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ⓘ Tenuta di Migliarino




Tenuta di Migliarino
                                     

ⓘ Tenuta di Migliarino

La Tenuta di Migliarino è una delle sette tenute del Parco naturale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli, situata nella parte settentrionale. Costituisce, con i suoi 3 700 ettari di estensione, la zona del Parco di maggiore rilevanza economica.

                                     

1. Storia

Poco si conosce della storia antica di questa zona che era situata nella Selva Palatina, una fitta zona boscosa contenuta allinterno dellattuale area del Parco. È noto però che nella metà dellXI secolo il territorio di Migliarino era parte dei possedimenti della Contessa Matilde di Canossa e che alla sua morte fu diviso tra la famiglia degli Orlandi e la Mensa Arcivescovile di Pisa. A partire del XVI secolo la famiglia fiorentina dei Salviati iniziò la privatizzazione di questo territorio, attraverso lo sfruttamento delle sue risorse naturali e lallevamento del bestiame.

In seguito però le pretese della famiglia cominciarono a limitare laccesso degli abitanti ai pascoli, alla raccolta della legna, alla caccia e alla pesca, provocando linizio di una lunga catena di controversie che si prolungarono fino alla metà del XIX secolo. A dispetto di tali attriti con la popolazione residente, i Salviati fecero nei secoli acquisizioni che ingrandirono progressivamente i loro possedimenti, acquistando beni della Mensa Arcivescovile e del Granducato, aumentando così lestensione della Tenuta fino ai confini con lo Stato di Lucca a nord e fino al fiume Serchio a sud.

Ai primi decenni del XIX secolo risalgono i primi interventi dei Salviati per iniziare lo sfruttamento radicale del territorio attraverso opere di bonifica: iniziò così lutilizzazione agricola di estese zone lungo la golena del fiume Serchio, particolarmente fertili. Una notevole svolta alleconomia dellarea fu data però dallintroduzione a metà del XIX secolo di massicce piantumazioni di pino domestico per la produzione dei pinoli. Per ottimizzare lo sviluppo di questa attività economica era necessario rendere agevole laccesso alle piantagioni e al tempo stesso contrastare leccessiva umidità del terreno. Per tali necessità furono realizzati sentieri che suddividevano la macchia in settori ben delimitati e furono scavati canali e fossi per assicurare il drenaggio delle acque. Migliarino divenne così rapidamente il più importante centro di produzione dei pinoli in Italia, con una raccolta che raggiungeva 200 tonnellate lanno. Negli ultimi decenni tale attività si è ridimensionata portando però ad un prodotto più selezionato, tanto che ai pinoli del Parco è riconosciuto il "Marchio collettivo di qualità" che li certifica come prodotti biologici.

                                     

2. Territorio

La Tenuta di Migliarino si estende nel territorio delimitato dallultimo tratto del fiume Serchio e dal confine tra le province di Lucca e Pisa, che corrisponde storicamente allantico confine tra lo Stato Lucchese e il Granducato di Toscana. Confina a nord con la Tenuta Borbone, a nord-est con il Padule Settentrionale e lago di Massaciuccoli e con il Padule Meridionale e a sud con la Tenuta di San Rossore.

                                     

3. Flora

La flora è molto varia perché vario è lambiente che caratterizza la Tenuta: la successione ecologica degli habitat inizia con le dune litoranee situate alle spalle dellarenile di Marina di Vecchiano che rappresentano il più imponente tratto di dune sabbiose del Parco. Qui sono visibili specie vegetali come le alofite e alotolleranti, a differenza di quanto avviene nella Tenuta di San Rossore dove lesistenza di tali specie è stata compromessa dallerosione della costa.

Vi si trovano abbondanti il ravastrello Cakile maritima e la soldanella di mare Calystegia soldanella; proseguendo verso linterno si incontrano leuforbia delle spiagge Euphorbia paralias e la pungente calcatreppola marittima Eryngium maritumum. Sulle dune vere e proprie lo sparto pungente Ammophila arenaria forma ciuffi alti anche più di un metro di importanza fondamentale nel consolidamento della duna. Oltre le dune si incontra la macchia mediterranea, in cui sono presenti tra laltro il corbezzolo, il lillatro Phillirea angustifolia e la robbia selvatica Rubia peregrina, e successivamente la lecceta pinetata, costituita prevalentemente da pino domestico Pinus pinea e pino marittimo Pinus pinaster che hanno largamente sostituito la preesistente macchia e lecceta. Qui nel sottobosco si trova la scopa Erica scoparia e il leccio stesso che lentamente sta riprendendo il sopravvento sulla pineta. Segue poi il bosco mesofilo che necessita di condizioni climatiche fresche e umide, con le tipiche piante caducifoglie del Parco: frassini, olmi, pioppi, ontani e farnie.

Nelle depressioni lame interne è interessante la presenza del cipresso calvo della Virginia Taxodium distichum, originario del Nord America e importato qui nel XIX secolo dai duchi Salviati, caratteristico per le radici aeree.



                                     

4. Fauna

Lavifauna della Tenuta comprende molte specie nidificanti come il picchio rosso maggiore Dendrocopos major, il picchio verde Picus viridis, il rampichino Certhia brachydactyla e il picchio muratore Sitta europaea. Nelle grandi chiome del pino domestico nidificano le poiane Buteo buteo, i colombacci e la tortora. Lungo larenile nidificano specie significative dal punto di vista naturalistico come il fratino Charadrius alexandrinus e la Calandrella cinera.

Tra gli uccelli che frequentano le dune e larenile nei periodi delle migrazioni abbiamo la beccaccia di mare Haematopus ostralegus che si ciba di conchiglie e molluschi, e i piovanelli pancianera Calidris alpina.

Nella macchia sono presenti il santimpalo Saxicola torquata e locchiocotto Silvia melanocephala; la pineta ospita il verdone Carduelis chloris, il verzellino serinus e piccoli insettivori come il regolo Regulus regulus. è possibile osservare anche ghiandaie Garrulus glandarius le upupe Upupa epops.

I mammiferi sono costituiti da ungulati, daini dama e cinghiali Sus scrofa presenti in sovrannumero in tutto il territorio del Parco, sul cui suolo e vegetazione esercitano una forte pressione riducendo la spontanea rigenerazione del sottosuolo.

Sono presenti anche conigli selvatici e volpi vulpes le quali utilizzano spesso le tane di tassi e istrici abbandonate. Vi si trovano inoltre mustelidi come la donnola Mustela nivalis, la faina Martes foina e puzzola Mustela putorius.

                                     

5. Punti di interesse

Dune di Marina di Vecchiano

Costituiscono il più imponente tratto di dune sabbiose del Parco e sono un sistema dunale di grande interesse, dove è possibile osservare con notevole evidenza la successione di ricchi ambienti naturali quali la battigia, lanteduna, la duna consolidata e il retroduna, ognuno caratterizzato da flora e fauna peculiari.

Orto delle dune

Situato vicino al piazzale Montioni, è un orto botanico allestito su duna artificiale, con un progetto coordinato dal Comune di Vecchiano e dallUniversità di Pisa, per valorizzare e proteggere le dune costiere; esso infatti costituisce un percorso didattico ideale per conoscere la vegetazione delle dune ed è accessibile ai visitatori anche di notte.

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