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ⓘ Cappella Colleoni




Cappella Colleoni
                                     

ⓘ Cappella Colleoni

La Cappella Colleoni, opera rinascimentale di Giovanni Antonio Amadeo, si trova sulla piazza del Duomo di Bergamo alta, addossata alla basilica di Santa Maria Maggiore.

                                     

1. Storia

Voluta da Bartolomeo Colleoni, quale mausoleo proprio, sepulcrum sibi vivus extruxsit fur oggi poste le fondamenta della Cappella o Oratorio contiguo a Santa Maria Maggiore del famoso capitano Bartolomeo a sua perpetua memoria fatto edificare, ove successivamente eretto il suo glorioso Sepolcro. Tuttavia tutta la documentazione notarile consultata attesta che fino al 1472 nessun lavoro era stato intrapreso.

La costruzione vera e propria del complesso monumentale ebbe inizio, invece, nel corso del 1472 con labbattimento della sagrestia di Santa Maria Maggiore e del porticato antistante, sagrestia la cui esistenza agli inizi del 1472 è provata da una supplica dei rettori della chiesa al Colleoni che eum rogabant ne destrueret.

                                     

1.1. Storia Manu militari

Labbattimento della sagrestia di Santa Maria Maggiore per fare posto al Mausoleo ha fatto nascere la questione se sia stato un atto di soldatesca arroganza del Colleoni, stanco delle lungaggini burocratiche che ritardavano linizio dei lavori, o sia avvenuto con laccordo degli amministratori della chiesa.

La lettura del mastro di contabilità della nuova sagrestia laddove dice che la precedente era stata ruinata ac accepta per Illustrem condam Bertolomeum colionum ha fatto nascere quella che monsignor Angelo Meli, uno dei maggiori studiosi della Cappella, definisce la leggenda dellintervento armato. Si è inteso il termine ruinata come conseguenza dellazione violenta del potere militare mentre voleva esprimere solamente il fatto fisico dellabbattimento in sé senza con ciò volerlo derivare da unazione di forza.

A sostegno dellabbattimento concordato cè la dichiarazione di Vanoto Colombi, un fedelissimo del Capitano Generale, che il 4 aprile 1483 testimoniava che la sagrestia

ma laffetto e la fedeltà del Colombi verso il Capitano la rendono sospetta.

La ricostruzione documentaria fatta dal Meli non lascia margini a dubbi di alcun genere. Tuttavia bisogna tener presente che la verità si appanna col tempo mentre le leggende sopravvivono. Certo è che il potere e il carisma del Colleoni erano tali da imporsi da soli senza che occorresse lintervento di soldati.

Il dubbio, infondato, resisterà ma è poca cosa di fronte allo splendore del mausoleo che Bartolomeo Colleoni, pur volendolo per sé, ha lasciato alla sua città arricchendone il patrimonio artistico con unopera di universale bellezza.

Per quanto riguarda la data finale del completamento dei lavori è ritenuto corretto il 1476 anche in considerazione del fatto che lAmadeo nel 1474 lavorava alla Certosa di Pavia, cosa che non gli sarebbe stata permessa se la cappella non fosse già stata ultimata e che nel 1475 chiese il saldo delle sue spettanze. Tuttavia losservazione di alcuni particolari costruttivi e alcuni documenti notarili attestano che ancora allinizio del Cinquecento si lavorava alla sistemazione di particolari della facciata e dei cornicioni.

                                     

2. Larchitettura

LAmadeo adottò una soluzione architettonica che trova un accordo formale con la basilica, a cui si affianca, nel tamburo ottagonale e nella cuspide della lanterna. La scelta della copertura e la policromia dei marmi riprendono il protiro di Giovanni da Campione, esaltano le caratteristiche da mausoleo ma rendono allo stesso tempo ledificio adatto alle celebrazioni liturgiche.

È il capolavoro di Giovanni Antonio Amadeo, unopera di eccelsa fattura dallispirazione composita, saldamente radicata nel Medioevo ma proiettata nel Rinascimento lombardo, completato da addizioni successive che rinviano al manierismo barocco.

Il movimento dei volumi e la loro tensione verso lalto alleggeriscono la costruzione mentre linsieme delle sculture, che ne fanno parlare la facciata con i loro significati simbolici, la rendono unallegoria del cursus honorum del condottiero che laveva voluta.

                                     

2.1. Larchitettura Facciata

La facciata, composta da tarsie e decorazioni in marmi policromi a losanghe bianche, rosse e nere, ha un rosone sopra il portale, ai lati del quale sono due medaglioni che raffigurano Cesare e Traiano. La sua geometria si sviluppa in senso verticale, seguendo tre fasce parallele, racchiusa da due lesene istoriate culminanti in due pinnacoli uniti da una elegante loggia alleggerita da dieci bifore.

La copertura è formata da un tamburo ottagonale, che poggia sulla loggetta, e dalla cupola a spicchi che termina con la lanterna. Nel tamburo cè un piccolo rosone, in asse con quello maggiore sottostante, che contiene il serpente di bronzo di Mosè quasi a sottolineare una linea di continuità tra il personaggio biblico e il Colleoni.

La parte alta del basamento della facciata contiene nove formelle con bassorilievi, cinque raffiguranti dieci storie bibliche accoppiate: la Creazione di Adamo e la Creazione di Eva ; la Tentazione e la Cacciata dallEden ; il Lavoro di Adamo ed Eva e il Sacrificio di Isacco ; le Offerte a Dio di Caino e Abele e l Uccisione di Abele ; il Cacciatore Lamech e la Morte di Caino ; e quattro bassorilievi con la vita di Ercole: Ercole ed Anteo, Ercole e lIdra di Lerna, Ercole e il Toro di Creta, Ercole contro il Leone Nemeo.

Sopra le lesene delle finestre ai lati del portale, lavorate con motivi floreali e medaglioni con piccoli busti, vi sono le quattro statue delle Virtù.

La cancellata in ferro battuto e bronzo, su cui si trova lo stemma del Colleoni, è invece del 1912, ed è stata realizzata da Virginio Muzio su disegno di Gaetano Moretti.



                                     

2.2. Larchitettura Interno

Linterno è costituito da un ambiente a pianta quadrata e da un altro, in posizione laterale, più piccolo con il presbiterio.

Il cenotafio del Colleoni morto il 3 novembre 1475 è posto sulla parete di fronte allingresso.

I pilastri, che hanno alla base delle teste di leoni, sostengono un primo sarcofago con bassorilievi con scene della crocefissione di Cristo; sopra vi è un secondo sarcofago, di cui è ignota la destinazione, sostenuto da tre statue, anchesso con bassorilievi che raffigurano le scene dellAnnunciazione, della natività di Cristo e delladorazione dei Re Magi.

La statua equestre del condottiero in legno dorato, realizzata da Sisto e Siry da Norimberga nel 1501, conclude la struttura piramidale del monumento. Il sarcofago superiore e la statua equestre affiancata dalle statue di Dalila e Giuditta, che vi poggiano, sono racchiusi da un arco sorretto da due coppie di leggere colonne portate da basi di marmo rosso scolpito, il tutto su uno sfondo turchino che restituisce un insieme policromo di eccezionale eleganza e bellezza.

Il monumento funebre di Medea, figlia prediletta del Colleoni, morta il 6 marzo 1470, anchesso opera dellAmadeo, si trova sulla parete di sinistra.

Sul sarcofago giace una gentile statua di Medea, supina con unespressione serena quasi dormiente, protetta da una delicata Maternità inserita fra santa Chiara e santa Caterina in un complesso visivo di grande dolcezza.

Sul fronte ritornano, quasi a contrasto con la leggiadria della scena, le armi del Colleoni: i testicoli colleoneschi e i gigli di Andegavia che con le fasce borgognone racchiudono una Pietà, a memoria costante della forza e del potere raggiunti.

Il sarcofago ha avuto la collocazione attuale solo nel 1842, quando è stato trasferito dal Santuario della Basella di Urgnano dove si trovava fino a quella data.

Sotto il monumento, il bancale in noce con tarsie bibliche è opera di Giacomo Caniana, 1785.

Il presbiterio, a cui è annessa una piccola sagrestia, ha un altare scolpito da Bartolomeo Manni nel 1676 su cui sono le statue di San Giovanni Battista, San Bartolomeo apostolo e San Marco Evangelista.

I banchi intagliati sono opera di Giovanni Antonio Sanz le tarsie bibliche sono sempre del Caniana, 1773; alla parete è la tela La Sacra Famiglia con San Giovanni Battista, di Angelika Maria Kauffmann, 1789.

Gli affreschi dei pennacchi, delle lunette e della cupola riproducenti Episodi della vita di San Giovanni Battista, di San Marco e di San Bartolomeo sono di Giambattista Tiepolo, che li realizzò tra il 1732 e il 1733 su incarico dei Reggenti del Luogo Pio della Pietà Bartolomeo Colleoni e con laiuto di Francesco Capella.

Le lunette sono state restaurate nel 1996.

                                     

2.3. Larchitettura Il simbolismo

La cappella è formalmente un luogo cristiano ma sostanzialmente un mausoleo, apoteosi della forza e del trionfo di un imperator, il Colleoni, discendente da Ercole come amava definirsi.

Il complesso è

La facciata, con i suoi ornamenti e con il gioco dei volumi ascendenti, quasi piega il sacro al pagano nellesaltazione di un condottiero che equipara a Cesare e a Traiano.

Al centro della facciata campeggia uno splendido rosone, fonte primaria di luce per linterno della cappella, luce che, tuttavia, si proietta non sullaltare ma sul monumento equestre del Colleoni che domina prepotente sui simboli religiosi presenti quasi timidamente. Il presbiterio e laltare risultano così in una posizione che può apparire secondaria, mentre lo scenario è monopolizzato dal condottiero che con il suo monumento dorato si impone al visitatore.

Il rosone contiene una ruota, comunemente simbolo di rinascita ma qui allegoria del sole, quel sole che diede la vittoria a Giosuè di cui Bartolomeo si sentiva erede. Un simbolo che

Le trabeazioni delle finestre laterali si inseriscono nel rosone quasi a fermare il movimento della ruota, in questo caso della Fortuna, a sottolineare il momento in cui il condottiero raggiunse lacme della virtus e della potenza.

Avvalorano questa lettura la presenza sul rosone di una statua di un soldato romano in postura di compiaciuta attesa e i busti di Cesare e Traiano che si protendono in uno sforzo evidenziato dalla tensione dei muscoli del collo. Tuttavia si deve rilevare che la statua è stata lì collocata per rimediare a un errore nella connessione delle formelle di marmo policromo.

Lopera, tutta, dà

Il cristiano si confonde col pagano, chiesa che testimonia il cammino verso Dio o tempio che divinizza l imperator come richiamano le iscrizioni sotto i due busti romani, Divus Iulius Caesar e Divus Traianus Augustus.

Le finestre che affiancano lingresso contengono delle colonne che richiamano dei fusti di cannone, proprio quei fusti che il Colleoni liberò dallaffusto fisso rendendoli facilmente spostabili, creando così lartiglieria mobile.

Tutto nella cappella esalta il miles in uno strano miscuglio di religiosità e laicismo di cui è difficile individuare i confini le prevalenze.



                                     

3. Il mistero

Per secoli si è creduto che la salma di Bartolomeo Colleoni non si trovasse nel mausoleo ma in qualche altro luogo poiché i sarcofaghi risultavano vuoti a ogni ispezione, alimentando un appassionante mistero storico sulle sorti dei resti del condottiero.

Si arrivò anche alla leggenda, nata e propagatasi spontaneamente, dello spostamento del feretro dallarca ad altro sito, forse sotto il pavimento di Santa Maria Maggiore, per ordine di san Carlo Borromeo, basata sul fatto reale che a seguito di una visita pastorale del cardinale, 1575, erano stati effettivamente tolti dalla cappella alcuni cimeli.

La leggenda rimase tale, non comprovata da alcun cenno negli atti della visita pastorale, ed è impensabile che questa omissione fosse deliberata o casuale, specialmente in considerazione della riforma ecclesiastica che il Borromeo stava portando avanti con forza e determinazione: un trasloco così importante e particolarmente sentito dalla comunità bergamasca non avrebbe potuto essere fatto senza un provvedimento formale.

Il cardinale, daltra parte, mantenne il feretro di Medea nel suo sepolcro nella chiesa di Santa Maria di Basella di Urgnano e un comportamento diverso nei confronti di quello del padre, Bartolomeo, sarebbe stato contraddittorio e incomprensibile.

È probabile che quella diceria si fosse diffusa per il bisogno di dare una spiegazione razionale alla scomparsa dei resti del Colleoni.

La soluzione del mistero parve arrivare il 14 gennaio 1950 con la riapertura di una massiccia arca lapidea di tipo barbarico già ritrovata l11 luglio 1651 sotto il pavimento di Santa Maria Maggiore e contenente alquante ossa di statura et misura longhissima, quasi di gigante, et con lossa un bastone et una spada di legno.

La commissione che presenziò a questa riesumazione dichiarò frettolosamente che i resti appartenevano al Colleoni senza rilevare le evidenti contraddizioni che vi si opponevano. Non si spiegava il perché dellutilizzo di unarca altomedievale, lassenza di qualsiasi elemento di identificazione del feretro, la presenza di una spada di legno anziché di una vera, laltezza dello scheletro non corrispondente alla statura tramandataci del Colleoni.

I dubbi, mai sopiti, portarono al riesame dei reperti per opera di una commissione, indicata dal Ministero della pubblica istruzione, presieduta da padre Agostino Gemelli che il 21 maggio 1956 escluse che le ossa in questione appartenessero al Colleoni: si concludeva una vicenda ma il mistero rimaneva, anzi vi si aggiungeva quello della vera appartenenza delle ossa, forse di un guerriero medievale mentre rimaneva inspiegabile la spada di legno.

                                     

3.1. Il mistero La soluzione

Linteresse sulla sorte dei resti del Colleoni si era affievolito col passare dei secoli, nonostante sporadiche ispezioni, in una sorta di distratta rassegnazione fino al 1922 quando, il 15 giugno, Vittorio Emanuele III durante una visita ufficiale chiese agli accompagnatori dove si trovassero le spoglie del condottiero, creando una situazione di disagio perché nessuno fu in grado di dare una risposta. Il Re, andando via, raccomandò al Priore di cercare ancora, trovare il grande condottiero e di riferirgli. Questo fatto, particolarmente imbarazzante e in un certo senso umiliante per gli autorevoli ospiti che avrebbero dovuto rispondere, spinse a nuove ricerche e a nuove ipotesi che, tuttavia, non sciolsero il mistero secolare infittito dallanonimato del feretro contenuto nel sarcofago barbarico rinvenuto nella basilica di Santa Maria Maggiore.

Solamente monsignor Meli insisteva sulla presenza del corpo del Colleoni allinterno della cappella perché così volevano tutte le testimonianze dellepoca.

Marin Sanudo descrivendo, nel 1483, la Cappella fu particolarmente esplicito, questa Capitano di la Signoria General di Terra; era Signor de Martinengo, Roman, Malpaga, et altri castelli. Qui è il corpo suo sepulto in archa magnificentissima.

Questa narrazione di un osservatore che scriveva pochi anni dopo lo svolgimento dei fatti si aggiungeva ad altre meno esplicite ma tutte coerenti verso la tumulazione dentro la cappella, mentre non esisteva alcunaltra testimonianza che affermasse cosa contraria se non il fatto che le arche erano vuote.

I tentativi successivi alla visita di Vittorio Emanuele III furono senza esito, ma posero nuovamente il problema allattenzione della comunità storico-scientifica sotto la spinta della convinzione del Meli che insisteva per la presenza, seppure non provata, del feretro dentro la cappella.

Nel 1968 fu coinvolta la fondazione Lerici che, nel novembre 1969, inviò propri tecnici dotati di nuovi strumenti di prospezione magnetometrica.

Lispezione si svolse nella giornata del 21 novembre 1969 attraverso due fasi pressoché contemporanee, una empirica e una geofisica.

Si saggiò con un bastone il fondo dellarca maggiore che diede una risonanza inconsueta mentre la fortuita caduta di un pezzo della lastra di copertura produsse nellasse sottostante una fessura attraverso la quale si intravedevano quelle che sembravano essere delle ossa.

La prospezione geofisica segnalò, al contempo, la presenza di oggetti metallici variamente disposti alimentando una speranza che si sostituì al disinganno.

Alle ore quattordici e trenta si procedette alla rottura di uno strato ondulato di calce, ed ecco apparire di sotto una cassa lunga e piatta: il beffardo ingannatore.

La cassa fu aperta alle sedici circa e apparve il feretro di Bartolomeo Colleoni con le braccia incrociate, in buono stato di conservazione con labbigliamento che una spia sforzesca aveva descritto vestito duno zupone de raso carmesino: calze de grana, una turca de panno dargento, Guanti, Spata et Speroni, et col bastone et bereta capitaniesca.

Tutto corrispondeva tranne la spada che non fu trovata subito ma il 5 febbraio 1970 in occasione della pulitura della bara: era nascosta dal corpo del Capitano General.

La bara conteneva anche una targa di piombo a memoria del personaggio sepolto

Il Colleoni fu sepolto nel suo monumento il 4 gennaio 1476, due mesi dopo la morte, 3 novembre 1475, perché a quella data non era stato ancora completato del tutto: riposa tuttora là.

Oggi DAnnunzio non canterebbe più

                                     

4. Opere darte

La Cappella Colleoni, capolavoro di Giovanni Antonio Amadeo, è il gioiello artistico lasciato dal condottiero, pro patrie munificenzia et imperii maiestate, a Bergamo, la città di cui si sentiva patronus.

                                     
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