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ⓘ Idealismo italiano




Idealismo italiano
                                     

ⓘ Idealismo italiano

L idealismo o neoidealismo italiano, nato dallinteresse per quello tedesco e per la dottrina hegeliana in particolare, si sviluppò in Italia nei primi decenni del Novecento, preparato dallo spiritualismo della tradizione risorgimentale, e culminato nei suoi due massimi esponenti: Benedetto Croce e Giovanni Gentile.

Comune ad ogni idealista, si ritrova in costoro la convinzione che la sola realtà sia quella concepita dal soggetto, come riflesso della sua Idea e interiorità.

                                     

1. Contesto storico-filosofico

Le premesse di quello che si sviluppò come idealismo italiano affondano le loro radici nelle correnti filosofiche del Risorgimento, caratterizzate dallesigenza di dare unimpronta ideale e culturale al percorso verso lunificazione nazionale.

                                     

1.1. Contesto storico-filosofico Dallilluminismo al Romanticismo

Il panorama filosofico pre-unitario della penisola vedeva particolarmente attive le città di Milano e soprattutto Napoli. Ai primi dellOttocento, a seguito delle campagne napoleoniche, lItalia risentiva fortemente dellinflusso illuminista della cultura francese, di impronta laica, sensista e materialista, che avrebbe caratterizzato ad esempio il pensiero di Melchiorre Gioia, orientato ad un utilitarismo morale e politico, di Giuseppe Ferrari, ostile alla metafisica e al neoguelfismo, di Giandomenico Romagnosi, teorizzatore di una filosofia come impegno civile e maestro di Carlo Cattaneo.

Lo stesso agnosticismo illuminista, del resto, impregnò di drammaticità il pensiero e la poetica di Ugo Foscolo, nonché di pessimismo quelli di Giacomo Leopardi.

Si deve invece alla peculiare capacità di ricezione del Regno di Napoli la penetrazione in Italia di nuove idee rivolte alla cultura tedesca e al Romanticismo. Tra i primi ad assimilare inizialmente la filosofia di Kant vi furono le figure di Pasquale Galluppi 1770-1846, ispirato esclusivamente dal suo rigore morale, e di Ottavio Colecchi 1773-1847, che trasmise un vivo interesse per il criticismo alla sua cerchia di liberali.

Le istanze idealistiche e spiritualiste del romanticismo tedesco ebbero modo così di inserirsi nel solco della tradizione cattolica italiana, dando vita al cattolicesimo liberale. In esso confluirono sul piano letterario Alessandro Manzoni 1785–1873, e su opposti fronti filosofici Rosmini e Gioberti.

                                     

1.2. Contesto storico-filosofico Lontologismo di Rosmini e Gioberti

Partendo da una revisione del kantismo, Antonio Rosmini Serbati 1797–1855 si oppose al sensismo illuministico di Gioia e Romagnosi, andando alla ricerca di un principio oggettivo di verità che fosse allorigine delle idee con cui conosciamo il mondo, ed evitasse linstabilità del soggettivismo fenomenico delle categorie kantiane.

Questo principio è per Rosmini lidea dellessere possibile, che da indeterminato contenuto dellintelletto, quale originariamente è, si fa determinato allorché viene applicato come funzione trascendentale ai dati forniti dai sensi. Essa precede e informa di sé tutti i giudizi con cui affermiamo che qualche realtà particolare esiste. Lidea dellessere, dunque, costituisce lunico contenuto della mente che non abbia origine dai sensi, ed è perciò unintuizione innata.

Rosmini in tal modo superava il kantismo in una visione idealistica, conciliandolo col neoplatonismo della tradizione agostiniana, secondo cui Dio infonde nelluomo la luce che rendendo intellegibile il mondo, lo fa anche venire allessere. In lui è presente inoltre una certa vicinanza alle posizioni gianseniste, condivise col Manzoni, e laspirazione ad un rinnovamento in seno alla Chiesa Cattolica che la rendesse promotrice dellesigenza dellunità dItalia.

Diverso da quello di Rosmini è lontologismo di Vincenzo Gioberti 1801–1852, che accusò il primo di psicologismo, avendo quegli inteso lEssere ideale in senso trascendentale, come mera funzione interna al soggetto. Gioberti contestava in blocco il soggettivismo della filosofia moderna germogliato da Cartesio, riaffermando il primato dellontologia con la "formula ideale" secondo cui l Ens, cioè Dio, crea lesistente ex nihilo, dal nulla. NellIdea, causa e ragione della realtà indefinita, è immanente Dio stesso, che è loggetto ideale della conoscenza, inteso quasi panteisticamente poiché "molteplicità delle sostanze e cause seconde sono anchesse Iddio".

Rivendicando il valore della tradizione filosofica italiana, che non aveva bisogno di ricevere impulsi dallestero, Gioberti ne tracciò un percorso che risaliva alla scuola pitagorica, passava attraverso la patristica e la scolastica medioevale, giungendo infine a Giambattista Vico.

Egli sostenne pertanto la supremazia morale dellItalia quale "nazione principe" che doveva riprendere coscienza della propria missione universale e civilizzatrice guardando alle proprie origini remote e al ruolo essenziale che vi aveva svolto la Chiesa cattolica. Individuando quindi nel papa, in quanto garante dellidentità nazionale, la figura in grado di guidare il Risorgimento italiano, Gioberti fu considerato il principale esponente del neoguelfismo.

Gioberti mantenne comunque il suo pensiero soggetto a numerose revisioni e possibilità. Pur affermando il primato papale, denunciava apertamente la "minaccia gesuitica", in particolare leducazione repressiva della volontà delle giovani generazioni da parte della Compagnia di Gesù, "la milizia più fida alleata e complice dello straniero", sicché si trovò in sintonia anche con alcune istanze della carboneria e della massoneria, condivise tra gli altri da Giuseppe Mazzini 1805–1872, altro promotore di una spiritualità romantica, seppur vissuta con accenti rivoluzionari e anticlericali, ispirata ad una visione sincretica di politica e religione.



                                     

1.3. Contesto storico-filosofico I primi idealisti

Dopo la ricezione del criticismo kantiano, sarà la penetrazione dellidealismo tedesco ed hegeliano a dar vita ad una nuova generazione di spiritualisti italiani, che nel Nord della penisola furono rappresentati soprattutto da Domenico Mazzoni 1793–1853 e Giambattista Passerini 1793–1864.

I nomi più celebri di questa stagione filosofica proverranno comunque dallItalia meridionale, come Stefano Cusani 1815–1846, Stanislao Gatti 1820–1870, Angelo Camillo De Meis 1817–1891, Francesco De Sanctis 1817–1883, Bertrando Spaventa 1817–1883, nei quali lidealismo assurse a motivo ispiratore della rivoluzione patriottica e liberale contro loppressione borbonica.

Lo storico della letteratura Francesco De Sanctis fu tra coloro che maggiormente trassero ispirazione da Hegel non solo per un rinnovamento della tradizione letteraria italiana, ma anche per ledificazione di una moralità nazionale più eroica e "alfieriana". Partendo da una convinta adesione ad un programma cattolico-liberale e giobertiano, De Sanctis approdò ai fermenti più significativi e vitali della cultura romantica europea, che egli vedeva espressi dallestetica hegeliana, secondo cui larte era "lapparenza sensibile dellIdea".

De Sanctis tuttavia non si accontentò dellestetica hegeliana, la quale riduceva larte ad una forma provvisoria del concetto filosofico, affermando invece unestetica della forma intesa come attività originaria e autonoma dello Spirito: non lelaborazione di un elemento astratto e ad essa avulso, bensì la "forma" vivente di un contenuto che si realizza in figurazione artistica. Ditanziandosi dal purismo, De Sanctis non vedeva cioè dissociazione tra forma e contenuto trovandosi essi luna nellaltro.

Più fedele allimpianto ortodosso della dottrina hegeliana si mostrò Augusto Vera 1813–1885, il quale tuttavia, pur contribuendo a far conoscere il pensiero di Hegel in Italia, godette di maggior fortuna allestero, non venendo direttamente coinvolto nelle tensioni culturali che connotarono i moti del Risorgimento. LHegel di Vera, delucidato e commentato in modo chiaro e sistematico, viene accolto senza riserve. Centrale è il primato dellIdea, che si articola nella storia come organismo spirituale, e per attingere la quale occorre trascendere la natura. LIdea esiste bensì anche nelle piante e negli animali, ma in maniera incosciente; solo nellessere umano essa giunge a pensarsi come idea, divenendo in tal modo storia, e rendendo possibile anche il progresso delle entità collettive di individui che sussistono come nazione.

Particolare attenzione assume per Vera il problema religioso: a differenza di Spaventa, egli interpreta lIdea logica di Hegel in unottica trascendente, come il Dio della tradizione teologica cristiana, venendo per questo accostato in certa misura alla Destra Hegeliana in Germania, sebbene una tale lettura possa apparire una forzatura.

                                     

1.4. Contesto storico-filosofico La scuola hegeliana di Bertrando Spaventa

La figura più rappresentativa dello spiritualismo idealista dellOttocento napoletano fu quella di Bertrando Spaventa, che avviò una profonda rielaborazione dellhegelismo introducendovi temi originali che egli cercò di riprendere dalla tradizione autoctona della penisola.

Fra i propositi di Spaventa, infatti, che si impegnò nel tentativo di liberare la cultura italiana dal suo provincialismo, apportandovi gli elementi più innovativi del pensiero idealistico doltralpe, vi fu la dimostrazione della cosiddetta tesi della circolazione del pensiero europeo, secondo cui la filosofia moderna, laica e idealistica, generalmente associata alla Riforma luterana, in realtà era nata durante il Rinascimento in Italia, con una connotazione naturalistica e immanentistica, pur essendosi arrestata poi a causa della Controriforma, per conoscere il suo massimo sviluppo in Germania: egli interpretò con la chiave di lettura hegeliana questo progressivo passaggio dello Spirito filosofico dallItalia allEuropa, e il suo successivo ritorno, cercando di dimostrare come ad esempio Tommaso Campanella precorresse il pensiero di Cartesio, Giordano Bruno quello di Spinoza, Giambattista Vico con la sua "metafisica della mente" quello di Kant, mentre poi il Galluppi, Rosmini e Gioberti si sarebbero riappropriati inconsciamente di quello stesso spirito permeato dal kantismo e dagli idealisti Fichte, Schelling, Hegel.

Spaventa si preoccupò in tal modo di dare un fondamento filosofico-culturale al processo rivoluzionario dellunificazione nazionale, rinvenendo nellidealismo hegeliano la sintesi tra la corrente post-illuministica, basata sullarbitrio individuale e su una concezione meramente contrattualistica dello Stato, ed il cattolicesimo liberale, fondato viceversa sullarbitrio divino e sulladerenza dogmatico-confessionale al principio dautorità. Per Spaventa invece la rivoluzione storica da attuare era hegelianamente "storia della libertà" ; e lo spiritualismo non significava uninvoluzione, bensì un riallineamento alle nazioni più avanzate.

Per dimostrare che lIdea è intrinseca alla realtà storica, e che il suo scopo è la libertà, Spaventa sostenne lesigenza di "mentalizzare" o "kantianizzare" la Logica di Hegel, unificando questultima con la fenomenologia, cioè col percorso conoscitivo del singolo individuo umano, che diventa progressivamente autocosciente di avere in se stesso, nella propria mente, tutta la realtà assoluta logicamente articolata.

Egli riformava così la dialettica hegeliana nellottica di Kant e Fichte, ritenendo prevalente latto soggettivo del pensare rispetto ad ogni presupposto oggettivistico, valorizzando il momento finale dello Spirito rispetto alle fasi precedenti della Logica e della Natura, situate fuori dallautocoscienza. È la Mente la protagonista di ogni originaria produzione.

In maniera simile a Kuno Fischer, infatti, la deduzione hegeliana, che dalla contrapposizione di essere e nulla faceva scaturire il divenire, venne intesa da Spaventa in senso kantiano e fichtiano dando il primato alla sintesi unificatrice: è il pensare, nel suo perenne fluire, che dà luogo allessere, il quale, originariamente indeterminato e perciò im-pensabile, si rivela un non-essere, essendo posto appunto dal pensare stesso.

Analogamente Spaventa poteva sostenere, nel tracciare la storia spirituale dItalia, che è il soggetto umano a dare concretezza e coscienza di sè al processo storico.

                                     

1.5. Contesto storico-filosofico La parentesi positivista

Col compimento dellunità dItalia, le tensioni ideali che avevano caratterizzato il Risorgimento si spensero, in favore di nuove filosofie che alla metafisica preferirono il metodo delle scienze fisiche, ritenuto più consono ai tempi. Si affermarono così diversi seguaci del positivismo, come Pasquale Villari, Aristide Gabelli, Roberto Ardigò, in cui esso si accompagnava spesso a unadesione alla concezione darwinistica dellevoluzione.

In alcuni casi, come per Bertando Spaventa, il positivismo servì da sprone a ricercare un risvolto maggiormente concreto del proprio idealismo. La maggior parte degli idealisti formatisi alla sua scuola, tuttavia, come Andrea Angiulli 1837–1890, Donato Jaja 1839–1914, Felice Tocco 1845–1911, Sebastiano Maturi 1843–1917, si ritrovò isolata, e talvolta persino accondiscendente, di fronte allavanzata del materialismo. Altri invece, come Antonio Labriola 1843–1904, confluirono nel marxismo.

Avversa infine allidealismo, ma anche al materialismo, rimase una frangia attestata su posizioni tradizionaliste cattoliche oppure platoniche, composta ad esempio da Francesco Bonatelli 1830-1911, Giuseppe Allievo 1830-1913, Francesco Acri 1834-1913, Augusto Conti 1822-1905.



                                     

2. Rinascita e sviluppo dellidealismo in Italia

La rinascita dellidealismo, agli inizi del XX secolo, avvenne proprio come reazione al positivismo, dando luogo alla vera e propria stagione neoidealistica italiana.

Fu nel 1903 che Giovanni Gentile 1875–1944, giovane allievo di Jaja, intitolava significativamente La rinascita dellidealismo una prolusione tenuta allUniversità di Napoli, con cui intendeva mostrare la superiorità dellidealismo rispetto alle deteriori filosofie del panorama contemporaneo, ripercorrendo a tal fine le orme di Spaventa presso cui lo stesso Jaja si era formato.

Benedetto Croce 1866–1952 approdò invece allidealismo partendo da problemi letterari, cercando di dare sistemazione organica alla teoria estetica di Francesco De Sanctis. Lincontro con Gentile, con cui collaborò inizialmente sulla rivista La Critica per contribuire al rinnovamento della cultura italiana, lo spinse ad approfondire la dottrina hegeliana, partendo dalla quale giunse a stabilire lautonomia dellarte.

Sin dagli esordi lidealismo italiano si pose come avversario culturale del marxismo e del materialismo, riconoscendo nello Spirito il vero attore delle vicende del mondo, sebbene proprio da un confronto con la filosofia di Marx, colla quale si misurarono sia Croce che Gentile, entrambi trassero un modello di riferimento con cui dare maggior concretezza alla dialettica hegeliana, reinterpretandola come manifestazione pratica e immanente della coscienza "storica" secondo il primo, o "in atto" per il secondo.

Notevoli furono comunque le differenze tra lidealismo di Croce, che identificava lo Spirito assoluto appunto con la Storia intesa come Progresso universale, e quello di Gentile, secondo cui tutta la realtà consiste nel continuo Pensare in atto dello Spirito. Le divergenze divennero anche di natura politica, quando Croce, liberale conservatore di tradizione cavouriana, si schierò contro il regime fascista, appoggiato invece da Gentile, fedele ad un liberalismo nazionale declinato più in senso mazziniano.

Entrambi i filosofi furono a ogni modo due autorità indiscusse nellItalia del primo cinquantennio del Novecento; mentre però Benedetto Croce permeò la cultura italiana in generale, Giovanni Gentile ebbe impatto sullambiente specificamente filosofico del suo tempo.

                                     

2.1. Rinascita e sviluppo dellidealismo in Italia Lidealismo storicista di Croce

Fin dal 1913 Benedetto Croce, cugino di Bertrando Spaventa, nel suo Saggio sullo Hegel interpretò il pensiero hegeliano come storicismo immanentistico, sostenendo che la realtà si dà come spirito che continuamente si determina e, in un certo senso, si produce. Esso è la forza animatrice della realtà, che si auto-organizza dinamicamente divenendo storia secondo un processo razionale.

Lesigenza di concretezza e di immanenza, per la quale rifuggiva ogni metafisica, indusse il filosofo di Pescasseroli a considerare reale solo il terzo momento della dialettica hegeliana, quello dello Spirito, scartando i primi due, dellIdea e della Natura, visti di impedimento alla comprensione della concretezza universale dello Spirito. In questultimo non rientra neanche la religione, che non è ritenuta una forma autonoma ma un complesso miscuglio di elementi poetici, morali e filosofici.

Hegel ha avuto il merito di scoprire che lopposizione è lanima della realtà, ma egli ha esteso la dialettica degli opposti a quello che opposto non è. Secondo Croce, la vita dello Spirito consta anche di momenti autonomi che non sono opposti, ma semmai distinti. Nella dialettica crociana, pertanto, viene sì mantenuta la logica di opposizione, ma ad essa si sovrappone la categoria della distinzione: "il concetto filosofico, in quanto concretezza, non esclude, anzi include in sé le distinzioni: è luniversale in sé distinto, e risultante da quelle distinzioni".

Quattro sono le forme fondamentali in cui si articola lattività spirituale, suddivise per modo teoretico o pratico e grado particolare o universale:

  • Arte: conoscenza intuitiva del particolare, che mira al bello;
  • Economia: volizione del particolare, che mira allutile;
  • Filosofia: conoscenza logica delluniversale, che mira al vero;
  • Moralità: volizione delluniversale, che mira al bene.

I primi due "distinti" costituiscono un semicircolo teoretico, i secondi un semicircolo pratico, con cui si chiude il cerchio della dialettica dello spirito: questa è caratterizzata infatti da una "circolarità", che non è un mero ritornare alle posizioni di partenza, poiché lo spirito, quando ripassa da una forma allaltra, vi torna arricchito e quindi su un piano sempre più alto.

La dialettica hegeliana degli opposti, in tal modo, rimane reale ed operante allinterno di ciascuna forma dello Spirito, ma viene evidenziato anche il nesso dei distinti o dei gradi che stabilisce il rapporto di ciascuna forma con le altre.

Ognuno dei quattro momenti condiziona inoltre il successivo, poiché non cè azione pratica che non sia stata preceduta dalla conoscenza teorica, come non cè universale senza particolare. Essi tuttavia non comportano alcuna separazione nello Spirito, perché questo è sempre presente e operante in ognuno nella sua totalità.

Attraverso processi di mediazione dal concreto allastratto, la conoscenza scaturisce così per Croce dal giudizio storico, nel quale universale e individuale si fondono come nella sintesi a priori di Kant e nello storicismo di Giambattista Vico, suo altro filosofo di riferimento.

                                     

2.2. Rinascita e sviluppo dellidealismo in Italia Estetica crociana

Ricercando le motivazioni profonde dellispirazione artistica, Croce rivendica la piena autonomia dellarte o estetica, che per lui si configura in primo luogo come attività teoretica relativa al sensibile, riferita alle rappresentazioni e alle intuizioni che noi abbiamo della realtà.

Essa non è semplice percezione del reale, perché prescinde dalla categoria logica del vero, privilegiando non tanto loggetto, quanto la sua immagine. Larte va distinta quindi dal concetto che è conoscenza delluniversale appartenente alla filosofia, e dalle altre due forme della vita pratica economia e morale. Quale espressione di un valore autonomo dello spirito, larte non può né deve essere giudicata secondo criteri di verità, edonismo, utilità, o moralità.

Essendo intuizione che in un certo senso produce da sè il suo oggetto, larte viene da Croce identificata con lespressione, in cui rientra il linguaggio, che nella sua natura spirituale fa tuttuno con la poesia. Croce considera larte come essenzialmente lirica, cioè pervasa da un sentimento, "che si è fatto rappresentazione nitidissima". Lintuizione artistica è cioè sintesi a priori di sentimento ed espressione: il primo senza laltro è cieco, il secondo senza il primo è vuoto. Luno non può prescindere dallaltro, diventando insieme "contenuto formato o forma riempita", "sentimento figurato o figura sentita".

Dallestetica deriva la critica letteraria crociana, espressa in numerosi saggi.

                                     

2.3. Rinascita e sviluppo dellidealismo in Italia Storiografia crociana fra teoria e prassi

Il secondo momento dellattività teoretica non è più affidata alla sola intuizione, ma partecipa dellelemento razionale, approdando allelaborazione del concetto puro, universale e concreto, che esprime la verità universale di una determinazione. Questa per Croce è essenzialmente storica, nella misura in cui analizza la genesi e lo sviluppo storico degli oggetti di cui si occupa.

La ricerca della verità, affidata alla logica filosofica, si configura quindi come "storiografia", di carattere decisamente superiore rispetto alla filosofia delle scienze fisiche, matematiche e naturali, che non rappresentano una vera forma di conoscenza, essendo adatte solo agli "ingegni minuti" degli scienziati e dei tecnici, ai quali Croce contrapponeva le "menti universali" degli idealisti. I concetti scientifici sono piuttosto degli pseudoconcetti, o falsi concetti, degli strumenti pratici ma fittizi, brandelli di notizie incapaci di cogliere il compiuto organismo dello Spirito storico-filosofico.

Rifacendosi a Giambattista Vico, Croce identifica la filosofia con la storia, che non è una sequela capricciosa di eventi, ma lattuazione della Ragione, alla luce della quale diventa possibile la comprensione storica della genesi dei fatti, e la loro simultanea giustificazione con il suo stesso dispiegarsi.

Il compito dello storico è dunque di superare ogni forma di emotività nei confronti delloggetto studiato e presentarlo in forma di conoscenza, senza fare riferimento al bene o al male. Essendo forma di conoscenza autonoma e universale, la storia razionalmente compresa è sempre contemporanea, ovvero non è mai passata, ma viva in quanto il suo studio è motivato da interessi del presente.

Daltra parte nella storia è implicito un progresso ineluttabile, in virtù del quale essere e dover-essere, realtà e razionalità, coincidono sempre. Ma il positivo destinato a superare storicamente la negatività dei periodi bui della storia non è una certezza su cui adagiarsi: questa consapevolezza del progresso storico deve essere confermata da un impegno costante degli uomini in azioni i cui risultati non sono mai scontati né prevedibili.

Quanti pretendono invece di individuare degli assoluti che regolino la storia o la trascendano, non tengono conto della "vitalità" della storia, che è la vita stessa, la quale si svolge autonomamente secondo i propri ritmi le proprie ragioni.

Croce, del resto, fa proprio il detto hegeliano secondo cui "la storia è storia di libertà", chiarendo come la libertà non sia una fase in divenire, ma il soggetto stesso di ogni storia, la sua eterna formatrice. Come tale essa è per un verso, il principio esplicativo del corso storico e, per laltro, l "ideale morale dellumanità".

La libertà viene tradotta da Croce, sul piano politico, in liberalismo: una sorta di religione della libertà, o di metodo interpretativo della storia e insieme di orientamento dellazione. Egli distingueva in proposito la "storia che si fa" res agendae, dalla "storia che si pensa" res actae: esiste una relazione fra teoria e prassi, ma in entrambe opera una logica autonoma dallaltra. Vi è la razionalità dellagire, dettata dalla coscienza morale, e la razionalità del reale, che opera nellinterpretazione oggettiva della storia.

Letica dunque non ha contenuti "naturali" o dettati dalla teoria: essa è la volizione pratica delluniversale, mentre leconomia lo è del particolare. Oggetto di questa è lutile, una categoria recuperata da Croce dallo studio di Marx, che non ha connotati di moralità, essendo semmai pre-morale, indifferente alletica come lo è la politica. In tal senso egli motivava il proprio antifascismo con la condanna della concezione etica dello Stato.



                                     

2.4. Rinascita e sviluppo dellidealismo in Italia Lidealismo attuale di Gentile

Muovendo dalla medesima esigenza crociana di concretezza, ma giungendo ad esiti completamente differenti, è lidealismo di Giovanni Gentile, che a partire dal 1911 con Latto del pensare come atto puro, seguito nel 1913 dalla Riforma della dialettica hegeliana, operava una revisione della dottrina di Hegel apportandovi i motivi della tradizione ontologica e spiritualistica risorgimentale, in particolare di Spaventa, filtrati attraverso Jaja, suo maestro di filosofia.

Gentile infatti portò a termine il lavoro di "kantianizzazione" o "mentalizzazione" di Hegel, avviato da Spaventa, dando valore al momento hegeliano della sintesi tra gli opposti nello Spirito pensante, ponendolo non alla fine, bensì come sintesi originaria.

Il processo con cui il Pensiero spirituale giunge a prodursi, secondo il filosofo di Castelvetrano, non può essere anteriore allatto con cui il pensiero si pensa, ma è questo medesimo atto, perché non si possono formulare pensieri privi della coscienza di formularli. Solo identificandosi nella consapevolezza di questo atto vivo del pensare, lidealismo può dirsi assoluto:

Gentile denominò pertanto la sua filosofia attualismo o idealismo attuale, perché in esso lunica vera realtà è latto puro del soggetto umano nellatto in cui pensa. Non vi è nulla fuori dellatto del pensiero, cioè della sua autocoscienza, in cui si manifesta lo spirito che comprende tutto lesistente.

Lo Spirito è Pensiero, ed il Pensiero è attività perenne, un costante divenire senza inizio né fine, in cui non cè distinzione tra soggetto e oggetto. Non vi sono presupposti oggettivi esterni al pensiero, quali la Natura e la stessa Logica di Hegel, da costui concepiti come "altro" dallo Spirito, come dei "pensati" anziché dei momenti di un medesimo atto pensante.

Gentile contestò ad Hegel, in modo diverso da Croce, di avere costruito la sua dialettica con elementi propri del "pensato", ovvero quello del pensiero determinato e delle scienze. Per Gentile, invece, solo nel "pensare in atto" consiste lautocoscienza dialettica che tutto comprende, mentre il "pensato" è un fatto illusorio. Egli respinse in tal modo ogni forma di dualismo e di naturalismo, rivendicando lunità di natura e spirito monismo, cioè di spirito e materia allinterno della coscienza pensante del Soggetto trascendentale. Avvicinandosi a Fichte, attribuiva a questultima un primato gnoseologico ed ontologico.

                                     

2.5. Rinascita e sviluppo dellidealismo in Italia Latto puro

La realtà dunque non è un fatto, un dato fattuale e statico, bensì un atto, un agire dello Spirito, unattività dinamica dotata di potenza infinita nel suo perpetuo "farsi".

Contro il realismo, Gentile sostenne che qualunque realtà pensata come "presupposto del pensiero", cioè pensata come "non pensata" essendo esterna, precedente al pensiero, è un concetto contraddittorio, dogmatico e arbitrario, che corrisponde al punto di vista empirico. Lempirismo è un punto di vista astratto, perché separa loggetto dallIo, dal soggetto che lo pone, e quindi "astrae" una parte dal tutto, dalla sintesi unitaria di soggetto-oggetto, che Gentile chiama autocoscienza.

Presupporre il non-io come opposto allIo è, allinizio, un porre astratto e quindi immediato del pensiero che non vede se stesso negli oggetti del mondo, un porre privo di mediazione. Viceversa, lIo trascendentale autocosciente è una coscienza mediata di sè, perché non può sussistere senza coscienza dellaltro da sè, cioè del mondo.

Questo Io trascendentale è lunico Soggetto universale, impossibile da guardare dallesterno, perché pur presumendo di oggettivare latto appercettivo del suo "Io penso", lo si abbasserebbe ad uno dei tanti oggetti finiti della conoscenza, riducendolo ad un mero io empirico. Per questo è un atto che non si può mai trascendere: la sua natura trascendentale non trascendente non può essere compresa come un atto compiuto, ma solo come "atto in atto", ossia un atto mai definitivamente concluso, costantemente attuantensi e in continuo divenire.

Il pensare così è al contempo un agire, un processo costante di auto-creazione o, come dice Gentile, di autoctisi, con cui pensando esso pone se stesso e insieme anche il mondo, prendendo in tal modo coscienza di sè.

In questatto risiede quella concretezza che permane come esigenza fondamentale avvertita da Gentile anche nellatto delleducare, inteso come autoeducazione dello spirito basata non sullalterità di insegnante e allievo, dettata da astratte teorie psicologiche, ma sullunità di uno stesso processo che è sintesi a priori di scuola e vita, pedagogia e filosofia, teoria e prassi.

Si tratta di un atto eternamente presente, che non è contenuto tra il passato e il futuro, ma comprendente la totalità del tempo, che quindi racchiude in sè anche la storia. Ne consegue lidentità di filosofia e storia:

                                     

2.6. Rinascita e sviluppo dellidealismo in Italia La dialettica del concreto e dellastratto

Gentile analizzò in dettaglio lautoctisi dello Spirito: esso si produce nel momento in cui nega lessere come natura, negando cioè qualcosa che non esiste ritenuto erroneamente esistente dal naturalismo, e in questa negazione realizza se stesso.

In tal modo avviene il superamento e insieme lassimilazione della logica astratta, formale e ontologica, da parte della logica del concreto, come già aveva fatto Hegel nella Fenomenologia dello spirito, ma a differenza di questultimo, Gentile sostenne che tale processo non può mai concludersi, altrimenti si approderebbe ad un risultato definitivo e immutabile, che contraddirebbe il perenne fluire dello Spirito.

La logica astratta, pertanto, resterà sempre qualcosa di indispensabile, in quanto gradino e alimento del logo concreto:

Astratto e concreto trovano così la loro sintesi effettiva nellunità attuale della coscienza, che è la vera unione degli opposti.

Ripercorrendo la storia dello Spirito come eterna presenza di sè a se stesso, Gentile la vedeva come una progressiva presa di coscienza dellattualismo medesimo: con lidealismo tedesco il Pensiero aveva finalmente preso coscienza che non esistevano altre realtà al di fuori di sè, ma Hegel lo concepiva ancora come realtà già costituita, fuori del suo svolgimento concreto nel soggetto umano.

Per Gentile, invece, la dialettica dellatto puro è possibile esclusivamente allinterno del pensiero pensante, non come unione di momenti "pensati". Essa si attua in particolare nellopposizione tra la soggettività rappresentata dallarte tesi e loggettività rappresentata dalla religione antitesi, cui fa da soluzione la filosofia sintesi.

Come per Croce, larte è per Gentile intuizione lirica, che però non è espressione di un sentimento, ma il sentimento medesimo. In quanto tale essa investe non un solo aspetto, bensì tutta la vita dello spirito e della personalità umana, in maniera simile alla visione romantica. Concependo inizialmente lintuito come vuota e primitiva potenzialità, Gentile tenderà a rivalutarlo sempre più come energia motrice del pensiero, fino ad approdare a una vera e propria "svolta" a partire dal 1928 con la pubblicazione del saggio sul Sentimento, che lo avrebbe portato a elaborare una sorta di "estetica" attualista.

Opposta allarte è la religione che esalta loggetto, slegato dallidealità del soggetto, per ricongiungerli infine nella filosofia, che li coglie non come momenti separati, ma nellunicità dellatto finale autocosciente. Gentile riconosceva in particolare nel Cristianesimo linizio di questo processo di evoluzione dello spirito.

Tra larte e la religione si trova invece la scienza, che condivide i limiti di entrambe senza partecipare della loro validità. Essa infatti si arresta in maniera astratta e dogmatica ai fenomeni, incapace di elevarsi allautoconcetto, cioè al riconoscimento dellautocoscienza nella genesi dei propri concetti.

La concretezza dellatto, che è infinita libertà e creatività, investe anche la dimensione etica e politica, dove esso si traduce in liberalismo, vissuto da Gentile come religione civile, con cui lo Spirito si attua non sopprimendo le individualità, ma superando gli interessi particolari in uneticità super partes che tutti li comprenda e al contempo li realizzi. Questetica dunque è quella dello Stato, inteso dinamicamente come organismo vivente, per realizzare il quale Gentile motivò la propria adesione al fascismo, in cui vedeva la naturale prosecuzione dei valori risorgimentali.

                                     

3. Eredità

Dopo aver caratterizzato la cultura italiana per oltre un quarantennio, nel secondo dopoguerra il neoidealismo entrò in crisi sostituito da nuove correnti filosofiche come lesistenzialismo, il neopositivismo, la fenomenologia e il marxismo. Con questi nuovi influssi provenienti dallestero interagiranno gli eredi dellidealismo, che veniva intanto attaccato in Italia sia da forme alternative di spiritualismo, espresse da Pantaleo Carabellese e Piero Martinetti, sia da esponenti neotomistici, tra cui spiccavano ad esempio Agostino Gemelli, o Gustavo Bontadini. La scoperta del pensiero di Antonio Gramsci portò inoltre ad abbandonare lo storicismo di Croce in sostituzione di uno più radicale.

Benedetto Croce, a ogni modo, fu definito dallo stesso Gramsci "papa laico della cultura italiana". La sua eredità fu raccolta principalmente da Vittorio Enzo Alfieri 1906–1997, oltre che da critici letterari come Luigi Russo 1892–1961, Francesco Flora 1891–1962, Manara Valgimigli 1876–1965, Augusto Rostagni 1892–1961, o da storici come Federico Chabod 1901–1960, Carlo Antoni 1896–1959, Adolfo Omodeo 1889–1946.

Croce fu un intellettuale rispettato anche al di fuori dellItalia: la rivista Time gli dedicò la copertina negli anni 30, e negli anni 2000, contestualmente alla rivalutazione del pensiero crociano, si è registrato linteresse della collana editoriale dellUniversità di Stanford, mentre la rivista statunitense di politica internazionale Foreign Affairs lo inserì nel 2012 tra i pensatori più attuali tra quelli del 900, riconoscendolo, in maniera analoga a pensatori come Karl Popper, come uno dei più eminenti teorici del liberalismo europeo e un autorevole oppositore di ogni totalitarismo.

Tra i più fedeli allievi di Giovanni Gentile va invece annoverato Ugo Spirito 1896–1979, che difese limmanentismo della sua filosofia, mentre altri, più attenti ai motivi religiosi e spiritualistici del suo pensiero, hanno rivendicato lesigenza di aprirsi alla trascendenza, in particolare lidealista Augusto Guzzo 1894–1986, o sempre in ambito cattolico Armando Carlini 1878–1959, Michele Federico Sciacca 1908–1975, Augusto del Noce 1910–1989.

Altri allievi dellattualismo gentiliano, ma con esiti variegati, furono Giuseppe Lombardo Radice 1879–1938, Vladimiro Arangio-Ruiz 1887–1952, Felice Battaglia 1902–1977, Guido Calogero 1904–1986, Angelo Ermanno Cammarata 1899–1971, Cleto Carbonara 1904–1998, Mario Casotti 1896–1975, Gaetano Chiavacci 1886–1969, Ernesto Codignola 1885–1965, Cecilia Motzo Dentice dAccadia 1893–1981, Guido De Ruggiero 1888–1948, Vito Fazio Allmayer 1885–1958, Franco Lombardi 1906–1989, Giuseppe Maggiore 1882–1954, il già citato Adolfo Omodeo molto legato anche a Croce, Giuseppe Saitta 1881–1965, Arnaldo 1892–1968 e Luigi Volpicelli 1900–1983.

Recentemente, infine, il filosofo Emanuele Severino ha tenuto a evidenziare, da un lato, "lessenziale solidarietà tra attualismo e tecno-scienza; dallaltro la capacità dellattualismo di portare oltre lintera tradizione dellOccidente: ciò significa che il pensiero di Gentile è destinato a essere riconosciuto come uno dei tratti più decisivi della cultura mondiale".