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ⓘ Dīkṣā




Dīksā
                                     

ⓘ Dīksā

Dīksā, sostantivo femminile sanscrito traducibile come "consacrazione", "iniziazione religiosa", indica nelle tradizioni religiose dellIndia un generico rituale iniziatico, o anche una consacrazione a un evento religioso o di grande importanza.

                                     

1. Generalità

Etimologicamente dīksā si fa derivare dal verbo dīkś "consacrare", oppure dalla radice dā "dare" più ksi "distruggere".

La dīksā "iniziazione" è impartita da un guru, seguendo un preciso rituale che varia a seconda della tradizione e delliniziazione stessa. Spesso questo rituale prevede luso di mantra dedicati, e può avvenire in vari modi: facendo uso del tatto sparśa dīksā; del pensiero smarana dīksā; dello sguardo caksu dīksā.

Ogni iniziazione segna il passaggio da uno stadio a un altro ritenuto spiritualmente superiore. Fondamentale è il ruolo del guru, del maestro spirituale cioè, come del resto fondamentale e spiritualmente molto intimo è il rapporto stesso fra il maestro e il discepolo: è il guru che decide quando il discepolo è pronto per un ulteriore passo, è il guru che conoscendo il discepolo sa come praticare la dīksā.

Ciò è soprattutto vero nelle tradizioni tantriche, dove si ritiene che ladepto rischi la propria salute mentale quando egli opera senza la guida del maestro.

                                     

2. Le iniziazioni nel vedismo e brahmanesimo

Nel brahmanesimo, come in tutte le successive tradizioni religiose dellinduismo, fondamentale è la cerimonia di iniziazione alla vita spirituale, l upanayana, in cui ladoscelente è introdotto allo studio dei Veda, essendo tenuto alla castità e allobbedienza al suo guru.

                                     

3. Le iniziazioni nelle tradizioni dellinduismo

Nella tradizione dello Śaivasiddhānta abbiamo tre successive iniziazioni: alla vita spirituale sādhāra; ai rituali nirādhāra; alla liberazione. Nelle tradizioni dello Shivaismo kashmiro che si servono della manipolazione della kundalini, esiste un rituale purificatorio iniziale, la samāyi dīksā ; e la putraka dīksā, che il guru impartisce alladepto che ritiene pronto allilluminazione.

                                     

4. Le tradizioni tantriche

Come si è accennato, nelle tradizioni tantriche il ruolo del guru è determinante: qui il guru è molto più che un padre spirituale, egli è colui che può porre in contatto il discepolo śisya con lAssoluto, renderlo sensibile alla Realtà Ultima. Le varie iniziazioni sono viste come passi verso la liberazione, fasi di una catarsi progressiva.

I membri delle tradizioni tantriche sono organizzati in comunità ristrette e riservate, e lingresso in una setta è possibile soltanto attraverso uno specifico rito iniziatico. Nelle tradizioni del Kula queste sette sono detti "circoli" chakra; più circoli formano una "famiglia" kula, contraddistinta dalluso comune di specifici testi, divinità e cerimoniali. Facendo riferimento al Mahānirvāna Tantra della grande liberazione ", lo storico delle religioni francese Jean Varenne così riassume le fasi della cerimonia iniziatica. Il supplice viene preparato con un bagno purificatore, mentre il suo guru offre un sacrificio a Ganapati, il dio che allontana gli ostacoli favorendo il percorso. Il supplice si presta quindi alladorazione del guru, come se questi fosse una divinità. Successivamente il maestro lo conduce nel circolo presentandolo agli altri membri, fra cui il Signore del circolo chakreśvara che può essere il guru stesso. Il circolo si presta a una pūjā, una cerimonia complessa di adorazione della Dea. La cerimonia prevede luso di mantra, yantra tracciati sul suolo, e offerte che consistono anche di sostanze ritenute non ortodosse nel brahmanesimo: bevande alcoliche e carne. Ha quindi luogo liniziazione propriamente detta. Il supplice riceve unaspersione rituale abhisheka, il maestro gli comunica quindi il suo nuovo nome in quanto membro della setta, e gli "impone" un mantra personalizzato. Seguono la distribuzione di doni da parte del nuovo membro ai partecipanti, che insieme bevono la bevanda precedentemente consacrata. Concludono la cerimonia altre pūjā, se la setta lo brevede, anche unioni sessuali maithuna.

Va menzionata, fra le altre iniziazioni, la vedhamayī dīksā, liniziazione mediante "perforazione", tipica delle tradizioni del Kula e dei Nātha. Il maestro e il discepolo si pongono seduti luno di fronte allaltro, faccia a faccia condividendo i respiri, interpretati come "soffi vitali" prāna. Il maestro, in tal modo, lascia fluire la propria energia divina nel corpo sottile del discepolo, col fine di "perforare" i suoi chakra, attivarli cioè affinché Kundalinī possa risalire dal primo allultimo chakra. La descrizione di molte delle cerimonie di iniziazione in uso presso le tradizioni tantriche sono riportate nel Tantrāloka, opera del filosofo indiano Abhinavagupta X – XI sec.

Uniniziazione molto importante è l ācārya dīksā, quella che consacra il discepolo come guru egli stesso, successore cioè in grado di trasmettere ad altri discepoli la tradizione e impartire le necessarie dīksā ad altri discepoli. È così, da maestro a discepolo-maestro paramparā, lett.: "uno dopo laltro", che la tradizione si tramanda, secondo quella catena nota col nome di sampradāya.