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ⓘ Imposta sul valore aggiunto (Italia)




                                     

ⓘ Imposta sul valore aggiunto (Italia)

L imposta sul valore aggiunto è unimposta indiretta su tutti i beni e servizi scambiati in Italia, introdotta per la prima volta nel 1972 e attualmente presente.

Laliquota IVA principale in Italia è pari al 22% del prezzo sulle transazioni effettuate da consumatori finali, con alcune eccezioni.

Rappresenta una delle principali forme di entrate tributarie nel bilancio statale. Nel 2009, il suo gettito è stato pari a 102.33 miliardi di euro.

                                     

1. Storia

Il 25 marzo 1957 lItalia stipula, con altri cinque stati europei, due trattati precursori della Comunità europea, uno dei quali sancisce la nascita della Comunità economica europea CEE. Tra i vari obiettivi del trattato, vi era quello di armonizzare il sistema fiscale vedi parte 3, titolo VII verso una futura integrazione economica di una Unione europea.

Questo obiettivo viene portato avanti nel successivo Trattato di fusione del 8 aprile 1965, che istituisce il Consiglio unico CEE, antesignano del Consiglio dellUnione europea. Questo consiglio, nella riunione del 11 aprile 1967, adotta una prima direttiva in materia di" armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra daffari ”, la direttiva 67/227/CEE, che fa seguito agli articoli 99 e 100 del trattato istitutivo della CEE. Nella direttiva si descrive, nei principi fondamentali, un sistema comune di imposta sul valore aggiunto che" consiste nellapplicare ai beni ed ai servizi unimposta generale sul consumo esattamente proporzionale al prezzo dei beni e dei servizi, qualunque sia il numero di transazioni intervenute nel processo di produzione e di distribuzione antecedente alla fase dellimposizione ” comma 1 dellart.2. Nella direttiva 67/228/CEE la seconda direttiva si trova la descrizione dettagliata della nuova imposta.

La direttiva viene recepita, con rimpiazzo di undici imposte e bolli antecedenti, tra cui limposta generale sulle entrate, le imposte sul consumo del sale, di cartine per sigarette, sulle acque da tavola, sulla pubblicita, sui pedaggi autostradali, sulle utenze economiche, con la Legge 825 del 9 ottobre 1971, art.5 legge che ha anche introdotto limposta sul reddito delle persone fisiche art.2, dellimposta sul reddito delle persone giuridiche art.3 e dellimposta locale sui redditi art.4, limposta comunale sullincremento di valore degli immobili art.6).

La relativa disciplina fu del Decreto del presidente della Repubblica n. 633 del 26 ottobre 1972, più volte modificato. Allentrata in vigore, il 1º gennaio 1973, laliquota ordinaria, quella applicabile alla maggior parte di beni o servizi, fu stabilita nella misura del 12% come riportato nella Gazzetta Ufficiale n.263 del 16 ottobre 1971 e nella n.292 del 11 novembre 1972, supplemento ordinario n. 1, portata al 14% nel 1977, al 15% nel 1980, al 18% nel 1982, al 19% nel 1988, al 20% nel 1997. Con D.L. n. 138 del 13 agosto 2011, convertito in legge il 14 settembre 2011, con applicazione dal 17 settembre, laliquota ordinaria è salita al 21%.

Con la Legge di stabilità 2013 approvata con legge n. 228 del 24 dicembre 2012 e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 302 del 29 dicembre 2012, il 1º ottobre 2013 è avvenuto laumento di un ulteriore punto percentuale e laliquota ordinaria dellIVA ha raggiunto il 22%, mentre è rimasta al 4% per beni alimentari, di prima necessità e beni agricoli, e al 10% per i beni e prodotti turistici e per le opere edili esclusa la vendita degli immobili.

La disciplina della parte relativa agli scambi intracomunitari è contenuta nel D.L. n. 331 del 30 agosto 1993.

                                     

2. Caratteristiche

LIVA è unimposta generale sui consumi, il cui calcolo si basa solo sullincremento di valore che un bene o un servizio acquista a ogni passaggio economico valore aggiunto, a partire dalla produzione fino ad arrivare al consumo finale del bene o del servizio stesso. Nel valore aggiunto sono comprese eventuali accise, ossia tasse sulla produzione o fornitura che il venditore rigira al consumatore finale.

Mediante un sistema di detrazione e rivalsa, limposta grava sul consumatore finale, invece per il soggetto passivo dimposta – ad esempio limprenditore o il professionista – lIVA resta neutrale. Infatti il soggetto passivo dimposta, cioè colui che cede beni o servizi, detrae limposta pagata sugli acquisti di beni e servizi effettuati nellesercizio dimpresa, arte o professione, dallimposta addebitata a titolo di rivalsa agli acquirenti dei beni o dei servizi prestati.

LIVA pertanto rappresenta un costo solo per i soggetti che non possono esercitare il diritto alla detrazione e quindi, in generale, per i consumatori finali.

Nellapplicazione dellimposta sul valore aggiunto occorre quindi distinguere il contribuente di fatto il consumatore finale, che pur non essendo soggetto passivo dellimposta ne sopporta lonere economico e il contribuente di diritto di norma un imprenditore o un professionista su cui gravano gli obblighi del soggetto passivo dimposta, sebbene per lui limposta resti neutrale.

Ricapitolando un tributo di tipo impositivo che si presenta come:

  • A pagamenti frazionati perché a ogni passaggio il fisco incassa una frazione del tributo complessivo dovuto.
  • Tendenzialmente generale perché colpisce tutti i beni e servizi, tranne alcuni esonerati per esplicita previsione normativa.
  • Trasparente perché può essere facilmente distinguibile in occasione di ciascuna operazione.
                                     

3. Esempio

Un commerciante acquista materia prima per un valore di 1.000 euro, per cui pagherà 1.220 euro, essendo lIVA pari a 220 euro 22%. Supponiamo che, a seguito di una serie di lavorazioni effettuate su di essa, il valore del prodotto lavorato sia di 1.200 euro. Al momento della vendita il consumatore finale pagherà al commerciante una somma di 1.464 euro 1.200 + 22% di IVA ovvero 264 euro= 1.464. La somma che il commerciante deve versare allo Stato è di 264 – 220 = 44 euro IVA che il commerciante ha ricevuto dal consumatore finale al netto di quella versata per acquistare la materia prima.

In questo senso il commerciante è soggetto passivo dimposta e può detrarre limposta pagata sugli acquisti i 220 euro pagati allacquisto della materia prima dallimposta addebitata sulle vendite i 264 euro versati dal consumatore finale al commerciante. Inoltre, il commerciante è neutrale rispetto allIVA: ha ricevuto dal consumatore finale 264 euro, ne ha versati 220 allacquisto della materia prima e 44 allo Stato quindi in termini di IVA non ha ricavato né perso nulla.

Il consumatore finale, invece, che non rivende la merce, né ne aumenta il valore, ma la utilizza per i suoi scopi, sopporta il peso dellIVA versata allo Stato, ossia non detrae nulla.



                                     

4. Presupposti

Tre presupposti devono essere rispettati perché unoperazione sia assoggettata a IVA:

  • territoriale: deve essere effettuata allinterno dello Stato.
  • oggettivo: deve trattarsi di cessione di beni o di prestazione di servizi;
  • soggettivo: deve essere effettuata nellesercizio di imprese, arti o professioni: non sono soggette a IVA le vendite effettuate tra privati;

Le operazioni si considerano eseguite e quindi limposta deve essere applicata nel seguente momento impositivo:

  • il pagamento anticipato rispetto ai momenti appena descritti comporta che loperazione si considera effettuata al momento del pagamento in relazione allimporto pagato;
  • per i servizi, allatto del pagamento;
  • per le cessioni di immobili, quando viene stipulato latto o al verificarsi del trasferimento della proprietà o del diritto reale;
  • si considerano effettuate le operazioni per cui è stata emessa fattura.
  • per le cessioni di beni mobili, quando avviene la consegna o la spedizione del bene, o quando si verifica leffetto traslativo del diritto di proprietà;

Si noti che al momento impositivo delloperazione nasce il debito dellimposta nei confronti dello Stato si dice che limposta diventa esigibile e il soggetto passivo deve versarla allErario con le liquidazioni periodiche previste; inoltre a partire dal momento impositivo delle operazioni decorrono i termini previsti dalla legge per adempiere agli obblighi contabili, come lemissione della fattura o dello scontrino o della ricevuta fiscale.

Fanno eccezione alla regola dellesigibilità immediata alcune operazioni; per esse il debito dimposta non nasce al momento dellemissione della fattura ma allatto del pagamento del corrispettivo. Si tratta delle operazioni effettuate dalle imprese e dai professionisti con un volume daffari non superiore a 2 milioni di euro per le quali si eserciti la relativa opzione, nonché di quelle svolte in favore di amministrazioni pubbliche, le quali hanno tempi di pagamento molto lunghi e pertanto, applicando le regole ordinarie dellesigibilità immediata, i loro creditori dovrebbero pagare unimposta che reincasserebbero solo dopo parecchio tempo.

                                     

5. Il problema dellevasione

Poiché il pagamento dellIVA è basato su scontrini, ricevute fiscali e fatture, per lIVA è diffuso il fenomeno dellevasione. Vi sono due scenari. In uno il contribuente di diritto impresa o lavoratore autonomo incassa lIVA dal contribuente di fatto cliente/committente, consumatore senza emettere né scontrino, né ricevuta fiscale, né fattura. Limpresa o il lavoratore autonomo non dichiara e quindi non versa lIVA. Questo primo scenario, diffuso nel commercio o comunque quando il prezzo della merce è comprensivo di IVA per prassi in pratica quando i prezzi sono esposti e non ci possono essere fraintendimenti è a vantaggio del solo fornitore e il cliente non ha alcun interesse a richiedere lo scontrino perché tanto lIVA la paga e non può scaricarla, essendo persona fisica.

Nel secondo scenario il fornitore, per es. un libero professionista o un artigiano oppure unimpresa nei confronti di unaltra impresa, collude con il committente/cliente, offrendo uno sconto pari allIVA in cambio della rinuncia alla ricevuta fiscale o alla fattura. Il vantaggio per il cliente è ovvio: risparmio dellIVA con minimo rischio. Per il contribuente di diritto, non essendoci traccia della transazione, il guadagno non appare nella dichiarazione dei redditi con conseguente evasione di imposta sul reddito nonché contributiva di ordine previdenziale ed eventualmente assicurativa. In questo secondo scenario, il cliente ha un vantaggio, il fornitore ne ha due non solo evade lIVA ma - quota parte - anche le imposte e i contributi, chi ci rimette parecchio è il fisco e gli enti previdenziali e assicurativi. I cittadini debbono denunciare, fornendo le proprie generalità, i tentativi di collusione per evasione IVA alla Guardia di Finanza. Esiste un sito che permette segnalazioni anonime in cui neanche levasore viene identificato, allo scopo di raccogliere dati sullevasione dellIVA.

Unaltra classica forma di evasione dellIVA è quella per cui un titolare di partita IVA impresa o lavoratore autonomo scarica la quota IVA di una fattura ricevuta da un fornitore anche se la spesa non potrebbe essere imputata come costo dellattività dimpresa o professionale per unimpresa di pulizie laspirapolvere è un costo inerente alla sua attività ma per un agente di commercio no. Questo tipo di evasione registrare in contabilità IVA qualsiasi fattura di acquisto è una pratica assai diffusa, soprattutto nel mondo del lavoro autonomo ove si cerca di attribuire ogni acquisto a "ragioni professionali" classico esempio: la fattura dellhotel per le vacanze della famiglia.

Per limitare il cd. tax gap IVA in Italia, ossia, la differenza tra lIVA dichiarata e lIVA pagata dai contribuenti, a partire dal 1º gennaio 2017, sono entrati in vigore due nuovi adempimenti con il nuovo Spesometro: le comunicazioni IVA trimestrali per le fatture emesse e ricevute, note di variazione, bolle doganali e per le liquidazioni periodiche IVA.

                                     

5.1. Il problema dellevasione Le false partite IVA

Molto spesso, dei lavoratori di fatto dipendenti, sono "obbligati" dal datore di lavoro a prendere la partita IVA e lavorano di fatto come dipendenti pur figurando con una posizione fiscale e previdenziale da lavoratore autonomo.

Una recente sentenza del 2014 della Commissione Tributaria di Viterbo ha riconosciuto linsussistenza degli obblighi tributari di IRPEF, IVA e IRAP per un operaio che con partita IVA svolgeva di fatto il lavoro da dipendente, in quanto riconosce linsussistenza di qualsiasi obbligo tributario in assenza di un rapporto di lavoro autonomo.

Questo abuso, consistente nel trasformare o mantenere addetti come lavoratori in proprio quando sono dipendenti di fatto, è una pratica assai diffusa in due settori distinti: nelledilizia/impiantistica da una parte si tramutano operai in artigiani e nei servizi del terziario avanzato dallaltra.

                                     

6. Le operazioni

  • Fuori campo IVA: per esse non ricorre il presupposto territoriale in Italia; se ricorre in un altro Stato U.E., qui sarà assoggettato a IVA; se rileva territorialmente in un paese non U.E. sarà assoggettata allimposta prevista in quel paese. Le operazioni fuori campo IVA non sono di regola soggette alla disciplina e agli adempimenti: fatturazione, registrazione, liquidazione e dichiarazione annuale.
  • Imponibili: quando soddisfano le condizioni di cui sopra e quindi devono essere assoggettate allimposta;
  • Esenti: quando sono operazioni che soddisfano i tre presupposti ma sono escluse per espressa previsione normativa, ad esempio la cessione di valori postali e bollati, gli oneri finanziari, le prestazioni mediche, odontoiatriche, le operazioni di assicurazione, ecc. Sono tuttavia soggette a obblighi di fatturazione e registrazione.
  • Non imponibili: quando riguardano beni o servizi scambiati a livello internazionale. Costituiscono esempio di operazione non imponibile le cessioni allesportazione. Non sono soggette allimposta ma devono rispettare altri obblighi formali e di registrazione imposti dalla normativa;


                                     

6.1. Le operazioni Importazioni

Per importazioni, si intendono gli acquisti di beni mobili provenienti dai paesi non aderenti allUnione europea, che devono assolvere lIVA al momento dellentrata nellU.E. È compito delle autorità doganali emettere un documento denominato bolla doganale, nel quale limporto del bene viene assoggettato allaliquota IVA di competenza e alleventuale dazio: limporto totale deve essere pagato dallimportatore.

Solamente allatto del pagamento dellIVA in Dogana e delleventuale dazio il bene viene svincolato dal deposito doganale e nazionalizzato, entrando nella disponibilità dellimportatore. Per gli scambi di beni tra paesi U.E. operazioni intracomunitarie vige una normativa speciale di carattere transitorio.

                                     

6.2. Le operazioni Esportazioni

Per i beni esportati il cedente la parte venditrice non richiede il pagamento dellimposta al compratore, ma deve comunque emettere la fattura, specificando espressamente la non imponibilità delloperazione. In ogni caso il cedente deve conservare e registrare le fatture e munirsi della prova delleffettiva uscita dei beni dal territorio nazionale mediante visto doganale sulla fattura o sul documento di trasporto.

Un soggetto esportatore abituale che quindi non applica lIVA sulle esportazioni dei beni, dopo il rilascio di una lettera dintenti al suo fornitore o allUfficio doganale, può chiedere che sui suoi acquisti o importazioni di beni non sia applicata limposta entro un certo limite stabilito per legge plafond.

                                     

6.3. Le operazioni Operazioni intracomunitarie

Dal 1993 sono state abolite le barriere doganali tra i paesi aderenti allUnione europea, e in ambito IVA è stato introdotto il regime transitorio della tassazione nello Stato membro di destinazione del bene oggetto dello scambio intracomunitario.

Secondo questa regola, il soggetto che acquista un bene mobile da un altro soggetto appartenente a un altro Stato dellUnione europea è tenuto a integrare la fattura ricevuta con lIVA. Tramite il meccanismo del reverse charge, limporto dellIVA viene, da un lato, versato allo Stato con una registrazione sul registro delle vendite; dallaltro lato, lo stesso importo può essere portato in detrazione con una registrazione sul registro degli acquisti.

Ogni scambio di beni rilevante ai fini dellIVA intracomunitaria deve venire indicato nel modello riepilogativo Intrastat degli acquisti e delle cessioni, da presentarsi allAgenzia delle Dogane. I soggetti passivi IVA di Stati membri UE che intendono effettuare operazioni intracomunitarie devono richiedere presso lAgenzia delle Entrate del proprio Stato liscrizione al V.I.E.S., il Sistema di scambio di informazioni sulle Partite IVA.



                                     

7. Liquidazione e versamento dellimposta

I soggetti passivi di imposta, ovvero imprese e lavoratori autonomi, cioè coloro che hanno diritto alla detrazione sugli acquisti effettuati, devono ogni mese o ogni tre mesi, a seconda delle opzioni esercitate o del proprio volume daffari, liquidare limposta dovuta o a credito verso lErario, e infine provvedere a un conguaglio finale annuale.

La liquidazione cioè il calcolo dellimposta si fa sommando lIVA incassata dai propri clienti in via di rivalsa e sottraendo da tale importo lIVA versata ai propri fornitori.

Se da tale differenza scaturirà un debito verso lerario tale differenza sarà versata con il modello F24. Se viceversa scaturirà un credito questo potrà essere riportato al periodo successivo per essere scalato dalla successiva liquidazione o, a certe condizioni, potrà essere chiesto a rimborso o utilizzato in compensazione, cioè detratto da altri tributi dovuti dal contribuente.

                                     

8. Clausola di salvaguardia

Durante la Grande recessione del 2007 e in conseguenza della Crisi del debito sovrano europeo del 2009, il debito pubblico italiano fu oggetto di forti pressioni da parte dei mercati finanziari. Gli elevati tassi di interesse sul debito, e molteplici declassamenti da parte delle agenzie di rating, portarono il Governo Berlusconi IV, nel tentativo di risanare i conti pubblici e rassicurare gli investitori internazionali, nonché per rispettare i vincoli di bilancio derivanti dal Trattato di Maastricht, ad inserire nella manovra finanziaria di luglio 2011 la cosiddetta clausola di salvaguardia. Essa prevedeva un aumento automatico delle aliquote IVA e delle accise qualora il governo non fosse stato in grado di reperire le risorse necessarie a finanziare la manovra stessa. Da allora, le successive manovre di bilancio devono indicare come intendono soddisfare i vincoli di bilancio e.g., contraendo la spesa pubblica o aumentando le tasse. Qualora i vincoli di bilancio venissero sforati, la clausola di salvaguardia scatterebbe automaticamente, aumentando aliquote IVA e accise.

                                     

9. Variazione dellIVA

La normativa italiana sullIVA impone che su taluni prodotti si abbiano delle riduzioni. In particolare, si fa riferimento alle tabelle allegate alla legge n° 217 del 15 dicembre 2011.

  • Tabella A
  • Prodotti agricoli e ittici - IVA ridotta
  • Parte 2 bis - Aliquota del 5% su prestazioni socio-sanitarie, assistenziali ed educative rese dalle cooperative sociali e dai loro consorzi in favore di specifiche categorie di soggetti, basilico, salvia rosmarino confezionate senza altre erbe aromatiche.
  • Parte 2 - Beni e servizi ad aliquota IVA del 4%, come latte fresco, burro, formaggi e latticini, ortaggi e piante mangerecce, legumi, frutta, cereali, farina.
  • Parte 3 - Beni e servizi ad aliquota IVA del 10%, come bovini, suini, carni, frattaglie, volatili, conigli, lardo, pesci, yogurt, kephir, latte fresco, latte cagliato, siero di latte, uova, miele.
  • Tabella B
  • Prodotti soggetti allaliquota del 22%, come lavori in platino, pelli da pellicceria, vini spumanti DOC, motocicli di cilindrata superiore a 350 cm 3, tappeti orientali.
  • Spettacoli e altre attività, IVA al 22%, spettacoli cinematografici, sportivi, musicali, teatrali, mostre e fiere campionarie, scientifiche e industriali.
  • Tabella C

Tale variazione in passato è stata anche molto marcata, per esempio in Italia alla fine degli anni 70 venne adottato un inasprimento dellimposta per alcuni beni, quali ad aesempio pellicce, tappeti, le auto di cilindrata oltre 2000cc, mentre le motociclette oltre i 350cc così come i vini e spumanti DOC, imbarcazioni oltre le 18 tonnellate, vennero considerati beni di lusso, di conseguenza erano soggetti ad un IVA sempre crescente fino ad arrivare al 38%

                                     

10. Riferimenti normativi

  • Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 - Istituzione e disciplina dellimposta sul valore aggiunto.
  • Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 - Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi.