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ⓘ Questione romana




Questione romana
                                     

ⓘ Questione romana

La questione romana è unespressione utilizzata nel lessico storiografico italiano, per identificare la controversia che fu dibattuta durante il Risorgimento relativamente al ruolo di Roma, sede del potere temporale del Papa ma, al tempo stesso, capitale del Regno dItalia.

                                     

1. Lunità dItalia

Il 17 marzo 1861 il primo parlamento unitario proclamò il Regno dItalia. Il nuovo regno non comprendeva, tra gli altri, Roma e il Lazio, che costituivano lo Stato Pontificio. Pochi giorni dopo, il 25 e il 27 marzo, Camillo Cavour tenne il suo primo, famoso discorso alla Camera dei deputati. Concluse il suo intervento dichiarando che Roma "è la necessaria capitale dItalia, ché senza che Roma sia riunita allItalia come sua capitale, lItalia non potrebbe avere un assetto definitivo".

Roma era tuttavia protetta dalla Francia di Napoleone III che era, al contempo, il principale alleato e protettore del giovane Regno dItalia. Il 15 settembre 1864 la Francia e lItalia stipularono un accordo la cosiddetta "Convenzione di settembre", con la quale lItalia si impegnava a non attaccare i territori del Santo Padre; in cambio la Francia ritirava le proprie truppe dai medesimi territori. In mancanza del consenso francese, le uniche azioni volte alla conquista della città furono condotte da Garibaldi, e si conclusero con le tragiche giornate dellAspromonte 1862 e di Mentana 1867.

La "questione romana", comunque, non si limitava al solo problema dellannessione territoriale di Roma, ma chiamava in causa il complesso tema delle relazioni tra Chiesa cattolica e Regno dItalia, già gravemente compromesse dalla permanente opposizione al Risorgimento, manifestata da Pio IX a partire dal 1849.

Linsistenza papale nellaffermare lautonomia e lindipendenza dello Stato della Chiesa ebbe come conseguenze:

  • fuori dallItalia: tutta la vita della Chiesa fu condizionata nella seconda metà dellOttocento dalla "questione romana" e dalla necessità di trovare modi e strumenti che garantissero piena libertà al papa.
  • in Italia: un forte incremento dellanticlericalismo; la proibizione per i cattolici di partecipare alla vita politica nazionale non expedit con conseguente laicizzazione della politica di governo; spaccatura di fatto del paese "storico steccato" che portò la Chiesa a valutare negativamente tutto quanto avvenisse nel campo non confessionale;

Daltra parte, il Regno perseguì una politica particolarmente restrittiva che incideva soprattutto sui beni ecclesiastici. In particolare, con lemanazione delle cosiddette leggi eversive legge n. 3 036 del 7 luglio 1866 e legge n. 3 848 del 19 agosto 1867, fu negato il riconoscimento e disposta la soppressione di diversi enti ecclesiastici che erano ritenuti non necessari al soddisfacimento dei bisogni religiosi della popolazione, con la conseguente devoluzione al demanio del relativo patrimonio.

                                     

2. La presa di Roma

Nel 1870, alcune settimane dopo la caduta di Napoleone III battaglia di Sedan del 1º settembre, lesercito italiano si fece più ardito e il 20 settembre, guidato dal generale Raffaele Cadorna, entrò in Roma dalla breccia di Porta Pia, non più difesa dalle truppe francesi, annettendo lo Stato Pontificio al Regno dItalia. Il 3 febbraio 1871 Roma è proclamata capitale del Regno, il 13 maggio 1871 viene approvata la legge delle Guarentigie, la quale, come dice il suo nome, stabiliva precise garanzie per il papa e la Santa Sede.

Il pontefice allepoca Pio IX, secondo la suddetta legge, pur conservando la cittadinanza italiana, poteva godere di una serie di privilegi rispetto agli altri cittadini. Tuttavia lo stesso non volle mai accettare una legge unilaterale e, a suo parere, eversiva. Rinunciò, inoltre, alla dotazione annua, fissata in 3 225 000 lire.

Dal 1870, sia Pio IX sia i suoi successori, non uscirono dai Palazzi Vaticani in segno di protesta, che si protrasse per quasi sessantanni, fino alla stipula dei Patti Lateranensi nel 1929.

Nonostante lofferta delle legge delle Guarentigie, i segnali del governo non erano sempre di distensione e di pacificazione. Nel giugno del 1873 il governo estese anche a Roma le leggi sulla separazione tra Stato e Chiesa leggi Siccardi e successive, osteggiate dai cattolici intransigenti, e due anni dopo impose pure al clero lobbligo del servizio militare.

Pio IX nel 1874 e Leone XIII ingiunsero ai cattolici italiani di non recarsi alle urne e con il famoso non expedit in italiano: non conviene, non è opportuno prescrissero per più di trentanni di evitare la partecipazione attiva alla vita politica del paese. Lo scontro tra i cattolici intransigenti ed i sostenitori della laicità dello stato divenne acceso, e ricco di gesti simbolici, come lerezione del monumento ad Arnaldo da Brescia nella sua città natale e un busto al Pincio, e il monumento a Giordano Bruno a Campo de Fiori, sul luogo dove morì bruciato dal rogo.

I pontificati di Pio X, di Benedetto XV e di Pio XI nei primi tre decenni del XX secolo videro, invece, una lenta distensione di rapporti ed un graduale riavvicinamento con il Regno. Laffermazione dei socialisti favorì, inoltre, lalleanza tra cattolici e liberali moderati Giolitti in molte elezioni amministrative, alleanza detta clerico-moderatismo. Segno di questi mutamenti è la lettera enciclica del 1904 Il fermo proposito, che, se da un lato conservava il non expedit, ne permetteva tuttavia larghe eccezioni, che poi si moltiplicarono: vari cattolici entrarono, in questo modo, in parlamento, sia pure a titolo personale.

                                     

3. La lenta risoluzione dei contrasti

Immediatamente dopo la fine della prima guerra mondiale vi furono i primi contatti fra Santa Sede e Regno dItalia per porre fine allannosa controversia con una presa di contatto fra monsignor Bonaventura Ceretti e il presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando. Alla morte di Benedetto XV per la prima volta in tutta Italia le bandiere sono poste a mezzasta.

Una decisa apertura nei confronti della Chiesa avvenne allindomani della marcia su Roma con lintroduzione della religione cattolica nelle scuole, con funzione di ancella della filosofia 1923 e lautorizzazione ad appendere il crocifisso nelle aule. Già nel gennaio 1923 si aprirono delle trattative segrete con un incontro tra Benito Mussolini e il cardinal Segretario di Stato Pietro Gasparri.

A partire dallagosto 1926 una serie di incontri riservati, inizialmente ufficiosi, tra il consigliere di Stato Domenico Barone, negoziatore per il Regno dItalia, e lavvocato Francesco Pacelli fratello maggiore di Eugenio, futuro Pio XII delegato per la Chiesa cattolica, portarono agli accordi che sarebbero stati formalizzati con i Patti Lateranensi. Alla morte prematura di Barone 4 gennaio 1929, lo stesso Mussolini assunse in prima persona le trattative finali incontrando più volte Pacelli.

La "questione romana" si poté dire definitivamente conclusa, quindi, nel 1929 con la stipula del concordato, sottoscritto l11 febbraio di quellanno da Vittorio Emanuele III, rappresentato da Benito Mussolini, e da papa Pio XI, rappresentato dal cardinale Gasparri, ed entrati in vigore con lo scambio degli strumenti di ratifica il 7 giugno dello stesso anno.

I Patti Lateranensi sono richiamati anche nellarticolo 7 della Costituzione della Repubblica, approvato in sede costituente grazie al voto favorevole espresso dai rappresentanti del PCI a seguito di una precisa scelta politica di Palmiro Togliatti.



                                     
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