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ⓘ Navicella Vostok




Navicella Vostok
                                     

ⓘ Navicella Vostok

La Vostok è un modello di veicolo spaziale costruito in Unione Sovietica. Il primo volo umano nello spazio venne realizzato con questo veicolo il 12 aprile 1961, dal cosmonauta sovietico Jurij Gagarin.

Il veicolo spaziale fa parte del programma Vostok, nel corso del quale, fra il 1961 ed il 1963, vennero effettuati sei voli umani nello spazio. Altri due voli umani vennero effettuati nel 1964 e 1965 dal veicolo Voskod, che era una versione modificata della Vostok. Dalla seconda metà degli anni sessanta, entrambi i veicoli vennero sostituiti dal veicolo spaziale Sojuz, ancora in uso nel 2019.

                                     

1. Sviluppo

Il veicolo spaziale Vostok era stato originariamente pensato per essere usato sia come piattaforma per riprese fotografiche per il primo programma sovietico di satelliti spia, Zenit e come veicolo per voli umani. Questo doppio utilizzo era cruciale per ottenere sostegno al programma da parte del Partito Comunista. Il disegno di base della Vostok è rimasto in uso per circa 40 anni, adattato progressivamente a tutta una serie di altri satelliti artificiali. Il concetto del modulo di rientro venne riutilizzato, con ampie modifiche, per il programma Voskhod.

                                     

2. Progetto

Il veicolo è formato da un modulo di discesa sferico circa 2.46 tonnellate, diametro di 2.3 metri, che ospita il cosmonauta, gli strumenti ed il sistema di espulsione, e da un modulo di strumentazione conico, contenente il propellente ed il sistema di propulsione. Al rientro, il cosmonauta viene eiettato ad una quota di circa 7000 metri ed atterra con il paracadute, mentre la capsula atterra separatamente. Il motivo di questa scelta è che il modulo di rientro atterra in modo molto duro, che avrebbe potuto ferire seriamente il cosmonauta.

Il seggiolino eiettabile viene usato anche come sistema di evacuazione del cosmonauta, in caso di guasto al lanciatore, caso piuttosto probabile, agli albori del programma spaziale. Se un incidente avviene entro i primi 40 secondi dal lancio, il cosmonauta verrebbe semplicemente eiettato dal veicolo e toccherebbe terra con il paracadute. Fra i 40 ed i 150 secondi dal lancio, i controllori di volo avrebbero inviato un comando di spegnimento manuale al lanciatore: il veicolo si sarebbe abbassato di quota, ed una volta raggiunta una quota di sicurezza, il cosmonauta si sarebbe eiettato. Guasti a quote superiori avrebbero comportato il distacco di tutto il veicolo dal lanciatore.

Un problema, mai completamente risolto, era il caso di un guasto nei primi 20 secondi dal lancio, quando il seggiolino eiettabile non avrebbe avuto tempo di aprire il paracadute per la discesa, o il cosmonauta avrebbe potuto trovarsi troppo vicino al razzo in esplosione.

Nel 2001, Molodsov ricordava che il Capo Progettista, Sergei Korolev, era spaventato dalle scarse misure di sicurezza per levacuazione del cosmonauta sulla Vostok, nei primi secondi dopo il lancio.

Vi sono stati diversi modelli di Vostok, che hanno portato allo sviluppo della versione per voli umani:

                                     

2.1. Progetto Vostok 2K

Veicolo da fotoricognizione e spionaggio. In seguito denominato satellite-spia Zenit.

                                     

3. Rientro

La capsula Vostok aveva una limitata potenza dei motori: di conseguenza, la traiettoria di rientro e lorientamento non si potevano controllare, dopo il distacco della capsula dal sistema di propulsione. Questo significava che la capsula doveva essere protetta su tutti i lati dal calore del rientro, da cui il disegno sferico della capsula. Era possibile un minimo controllo dellorientamento di rientro della capsula, posizionando il materiale più pesante in modo da spostare il centro di gravità del veicolo, cosa che aumentava anche la possibilità del cosmonauta di sopportare laccelerazione in posizione orizzontale. Anche così, i cosmonauti sperimentarono anche 8-9 g in fase di rientro.

In caso di guasto ai retrorazzi, il veicolo sarebbe rientrato spontaneamente grazie al decadimento dellorbita, nel giro di dieci giorni. Al cosmonauta venivano per questo forniti cibo ed ossigeno per sopravvivere in questo intervallo di tempo.