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ⓘ Vincenzo Romano Salvia




Vincenzo Romano Salvia
                                     

ⓘ Vincenzo Romano Salvia

Figlio di Carlo, commerciante di abbigliamento, e Filomena Lamberti. Sin da giovanissimo è attratto dalla pittura, nel 1945, a soli 10 anni si dilettava a riprodurre dipinti antichi. Nel 1952 scopre la pittura impressionista e sotto la guida del pittore e professore di disegno, Mario Galderisi, inizia a dipingere paesaggi dal vero nel salernitano.

Conseguito il diploma, nel 1953 viene ammesso alla Scuola del Nudo alla Accademia di Belle Arti di Napoli.Tra i suoi Maestri figurano il pittore Manlio Giarrizzo, il Prof. Ferdinando Bologna, con il quale studia Storia dellArte e soprattutto il pittore Emilio Notte, titolare del corso di Pittura e che Salvia frequenterà assiduamente anche negli anni successivi. Lultimo loro incontro risale al 30 dicembre 1977, in occasione di una antologica di Emilio Notte, a Palazzo Reale a Napoli.

I suoi primi lavori sono orientati dalla cultura post-cubista, successivamente esegue disegni e dipinti animati da un forte realismo sociale, come quando viene a contatto con il mondo contadino nel Cilento, anche incoraggiato dai poeti Vincenzo Caldarelli ed Alfonso Gatto che in quegli anni frequentava. A Eboli e Salerno, vengono esposti alcuni lavori del Cilento. Carlo Levi, per loccasione, gli invia un commovente telegramma "per la comunione di episodi", riferendosi ai fatti narrati dallo scrittore in "Cristo si è fermato a Eboli"

                                     

1. In Francia, incontro con Zoran Music e Antonio Corpora

Nel 1958, si reca in Francia, a Fontainebleau, a Moret-sur-Loing e a Parigi. Qui frequenta e stringe amicizia con diversi pittori, tra i quali Zoran Music e Antonio Corpora, che si ritrovavano spesso con Gildo Caputo, che in quegli anni era anche il direttore della Galerie de France. La frequentazione di Corpora e Music, consente a Salvia di assimilare gli stili artistici di quegli anni.

                                     

2. A Torino, allievo di Enrico Paolucci e Felice Casorati

Nel 1960 torna in Italia e si stabilisce a Torino, dove si iscrive a un corso di specializzazione allAccademia Albertina. Sarà allievo di Enrico Paolucci e Felice Casorati. Sempre a Torino conosce Franz Kline e sperimenta in questo contesto larte gestuale.

                                     

3. In Libia, insegnante a Tripoli

Vince il concorso per insegnamento nelle scuole italiane all’estero e viene chiamato al Liceo Italiano di Tripoli, in Libia dove resta per tre anni. In questo periodo continua le esperienze precedenti con tecniche a smalto e tempera su grandi formati. Realizza numerose opere che ritraggono popolazione e scorci della città africana. Si svolgono due mostre personali dove lAmbasciata dItalia e il Banco di Napoli acquisteranno alcune delle opere esposte. La Sahara Bank di Tripoli gli commissiona un grande bassorilievo che verrà realizzato con la tecnica a sbalzo. Progetta il padiglione siriano e pannelli decorativi alla Fiera Internazionale di Tripoli. Nel 1965, in prossimità della nascita del figlio, abbandona la cattedra e torna in Francia, a Fontainebleau, città della moglie Jacqueline Fontana e dopo qualche tempo la famiglia torna a Salerno.

                                     

4. Trasferimento a Roma e incontro con Filiberto Menna e Claudio Strinati

Nel 1965 lo storico dellarte Filiberto Menna convince Salvia a stabilirsi a Roma e lo introduce nella vita artistica romana attraverso incontri culturali che Menna organizzava in un locale vicino al Teatro Olimpico nel quartiere Flaminio. Successivamente, frequenterà anche il salotto letterario di una nobildonna romana, nei pressi di Via del Corso, dove Claudio Strinati conduceva gli incontri.

                                     

5. I primi anni a Roma

Nonostante lottimo inserimento di Salvia nel contesto culturale e mondano della città, la vendita delle sue opere non risultava facile. La maggior parte dei galleristi romani infatti, in quegli anni preferiva andare sul sicuro proponendo ai loro clienti opere classiche dei Maestri di inizio novecento, più facilmente vendibili. Erano ancora pochi quelli che avevano laudacia e la lungimiranza di proporre opere di esponenti dell’arte contemporanea.

Ma un giorno, in una galleria di Via Margutta, avviene l’incontro con un facoltoso professionista e collezionista d’arte che mise sotto contratto Salvia commissionandogli la realizzazione di opere da consegnare periodicamente. La collaborazione durò circa tre anni. Limprenditore, non era un mercante darte, ma un vero appassionato. Non si limitava soltanto allacquisto delle opere per se, ma anche a proporle ai suoi amici un po ovunque. I quadri di Salvia finalmente cominciavano a circolare al di fuori del circuito un po chiuso e tradizionalista delle principali gallerie di Roma.

Nel frattempo, in qualità di professore di disegno, Salvia, è chiamato a insegnare al liceo Pasteur di Roma.

Nel 1970, il critico Italo Mussa, favorì l’inserimento di Salvia nel prestigioso Catalogo Bolaffi.

Nei primi cinque anni a Roma, sono state numerose le esposizioni, e molti i premi ricevuti.



                                     

6. I "Paesaggi Romani" e lincontro con Sergio Leone

Nel 1970 comincia a dipingere il paesaggio romano, dal vero. In particolare una serie di vedute dal Gianicolo, del Tevere, del quartiere Monte Mario dove vive ancora oggi.

In una esposizione dei" Paesaggi Romani”, avviene l’incontro con il regista Sergio Leone.

Salvia ricorda un aneddoto curioso e divertente. Invitato nella casa del regista nel quartiere Eur, i due passarono un lungo pomeriggio conversando amabilmente non solo d’arte ma anche della Campania, poiché il regista, anche se nativo di Roma, era di padre Avellinese. Ad un certo punto della giornata, Il regista dovendo uscire aveva necessità di cambiarsi e cercava dei particolari pantaloni che risultavano introvabili. Il fatto spazientì a tal punto Leone che esplose in un battibecco domestico, incurante della presenza di Salvia che rimase divertito e sorpreso nellassistere alla scenetta.

Leone rimase molto colpito da alcuni lavori di Salvia, in particolare da alcune Nature Morte, ne acquistò diverse.



                                     

7. Ravello, la costiera, Gore Vidal e James Taylor

Dai primi anni ottanta, ritorna periodicamente a Ravello per raccogliere impressioni sul paesaggio della costiera che girerà in lungo e largo, dipingendola sempre dal vero. Una importante antologica risale al 1986 alla Cappella Gentilizia di Villa Rufolo. È stato ospite di Gore Vidal, nella sua" Rondinaia” una incantevole costruzione a picco sul mare, con vista mozzafiato della Costiera Amalfitana. Meta di importanti feste e incontri dello Star System internazionale. Vidal la visitò per la prima volta in compagnia del suo amico Tennessee Williams nel 1948.

Nella sua permanenza la Rondinaia, Salvia eseguì un ritratto a Vidal.

Sempre, a Ravello, Il cantautore Statunitense James Taylor, in visita a una mostra personale di Salvia, si innamora della collezione e acquista quasi tutte le opere esposte, che verranno spedite negli USA al termine della mostra.

                                     

8. Lincontro con Federico Fellini

A Roma, alla Galleria Antiqua in via Gregoriana, nel 1989 alla mostra sui Paesaggi Romani, è presente Federico Fellini, che fa omaggio a Salvia di un disegno, che il regista realizza seduta stante sul libro degli ospiti. Salvia rivela cosa si nasconde dietro il disegno del Maestro riminese. La galleria, in un angolo in disparte, consentiva a una cartomante, amica del gallerista, di esercitare la propria attività divinatoria. Federico Fellini era un assiduo frequentatore della cartomante, e nel disegno realizzato è raffigurato proprio il volto della donna, che tiene stretto nel pugno lo stesso Fellini: un fumetto fa recitare a Fellini: ”Aiuto!.ma non voglio essere liberato”. Il regista era notoriamente appassionato di tematiche esoteriche e psicologiche.

                                     

9. Anni recenti e oggi

Negli ultimi anni Salvia, ha dipinto paesaggi della Francia Fontainebleau, Moret-sur-Loing, della Baviera Landshut della Sicilia La Bella Ibla - Ragusa e naturalmente paesaggi romani, arricchiti da nuove vedute e prospettive.

Con lavanzare delletà, ha scelto di allontanarsi dalle fatiche e tensioni che lallestimento di una mostra comporterebbe, specialmente se lontano da Roma, non rinunciando però a dipingere nella tranquillità del suo studio a Monte Mario, pervaso dagli odori di pittura a olio, del caffè sempre pronto per gli ospiti e del sigaro Toscano, sempre acceso.

Dopo una lunga malattia Vincenzo Romano Salvia muore la mattina del 30 maggio 2019, nella sua abitazione di Roma.

                                     

10. Bibliografia parziale

  • Rino Mele, La donna e la pazzia, Salerno 1982
  • Michele Di Lorenzo, Rivista delle Nazioni, n°12, pag. 136, 1982
  • Casimiro Bonfiglio, Cronache dArte "Il Nazionale", pag. 3
  • Catalogo Arte Moderna, Ed. Piccioli, Milano 1972
  • Italo Mussa, La poetica di Salvia, Roma ottobre 1968
  • Ada Caterina Toni, Aspetti dArte grafica in Italia, Il Foglio Editrice, Macerata 1971
  • Danilo Maestosi, Ravello immagini e suggestioni, Bruno Mansi Edizioni, Ravello 1999
  • Jacopo Recupero, Vincenzo Romano Salvia, I contadini del Cilento. Roma giugno 1984
  • Jacopo Recupero, La Roma di Salvia, Roma 11 dicembre 1988
  • LArte nel mondo, Ed. Sen, Torino 1970
  • C. Terrasse, Le Parisien Libéré, Parigi, 11 luglio 1967
  • Pike Tilbury, Sunday Ghibli, Tripoli, 23 maggio 1965
  • Vinicio Saviantoni, Vincenzo Salvia, Omaggio a Ravello, Roma 1985
  • Des Arts, Ed. S.R.I.P. Etampes, 1967
  • A.T.Prete, Vincenzo Romano Salvia, in "Roma", Napoii 1958
  • Luciano Marziano, Rivista ALZ, pag.99, dicembre 1968
  • Franca Antoci, Geometrie ocra e blu, "La Sicilia", terza pagina, 24 agosto 1998
  • Bolaffi Ed. 1970, pag. 440, Torino 1970
  • DArs Agency, n° 34 e 43, Ed. Leonardi, Milano 1969
  • Fiorello F. Ardizzon, Salvia. Una Vita per larte, Fratelli Palombi Editore, Roma 2000
  • Archivio Storico degli Artisti, Ed. Ieda, vol. IX, pag.88, Milano 1971
  • Pasquale Palma, I tre cicli pittorici di V.R. Salvia, "Gazzetta di Salerno", Salerno 22 gennaio 1976
  • Mario Carotenuto, Salvia a Eboli, in" Il Mattino”, Napoli 12 aprile 1958.
  • Fuad Kabasi, Salvia a Tripoli, "Il Giornale di Tripoli", Tripoli 30 maggio 1963

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