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ⓘ Palazzo dei Convertendi




Palazzo dei Convertendi
                                     

ⓘ Palazzo dei Convertendi

Il Palazzo dei Convertendi è un edificio rinascimentale ricostruito di Roma, importante per ragioni storiche e architettoniche. Il palazzo, in origine su Piazza Scossacavalli, fu demolito e ricostruito lungo il lato nord di via della Conciliazione, quando questo grande viale che conduce alla Basilica di San Pietro fu creato, distruggendo la piazza insieme con la parte centrale del rione Borgo.

                                     

1. Ubicazione

Il palazzo si trova a Roma, nel Rione Borgo, lungo il lato nord di via della Conciliazione, la sua facciata principale guarda verso sud. Il suo lato est costeggia Via DellErba, la quale lo separa da Palazzo Torlonia, un notevole edificio rinascimentale. A ovest si trova Palazzo Rusticucci-Accoramboni, un altro edificio rinascimentale demolito e ricostruito nel 1940.

                                     

2.1. Storia Palazzo Caprini

Verso la metà del XV secolo ai margini nord-ovest della piccola Piazza Scossacavalli in Borgo esisteva una casa, chiamata "della Stufa". Una Stufa dalla parola tedesca stube, era qualcosa tra un bagno romano e una sauna moderna, e veniva spesso frequentata da artisti, i quali potevano schizzare liberamente i nudi degli avventori. Nel 1500 la casa fu venduta al protonotario apostolico Adriano o Alessandro de Caprineis, appartenente alla nobile famiglia Caprini di Viterbo. In quegli anni, il Papa Alessandro VI Borgia r. 1492-1503 andava perseguendo il suo progetto di aprire una nuova strada tra Castel SantAngelo e San Pietro. I privati disposti a costruire edifici alti almeno 5 canne 11 m ca. lungo il nuovo percorso, chiamato dal nome del papa via Alessandrina e poi Borgo Nuovo e inaugurato nel 1500, ottenevano privilegi speciali, come esenzioni fiscali. Il Caprini adempiette a tale obbligo acquistando una porzione di unaltra casa vicino alla stufa ed erigendo un piccolo palazzo progettato da Donato Bramante. Ledificio doveva essere ancora incompiuto il 7 ottobre 1517, quando il Caprini lo vendette per 3.000 ducati a Raffaello. Lartista ne completò la costruzione, spese lì gli ultimi 3 anni della sua breve vita, dipingendo fra l’altro in quelle stanze la Trasfigurazione, e morendo lì il 6 aprile 1520. Alla sua morte ledificio fu venduto al cardinale Pietro Accolti da Ancona 1455-1532, che già possedeva unaltra casa nei pressi delledificio. Dopo la morte del Cardinale, il palazzo fu ereditato dal nipote Benedetto 1497-1549, cardinale di Ravenna. Accusato di corruzione, nel 1534 il cardinale venne fatto prigioniero in Castel SantAngelo e rilasciato dopo aver pagato alla Camera Apostolica una multa di 59.000 scudi. Il cardinale dovette prendere in prestito lenorme somma dal banchieri fiorentini Giulio e Lorenzo Strozzi, che in seguito ottennero il suo palazzo, valutato 6.000 scudi, come rimborso parziale dei soldi presi in prestito. Tuttavia, il cardinale si riservò il diritto di riscattare ledificio dopo la restituzione del denaro ai creditori, e questo portò ad una causa tra i suoi eredi gli eredi degli Strozzi. Questi ultimi vinsero, ma alla fine furono costretti a vendere ledificio, che stava crollando ed era puntellato, al cardinale Giovanni Francesco Commendone 1523-1584.

                                     

2.2. Storia Palazzo dei Convertendi

Questi fece ripristinare il palazzo da Annibale Lippi, che lo aveva già stimato prima dellacquisto. e forse dette alla facciata la sua forma definitiva. Il palazzo fu poi venduto dopo il 1584 da Camilla Peretti, sorella del Papa Sisto V r. 1585-1590, che lo acquistò per conto del fratello per destinarlo al suo pronipote, il cardinale Alessandro Damasceni Peretti m. 1623. Secondo altri, dopo la morte del Commendone il palazzo fu venduto al cardinale Giovanni Antonio Facchinetti, il futuro papa Innocenzo IX r. 1591, i cui eredi lo vendettero nel 1614 alla Camera Apostolica. Intorno al 1620 il palazzo fu poi acquistato da esponenti della nobile famiglia genovese Spinola, e venne quindi venduto da loro in 1676 a un altro patrizio genovese, il cardinale Girolamo Gastaldi.

Gastaldi, deceduto l8 aprile 1685 nel suo palazzo, lasciò ledificio allOspizio di Convertendi, che vi si trasferì nel 1715. Questa istituzione, fondata nel 1600 da papa Clemente VIII r. 1592 -1605, è dedicata alla protezione dei protestanti che volevano convertirsi alla fede cattolica. Il palazzo dipendeva direttamente dal papa, e veniva amministrato da membri eletti dellistituto diretti dal Maggiordomo pro tempore del Palazzo Apostolico. Ledificio venne gravemente danneggiato durante lalluvione del 1805, che causò il crollo di una volta nel seminterrato, e restaurato da papa Gregorio XVI r. 1831-1846. Fu sottoposto di nuovo a restauro nel 1876, e Papa Benedetto XV r. 1914-1922 fece costruire lo scalone monumentale.



                                     

2.3. Storia Palazzo della Congregazione per le Chiese orientali

Papa Benedetto nel 1917 assegnò il palazzo alla appena fondata Congregazione per le Chiese orientali. Nel 1929, nel quadro dei Patti Lateranensi, il palazzo venne a godere dei privilegi dell’extraterritorialità. Nel corso dei lavori per la costruzione di via della Conciliazione, ledificio fu demolito tra il 1937 e il 1941, e ricostruito a ovest di Palazzo Torlonia con un progetto di Giuseppe Momo, che collaborò con Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli i progettisti di Via della Conciliazione, in una zona che fino a metà del XIX secolo era stata occupata dalle case dei Soderini, un altro notevole complesso rinascimentale.

                                     

3.1. Descrizione Palazzo Caprini

Ledificio originale è noto solo attraverso incisioni e disegni dei contemporanei: una stampa di Antoine Lafréry del 1549, disegni di Jean de Cheveniéres e di Andrea Palladio 1541 ca., di Domenico Alfani Natale 1581, di Ottavio Mascherino e da un affresco nelle Logge di Gregorio XIII in Vaticano eseguito da Antonio Tempesta e Matteo Brill. Inoltre, la scoperta di uno studio dettagliato eseguito poco prima della sua demolizione nel 1937 avente come fine la sua ricostruzione ha dato preziose informazioni sulle varie fasi di costruzione. Secondo Lafréry, ledificio aveva tre finestre su Piazza Scossacavalli e cinque su Borgo Nuovo. Secondo lindagine del 1930 invece, ledificio aveva il fronte principale lungo Borgo Nuovo, con 3 finestre lungo Piazza Scossacavalli e 2 lungo Borgo Nuovo. In questo caso, il disegno di Lafréry potrebbe essere considerata una rappresentazione idealizzata della costruzione. Ledificio aveva due piani principali: quello inferiore era a bugnato, con bugne ottenute mediante un processo denominato "di getto". Queste erano ottenute mescolando in una cassaforma pozzolana, calce e altri materiali. Nel bugnato si aprivano il portale le porte dei negozi, sormontato dalle piccole finestre di un soppalco. Questo piano costituiva il "podio" del piano superiore, che adottava lordine dorico. Questo piano era caratterizzato da colonne sormontate da una trabeazione con architrave e un fregio decorato da triglifi e metope. Fra le campate del piano superiore erano inserite balaustre. La costruzione era conclusa da un attico di servizio le cui finestre erano aperte nel fregio dorico della trabeazione.

Questa tecnica venne rapidamente adottata a Roma, e ledificio, che si ispirava allarchitettura romana, fu presto imitato ad esempio a Palazzo Massimo alle Colonne, eretto nel 1532 da Baldassarre Peruzzi. Tuttavia, il palazzo decadde presto. In un disegno del 1581 il rivestimento bugnato al piano terra era scomparso, e dopo il 1585 le due facciate assunsero un aspetto manierista.

                                     

3.2. Descrizione Palazzo dei Convertendi

Da quel momento, il palazzo occupò tutto il lato ovest di piazza Scossacavalli, con sei negozi e due portali al suo centro. Il portale di sinistra ha portava alla piccola chiesa di San Filippo Neri, eretta nel XVII secolo e solo con un altare. Il piano terra era sormontato da tre piani, ciascuno con otto finestre: quelle appartenenti al piano nobile erano centinate e bugnate. La facciata su Borgo nuovo aveva un piano terra con cinque botteghe, ed era interrotto da un portale bugnato con serliana. Sopra di esso cera un balcone, attribuito a Carlo Fontana o Baldassarre Peruzzi, anche bugnato e con serliana. Questo balcone era stato considerato dai Romani come il più elegante della città. I piani superiori avevano quindici finestre rettangolari. I manierismo della facciata deriva dalle finestre centinate, incorniciate da bugne alternativamente lunghe e brevi, dalle pareti intonacate bianche le quali contrastavano con i portali bugnati e con il balcone lungo Borgo Nuovo, anche bugnato.

Alla fine del XIX secolo vennero scoperti sulla facciata tracce di una decorazione geometrica bianca e nera a sgraffito, e un salone con un soffitto a cassettoni al primo piano sullangolo nord-est del palazzo, fu identificato come lambiente in cui Raffaello dipinse le sue ultime opere. In quella occasione, una targa in marmo ricordante il soggiorno e la morte dellartista nel palazzo fu posta sulla facciata.



                                     

3.3. Descrizione Il palazzo ricostruito

Ledificio attuale, lungo via della Conciliazione ha due piani con un portale bugnato sormontato dal balcone del Peruzzi. Ledificio riceve la luce da finestre quadrate al piano terra, centinate e bugnate al piano nobile e rettangolari al secondo piano. Il tetto è concluso da un cornicione aggettante. Gli elementi delle finestre, del portale e del balcone furono smontati dal ledificio originale e rimessi in opera qui.

Nellandrone delledificio è stata murata liscrizione di cui sopra, uno stemma di Alessandro VI e unaltra iscrizione latina che recita:

"Qui morì Raffaello Sanzio il 6 aprile 1520".

Ledificio ha un cortile ad arcate poggianti su pilastri dorici bugnati sostenuti da volte a vela. Al primo piano è esposta una collezione di 120 dipinti russi di soggetto religioso, quasi tutti del pittore russo Leonida Brailowsky 1872-1937. Nel nuovo palazzo sono stati rimessi in opera anche alcuni affreschi provenienti dalledificio distrutto in Piazza Scossacavalli: tra questi, un gruppo di lunette attribuite alla scuola del Pomarancio; cinque paesaggi nel salone cosiddetto dei papi o patriarchi, al primo piano, e due scene di battaglia nel salone delle udienze.

                                     

4. Fonti

  • Cambedda, Anna, La demolizione della Spina dei Borghi, Fratelli Palombi Editori, Roma, 1990, ISSN 0394-9753.
  • Gigli, Laura, Guide rionali di Roma, Borgo III, Fratelli Palombi Editori, Roma, 1992, ISSN 0393-2710.
  • Borgatti, Mariano, Borgo e S. Pietro nel 1300 - 1600 - 1925, Federico Pustet, Roma, 1926.
  • Ceccarelli, Giuseppe Ceccarius, La "Spina" dei Borghi, Danesi, Roma, 1938.
  • Roberta Dal Mas e Gianfranco Spagnesi, Dalla Casa di Raffaello al Palazzo dei Convertendi, in Quaderni dellIstituto di Storia dellArchitettura, n. 53, Rome, Bonsignori, 2010, pp. 1-10, ISBN 978-88-7597-411-4.
  • Ferdinando Castagnoli, Carlo Cecchelli, Gustavo Giovannoni e Mario Zocca, Topografia e urbanistica di Roma, Bologna, Cappelli, 1958.