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ⓘ Lineamenti di filosofia del diritto




Lineamenti di filosofia del diritto
                                     

ⓘ Lineamenti di filosofia del diritto

I Lineamenti di filosofia del diritto, pubblicati a Berlino nel 1820 rappresentano la sintesi complessiva del pensiero etico-politico di Hegel. Con questultima opera pubblicata con il sottotitolo Diritto naturale e scienza dello Stato in compendio, lautore espone gli aspetti fondamentali dello sviluppo dialettico dellIdea che mira a "comprendere concettualmente lo Stato e di esporlo come qualcosa di intimamente razionale".

                                     

1. Diritto, moralità, eticità

Hegel afferma che il diritto studia la volontà libera in sé per sé, nel suo concetto astratto e nella determinazione dellimmediatezza. Il diritto è quindi formale perché prescinde dallintenzione. In altre parole, il diritto è distinto dalla morale perché il diritto considera solo se la mia azione è conforme alla legge e si disinteressa dei motivi per i quali è compiuta. Il diritto non ha come fine, e nemmeno ha i mezzi per stabilire la volontà delle parti prima dellatto o del patto che la manifestano: non si possono fare processi alle intenzioni. La morale, invece, come la teorizza Kant, è formale, è una moralità dellintenzione, che esprime il dovere per il dovere, in cui la buona volontà è rilevante a prescindere dal risultato.

Il diritto è un insieme di regole che la società si dà per impedire la conflittualità delle volontà. La concezione di Hegel su un diritto fattuale separato dalla volontà personale, è quanto mai moderna e ripresa nel diritto di molti Paesi moderni, in particolare nel diritto penale.

Hegel nella Prefazione alla Filosofia del Diritto, in cui afferma lidentità tra razionale e reale "Ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale". raccomanda a chi tratterà la sua filosofia in futuro, di presentarla, come egli stesso faceva, in contrapposizione con le filosofie precedenti, con analogie e differenze. Secondo Hegel, Kant è il filosofo che meglio di ogni altro in precedenza trattò la materia del diritto e della morale. Coerenti con lapproccio hegeliano, i temi del diritto e della morale iniziano e terminano con il riferimento a Kant.

Il concetto di fondo a cui si ispira il diritto è: "Sii te stesso, e rispetta gli altri come persone". Hegel interpreta in questa maniera il principio universale del diritto di Kant: "Agisci esternamente in modo che il libero uso del tuo arbitrio possa coesistere con quello di ogni altro sotto una legge universale". Il principio di fondo delletica è limperativo categorico di Kant secondo cui "La massima della tua volontà deve potere diventare una legge universale": questa è la formula fondamentale dellimperativo, presente nelle opere morali kantiane "La Fondazione della metafisica dei costumi" del 1785, e "La Critica della ragion pratica" del 1788. Cè anche però un riferimento alla celeberrima seconda formulazione presente solo nella "Fondazione" del 1785 dellimperativo categorico: "Agisci in modo da trattare lumanità nella tua, come nellaltrui persona sempre come fine e mai semplicemente come mezzo". In materia di diritto e di etica, vale di nuovo la critica generale mossa da Hegel alla intera filosofia di Kant: anche la morale kantiana è meramente formale, priva del contenuto, che è costituito, secondo Hegel, dal bene oggettivo. Come la filosofia di Kant, anche la morale kantiana introduce una separazione tra soggetto e oggetto: esiste un bene oggettivo, e la volontà soggettiva non è infallibile, può sbagliare valutando unazione come buona, mentre in realtà non lo è. Limperativo categorico che chiede di rapportarsi agli altri avendoli come fini e mai semplicemente come mezzi è una regola universale, che si ferma alla soggettività e trascura il bene oggettivo. Kant però parla di soggettività trascendentale: questa è lumanità, intesa in maniera illuministica come "natura umana", prescindendo dalle differenze individuali, che restano fuori dellambito della filosofia morale: il singolo individuo è studiato da Kant nella sua unicità e diversità solo dallAntropologia pragmatica 1798, che tratta di come agisce.

Secondo Hegel, la scissione fra soggetto e oggetto della morale kantiana ha un impatto sul piano soggettivo, perché limperativo categorico è universale ma troppo generico, perché lascia ai singoli il compito identificare di volta in volta, nelle molteplici situazioni della vita, la ricerca e la scelta del modo in cui perseguire questo fine. Non tutte le persone hanno la stessa crescita dello spirito per compiere le scelte giuste, e la stessa volontà tende a costruirsi una regola propria e di comodo, che maschera, come fine morale, il perseguimento di fini particolari e personali.

Per Hegel però abbiamo nel campo delluniversalità diversi gradi di generalità, e limperativo categorico kantiano può e dovrebbe caratterizzarsi con ulteriori regole, sempre altrettanto universalmente valide, ma più particolari e circostanziate, più vicine alloggetto il bene oggettivo, in modo da fornire alle persone dei valori di riferimento. La filosofia hegeliana li fornisce quando, allinterno delleticità tratta in primo luogo della famiglia, poi della società civile e infine identifica nello Stato il massimo dei valori, e delleticità.

                                     

2. Lo Stato

Lo Stato rappresenta la sintesi di famiglia e società civile, e costituisce il momento più alto dellEticità. Lo stato si colloca cronologicamente alla fine dellethos ma in realtà è presente logicamente fin dallinizio, nel senso che è già presente idealmente nella formazione della famiglia e della società civile, che perderebbero di significato e di realtà se non mirassero sin dal principio alla formazione dello Stato.

Hegel definisce lo Stato la realtà dellidea etica, in quanto in esso si realizza lintera eticità. Lo Stato etico non è una somma di volontà individuali, è Spirito vivente, è la Ragione che con unopera millenaria si è incarnata in unistituzione al di sopra dei singoli.

"Lo Stato "l’incedere di Dio nel mondo, ciò che lo stato è, il fondamento di esso è la potenza della ragione realizzante sé come volontà. Nel caso dell’idea dello stato non si devono avere dinnanzi agli occhi stati particolari, non particolari istituzioni, si deve piuttosto considerare per sé l’idea, questo Dio reale."

Lo Stato non è al vertice dellontologia hegeliana, che nella Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio 1817 prosegue come Spirito Assoluto, nel suo sviluppo dialettico di arte, religione e filosofia.

Lo Stato non è inteso come luogo di pace perpetua: arte, religione e filosofia nascono proprio dalla contrapposizione dialettica dello Stato o meglio dello Spirito Oggettivo, con gli altri tre momenti dello Spirito Soggettivo.

Ricordiamo poi che nella Prefazione alla Filosofia del Diritto, Hegel descrive la propria filosofia come una rara eccezione alla regola dominante, quella di criticare e contraddire tutto quello che Stati e filosofi hanno fatto e detto in passato.

Lo Stato nasce non da un contratto stipulato fra gli individui, poiché non sono gli individui a formare lo Stato, bensì è lo Stato a formare gli individui.

In quanto momento della manifestazione dello Spirito nella storia, lo Stato:

  • è più importante degli individui e sopravvive ad essi è il momento più alto, di sintesi dello Spirito oggettivo;
  • non è indipendente dagli individui primo momento dello Spirito Oggettivo è il singolo individuo, che nel tempo lo precedono, per cui vi è la coincidenza del diritto privato con letica pubblica;
  • è giusto, giuridicamente lecito, storicamente inevitabile che esista

Lo Stato non esclude il singolo individuo dalla politica, per ricordarsi di lui nel solo momento del bisogno: la guerra. Per Kant e Hegel, la partecipazione del cittadino alla vita politica è un diritto-dovere del singolo cittadino.

                                     

2.1. Lo Stato Lo Stato nella storia

È impossibile, per Hegel, pensare uno stato di modello liberale, che altrimenti finirebbe per perdere ogni sua funzione nel semplice compito di tutelare gli interessi delle parti, ma anche uno stato di stampo democratico, in quanto la sovranità non può appartenere al popolo, perché il popolo senza lo Stato altro non è che una massa informe. Per questo la teoria dello Stato hegeliana è stata talora letta a supporto di regimi totalitari, ma in realtà contiene principi che potrebbero essere presi a supporto di una democrazia moderna poiché lo Stato è unidea che non può esistere senza una materia reale, che è il popolo. Lo Stato è tuttuno con il popolo. Per questo Hegel rigetta sia il contrattualismo, che il giusnaturalismo, perché è inaccettabile che esista un diritto prima e oltre lo Stato. Né lo Stato hegeliano è da considerarsi come dispotico, in quanto esiste pur sempre un sistema di leggi attraverso cui è lo Stato a governare, non il popolo.

Nei suoi scritti, Hegel sostiene il principio della separazione dei poteri ma non in una forma perfetta e rigida, che comprometterebbe lunità dello Stato. La separazione dei poteri ha una fondazione filosofica molto più forte che nellIlluminismo, poiché Hegel la fa risalire, non tanto alla tutela della libertà di qualcosa di esterno allo Stato, il singolo individuo, ma alla natura e definizione stessa di Stato inteso come organismo vivente stato etico, che attraversa i tre momenti della dialettica, sia quella espressa nel rapporto tra i tre poteri, sia quella della loro vita interna.

Hegel rigetta il principio della sovranità popolare, come era inteso allepoca, nel senso di una partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica, mentre è apertamente favorevole a una partecipazione rappresentativa in cui le leggi siano votate da un Parlamento eletto dal popolo.

Le ideologie successive di destra, di sinistra ma anche liberale di Benedetto Croce hanno tentato di leggere nel pensiero hegeliano una forma ideale di Stato e unidea politica conseguente. Hegel afferma che:

Se la morale le forme di Governo sono queste, ci sarà un motivo, una qualche razionale necessità sia filosofica che etica.

La filosofia non deve dichiarare quale sia la morale e la forma ideale di Governo e come debbano agire: non perché non può saperlo e nemmeno perché sognando una forma di stato perfetta si cadrebbe nellutopia mentre la realtà va accettata così come è. La filosofia ha già speculato sulla forma dello Stato ne ha visto il percorso nella storia dove lideale entra in rapporto di complementarità con il razionale. Ciò non significa che una riflessione politica astratta possa dire quale forma di Stato meglio risponde alla filosofia hegeliana, ma questo non equivale a proporre unazione o reazione storica per concretizzarla, dovendosi riconoscere alla storia la necessità e opportunità di quella che è la realtà al momento presente.

La forma di governo ideale per Hegel è la monarchia costituzionale che risolve organicamente in se stessa anche le altre forme classiche di governo: monarchia perché il monarca è uno, aristocrazia al potere governativo intervengono alcuni e democrazia con il potere legislativo si manifesta la pluralità in genere.

Lo Stato si costituisce autonomamente e nel modo migliore sviluppando una triadica divisione dei poteri: il potere legislativo, suddiviso in due Camere, luna conservatrice, laltra progressista, il potere esecutivo, che comprende magistratura e polizia, e il potere sovrano, che si identifica con il re, che è contemporaneamente individualità in quanto il re è unico e universalità in quanto il re rappresenta lintero Stato e quindi lintero popolo. Il re, tuttavia, non ha un potere assoluto e per quanto possa operare liberamente dovrà sempre attenersi alla situazione legislativa vigente, che viene approvata ed emanata dagli altri due poteri.

Hegel non si pronuncia in merito allopportunità di un organismo di coordinamento sovranazionale, che Kant nellopera Per la pace perpetua vide come una possibile soluzione alle continue guerre, che affliggevano lEuropa dellepoca. Pertanto il diritto internazionale non viene teorizzato da Hegel, che vede nei trattati fra gli Stati un momento di comunicazione fra di loro. La politica internazionale consiste in accordi bi-laterali o multi-laterali fra Stati sovrani e nella guerra come alternativa finale se manca una risoluzione pacifica dei contrasti tra gli Stati.



                                     

3. La guerra

La guerra viene vista come un atto necessario per determinare i rapporti di forza, e stabilire le misure dei diritti delluno sullaltro. Pertanto, la guerra, questa è l"astuzia della ragione" List der Vernunft, gli uomini credono sia semplicemente motivata da interessi materiali, in realtà ogni guerra è una guerra di idee in cui saranno sempre le migliori a prevalere.

Lo Stato ha tutto il diritto di conservare la propria sovranità e indipendenza con la guerra, che invece non è legittimata per scopi espansionistici o imperiali, di allargamento dei propri confini, controllo di luoghi strategici o di fonti naturali di proprie scarse risorse. La guerra non solo difende sovranità e indipendenza, ma a volte le costruisce.

Hegel riserva la leva militare di massa al solo caso in cui sia in pericolo la sovranità e lindipendenza dello Stato, e sostiene la necessità di eserciti permanenti costituiti da soldati di professione.

In guerra si devono rispettare gli ambasciatori, escludere le istituzioni interne e la società civile, unici vincoli nei rapporti tra Stati, oltre a quello di rispettare i trattati:

La guerra è intesa come sola forma di legittima difesa e come extrema ratio, momento estremo in cui il cittadino si sottomette a una norma necessaria e universale secondo cui lo Stato deve essere difeso. La guerra è storicamente troppo rilevante per essere letta come male assoluto o come mera accidentalità, e per pensare che non abbia mai avuto o non possa avere in futuro un carattere di necessità nella storia governata dalla razionalità.

La posizione di Hegel è distante dalla posizione cosmopolita e pacifista di Kant. Per Kant la storia è un prodotto degli uomini, positivo solo quando è segnato dalla ragione. Hegel sostiene invece che pure il momento negativo ha una sua ragion dessere. Per Kant il perseguimento della pace è un imperativo etico categorico, incondizionato, e un progetto filosofico, mentre la storia lasciata alla politica non vedrà mai la pace perpetua "ogni politica deve piegare le ginocchia davanti alla morale" ; da qui il secondo elemento per il raggiungimento della pace perpetua: "il diritto internazionale deve essere fondato su un federalismo di liberi Stati". Kant riprende il contrattualismo e il giusnaturalismo hobbesiano e rousseauiano, affermando la necessità di estendere tale modello dai rapporti tra individui ai rapporti tra Stati. Questa associazione di Stati è chiamata in vari modi come "unione federativa", "società o confederazione", ma anche "congresso di stati permanente". La sottomissione degli Stati federati ad un organo super partes è una forma di tirannide, per cui diviene centrale che "la costituzione civile di ogni stato deve essere repubblicana". Kant chiede la scomparsa progressiva degli eserciti permanenti e che le potenze devono sottoscrivere un trattato permanente di non aggressione.

Libertà e uguaglianza davanti alla legge, espressione della volontà pubblica, sono le basi per il contrattualismo degli individui nello Stato, che fonda e legittima a sua volta anche quello tra Stati: secondo Kant, si trovano solo nella costituzione repubblicana. "In uno stato repubblicano nulla è più naturale del fatto che, dovendo decidere di far ricadere su se stessi tutte le calamità della guerra rifletteranno a lungo prima di iniziare un così cattivo gioco". Hegel è invece scettico sul fatto che possa esistere una pace perpetua, e ritiene che le guerre siano storicamente inevitabili dopo un periodo di pace più o meno lungo. Storicamente, le guerre costruiscono gli Stati e li compattano contro un nemico esterno, evitando guerre civili.

La migliore garanzia di pace internazionale si ottiene affidando la leadership mondiale al più forte in economia, forza militare e cultura e a chi ha più ragione sugli altri. Ma la scelta con entrambi i criteri non è un problema, poiché ricade sullo stesso soggetto: le nazioni più ricche e più forti, sono quelle che per prima hanno introdotto una costituzione repubblicana e una cultura libera, copiate da tutti.

Secondo Hegel, "Ogni Stato sul piano internazionale nel confronto con gli altri si presenta come volontà particolare che deve perseguire il suo benessere in generale": questa per Hegel è la legge suprema nel comportamento dello Stato con gli altri. Per Kant la ricerca della pace è un imperativo categorico, che precede e detta la forma degli Stati. La concezione kantiana, che anticipa lInternazionalismo di matrice liberale prevede: una confederazione di Stati liberi, una forma repubblicana costituzionale, il "diritto di visita" degli immigrati, il libero commercio per legare gli interessi economici e politici degli Stati tra loro a garanzia della pace, l elettorato passivo e attivo. Partecipando sia alla politica, sia alla guerra in prima persona, sentendo sia il sapore della libertà che la sua perdita, i cittadini sono restiì al conflitto, per cui lultima istanza della pace è lindividuo considerato come persona morale e non lo Stato, che in Kant costituisce un concetto secondario. Per Hegel, al contrario, lo Stato, che è la massima espressione dell"eticità" precede limperativo della pace. Ogni Stato persegue legittimamente i propri interessi. Il politico ha il dovere morale di far valere gli interessi della nazione che rappresenta. Quindi il conflitto tra gli Stati, quando le volontà particolari non trovano un accomodamento, può essere deciso soltanto dalla guerra. Per Kant nella storia vince il più forte, -e ciò va impedito-, per Hegel vince chi ha ragione: la Storia è il solo giudice e arbitro.

Il primo diritto e atto verso uno Stato è il riconoscimento da parte degli altri Stati, che presume a sua volta che questo rispetti indipendenza e sovranità degli altri. Agli Stati in linea di principio non spettano ingerenze interne, tuttavia non può essere sempre indifferente ciò che succede in politica interna, nel momento in cui quanto accade viene ead essere un pericolo per la loro sovranità e indipendenza. Preludio per il futuro questione dei nomadi, ebrei e arabi:

Guerra preventiva:

I rapporti tra Stati sono regolati da contratti, con tutti limiti del caso, perché diversamente dallo Stato hobbesiano non cè e nemmeno sarebbe legittima e tollerabile unautorità sovra-statale che li faccia rispettare. Nello scritto di Kant, invece, lesistenza di un organo super-partes non necessariamente è la negazione per la sovranità e indipendenza dei singoli Stati che restano in Kant importanti, se questo organo è composto dai rappresentanti degli stessi Stati con pari diritti, ha un divieto ferreo di compiere ingerenze di politica interna, ed è legittimato ad agire solamente quando la sovranità e indipendenza di uno Stato sono attaccate da un altro, o rischiano di esserlo. Ciò presume a sua volta che gli Stati limitino la guerra al solo caso di violazione della loro integrità territoriale, indipendenza e sovranità, affidandosi e rispettando i trattati per le altre materie. Un organo sovranazionale dovrebbe intervenire anche in ogni caso di violazione di un trattato, essendo la guerra fra i contraenti lesito inevitabile che si intende prevenire. Proprio, il pericolo di un esito in un conflitto commerciale e militare, sempre presente e attuale, impone un uso minimo dei trattati e in via residuale, quando altre forme di regolazione fra privati degli Stati non sono possibili.

In Hegel la guerra è un male necessario, ma non è lunica fonte di dignità per luomo: la guerra nobilita luomo, quanto il lavoro nobilita luomo in tempo di pace. Combattendo, rinunciando alla proprietà e alla vita per lo Stato, luomo si spende per un ideale nobile, per un fine che non è solo proprio e particolare, ma anche bene comune di altri.

I cittadini sono possessori di una individualità sostanziale ovvero quellindividualità che permette loro di proseguire fini universali. La guerra è prerogativa dello Stato, non del singolo: negli scritti teologici giovanili, Hegel aveva infatti sostenuto che luomo ha una sola vita e che ogni uomo è solo un caso di individuazione di una sostanza universale, per cui lattacco alla vita altrui è un attacco alla vita stessa, anche alla propria.