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ⓘ Agatarchide di Cnido




                                     

ⓘ Agatarchide di Cnido

Non sono molte le testimonianze sulla vita di Agatarchide. Probabilmente nato a Cnido, viene indicato da Fozio come threptos, un assistente di umili origini di Cinea, consigliere di Tolomeo VI, e successivamente come segretario di Eraclide Lembo, colui che portò avanti le trattative che conclusero linvasione dellEgitto da parte di Antioco IV nel 169 a.C.

Dallopera di Agatarchide non è possibile trarre molte altre indicazioni biografiche. Alla conclusione del suo scritto Sul mar Rosso, si scusa di non poter completare lopera a causa di difficoltà pratiche nellaccedere ai documenti ufficiali, durante i disordini verificatisi in Egitto. Probabilmente Agatarchide accenna a ciò che avvenne nel 145 a.C., quando Tolomeo VIII scacciò da Alessandria gli intellettuali che appoggiavano i suoi avversari che miravano al trono; è anche possibile che si riferisca al ritorno sul trono dello stesso Tolomeo 132 a.C. dopo esserne stato allontanato da una rivolta. Questultima è la tesi maggiormente condivisa fra gli studiosi.

Da alcuni passi dellopera sul mare Eritreo il mar Rosso certi studiosi hanno anche dedotto che Agatarchide fosse unimportante figura politica del suo tempo, precettore dei figli di Tolomeo VI e Strabone lo definisce peripatetico.

                                     

1. Opere

Delle sue opere, un elenco delle quali è dato da Fozio, rimangono pochi frammenti delle due maggiori, Le cose dAsia, originariamente in 10 libri, Le cose dEuropa, originariamente in 49 libri. Nella prima, i due frammenti pervenuti, tramandati da Ateneo, poggiano lattenzione sugli sperperi della corte di Alessandro Magno, con una vena moralistica che ritorna nei ben più ampi frammenti della storia sullEuropa. Si tratta, comunque, di una quantità di frammenti troppo scarsa per poter dare unidea del contenuto preciso e dellorganizzazione di tali scritti.

Sono, invece, più numerosi i frammenti del primo e del quinto libro del trattato Sul Mar Rosso: alcuni passi dellopera sono ripresi, infatti, da Diodoro Siculo, Strabone, Plinio il Vecchio, Claudio Eliano, Ateneo e il già citato Fozio.

Lopera, di notevole rilevanza, anche se in passato liquidata come compilativa, indugia sulla descrizione fisica del Corno dAfrica e delle coste del mar Rosso, non tralasciando di trattare anche degli animali tipici della zona elefanti, giraffe e rinoceronti. Sono anche descritti i costumi degli abitanti, gli Ittiofagi i "mangiatori di pesce", come venivano chiamati da taluni storici antichi, le loro attività e abitudini.

Fozio nella sua Biblioteca afferma che lopera è scritta in attico, in uno stile chiaro ed elegante, ad imitazione di Tucidide anche nella struttura dei discorsi presenti nel testo.

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