalogia ha avuto un ruolo fondamentale nella teologia naturale e per l"argomentazione del disegno" in cui è stata usata per avvalorare argomentazioni a favore dellesistenza di Dio e del suo disegno intelligente delluniverso.

In ambito protestante Karl Barth ha invece elaborato una contrapposizione netta fra l analogia entis e quella che egli chiama analogia fidei, innescando unormai secolare reviviscenza di studi e interesse sul tema.

                                     

1.5. Lanalogia in filosofia e in teologia Dal Rinascimento al Novecento

Sul piano filosofico, il criterio dellanalogia ritornò particolarmente in voga presso i filosofi del Rinascimento, che in essa vedevano la chiave per interpretare unitariamente i fenomeni della natura. Allo studio dellanalogia si associò la ripresa di concezioni ermetiche, su cui prosperarono lalchimia e lastrologia, basate sullocculta corrispondenza di macrocosmo e microcosmo. In ambito medico e alchemico Paracelso approfondì ad esempio la dottrina delle segnature, secondo cui laspetto o la "firma" con cui ogni essere naturale, di origine animale, vegetale o minerale, si presenta, fornisce unindicazione analogica sulla sua utilità terapeutica.

La nascita della scienza galileiana, che rinunciava a indagare lessenza qualitativa degli enti della natura, limitandosi allo studio dei aspetti matematici e quantitativi, porterà in seguito a un abbandono del criterio dellanalogia.

Fino al XIX secolo tuttavia, continuerà ad essere utilizzata da quanti, opponendosi alla scienza newtoniana, seguitavano a vedere filosofia e scienza come un tuttuno, in particolare durante lepoca romantica. Schelling ad esempio vedeva nellanalogia uno dei principi fondamentali della natura.

Ippolito Nievo ironizzerà sul fatto che gli scienziati, pur affermando pubblicamente di utilizzare il metodo scientifico, continuano a ricorrere in segreto allanalogia, "eterna e sempre giovane erede di Platone":

Nel XX secolo, in ambito psicoanalitico Carl Gustav Jung ha riabilitato la via analogica, tipica del pensiero intuitivo, che ricorrendo a simboli e metafore riesce ad accedere agli archetipi universali del mondo, sconosciuti al pensiero logico-scientifico. Grazie allanalogia, infatti, è possibile scoprire quei legami di sincronicità tra fatti ed eventi che non sono di tipo causale e lineare, ma hanno ciò nonostante una loro verità oggettiva, perché consistono in una corrispondenza qualitativa su cui ad esempio le dottrine orientali poggiano ancora oggi le loro concezioni organiche e armoniche delluniverso.

Grazie allanalogia viene così reso possibile lapprendimento e lacquisione di nuove conoscenze:

Non mancano studiosi, al giorno doggi, che sostengono come il nostro modo di conoscere si basi quasi interamente sullanalogia, da intendere quindi come vero e proprio strumento razionale che tuttavia non usa la logica lineare, ma la circolarità della similitudine.



                                     

2. Approdi alla teoria del Tutto

Un approccio analogico in ambito scientifico è riscontrabile nei tentativi di definizione della cosiddetta teoria del Tutto. Lastrofisico Stephen Hawking ha ipotizzato lesistenza di mondi paralleli in grado in influenzarsi reciprocamente, la cui interazione permetterebbe di aggirare la rigida consequenzialità degli eventi propria del tempo lineare. Il cosmologo e matematico Barrow premio Templeton 2006, in Teorie del tutto. La ricerca della spiegazione ultima, dedica un intero capitolo a Un volo di fantasia razionalistica pp. 60–69, dove espone, con tanto di diagramma grafico insiemistico, la relationship with Divine che "potremmo scegliere tra le seguenti cinque semplici alternative." "Sarà utile elencare le varie possibilità nella forma più semplice, come segue" p. 66:

  • "idea scettica che la nozione di "Dio" sia esclusivamente una creazione della mente umana" ;
  • panteismo;
  • panenteismo;
  • nichilismo.
  • ateismo;
                                     

3. Yin e yang

Nellantica filosofia cinese e quindi nel Taoismo e nel Confucianesimo, il corrispettivo dellinsieme intersezione o tangente fra due opposti non del tutto reciprocamente escludentisi è indicato dal concetto dello yin e yang, espresso con il simbolo del Taijitu. Ad esempio, nel "nero" dello yin è comunque presente il puntino "bianco" dello yang. Da qualsiasi punto di vista si decida quale possa essere la parte negativa o positiva, lessenziale consiste nellindividuare la positiva e incrementarla, invece di cogliere la negativa e distruggerla. Lanalogia tra yin e yang si esprime in definitiva nel concetto di polarità, in virtù della quale essi si escludono a vicenda ma al tempo stesso non possono esistere luno senza laltro.

                                     
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