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ⓘ Antifascismo in Italia




                                     

ⓘ Antifascismo in Italia

L antifascismo in Italia, nellambito storiografico italiano, è usato soprattutto in contrapposizione al regime di governo e allideologia promossi e attuati da Benito Mussolini tra il 23 marzo 1919 e il 28 aprile 1945, durante il ventennio fascista.

                                     

1. Primo dopoguerra

Al termine della prima guerra mondiale, il movimento antifascista è costituito da una parte dai componenti delle organizzazioni operaie, dai militanti socialisti, comunisti e anarchici la cui presenza è nettamente maggioritaria, e dai rappresentanti delle organizzazioni liberali. Accanto ad essi erano presenti frange militari, associazioni di reduci della prima guerra mondiale, cattolici e liberali, che poi in parte confluiranno nel Partito dAzione seguendo i dettami di Piero Gobetti.

Non trascurabile è lapporto dei repubblicani e dei popolari. Negli anni venti questi ultimi dettero allantifascismo capi militari come Vincenzo Baldazzi, poi capo della Resistenza romana per Giustizia e Libertà e il consigliere Ulisse Corazza, che partecipò con una squadra di popolari alla difesa di Parma del 1922. Malgrado comunque inizialmente il partito popolare facesse parte della coalizione di governo di Mussolini, sin dal 1920 realizzò un progressivo allontanamento dal fascismo che, allindomani del delitto Matteotti, diventò opposizione politica con luscita dei popolari attaccati sempre più spesso dalle squadre fasciste dalla coalizione di governo.

LAntifascismo fu, comunque, un fenomeno che coinvolse trasversalmente tutti i ceti di tutti gli orientamenti politici, anche non in modo organizzato, dagli operai fino a personale della pubblica amministrazione, compresi addirittura accademici e ufficiali dellesercito.

Durante il periodo immediatamente successivo allaffermarsi del fascismo gli scontri continuarono in molte città, come ad esempio Genova, nelle quali erano attive formazioni di difesa proletaria. La classe operaia espresse personalità di livello sia sotto il profilo intellettuale che militare come Umberto Marzocchi, Lorenzo Parodi, Giuseppe Di Vittorio, Ilio Barontini ed Emilio Canzi. Il Partito Liberale Italiano PLI, anche se non svolse quasi mai una funzione di grande rilevanza nel panorama politico italiano, non raggiungendo mai un ragguardevole consenso di voti, ebbe, invece, sempre grande prestigio intellettuale e i primi due Presidenti della Repubblica Italiana: Enrico De Nicola e Luigi Einaudi.

A causa delleterogeneità politica di chi concepisce lantifascismo tra i propri principi, nella storia si sono verificati tensioni o scontri tra le diverse anime del movimento.

Nellimmediato primo dopoguerra non compaiono divisioni di rilievo tra gli antifascisti. Avviene invece una divisione fra gruppi di matrice comunista e libertaria a livelli di impostazione teorica ma, se a livello strategico questo portò a una disorganizzazione militare delle formazioni antifasciste, a livello tattico la collaborazione permaneva al di là dei dissidi ideologici. Da parte sua lInternazionale, in contrasto con la linea del PCdI, spingeva per un ingresso della squadre militarizzate comuniste nel fronte unito Arditi del Popolo, con lo scopo di conquistare la direzione del movimento.

Lo spirito collaborativo tattico fra le varie frange delle formazioni di difesa proletaria, nel periodo, traspare dallintervista a Francesco Leone, comunista e uno dei principali capi degli Arditi del Popolo di Vercelli, comandante partigiano di importanza nazionale, dichiarato Padre Costituente, sindacalista e organizzatore delle lotte di emancipazione nel settore risiero. In tale intervista egli racconta che una squadra di anarchici operai coprì i suoi movimenti dopo la partecipazione a unazione durissima contro i fascisti e a sua insaputa era stato identificato. La squadra anarchica lo seguiva di notte quando rincasava per proteggergli le spalle, per cui la situazione espressa precedentemente è collegabile allascesa e allinstaurarsi dello stalinismo.

                                     

2. Lavvento al potere: il ventennio fascista e lopposizione al regime

In vista delle elezioni del 6 aprile 1924, Mussolini fece approvare una nuova legge elettorale legge Acerbo che avrebbe dato i due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza con almeno il 25% dei voti. La campagna elettorale si tenne in un clima di tensione senza precedenti con intimidazioni e pestaggi. La Lista Nazionale guidata da Mussolini ottenne la maggioranza assoluta, con il 64.9% dei voti. Le Elezioni politiche italiane del 1924, come ha scritto lo storico e senatore comunista Francesco Renda, furono comunque "la prima e ultima legittimazione costituzionale del fascismo".

Il 30 maggio 1924, il deputato socialista Giacomo Matteotti prese la parola alla Camera contestando i risultati delle elezioni. Il 10 giugno 1924 Matteotti venne rapito e ucciso dagli squadristi.

Lopposizione rispose a questo avvenimento ritirandosi sullAventino Secessione aventiniana, ma la posizione di Mussolini tenne fino a quando il 16 agosto il corpo decomposto di Matteotti fu ritrovato nei pressi di Roma. Uomini come Ivanoe Bonomi, Antonio Salandra e Vittorio Emanuele Orlando esercitarono allora pressioni sul re affinché Mussolini fosse destituito, Giovanni Amendola gli prospettò scenari inquietanti, ma Vittorio Emanuele III appellandosi allo Statuto Albertino replicò: "Io sono sordo e cieco. I miei occhi le mie orecchie sono il Senato e la Camera" e quindi non intervenne.

Ciò che accadde esattamente la notte di San Silvestro del 1924 non sarà forse mai accertato; secondo la ricostruzione maggiormente condivisa, compiuta da Renzo De Felice, una quarantina di consoli della Milizia, guidati da Enzo Galbiati, ingiunsero a Mussolini di instaurare la dittatura minacciando di rovesciarlo in caso contrario.

Il 3 gennaio 1925, alla Camera, Mussolini recitò il famoso discorso in cui si assunse ogni responsabilità per i fatti avvenuti, che preludeva allavvento della dittatura.

Il 26 gennaio, nel suo primo e unico intervento da deputato, Gramsci denunciò il carattere di regime piccolo-borghese del fascismo, alleato e sponsorizzato dai grandi proprietari terrieri e industriali e ironizza pesantemente sullex alleato di partito, rievocando il suo passato socialista.

Nel biennio 1925-1926, vennero emanati una serie di provvedimenti liberticidi: vennero sciolti tutti i partiti le associazioni sindacali non fasciste, venne soppressa ogni libertà di stampa, di riunione o di parola, venne ripristinata la pena di morte e venne creato un Tribunale speciale con amplissimi poteri, in grado di mandare al confino con un semplice provvedimento amministrativo le persone sgradite al regime.

Il 24 dicembre 1925, una legge cambia le caratteristiche dello stato liberale: Benito Mussolini cessa di essere presidente del Consiglio, cioè primus inter pares tra i ministri e diventa primo ministro segretario di Stato, nominato dal re e responsabile di fronte a lui e non più al Parlamento; a loro volta i vari ministri sono nominati dal re su proposta del primo ministro e responsabili sia di fronte al re sia di fronte al primo ministro. Inoltre la legge stabilisce che nessun progetto potrà essere discusso dal Parlamento senza lapprovazione del primo ministro.

Il 4 febbraio 1926, i sindaci elettivi vengono sostituiti da podestà nominati con decreto reale, mentre gli organi elettivi quali consigli e giunte vengono sostituiti da consulte comunali di nomina prefettizia.

Il 16 marzo 1928, la Camera dei deputati è chiamata a votare il criterio per il rinnovo della rappresentanza nazionale. Il criterio prevede una lista unica di 400 candidati scelti dal Gran Consiglio del Fascismo su proposta dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro nonché da altre associazioni riconosciute. Gli elettori approveranno o meno tale lista. La riforma passa, quasi senza discussioni, con 216 sì e 15 no. Giolitti è uno dei pochi a protestare, ma viene messo subito a tacere da Mussolini con la frase: "Verremo da lei a imparare come si fanno le elezioni". Al Senato del Regno le proteste sono leggermente più animate, ma la legge passa con 161 favorevoli e 46 contrari. L8 dicembre si chiude così la 28ª legislatura.

Il 24 marzo 1929, il popolo italiano è chiamato a votare la lista di deputati proposta dal Gran Consiglio del Fascismo: otto milioni e mezzo voterà sì, soltanto 136.000 voterà no, la percentuale dei votanti è dell89.6%.

Gli antifascisti si riuniscono in gran parte nella Concentrazione antifascista di Parigi, oltre che intorno a Benedetto Croce, che scrisse il Manifesto degli intellettuali antifascisti.

Mussolini subirà alcuni attentati, ma riuscirà sempre a sopravvivere.

                                     

3. Conflitti intestini allantifascismo durante gli anni trenta

Con la completa presa del potere da parte di Stalin e, soprattutto, con la guerra di Spagna si verificò una frattura cruenta allinterno del movimento antifascista italiano e internazionale tra la frangia stalinista e quella libertaria degli anarco-comunisti e degli azionisti di Giustizia e Libertà.

Personaggi simbolo di questa frattura furono Camillo Berneri, Andreu Nin e Pietro Tresso. In tale situazione forti personalità quali Vittorio Vidali, combattente di osservanza moscovita e forse legato ai servizi segreti di Stalin, e Pietro Tresso, contrario invece alla linea stalinista, si trovarono su due sponde opposte della comune lotta antifascista.

La frattura, che si ricomponeva contro i fascisti, perdurò durante la Resistenza. La vicenda che rese più evidente la situazione fu quella di Emilio Canzi, nome di battaglia "Ezio Franchi", comandante unico della XIII zona operativa dellAppennino Tosco Emiliano e soprannominato il "colonnello anarchico", che subì anche un breve arresto da parte della frangia stalinista, nettamente maggioritaria fra i comunisti della Resistenza italiana eccezion fatta per alcune brigate come Bandiera Rossa o anarchiche come la Errico Malatesta-Bruzzi di Milano, radicate sul territorio ma non a valenza nazionale. Emilio Canzi poté ritornare al suo posto di comando proprio grazie allappoggio dellala azionista.

Vi furono inoltre alcuni tradimenti, omicidi e spaccature provocate dai servizi segreti fascisti o da personaggi, per amore o per forza cooptati dai servizi stessi, come nel caso di Vittorio Ambrosini e analoghi.

Gli omicidi su commissione assegnati dai servizi fascisti allestero non erano una novità. Ben conosciuto è quello di Carlo Rosselli, assassinato con il fratello Nello dal gruppo di estrema destra della Cagoule è invece una leggenda infondata che del gruppo facesse parte anche François Mitterrand prima di passare allantifascismo militante. Probabilmente lomicidio venne ordinato dai servizi segreti fascisti o da Galeazzo Ciano, potente gerarca nonché genero di Mussolini.

Recentemente alcuni storici, come Mauro Canali e Mimmo Franzinelli accreditati di veridicità delle loro ricostruzioni storiche presso il SISDE, hanno approfondito il periodo in questione. Franzinelli in particolare segue il filone che afferma lincapacità della dirigenza antifascista postresistenziale di perseguire mandanti ed esecutori di delitti, del "fuoriuscitismo" e dei crimini di guerra, presentando come esempio principale quello dellomicidio dei fratelli Rosselli, attraversato secondo lo storico da intrecci di magistratura e politica che non portano a condanne.

Altra vicenda è quella di Carlo Tresca, editore del Martello e assassinato sia in quanto avversario del fascismo e della mafia sia per aver tentato di spaccare il fronte antifascista negli USA, ripresa in un libro di Mauro Canali. La colpa venne addebitata a Vittorio Vidali e stalinista, mentre il mandante presumibilmente dagli ultimi atti desecretati e citati dallautore fu Vito Genovese, boss mafioso, su incarico del regime fascista. Vito Genovese, a metà degli anni 30, si rifugiò in Italia a causa di un mandato di cattura per omicidio: da opportunista, prima appoggiò il fascismo costruendo a proprie spese la casa del fascio di Nola, cosa che traspare anche in un interrogatorio della moglie ma la vicenda giudiziaria è stata riaperta poi 1943 divenne interprete ufficiale del colonnello americano Charles Poletti durante lo sbarco degli alleati in Sicilia.



                                     

4. Corpi di polizia e repressione della lotta antifascista

Ottenuto il controllo dellapparato statale, il Partito Nazionale Fascista iniziò a usare le forze di polizia per reprimere lantifascismo, inserito nel frattempo come reato nel codice penale di Alfredo Rocco. La repressione dellantifascismo veniva operata da più apparati: da un lato lOVRA e la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, corpi creati dal fascismo, dallaltro la polizia e i carabinieri. Secondo quanto affermato da Luigi Federzoni in un discorso alla camera il numero di uomini nelle forze di polizia ascese rapidamente a 100.000 uomini.

La repressione dellantifascismo raggiunse lapice della sua ferocia durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana, in concomitanza con la durezza delloccupazione militare tedesca.

                                     

5. Antifascismo ed ebrei

I rapporti del fascismo con gli ebrei non furono sempre di persecuzione: fino a metà degli anni trenta, infatti, furono diverse le personalità di origine ebraica che ebbero ruoli di primo piano nel regime. Ladesione al fascismo, tuttavia, interessò soprattutto i ceti ebrei abbienti, tanto che gli iscritti al PNF furono meno del 10% degli ebrei italiani.

Viceversa, il contributo allantifascismo da parte degli ebrei, specialmente a sinistra, fu numericamente rilevante e contò esponenti quali Umberto Terracini, Carlo Rosselli, Pio Donati. Durante la resistenza ebrei italiani combatterono nelle brigate partigiane, soprattutto garibaldine e di Giustizia e Libertà azioniste, senza costituire formazioni autonome: la Brigata Ebraica, attiva in Emilia-Romagna, era una formazione regolare dellesercito inglese e raccoglieva principalmente militi non italiani. Fra comandanti partigiani ricordiamo Eugenio Calò, Isacco Nahoum, detto Milan e Isacco Levi.

                                     

6. Seconda guerra mondiale

Anche durante la Resistenza vi furono antifascisti non di sinistra. Ad esempio il capo partigiano genovese Aldo Gastaldi, popolare con tendenze monarchiche, legato a Paolo Emilio Taviani o formazioni sostanzialmente apolitiche, come la Brigata Partigiana Stella Rossa del comandante Mario Musolesi e la Piccola Banda di Ariano di Gianluca Spinola, che si distinsero anche per efficienza militare. Caso molto singolare poiché al tempo era anche "avanguardia" e "ariete" della brigata partigiana comunista di Spartaco Lavagnini.

In generale la condanna dellideologia nazista da parte del mondo cattolico è netta, come si evince dallenciclica Mit brennender Sorge. Per quanto concerne la posizione nei confronti del fascismo italiano, la posizione non può dirsi altrettanto definita si ricordi il sostegno dato dai religiosi al nascente fascismo in chiave anti comunista. Solamente in seguito, con il progressivo scalzamento operato dal fascismo nelleducazione dei giovani ai danni del mondo cattolico nonostante le garanzie presenti nei patti lateranensi cominciarono a formarsi gruppi di dissenso ad esso. Importante fu la presenza di partigiani di ispirazione cattolica nella resistenza italiana, come ad esempio nelle Brigata Osoppo e Fiamme Verdi, oltre numerosi combattenti non comunisti delle Brigate Garibaldi, nate su specifica indicazione del PCI. A questo proposito si ricorda il legame fra Paolo Emilio Taviani e Aldo Gastaldi. Furono moltissimi anche i preti partigiani. Questi erano impegnati come cappellani di Brigata, in appoggio logistico nelle retrovie e anche come combattenti. Numerosi di essi vennero barbaramente uccisi dai nazifascisti. Perlopiù gli esponenti religiosi erano incaricati di mediare tra partigiani e repubblicani di Salò. Figure emblematiche furono Giovanni Minzoni, precursore ideale di molti preti partigiani, ucciso nella prima fase dellascesa al potere del fascismo; Bartolomeo Ferrari, detto "don Berto" a Genova, cappellano-combattente e biografo della Divisione Mingo); Pietro Pappagallo, prete e partigiano, amico della gente ebraica, trucidato dai nazi-fascisti in una rappresaglia ricordato nel film Roma città aperta, impersonato da Aldo Fabrizi.



                                     

7. Differenze sociopolitiche tra il primo antifascismo e la Resistenza

Lantifascismo degli anni venti voleva una società più egualitaria, più avanzata socialmente di quella nata dalla Resistenza e i tentativi di strutturazione di Soviet e/o governi libertari locali.

La Resistenza nacque come moto antifascista spontaneo, spesso su posizioni di classe e con nucleo portante le formazioni della sinistra. In questa fase lantifascismo fu tuttavia gestito strategicamente dalla classi dirigenti che, prefigurando la sconfitta bellica e la fine del fascismo, agirono in vista della strutturazione della società del dopoguerra, quando vi fu unampia convergenza dei movimenti antifascisti con il neonato Partito Comunista Italiano PCI. Il suo vincolo agli equilibri geopolitici nati dalla suddivisione del mondo nei due blocchi filoamericano e sovietico, entrò in contrasto con la formazione di una struttura sociale più progressista di quella italiana.

                                     

8. Oppositori non collegati a partiti e ideologie politiche

Vi furono gruppi sociali e religiosi che, seppur non antifascisti militanti in generale, erano considerati in Italia intrinsecamente nemici dai fascisti o avevano regole di vita del tutto incompatibili col fascismo e quindi, per questultimo, si trovarono oggettivamente nella stessa o peggiore posizione degli antifascisti, come gli Ebrei. Sono inoltre testimoniati episodi in cui zingari aiutarono i partigiani:

Tra gli oppositori non per motivi politici vanno considerati anche i Testimoni di Geova e gli omosessuali. Sul caso di questi ultimi la situazione è ben illustrata anche se in modo romanzato nel film Una giornata particolare con Marcello Mastroianni e Sofia Loren.

                                     

9. Il secondo dopoguerra e lantifascismo in Italia

Nei giorni che precedettero la fine della seconda guerra mondiale, il numero di partigiani o comunque di uomini che presero le armi crebbe molto rapidamente, si passò infatti da circa 70 000 uomini a 300 000. Finita la guerra in molti chiesero lintegrazione di tutti i reparti partigiani o di quelli militarmente più validi nellesercito regolare, prevalse invece la linea del disarmo eseguito fra molti contrasti sotto la direzione del Ministro dellinterno Mario Scelba.

Nel frattempo lItalia, soprattutto al nord, divenne teatro di violenze generalizzate: da un lato ebbero luogo vendette sia politiche che personali che portarono allomicidio di decine di migliaia di fascisti e non, dallaltro la liquidazione e il disarmo del movimento partigiano attuata dal governo. Le stime delle vittime delle violenze del periodo si stimano, secondo uno studio di Giorgio Bocca, in 3000 persone a Milano e fra le 12 le 15 000 in tutta lItalia del Nord, altre stime fanno ascendere questa cifra fino a 50-70 000 persone o addirittura 300.000 uomini, stima questultima, definita come "una fantasiosa esagerazione" in un documento dellAmministrazione alleata in Italia. Lo smantellamento dellapparato resistenziale antifascista avvenne in parte: ad esempio, il Partito Comunista Italiano conservò a lungo un apparato paramilitare dormiente, da usare in caso di reazione fascista.

                                     

10. Lamnistia Togliatti

Lamnistia Togliatti fu un provvedimento di condono delle pene proposto dallallora Ministro di grazia e giustizia Palmiro Togliatti, comprende i reati comuni e politici, compresi quelli di collaborazionismo con il nemico e reati annessi. Lo scopo era la pacificazione nazionale dopo gli anni della guerra civile. Vi furono comunque polemiche sulla sua estensione, e il 2 luglio 1946 Togliatti con lemanazione della circolare n. 9796/110, raccomandò interpretazioni restrittive nella concessione del beneficio.

                                     

11. Dopo l Assemblea Costituente della Repubblica Italiana

Tra il 1948 e il 1954, si contano 148.269 fra arresti e fermi per motivi politici, di cui l80% vicini ad ambienti comunisti con 61.243 condanne a complessivi 20.426 anni di carcere 18 ergastoli. Gli arresti di ex-partigiani nello stesso periodo sono 1.697, mentre si contano almeno 5.104 feriti di cui 350 da armi da fuoco, un numero imprecisato di contusi e 145 morti in scontri in piazza, cui si aggiungono 19 vittime fra le forze dellordine.

Una situazione particolarmente tesa venne raggiunta allindomani del ferimento dello stesso Palmiro Togliatti per mano di uno studente siciliano, Antonio Pallante: il Paese si trovò sullorlo della guerra civile, con scontri in piazza e assalti contro la polizia. Si contarono 9 morti e 120 feriti fra le forze dellordine e 7 morti e 186 feriti fra i civili, secondo cifre fornite dal ministro dellinterno Mario Scelba.

Parlando di questo periodo storico lo stesso Scelba disse:

Nello stesso periodo il ministero dellinterno elaborò dei piani per sventare un eventuale tentativo insurrezionale da parte del partito comunista. Il Paese venne diviso in una serie di grosse "circoscrizioni" formate da più province, con alla testa una specie di prefetto regionale, prosegue Scelba dicendo: ”I superprefetti da me designati avrebbero assunto gli interi poteri dello Stato sapendo esattamente, in base a un piano prestabilito, che cosa fare”.

Lintera storia recente italiana è stata dominata dal timore che il Partito Comunista Italiano il più forte come elettorato a ovest della cortina di ferro potesse andare al potere, negli anni lItalia fu quindi teatro di uno scontro sotterraneo fra varie forze, in primo luogo i servizi segreti statunitensi e lo stesso KGB sovietico, contrari alla rottura degli equilibri di Jalta che avevano assegnato lItalia al blocco occidentale.



                                     

12. Genova 1960

A maggio del 1960 il Movimento Sociale Italiano decise di convocare il suo quinto congresso a Genova, la decisione fu giudicata da più parti provocatoria in quanto dalla città, decorata medaglia doro della Resistenza, era partita linsurrezione del 25 aprile. A peggiorare la situazione intervenne la notizia che ai lavori del congresso avrebbe partecipato anche Carlo Emanuele Basile, prefetto della città durante la RSI.

Il 6 giugno dello stesso anno, i rappresentanti locali del PCI, Partito Radicale, PSDI, PSI e PRI fecero stampare un manifesto dove esprimevano il disprezzo del popolo genovese nei confronti degli eredi del fascismo.

Il 25 giugno, durante un corteo di protesta vi furono alcuni incidenti. Il 28 giugno il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini, uno dei maggiori protagonisti della Resistenza antifascista e antinazista, manifestò la propria opposizione al congresso, mentre per il 30 giugno la camera del lavoro cittadina indisse uno sciopero generale dalle 14 alle 20. Verso le 17:30 il corteo che accompagnava lo sciopero cominciò a sciogliersi, mentre in piazza De Ferrari iniziò una vera e propria battaglia che si estese rapidamente in via XX Settembre. Il giorno dopo, quando i gestori del teatro Margherita, dove si sarebbe dovuto tenere il congresso, annunciarono che il teatro non era più disponibile, il comitato centrale missino annunciò lannullamento del congresso.

Nel frattempo vi erano stati scontri anche a Roma e soprattutto a Reggio Emilia, dove si contarono cinque vittime fra i manifestanti antifascisti.

                                     

13. Reggio Calabria 1970

Quando nel 1970 venne istituita la regione Calabria, si aprì il dibattito su quale città dovesse divenirne capoluogo. Malgrado Reggio Calabria venisse considerata da molti capoluogo "storico" della regione e fosse la città più popolata, venne scelta Catanzaro perché sede della Corte dappello. Tutta la classe politica reggina, ad eccezione del Partito comunista, si schierò contro la decisione del governo. Allinterno del direttivo, composto da forze trasversali, era presente anche lesponente del MSI Ciccio Franco.

Nei mesi successivi gli scioperi le proteste si fecero sempre più violente, mentre il governo Colombo rifiutò qualunque negoziato e inviò forti contingenti militari verso la città. A Reggio Calabria si viveva un clima semi-insurrezionale, con la creazione di "Repubbliche" formate da vie o quartieri che proclamavano la secessione, si susseguivano attentati dinamitardi, culminati nella bomba che il 22 luglio 1970 a Gioia Tauro fece deragliare il "Treno del Sole", Palermo-Torino, provocando 6 morti e 54 feriti strage di Gioia Tauro.

Secondo le rivelazioni di Giacomo Lauro un pentito della ndrangheta, avvenute nel novembre 1993, alcuni esponenti del Comitato dazione per Reggio Capitale guidato da Franco, avrebbero commissionato alla ndrangheta alcune azioni eversive tra cui il deragliamento del treno di Gioia Tauro, avendo ottenuto finanziamenti da alcuni industriali. Le dichiarazioni del pentito provocarono il coinvolgimento di Fortunato Aloi e del senatore Renato Meduri di Alleanza Nazionale ipotizzando un piano preciso per destabilizzare il paese a partire dal sud, dopo linizio da nord della Strategia della tensione vedi paragrafo successivo.

Tutti i personaggi coinvolti nellinchiesta furono però prosciolti in fase istruttoria ad eccezione di Lauro stesso che dopo essere stato inizialmente assolto il 27 febbraio 2001 per mancanza di dolo, nel gennaio 2006, fu condannato per concorso anomalo in omicidio plurimo, reato ormai prescritto. Alcuni mesi dopo 5 giovani anarchici morirono in un misterioso incidente stradale che, secondo dichiarazioni di pentiti, avrebbe impedito la consegna di dossier riguardanti i rapporti fra neofascisti e rivoltosi.

                                     

14. Gli anni dell antifascismo militante e gli anni di piombo

Per strategia della tensione viene generalmente riferita ad un periodo storico, individuato nellarco temporale tra la strage di piazza Fontana del dicembre 1969, e la strage della stazione di Bologna del 1980.

Si caratterizzò per la connivenza di elementi ed organizzazioni legate agli apparati più reazionari della società italiana, alla destra eversiva e massonica, ai settori deviati dello Stato e dei servizi di sicurezza i quali, attraverso la soluzione stragista, lorganizzazione di strutture segrete eversive e la progettazione di colpi di Stato, intesero perseguire i loro obiettivi di condizionamento della vita politica italiana.

A questi rigurgiti di neofascismo si contrappose un forte movimento antifascista, sia legale, sia legato a formazioni della sinistra extraparlamentare sia a formazioni terroristiche di estrema sinistra cfr. teoria degli opposti estremismi.

                                     

15. Il fenomeno del neofascismo

In Italia, il più importante partito politico di destra fu il Movimento sociale italiano. Sebbene costituito principalmente da ex reduci della Repubblica Sociale Italiana e da ex membri del disciolto Partito Nazionale Fascista, il MSI - anche se a più riprese accusato di ricostituzione del Partito Nazionale Fascista - non fu mai disciolto. Infatti anche non rientrando nel cosiddetto Arco costituzionale fu costantemente presente sulla scena politica italiana, già dalle elezioni politiche italiane del 1948 elesse sei deputati e un senatore, fino alla sua trasformazione in Alleanza Nazionale nel 1994, che ha dato a sua volta vita a molti movimenti di destra non più dichiaratamente neofascisti

Alla destra del MSI, a partire dagli anni 60 si formarono anche diversi movimenti extraparlamentari, come Terza Posizione, alcuni dei quali passarono al terrorismo nero, come accadde con Avanguardia Nazionale, i Nuclei Armati Rivoluzionari, Ordine Nero e il gruppo Ordine Nuovo che si rifaceva al disciolto Centro Studi Ordine Nuovo, un partito extraparlamentare nato da alcuni esponenti delle cosiddette "sinistra missina" e "corrente spiritualista", i quali stimolarono una nuova fase dei movimenti antifascisti. Il movimento Ordine Nuovo e quello di Avanguardia Nazionale ebbero un provvedimento attivo di scioglimento per la violazione della legge Scelba, che recepiva la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana, ossia il divieto di ricostituire il partito fascista sotto qualsiasi forma.

Accuse di fascismo vengono spesso rivolte, dalla sinistra radicale o da altri, a vari atteggiamenti o dichiarazioni di esponenti di partiti ritenuti conservatori o xenofobi.

                                     

16. Antifascismo in Italia oggi

Dalla tradizione dei vari movimenti di sinistra radicale, unita allanarchismo, al movimento no global e quello dei centri sociali autogestiti, è nato negli anni 90 il gruppo di Antifa Azione Antifascista in Italia, che talvolta supporta anche iniziative dellantifascismo storico e istituzionalizzato, come quelle dei gruppi di ex partigiani dellANPI. Si oppone inoltre a cortei di estrema destra.

                                     
  • altri file sull antifascismo Antifascismo in Dizionario di storia, Istituto dell Enciclopedia Italiana, 2010. Antifascismo su thes.bncf.firenze.sbn.it
  • Collana di studi e ricerche, Cosenza, 1992. Leonardo Falbo, Fascismo e antifascismo in Calabria: il caso di Rogliano, ICSAIC Collana di studi e ricerche
  • CAPRI 1939, IN - EDIT - A, 2002 Guido Leto, OVRA fascismo - antifascismo Cappelli Editore, Bologna, 1951 Arturo Bocchini Censura fascista in Italia Commissione
  • anarchici parteciparono alla Resistenza italiana e furono impegnati nell antifascismo in Italia La Resistenza anarchica al fascismo ha radici antiche che partono
  • Voce principale: Antifascismo La repressione del dissenso nell Italia fascista indica l attività posta dal regime fascista in Italia durante il ventennio
  • Michela Scaccioli, I partigiani Anpi tra antifascismo e giovani iscritti: riparte la sfida del tesseramento, in La Repubblica, 2 novembre 2010. URL consultato
  • romano. Accusato di antifascismo Pavese venne arrestato e incarcerato dapprima alle Nuove di Torino, poi a Regina Coeli a Roma e, in seguito al processo
  • consiglio emesse dal Tribunale speciale fascista contro gli imputati di antifascismo dall anno 1927 al 1943, Milano 1980 ANPPIA La Pietra vol. I, p. 296 - 297
  • raccoglie materiali relativi alla storia dell antifascismo della Resistenza bolognese e del suo significato nell Italia repubblicana. Il museo è sito a Bologna
  • imputati di antifascismo dall anno 1927 al 1943, Milano 1980 ANPPIA La Pietra vol. I, p. 502 Autori vari, Enciclopedia dell antifascismo e della Resistenza