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ⓘ Atteggiamento




Atteggiamento
                                     

ⓘ Atteggiamento

Con il termine atteggiamento si indica la disposizione di ogni persona di produrre risposte emotive, sentimentali, comportamentali, determinate dallambiente familiare, sociale o lavorativo, riguardo a situazioni, gruppi o oggetti.

Gli atteggiamenti rappresentano uno dei costrutti di maggior interesse per la psicologia sociale sin dalle sue origini. È possibile definire latteggiamento come una tendenza psicologica che viene espressa valutando una particolare entità con un determinato grado di favore o sfavore. Con il termine tendenza psicologica si mette in evidenza il fatto che gli atteggiamenti rappresentano un aspetto non stabile nel tempo che influisce sul comportamento coinvolgendo spesso le relazioni interpersonali, le particolari scelte di vita o il modo di essere. Inoltre esso si basa sempre su una valutazione dichiarata ad uno specifico oggetto.

Latteggiamento esprime ciò che ogni persona è disposta a fare: si può esprimere sia in termini verbali che comportamentali, in modo transitorio o permanente.

                                     

1. Gli studi della psicologia sociale

Il concetto di atteggiamento è stato studiato da Gordon Allport come il tratto dunione tra lopinione e la condotta.

Per gli studiosi Thomas e Znaniecki, coloro che hanno identificato per primi questo costrutto, latteggiamento è un processo mentale che determina le risposte effettive e potenziali di ogni individuo al suo ambiente sociale. Dunque nella prospettiva comportamentista latteggiamento è "una disposizione verso". Con lavvento del cognitivismo si iniziò a considerarlo una valutazione di un oggetto psicologico, secondo queste prospettive la questione dellatteggiamento rimane individuocentrica.

La prospettiva costruttivista che considera la conoscenza come frutto dellinterazione tra persone, di un loro continuo modellamento dei significati e quella culturale che pone al centro della propria riflessione la costruzione di significati allinterno di una data comunità, pongono la questione dellatteggiamento su di un piano differente. Latteggiamento viene dunque costruito nelle interazioni e specificatamente, per la psicologia discorsiva, nei discorsi.

                                     

2. Funzioni dellatteggiamento

La psicologia sociale distingue uno studio della struttura intra-attitudinale dellatteggiamento, volta ad identificarne la struttura interna, dallo studio della struttura inter-attitudinale, volta a cercare differenze e similarità tra mappe dove confluiscono più atteggiamenti.

Le funzioni degli atteggiamenti nei processi cognitivi, emotivi, comportamentali e sociali sono molteplici. La principale funzione risulta essere conoscitiva. Gli atteggiamenti infatti sono alla base dei processi cognitivo-emotivi preposti alla conoscenza e allorientamento nellambiente. Gli atteggiamenti possono inoltre avere funzioni strumentali, espressive, di adattamento sociale, egodifensivo un esempio può essere considerato il classico studio sulla personalità autoritaria portato avanti da Theodor Adorno negli anni cinquanta.

Questo costrutto risulta centrale in tutta la psicologia sociale poiché, attraverso numerosissime declinazioni, le teorie degli atteggiamenti sono state adoperate in tutti questi campi applicativi:

  • Scopi e fini astratti, dove questo tipo di atteggiamenti sono definiti valori personali.
  • Gli atteggiamenti in relazione al sé, definita autostima.
  • verso oggetti o comportamenti specifici con finalità predittiva della condotta, nelle ricerche di mercato.
  • gruppi o minoranze etniche, attraverso lo studio dei pregiudizi e degli stereotipi.
                                     

3. La struttura degli atteggiamenti

Latteggiamento come valutazione in relazione ad un oggetto è stato associata a tre componenti psicologiche:

  • Una componente cognitiva, costituita dalle credenze associate alla valutazione globale che consta dellatteggiamento. Incentrati sullo studio di tali credenze, emergono una moltitudine di modelli che definiscono latteggiamento in termini di aspettativa per valore: per questo filone di studi latteggiamento è definito come la sommatoria delle credenze, associate alloggetto stesso, definite in termini di aspettativa sul verificarsi di essa, moltiplicato il valore soggettivo di cui essa è investita. Nellambito della social cognition, gli autori che più di altri hanno improntato unanalisi dellatteggiamento in termini di credenze sono Martin Fishbein e Icek Ajzen, ai quali si deve, nei suoi esiti più recenti, la teoria del comportamento pianificato. Due fondamentali processi cognitivi associati allatteggiamento, sono laccessibilità, intesa come influenza nei processi cognitivi dellatteggiamento in una specifica situazione, e la disponibilità, definita come la presenza o meno delle connessioni tra atteggiamento e schemi cognitivi. Higgins fu uno dei principali autori che analizzarono i processi cognitivi associati allatteggiamento in termini di disponibilità e accessibilità. Nel dettaglio, attraverso analisi di tipo sperimentale, ipotizzò che gli atteggiamenti ad elevata accessibilità fossero i più resistenti ai cambiamenti.
  • Una componente affettiva, che comprende i sentimenti, gli stati danimo, le emozioni le reazioni del sistema nervoso che accompagnano latteggiamento stesso. Un autore che ha incentrato la sua analisi sulla componente affettiva rappresenta Osgood, i cui studi, di matrice comportamentista, hanno messo a punto un sistema di valutazione degli atteggiamenti basato su un questionario volto allespressioni delle reazioni emotive della valutazione, denominato differenziale semantico.
  • Una componente comportamentale, definibile come la spinta ad azioni, esplicite od implicite, alla base della valutazione che latteggiamento veicola. Numerosi studi si sono occupati della predittività dellatteggiamento nei confronti del comportamento. Il primo a sollevare il problema fu il classico studio di LaPiere 1934. La ricerca, sviluppata al di fuori del setting sperimentale, consisteva nellaccompagnare, lui un professore universitario bianco, una coppia di cinesi in alcuni alberghi e ristoranti per studiare le reazioni degli esercenti nel vedersi richiedere alloggio per gli stranieri. La quasi totalità degli albergatori accettarono di prestare i propri servizi per la coppia. In seguito La Piere mandò una lettera a tutti gli alberghi visitati chiedendo la possibilità di ospitare una coppia di cinesi, ed in questo caso il 92% degli esercenti si rifiutarono di ospitare dei clienti cinesi. Da questo studio se ne svilupparono numerosissimi altri volti a definire la relazione tra atteggiamento e comportamento. Lapporto più organico è stato costruito da Fishbein e Ajzen vedi teoria del comportamento pianificato, attraverso la canonizzazione del principio di compatibilità. Questi autori infatti postulano che atteggiamento e comportamento debbano riguardare uno stesso grado di specificità perché luno sia predittivo dellaltro.

Per quanto concerne la struttura interna degli atteggiamenti, esso, in maniera canonica, è rappresentato come un continuum di valutazione, dove, idealmente, ad un estremo si collocano le persone con valutazione negativa, e allaltro estremo si collocano le persone con valutazione positiva. Su tale concettualizzazione di atteggiamento come continuum di basa la costruzione delle scale di Thurstone. Judd e Kulik 1980 evidenziano invece come, per quanto riguarda atteggiamenti controversi nel dibattito sociale, si ipotizzi una rappresentazione articolata su due categorie piuttosto che un continuum. Questi autori sperimentarono questo approccio bipolare allo studio dellatteggiamento, nei confronti di una tematica rilevante nel dibattito sociale come laborto.



                                     

4. La formazione e il cambiamento degli atteggiamenti

il tema del cambiamento degli atteggiamenti non slegato a quello della loro formazione, e definito in psicologia sociale in termini di persuasione. Numerose teorie si focalizzano su vari aspetti del processo di costruzione e modellazione degli atteggiamenti, alcune in riferimento ai processi affettivi, altre ai processi cognitivi, altre alle dinamiche di appartenenza sociale.

                                     

4.1. La formazione e il cambiamento degli atteggiamenti I processi affettivi

Lapproccio comportamentista allo studio degli atteggiamenti, ricerca la causa del loro cambiamento nei rinforzi che lambiente associa allo stimolo, ossia loggetto dellatteggiamento. Più nel dettaglio, le teorie che si rifanno al modello del condizionamento operante di Skinner considerano il rinforzo come un elemento che aumenta la frequenza di una risposta presente nel repertorio, ma senza introdurne di nuove. Le teorie che afferiscono al modello del condizionamento classico di Pavlov definiscono latteggiamento come uno degli anelli finali di una lunga catena di apprendimento, al cui punto di partenza come afferma Pavlov si trova sempre una risposta incondizionata. Nello specifico in questo ambito di studio le parole diventano stimoli condizionati che sono in grado ri suscitare risposte condizionate analoghe a quelle suscitate dagli stimoli incondizionati per esempio cibo e carezze. Il processo attraverso cui le parole sono associate agli stimoli incondizionati, è detto condizionamento di primo ordine, mentre il processo che lega le parole agli oggetti dellatteggiamento, è detto condizionamento di secondo ordine.

Zajonc 1968, a partire da queste indicazioni di matrice comportamentista, sottolinea leffetto di cambiamento dellatteggiamento, della mera esposizione ad uno stimolo. Tale ripetuta esposizione infatti produce di per sé un effetto di familiarità con lo stimolo stesso che ne aumenta il gradimento. La correlazione tra frequenza dellesposizione e atteggiamento risulta infatti generalmente positiva. Leffetto della mera esposizione risulta essere più marcato in queste condizioni:

  • Con un più lungo intervallo tra esposizione e misura dellatteggiamento.
  • Con stimoli complessi piuttosto che semplici.
  • Con esposizioni di breve durata piuttosto che lunga.
  • Se gli stimoli sono presentati in sequenze eterogenee.

Sul cambiamento degli atteggiamenti attraverso i processi affettivi, un altro contributo fondamentale risale agli anni sessanta, ed è quello di Carl Hovland e della scuola di Yale. Nei suoi studi sullappello alla paura nel mutamento degli atteggiamenti, ipotizzò un modello di riduzione della tensione. Qualora i mezzi persuasivi riescano ad indurre uno stato di tensione sufficientemente elevato similmente a bisogni di tipo fisiologico come la fame, e qualora vi siano nel messaggio informazioni\raccomandazioni per ridurre questo stato di tensione, lappello alla paura avrebbe allora una efficacia persuasiva. Studi afferenti a questi autori affermano inoltre che un appello alla paura di moderata intensità suscita un maggiore cambiamento rispetto ad un appello con paura forte.

Molti studi evidenziano inoltre che anche dinamiche di role playing producono un cambiamento di atteggiamento. Contributo di questo genere auspicano unelevata importanza dei giochi di ruolo allinterno della formazione professionale, da adoperarsi come strumento per costruire e modellare atteggiamenti da applicarsi nei contesti e nelle dinamiche di lavoro.

                                     

4.2. La formazione e il cambiamento degli atteggiamenti I processi cognitivi sullatteggiamento

Le teorie dellatteggiamento incentrate sui processi cognitivi si concentrano perlopiù nelle interpretazioni delle comunicazioni in base ai propri atteggiamenti sociali. Esemplificativa in questo senso è la teoria del giudizio sociale di Muzafer Sherif. Lautore ipotizza, in base al proprio atteggiamento, unarea di accettazione, che contiene affermazioni accettate dal soggetto, unarea di rifiuto, e unarea di indifferenza. Lestensione di queste aree, le affermazioni che in esse confluiscono, dipendono dalla forza, dallaccessibilità e dalla struttura in generale dellatteggiamento per la persona. La ricezione di unaffermazione che cadrebbe nella zona del rifiuto, produrrebbe effetti diversi dallaccettazione a causa del coinvolgimento dellio dellatteggiamento stesso, instaurando verso lo stimolo perturbatore alcuni meccanismi difensivi. Linnovazione di questa teoria rappresenta linserimento dei meccanismi del Sé nella strutturazione dellatteggiamento, e nei meccanismi di decodifica della realtà che esso comporta.

Unaltra significativa teoria incentrata sui processi cognitivi per la modifica dellatteggiamento, è rappresentata dai modelli aspettativa x valore, di cui gli autori più significativi sono Fishbein e Ajzen teoria del comportamento pianificato. La modifica dellatteggiamento sarà tanto forte quanto più si riuscirà a far accettare al soggetto credenze legate alloggetto dellatteggiamento stesso operazionalizzate in termini di aspettativa x valore.

Un autore che si è dedicato attraverso un modello esaustivo dei processi cognitivi dellatteggiamento in unottica di ricezione e accettazione del messaggio è William McGuire, appartenente alla scuola di Yale, definì un processo di persuasione basato sulle seguenti fasi:

  • Comprensione
  • Accettazione
  • Comportamento
  • Ritenzione
  • Esposizione

Se solo una di queste fasi non si realizza, la catena persuasiva viene spezzata e non si realizza il cambiamento dellatteggiamento. La definizione operativa di questo modello consiste nellassociazioni ad ogni fase di una probabilità, in modo tale che, moltiplicandole tutte insieme, si ottiene la probabilità dellevento finale persuasione. Successivamente questo autore, constatando la difficoltà di separare le fai del processo persuasivo luna dallaltra ridefinì il suo modello in questi termini:

p Persuasione = p Ricezione X p Accettazione.


                                     

4.3. La formazione e il cambiamento degli atteggiamenti I modelli di persuasione a due vie

Alcune teorie sul cambiamento e la formazione degli atteggiamenti si concentrano sia sulle componenti emotive che su quelle cognitive, identificando due percorsi comunicativi separati. Una delle più significative teorie in questo senso è la teoria della probabilità dellelaborazione, proponendosi come sistematizzazione dei contributi precedenti nellambito della persuasione. Il modello ELM distingue:

  • Una via centrale di persuasione, che si associa ad una elaborazione cognitiva del messaggio, nonché una considerazione sistematica delle sue argomentazioni.
  • Una via periferica di persuasione, che corrisponde ad unanalisi non razionalistica della comunicazione, incentrata su aspetti emotivi, come per esempio la linteresse estetico del messaggio, della fonte e dellatto comunicativo in toto.

Quando la motivazione e la capacità cognitiva sono elevate esiste unelevata probabilità che si precorra la via centrale della comunicazione, mentre quando la motivazione, o la capacità cognitiva sono ridotte è più probabile allora che venga seguita la via periferica.

È importante notare che questa teoria è stata sviluppata attraverso una metodologia sperimentale. Ne consegue che sono stati identificati nessi causali, non semplicemente correlazionali tra le variabili. Nel dettaglio Petty e Cacioppo hanno definito operativamente la motivazione in termini della maggiore o minore vicinanza temporale delle conseguenze che il messaggio persuasivo raccontava, mentre hanno definito la capacità cognitiva aggiungendo o meno una quantità di rumore nellevento comunicativo.

I cambiamenti di atteggiamento ottenuti attraverso la via centrale, sono risultati essere più persistenti nel tempo, ed hanno sviluppato un maggiore potere predittivo nei confronti del comportamento, nonché hanno sviluppato una maggiore resistenza ad eventuali tentativi di contro-persuasione. Unaltra variabile identificata in letteratura ed associate alla scelta della via periferica sono lesperienza della fonte più tale esperienza sarà esteticamente rilevante più sarà auspicata uninterpretazione di tipo periferico ed affettivo, mentre variabili associate alla scelta di una via centrale sono la qualità delle argomentazioni più la qualità logica sarà elevata più sarà probabile unelaborazione cognitiva delle stesse argomentazioni, ed infine il coinvolgimento con loggetto dellatteggiamento in maniera simile a quanto si è detto per la motivazione.