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ⓘ Partito Socialista Democratico Italiano




Partito Socialista Democratico Italiano
                                     

ⓘ Partito Socialista Democratico Italiano

English version: Italian Democratic Socialist Party

Il Partito Socialista Democratico Italiano, spesso abbreviato in Partito Socialdemocratico Italiano, è stato un partito politico italiano di ispirazione socialdemocratica.

Fu fondato l11 gennaio 1947 con la denominazione, in rievocazione dellantecedente esperienza prefascista, di Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, in seguito alla scissione di Palazzo Barberini dal Partito Socialista Italiano della corrente di Giuseppe Saragat.

Entrato in una lunga fase di agonia dopo lo scoppio dello scandalo di Tangentopoli fra il 1992 e il 1994, scomparve nel 1998 per aderire ai Socialisti Democratici Italiani. Nel 2004 il PSDI è stato rifondato con nome e simbolo identici, in continuità giuridica con lesperienza precedente, senza tuttavia riottenere una significativa consistenza politica ha avuto un solo parlamentare, eletto nelle file dellUlivo nel 2006.

                                     

1. Denominazione

Il partito fu fondato l11 gennaio 1947 come "Partito Socialista dei Lavoratori Italiani" PSLI.

Il 7 febbraio 1948 si costituisce intanto lUnione dei Socialisti UDS di Ivan Matteo Lombardo e Ignazio Silone. Il nuovo partito cinque giorni dopo deciderà col PSLI di presentarsi alle elezioni politiche nel cartello elettorale Unità Socialista.

Il 7 dicembre 1949 lUDS e i socialisti autonomisti di Giuseppe Romita si fondono nel Partito Socialista Unitario PSU.

Il 1º maggio 1951 dalla fusione del PSLI col PSU nasce il "Partito Socialista Sezione Italiana dellInternazionale Socialista" PSSIIS).

Il 7 gennaio 1952 il PSSIIS viene ribattezzato "Partito Socialista Democratico Italiano" PSDI.

Il 30 ottobre 1966 dalla fusione fra PSDI e Partito Socialista Italiano nasce il "PSI-PSDI Unificati".

Il 5 luglio 1969 lala destra del PSI-PSDI Unificati si scinde per fondare il "Partito Socialista Unitario" PSU.

Il 6 febbraio 1971 il PSU riprende il nome Partito Socialista Democratico Italiano.

                                     

2.1. Storia Prodromi

Fin dagli inizi del Novecento, quando il Partito Socialista Italiano cominciò a divenire unimportante e consistente formazione politica, al suo interno cominciarono a delinearsi due distinte correnti, una più estremista, rivoluzionaria e massimalista, e allopposto unaltra più moderata, parlamentarista e riformista.

Le due fazioni si alternarono più volte alla guida del partito, finché nel 1912 si giunse al punto di rottura sul tema dellatteggiamento verso la Guerra italo-turca, dagli uni vista come un esempio di aggressione imperialista, e dagli altri come unoccasione per procurare nuove terre ed occasioni dimpiego per i contadini e i lavoratori in generale: i pacifisti prevalsero, e fu così che il gruppo facente capo a Leonida Bissolati e a Ivanoe Bonomi fu espulso e costituì il Partito Socialista Riformista Italiano, dando vita alla prima esperienza socialdemocratica in Italia, le cui fortune non superarono però la prima guerra mondiale, anche se durante il conflitto il nuovo partito fu cooptato in varie compagini governative.

La seconda crisi allinterno del movimento socialista italiano avvenne nel quadro delle forti tensioni del Primo dopoguerra, quando in Italia si profilava sempre più forte la minaccia fascista.

Il PSI, nonostante avesse perso nel 1921 la sua componente più estremista che aveva creato il Partito Comunista dItalia, non seppe trovare al suo interno lunità e la compattezza necessarie nellaffrontare londata nera che calava sul paese. La frangia più moderata guidata da Giacomo Matteotti e Filippo Turati sosteneva la creazione di unalleanza governativa con i moderati, a cominciare da Giovanni Giolitti, che sapesse ergersi a freno rispetto allestrema destra, ma tale intendimento non fu accettato dalla dirigenza massimalista che il 1º ottobre 1922,appena pochi giorni prima della marcia fascista su Roma, espulse i dissidenti, i quali andarono a formare il Partito Socialista Unitario.

Il nuovo soggetto politico seppe invero raccogliere il maggior consenso nello schieramento progressista, seppur nel difficilissimo quadro delle sempre maggiori violenze fasciste, e nelle controverse elezioni politiche del 1924 riuscì a porsi come il primo partito della Sinistra, davanti sia al PSI che al PCdI, grazie anche al grande attivismo del suo giovane segretario, Giacomo Matteotti, poi rapito e assassinato dalla Ceka mussoliniana il 10 giugno 1924.

Sciolto come tutti i partiti democratici in seguito allinstaurazione della dittatura nel 1926, il 29 novembre dello stesso anno il PSU venne ricostituito in clandestinità da un triumvirato, composto da Claudio Treves, Giuseppe Saragat e Carlo Rosselli, con il nome di Partito Socialista dei Lavoratori Italiani PSLI, riprendendo il nome deciso dal 2º Congresso socialista di Reggio Emilia nel 1893. Di lì a poco, peraltro, Treves espatriò in Svizzera, Saragat a Vienna e Rosselli fu recluso al confino.

Il 12 dicembre 1926 Rosselli e Ferruccio Parri organizzarono la fuga in Corsica del leader storico del socialismo italiano Filippo Turati, assieme al giovane Sandro Pertini. Turati si rifugiò poi a Parigi, dove venne raggiunto da Treves e Saragat, e insieme ricostituirono il PSLI, che nel 1927 il partito assunse la denominazione di Partito Socialista Unitario dei Lavoratori Italiani PSULI.

Il PSULI partecipò assieme al PSI al primo "Comitato dattività antifascista" e, poi, alla Concentrazione dazione antifascista costituitasi il 28 marzo 1928.

Il 19 luglio 1930, in occasione del XX Congresso del PSI, tenutosi in esilio a Parigi, il PSULI si unificò con la componente del PSI che faceva capo a Pietro Nenni, dando vita al Partito Socialista Italiano, Sezione dellI.O.S. - Internazionale Operaia Socialista, con organo di stampa il Nuovo Avanti! ".

                                     

2.2. Storia Differenti prospettive di Giuseppe Saragat e Pietro Nenni

Il 22 agosto 1943 a Roma il PSI, rappresentato dai futuri presidenti della Repubblica Giuseppe Saragat e Sandro Pertini, dal giurista Giuliano Vassalli, dallo scrittore Ignazio Silone e dal futuro ministro della Giustizia Giuseppe Romita, si fonde col Movimento di Unità Proletaria dellavvocato Lelio Basso e di Carlo Andreoni. Nasce così il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria PSIUP, alla cui segreteria viene chiamato Saragat. A diventare segretario del partito è il romagnolo Pietro Nenni.

Il PSIUP durante la Resistenza partecipa attivamente al Comitato di Liberazione Nazionale e si avvicina in particolare al Partito Comunista Italiano, con una politica di unità dazione volta a modificare le istituzioni in senso socialista. Questa politica, osteggiata dalla destra del partito guidata da Giuseppe Saragat, è in buona parte legata alla preoccupazione che divisioni interne alla classe operaia possano favorire lascesa di movimenti di destra autoritaria, come era avvenuto nel primo dopoguerra con il fascismo.

Conclusasi la seconda guerra mondiale, in Italia si restaurarono le istituzioni democratiche.

Nelle elezioni politiche del 2 giugno 1946 per lAssemblea Costituente il PSIUP conseguì un grande risultato: con il 20.68% dei voti e 115 deputati su 556 fu il secondo partito della Repubblica dopo la Democrazia Cristiana al 35.21 % dei voti, con 207 deputati e il primo partito della sinistra, prima del PCI al 18.93 % dei voti, con 104 deputati. Forte di questo risultato, senza considerare la scarsa presenza del PSIUP nel territorio, fra i giovani e nelle grandi aree urbane, Nenni insistette nella sua politica di stretta alleanza politica coi comunisti.

Il XXIV Congresso socialista, celebrato a Firenze dall11 al 17 aprile 1946, vide accendersi lo scontro fra la maggioranza allora guidata da Pietro Nenni e la minoranza di Giuseppe Saragat, che comprendeva i simpatizzanti di Critica sociale di Ugo Guido Mondolfo e di Iniziativa socialista di Mario Zagari che sostenevano una linea politica più autonoma del PSIUP rispetto al PCI.

La linea politica di Nenni, che riteneva indispensabile lattiva collaborazione col PCI venne confermata da un nuovo patto di unità dazione PCI - PSIUP stretto il 25 ottobre 1946.

Il gruppo di Saragat trovò diretta conferma alle proprie tesi dai risultati delle elezioni amministrative del 10 novembre dello stesso anno. In quelloccasione il Partito Comunista superò per la prima volta i socialisti, divenendo la prima forza della sinistra italiana: mentre Nenni, tralasciando la riduzione del numero dei votanti socialisti, sottolineava la crescita elettorale globale della sinistra interpretandola come una vittoria, Saragat in unintervista sostenne invece che la dirigenza del partito paralizzava lazione socialista, con leffetto ultimo che avrebbe portato lo stesso alla dissoluzione.



                                     

2.3. Storia Scissione di palazzo Barberini

Il XXV congresso socialista, convocato in via straordinaria a Roma dal 9 al 13 gennaio 1947, voluto fortemente da Nenni per analizzare la situazione di attrito tra le componenti di maggioranza e minoranza con lobiettivo di riunire le diverse posizioni, fallì il suo scopo primario, nonostante gli sforzi di mediazione di Sandro Pertini. "Pertini non si rassegnò e decise di gettarsi a capofitto, comera nella sua indole, nella baraonda congressuale recandosi personalmente a Palazzo Barberini per un disperato estremo tentativo. Quando arrivò venne accolto da un grido di vittoria, "Sandro, Sandro", coi delegati scissionisti tutti in piedi, convinti che anche Pertini si fosse unito a loro. Ma quando egli volle manifestare il suo proposito unitario, Saragat gli rispose ringraziandolo, ma dichiarando che ormai la scissione era stata consumata. Simonini, invece, aveva parlato alla Città universitaria invitando i seguaci di Nenni e Basso a non rompere i ponti, a "non spezzare le possibilità, se ve ne sono ancora, e lo dico io", proseguì, "che ho lonestà di dirvi che spiritualmente sono alla sala Borromini anche se fisicamente sono qui". Saragat volle parlare alla Città universitaria e svolse una dura requisitoria contro Nenni e poi con un gruppo di delegati se ne andò raggiungendo gli altri a Palazzo Barberini e annunciando la costituzione del nuovo partito: il PSLI Partito Socialista dei Lavoratori Italiani dopo che, su proposta di Olindo Vernocchi, il PSIUP tornò a chiamarsi PSI per il timore che gli scissionisti si impadronissero del vecchio nome del partito".

Come disse Nenni, in maniera rassegnata, la scissione fu causata dalla "forza delle cose".

                                     

2.4. Storia Rifondazione del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani

L11 gennaio 1947 lala democratico-riformista guidata da Giuseppe Saragat, al termine di una concitata riunione presso Palazzo Barberini in Roma, uscì dal PSIUP e diede vita al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani PSLI, riprendendo il nome deciso dal 2º Congresso socialista di Reggio Emilia nel 1893 e poi adottato negli anni dellesilio a Parigi.

La scissione costò al PSIUP la trasmigrazione nel nuovo partito di 50 parlamentari socialisti e di una folta schiera di dirigenti e intellettuali, fra cui Paolo Treves, Ludovico DAragona, Giuseppe Emanuele Modigliani e Angelica Balabanoff. Il PSIUP guidato da Nenni, per evitare che il nuovo partito di ispirazione socialista fondato da Saragat potesse utilizzarne la denominazione, decise di riprendere il vecchio nome di Partito Socialista Italiano.

Nel mese di dicembre dello stesso anno, socialdemocratici e repubblicani, tramite un rimpasto governativo, entrarono nel IV Governo De Gasperi, varato il 31 maggio 1947 con lappoggio di una coalizione centrista a guida DC che includeva anche il PLI.

In questo governo Saragat ottenne lincarico di Vicepresidente del Consiglio dei ministri: il PSI e il PCI, presenti nel precedente governo finirono esclusi, andando allopposizione per la prima volta dalla costituzione della Repubblica Italiana.

                                     

2.5. Storia Lista Unità Socialista nelle elezioni politiche del 1948

Il 18 aprile del 1948 si tennero le elezioni politiche, decisive per il futuro del Paese. Il PSLI si presentò come forza indipendente "autenticamente socialista e democratica", schierata su un terreno di sinistra riformista e autonomista rispetto alla scena politica italiana, ma aperta anche al contributo di altre forze laico-riformiste di centro e di centrosinistra.

Lapertura del partito ai laico-riformisti, nonché naturalmente a qualunque spezzone socialista e di sinistra che avversasse il PCI e lUnione Sovietica, ebbe successo e tra gli altri aderì alla proposta anche il gruppo fuoriuscito dal PSI guidato da Ivan Matteo Lombardo e comprendente, tra gli altri, intellettuali quali Ignazio Silone, Piero Calamandrei e Franco Venturi. Tale operazione portò così alla costituzione della lista Unità Socialista, che con il suo 7.1% di voti alla Camera dei deputati e il 4.2% al Senato contribuì ad impedire in Italia la vittoria del "Fronte Popolare" costituito dallalleanza fra PCI e PSI, mirante alla formazione di un governo delle sinistre in grado di avviare le riforme di struttura.

Lottimo piazzamento del PSLI situato al terzo posto dopo DC e Fronte Democratico Popolare nei risultati elettorali per la Camera dei deputati, consentì ai socialdemocratici di costituire in Parlamento un gruppo consistente, formato da trentatré deputati, mentre al Senato la situazione fu ancor più rosea, dato che, con il contributo dei senatori aventiniani di diritto provenienti dallesperienza del PSU, alla Camera alta si riuscì a comporre una pattuglia socialdemocratica di ben ventitré membri.

Il 23 maggio 1948 nel conseguente V Governo De Gasperi entrarono a farne parte due ministri socialdemocratici: Saragat come Vicepresidente del Consiglio e Ministro della Marina mercantile e Lombardo al ministero dellindustria.



                                     

2.6. Storia Centrismo

La vittoria della DC e il buon risultato di Unità Socialista favorì così la collocazione dellItalia nellarea occidentale e permise la costituzione di governi fondati sullalleanza dei partiti dai liberali ai riformisti. Nellarco di due anni però, tra il 1948 e il 1950, il PSLI tenne quattro congressi nei quali vi fu una continua uscita di militanti e dirigenti tra cui Giuseppe Faravelli, Ugo Guido Mondolfo, Mario Zagari.

Questi confluiscono, con Giuseppe Romita e altri piccoli gruppi laico-socialisti, nel Partito Socialista Unitario PSU, che tenne il suo primo congresso nel dicembre 1949. In quel tempo il PSLI contava ufficialmente 80.000 iscritti e il PSU circa 170.000, ma in realtà le continue fuoriuscite nonché le pressioni del PSI, che con laiuto del PCI e sotto la direzione di Rodolfo Morandi riorganizzava la sua presenza sociale, ridussero gli iscritti complessivamente al di sotto dei 50.000.

Dopo breve tempo però, nel PSU si fecero sentire le sue simpatie nei confronti del PSLI di Saragat e così al II Congresso del PSU venne trattata la tematica dellunificazione PSU-PSLI. Su tale proposito si scontrarono due correnti: una guidata da Romita favorevole allunificazione, la seconda guidata dalla sinistra di Mondolfo e Codignola contrari. Prevalse la prima e il 1º maggio 1951 i due partiti si unificarono dando vita al Partito Socialista - Sezione Italiana dellInternazionale Socialista PS-SIIS. Il simbolo era il classico sole nascente, ma con lunione del libro dellInternazionale, ovviamente rosso-arancioni.

Questo nome fu però contestato dalla corrente più a destra, poiché ricordava troppo linternazionalismo di stampo stalinista: quando lunificazione venne sancita il 7 gennaio 1952 nel VII Congresso del partito, questo assunse dunque la denominazione di Partito Socialista Democratico Italiano PSDI ed elesse segretario Giuseppe Saragat. Nelle elezioni del 1953 intanto il PSDI scese al 4.5%. Tuttavia lesistenza del sindacato UIL, a forte carattere socialdemocratico, e lazione di governo consentirono di portare avanti anche in Italia gli ideali della socialdemocrazia. Il PSDI si identificava nel suo leader indiscusso, nonché fondatore Giuseppe Saragat.

Gli anni del centrismo andarono dal 1948-1960 e la coalizione di governo fu comunque sempre guidata dalla DC, partito di centro che guarda a sinistra come disse lo stesso Alcide De Gasperi, ruolo primario ebbe anche il PSDI, mentre PLI e PRI furono penalizzati a causa degli scarsi risultati elettorali. Gli anni del "centrismo" furono segnati dalla ricostruzione e da una maggioranza politicamente forte in cui lazione politica era accompagnata da una forte ripresa economica e benessere sociale. Gli anni del centrismi furono quelli della ricostruzione, che negli anni sessanta porterà poi al cosiddetto boom economico.

                                     

2.7. Storia Centro-sinistra

A partire dagli inizi degli anni sessanta, la Democrazia Cristiana guidata da Amintore Fanfani e Aldo Moro, stava maturando lapertura verso il Partito Socialista Italiano di Pietro Nenni, il quale proprio allora stava affrancando il suo partito dal patto di unità dazione che fino a quel momento aveva unito socialisti e comunisti.

Il Partito Socialista Democratico Italiano dunque da sempre alleato leale della DC, dopo un iniziale periodo di titubanza, approvò la svolta di centro-sinistra, accelerandone il processo e conducendo un formidabile lavoro di mediazione tra socialisti e democristiani, per mezzo del suo fondatore e leader indiscusso Giuseppe Saragat.

Lapertura ai socialisti causò la fuoriuscita dalla compagine governativa del PLI, ma diede inizio a una forte fase riformatrice nel Paese e migliorò anche la performance elettorale del partito socialdemocratico, che raggiunse il 6% alle elezioni politiche. Allo stesso tempo, lesperienza governativa nel centro-sinistra facilitò il nuovo incontro tra socialdemocratici e socialisti; così il 30 ottobre 1966, il PSDI si riunificò con il PSI, dando vita al PSI-PSDI Unificati. In contrasto con il progetto unitario, il deputato PSDI Giuseppe De Grazia fondò il movimento Socialdemocrazia, poi scomparso dalla vita politica nazionale.

Il 5 luglio 1969 però - a seguito degli scarsi risultati elettorali, ove la lista unificata aveva preso meno voti della somma dei singoli partiti nelle tornate precedenti - nel partito unificato che aveva nellottobre 1968 aveva assunto il nome di PSI le strade della componente socialista e di quella socialdemocratica si dividono nuovamente: la prima mantenne la sigla PSI, mentre la seconda ricostituì un soggetto socialdemocratico chiamato Partito Socialista Unitario PSU, che il 10 febbraio 1971 riprese la denominazione di Partito Socialista Democratico Italiano PSDI.

Nel frattempo, a metà degli anni settanta, Francesco De Martino mise per la prima volta - dopo oltre un decennio - in discussione la compatibilità politica tra socialisti e democristiani. In questa fase, se da un lato il PSDI rese più forti i suoi legami con la DC, dallaltro incoraggiò la corrente degli "autonomisti" di Bettino Craxi a mettere in discussione la segreteria di De Martino; quando Craxi venne eletto alla segreteria del PSI, ribadì la disponibilità dei socialisti ad entrare in nuovi esecutivi di centro-sinistra e riprese i contatti con i fratelli socialdemocratici del PSDI, chiudendo nuovamente le prospettive politiche dei socialdemocratici.

                                     

2.8. Storia Presidenza Saragat

Il 1964 si apre amaramente per i socialisti a causa di una nuova scissione. L11 gennaio la corrente di sinistra guidata da Tullio Vecchietti, Lelio Basso e Emilio Lussu, fuoriuscita dal PSI perché contraria alla formazione di un governo di centro-sinistra formato dal PSI e dal PSDI insieme alla DC, rifonda il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria PSIUP. Il 28 dicembre 1964, dopo le dimissioni anticipate del Presidente della repubblica Antonio Segni DC, colto il 7 agosto da un ictus cerebrale, una vasta coalizione di parlamentari di sinistra su indicazione di Giorgio Amendola PCI e di Ugo La Malfa PRI vota Giuseppe Saragat nuovo Capo dello Stato che, con i voti dei Grandi elettori di PCI, PSI, PSDI, PRI e buona parte della DC - che aveva visto" bruciato” il suo candidato ufficiale Giovanni Leone - diviene al 21º scrutinio con 646 preferenze su 927 votanti, il primo socialista a insediarsi al Quirinale.

Colonne portanti della presidenza Saragat furono i valori della Resistenza e la volontà di attivarsi sempre per la costituzione di governi allargati allintero centro-sinistra. Gli anni del presidente socialdemocratico, anni difficili per via del mutamento sociale in atto, furono caratterizzati dallinizio del terrorismo, dalle drammatiche alluvioni di Firenze, Venezia e Grosseto del 1966 e dalla aspra contestazione del 68. Nel 1971 il democristiano Giovanni Leone succede a Giuseppe Saragat - al quale non sarebbe dispiaciuta una rielezione - nella carica di Presidente della Repubblica. Pochi altri uomini politici, tra i quali è dobbligo annoverare Palmiro Togliatti e Giovanni Spadolini, seppero coniugare lazione politica con limpegno culturale come Saragat.

                                     

2.9. Storia Travolto dagli scandali

Mario Tanassi, più volte ministro della Difesa, nel 1975 era alla guida del PSDI quando fu travolto, insieme a Mariano Rumor Dc e Luigi Gui Dc, dal primo grande scandalo della politica italiana, lo scandalo Lockheed, venendo posto in stato daccusa per corruzione dalla Commissione parlamentare inquirente. La Corte Costituzionale nel 1979 condannò Tanassi a 28 mesi di carcere, per tangenti ricevute dalla società americana Lockheed per facilitare la vendita dei grandi aerei da trasporto C-130 allAeronautica militare italiana.

A causa dello scandalo P2, Pietro Longo, nei cui elenchi degli iscritti fu trovato il suo nome associato alla tessera con il numero 926, fu costretto a dimettersi prima dal suo incarico di governo 13 luglio 1984 e poi dalla guida del PSDI nel 1985.

La fine degli anni ottanta vede il coinvolgimento di due segretari del PSDI, Carlo Vizzini e Franco Nicolazzi, in scandali giudiziari.

Lex ministro delle Poste Carlo Vizzini, dopo alcuni avvisi di garanzia - che non porteranno però a nessuna condanna - lascia per diversi anni la scena politica. Contemporaneamente il cosiddetto scandalo delle "carceri doro" travolse invece il segretario Franco Nicolazzi, che proprio in quegli anni aveva tentato di caratterizzare la propria segreteria sottraendo il partito socialdemocratico al suo ruolo subalterno rispetto alla Democrazia Cristiana e richiamando, sia pure vagamente, a una posizione alternativa riformista e compiutamente di sinistra.



                                     

2.10. Storia Pentapartito

Durante gli anni successivi, la maggioranza di governo si estese al PLI, rappresentante tradizionale della borghesia moderata e per questo escluso dai precedenti "governi riformatori"; iniziò così la fase del cosiddetto "Pentapartito". Nel corso degli anni incominciarono però a riscontrarsi nel PSDI i primi dissapori: il 15 febbraio 1989 una "miniscissione", capeggiata da Pietro Longo e Pier Luigi Romita, porta infatti alla costituzione del movimento di Unità e Democrazia Socialista UDS.

Questo movimento aveva come obiettivo esplicito facilitare il riavvicinamento tra PSDI e PSI ma si risolse in un fallimento e il 13 ottobre 1989 lUDS finì per confluire nel PSI.

                                     

2.11. Storia Parabola discendente

In seguito alle inchieste di "Tangentopoli", nelle quali vennero implicati diversi suoi esponenti di primo piano, il PSDI vide diminuire drasticamente il proprio consenso elettorale.

Lex segretario nazionale Pietro Longo venne arrestato il 30 aprile 1992 per aver ricevuto una tangente di un miliardo e mezzo di lire dalla ditta milanese "Icomec" in relazione allappalto di costruzione della centrale idroelettrica di Edolo, in provincia di Brescia, nel periodo in cui egli ricopriva anche lincarico di consigliere di amministrazione dellENEL, e venne successivamente condannato per concussione a quattro anni e sei mesi di reclusione.

L11 giugno 1992 Lamberto Mancini, assessore della Provincia di Roma ed ex Presidente della stessa Provincia, venne sorpreso dai Carabinieri nellatto di intascare una tangente di 28 milioni di lire, e arrestato in flagranza di reato.

Nello stesso anno Antonio Cariglia venne accusato di aver violato le regole del finanziamento pubblico ai partiti. Di lui si occuperanno per diversi anni le procure di Foggia, Milano e Roma. Dopo oltre dieci anni di attese processuali, lex segretario del PSDI venne infine assolto dallaccusa.

Tra il 1992 e il 1994 il Partito Socialista Democratico Italiano, condivise la sorte degli altri partiti della coalizione "Pentapartito" di governo, vivendo un progressivo tracollo elettorale che portò allo scardinarsi dellapparato del partito e al moltiplicarsi di fenomeni scissionisti.

Nel 1994 viene chiuso il quotidiano LUmanità, storica pubblicazione del partito.

Alle elezioni politiche del 1994 arrivò un PSDI praticamente ridotto a brandelli, che scelse di non presentare una propria lista autonoma.

                                     

2.12. Storia Diaspora socialdemocratica

Alcuni esponenti del partito scelsero di candidarsi autonomamente sotto diversi simboli:

  • pochi altri scesero di schierarsi a sinistra con i Progressisti tra questi venne eletta alla Camera in un collegio della Basilicata Magda Cornacchione Milella.
  • una parte consistente diede vita a una lista insieme con una parte craxiana e ribelle del PSI denominata Socialdemocrazia per le Libertà che presentò candidati autonomi dagli schieramenti principali in alcuni collegi uninominali, soprattutto in Molise, Puglia, Campania, Calabria e Sicilia. Tra questi si candidarono anche il segretario del PSDI Enrico Ferri, e Franco Piro e Margherita Boniver della Federazione dei Socialisti. La lista nella quota proporzionale della Camera ottenne soltanto lo 0.46% dei voti;
  • alcuni esponenti aderirono alla coalizione centrista del Patto per lItalia facendo riferimento allarea riformista di Giuliano Amato tra questi Gian Franco Schietroma candidato nel collegio di Frosinone;

In occasione delle elezioni europee del 1994 il PSDI si ripresentò col proprio contrassegno, mentre la Federazione dei Socialisti si presentò allinterno della lista Solidarietà, presentando come propri candidati Franco Piro e Raffaele Farigu. Il PSDI ottenne lo 0.7% dei voti a livello nazionale e riuscì ad eleggere il segretario Enrico Ferri al Parlamento europeo, mentre la lista Solidarietà ottenne lo 0.05% su scala nazionale.

Il 10 dicembre 1994, Enrico Ferri fondò con Luigi Preti la corrente di Socialdemocrazia Liberale Europea SOLE, favorevole a unalleanza col centro-destra di Silvio Berlusconi e in particolare a stringere unintesa con il Centro Cristiano Democratico. Alle elezioni amministrative del 1995, il Sole si schierò col Polo delle Libertà in Lombardia sotto le insegne della lista "Pensionati del Sole"; lo stesso segretario Ferri si candidò alla presidenza della provincia di Massa-Carrara schierando lormai decimato PSDI con il centro-destra di Silvio Berlusconi al quale aderiva anche Alleanza Nazionale. Per stigmatizzare una simile scelta, lInternazionale Socialista e il Partito del Socialismo Europeo, al quale il PSDI e Ferri aderivano, diramarono un comunicato ufficiale: si registrarono così ulteriori fratture dentro il partito, tanto che interi gruppi dirigenti lasciarono il PSDI alla volta del centro-sinistra.

Alle elezioni politiche del 1996 Luigi Preti, in contrasto con Enrico Ferri, preferì una federazione con Forza Italia a quella col CCD. La divergenza di opinioni portò alla nascita il 17 febbraio 1996 del Movimento per la Rinascita Socialdemocratica che si è sempre presentato come federato in Forza Italia.

Nel gennaio 1995, però, un regolare congresso mise in minoranza la corrente di Ferri e Preti, nominando segretario del partito Gian Franco Schietroma: la corrente di Ferri e Preti SOLE uscì dal PSDI, divenendo partito autonomo. Il SOLE si avvicinò così allarea di centro-destra, stringendo una collaborazione privilegiata prima col CCD e poi con Forza Italia. In realtà però, dopo poco tempo, molti e lo stesso Ferri lasceranno la Casa delle Libertà, avvicinandosi al centro-sinistra.

Un altro gruppo invece si unirà a un gruppo di ex-craxiani guidati da Enrico Manca e Fabrizio Cicchitto fondando il Partito Socialista Riformista, che avrà però vita breve. I seguaci di Manca aderiranno poi La Margherita, mentre i seguaci di Fabrizio Cicchitto confluiranno invece in Forza Italia.

La maggior parte dei vecchi socialdemocratici tuttavia, in seguito alla scomparsa del Patto per lItalia dove erano confluiti in massima parte fin dal 1993, aderirono allUnione Democratica successivamente confluito ne I Democratici oppure a Rinnovamento Italiano, se non addirittura al Partito Popolare Italiano, che assorbì parte dellelettorato ex-PSDI.

La lunga storia di un PSDI che oramai esisteva solo in teoria si trascinava stancamente fino a quando, sotto la guida di Gian Franco Schietroma, diede vita - insieme ai Socialisti Italiani, a una parte del Partito Socialista e della Federazione Laburista - al nuovo partito dei Socialisti Democratici Italiani, che poi aderì alla coalizione di centro-sinistra.

Ciò avvenne l8 febbraio del 1998 per decisione del segretario del PSDI Schietroma, senza un mandato esplicito del Consiglio Nazionale. In seguito a questa scelta, i socialdemocratici rimasti fedeli a una visione autonomista, legittimati dal mancato pronunciamento ufficiale dellorgano politico del PSDI, decisero di riprenderne nome e simbolo, celebrando nel gennaio 2004 quello che verrà definito, come segno di continuità, il venticinquesimo congresso del partito fondato da Giuseppe Saragat, eleggendo Giorgio Carta come segretario nazionale.

Già dal 1989 erano iniziate in seno al PSDI i primi fenomeni di scissione le prime fratture, tale fenomeno divenne però insostenibile a partire dal 1993. Da allora infatti il PSDI non fu più presente unitariamente su tutto il territorio nazionale e ciò favorì il distacco dal partito di interi gruppi e di numerosi dirigenti sia locali che nazionali. Così, in uno scenario in cui i "nuovi partiti" erano ideologicamente trasversali, numerosi ex-socialdemocratici hanno portato la loro cultura di matrice sostanzialmente centrista e laico-riformista in altri soggetti politici. Oggi elementi di cultura socialdemocratica, oltre ad essere rappresentati dallo stesso PSDI, sono presenti nei seguenti partiti:

  • Forza Italia confluita nel Popolo della Libertà nel 2008 in occasione delle elezioni politiche e Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, dove sono confluiti soprattutto grazie al movimento Socialdemocrazia Liberale Europea molti ex-PSDI di Forza Italia aderiscono ai Circoli dIniziativa Riformista;
  • Democrazia è Libertà - La Margherita, dove sono confluiti attraverso i partiti fondatori Rinnovamento Italiano e I Democratici. DL è parte stabile della coalizione di centro-sinistra. Alcuni ex-PSDI ed ex-PSI soprattutto del Nord Italia hanno fondato lassociazione politico-culturale Socialisti democratici per il Partito Democratico, a forte carattere piemontese;
  • Il Movimento della Rinascita Socialdemocratica successivamente rinominato Rinascita Socialdemocratica e Partito dei Socialdemocratici di Luigi Preti.
  • Socialisti Democratici Italiani, aderente al centro-sinistra;
                                     

3. Rinascita del 2004

Alla fine del 2003, dopo un periodo di oblio dovuto allo sfaldamento dei ranghi nazionali, diversi esponenti socialdemocratici - alcuni dei quali inizialmente confluiti nei Socialisti Democratici Italiani - si riorganizzarono sotto le insegne dello storico Partito Socialista Democratico Italiano. Nel mese di gennaio 2004, dopo aver ripreso su scala nazionale lorganizzazione del tesseramento rimasto operativo grazie allapporto delle federazioni territoriali, venne celebrato il XXIV Congresso Nazionale, conclusosi con lelezione a Segretario di Giorgio Carta e del Presidente onorario, Antonio Cariglia. In occasione della competizione elettorale per le Europee 2004, la continuità giuridica del Nuovo PSDI guidato da Giorgio Carta è stata sancita dalla Suprema Corte di Cassazione - Ufficio Elettorale Nazionale per il Parlamento Europeo con la sentenza del 1º maggio 2004.

                                     

4. Segretari

  • Pier Luigi Romita ottobre 1976 - ottobre 1978
  • Mario Tanassi gennaio 1964 - ottobre 1966
  • Carlo Vizzini maggio 1992 - aprile 1993
  • Unificazione socialista e condivisione Francesco De Martino e Mario Tanassi ottobre 1966 - 1968 e poi Mauro Ferri 1968 - luglio 1969
  • Giuseppe Saragat ottobre 1952 - febbraio 1954
  • Giuseppe Saragat novembre 1949 - gennaio 1952
  • Antonio Cariglia marzo 1988 - maggio 1992
  • Giuseppe Saragat aprile 1957 - gennaio 1964
  • Ugo Guido Mondolfo maggio - giugno 1949
  • Giuseppe Saragat marzo - ottobre 1976
  • Giuseppe Romita maggio - ottobre 1952
  • Alberto Simonini febbraio 1948 - maggio 1949
  • Mauro Ferri luglio 1969 - febbraio 1972
  • Franco Nicolazzi ottobre 1985 - marzo 1988
  • Flavio Orlandi giugno 1972 - giugno 1975
  • Enrico Ferri aprile 1993 - gennaio 1995
  • Mario Tanassi febbraio - giugno 1972
  • Gian Franco Schietroma gennaio 1995 - maggio 1998
  • Mario Tanassi giugno 1975 - marzo 1976
  • Ezio Vigorelli gennaio - maggio 1952
  • Ludovico DAragona giugno - novembre 1949
  • Giuseppe Saragat gennaio 1947 - febbraio 1948
  • Pietro Longo ottobre 1978 - ottobre 1985
  • Gianmatteo Matteotti febbraio 1954 - aprile 1957
                                     

5. Congressi nazionali

  • XVII Congresso - Firenze, 11-15 marzo 1976
  • XXII Congresso - Rimini, 8-12 marzo 1989
  • XX Congresso - Roma, 30 aprile - 2 maggio 1984
  • XVI Congresso - Genova, 2-6 aprile 1974
  • I Congresso - Napoli, 1-5 febbraio 1948
  • VIII Congresso - Genova, 4-7 ottobre 1952
  • II Congresso - Milano, 23-26 gennaio 1949
  • VI Congresso - Roma, 31 marzo - 2 aprile 1951
  • XII Congresso - Roma, novembre-dicembre 1959
  • XXIV Congresso - Bologna, 28-29 gennaio 1995
  • V Congresso straordinario - Roma, 10-13 giugno 1950
  • III Congresso - Roma, 16-19 giugno 1949
  • XI Congresso - Milano, 16-18 ottobre 1957
  • X Congresso - Milano, 31 gennaio - 8 febbraio 1956
  • IX Congresso - Roma, 6-9 giugno 1954
  • XVIII Congresso - Roma, 16-20 gennaio 1980
  • XV Congresso - Roma, 6-9 febbraio 1971
  • XXIII Congresso - Rimini, 13-16 maggio 1991
  • XIX Congresso - Milano, 24-30 marzo 1982
  • IV Congresso straordinario - Napoli, 4-8 gennaio 1950
  • XIII Congresso - Roma, 22-25 novembre 1962
  • XIV Congresso - Roma, 8-11 gennaio 1966
  • XXI Congresso - Roma, 10-14 gennaio 1987
  • VII Congresso - Bologna, 3-6 gennaio 1952
                                     

6.1. Nelle istituzioni Governi italiani

  • Governo De Gasperi IV, 1947-1948
  • Giuseppe Saragat, Vicepresidente del Consiglio
  • Ludovico DAragona, Ministro delle poste e delle telecomunicazioni
  • Roberto Tremelloni, Ministro senza portafoglio fino al 07/11/49
  • Ivan Matteo Lombardo, Ministro senza portafoglio dal 07/11/49
  • Giuseppe Saragat, Ministro della marina mercantile fino al 07/11/49
  • Giuseppe Saragat, Vicepresidente del Consiglio
  • Governo De Gasperi V, 1948-1950
  • Governo De Gasperi VI, 1950-1951
  • Alberto Simonini, Ministro della marina mercantile fino al 05/04/51
  • Ludovico D Aragona, Ministro dei trasporti fino al 05/04/51
  • Roberto Tremelloni, Ministro delle finanze
  • Governo Scelba, 1955
  • Giuseppe Saragat, Vicepresidente del Consiglio
  • Giuseppe Romita, Ministro dei lavori pubblici
  • Ezio Vigorelli, Ministro del lavoro e della previdenza sociale
  • Giuseppe Saragat, Vicepresidente del Consiglio
  • Ezio Vigorelli, Ministro del lavoro e della previdenza sociale
  • Paolo Rossi, Ministro della pubblica istruzione
  • Giuseppe Romita, Ministro dei lavori pubblici
  • Governo Segni I, 1955-1957
  • Edgardo Lami Starnuti, Ministro delle partecipazioni statali
  • Luigi Preti, Ministro delle finanze
  • Ezio Vigorelli, Ministro del lavoro e della previdenza sociale
  • Governo Fanfani II, 1958-1959
  • Alberto Simonini, Ministro delle poste e della telecomunicazione
  • Luigi Preti, Ministro del commercio con lestero
  • Roberto Tremelloni, Ministro del tesoro
  • Governo Fanfani IV, 1962-1963
  • Virginio Bertinelli, Ministro del lavoro e della previdenza sociale
  • Governo Moro I, 1963-1964
  • Roberto Tremelloni, Ministro delle finanze
  • Luigi Preti, Ministro della riforma della pubblica amministrazione
  • Giuseppe Saragat, Ministro degli affari esteri
  • Governo Moro II, 1964-1966
  • Roberto Tremelloni, Ministro delle finanze
  • Edgardo Lami Starnuti, Ministro dellindustria, commercio e artigianato dal 05/03/65
  • Luigi Preti, Ministro della riforma della pubblica amministrazione
  • Giuseppe Lupis, Ministro degli affari esteri dal 28/12/64
  • Giuseppe Saragat, Ministro degli affari esteri fino al 28/12/64 è stato eletto Presidente della Repubblica
  • Governo Moro III, 1966-1968
  • Luigi Preti, Ministro delle finanze
  • Roberto Tremelloni, Ministro della difesa
  • Luigi Preti, Ministro delle finanze
  • Governo Colombo, 1970-1972
  • Mario Tanassi, Ministro della difesa
  • Governo Andreotti II, 1972-1973
  • Mario Tanassi, Vicepresidente del Consiglio
  • Pier Luigi Romita, Ministro della ricerca scientifica
  • Mario Tanassi, Ministro della difesa
  • Giuseppe Lupis, Ministro della marina mercantile
  • Gianmatteo Matteotti, Ministro del commercio con lestero
  • Gianmatteo Matteotti, Ministro del commercio con lestero
  • Giuseppe Lupis, Ministro senza portafoglio
  • Governo Rumor IV, 1973-1974
  • Luigi Preti, Ministro dei trasporti e della aviazione civile
  • Mario Tanassi, Ministro della difesa
  • Gianmatteo Matteotti, Ministro del commercio con lestero
  • Giuseppe Lupis, Ministro dei beni culturali e dellambiente
  • Governo Rumor V, 1974
  • Luigi Preti, Ministro dei trasporti e della aviazione civile
  • Mario Tanassi, Ministro delle finanze
  • Luigi Preti, Ministro dei trasporti
  • Michele Di Giesi, Ministro senza portafoglio
  • Franco Nicolazzi, Ministro dellindustria, commercio e artigianato
  • Governo Andreotti V, 1979
  • Luigi Preti, Ministro dei trasporti
  • Governo Cossiga I, 1979-1980
  • Franco Nicolazzi, Ministro dei lavori pubblici
  • Dino Riva, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio
  • Michele Di Giesi, Ministro senza portafoglio
  • Egidio Ariosto, Ministro dei beni culturali e ambientali
  • Governo Forlani, 1980-1981
  • Franco Nicolazzi, Ministro dei lavori pubblici
  • Pier Luigi Romita, Ministro senza portafoglio
  • Michele Di Giesi, Ministro delle poste e delle comunicazioni
  • Governo Spadolini I, 1981-1982
  • Dante Schietroma, Ministro senza portafoglio
  • Michele Di Giesi, Ministro del lavoro e della previdenza sociale
  • Franco Nicolazzi, Ministro dei lavori pubblici
  • Michele Di Giesi, Ministro del lavoro e della previdenza sociale
  • Dante Schietroma, Ministro senza portafoglio
  • Franco Nicolazzi, Ministro dei lavori pubblici
  • Governo Spadolini II, 1982 - "Il Governo Fotocopia"
  • Dante Schietroma, Ministro senza portafoglio
  • Governo Fanfani V, 1982-1983
  • Michele Di Giesi, Ministro della marina mercantile
  • Pier Luigi Romita, Ministro senza portafoglio
  • Pier Luigi Romita, Ministro del bilancio e della programmazione economica dal 30/07/84
  • Pietro Longo, Ministro del bilancio e della programmazione economica dal 13/07/84
  • Carlo Vizzini, Ministro senza portafoglio
  • Pier Luigi Romita, Ministro senza portafoglio
  • Franco Nicolazzi, Ministro dei lavori pubblici
  • Governo Craxi I, 1983-1986
  • Franco Nicolazzi, Ministro dei lavori pubblici
  • Governo Craxi II, 1986-1987
  • Pier Luigi Romita, Ministro del bilancio e della programmazione economica
  • Carlo Vizzini, Ministro senza portafoglio
  • Carlo Vizzini, Ministro dei beni culturali e ambientali
  • Emilio De Rose, Ministro dei lavori pubblici
  • Governo Goria, 1987-1988
  • Governo De Mita, 1988-1989
  • Enrico Ferri, Ministro dei lavori pubblici
  • Vincenza Bono Parrino, Ministro dei beni culturali e ambientali
  • Carlo Vizzini, Ministro della marina mercantile
  • Ferdinando Facchiano, Ministro dei beni culturali e ambientali
  • Governo Andreotti VI, 1989-1991
  • Governo Andreotti VII, 1991-1992
  • Ferdinando Facchiano, Ministro della marina mercantile
  • Carlo Vizzini, Ministro delle poste e delle telecomunicazioni
  • Ferdinando Facchiano, Ministro senza portafoglio
  • Governo Amato I, 1992-1993
  • Maurizio Pagani, Ministro delle poste e delle telecomunicazioni
  • Governo Ciampi, 1993-1994
                                     
  • Il Partito Democratico della Sinistra PDS è stato il partito politico italiano 1991 - 1998 più importante della sinistra italiana negli anni 90. Esso
  • cercando altri significati, vedi Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica. Disambiguazione Se stai cercando il partito di centrosinistra attualmente
  • parte dei socialisti autonomisti uscì dal PSI e confluì nel nuovo partito socialista democratico e filo - occidentale, il Partito Socialista dei Lavoratori
  • Il Partito Socialista Parti Socialiste PS è un partito politico francese. Il PS è un partito socialista e democratico molto legato ai valori del repubblicanesimo
  • del Partito Socialista Italiano XIX Congresso del Partito Socialista Italiano I Congresso del Partito Comunista d Italia II Congresso del Partito Comunista
  • Democratico PD Partito Socialista Democratico Italiano PSDI Partito Socialista Italiano PSI Possibile Sinistra Italiana MDP Lettonia Latvijas Sociāldemokrātiskā
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