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ⓘ Attenzione




Attenzione
                                     

ⓘ Attenzione

L attenzione è un processo cognitivo che permette di selezionare alcuni stimoli ambientali tra i molti disponibili ad un dato momento e di ignorarne altri. Una metafora spesso usata per descrivere l attenzione selettiva visiva è quella del "fascio di luce o zoom", mentre per l attenzione selettiva uditiva si utilizza la metafora del filtro, che lascia passare solo gli stimoli rilevanti. È un processo passivo, ovvero una reazione istintiva o neurofisiologica del cervello a stimoli esterni o interni sensoriali ed è distinta dalla concentrazione mentale, che è invece un atto in cui è implicata la volontà con differenze quantitative.

                                     

1. I livelli di attivazione

La teoria dellarousal presuppone che il livello di attivazione vari lungo un continuum che va dal sonno alleccitazione diffusa. Il livello di attivazione psicofisiologica è considerato un fattore importante nella determinazione dellefficienza di un soggetto in prestazioni o compiti.

La relazione tra livello di attivazione ed efficienza del soggetto, espressa in ordinata sotto forma di qualità della prestazione, è rappresentata da una curva ad U invertita. A bassi livelli di attivazione lindividuo si distrae facilmente, mentre a livelli troppo elevati leccessiva ansietà ha un effetto ugualmente dannoso sullefficienza Teoria di Yerkes e Dodson. Si può spiegare il deterioramento delle prestazioni distraibilità con laumento del livello di attivazione: questultimo ridurrebbe il raggio dellattenzione ma causerebbe, contemporaneamente, un aumento dellesplorazione con conseguente disorganizzazione del comportamento.

La teoria dei livelli di attivazione, inizialmente ipotizzata dagli psicologi, è stata in seguito studiata dai neurofisiologi, che hanno indagato le modalità di funzionamento del sistema reticolare attivatore ascendente ARAS e la sua influenza sullattività della corteccia cerebrale.

                                     

2.1. Modelli teorici dellattenzione Premessa storica sullo studio dei modelli teorici dellattenzione

Agli inizi della psicologia scientifica, lo studio dellattenzione fu un tema privilegiato di ricerca. Il metodo introspettivo aveva dato informazioni e proposto concetti considerati validi ancora oggi come quello di abituazione. Tale metodo però, non ha permesso la definizione in termini oggettivi delle componenti dellattenzione. Quando le scuole della Gestalt e del Comportamentismo cominciarono a dominare il campo della psicologia, il concetto di attenzione divenne impopolare e finì con lessere bandito dal vocabolario della psicologia scientifica. Solo sul finire degli anni 50, con lemergere del Cognitivismo, il concetto di attenzione tornò al centro dellinteresse.

Nello stesso periodo laffinamento delle tecniche di studio delle funzioni del Sistema Nervoso ha fatto in modo che lapproccio neurofisiologico si affiancasse a quello psicologico. Attenzione e livello di attivazione sono due stati correlati fra di loro ma che non si identificano: lattivazione è uno stato globale dellorganismo che si svolge lungo un continuum e lattenzione è una funzione selettiva che si correla con il livello di attivazione.

Il grado di attenzione dipende dal livello di attivazione dellorganismo che a sua volta dipende sia dalle condizioni interne che dagli stimoli esterni: stimoli intensi suscitano attenzione, che poi seleziona le informazioni in ingresso in base alla loro rilevanza biologica o psicologica. Proprio in quanto processo di selezione di informazioni, lattenzione può essere definita come un processo cognitivo. Esistono diversi modelli esplicativi sul funzionamento dellattenzione.

                                     

2.2. Modelli teorici dellattenzione Limiti dei modelli

Innanzitutto, i limiti di capacità attentiva sono determinati dai limiti del sistema sensoriale, inoltre le aspettative del soggetto sono in grado di influire nella selezione degli stimoli. Ad alcuni eventi si presta attenzione consciamente, mentre altri vengono registrati inconsciamente.

  • Daniel Kahneman: esiste un limite di tipo biologico allelaborazione contemporanea delle informazioni e queste devono quindi essere poste in sequenza attraverso un canale sensoriale che blocca tutte le informazioni che eccedono la capacità di elaborazione.
  • Donald Broadbent ritiene che il limite della capacità attentiva sia ascrivibile ad una selezione che avviene dopo la registrazione sensoriale, mentre altri propendono per lipotesi che questa avvenga in memoria e quindi agli ultimi livelli di elaborazione dellinformazione, spostando così laccento dai limiti del sistema sensoriale alle aspettative del soggetto che influenzano la selezione degli stimoli.

I limiti del sistema sensoriale e della capacità di elaborazione dellinformazione sono studiate confrontandole e differenziandole con quelle dei bambini e attraverso levolversi di strategie di elaborazione delle informazioni. Inoltre si evidenzia il fatto che ad alcuni eventi viene prestata attenzione a livello cosciente, mentre altri sono recepiti ugualmente in qualche modo, anche se non viene prestata loro attenzione: esisterebbero quindi delle procedure di registrazione automatiche, che passano le informazioni ad una componente del sistema che stabilisce a quale degli elementi si deve prestare attenzione.

I cambiamenti stimolanti lattenzione possono essere la variazione dellintensità degli stimoli le mutazioni ambientali per la comparsa di stimoli, che hanno acquisito un significato per il soggetto come per un bambino ascoltare la voce della propria madre, ad esempio.

  • Michael Posner afferma che esistono due momenti specifici, successivi alla registrazione automatica: il primo è l orientamento, ovvero lallineamento dellattenzione verso la sorgente dello stimolo sensoriale, il secondo è la detezione, ovvero la registrazione cosciente e il rilevamento dello stimolo.
  • Leslie B. Cohen e Gelber affermano che è opportuno differenziare i meccanismi che presiedono allorientamento verso lo stimolo ad es. volgere gli occhi da quelli coinvolti durante la fissazione. Nella risposta di orientamento lo stimolo cattura lattenzione, nella risposta di fissazione opera un meccanismo diverso che trattiene lattenzione. In entrambi i processi si riscontra un ruolo attivo da parte del soggetto, giacché processi di questo tipo non possono essere considerati come automatici.

Il concetto di attenzione appare di fatto multiforme, perché comprende aspetti diversi e viene usato per spiegare situazioni e fenomeni differenti. In particolare, sia la selezione delle informazioni che la capacità di svolgere contemporaneamente compiti diversi sono state studiate dai ricercatori, che quindi parlano di attenzione selettiva e di attenzione divisa. Inoltre, sono stati compiuti studi anche sullattenzione sostenuta o vigilanza, inerente alla capacità di prestare attenzione a una fonte dinformazione per un tempo prolungato, facendo riferimento al variare della prestazione in funzione del tempo.



                                     

3. Attenzione selettiva

Lo studio dellattenzione selettiva è stato avviato da Cherry, il quale cercò di capire perché, fra stimoli molteplici provenienti dal mondo esterno, il soggetto ne selezioni alcuni attended messages lasciandone decadere altri unattended messages.

La dimostrazione di ciò è data da un fenomeno noto come cocktail party in cui si riesce a prestare attenzione ad una sola conversazione nonostante ve ne siano parecchie in corso che potrebbero interferire in pratica vengono esclusi gli stimoli disturbanti: nonostante le emissioni sonore provenienti da tutti gli astanti siano colte dai nostri recettori acustici, noi siamo in grado di selezionare e analizzare quelle provenienti dalla persona con la quale stiamo conversando. Negli studi sullattenzione selettiva sono state utilizzate prevalentemente due classi di paradigmi sperimentali: i paradigmi di selezione e i paradigmi di filtraggio.

  • I paradigmi di selezione sono rappresentati soprattutto dai compiti di ricerca visiva visual search. Un tipico compito di ricerca visiva è composto da numerose prove consecutive; ciascuna prova consiste nella presentazione di una figura composta da diversi elementi. In alcune prove, tra i vari elementi è presente un particolare elemento detto stimolo bersaglio target, che il soggetto conosce. Nelle altre prove lo stimolo bersaglio non è presente. In ciascuna prova il soggetto ha il compito di decidere più rapidamente possibile se lo stimolo target è presente o no.
  • A differenza dei paradigmi di selezione, i paradigmi di filtraggio si basano essenzialmente sulla presentazione rapida e continua di stimoli rilevanti e irrilevanti da ignorare, che differiscono generalmente per un qualche attributo fisico, quale la posizione spaziale, il colore, lintensità, ecc.

Ora, se consideriamo lelaborazione delle informazioni come un processo continuo che va dallanalisi delle caratteristiche elementari dello stimolo al suo riconoscimento, allemissione della risposta allo stimolo, allora uno dei problemi teorici più importanti riguarda lidentificazione del punto in corrispondenza del quale avviene la selezione dellinformazione.

A questo riguardo le teorie sullattenzione si dispongono lungo un continuum che va dalle teorie che propongono una selezione precoce dellinformazione a quelle che propongono invece una selezione tardiva.

                                     

3.1. Attenzione selettiva Filtro di Broadbent

Un esempio di modello che propone una selezione precoce dellinformazione da elaborare è la Teoria del filtro di Broadbent, secondo cui esisterebbe una fase iniziale di elaborazione dellinformazione durante la quale tutti gli stimoli vengono analizzati simultaneamente sulla base delle loro caratteristiche fisiche elementari e immagazzinati per un breve periodo.

In questa fase, quindi, non si ha alcuna selezione dellinformazione. A questo stadio di elaborazione, che Broadbent attribuisce al sistema sensoriale S, segue una fase di elaborazione più avanzata da attribuire al sistema percettivo P, il quale opera serialmente, elaborando cioè uno stimolo dopo laltro. Un filtro, posto tra il sistema S e il sistema P, seleziona gli stimoli che possono avere accesso ai livelli di elaborazione più sofisticati.

Broadbent asserì che i soggetti hanno la capacità di prestare attenzione ad una sola voce alla volta, evidenziando la relazione negativa, inversamente proporzionale, fra il grado di comprensione di due voci, nel senso che se aumenta la comprensione di una diminuisce la comprensione dellaltra uso della tecnica dellascolto dicotico: stimolazione contemporanea di due canali sonori. Per seguire due processi gli individui devono alternare rapidamente lattenzione dalluno allaltro.

                                     

3.2. Attenzione selettiva Teoria del filtro attenuato della Treisman

Treisman modificò la teoria originale di Broadbent e formulò la teoria del restringimento di banda, detto anche "teoria del filtro attenuato", secondo la quale il filtro attentivo si limita a ridurre, e non a cancellare, linformazione disponibile nel canale non attentivo, inoltre, in particolari condizioni, anche questa informazione ridotta è sufficiente ad attivare delle unità nel lessico mentale una sorta di magazzino delle parole conosciute.

Allinterno del lessico mentale esisterebbe uno stato di facilitazione di alcune unità che aumenterebbe la probabilità per certi significati come ad esempio il proprio nome di battesimo, di essere attivati e quindi percepiti effetto "Cocktail Party". Ad esempio i soggetti erano sensibili allinformazione presentata allorecchio cui si doveva prestare meno attenzione, soprattutto se la voce cui non dovevano prestare attenzione diceva il loro nome. Tale stato di facilitazione può infine essere modificato dalle istruzioni ricevute o dalle aspettative del soggetto.



                                     

3.3. Attenzione selettiva Deutsch e Deutsch

Una proposta più radicale rispetto al modello di Broadbent è invece quella di Deutsch e Deutsch. Questi autori respinsero il modello di Broadbent, perché valutarono che le capacità di elaborazione dellinformazione, che il filtro descritto da Broadbent dovrebbe avere per operare la selezione dellinformazione, dovrebbero essere tanto complicate quanto lo sono quelle del sistema percettivo P. Se questo è vero, allora il filtro diventa totalmente inutile.

Essi quindi postularono che non esistesse nessun filtro e che lintera elaborazione dello stimolo è automatica e indipendente dallattenzione selettiva. Lattenzione selettiva interverrebbe solo per controllare laccesso dello stimolo alla coscienza, alla memoria e ai sistemi di risposta cioè al Sistema Cognitivo, SC. Gli effetti dellattenzione sarebbero quindi soltanto il prodotto dellinterazione tra coefficienti di importanza e informazione afferente.

                                     

3.4. Attenzione selettiva La teoria di Norman

Secondo unaltra teoria dellattenzione la selezione viene operata non mediante il blocco o il filtro dellinformazione sensoriale, come si è già accennato in precedenza, ma elaborando selettivamente linformazione già attivata in memoria dallinformazione sensoriale che si sta raccogliendo. Si deve notare che anche stimoli familiari e usati di frequente sembrano essere percepiti così automaticamente che è impossibile ignorarli Schneider e Schiffrin, 1977.

Un esempio di questo automatismo è dato dallo Stroop effect Stroop, 1935 in cui si mostrano ai soggetti delle parole stampate in colori diversi, si chiede loro di ignorare le parole e di riferire solo il colore dellinchiostro. Questo compito era perfettamente eseguito, salvo che nel caso in cui le parole erano nomi di colori, diversi dal colore dellinchiostro. In questo caso limpedimento derivava dalla percezione del significato della parola resa quasi automatica dallesercizio, che normalmente facilita la lettura ma che in questo caso era un elemento di disturbo. Leffetto Stroop può essere considerato un esempio di insuccesso dellattenzione selettiva.

Successivi e più recenti studi nel campo percettivo-attentivo, sembrano essere favorevoli alla posizione di Broadbent.

                                     

3.5. Attenzione selettiva Selezione precoce e selezione tardiva

Queste teorie sono dette "strutturali", poiché ipotizzano che la capacità selettiva delluomo si basi su un meccanismo, un filtro, che permette il passaggio solo di alcune informazioni. Dai primi studi sullattenzione acustica, attraverso lascolto dicotico, si è visto ad esempio che, applicando 2 cuffie ad un soggetto e trasmettendo un messaggio in una cuffia e un altro messaggio nellaltra cuffia, inoltre si dice al soggetto di prestare attenzione solo ad uno dei due messaggi, si noterà che del messaggio a cui non si è prestato attenzione, non sarà ricostruibile niente del contenuto, ma solo le caratteristiche superficiali. La selezione avviene relativamente presto lungo il continuum dellelaborazione: prima della codifica semantica selezione precoce. Per quanto riguarda la selezione tardiva dellinformazione, il filtro attenzionale è collocabile poco prima della soglia della consapevolezza; tutti gli stimoli sono sottoposti ad una uguale elaborazione percettiva fino al momento della scelta della risposta. Il filtro a quel punto si chiude e permette il passaggio soltanto dellinformazione utile. Il paradigma di Posner può rappresentare un punto a favore dellipotesi della selezione precoce, in quanto, se il cue dato è valido indica cioè la posizione esatta in cui dovrebbe apparire lo stimolo i tempi di reazione allo stimolo si abbassano notevolmente rispetto ai tempi necessari quando il cue indica la posizione errata. Se lelaborazione fosse tardiva, tra i tempi di reazione non dovrebbero esserci differenze.

                                     

4. Attenzione divisa

Quando si fa riferimento al concetto di attenzione divisa si pone laccento su un particolare aspetto dei processi attentivi, ovvero sulla capacità che tutti abbiamo di prestare attenzione a più cose contemporaneamente. Va sottolineato che i due aspetti, quello di selezione studiato nellambito dellattenzione selettiva e quello di distribuzione studiato nellambito dellattenzione divisa, non sono due fenomeni indipendenti, ma due aspetti dello stesso fenomeno che interagiscono.

La situazione sperimentale tipica nello studio dellattenzione divisa è quella relativa al doppio compito; il risultato che in genere si osserva in questa situazione è che la prestazione ai due compiti è peggiore di quella ottenuta dallo stesso soggetto quando è impegnato nei due compiti separatamente.

Le teorie viste precedentemente, che possono essere dette strutturali, spiegano la prestazione in compiti multipli, facendo riferimento ad un rapido spostamento dellattenzione tra i diversi compiti. Ad esempio, Broadbent propone che loperatore umano abbia una singola risorsa, ovvero un unico processore a capacità limitata. Quando questo processore è impegnato nellelaborazione dellinformazione per un compito, lelaborazione per il secondo compito viene sospesa finché la prima non è completata. In questa prospettiva, lattenzione è vista come un fenomeno tutto-o-nulla.

I teorici della capacità, invece, sottolineano la divisibilità delle risorse cognitive tra i diversi compiti contemporanei e la possibilità di assegnare in modo graduato parte delle risorse a ciascun compito, con differenti approcci.

Il modello di Kahneman è particolarmente importante perché rappresenta il tentativo di unificare le teorie strutturali e quelle della capacità. Egli afferma che loperatore umano ha una capacità limitata per lesecuzione delle attività mentali e che il limite varia con il livello di attivazione in funzione del carico imposto da ciò che, attimo per attimo, siamo chiamati a fare. Assume quindi che quando lattivazione fisiologica è moderatamente alta cè una maggiore disponibilità di capacità.

Kahneman ritiene che al crescere delle richieste si ha un corrispondente aumento della quantità di risorse mobilitate, fin quando le prime non eccedono le seconde: a questo punto la prestazione del soggetto non è più adeguata alla domanda e si ha uninterferenza tra i compiti. Possiamo distinguere tra uninterferenza di capacità, che è non specifica e dipende solo dalle richieste di entrambi i compiti, e uninterferenza strutturale, che è specifica e dipende dal grado in cui i compiti gravano sugli stessi meccanismi.

Lipotesi, quindi, è che per eseguire una qualsiasi attività mentale siano necessarie due condizioni:

  • poter usufruire della quantità sufficiente di impegno, sforzo o attenzione.
  • disporre di un insieme di informazioni adeguate e specifiche per quellattività e

Le teorie appena presentate assumono lesistenza di ununica riserva di risorse indifferenziate e quindi, non riescono a spiegare alcuni effetti sperimentali che invece sono stati più volte osservati.

Tra gli effetti sperimentali che le teorie della capacità limitata non riescono a spiegare, vi sono:

  • la condivisione perfetta: è stato osservato che a volte due compiti vengono eseguiti contemporaneamente senza alcuna interferenza.
  • linsensibilità alla difficoltà: in base alle teorie della capacità, se si aumenta la difficoltà del compito primario allora la sua esecuzione dovrebbe richiedere più risorse a scapito dellesecuzione del compito secondario, quindi la prestazione riferita a questultimo dovrebbe peggiorare; questeffetto però non viene sempre osservato, in quanto a volte lincremento della difficoltà in un compito primario non determina un peggioramento della prestazione nel compito secondario;

Questi effetti ci dicono che nel caso di situazioni che impongono di eseguire più compiti contemporaneamente, non conta solo la quantità di risorse allocate ad ogni compito, ma anche le strutture o i processi cognitivi che essi coinvolgono.

Losservazione di tali effetti dà ragione di esistere alle teorie delle risorse multiple, il cui principale esponente è Wickens. Tali teorie non prevedono lesistenza di un unico insieme di risorse allocabili ad uno o più compiti, ma di più insiemi di risorse, ciascuno con proprie caratteristiche, che possono essere allocabili in modo indipendente.

Va comunque detto che al momento non cè nessuna teoria sullattenzione, unanimemente condivisa; sembra tuttavia accertato che molti processi diversi siano responsabili della selettività dellattenzione.



                                     

5. Attenzione sostenuta vigilanza

Molte attività cognitive ci richiedono di prestare attenzione a ununica fonte di informazioni per un tempo prolungato: quando linformazione è difficile da percepire o la sua presentazione è monotona, prestare attenzione è meno semplice. Se poi linformazione è infrequente, con il passare del tempo si ha un decadimento della prestazione. Mackworth è stato il primo a condurre studi sistematici sulla vigilanza esperimenti con il clock test, dimostrando che si ha una rapida caduta dellattenzione nei primi 30 minuti e più lentamente nellora e mezza successiva. Lautore ritiene che il decremento di vigilanza sia causato da un processo inibitorio simile a quello della teoria del condizionamento classico di Pavlov. Qui il condizionamento avviene durante laddestramento, quando i soggetti sono istruiti dallo sperimentatore a premere il pulsante ad ogni scatto doppio della lancetta rinforzo: quando non si ha più listruzione, la risposta condizionata si estingue perché aumenta linibizione interna al soggetto.

                                     

6. Attenzione congiunta

Lattenzione congiunta o attenzione condivisa è il focus condiviso di due diversi individui su uno stesso oggetto. Si ottiene quando un individuo avvisa un altro di un oggetto per mezzo di sguardi oculari, puntamento o altre indicazioni verbali o non verbali. Un individuo guarda un altro individuo, indica un oggetto e quindi restituisce il proprio sguardo allindividuo. Scaife e Bruner sono stati i primi ricercatori a presentare una descrizione della capacità dei bambini di seguire lo sguardo negli occhi di un altro individuo, nel 1975. Questi ricercatori hanno scoperto che la maggior parte dei bambini di età compresa tra 8 e 10 mesi seguiva uno sguardo e che tutti i bambini di 11-14 mesi riuscivano nel compito. Questa prima ricerca ha dimostrato che per un adulto è possibile portare determinati oggetti nellambiente allattenzione di un bambino usando lo sguardo.

Ricerche successive dimostrano che due importanti abilità nellattenzione congiunta sono il seguire lo sguardo e lidentificare lintenzione. Lattenzione congiunta è una delle prime abilità sociali sviluppate dagli esseri umani, ed è importante per molti aspetti dello sviluppo del linguaggio, tra cui comprensione, produzione e apprendimento delle parole. Gli episodi di attenzione congiunta forniscono ai bambini informazioni sul loro ambiente, consentendo alle persone di stabilire riferimenti dalla lingua parlata e imparare le parole. Lo sviluppo socio-emotivo e la capacità di prendere parte alle relazioni normali sono influenzati anche dalle capacità di attenzione congiunta.

La capacità di stabilire unattenzione congiunta può essere influenzata negativamente da sordità, cecità e disturbi dello sviluppo come lautismo.

                                     

7. Sviluppo dellattenzione

Mackworth sostiene che esistono due tipi di attenzione: una dovuta allesperienza dellambiente fisico e sociale regolata dallattività dei lobi frontali e uninvolontaria regolata dal flusso degli stimoli esterni, indipendentemente dallesperienza.

Solo dopo i sette anni di età, i bambini sarebbero capaci di risposte di attenzione selettiva e volontaria e non di semplice orientamento, poiché solo a questa età si sviluppano i lobi frontali.

Questa spiegazione appare molto controversa: ciò che si modificherebbe con lo sviluppo non è, probabilmente, la capacità attentiva in sé, ma lattività di selezione percettiva delle informazioni.

Con la maturazione e lo sviluppo vengono sempre meglio colte le informazioni utili per ottenere una certa prestazione, cioè il bambino è in grado di utilizzare strategie sempre più flessibili ed economiche per elaborare e strutturare in modo organico le informazioni che gli provengono dallambiente.

I fenomeni fisiologici tipici dellattenzione sono presenti in quella che viene definita risposta di orientamento e si osservano alla prima presentazione di uno stimolo nuovo. È il prodotto della discrepanza fra lo stimolo che viene presentato e la traccia mnestica di quelli che lo hanno preceduto. Tali effetti si riducono alla ripresentazione dello stimolo risposta di abituazione. Tale risposta è legata alla coincidenza dello stimolo con una sua traccia presente nella memoria a lungo termine.

Se si parla di attenzione legata allapprendimento, già dalla tenera età il bambino assimila e accoglie allinterno del proprio percorso cognitivo informazioni che strutturano lintelligenza. Lattenzione, portata didatticamente nellesercizio, dal correggere un errore, giudicare lazione, decidere un atto, costruisce il bagaglio di esperienza del bambino che andrà a colmare il vuoto esperienziale che diverrà poi la base psichica sana per qualsiasi tipo di educazione.

La risposta di abituazione è più rapida con il crescere delletà: secondo la teoria di Jean Piaget, ciò può essere legato alla costanza dellaffetto, acquisita dopo una certa età e alla relativa capacità di prevedere gli stimoli, acquisita dal bambino. Nei bambini in età scolare non si evidenziano particolari differenze nelle capacità attentive, rispetto agli adulti, mentre differenti sarebbero piuttosto le capacità di formulare strategie diverse per la soluzione di un compito, cioè la capacità di cogliere gli elementi principali di una realtà problematica, utili alla soluzione di un compito. Sembrerebbe dunque implicato un diverso livello di sviluppo cognitivo, piuttosto che un aspetto legato allattenzione.

Al momento non cè nessuna teoria sullattenzione unanimemente condivisa. Sembra accertato che molti processi diversi siano responsabili della selettività dellattenzione. Unaltra difficoltà nello studio dellattenzione deriva dal fatto che il processo attentivo è implicato in numerosi altri processi cognitivi fondamentali oltre al fatto che lo studio dellattenzione, disgiunto dagli altri processi psichici, si è rivelato poco fecondo.

                                     

8.1. I disturbi dellattenzione La disattenzione

Questa è spesso dovuta a stanchezza fisica o mentale. Questo disturbo scompare quando l’individuo è più riposato e meno stressato;

                                     

8.2. I disturbi dellattenzione La distrazione

È uninterruzione dell’attenzione causata da qualche stimolo esterno o interno. Basta qualche oggetto o persona attorno a noi per catturare la nostra attenzione così da distrarci dal compito che altri o noi stessi ci eravamo assegnato. Allo stesso modo basta un pensiero, un ricordo o un’immagine che fa capolino nella nostra mente per catturare momentaneamente la nostra attenzione e farci distrarre;

                                     

8.3. I disturbi dellattenzione La distraibilità

Questa è la propensione naturale di una persona a distrarsi. La distraibilità è presente nei bambini e negli anziani. Entrambi hanno difficoltà a fissare in maniera costante l’attenzione. Tuttavia è presente anche nei soggetti che presentano lievi problematiche psicologiche. In questi ultimi le loro ansie, le loro paure e la loro irrequietezza interiore possono per qualche momento o periodo disturbare, in modo non costante, le loro capacità attentive.

                                     

8.4. I disturbi dellattenzione Laprosessia

Questa è l’incapacità strutturale e costante a mantenere l’attenzione. Questo disturbo è presente sistematicamente nelle gravi patologie psichiche come negli stati fobico-ossessivi, in quelli maniacali; nella depressione, nella schizofrenia ecc. L’aprosessia è dovuta a un eccesso di emozioni e cariche affettive che interferiscono nei processi di pensiero o è dovuta alla presenza di idee deliranti e fisse che, imponendosi in modo preponderante o coatto alla coscienza, riducono la possibilità di attenzione.