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ⓘ Stefano Durazzo (doge)




Stefano Durazzo (doge)
                                     

ⓘ Stefano Durazzo (doge)

Rispetto ad altri esponenti nobiliari, Stefano Durazzo, di fatto, si occupò poco della vita pubblica e anche il suo dogato biennale fu alquanto poco influente o pressoché "dordinaria amministrazione". Come i suoi predecessori si trovò ad affrontare e in qualche modo gestire lormai stabile ribellione degli uomini di Corsica. Nonostante una linea quasi comune sulluso delle maniere forti contro gli insorti isolani, la politica del doge Durazzo fu improntata ancora al dialogo con linvio nella colonia doltre mare di due senatori - Ugo Fieschi e Pietro Maria Giustiniani - che esportarono un programma di indulto generale e promuovendo ai ribelli una sorta di salvacondotto verso Genova per esporre i motivi dellinsurrezione.

Una "missione di pace" quella della massima carica dello stato che fu però giudicata fallimentare - i capi degli insorti corsi ne approfittarono solamente per tergiversare con i Genovesi in attesa di promessi aiuti da Livorno - e rapidamente accantonata dai Collegi in favore dellinvio sullisola del commissario Felice Pinelli, questultimo deciso sostenitore della linea dura.

Il 3 febbraio 1736 terminò il dogato, ma continuò a servire la Repubblica come preside del Magistrato della Guerra 1737; 1741; 1743 e inquisitore di Stato nel 1738, 1740 e 1742. Deceduto a Genova il 24 gennaio 1744 venne sepolto nella chiesa della Consolazione.

                                     

1. Vita privata

Dal matrimonio con la diciottenne Benedettina Durazzo - la cerimonia fu officiata nella chiesa di San Pietro in Banchi il 13 febbraio 1713 - ebbe cinque figli: Pietro Francesco 1717; Nicolò Francesco 1719, gesuita; Cesare Lorenzo 1720; Violante 1722, sposa di Giacomo Antonio Balbi; Maria Aurelia 1725, detta Lilla, moglie di Giacomo Filippo Carega.

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