Indietro

ⓘ Oclocrazia




                                     

ⓘ Oclocrazia

L oclocrazia si configura come uno stadio di governo deteriore nel quale la guida della pόlis è alla mercé di volizioni delle masse.

                                     

1. Le fonti classiche

Il termine oclocrazia è formulato per la prima volta nelle Storie di Polibio, specificamente fra i frammenti del Libro VI. La discussione dello storico greco si inserisce in una più ampia disamina della sua teoria ciclica delle forme di governo. Così si esprime infatti lautore:

Finché sopravvivono cittadini che hanno sperimentato la tracotanza e la violenza.

.

Il termine ricorre soltanto 3 volte nellintero corpus polibiano, una sola volta in quello plutarcheo nel De Unius in republica dominatione, capitolo I, e nelle Historiae Romanae di Cassio Dione libro 44°, cap. 2. Non sembrano esserci altre occorrenze nel corpus classico. In epoca moderna Rousseau cita il termine ne Le Contrat Social ", riferendosi alla degenerazione della democrazia, nel caso di dissoluzione dello Stato Cap. X, Libro III.

Come si può vedere già nel breve inciso polibiano, loclocrazia è considerata come uno stadio di degenerazione della democrazia. Risulta inequivocabile che il potere del Popolo, da intendersi, in origine, a guisa di corpo politico unitario, dotato di unautocoscienza storica, si tramuti ora in potere dell ochlos, ossia di una moltitudine atomizzata, priva di una Weltbild, preda degli intenti dominanti di demagoghi che ne orientano a privati fini le opinioni. La massa, pertanto, si illude di esercitare liberamente la propria funzione, quando invece è diventata "strumento animato" di una o più persone, tipicamente, nella formulazione polibiana, di alta estrazione censitaria. Essi ottengono il compiacimento della massa, anche distribuendo denaro. Il "popolo" ormai disintegrato diventa corrotto, cessando così di essere un popolo libero.

                                     

2. Nella filosofia politica

Si comprende pienamente la precipuità e imprescindibilità della demagogia come strumento delle oclocrazie, in ossequio al malsano quanto sistematico rifiuto di una democrazia che, in quanto tale, si esercita invece attraverso lacceso confronto, anche polemico e tensorio, fra argomenti, fondate elucidazioni logoi e visioni del mondo. La deriva possibile del ritorno ad uno stato di disgregazione sociale, sembrerebbe essere contrastata solo da un altrettanto forte regime tirannico.

È reso chiaro allanalisi storica come la nascita delle oclocrazie rappresenti il fallimento dellidea di libertà, costantemente minacciata e affondata dalla menzogna e dal vile conformismo del genere umano, che porta in grembo quella bonheur végétative di tocquevilliana memoria. La libertà, tendente a configurarsi come "idea regolativa", perciò sempre in fieri, reca con sé infatti lonere di un intrepido ed impavido agire morale nel mondo, essendo senza di esso destinata a rimanere mera illusione; la deriva populista trasforma la libertà in una banale bandiera propagandistica, agitata alloccorrenza e tesa ad alimentare lipocrisia della società e delle sue convenzioni.

                                     

3. Nella storia contemporanea

Lassonanza dello spettro concettuale proprio delloclocrazia polibiana con il pensiero di Tocqueville in tema di dittatura della maggioranza è stata utilizzata per descrivere l’antipolitica nel XXI secolo: essa opera "quando lo stato è in balìa della voluttà delle masse" ed è stata definita una pratica politica in cui "la democrazia si trasmuta in un rito collettivo di punizione e di espiazione"; in Italia ciò farebbe "rivivere un nuovo capitolo di quella che Piero Gobetti, a proposito del fascismo, chiamava autobiografia di un popolo".