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ⓘ Litolatria




                                     

ⓘ Litolatria

Non importa di quale materiale, di quale fattura, quanto grandi e quanto colorate, considerate vere e proprie divinità o aspetti assunti da unentità soprannaturale per essere meno astrattamente accostabile dai suoi devoti.

Tra queste due fattispecie religiose la differenza è nettissima.

Nel primo caso, infatti, è la pietra o sasso, o roccia a essere stricto sensu considerata un dio, non diversamente dal vento, dalla pioggia, dalla folgore, dalla terra, dal mare, da un fiume, da un monte, da un lago o da un albero.

Nel secondo caso invece il devoto ha la chiara coscienza dellassoluta inaccostabilità del dio ai suoi limitati sensi umani, facendo ripiegare la sua "ansia per il sacro" su un qualsiasi oggetto, più o meno vile, ma tangibile, del quale si conosce cioè perfettamente la reale "materialità", al puro fine di esprimere con minor fatica la propria venerazione e il proprio trasporto adorativo.

Quando si fosse trattato di una pietra e nel più ampio contesto semitico settentrionale, si parla da parte degli storici delle religioni di "betilo".

Talora la lavorazione cui il materiale produceva quelle steli che vengono chiamate menhir, ampiamente diffuse in ambito celtico.