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ⓘ Piccolo imprenditore




Piccolo imprenditore
                                     

ⓘ Piccolo imprenditore

Nellordinamento giuridico italiano, sono piccoli imprenditori:

  • lartigiano;
  • il piccolo commerciante;
  • il coltivatore diretto del fondo
  • coloro che esercitano unattività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio impresa individuale e dei componenti della propria famiglia impresa familiare.

La figura è individuata dallart. 2083 del codice civile.

                                     

1. Tipizzazione codicistica

Perché si abbia impresa di piccole dimensioni è necessario:

  • che limprenditore presti il proprio lavoro nellimpresa;
  • che il lavoro dellimprenditore e dei suoi familiari prevalga sia rispetto ad eventuali prestazioni lavorative di terzi sia rispetto al fattore capitale.

Secondo un orientamento, il coltivatore diretto e il piccolo commerciante sarebbero per definizione piccoli imprenditori a prescindere dal rispetto del criterio della prevalenza. Un altro orientamento ritiene il criterio applicabile anche a questi, dato che la categoria finale funge da norma di chiusura del sistema.

Per valutare la prevalenza bisogna adottare un criterio qualitativo-funzionale, ossia la posizione effettiva dellimprenditore allinterno dellimpresa. Pertanto, non sarà mai qualificabile come piccolo imprenditore colui che, pur esercitando lattività esclusivamente con il proprio lavoro, utilizza ingenti investimenti di capitale anche se non si avvale di alcun collaboratore.

Al piccolo imprenditore si applica la disciplina generale sullimpresa ma non lo statuto dellimprenditore commerciale: egli è dunque esonerato dallobbligo di tenuta delle scritture contabili. Dopo listituzione del Registro delle imprese ad opera della legge n. 580/93, il piccolo imprenditore deve iscriversi nella sezione speciale di detto registro con efficacia di pubblicità notizia e certificazione anagrafica. Inoltre, al piccolo imprenditore non si applica la norma speciale che consente, in deroga alla regola generale, la sopravvivenza della proposta o dellaccettazione contrattuale alla morte o alla sopravvenuta incapacità dellimprenditore medesimo art. 1330 c.c.

                                     

2. Trattamento fiscale

Sempre in Italia, dal punto di vista fiscale cè molta differenza tra lavoratore autonomo ha ritenuta dacconto e non deve iscriversi alla Camera di commercio e imprenditore individuale non ha ritenuta di acconto e deve iscriversi alla Camera di Commercio, anche se il piccolo imprenditore è, a volte, assimilato nel senso comune al lavoratore autonomo.

                                     

3. Nel panorama produttivo italiano

In Italia, nel 2010 quasi i due terzi delle imprese sono individuali circa 2.9 milioni e 4.4 milioni di addetti, con un numero medio di addetti pari a 1.5 fonte ISTAT. Le imprese senza lavoratori dipendenti ammontano a oltre 2.916.000 e rappresentano il 65.4% del totale delle imprese attive. Nella stragrande maggioranza, 2.503.000, si tratta di imprese che hanno un solo lavoratore indipendente.

                                     

4.1. Il piccolo imprenditore nella legge fallimentare La legge fallimentare del 1942

Il piccolo imprenditore era definito anche dalla legge fallimentare ai fini dellassoggettabilità a fallimento. La legge ricorreva a criteri quantitativi, a differenza della previsione codicistica fondata su criteri qualitativi.

Secondo loriginario art. 1, comma 2°, l.fall., erano considerati piccoli imprenditori:

  • gli imprenditori esercenti unattività commerciale, i quali fossero stati riconosciuti, in sede di accertamento ai fini dellimposta di ricchezza mobile, titolari di un reddito inferiore al minimo imponibile;
  • quando fosse mancato laccertamento ai fini dellimposta di ricchezza mobile, gli imprenditori esercenti unattività commerciale nella cui azienda risultava essere stato investito un capitale non superiore a lire trentamila parametro successivamente aggiornato a novecentomila lire dalla legge 20 ottobre 1952, n. 1375.
  • In nessun caso sono considerati piccoli imprenditori le società commerciali.

Questa disposizione, peraltro, conviveva con la previsione codicistica che escludeva il piccolo imprenditore dal fallimento e dalle altre procedure concorsuali art. 2221 c.c.



                                     

4.2. Il piccolo imprenditore nella legge fallimentare Erosione dei parametri quantitativi

Entrambi i criteri di cui sopra sono venuti meno. Limposta di ricchezza mobile è stata abolita dalla riforma tributaria del 1973 con effetto dal 1º gennaio 1974, mentre il criterio del capitale investito è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo dalla Corte costituzionale con sentenza 22 dicembre 1989, n. 570. Del 2° comma dellart. 1 l. fall. restava dunque soltanto lultimo periodo, che impediva di potere qualificare piccoli imprenditori le società commerciali; per il resto, tornavano operativi i criteri qualitativi stabiliti dal codice civile.

Lassoggettabilità a fallimento delle società commerciali, prevista a prescindere dalla sussistenza di qualsiasi parametro qualitativo o quantitativo, era stata più volte criticata dalla dottrina per la disparità di trattamento con limprenditore persona fisica, ma aveva resistito a numerose denunce di incostituzionalità, dichiarate sempre infondate o manifestamente inammissibili dai giudici della Consulta.

                                     

4.3. Il piccolo imprenditore nella legge fallimentare La riforma del diritto fallimentare

La riforma del diritto fallimentare attuata con il decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, a sua volta modificata dal decreto correttivo 12 settembre 2007, n. 169, ha reintrodotto un sistema basato su criteri quantitativi e monetari, in ossequio alla direttiva del legislatore delegante di "semplificare la disciplina attraverso lestensione dei soggetti esonerati dallapplicabilità dellistituto".

                                     

4.4. Il piccolo imprenditore nella legge fallimentare La riforma del 2006

Lart. 1 l. fall., come modificato dal d.lgs. 5/06, esenta dal fallimento i piccoli imprenditori, sia individuali che collettivi, eliminando la disparità di trattamento tra le due categorie.

In modo apparentemente contorto il 2° comma della nuova norma disponeva che non sono piccoli imprenditori quelli che, anche alternativamente:

  • hanno effettuato investimenti nellazienda per un capitale di valore superiore a euro trecentomila;
  • hanno realizzato, in qualunque modo risulti, ricavi lordi calcolati sulla media degli ultimi tre anni o dallinizio dellattività se di durata inferiore, per un ammontare complessivo annuo superiore a euro duecentomila.

Lultimo comma, per evitare che tali parametri divengano col tempo inadeguati, stabilisce un aggiornamento ogni 3 anni con decreto del Ministro della giustizia sulla base della media delle valutazioni Istat dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati intervenute nel periodo di riferimento.

La mancata abrogazione espressa dellart. 2221 c.c. potrebbe porre alcuni problemi di coordinamento con la nuova disciplina fallimentare. Questa, infatti, non fornisce più alcuna definizione speciale di piccolo imprenditore ai fini dellassoggettabilità a fallimento, limitandosi a fissare una serie di parametri quantitativi del tutto svincolati dalla figura del piccolo imprenditore; se ne potrebbe ricavare, in linea del tutto teorica, che i piccoli imprenditori, così come tipizzati dal codice civile, non siano mai assoggettati a fallimento. La giurisprudenza ha tuttavia ritenuto che il predetto art. 2221 c.c. sia stato implicitamente abrogato per incompatibilità con lattuale legge fallimentare: pertanto, la qualità di piccolo imprenditore non ha più alcuna rilevanza ai fini dellassoggettabilità a fallimento, dovendosi unicamente accertare la sussistenza dei presupposti quantitativi fissati dalla legge fallimentare.



                                     

4.5. Il piccolo imprenditore nella legge fallimentare Il decreto correttivo del 2007

La riformulazione della norma aveva subito creato notevoli problemi pratici; in primo luogo si riproponeva il tradizionale quesito del rapporto con lart. 2083 c.c., se di integrazione reciproca tesi minoritaria o di indipendenza tesi maggioritaria; in secondo luogo non era chiaro a chi spettasse la prova dei parametri quantitativi, se al creditore istante o al debitore chiamato a difendersi, il che aveva drasticamente ridotto il numero delle imprese fallite ben oltre le intenzioni deflative del legislatore delegante.

Questi problemi sono stati risolti dal decreto correttivo n. 169/07, che ha nuovamente modificato lart. 1 l. fall.:

  • lesenzione è conseguenza del mancato superamento, da parte di qualunque imprenditore commerciale individuale o collettivo, dei parametri dimensionali;
  • il debitore ha lonere della prova di trovarsi al di sotto di tutti i parametri;
  • non si menziona più il piccolo imprenditore tra i soggetti esentati dal fallimento;
  • i parametri sono diventati tre e i due preesistenti sono stati sensibilmente ritoccati
  • avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila.
  • aver realizzato, nei tre esercizi precedenti, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila
  • aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dallinizio dellattività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila;

Diversamente da quanto previsto dal d.lgs. 5/2006, occorre tuttavia il possesso congiunto dei sopracitati requisiti per non essere esposto alla disciplina del fallimento, mentre basta aver superato anche uno solo degli indicati limiti dimensionali per uscire dallarea di esenzione e diventare soggetto fallibile. Quanto al piccolo imprenditore, esso cessa di essere una nozione appartenente al diritto fallimentare per rimanere confinata nel codice civile come criterio di applicazione di una disciplina ormai fortemente ridotta.

                                     

5. Limpresa artigiana

È colui che esercita personalmente, e in qualità di titolare, limpresa artigiana, assumendone la piena responsabilità con tutti gli oneri e i rischi inerenti alla sua direzione e gestione, svolgendo il proprio lavoro anche manuale nel processo produttivo. In questa categoria dei piccoli imprenditori rientra anche limprenditore artigiano. La legge 25 luglio 1956, n. 860, affermava espressamente che limpresa rispondente ai requisiti fondamentali da essa previsti era da considerarsi artigiana a tutti gli effetti di legge art. 1, 1° comma, ivi compresa la non soggezione al fallimento. Questa nozione speciale si andava tuttavia a contrapporre con la nozione del codice civile e della legge fallimentare.

La problematica è stata superata con lemanazione della legge quadro per lartigianato Legge 8 agosto 1985, n. 443, che ha abrogato la normativa precedente fornendo una nuova e definitiva nozione di impresa artigiana. Essa è contraddistinta dai seguenti elementi:

  • loggetto dellimpresa, che oggi può essere costituito da qualsiasi attività di produzione di beni, anche semilavorati o di prestazioni di servizi; sono escluse le attività agricole le attività di prestazione di servizi commerciali, di intermediazione nella circolazione dei beni o ausiliarie di queste ultime, di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande.
  • il ruolo preponderante dellartigiano, che deve prestare in misura prevalente il proprio lavoro anche manuale nel processo produttivo art. 2, 1° comma; deve comunque essere in possesso di tutti i requisiti tecnico-professionali previsti dalle leggi speciali;

Titolare di unimpresa artigiana può essere anche una società, purché sia organizzata in forma di società in nome collettivo, società in accomandita semplice, società a responsabilità limitata, sia unipersonale che pluripersonale, o società cooperativa, con esclusione pertanto delle sole società per azioni e società in accomandita per azioni; è inoltre necessario che la maggioranza dei soci, o uno in caso di due soci, svolga in prevalenza lavoro personale, anche manuale, nel processo produttivo ma non, si badi, che il suo lavoro abbia preminenza sugli altri fattori produttivi.

Limpresa artigiana non può oltrepassare i limiti dimensionali fissati dallart. 4 della legge quadro e deve iscriversi in un apposito albo previsto dal successivo art. 5 al fine di godere delle provvidenze ed agevolazioni previste dalla disciplina di dettaglio.

                                     
  • tra imprenditore agricolo art. 2135 e imprenditore commerciale art.2195 la dimensione dell impresa, in base alla quale è individuato il piccolo imprenditore
  • A norma dell articolo 2082 c.c. è imprenditore chi esercita professionalmente un attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio
  • vari lavori si dedicò alla sua definitiva attività di piccolo imprenditore - operaio di una piccola impresa di calcestruzzo che diresse assieme al figlio
  • figlio più piccolo su Internet Movie Database, IMDb.com. EN Il figlio più piccolo su AllMovie, All Media Network. EN Il figlio più piccolo su Rotten
  • Cassazione 22 giugno 2001, n.8598 Decreto legislativo 20 marzo 2004, n. 99, articolo 2 Impresa Imprenditore Piccolo imprenditore Imprenditore commerciale
  • agosto 1949 è stato un imprenditore italiano. Giorgio Cini nasce a Roma il 26 novembre 1918. Unico figlio maschio dell imprenditore conte Vittorio Cini e
  • private sammarinesi, dedicandosi successivamente all attività di piccolo imprenditore e consulente aziendale. Nel 2016 entra a far parte del Movimento
  • costruì il primo mulino per la macinazione del grano a Rutigliano BA piccolo comune agricolo nel centro delle vaste pianure pugliesi, luogo di coltivazione
  • tornò con un piccolo capitale e un bagaglio tecnologico che mise a frutto nell industria tessile italiana, prima come piccolo imprenditore poi come capitano
  • 21 settembre 1685 Venezia, 31 gennaio 1771 è stato un politico, imprenditore e agronomo italiano, cittadino della Repubblica di Venezia. Nobile veneziano