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ⓘ Sacco di Amorio




Sacco di Amorio
                                     

ⓘ Sacco di Amorio

Il sacco di Amorio avvenuto a metà agosto 838 ad opera del Califfato abbaside fu uno degli avvenimenti più importanti nella lunga storia delle guerre arabo-bizantine. La campagna abbaside fu condotta personalmente dal Califfo al-Mutasim, in risposta a una spedizione apparentemente vittoriosa lanciata dallImperatore dOriente Teofilo nella zona di frontiera del Califfato lanno precedente. Il bersaglio della campagna di Mutasim fu Amorio, una città bizantina nellAsia Minore occidentale, non solo in quanto luogo di origine della dinastia bizantina regnante ma anche perché costituiva, allepoca, una delle città più grandi e importanti dellImpero bizantino. Il califfo allestì un esercito eccezionalmente grande, che divise in due parti. Il grosso delle forze abbasidi penetrarono in profondità nellAsia Minore bizantina, mentre lesercito settentrionale sconfisse larmata bizantina condotta da Teofilo nella Battaglia di Anzen. Le truppe abbasidi quindi convergerono in prossimità di Ancyra, che trovarono abbandonata. Dopo aver saccheggiato la città, si diressero a sud in direzione di Amorio, dove arrivarono il 1º agosto. Dovendo fronteggiare numerosi intrighi a Costantinopoli, nonché la rivolta del consistente contingente khurramita del suo esercito, Teofilo non fu in grado di intervenire in soccorso della città.

Amorio era fortemente fortificata e guarnita di truppe, ma un traditore svelò un punto in cui le mura erano deboli, dove gli Abbasidi concentrarono il loro attacco, aprendo una breccia. Incapace di resistere allesercito assediante, il comandante delle truppe poste a difesa della parte delle mura dove si era aperta la breccia tentò privatamente di negoziare con il Califfo. Lasciò il suo posto, il che avvantaggiò gli Arabi, che entrarono in città e la conquistarono. Amorio fu sistematicamente distrutta, e non avrebbe più recuperato la sua precedente prosperità. Molti dei suoi abitanti vennero massacrati, mentre il resto vennero deportati in schiavitù. Molti dei superstiti vennero liberati in seguito a una tregua nell841, ma ufficiali importanti furono deportati alla capitale califfale, Samarra, e quivi giustiziati anni dopo, per essersi rifiutati di convertirsi allIslam: essi divennero poi noti come i Quarantadue Martiri di Amorio.

La conquista di Amorio rappresentò non solo unimportante disfatta militare nonché un duro colpo per il prestigio di Teofilo, ma anche un avvenimento traumatico per i Bizantini, e difatti molti furono i riferimenti a questo episodio nella letteratura successiva. Il sacco non alterò comunque lequilibrio delle forze in gioco, che stava lentamente ma gradualmente cambiando in favore di Bisanzio, ma in ogni caso screditò la dottrina teologica dellIconoclasmo, ardentemente sostenuta da Teofilo. Poiché lIconoclasmo contava pesantemente sui successi militari per la sua legittimazione, la caduta di Amorio contribuì in modo decisivo al suo abbandono una volta spentosi Teofilo nell842.

                                     

1. Contesto storico

Nell829, quando il giovane imperatore Teofilo ascese al trono bizantino, i Bizantini e gli Arabi si stavano combattendo sporadicamente da circa due secoli. A quellepoca, gli attacchi arabi erano ripresi sia in Oriente, dove dopo circa ventanni di pace dovuti alla guerra civile abbaside, il Califfo al-Maʾmūn r. 813–833 sferrò alcune incursioni a larga scala, sia in Occidente, dove la graduale conquista islamica della Sicilia stava avendo luogo fin dall827. Teofilo era una personalità ambiziosa e anche un aderente convinto allIconoclastia, che proibiva la raffigurazione delle figure divine e la venerazione delle icone. Tentò di legittimare la sua politica iconoclastica ottenendo successi militari contro il Califfato abbaside, lantagonista per eccellenza dellImpero.

Nel giugno 833 Teofilo, in cerca di favore divino e in risposta agli intrighi orditi ai suoi danni dagli iconofili, avviò una vera e propria persecuzione degli iconofili e di altri "eretici", ordinando arresti di massa ed esili, torture e confische di proprietà. I fatti successivi sembravano confermare, almeno per i Bizantini dellepoca, che la persecuzione godesse del sostegno divino: al-Mamun perì nel corso delle prime fasi di una nuova invasione a larga scala dellImpero bizantino, il cui obiettivo era addirittura la conquista di Costantinopoli, mentre il suo successore al-Mutasim dovette fronteggiare numerose rivolte interne prima di poter affermare in modo sicuro la propria autorità, soprattutto la rivolta della setta religiosa dei Khurramiti condotti da Babak Khorramdin. I problemi interni del Califfato consentirono a Teofilo di conseguire una serie di modesti successi militari negli anni successivi, oltre a rafforzare il proprio esercito con circa 14 000 rifugiati Khurramiti sotto il loro comandante Nasr, che fu convertito al Cristianesimo, battezzato, e prese il nuovo nome di Teofobo. I successi dellImperatore non furono particolarmente spettacolari, ma dopo due decenni di sconfitte e guerre civili sotto imperatori iconofili, Teofilo si sentì giustificato nel ritenerli una legittimazione della propria politica religiosa. Conseguentemente, lImperatore cominciò a paragonarsi con lImperatore iconoclasta e militarmente vittorioso Costantino V r. 741–775, ed emanò un nuovo tipo di follis di rame, battuto in ingenti quantità, che lo ritraeva come larchetipo dellImperatore romano vittorioso.

Nell837, Teofilo decise - su pressioni di Babak in crescente difficoltà - di approfittare del fatto che il Califfato era intento a reprimere la rivolta dei Khurramiti per condurre una campagna a larga scala contro gli emirati di frontiera. Allestì un esercito molto consistente, allincirca 70 000 uomini combattenti e 100 000 in totale secondo al-Tabari, e invase il territorio arabo nei pressi dellalto corso dellEufrate senza trovare opposizioni. I Bizantini si impadronirono delle città di Sozopetra e Arsamosata, saccheggiarono le campagne, si fecero pagare tributi da alcune città in cambio di levare lassedio, e sconfissero numerosi eserciti arabi di piccole dimensioni. Mentre Teofilo ritornava a Costantinopoli per celebrarvi il trionfo ed essere acclamato allIppodromo di Costantinopoli come il "campione incomparabile", i rifugiati da Sozopetra cominciarono ad accorrere alla capitale di Mutasim, Samarra. La corte califfale si sentì oltraggiata dalla brutalità delle incursioni: non solo i Bizantini avevano agito in collusione aperta con i ribelli Khurramiti, ma nel corso del sacco di Sozopetra - che alcune fonti indicano come il luogo di nascita dello stesso Mutasim - tutti i prigionieri maschi vennero giustiziati e il resto venduti come schiavi, mentre alcune donne fatte prigioniere subirono violenze dai Khurramiti di Teofilo. La campagna di Teofilo non riuscì, tuttavia, a salvare Babak e i suoi seguaci, che alla fine dell837 furono costretti a rinserrarsi nelle loro fortezze di montagna dal generale Afshin. Babak fuggì in Armenia, ma fu tradito e consegnato agli Abbasidi e fu ucciso con la tortura.

Con la minaccia dei Khurramiti cessata, il califfo cominciò a concentrare le sue forze in vista di una campagna di rappresaglia contro Bisanzio. Un immenso esercito arabo fu allestito a Tarso; secondo il resoconto più attendibile, quello di Michele il Siro, annoverava allincirca 80 000 soldati con 30 000 servitori e seguaci dellaccampamento e 70 000 animali da bagaglio. Altri scrittori forniscono cifre di gran lunga maggiori, variando dai 200 000 ai 500 000 soldati secondo al-Masudi. A differenza delle campagne precedenti, che in genere si erano limitate ad attaccare le fortezze sulla frontiera, la spedizione aveva lo scopo di penetrare profondamente in Asia Minore per vendicarsi della precedente spedizione di Teofilo. La grande città di Amorio in particolare era lobiettivo primario. Le cronache arabe attestano che Mutasim chiese ai suoi consiglieri di nominare la fortezza bizantina "più forte e inaccessibile", ed essi fecero il nome di Amorio, "dove nessun musulmano è giunto dalla nascita dellIslam. È locchio e fondamenta del Cristianesimo; presso i Bizantini, è più famosa di Costantinopoli". Secondo fonti bizantine, il califfo fece scrivere il nome della città sugli scudi e sulle insegne dei suoi soldati. Capoluogo del potente Thema degli Anatolici, la città era strategicamente posizionata sullestremità occidentale del plateau anatolico e controllava la via principale meridionale seguita dalle invasioni arabe. Allepoca, Amorio era una delle città più grandi dellImpero bizantino, seconda in importanza soltanto a Costantinopoli. Era inoltre il luogo di nascita del fondatore della dinastia amoriana, Michele II lAmoriano r. 820–829, e forse di Teofilo stesso. A causa della sua importanza strategica, la città era stata un bersaglio frequente degli attacchi arabi nel corso del VII e VIII secolo, e si narra che il predecessore di Mutasim, Mamun, avesse intenzione di assaltare la città quando perì nell833.

                                     

2. Fasi di apertura della campagna: Anzen e Ancyra

Il califfo divise la sua armata in due: un distaccamento di 10 000 Turchi sotto il comando di Afshin fu inviato ad unire le forze con lemiro Omar al-Aqta e con le truppe armene del Vaspurakan per invadere il Thema degli Armeniaci dal Passo di Hadath, mentre larmata principale condotta dal califfo stesso avrebbe invaso la Cappadocia attraverso le Porte Cilicie. Lavanguardia di questultima era condotta da Ashinas, con Itakh al comando dello schieramento destro, Jafar ibn Dinar al-Khayyat al comando di quello sinistro e Ujayf ibn Anbasa al comando di quello centrale. Le due forze si sarebbero ricongiunte ad Ancyra, prima di marciare congiuntamente verso Amorio. Dalla parte bizantina, Teofilo fu presto informato delle intenzioni del califfo, e partì da Costantinopoli allinizio di giugno. Il suo esercito comprendeva soldati dai themata anatolici e forse anche europei, i reggimenti tagmata di élite, come anche i Khurramiti. I Bizantini si aspettavano che lesercito arabo avrebbe avanzato a nord ad Ancyra dopo aver attraversato le Porte Cilicie per poi dirigersi a sud verso Amorio, ma era anche possibile che gli Arabi avrebbero marciato direttamente verso Amorio attraversando la pianura cappadoce. Sebbene i suoi generali consigliassero levacuazione della città, con lintenzione di rendere vuoto lobiettivo della campagna araba e mantenere indiviso lesercito bizantino, Teofilo decise di rinforzare la guarnigione della città, con Ezio strategos degli Anatolici, e con soldati dei tagmata degli Excubitor e dei Vigla.

Con il resto del suo esercito, Teofilo marciò per interporsi tra le Porte Cilicie e Ancyra, accampandosi sulla riva settentrionale del fiume Halys, prossimo a uno dei più importanti punti di attraversamento del fiume. Ashinas attraversò le Porte Cilicie il 19 giugno, e il califfo stesso con la sua armata principale partì due giorni dopo. Lavanzata araba fu lenta e procedette con cautela. Ansioso di evitare uneventuale imboscata e di apprendere le mosse dellImperatore, Mutasim proibì ad Ashinas di avanzare troppo profondamente in Cappadocia. Ashinas inviò molti distaccamenti di esploratori per prendere prigionieri, e da essi apprese finalmente della presenza di Teofilo nei pressi dellHalys, dove attendeva lavvicinarsi degli Arabi per confrontarsi con loro in battaglia. Al contempo, intorno a metà luglio, Teofilo apprese dellarrivo dellarmata settentrionale di Afshin, comprendente allincirca 30 000 soldati, sulla pianura di Dazimon. Lasciando una parte della sua armata sotto il comando di un parente con il compito di controllare i punti di attraversamento dellHalys, Teofilo partì immediatamente con il grosso del suo esercito, allincirca 40 000 soldati secondo Michele il Siro, per confrontarsi con il numericamente inferiore esercito arabo. Mutasim apprese della partenza di Teofilo da alcuni prigionieri e tentò di avvertire Afshin, ma lImperatore fu più veloce e si scontrò con larmata di Afshin nella Battaglia di Anzen sulla pianura di Dazimon il 22 luglio. Malgrado la battaglia fosse cominciata in modo favorevole per Bisanzio, nel prosieguo dello scontro lesercito bizantino uscì gravemente sconfitto e volse in fuga, mentre Teofilo con la sua guardia furono circondati e riuscirono a stento a sfuggire alla cattura.

Teofilo cominciò rapidamente a raggruppare le sue forze e inviò il generale Teodoro Krateros ad Ancyra. Krateros trovò la città completamente deserta, e gli fu ordinato pertanto di rinforzare la guarnigione di Amorio. Teofilo stesso fu presto costretto a tornare a Costantinopoli, dove le voci che fosse stato ucciso nella battaglia di Anzen avevano condotto a intrighi per proclamare un nuovo imperatore. Al contempo, i Khurramiti, unitosi nei pressi di Sinope, si rivoltarono e proclamarono imperatore il loro riluttante comandante Teofobo. Teofobo si mantenne tuttavia inattivo e non fece nessuna mossa né per confrontarsi con Teofilo né per unire le forze con Mutasim. Lavanguardia del califfo condotta da Ashinas raggiunse Ancyra il 26 luglio. Gli abitanti, che avevano cercato rifugio in alcune miniere circostanti, furono scoperti e fatti prigionieri dopo una breve battaglia da un distaccamento arabo condotto da Malik ibn Kaydar al-Safadi. I Bizantini, alcuni dei quali erano soldati fuggiti da Anzen, informarono gli Arabi della vittoria di Afshin, e, per premiarli per linformazione, Malik decise di liberarli. Gli altri due eserciti arabi giunsero ad Ancyra nei giorni successivi, e dopo aver saccheggiato la città deserta, lesercito arabo congiunto si diresse a sud verso Amorio.

                                     

3. Assedio e caduta di Amorio

Lesercito arabo marciò in tre corpi separati, con Ashinas di nuovo in avanguardia, il califfo in mezzo, e Afshin in retroguardia. Saccheggiando le campagne durante la loro avanzata, giunsero di fronte alle mura di Amorio sette giorni dopo la loro partenza da Ancyra, e cominciarono lassedio della città il 1º agosto. Teofilo, ansioso di prevenire la caduta della città, lasciò Costantinopoli per Dorylaion, e da lì inviò unambasceria a Mutasim. I suoi inviati, che arrivarono prima o durante i primi giorni di assedio, offrirono assicurazioni che le atrocità commesse a Sozopetra erano state compiute contro gli ordini dellImperatore, e promisero inoltre che avrebbero contribuito alla ricostruzione della città, che si sarebbero impegnati a restituire tutti i prigionieri musulmani, e a pagare un tributo. Il califfo, tuttavia, non solo rifiutò di negoziare, ma trattenne gli inviati nel suo accampamento, affinché assistessero allassedio.

Le fortificazioni della città erano resistenti, con un ampio fossato e mura protette da 44 torri, secondo il geografo coevo Ibn Khordadbeh, e il califfo assegnò ad ognuno dei suoi generali una sezione delle mura. Sia gli assedianti che gli assediati disponevano di molte macchine da assedio, e per tre giorni entrambe le parti si colpirono a vicenda con lancio di proiettili mentre i genieri Arabi tentavano di indebolire le mura. Secondo resoconti arabi, un prigioniero arabo convertitosi al Cristianesimo disertò al califfo, e lo informò di una sezione delle mura che era stata recentemente danneggiata dalla pioggia e solo superficialmente riparata a causa della negligenza del comandante della guarnigione cittadina. Conseguentemente, gli Arabi concentrarono i loro attacchi in quella sezione delle mura. I difensori tentarono di proteggere quella sezione delle mura, ma senza successo, e dopo due giorni si aprì una breccia. Immediatamente Ezio si rese conto che la difesa della città era compromessa, e decise di inviare due messaggeri allImperatore, ma entrambi vennero catturati dagli Arabi e portati di fronte al califfo. Entrambi accettarono di convertirsi allIslam, e Mutasim, dopo averli ricompensati con grandi ricchezze, effettuò una parata intorno alle mura cittadine alla vista di Ezio e delle sue truppe. Per prevenire ogni sortita, gli Arabi rafforzarono la vigilanza, persino di notte.

Gli Arabi ora sferrarono ripetuti attacchi sulla breccia, ma i difensori mantennero la posizione. In un primo momento, secondo al-Tabari, le catapulte, manovrate ognuna da quattro uomini, furono disposte su piattaforme a ruote, e torri mobili, con dieci uomini per ognuna, vennero costruite e avanzarono al bordo del fossato, che avevano cominciato a riempire con pelli da pecora riempite da terra. Tuttavia, questo tentativo fallì a causa del timore dei soldati per le catapulte bizantine, e il califfo dovette ordinare che la terra fosse gettata sulle pelli per spianare la superficie fino alle mura stesse. Una torre fu spinta oltre il fossato riempito, ma si fermò a metà strada, ed essa e altre macchine dassedio dovettero essere abbandonate e bruciate. Un altro attacco il giorno successivo, condotto da Ashinas, fallì a causa della ristrettezza della breccia, e Mutasim ordinò che più catapulte venissero portate avanti per allargarla. Il giorno successivo Afshin con le sue truppe attaccarono la breccia, e il giorno ancora successivo un ulteriore attacco fu condotto dalle truppe di Itakh. I difensori bizantini cedettero gradualmente ai costanti assalti, e dopo allincirca due settimane di assedio la data è variamente interpretata come 12, 13 o 15 agosto dagli studiosi moderni Ezio inviò unambasceria condotta dal vescovo della città, offrendo la resa di Amorio in cambio dellevacuazione sicura dei suoi abitanti e della guarnigione, ma Mutasim rifiutò. Il comandante bizantino Boiditzes, tuttavia, che era incaricato della difesa della sezione della breccia, decise di condurre di propria iniziativa negoziazioni dirette con il califfo, probabilmente con intenzioni di tradimento. Si recò allaccampamento abbaside, lasciando ordini ai suoi uomini di attendere il suo arrivo. Mentre Boiditzes negoziava con il califfo, gli Arabi si avvicinarono alla breccia, e a un segnale caricarono la breccia e irruppero nella città. Presi di sorpresa, la resistenza dei Bizantini fu sporadica: alcuni soldati si barricarono in un monastero e finirono bruciati nellincendio risultante, mentre Ezio con i suoi ufficiale cercarono rifugio su una torre prima di essere costretti alla resa.

La città fu saccheggiata e devastata; secondo fonti arabe, la vendita delle spoglie continuò per cinque giorni. Il cronista bizantino Teofane Continuato menziona 70 000 decessi, mentre larabo Arab al-Masudi ne registra 30 000. La popolazione superstite fu ridotta in schiavitù e divisi tra i comandanti dellesercito, a parte i comandanti civili e militari della città, che furono riservati al califfo. Dopo aver permesso agli inviati di Teofilo di ritornare presso di lui con le notizie della caduta di Amorio, Mutasim ordinò che la città venisse rasa al suolo, con le sole mura cittadine che rimasero relativamente intatte. Tra le spoglie prese vi erano le massicce porte di ferro della città, che al-Mutasim inizialmente trasportò a Samarra, dove furono poste allentrata del suo palazzo. Da lì furono tolte, probabilmente verso la fine del secolo stesso, e poste a al-Raqqa, dove rimasero fino al 964, quando il sovrano hamdanide Sayf al-Dawla le fece rimuovere e incorporare nella porta Bab al-Qinnasrin nella sua capitale Aleppo.



                                     

4. Conseguenze

Immediatamente dopo il sacco, il califfo fu informato della voce secondo cui Teofilo stesse avanzando per attaccarlo. Mutasim con il suo esercito marciò per un giorno lungo la strada in direzione di Dorylaion, ma non riscontrò segni di un imminente attacco bizantino. Secondo al-Tabari, Mutasim stava prendendo in considerazione la possibilità di prolungare la campagna tentando di attaccare Costantinopoli, quando lo raggiunse la notizia di una rivolta condotta da suo nipote, al-Abbas ibn al-Mamun. Mutasim fu costretto a interrompere la campagna e ritornare rapidamente in territorio califfale, lasciando intatte le fortezze intorno ad Amorio come anche Teofilo e la sua armata a Dorylaion. Prendendo il percorso diretto da Amorio alle Porte Cilicie, sia lesercito califfale che i suoi prigionieri soffrirono nella marcia attraverso il territorio arido dellAnatolia centrale. Alcuni prigionieri erano così esausti che non riuscivano più a muoversi e vennero giustiziati, mentre altri colsero lopportunità per scappare. Per rappresaglia, Mutasim, dopo aver separato i più prominenti di essi, giustiziò il resto, allincirca 6 000 prigionieri.

Teofilo allora inviò una seconda ambasceria al califfo, condotta dal tourmarches di Charsianon, Basilio, portando doni e una lettera apologetica, e offrendo di riscattare i prigionieri di alto rango per 20 000 libbre doro circa 6 500 kg e di liberare tutti gli Arabi tenuti prigionieri dai Bizantini. Mutasim rispose rifiutando il riscatto, sostenendo che solo la spedizione gli era costata oltre 100 000 libbre, e chiese la consegna di Teofobo e del Domestico delle Scholae, Manuele lArmeno, che alcuni anni prima avevano disertato in favore dei Bizantini. Lambasciatore bizantino rifiutò di soddisfare questa richiesta, anche perché non poteva, essendo Teofobo in rivolta e Manuele probabilmente deceduto. Al contrario, Basilio consegnò al califfo una seconda lettera, molto più minacciosa della prima, sempre di Teofilo. Mutasim, furente per la lettera, restituì i doni dellImperatore.

Immediatamente dopo il sacco di Amorio, Teofilo cercò laiuto di altre potenze contro la minaccia abbaside: ambascerie furono inviate sia allImperatore carolingio Ludovico il Pio r. 813–840 che alla corte di Abd al-Rahman II ibn al-Hakam r. 822–852, Emiro di Córdoba. Gli inviati bizantini furono ricevuti con onori, ma non arrivò alcun aiuto concreto. Gli Abbasidi, tuttavia, non riuscirono a sfruttare il loro successo. La guerra tra i due imperi continuò con incursioni e controincursioni per alcuni anni, ma in seguito ad alcuni successi bizantini una tregua e uno scambio di prigionieri - che escludeva i prigionieri di alto rango di Amorio - fu concordata nell841. Nell842, Mutasim si stava preparando per unaltra incursione a larga scala, ma la grande flotta allestita per assaltare Costantinopoli fu distrutta da una tempesta al largo di Capo Chelidonia alcuni mesi dopo. Spentosi Mutasim, il Califfato entrò in un periodo prolungato di conflitti interni, e la Battaglia di Mauropotamos nell844 fu lultimo scontro maggiore arabo–bizantino fino agli anni 850.

Tra i magnati bizantini di Amorio catturati, lo strategos Ezio fu giustiziato subito dopo la sua cattura, forse, come suggerisce lo studioso Warren Treadgold, in risposta alla seconda lettera di Teofilo al califfo. Dopo anni di prigionia e nessuna speranza di riscatto, il resto fu costretto a convertirsi allIslam. Quando rifiutarono, vennero giustiziati a Samarra il 6 marzo 845, e sono celebrati nella Chiesa ortodossa nonché da quella cattolica come i 42 Martiri di Amorio. Alcune storie si diffusero anche su Boiditzes e sul suo tradimento. Secondo la leggenda dei 42 Martiri, si convertì allIslam, ma nonostante ciò fu giustiziato dal califfo insieme agli altri prigionieri; a differenza degli altri, tuttavia, i cui corpi avrebbero galleggiato "miracolosamente" nelle acque del fiume Tigri, il suo affondò sul fondo.

                                     

5. Impatto

Il sacco di Amorio fu uno degli eventi più devastanti della lunga storia delle incursioni arabe in Anatolia. Si narra che Teofilo cadde malato subito dopo la caduta della città, e anche se guarì, la sua salute rimase in cattive condizioni per altri tre anni, fino alla sua dipartita in giovane età aveva meno di trentanni. Tardi storici bizantini attribuiscono la sua dipartita prematura alla disperazione per la caduta della città, anche se è più probabilmente una leggenda. La caduta di Amorio ispirò alcune leggende e racconti presso i Bizantini, e tracce della sua influenza nella letteratura bizantina possono essere trovate in opere come la Canzone di Armouris o la ballata Kastro tis Orias. Daltra parte, il sacco di Amorio ebbe uninfluenza notevole anche sulla letteratura araba, venendo celebrata nella celebre Ode alla Conquista di Amorio di Abu Tammam. Inoltre, la propaganda califfale fece uso della campagna per legittimare il regno di al-Mutasim e giustificare luccisione di suo nipote e legittimo erede di al-Mamun, al-Abbas.

In realtà, limpatto militare della campagna su Bisanzio fu limitato: al di fuori della guarnigione e della stessa popolazione di Amorio, sembrerebbe che lesercito di campo bizantino ad Anzen avesse subito perdite basse, e la rivolta del corpo dei Khurramiti fu soppressa lanno successivo e i suoi soldati vennero reintegrati nellesercito bizantino. Ancyra fu rapidamente ricostruita e rioccupata, come del resto la stessa Amorio, anche se non recuperò la sua precedente prosperità e il capoluogo del thema degli Anatolici fu per qualche tempo trasferito a Poliboto. Secondo Warren Treadgold, le sconfitte dellesercito imperiale ad Anzen e Amorio erano in larga misura il risultato di circostanze sfavorevoli più che di vera incapacità o inadeguatezza. Inoltre, la campagna bizantina risultò fallimentare anche per leccessiva confidenza di Teofilo, sia nel dividere le sue forze di fronte alla superiorità numerica araba che nel suo eccessivo affidamento ai Khurramiti. Nonostante ciò, la sconfitta spinse Teofilo a intraprendere una rilevante riorganizzazione dellesercito, che comprese listituzione di nuovi comandi di frontiera e la dispersione delle truppe di Khurramiti per i temi.

La conseguenza della caduta di Amorio che risultò maggiormente rilevante a lungo termine, tuttavia, non fu nella sfera militare bensì in quella religiosa. Liconoclastia aveva bisogno di vittorie militari per ottenere la sua legittimazione, ma né le debolezze dellesercito né il presunto tradimento di Boiditzes potevano giustificare il fatto che si trattava di "un disastro umiliante eguagliante le peggiori sconfitte di ogni imperatore iconofilo" Whittow, paragonabile nella memoria recente solo alla disfatta subita da Niceforo I r. 802–811 a Pliska. Come scrive Warren Treadgold, "lesito non provò esattamente che lIconoclastia aveva torto. ma privò da allora gli iconoclasti della loro argomentazione più persuasiva per convincere gli indecisi, che lIconoclastia permetteva di vincere le battaglie". L11 marzo 843, un sinodo restaurò la venerazione delle icone, e liconoclastia fu dichiarata eretica.