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ⓘ Martiri di Guernsey




Martiri di Guernsey
                                     

ⓘ Martiri di Guernsey

Con il termine martiri di Guernsey si fa riferimento a tre donne, Katherine Cauché le sue figlie Guillemine Gilbert e Perotine Massey, mandate al rogo il 19 luglio 1556 a Castle Cornet, sullisola britannica di Guernsey, per eresia o per il loro credo protestante in seno alle persecuzioni cattoliche sotto il regno di Maria I Tudor.

                                     

1. Le tre martiri

Catherine Cauchés, vedova, era la figlia di Pierre Cauchés, di St Martins.

Si suppone che fosse stata sposata due volte, una con un uomo che di cognome faceva Guilbert e dal quale aveva avuto Guillemine, e unaltra con un uomo di cognome Massey, dal quale aveva avuto Perotine.

                                     

2. Antefatti

Nel corso del XVI secolo, la popolazione dellisola di Guernsey, isola sulla Manica situata tra lInghilterra e la Francia, era divisa tra chi aderiva alla fede cattolica e chi al nuovo credo protestante. Ciò portò a feroci persecuzioni ordinate dalla regina Maria I Tudor nei confronti di chi aderiva al nuovo credo.

                                     

3. I fatti

Inizialmente le tre donne furono accusate di furto, accusa che poi si rivelò falsa.

Questo capo daccusa pendette sul capo delle tre donne, in quanto Perotine Massey, figlia di Catherine Cauché, aveva ricevuto da una vicina di casa, Vincente Gosset, una coppa dargento, che questultima, condotta a processo il 27 marzo 1556, aveva confessato di aver rubato a Nicholas le Couronnez. Ne conseguì una perquisizione nella casa di Catherine Cauché, durante la quale il constable Nicholas Carey rinvenne del vasellame in peltro: reputandolo di dubbia provenienza decise di arrestare la Cauché le sue due figlie.

Dallaccusa furono però prosciolte il 5 giugno dello stesso anno, grazie alle testimonianze dei vicini, che parlarono di loro come di tre persone che avevano sempre vissuto onestamente. Del furto fu perciò condannata soltanto la Gosset.

Il 14 luglio 1556, le tre donne furono però nuovamente mandate sotto processo, con un mandato emesso dal dean Jacques Amy, stavolta con laccusa di eresia, dato che a loro veniva imputato di non partecipare alle funzioni religiose.

Il giorno seguente fu emessa la sentenza da parte della corte presieduta dal balivo Hellier Gosselin e da dodici giurati, Thomas de Vic, Pierre Martin, Nicolas Careye, Jean Blondel, Nicolas de Lisle, Jean le Marchant, Jean Le Feyver, Pierre Bonamy, Nicholas Martin e Jean de la Marche. Nella sentenza si lesse "ils ont estey aprouvez heretiques", ovvero le tre donne furono riconosciute colpevoli di eresia e, per questo, motivo furono condannate al rogo e i loro beni furono requisiti dalla Corona.



                                     

4. Conseguenze

Sei anni dopo i fatti, quando a Maria I era succeduta al trono la sorella Elisabetta, il fratello di Catherine Cauchés, Matthew Cauchés, presentò una petizione alla sovrana affinché venisse riabilitata la memoria delle tre donne.

La sovrana, dopo aver esaminato il caso, decise di punire coloro che avevano pronunciato lingiusta condanna.