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ⓘ Stefano I d'Ungheria




Stefano I dUngheria
                                     

ⓘ Stefano I dUngheria

Stefano I dUngheria, o santo Stefano dUngheria, venerato come santo dalla Chiesa cattolica e ortodossa, è stato il primo re ungherese, fondatore dello Stato e della Chiesa ungheresi.Fu il primo re ad essere canonizzato come santo.

Il luogo della morte è incerto, Székesfehérvár, Szentkirály o Buda, secondo le varie fonti.

In suo ricordo, nel 1764, limperatrice Maria Teresa, che era anche regina dUngheria, istituì lOrdine reale di Santo Stefano dUngheria.

                                     

1. Biografia

Figlio del capotribù magiaro Géza, ancora essenzialmente pagano sua madre era pecenega, uno dei vari popoli di lingua "turca", e di Sarolta, figlia di Zombor gyula, reggente della Transilvania, nacque nella città di Strigonio Esztergom. Alla nascita ebbe il nome di Vajk, ma alletà di 10 anni, gli venne imposto un nuovo nome cristiano, Stefano in onore del protomartire santo Stefano, patrono della chiesa di Passavia, al momento del battesimo. Secondo lo storico Gyula László, sostenitore in passato anche della teoria della "doppia conquista della patria", Stefano sarebbe appartenuto ad una etnia turca e avrebbe quindi parlato anche una lingua turca.

Intorno al 995 sposò Gisella di Baviera, figlia di Enrico II il litigioso e di Gisella di Borgogna. Stefano e Gisella ebbero almeno tre figli: due maschi, Imre poi canonizzato come santEmerico e Otto, e una femmina, Edvige. Stefano sopravvisse a tutti i suoi figli.

Tra il 995 e il 997, Stefano che si faceva ancora chiamare "Vajk" fu principe di Nitra nellodierna Slovacchia.

Stefano riuscì ad imporre la propria supremazia su tutti gli altri nobili magiari, primo fra tutti suo zio Koppány, potente guerriero e secondo la tradizione erede legittimo di Géza, che era rimasto pagano. La vittoria di Stefano su Koppány fu possibile anche grazie ai rinforzi dati dai Germani. In quelloccasione Stefano, solitamente mite, mostrò la sua ferocia, facendo squartare lo zio sconfitto. Stefano divenne principe degli Ungheresi in Transdanubia nel 997, alla morte del padre e riuscì a portare a compimento lunificazione, sotto di sé, di praticamente tutte le sette tribù ungheresi nel 1006. La tradizione ungherese vuole che Stefano sia stato elevato al rango di re il 20 agosto 1000. Per loccasione papa Silvestro II inviò a Stefano una magnifica corona doro e pietre preziose, accompagnandola con la croce apostolica ed una lettera di benedizione, riconoscendo così ufficialmente Stefano come il re cristiano dUngheria. Lincoronazione ebbe luogo il 1º gennaio 1001 altre fonti datano levento al Natale del 1000 forse perché allora era in vigore il calendario giuliano. Lascesa al rango reale fu anche favorita dallimperatore Ottone III del Sacro Romano Impero nel suo disegno di costituzione di un grande impero cristiano.

Stefano avrebbe voluto abdicare per ritirarsi ad una vita di contemplazione spirituale affidando il regno nelle mani dellunico figlio ancora vivente, Imre, tuttavia nel 1031 questi venne ferito a morte in un incidente di caccia di cinghiale o omicidio politico. Dallelogio funebre per il figlio:

Naturalmente portò il lutto per la morte del figlio per moltissimo tempo, il che finì per influire negativamente sulla salute di Stefano. Quando si riprese, non riuscì più a tornare al precedente vigore. Senza più figli, non gli riuscì neppure di trovare tra i suoi consanguinei qualcuno che fosse contemporaneamente in grado di governare con capacità il paese e desideroso di preservare la fede cristiana nel regno. Senza aver scelto un erede, Stefano morì ad Albareale Székesfehérvár una città da lui fondata nellUngheria centrale nel giorno della festa dellAssunta e là fu sepolto.

Non essendovi discendenti diretti a reclamare il trono alla sua morte, avvenuta nel 1038, il nipote Pietro Orseolo e il cognato Samuele Aba marito della sorella minore di Stefano si contesero la corona. Seguirono nove anni di instabilità finché il cugino di Stefano, Andrea I venne incoronato re dUngheria nel 1047.

                                     

2. Il governo

Stefano suddivise lUngheria in 40-50 unità amministrative e continuò lopera del padre applicando il sistema di organizzazione decimale. Organizzò lUngheria in dieci diocesi, imponendo che ogni dieci villaggi fosse eretta una chiesa il cui parroco era mantenuto a spese dei villaggi medesimi. A Stefano si debbono le cattedrali di Albareale e di Strigonio, il convento di Veszprém, labbazia benedettina di Pannonhalma oggi riconosciuta come patrimonio dellumanità dallUNESCO e il monastero dei Santi Pietro e Paolo ad Óbuda. Allinterno delle abbazie e dei monasteri trovarono sede le scuole che presto divennero importanti centri culturali. Alla corte di Stefano operarono, tra gli altri, santAstrico come consigliere e san Gerardo Sagredo come tutore per il figlio Imre.

Stefano contrastò le usanze pagane, mise fine allancestrale nomadismo degli Ungari, e favorì la diffusione del Cristianesimo con numerose leggi, tra cui quella che aboliva lantico alfabeto runico magiaro e rendeva il latino lingua ufficiale. Stefano "proibì i riti tradizionali e il culto degli idoli, fondò monasteri ed episcopati e cristianizzò interamente il sistema politico e la struttura della società" ; fece inoltre generose offerte alle chiese, visitandole spesso di persona e sovraintendendo alla loro costruzione. Per compiere il suo disegno di cristianizzazione dellUngheria, "non si fece scrupolo di ricorrere a battesimi forzati". Secondo la tradizione devozionale, non di rado si travestiva da contadino quando era in viaggio ed offriva denaro ai poveri che incontrava; in unoccasione, sempre secondo la leggenda, venne picchiato e derubato da un gruppo di questuanti a cui stava versando un obolo, tuttavia li perdonò e risparmiò loro la vita.

Invitò allapertura verso gli stranieri e - diremmo oggi - al multiculturalismo, infatti, nei suoi avvertimenti al figlio Imre scritti forse in collaborazione con il santo veneziano Gerardo di Csanád, così scriveva:

                                     

3.1. Il culto La canonizzazione

Poco dopo la morte di Stefano, iniziarono le segnalazioni di miracoli di guarigione che sarebbero accaduti nei pressi della sua tomba. Stefano venne canonizzato da papa Gregorio VII nel 1083 come santo Stefano dUngheria. I cristiani lo venerano come santo patrono dUngheria, dei re, dei morti prematuri, dei lavoratori edili, degli scalpellini e dei muratori. La sua festa liturgica ricorre il 16 agosto, mentre gli ungheresi lo venerano il 20 agosto, giorno della sua canonizzazione; in Ungheria è anche la principale festa nazionale.

La data e il papa che lo canonizzò non sono fatti casuali: la scelta di canonizzare un re che si era opposto al tentativo di Corrado II del 1030 di conquistare lUngheria, avvenne infatti nel pieno delle lotte per le investiture.

Nel 2000 Stefano è stato canonizzato anche dalla Chiesa ortodossa, primo nuovo santo ad essere dichiarato tale da Cattolici e Ortodossi dopo lo scisma delle due chiese.



                                     

3.2. Il culto Le reliquie

La principale reliquia è la mano destra che viene portata in processione in occasione della festa del 20 agosto. La storia della mano destra ebbe inizio quando un monaco la trafugò nel proprio monastero, dopo averla amputata e sottratta dalla tomba di pietra in cui le spoglie del re erano state trasferite per maggiore sicurezza durante il periodo di rivolte seguito alla sua morte. Durante il periodo di dominazione turca si persero le tracce della mano. Secoli dopo venne ritrovata nella città dalmata di Ragusa, e poté tornare in Ungheria grazie allimperatrice Maria Teresa che la affidò ad un convento. In seguito fu traslata nella basilica di Santo Stefano a Budapest, dove ancora oggi è custodita.

Frammenti ossei sono custoditi in numerose chiese ungheresi.

                                     

3.3. Il culto La corona

Secondo alcuni sarebbe infondata la tradizione che identifica la corona ricevuta a Roma con la corona di Santo Stefano o sacra corona dUngheria oggi custodita nel parlamento ungherese. Secondo questa teoria, sul letto di morte Stefano affidò la nazione alla Vergine Maria dichiarandola patrona dellUngheria e al fine di rappresentarne la devota sottomissione rimandò la corona a Roma. La corona rimase custodita nei sotterranei del Vaticano fino allinizio del XVI secolo quando se ne perse definitivamente traccia. A rafforzare linterpretazione che le due corone siano oggetti distinti, vi è sia il fatto che si hanno notizie sulluso dellaltra corona solo a partire dal XIII secolo, sia la fattura di questultima non esattamente in linea con i canoni sacri la croce che sormonta la corona è fissata con un chiodo che trafigge la figura del Cristo e gli apostoli non sono disposti nel corretto ordine. A questa disputa non sarebbero nemmeno estranee ragioni politiche, in quanto, secondo unantica legge ungherese, è re colui che possiede fisicamente la corona.

La parte più antica della corona conservata a Budapest, probabilmente di fabbricazione bizantina, fu donata dallimperatore romano dOriente "al nostro fedele alleato Géza, re di Turchia", come recita la scritta in greco che sta sulla corona stessa da notare che per lungo tempo lUngheria venne anche chiamata "Turchia"

                                     

4. Chiese dedicate al santo

Chiese cattedrali

  • Cattedrale di Zagabria, Zagabria, Croazia
  • Cattedrale di Budapest, Budapest, Ungheria

Chiese parrocchiali

  • Skorenovac, Voivodina, Serbia: Chiesa parrocchiale di S. Stefano dUngheria
  • Pustiana, Pârjol, Moldavia, Romania: Chiesa parrocchiale di S. Stefano dUngheria
  • Padova, Veneto, Italia: Chiesa parrocchiale dei Servi della Carità, con annesso oratorio dellopera don Luigi Guanella di Santo Stefano re dUngheria Via Ciamician, in quartiere Brusegana

Altri luoghi di culto

  • Roma, Italia, Casa Santo Stefano, casa dei pellegrini ungheresi, fondata nel 1967, la cui cappella è pure dedicata a S. Stefano.
  • Città del Vaticano, Roma, Italia, Grotte Vaticane, Cappella Ungherese: Statua di Santo Stefano
  • Roma, Italia, Santo Stefano Rotondo, Celio, Cappella di Santo Stefano dUngheria

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