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ⓘ Vie nuove




                                     

ⓘ Vie nuove

Inizialmente sottotitolata Settimanale di orientamento e lotta politica ", la rivista "fu costretta fin quasi da subito a dare ampio spazio ad argomenti leggeri e allo sport se voleva far concorrenza alle pubblicazioni commerciali. Nel 1948 era molto più simile alla Domenica del Corriere che a Rinascita".

Nel 1952 la rivista che in quellanno tirava 258.000 copie passò alla quadricromia e modificò il sottotitolo in "settimanale di politica, attualità e cultura". Lapertura della rivista alle tematiche "leggere" provocò critiche allinterno del PCI, che vennero però più volte rintuzzate da esponenti non certo tacciabili di "leggerezza culturale" come il latinista Concetto Marchesi che, in un intervento allVIII congresso del PCI così si espresse: "Noi dobbiamo combattere lidea diffusa che tutto nel nostro mondo comunista sia uggia, pesantezza, musoneria.E lo sa bene il compagno Luigi Longo, che su Vie nuove" ha aperto le colonne alle belle figliole. Mondanità? Sia pure".

Su Vie nuove Pier Paolo Pasolini, su invito di Maria Antonietta Macciocchi, che diresse la rivista dal 1956 al 1961, tenne tra il 4 giugno 1960 e il 30 settembre 1965 una rubrica di dialoghi con il lettore, una scelta dei quali fu pubblicata col titolo Le belle bandiere. Dialoghi 1960-65. Nel 1971 la rivista mutò nome in Giorni - Vie nuove e, sotto la direzione di Davide Lajolo che la dirigeva dal 1969, proseguì le pubblicazioni fino al 1978. Larchivio fotografico della rivista è conservato presso lArchivio audiovisivo del movimento operaio e democratico.

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