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ⓘ Grand Tour a Siracusa




Grand Tour a Siracusa
                                     

ⓘ Grand Tour a Siracusa

Nel corso del XVIII secolo, e in maniera ancor maggiore nel XIX secolo, grazie alla riscoperta delle arti classiche anche la Sicilia divenne meta di avventurosi viaggi da parte di studiosi e artisti dogni parte dEuropa. Viaggiare in questa terra, in particolare, aveva un gusto ancor più avvincente, perché le difficoltà di spostamento e i rischi alla propria incolumità si frapponevano alla bellezza e alla maestosità dei monumenti antichi.

Siracusa, in quanto antica potenza greca rappresentava una meta obbligata per coloro che giungevano in Sicilia. Il Grand Tour dellisola comprendeva le città principali come: Messina, Catania, Taormina, Agrigento, Palermo, Cefalù, Monreale nonché la scalata dellEtna.

                                     

1.1. Il contesto La riscoperta

LOttocento fu tra le altre cose il secolo chiave del Grand Tour per i siciliani: il viaggio compiuto da europei benestanti che desideravano scoprire i più antichi luoghi del continente. Siracusa, in quanto città dalle forti e millenarie radici la sua fondazione risale allVIII sec. a.C., attirava la maggior parte dei viaggiatori che si spingevano fino in Sicilia, pur tra grandi difficoltà. Infatti lisola non era semplice da visitare, poiché mancava quasi del tutto di strade e di luoghi di ristoro; tuttavia ciò non doveva sorprendere più di tanto, considerando che i siciliani non erano abituati ai turisti, specialmente città-fortezze come Siracusa, la quale dal 1500 al 1700 non aveva avuto praticamente rapporti con il mondo esterno, eccettuati gli spagnoli che la presidiavano e i cavalieri di Malta, stretti alleati della Spagna, che ne frequentavano assiduamente il porto il suo commercio marino era invece stato stroncato per volere della corona iberica quando incominciò la secolare guerra contro lImpero ottomano. Si può quindi affermare con certezza che in Sicilia, e a Siracusa, il Grand Tour giunse molto tardi rispetto al resto dEuropa dove le prime esperienze di viaggio di piacere erano incominciate già nel lontano 1400: fino al XVIII secolo erano rarissimi i viaggiatori stranieri che decidevano di recarsi oltre il confine di Roma oppure di Napoli, per cui la Sicilia era immaginata come una terra misteriosa; del tutto sconosciuta: "Hic sunt leones, che significava: qui non sappiamo che cosa ci sia perché nessuno ci è andato" ha scritto una studiosa odierna trattando in maniera approfondita della scoperta della Sicilia da parte dei viaggiatori stranieri.

La nebbia si dissolse con lavvento e la diffusione dellilluminismo nel Settecento: si riscoprirono e si esaltarono gli antichi testi greci, romani, bizantini, che divennero una base solida per la cultura degli uomini del tempo; e con essi saltò fuori la storia della Sicilia classica. In tale contesto Siracusa - che fu tra le più grandi capitali di quel mondo antico - divenne terra agognata dai viaggiatori, che volevano vedere che fine avesse fatto dopo il trascorrere di così tanti secoli per loro silenziosi:

La Russia scoprì allora la lontana Siracusa, vedendola come un luogo dove grazie al clima potevano accadere persino miracoli: è il caso del testo russo I fratelli Karamazov, scritto da Fedor Dostoevskij e ambientato nellImpero dello zar del 1800, nel quale si legge che per salvare il figlio malato di un militare imperiale si consigliava a costui di condurlo subito a Siracusa, dove il clima mite avrebbe potuto guarirlo. Cominciarono a fioccare, specialmente grazie alla Francia illuministica, prove su prove dellillustre passato siracusano fatto di re e tiranni, i quali venivano adesso paragonati ai sovrani del secolo corrente: ad esempio, i rivoluzionari francesi del 1789, presto in guerra contro lintera Europa, identificarono il re di Sardegna e il re di Napoli con coloro che tennero lo scettro aretuseo, esortando e incitando i propri connazionali a sconfiggere un novello "re di Siracusa e spedirlo esiliato a Corinto" giocando con la nota storia greca dellEuropa; lo stesso Napoleone Bonaparte si destreggiò tra gli scritti dellAntica Siracusa, paragonandosi egli pure a uno dei suoi personaggi più illustri scelse Dione, discepolo di Platone.

                                     

1.2. Il contesto Le prime impressioni

Così tra la seconda metà del Settecento e linizio dellOttocento, quando ormai gli studi a distanza erano abbastanza maturi, iniziarono a giungere i primi viaggiatori, soprattutto francesi e inglesi, che lasciarono alcune delle più importanti e pungenti testimonianze sulla città al tempo borbonico. La condanna fu pressoché unanime: la Siracusa moderna che si stagliava davanti ai loro occhi non era degna di indentificarsi nemmeno con lombra di quella antica. Tra i più crudi nei confronti del suo attuale stato va annoverato il viaggiatore scozzese Patrick Brydone, che con tali parole avvertì: "di tutti i luoghi squallidi incontrati finora, Siracusa è di gran lunga il più squallido". Lesploratore inglese George French Angas visitando la fonte Aretusa si lasciò sfuggire a voce alta un "O Syracuse, how art thou fallen!" "O Siracusa, come sei decaduta!" A giocare contro i siracusani vi era, tra laltro, il confronto con lenorme aspettativa che avevano i viaggiatori quando qui giungevano: costoro leggevano sui libri di grandi cose riguardo Siracusa e rimanevano inesorabilmente delusi quando si rendevano conto che la città-fortezza non poteva offrire loro tutte le vestigia le tracce di un trascorso che era troppo distante nel tempo per una città come Siracusa, la quale era stata successivamente, e in maniera violenta, sconquassata e strapazzata da guerre e terremoti. Rende bene lidea la testimonianza dellapprezzato storico palermitano Domenico Scinà, che appena giunto nella città aretusea nel 1811 scrisse:

Il famoso scrittore Alexandre Dumas lautore de I tre moschettieri e il Conte di Montecristo lasciò una delle più articolate analisi di viaggio su Siracusa egli conosceva filo e per segno tutta la storia arcaica di questo luogo e rimase colpito in particolar modo dallestrema povertà degli odierni siracusani; venendo in visita negli anni della restaurazione borbonica, di questo popolo egli osservò: "Les Syracusains sont familiarisés avec la misére" "I siracusani conoscono bene la miseria". Non solo la fame; secondo il diario di fine settecento del polacco Julian Ursyn Niemcewicz i siracusani erano particolarmente esposti anche alle malattie: "gli abitanti portano qui addosso limmagine della miseria e della malattia". Spesso i viaggiatori non riuscivano a comprendere o ad accettare lo stato dellattuale Siracusa; Patrick Brydone trovava tutto ciò "inaccettabile" ; Lamericano Andrew Bigelow autore di Travels in Malta and Sicily with Sketches of Gibraltar in 1827 affermò che il popolo di Siracusa era "indolente, non per elezione ma per necessità".

Anche la controversa Carolina di Brunswick, regina consorte del sovrano Giorgio IV del Regno Unito, in visita in Sicilia nel 1816, mentre si trovava in esilio, sotto la scorta delle navi inglesi, visitò Siracusa e la trovò con "ben poche attrazioni", ma fu rispettosa per la sua storia passata; in verità ella paragonava Siracusa alla vicina e ben più libera Catania, che vedeva di gran lunga superiore rispetto alla ristretta città-fortezza Carolina di fatti risiederà in seguito per tre settimane a Catania, andando via velocemente da Siracusa. Nei suoi scritti però, la regina fece infine unattenta valutazione dello stato siracusano, ed ella decise di imputarlo ai frequenti, potenti terremoti e alle devastanti conquiste qui perpetrate da numerosi popoli.

                                     

1.3. Il contesto I lati positivi le nuove speranze

La visita a Siracusa rimaneva comunque un punto saldo per i viaggiatori, e molti di loro lasciarono testimonianze di affetto e calore rivolte ai siracusani. In tanti qui trovarono lispirazione artistica: il futuro direttore del museo del Louvre, Vivant Denon, incise i resti di numerosi monumenti aretusei, mentre Jean-Pierre Houel al Salon del Louvre vi espose i propri di quadri, raffiguranti anchessi le rovine delle antiche Siracuse.

Per chi non pretendeva di ammirare monumenti colossali ancora intatti, Siracusa rappresentava uno scrigno colmo di tesori. Inoltre, quel che ancora di intatto veniva riportato alla luce, attirava la curiosità e lelogio dei viaggiatori; come la Venere Landolina che prese il nome da uno degli scopritori del papiro siracusano, Saverio Landolina: osservando questa statua, rinvenuta nel 1804, il francese Joseph-Antoine de Gourbillon asserì di stare tremando, poiché la pelle della Venere siracusana dava limpressione di tremare anchessa, essendo appena uscita dal Bagno un suo modo per elogiare la bravura dellantico scultore Diversi altri noti personaggi la contemplarono, tra cui un altro francese, Guy de Maupassant, che ne lasciò la descrizione più ampia, stilizzando la statua come se fosse una donna in carne e ossa, della quale egli si disse inevitabilmente attratto.

I siracusani, da quando anche per loro era incominciato il Grand Tour, avevano stabilito una sorta di itinerario, che comprendeva tutto ciò che essi allepoca conoscevano della loro illustre patria; di norma i viaggiatori rimanevano soddisfatti dal giro. Molti degli stranieri nutrivano inoltre numerose speranze per questa città: li cinico Brydone riteneva che Siracusa possedesse il porto più bello del Mediterraneo ne desiderava il ripristino; discorso molto simile a quello dellammiraglio della Royal Navy, Cuthbert Collingwood, che vedeva nei siracusani un potenziale altissimo; se solo si potessero scuotere da quella loro indifferenza e disillusione che sembravano aver sviluppato a seguito di un governo che molto poco aveva pensato al loro bene fino a quel momento.



                                     

2. I viaggiatori

Il viaggiatore del Settecento era un uomo che si spostava per ragioni varie, chi per interessi economici un commerciante, un esponente del governo o un militare, ma in genere era un intellettuale o un artista che compiva un viaggio di apprendistato spinto dalla curiosità e da un certo spirito di avventura.

Viaggiare in Sicilia allora era assai complesso, richiedeva parecchio tempo e soldi, inoltre il viaggiatore si muniva di lettera di "raccomandazione" presso i nobili del luogo o i monasteri onde trovare rifugio e assistenza. Allora non esistevano dei veri e propri alberghi e i pochi luoghi di soggiorno erano poco raccomandabili. Così il viaggiatore si faceva spesso accompagnare nei luoghi da delle guide locali, in genere le personalità in vista.

A Siracusa uno di coloro che ebbero il piacere di aiutare i viaggiatori era il conte Cesare Gaetani, ma cera anche Saverio Landolina e il vescovo Alagona.

                                     

2.1. I viaggiatori Abate di Saint-Non

Tra i primi a compiere un viaggio a Siracusa cè Jean-Claude Richard de Saint-Non noto come abate di Saint-Non. Grazie al suo viaggio scriverà Voyage pittoresque ou Description des Royaumes de Naples et de Sicile dove riporterà le impressioni e una serie di disegni che diverranno delle stampe eseguite da importanti artisti dellepoca.

                                     

2.2. I viaggiatori Johann von Riedesel 1767

Johann Hermann von Riedesel 1740 – 1785 diplomatico tedesco, giunse a Siracusa il 26 aprile del 1767. Amante della cultura greca e dei monumenti antichi, rimase particolarmente deluso dalla città, dallo stato di conservazione delle vestigia e dalla gente: "Nulla ritrovai nella Siracusa attuale che corrispondesse alle idee che richiamava questo nome alla mia immaginazione." scrisse. Del suo viaggio stilò un resoconto epistolare a Winckelmann 1771, il Viaggio attraverso la Sicilia e la Magna Grecia. Questopera diverrà talmente famosa da influenzare Goethe che scelse di non passare da Siracusa sia a causa di una pestilenza sia per le descrizioni poco esaltate di Riedesel. Egli, proprio come successivamente fece Jean Houel, fu accompagnato dal conte Cesare Gaetani per visitare alcuni monumenti tra cui il teatro greco della città.

                                     

2.3. I viaggiatori Patrick Brydone 1770

Patrick Brydone 1736 – 1818 fu uno scienziato inglese che assieme allambasciatore della Gran Bretagna, Sir Hamilton, giunse in Sicilia nel 1770. Egli fraternizzò con la nobiltà locale evitando contatti col popolo che considerava troppo rozzo e feroce. Nel 1773 pubblica la sua opera A tour trough Sicily and Malta Viaggio in Sicilia e Malta in cui descrive i pettegolezzi dei nobili, le contraddizioni della Chiesa e i vari monumenti. Brydone ottenne la protezione di Cesare Gaetani.

                                     

2.4. I viaggiatori Michel-Jean Borch 1776

Michel-Jean Borch 1753 – 1810, naturalista polacco, visitò Siracusa dopo la lettura di Brydone. Grazie a questo viaggio si accorse dei molti errori compiuti dal viaggiatore, perciò decise di scrivere un libro correggendo gli errori del suo predecessore a seguito di un viaggio in Sicilia. Ad esempio fa notare che Brydone aveva parlato della Pentapoli dimenticando poi la quinta città di Siracusa che egli identifica con la fortezza del Plemmirio. A Siracusa soggiornò dal 18 al 23 dicembre del 1776.

                                     

2.5. I viaggiatori Jean Houel 1770/7

Jean-Pierre Houel 1735 – 1813 visitò due volte Siracusa, la prima volta nel 1770 per una breve periodo, la seconda volta nel 1777. Proveniente dal ragusano percorse la strada tra Noto, Eloro e Avola giungendo a Siracusa il 24 marzo restando sino al 10 maggio dello stesso anno. Proseguì alla volta di Catania, ma, a fine mese, decise di ritornare per assistere alla grandiosa festa del Corpus Domini; l8 giugno, dopo un giro nei dintorni, arrivò alla città.

Come era usanza, allepoca in mancanza di alberghi e strutture adeguate, ci si riferiva alle figure più in vista delle città per chiedere ospitalità e protezione. Nel primo viaggio del 1770 la lettera dellambasciatore britannico al conte Cesare Gaetani riporta: "Houel è un pittore di gran merito ed è degno di qualunque assistenza si compiacerà V.ra Ecc.za di dargli a mio riguardo, è come si propone di prendere disegni delle principali vedute della Sicilia, accordandogli la vostra protezione." Poco dopo anche William Hamilton scrive una lettera dello stesso tono a Gaetani raccomandando: "Glover, Fullerton e Brydone, Patriotti ed amici miei" cui fa seguito un ringraziamento per laccoglienza ai compatrioti e al pittore Houel. Per il secondo viaggio Houel cerca finanziamenti ottenuti dal governo francese e si documenta leggendo gli autori classici quali: Diodoro Siculo, Plinio, Strabone, Tucidide e Cicerone. Ma legge anche Tommaso Fazello, Cluverio, DOrville, Mirabella. Successivamente pubblicherà Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari. 1782-1787



                                     

2.6. I viaggiatori Vivant Denon 1778

Vivant Denon era uno scrittore, incisore, diplomatico e appassionato darte francese. Arriverà a Siracusa nel settembre del 1778 dopo un breve viaggio a Malta, ma è costretto a fermarsi 28 giorni presso un lazzaretto a causa della peste.

Era venuto con un seguito di studiosi per catalogare e disegnare le rovine avendo come supporto Saverio Landolina ma anche il vescovo Alagona. Subito dopo aver visitato la città, Denon visita la zona sud di Siracusa: Rosolini, cava dIspica e Noto, ma lo coglie un malessere e non sapendo a chi chiedere assistenza torna a Siracusa dove si rimette in forze.

Tale viaggio determinerà nel 1788 la pubblicazione del suo Viaggio in Sicilia.

                                     

2.7. I viaggiatori Karl Friedrich Schinkel 1804

Karl Friedrich Schinkel era un architetto tedesco non ancora famoso, lo diventerà successivamente grazie ad una serie di commissioni dove mostrerà tutte le sue capacità nella progettazione di edifici neoclassici e neogotici. Egli inoltre era un bravo disegnatore e pittore. Giungerà in Sicilia nel 1804 appena ventitreenne assieme larchitetto Gottfried Steinmeyer, il letterato Philipp Rehfues e il pittore Karl Gotthard Grass. A Siracusa soggiornerà presso la cosiddetta Villa Tremilia, oggi in completo stato di abbandono, ma allora una florida tenuta che egli rappresenterà in una celebre tavola. Egli poi visiterà la città soffermandosi sugli aspetti tecnici dei vari monumenti tra cui le latomie.

                                     

2.8. I viaggiatori August von Platen 1835

August von Platen-Hallermünde giunse a Siracusa il 13 novembre 1835 dove soggiornò in una locanda a poco prezzo grazie al favore di Mario Landolina, figlio di Saverio Landolina. Non si hanno utili descrizioni della Siracusa dellepoca, salvo aver annotato nel suo diario di un viaggio da Lentini a Siracusa piuttosto noioso e triste sino alla città. Egli morirà in una locanda di via Amalfitania alcuni giorni dopo a causa di una febbre.

                                     

2.9. I viaggiatori Guy de Maupassant 1885

Lo scrittore francese arrivò a Siracusa nel 1885 lasciando una descrizione non troppo dettagliata dei suoi monumenti eccetto la Venere Landolina. Dopo aver visitato tutta la Sicilia, passò per la città aretusea da dove si imbarcò per Algeri nel giugno del 1885.

                                     

3. La Siracusa dellepoca

La Siracusa del Settecento è una città molto diversa da quella greca. Sin dalla conquista romana nel 212 a.C. la città aveva perduto progressivamente il suo ruolo e la sua importanza. Quando arrivano i musulmani nell878 oltre a distruggerla e saccheggiarla determinano lo spostamento della capitale della Sicilia a Palermo. così diviene una città sempre più secondaria, perdendo anche il suo ruolo originario e divenendo sempre più una città fortificata. Dal 1516 con Carlo V dAsburgo viene avviata unintensa opera di fortificazione dellisola di Ortigia con maestosi bastioni. Questa presenza "ingombrante" rimarrà tale sino allabbattimento post unitario del 1880.

La città quindi si sviluppa solo su Ortigia ed è ben separata dalla terraferma dove restano alcuni nuclei abitati fuori dalle mura sorti attorno a delle chiese: il monastero dei cappuccini con le vicine latomie dei cappuccini, la basilica di Santa Lucia e quella di San Giovanni alle catacombe. I vari monumenti del quartiere Neapolis e Tiche erano in stato di abbandono e tutta la zona era coltivata o usata come pascolo. Il porto accoglieva poche navi militari e leconomia della città si basava soprattutto sullagricoltura.

Lisola venne ricostruita dopo il disastroso terremoto del 1693 in stile barocco. Splendidi edifici ornavano le vie, proprio come oggi, tuttavia vi era il forte contrasto tra la nobiltà e il clero e la gente comune parecchio povera. Tuttavia iniziò nella metà del Settecento un lento risveglio dellinteresse verso il passato, determinando larrivo di molti viaggiatori e di intellettuali che avviarono degli studi per la riscoperta degli antichi monumenti.



                                     

3.1. La Siracusa dellepoca Le impressioni dei viaggiatori

Brydone quando arriva a Siracusa esordisce scrivendo: Questa città orgogliosa, che gareggiava con Roma adesso è ridotta in un cumulo di spazzatura. Al termine del suo racconto i toni sono di grande disappunto:

A questo stato di miseria Brydone ricorda il contrasto con la storia passata, per una città che aveva raggiunto dei livelli di potenza e ricchezza che si fatica a comparare con lo stato a cui era ridotta. Anche De Borch si sofferma sul contrasto tra il presente miserabile e il passato glorioso della città:

Egli però parla molto bene della Malvasia di Siracusa un vino su cui spenderà molte parole di elogio.

von Riedesel si sofferma spesso sulle coltivazioni di canna da zucchero, abbondanti nella zona di Avola e Melilli. Egli notava come il commercio di questi prodotti fosse molto più arretrato rispetto alle tecniche messe in campo dagli olandesi. Riguardo alla città aggiunge una nota di costume curiosa:

Schinkel utilizza queste parole per descrivere il suo primo impatto con la città:

                                     

4. I luoghi di Siracusa

Il duomo

Il contrasto tra lo stile barocco della facciata del Duomo e il rigore geometrico delle colonne doriche appena affioranti ai lati determinò un giudizio negativo in Brydone che così annota:

                                     

4.1. I luoghi di Siracusa Tempio di Apollo

Allepoca del grand tour non si sapeva ancora a chi fosse dedicato il tempio di Apollo perché esso risultava inglobato tra le mura delle abitazioni circostanti. Infatti lattuale stato risale alle demolizioni eseguite in epoca fascista. Così Houel chiama questo monumento tempio di Diana, scrivendo che di esso restano solo due o tre colonne incluse nelle abitazioni private di via Resalibera tuttora esistente in Ortigia. Aggiunge anche che parte delle colonne sono visibili allinterno della casa di un notaio e nella casa adiacente. Ed è grazie a questa "invasione" che le colonne si sono preservate.

La stessa visita viene eseguita da Vivant Denon che ne da una sua descrizione:

                                     

4.2. I luoghi di Siracusa Fonte Aretusa

von Riedesel dimostra di avere un completo senso di delusione per questo monumento. Le parole del suo diario saranno quanto mai negative:

Brydone, come gli altri viaggiatori descrive il mito stupendosi del fatto che resista ai secoli e ironizza sulla presenza delle donne presso la fonte:

Jean Houel ci dice che il punto in cui egli vedeva sgorgare lacqua dalla roccia non era il medesimo da cui usciva un tempo, basandosi sulle descrizioni storiche del Mirabella. Aggiunge inoltre che le acque non risultavano essere potabili e avevano un gusto sgradevole, attribuendo questa caratteristica a uno sconvolgimento interno delle rocce a causa dei terremoti. Aggiunge tuttavia che un tempo le acque erano migliori perché al tempo dei romani la fonte era ricca di pesci.

Vivant Denon aggiunge altri elementi nella descrizione del luogo, assai diverso da quello che oggi conosciamo. Egli per esempio ci parla delle concerieoggi presenti nei sotterranei di alcuni edifici limitrofi alla fonte. Inoltre descrive il luogo parlando di resti di epoca romana oggi non più visibili:

                                     

4.3. I luoghi di Siracusa Le mure dionigiane

Brydone da una descrizione generica delle mura di Siracusa scrivendo solo:

Provenendo da nord Jean Houel nel 1777 vide i pochi resti delle mura che cingevano per tutta la sua estensione. Ormai il prelievo per il riutilizzo era già avvenuto da diverso tempo e ciò che restava era davvero poco. La descrizione fa supporre che egli abbia visitato anche le rovine del Castello Eurialo, dato che parla di tunnel.

Vivant Denon osserva le tracce delle mura percorrendo il percorso che oggi è possibile fare sulla Pista ciclabile, partendo dallo scoglio dei due Frati arriva sino allinsenatura posta accanto alla tonnara di Santa Panagia in cui ancora oggi diventano evidenti le tracce delle fortificazioni.

Avendo quel giorno eseguito il giro del quartiere Acradina concluderà dicendo che le dimensioni delle mura sono paragonabili a quelle della Parigi di allora.

                                     

4.4. I luoghi di Siracusa Anfiteatro romano

Brydone non si sofferma troppo sul questo monumento, ne descrive più che altro la forma e ci dice che i gradini sono intatti, ciò significa che successivamente verranno smontati e riutilizzati.

Quando Houel visita lanfiteatro romano lo trova semisommerso dalla terra, ma con le rocce ben conservate. Racconta inoltre che era coperto da un campo di lattuga e per poter prendere delle misure precise fa eseguire degli scavi del monumento.

                                     

4.5. I luoghi di Siracusa Orecchio di Dionisio

Von Riesedel racconta la leggenda legata a questo posto aggiungendo un solo commento sul fatto che è ridicolo pensare allipotesi che la costruzione sia da imputare ad Archimede

Brydone si sofferma sulla leggenda di questo luogo e sulleco che permetterebbe di distinguere le voci in maniera chiara. Ma nel contempo ne elogia la magnificenza:

La vista dellOrecchio di Dioniso impressiona Jean Houel, perché oggi come ieri si verificava lacustica della grotta:

Ma ciò che ha colpito il pittore è anche leffetto luminoso della latomia:

Houel ci informa anche che nella zona alcune grotte erano abitate da uomini che lavoravano il salnitro che rendevano alcune di esse come degli antri infernali per la presenza delle fornaci.

Vivant Denon visitando la grotta, volle verificare la veridicità della leggenda secondo cui Dionigi ascoltasse i discorsi dei prigionieri, ma comprese che la sovrapposizione di suoni rende lascolto del tutto confuso:

                                     

4.6. I luoghi di Siracusa Latomia dei Cappuccini

von Riedesel ci informa che in una delle rocce sono visibili delle parole greche, forse un passo di Sofocle o Euripide, ma di cui non è possibile leggerne il senso.

Patrick Brydone nel XVIII secolo ne fa la seguente descrizione:

De Borch pur essendo un naturalista non pone neanche il sospetto che le latomie possano essere delle cave di pietra utilizzate in epoca greca, anzi pone persino un improbabile raffronto con le catacombe di Roma e Napoli ipotizzando un uso da parte dei primi cristiani.Molto interessante anche la descrizione di Vivant Denon il quale parla anche di un anfratto roccioso simile allOrecchio di Dioniso ma di caratteristiche indubbiamente minori:

Guy de Maupassant visiterà Siracusa nel 1885:

                                     

4.7. I luoghi di Siracusa Le Catacombe e il Miqwe

Houel visita anche le catacombe di Siracusa dandone una descrizione generale essendo assai estese e variegate. Nellimmagine di riferimento mostra lo schema delle catacombe per come le aveva rappresentate il Mirabella, anche se Houel lo trova piuttosto impreciso. Oltre ad esso schematizza le inumazioni dei corpi. Nella stessa tavola rappresenta in alto il pozzo greco sotto la chiesa di San Filippo in Ortigia. Houel non comprende la sua funzione e lo paragona ad una delle strutture legate alle catacombe.

Vivant Denon descrive nel dettaglio questultima struttura, mentre riguardo alle catacombe dice semplicemente che non sono "nulla di particolare": probabilmente si riferiva a delle catacombe secondarie o alle gallerie vicine al Miqwe. Infatti quando visita delle catacombe di San Giovanni il tono descrittivo è più enfatico:

Nella parte finale della descrizione Denon sembra fare confusione con i monumenti greci. Le catacombe infatti, pur essendo unopera grandiosa non furono scavate da schiavi e il loro utilizzo non era solo quello della sepoltura.

                                     

4.8. I luoghi di Siracusa Il duomo

Il contrasto tra lo stile barocco della facciata del Duomo e il rigore geometrico delle colonne doriche appena affioranti ai lati determinò un giudizio negativo in Brydone che così annota:

                                     

4.9. I luoghi di Siracusa Il Tempio di Zeus

Quando Jean Houel visitò Siracusa per la prima volta nel 1770, come scrive egli stesso, andò presso il Tempio di Zeus ne fece un primo dipinto con lEtna di sfondo. Allora vi erano per terra numerose colonne con i capitelli ma in piedi solo due. Dopo otto anni trovò dei cambiamenti che lo sconvolsero. I proprietari del campo, dei contadini, avevano distrutto sia le colonne che i capitelli frantumandoli e li avevano prelevati per costruire delle capanne liberando così il terreno, rendendolo più facilmente coltivabile. Vennero persino abbattuti degli alberi e per questa ragione il pittore dice che il sito è totalmente cambiato:

Anche per questa ragione egli scrive con rammarico:

Vivant Denon ci fornisce delle informazioni utili riguardo al luogo parlando della proprietà del terreno su cui sorgono e della distruzione delle colonne.

Interessante è anche il fatto che per raggiungere questo luogo il pittore sia arrivato in barca, dapprima giungendo allimboccatura dellAnapo e poi arrivando sin sotto il tempio. Ciò perché larea dei Pantanelli era in passato quasi sempre inondata.

                                     

4.10. I luoghi di Siracusa La fortificazioni spagnole

Risulta interessante la descrizione che Brydone fa delle fortificazioni spagnole della città. Egli si sofferma ovviamente sui bastioni che circondavano Ortigia rendendola una fortezza inespugnabile:

Ma se la fortificazione appare imponente ciò che stupisce il viaggiatore è il fatto che per quanto sia tutto predisposto alla difesa le feritoie che circondano lisola sono prive di cannoni salvo quelli in uso per salutare le imbarcazioni in arrivo o in partenza. Trova ridicola la definizione di fortezza quando poi allinterno è presente solo una piccola batteria di difesa e i fossati di separazione sono pieni di imbarcazioni che si riparano da eventuali tempeste.

                                     

4.11. I luoghi di Siracusa Fiume Anapo

Vivant Denon visita sia lAnapo che il Ciane. Venendo dal porto grande con una imbarcazione passa dalla foce, visita il tempio di Giove e subito dopo giunge sino alla fonte dove ne descrive il mito e si sofferma in particolare sulla pianta di papiro.

Maupassant dopo aver visitato la Venere Landolina si sposta in barca sul fiume Anapo descrivendo in termini letterari:

                                     

5. I luoghi nei dintorni di Siracusa

I dieri di Baulì

Subito dopo Palazzolo Acreide Jean Houel giunge nella cava nei pressi del Bosco di Baulì dove può visitare i dieri e di cui esegue la descrizione del diere grande.

                                     

5.1. I luoghi nei dintorni di Siracusa La guglia di Marcello

Von Riesedel descrive così il monumento:

Spostandosi da Lentini verso Siracusa 1777 Jean Houel vide lungo la strada principale ciò che restava del monumento:

Anche vivant Denon descrive questo monumento:

                                     

5.2. I luoghi nei dintorni di Siracusa I Santoni di Palazzolo Acreide

Dopo aver assistito alla festa del Corpus Domini a Siracusa Houel si spostò a Palazzolo dove vide le statue dei Santoni già allora in pessimo stato di conservazione. La sua testimonianza è importante perché ci permette di leggere meglio le figure che allora risultavano più leggibili di oggi. Egli infatti fece diversi disegni di queste straordinarie opere del passato.

                                     

5.3. I luoghi nei dintorni di Siracusa I dieri di Baulì

Subito dopo Palazzolo Acreide Jean Houel giunge nella cava nei pressi del Bosco di Baulì dove può visitare i dieri e di cui esegue la descrizione del diere grande.

                                     

5.4. I luoghi nei dintorni di Siracusa Vendicari e la Trigona

A Vendicari Houel esegue alcuni disegni del luogo. Visita la torre di Vendicari e i pantani dove racconta che per la presenza di uccelli si praticava la caccia alle oche, alle anatre a ad altri uccelli di passaggio. Poi si sposta alla Trigona di Vendicari lasciando unimportante descrizione:

Houel aggiunge che allinterno erano ancora visibili tracce rovinate di dipinti, oggi inesistenti e resti di pietre appartenenti probabilmente ad edifici antichi.

                                     

6.1. Le feste religiose La festa di Santa Lucia

Nei giorni in cui de Borch si trova a Siracusa vi è la tradizionale festa di Santa Lucia. Una festa che egli non descrive nei dettagli come farà Houel per quella del Corpus Domini. Da uomo di scienza de Borch userà dei toni piuttosto ironici nei confronti di una manifestazione religiosa ai suoi occhi assurda e frutto solo della ingenuità popolare. Egli infatti si sofferma sullatmosfera in generale della città e sulla descrizione della Chiesa di Santa Lucia fuori le mura.

                                     

6.2. Le feste religiose La festa del Corpus Domini

Jean Houel torna appositamente a Siracusa da Catania per vedere la famosa festa del Corpus Domini nel 1777. Quella a cui assistette fu probabilmente una delle ultime sfarzose, perché già nellanno successivo essa fu notevolmente ridimensionata. Allora la festa durava una settimana ed era più lunga persino delle feste patronali di Palermo e Catania. Houel ci dice subito che tutto a Siracusa era legato alle due confraternite che animavano la festa:

Egli aggiunge che le due confraternite sono in contrapposizione e spesso si fa a gara per mostrarsi quanto più devoti. Ma è per il Corpus Domini che si preparano cortei spettacolari.

Alla vigilia della festa le vie principali erano addobbate con soggetti storici, mazzi di fiori e lanterne. Anche le finestre e i balconi venivano addobbati. Per loccasione si tenevano dei concerti in piazza e fiere con la vendita di varie cose: argenti, stoffe e gioielli. In piazza duomo le due confraternite avevano preparato la propria scena, quella di San Filippo aveva creato il cavallo di Troia e la città, mentre quella dello Spirito Santo invece un fortino con ponti elevatoi e batterie di cannoni. Inoltre erano stati preparati dei carri, quello della prima confraternita rappresentava la religione trionfante con un angelo e un busto di papa nonché i quattro evangelisti ai lati. La seconda confraternita aveva preparato un carro con Giosuè che ferma il sole a sua volta rappresentato come Apollo da una persona in costume, il tutto trainato da cavalli.

Il quarto giorno di festa, 1º giugno 1777 Houel assistette alla seconda processione della Confraternita dello Spirito Santo con in testa il cavaliere Saverio Landolina, preceduto da trombette e bandiere nonché da paggi e domestici. La descrizione prosegue dettagliatamente mostrando come la festa fosse assai sfarzosa, ma soprattutto era una festa di tutti, dal popolino sino ai nobili che sfilavano con i vestiti migliori. Racconta inoltre che durante la festa vi fu un incidente tragico. Un fuoco dartificio della confraternita di San Filippo si spense e qualcuno della confraternita rivale suonò la campana a morto in segno di scherno. Tale insulto determinò la reazione dei fratelli e questo fece scatenare una rissa che culminò in un colpo di pistola e un uomo morto. Lomicida poi fuggì nel convento di San Francesco e preso a forza dalla folla che sfondò la porta. Fu poi imprigionato e processato in maniera ordinaria.

                                     

7. Maupassant e la Venere Landolina

Nel 1885 Guy de Maupassant effettuò un tour della Sicilia, passando anche da Siracusa dove visitò la Venere Landolina scoperta da Saverio Landolina nel 1804 ed esposta allora presso il Museo archeologico di Siracusa sito in piazza duomo. Nel suo Viaggio in Sicilia descrive la statua con commenti entusiasmanti e una fitta descrizione con un piglio decisamente letterario:

                                     

8. La fama dei resoconti

Il resoconto del barone von Riedesel Viaggio attraverso la Sicilia e la Magna Grecia fu un libro di buon successo ed ebbe diverse traduzioni in inglese e francese. Il testo divenne presto un riferimento per molti viaggiatori tanto che Goethe esalterà il libro definendolo il "breviario" dei viaggiatori tedeschi.

Lopera Viaggio in Sicilia e a Malta di Patrick Brydone verrà anchessa tradotta in numerose lingue e diventerà un testo fondamentale per affrontare i viaggi in Sicilia.

I paesaggi del primo viaggio in Sicilia di Jean Houel verranno esposti al Salon del 1775. Dopo il secondo viaggio il pittore venderà a Caterina II di Russia una serie di opere tra cui diversi disegni di Siracusa andati però perduti. Tuttavia Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari. Diventerà un libro famoso e tradotto in diverse lingue.