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ⓘ Romanzo storico




Romanzo storico
                                     

ⓘ Romanzo storico

Il romanzo storico è unopera narrativa ambientata in unepoca passata, della quale ricostruisce le atmosfere, gli usi, i costumi, la mentalità e la vita in generale, così da farli rivivere al lettore. Un romanzo si definisce storico quando è ambientato in unepoca storica e intende trasmetterne lo spirito, i comportamenti le condizioni sociali attraverso dettagli realistici e con unaderenza ai fatti documentati. Può contenere personaggi realmente esistiti, oppure una mescolanza di personaggi storici e di invenzione.

Dal momento che presenta una parte di invenzione e una parte di realtà storica, quello del romanzo storico è un genere" ibrido”, se non costituisce addirittura un ossimoro letterario. Lo statuto del genere si basa su una sorta di promessa implicita da parte dello scrittore: quella di limitare la propria libertà inventiva, sottoponendola al vincolo della verità storica. Il lettore sa di non trovarsi davanti a un trattato di storiografia, eppure non mancherà di chiedersi quanta parte di verità ci sia nei fatti narrati; per fruire dellopera, dovrà scegliere di fidarsi della voce del suo autore.

                                     

1. Nascita e primi sviluppi

Il romanzo storico è un genere tipicamente romantico, che nacque e conobbe una grande espansione durante lOttocento. In quel secolo la narrativa conquistò una posizione preminente sulle altre forme letterarie; la narrativa di ambientazione storica in particolare ricevette un forte impulso da una serie di fattori. La crescente affermazione del pensiero e del metodo scientifico favorì il rinnovamento degli studi storici e un forte interesse per le discipline storiche. Sul piano filosofico si andava affermando lidea che il concatenarsi degli eventi nel tempo, lungi dallessere casuale, obbedisca a una logica precisa; anche a causa delle grandi guerre, si iniziò a concepire lesistenza dellindividuo come qualcosa di fortemente condizionato dalla storia. Inoltre il romanticismo e i sentimenti nazionalisti fecero leva sulla rievocazione della passata grandezza dei popoli e accrebbero il senso storico degli scrittori; i rivoluzionari accadimenti storico-politici del secolo si nutrirono così di una narrativa in grado di fornire figure esemplari del passato alle quali ispirarsi.

Prima dellOttocento, naturalmente, nel romanzo e anche nella drammaturgia erano già state utilizzate ambientazioni storiche: basti pensare ad alcuni drammi di Shakespeare, che analizzavano la crisi del sistema feudale e lautodistruzione cui si stava votando laristocrazia; vi sono esempi di romanzi detti" storici” anche nel Seicento italiano, come il Demetrio Moscovita del ferrarese Maiolino Bisaccioni, pubblicato a Venezia nel 1639. Nel Settecento si erano avuti i grandi romanzi realistico-sociali che avevano raffigurato i caratteri della contemporaneità, ma sembrava difficile per gli autori rendere efficacemente le ambientazioni passate. Jonathan Swift, Voltaire e Diderot avevano ambientato le vicende dei loro romanzi satirici in tempi e luoghi indeterminati, che tuttavia rispecchiavano i tratti essenziali della Francia e dellInghilterra della loro epoca.

Inoltre, nei generi pre-romantici picaresco e gotico su tutti la storia era sostanzialmente un elemento statico, non produttivo dellazione romanzesca e rappresentava più che altro lo scenario di fondo sul quale si muovevano i personaggi. Nel romanzo ottocentesco, invece, la storia entra in scena da protagonista e lo studio e la documentazione sugli eventi storici diventa pratica complementare, anzi, necessaria al lavoro dellautore.

Occorre tuttavia osservare che nel romanzo Memorie di un cavaliere del 1720, Daniel Defoe "pone per la prima volta le avventure del suo eroe in un quadro storico" ; pertanto Memorie di un cavaliere ha "limportanza di inaugurare in Inghilterra un genere letterario nuovo, a cui, un secolo più tardi, si ispirò Walter Scott".

                                     

1.1. Nascita e primi sviluppi Walter Scott

Waverley dello scrittore scozzese Walter Scott, pubblicato nel 1814, è considerato il capostipite del romanzo storico. Fu seguito a breve da Rob Roy 1818 e poi da Ivanhoe 1819. I romanzi di Scott ebbero un rapido successo e unampia diffusione in Europa e furono tradotti in diverse lingue, dando luogo a una vera e propria fioritura di storie di tipo anglosassone e di narrativa storica in diversi paesi.

Secondo il filosofo György Lukács, Walter Scott fu il primo romanziere a non considerare la storia come una mera cornice allinterno della quale collocare vicende di stampo moderno. Fino a Scott, infatti, nei romanzi ambientati in epoche passate, i pensieri, la psicologia e i comportamenti dei personaggi riflettevano quelli dellepoca cui apparteneva il loro autore. Scott non modernizza mai le psicologie; descrive invece con precisione le condizioni di vita del periodo storico in cui ambienta i suoi romanzi, in modo che i comportamenti che ne scaturiscono non siano considerati dal lettore come curiosità storica, ma come tappe dellevoluzione dellumanità.

                                     

1.2. Nascita e primi sviluppi I personaggi

La produzione di Scott fu influenzata dai mutamenti che avevano modificato il volto dellEuropa: la rivoluzione francese aveva segnato profondamente il vecchio continente. Probabilmente allora per la prima volta il popolo aveva giocato un ruolo fondamentale nella storia; o comunque, per la prima volta il suo "peso" era stato notato: era apparso evidente come il corso della storia potesse essere influenzato non solo dalle grandi personalità, ma anche dalle persone comuni.

I già citati Waverley e Rob Roy narrano vicende legate alla storia della Scozia e hanno come protagonista un" eroe medio”: un personaggio che si colloca in un punto di intersezione tra diversi gruppi sociali, così da consentire allautore, attraverso il conflitto tra i gruppi stessi, di esplorare i cambiamenti della società nel tempo. Il termine "medio" non va confuso con "mediocre". Leroe di Scott non proviene dalle alte sfere, che costituiscono una parte limitata della società, ma da un livello sociale nella norma, rappresentativo della maggioranza della popolazione. È il tipo medio di "gentleman" inglese: dotato di saggezza, fermezza e dignità morale, ma non di qualità eccezionali.

Questa scelta comporta peraltro una grande libertà narrativa: nessuna fonte storica o documento attesta ciò che fecero uomini come Waverley o Francis Osbaldistone protagonista di Rob Roy, perché essi sono personaggi di pura invenzione, a differenza delle grandi figure storiche sulle quali, invece, esiste una vasta documentazione. Sono, dunque, personaggi mai esistiti, ma che avrebbero potuto esserlo; il romanziere è libero di farli agire come crede perché, pur rappresentando tipologie umane reali, essi non sono legati alla verità documentata.

La mescolanza di realtà e invenzione è una caratteristica fondante del romanzesco e di questo genere in particolare; va a creare dei nessi tra il piano accertato e documentato della" macrostoria” grandi eventi e scenari storici di ampio orizzonte e il piano non documentato ma verosimile della" microstoria” fatti e dati della vita quotidiana. È anche per via di questa intersezione una sfaccettatura del patto di fiducia che sempre si crea tra autore e lettore che al centro del romanzo storico, da Scott in poi, verranno spesso poste storie di persone comuni; o per dirla con Alessandro Manzoni, che nove anni dopo Rob Roy darà alle stampe il capolavoro I promessi sposi, le vicende delle "genti meccaniche, e di piccol affare".



                                     

1.3. Nascita e primi sviluppi I dialoghi

Un altro tratto distintivo della produzione narrativa di Walter Scott è il sapiente uso dei dialoghi.

Prima di dedicarsi al romanzo, Scott si era espresso attraverso la poesia. Era diventato famoso con una raccolta, tratta da antiche fonti, di canti di menestrelli della frontiera scozzese: Minstrelsy of the Scottish Border 1802–03. NeI 1805 aveva ottenuto il successo con il poemetto narrativo The Lay of the Last Minstrel, al quale erano seguiti nel 1808 Marmion e nel 1810 The Lady of the Lake. Furono probabilmente le necessità economiche a indurre lo scrittore a terminare Waverley, che aveva iniziato tempo addietro e mai finito; e fu senzaltro il timore di incorrere in aspre critiche a indurlo a pubblicare questo romanzo in forma anonima. Secondo i canoni del tempo, infatti, la poesia, e in particolare il poema epico, era la forma letteraria più alta, mentre la prosa era ritenuta di secondordine.

Daltra parte la forma del romanzo consentì a Scott di dispiegare il suo spiccato talento nella costruzione dei dialoghi, che sono trascinanti, realistici e di grande forza; nei dialoghi si esplica lanimo dei personaggi, trovano sfogo sentimenti e pensieri, si presentano i conflitti. Talvolta come ne Lantiquario, terzo romanzo della cosiddetta" trilogia scozzese” dopo Waverley e Guy Mannering, lautore usa lo Scots, fornendo così anche uno spaccato di quella che era la lingua parlata in Scozia allepoca dei fatti.

                                     

1.4. Nascita e primi sviluppi Germania

La Germania conobbe una grande fioritura di romanzi storici immediatamente successiva alla diffusione delle opere di Scott, a partire dal 1834, quando Ludwig Rellstab 1799-1860 pubblicò il primo romanzo storico tedesco dal titolo 1812, fin verso la metà degli anni quaranta. Ricordiamo il romanzo storico-umoristico Le brache del signor von Bredow di Willibald Alexis pseudonimo di Wilhelm Häring, 1798-1871 e soprattutto Witiko di Adalbert Stifter. Nella seconda parte del secolo, si distinguono le opere di Felix Dahn, tra le quali Ein Kampf um Rom.

                                     

1.5. Nascita e primi sviluppi Russia

Michail Nikolaevic Zagoskin 1789-1852 ottenne un grande successo con il romanzo Jurij Miloslavskij o i russi nel 1612 1829. Altro seguace del romanzo storico alla maniera di Scott fu Ivan Ivanovic Lazecnikov 1792-1869, con Lultimo Novik 1831-1833 sul periodo di Pietro il Grande e La casa di ghiaccio 1835, che si svolge allepoca dellimperatrice Anna di Russia. Lanno successivo, il 1836, Aleksandr Sergeevič Puškin diede alle stampe La figlia del Capitano, ambientato nel Settecento, al tempo della zarina Caterina II di Russia.

                                     

1.6. Nascita e primi sviluppi Francia

Non si può non citare in primo luogo Alexandre Dumas padre, che fu grande ammiratore di Scott per tutta la vita. Nel 1822, a ventanni, Dumas scrisse un testo teatrale intitolato Ivanhoe, adattando un episodio del romanzo dellautore scozzese testo che rimase inedito fino al 1974; molti anni più tardi, nel 1862, fece dare alle stampe una propria traduzione di Ivanhoe. Fortemente influenzato da Scott, Dumas utilizzò ambientazioni storiche dapprima nel teatro il suo Enrico III e la sua corte Henri III et sa cour fu il primo dramma storico romantico) e in seguito nel feuilleton: il ciclo dei Moschettieri è ambientato nel Seicento, quello degli ultimi Valois nel tardo Cinquecento, mentre quello della Repubblica Partenopea, e quello di Maria Antonietta e della Rivoluzione, sono ambientati nel tardo Settecento.

Ma a parte Dumas, fu proprio dal superamento del romanzo storico che in Francia nacque la narrativa moderna. Di grande influenza fu la figura di Stendhal, che stigmatizzò alcuni elementi tipici del genere, come la tendenza al pittoresco e quella a riprodurre vicende patetiche e melodrammatiche. Per Stendhal la storia in sé non era che fredda cronaca, mentre solo il romanzo era vero documento, perché in grado di rievocare concretamente atmosfere e passioni. Scelse quindi di rappresentare nei suoi romanzi lepoca in cui viveva, o unepoca di poco precedente come ne La Certosa di Parma, con lo stesso realismo e con la stessa attenzione per il percorso psicologico dei personaggi che Scott utilizzava nel rappresentare unepoca passata; Stendhal fu un cronista e uno psicologo finissimo nel ricreare personaggi e atmosfere. Questa sua svolta segnò la crisi del romanzo storico classico e lavvio verso il romanzo sociale psicologico.

La strada indicata da Stendhal fu seguita soprattutto da Honoré de Balzac al quale, secondo György Lukács, si deve il passaggio dalla "rappresentazione della storia passata" secondo lesempio di Scott alla "rappresentazione del presente come storia". La nuova era, quella del naturalismo e del verismo, si aprì nel segno di Gustave Flaubert e proseguì nel nome di Émile Zola.

Anche Victor Hugo si avvicinò allo storico con Notre Dame de Paris, romanzo gotico e medievale, nel quale sono presenti elementi pittoreschi nonché una certa enfasi sullirrazionalità delle passioni. Ma il suo capolavoro, I miserabili 1862, è inserito in un contesto temporale molto più vicino a quello nel quale lautore visse il periodo post napoleonico e, più orientato al sociale, è difficilmente riducibile a un romanzo storico in senso stretto.



                                     

2.1. Il romanzo storico in lingua italiana Nel Settecento

Nel Settecento la produzione romanzesca italiana era stata di scarso rilievo, per lo più costituita da riprese o addirittura da imitazioni di alcuni modelli inglesi o francesi, con leccezione delle Ultime lettere di Jacopo Ortis del Foscolo, la cui stesura risale al 1798 anche se la prima pubblicazione avvenne nel 1801. Il romanzo foscoliano, di forma epistolare, non può essere considerato un romanzo storico. Vi è sì uno stretto legame fra la vicenda storica caduta della Repubblica di Venezia e la vicenda individuale; tuttavia, il punto di vista strettamente soggettivo esclude quel carattere di ricostruzione di un mondo e di unepoca che sta alla base del romanzo storico.

                                     

2.2. Il romanzo storico in lingua italiana NellOttocento

Durante i primi anni della Restaurazione apparvero in Italia opere dai caratteri non ancora chiaramente definiti, come la novella storica Il castello di Binasco della scrittrice torinese Diodata Saluzzo Roero, ambientata nel Trecento e pubblicata nel 1819. Il romanzo storico propriamente detto fece la sua apparizione poco dopo, negli anni venti dellOttocento, e visse una stagione di straordinaria proliferazione che perdurò fino ai primi anni quaranta. Al traduttore Gaetano Barbieri si deve la circolazione delle opere di Walter Scott: la sua versione di Ivanhoe uscì nel 1822. Nei ventanni successivi, in Italia come nel resto dEuropa, esplose il fenomeno e furono pubblicati - spesso a puntate, in appendice a giornali e riviste - oltre cento nuovi romanzi storici di autori italiani.

A favorire la diffusione del genere fu anche la situazione politica del paese che spronava i romanzieri a farsi portavoce delle vicende storiche dellItalia susseguitesi dal Medioevo al Risorgimento, allo scopo di mostrare esempi eroici di libertà e resistenza alloppressione dello straniero si parla infatti di romanzo storico risorgimentale. La soluzione di convogliare esortazioni, speranze e ideali patriottici allinterno di vicende ambientate in un passato remoto, quindi apparentemente svincolate dalla situazione politica presente, era peraltro imposta da circostanze oggettive: permetteva, cioè, di aggirare la censura.

Cè da dire, inoltre, che nelle letterature europee del primo Ottocento il romanzo aveva già raggiunto un notevole sviluppo, che seguiva la fortuna settecentesca del romanzo epistolare, di quello diaristico e di quello di formazione. In Inghilterra stava prendendo piede il romanzo gotico e in Francia, come già detto, il romanzo sociale psicologico. In Italia tutte queste esperienze non riuscivano a penetrare; la fortuna del romanzo storico in Italia va anche attribuita, quindi, alla minor presa delle nuove tendenze europee.

Anche se la maggior parte di questi romanzi non si ricorda né si legge più, tra essi si annoverano I Lambertazzi e i Geremei di Defendente Sacchi e Il castello di Trezzo di Giambattista Bazzoni entrambi usciti nel 1827, diversi titoli di Carlo Varese, e soprattutto la punta di diamante di questa vasta produzione: I promessi sposi.

                                     

2.3. Il romanzo storico in lingua italiana Manzoni e I promessi sposi

Lanno fondamentale per il romanzo storico in Italia fu il 1827: fu allora che Alessandro Manzoni concluse la prima versione, chiamata appunto ventisettana del suo capolavoro ambientato nella Milano del Seicento, dopo essersi a lungo documentato partendo dalla Historia Patria dello storico milanese Giuseppe Ripamonti e dopo aver attentamente riflettuto sulle caratteristiche e sugli scopi del genere letterario che si accingeva ad affrontare.

Manzoni conosceva i romanzi di Scott e la lettura di Ivanhoe gli era stata di ispirazione già per Adelchi tragedia ambientata al tempo della discesa in Italia di Carlo Magno, ma tra i due scrittori vi è una grande differenza. Infatti, mentre lopera di Scott aveva il principale intento di appassionare e divertire il lettore, Manzoni fece de I promessi sposi un romanzo a tesi storica, religiosa, morale; il lettore è chiamato a divenire consapevole di come sia il mondo, di quale sia la natura delle relazioni umane, di quale sia il significato dellesistenza e della storia.

Nellintroduzione, Manzoni proclama lopera come un manoscritto ritrovato e riadattato dal passato; espediente già utilizzato da Scott in Ivanhoe e utilizzato anche in opere successive di altri autori, ad esempio La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne. Inoltre dichiara di aver effettuato ricerche tra i documenti originali le relazioni storiche dellepoca, e nei primi capitoli fa espliciti riferimenti alle leggi del tempo. Con questi accorgimenti lautore intende rinsaldare il patto di fiducia con il lettore, rassicurandolo sulla verosimiglianza dei fatti narrati. In ogni modo, ne I promessi sposi le vicende di pura invenzione si intrecciano senza stridori, anzi si armonizzano perfettamente con i fatti storici avvenuti nel milanese tra il 1628 e il 1630.

Il grande valore e il successo di questa sua opera contribuirono ulteriormente alla diffusione del romanzo storico in Italia.



                                     

2.4. Il romanzo storico in lingua italiana Dopo Manzoni

Dopo il 1827 allinterno del genere si formarono due" correnti”: da un lato quella manzoniana, dallaltro quella scottiana, più facile e di più sicuro successo, favorita anche dal bisogno del pubblico di una narrativa popolare, ma allo stesso tempo efficace e coinvolgente. Unaltra distinzione si può fare sul piano ideologico: alcuni autori si collocano in un ambito cattolico e più conservatore dAzeglio, Grossi, altri su posizioni repubblicane e più progressiste Guerrazzi, Nievo.

Tra i romanzi storici di Massimo dAzeglio vi è Niccolò de Lapi, ovvero i Palleschi e i Piagnoni, ambientato nella Firenze del Savonarola, e il celebre Ettore Fieramosca ossia la disfida di Barletta 1833, che narra avventure di tipo romantico-cavalleresco incentrate su un episodio della Guerra dItalia del 1499-1504, tra Francia e Spagna, per il controllo del Napoletano. Daltra parte, la vicenda è attualizzata e lautore non si preoccupa della precisione della ricostruzione storica neanche per quanto riguarda lepisodio centrale: la sfida tra cavalieri italiani e francesi non fu, come narrato nel romanzo, una questione di coscienza nazionale offesa, ma piuttosto di onore tra uomini darme; a dAzeglio, evidentemente, interessava soprattutto trasmettere, sotto traccia, gli ideali risorgimentali. La storia della disfida si intreccia inoltre con un amore avventuroso e tragico, che permette allautore di inserire nel romanzo gli elementi tipici della mitologia romantica. Lopera ottenne un grande successo e ha avuto diverse versioni cinematografiche e televisive durante il Novecento.

Tommaso Grossi approdò alla prosa dopo alcune esperienze narrative in versi. Nel romanzo Marco Visconti, uscito nel 1834 e presto tradotto in diverse lingue, sviluppò motivi cavallereschi e pittoreschi, legati al Medioevo di maniera. Nonostante questo il lavoro si ispira fortemente al modello manzoniano, dal quale riprende personaggi e situazioni.

Francesco Domenico Guerrazzi, seguace del modello scottiano, già nel 1827 aveva dato alle stampe La battaglia di Benevento, che narrava della guerra tra gli Svevi e gli Angioini durante il Duecento; nel 1836 pubblicò a Parigi Lassedio di Firenze, che utilizzava le vicende della Repubblica fiorentina del 1527-1530 per occuparsi in realtà di questioni risorgimentali e patriottiche. In seguito, nel 1854, diede alle stampe Beatrice Cenci, sulla giovane nobildonna romana giustiziata a fine Cinquecento per aver ucciso il padre.

Ricordiamo anche Margherita Pusterla 1838 di Cesare Cantù e i romanzi di Luigi Capranica, pervasi da un intenso afflato patriottico quando fanno agire personaggi quali Giovanni delle Bande Nere o Paolo Sarpi.

Nel 1837 Niccolò Tommaseo, da Parigi dove si era volontariamente esiliato per via di alcuni problemi con la censura, diede alle stampe la novella storica Il Duca dAtene, che va a costituire un trittico di novelle di ambientazione medievale con la precedente Il sacco di Lucca 1834 e la successiva Lassedio di Tortona 1844. Tommaseo era convinto che il romanzo non fosse adeguato a sviluppare una corretta visione del passato, perché, per sua natura, narra vicende che, pur traendo spunto da eventi realmente accaduti, vengono fuse con elementi che non hanno nulla a che vedere con la storia ad esempio, le vicende sentimentali dei personaggi. Per questo preferì cimentarsi con componimenti più brevi e incisivi e utilizzò, nei dialoghi, la lingua originale del periodo, nonostante non fosse sempre comprensibile al lettore suo contemporaneo: riteneva in questo modo di mantenersi fedele al concetto di vero storico. Il suo unico romanzo Fede e bellezza 1840, la sua opera letteraria più importante, di carattere psicologico-sentimentale, recuperò una dimensione introspettiva e anticipò tematiche e risvolti del romanzo decadente europeo.

                                     

2.5. Il romanzo storico in lingua italiana Evoluzione del genere

Dopo il 1840 la situazione politico-sociale in Europa cambiò. Le aspirazioni libertarie che avevano trovato espressione nel romanzo storico ebbero progressivamente il loro coronamento; la borghesia si sostituì allantica classe dirigente e il mutare del quadro politico-istituzionale sollecitò la narrativa a intraprendere direzioni nuove: ambientazioni più vicine alla contemporaneità e maggior attenzione allintrospezione psicologica dei personaggi e al loro vissuto quotidiano. Secondo György Lukács, infatti, il 1848, lanno della Primavera dei popoli, fu anche lanno della svolta per il romanzo storico europeo, che si allontanò dallalveo classico e prese strade moderne vedi quanto già detto a proposito di Balzac. La situazione italiana era però diversa, per via della peculiare provvisorietà del nostro Risorgimento: nel 48 furono "concesse", non conquistate, quattro carte costituzionali, tutte poi ritrattate con leccezione dello Statuto Albertino; nel 1849 fallì la Repubblica Romana. Ne consegue che in Italia la spinta rivoluzionaria rimase viva più a lungo e che il romanzo storico rimase la forma di letteratura più diffusa, contribuendo a educare alla lettura intere generazioni; il superamento del genere avvenne solo dopo il 1860, lanno dellUnità dItalia.

Daltra parte, già nei decenni precedenti il romanzo storico fu oggetto di critiche da parte dei letterati italiani. Grande scalpore suscitò la "sconfessione" di Manzoni, che nel 1845 pubblicò il già citato saggio Del romanzo storico ed in genere de componimenti misti di storia e invenzione, nel quale prese le distanze dal genere perché storicamente inattendibile. Di altro tenore, contenutistico, lopposizione di Antonio Bresciani, il quale pubblicò romanzi storici antirisorgimentali LEbreo di Verona, che quindi esprimevano concezioni politiche opposte a quelle attorno alle quali il genere era fiorito. Anche Giuseppe Rovani si schierò contro il romanzo storico, accusandolo di presentare stereotipi e nutrirsi di meccanismi narrativi ormai logori. A questo stile contrappose Lamberto Malatesta 1843, Valenzia Candiano 1843, Manfredo Pallavicino 1845-1846 e La giovinezza di Giulio Cesare 1872. In seguito Rovani diede alle stampe Cento anni, che insieme a Le confessioni di un italiano, capolavoro di Ippolito Nievo - pubblicato postumo nel 1867 per via della tragica morte durante un naufragio del suo autore - costituisce un alto esempio di trasformazione del romanzo storico in una forma nuova.

In entrambe le opere la memoria storica viene filtrata attraverso la memoria individuale; decadono così alcune componenti fondamentali del romanzo storico del primo Ottocento, che si caratterizzava per lonniscienza dellautore e la sua estraneità ai fatti raccontati. Nel caso di Rovani lio narrante è uno storico dallatteggiamento alquanto disincantato, mentre nel caso di Nievo è un testimone diretto dei fatti e la prima parola del testo è proprio "Io". In entrambi i romanzi compaiono inoltre due elementi che caratterizzeranno la produzione successiva: il prevalere della" microstoria” vita quotidiana degli individui sulla" macrostoria” grandi eventi di interesse collettivo e lavvicinamento dei fatti narrati alla contemporaneità.

I romanzi post-unitari, sia veristi che successivi al verismo, continuarono a confrontarsi con la materia bruciante dei sogni risorgimentali e, soprattutto, delle grandi speranze tradite: poiché il 1860 segnò solo la prima tappa di un faticoso processo che lasciò a lungo irrisolta la questione romana e si concluse molto tempo dopo, allindomani della Grande Guerra, con lannessione del Triveneto. Nellintento di sconfessare le verità ufficiali, confezionate ad arte dal potere, gli scrittori attivi nellultima parte del secolo raccontarono quindi lItalia reale, che viveva nelle campagne e nelle piazze, spesso nella frustrazione e nella miseria. Pensiamo ad esempio a Il ventre di Napoli 1884 di Matilde Serao. Oppure pensiamo a I Viceré di Federico De Roberto, pubblicato nel 1894; come il Principe di Salina ne Il Gattopardo, che uscirà oltre mezzo secolo dopo vedi più avanti, la famiglia degli Uzeda rappresenta, in questopera, il passato di un ordine feudale che si dissolve, e non necessariamente per creare un ordine migliore. Restando in ambito siciliano la Sicilia ha molti conti in sospeso con la storia le sue promesse e su questioni di Risorgimento meridionale, anche I vecchi e i giovani di Luigi Pirandello è talvolta annoverato tra i romanzi storici nonostante si occupi di vicende temporalmente vicine allautore. Scritto nel 1899, pubblicato a puntate nel 1909 su Rassegna contemporanea e in volume, riveduto, nel 1913, secondo le parole dello stesso Pirandello è il "romanzo della Sicilia dopo il 1870, amarissimo e popoloso romanzo, ovè racchiuso il dramma della mia generazione".

Ricordiamo anche, in tuttaltro ambito e per chiudere il secolo, la figura dellautore sardo Enrico Costa, che nel 1885 diede alle stampe Il muto di Gallura.

                                     

2.6. Il romanzo storico in lingua italiana Nel Novecento e nel Duemila

Agli inizi del Novecento, quando trionfava una corrente come il Futurismo e si invocava il superamento dei modelli ottocenteschi e labolizione della narrazione in senso tradizionale, il romanzo storico ebbe generalmente minor fortuna; con leccezione, su un piano di narrativa popolare, del romanzo dappendice ricordiamo I Beati Paoli di Luigi Natoli, pubblicato a puntate tra il 1909 e il 1910 e ambientato nella Palermo dellinizio del XVIII secolo e, sul piano letterario, con leccezione delle opere di Riccardo Bacchelli. Significativi, in particolare, il romanzo Il diavolo al Pontelungo 1927 e la successiva trilogia Il mulino del Po 1938-1940, di oltre mille pagine, basata su un cospicuo lavoro di ricerca. Lautore vi ricostruisce, attraverso tre generazioni, un secolo di storia dallinizio dellOttocento alla Grande Guerra.

Singolare la figura di Carlo Alianello, il capostipite del revisionismo del Risorgimento, che nel 1942 diede alle stampe LAlfiere, ambientato al tempo della spedizione dei Mille. Nella seconda metà del secolo Alianello pubblicò altri romanzi storici revisionistici: Soldati del Re 1952, Leredità della priora 1963, La conquista del Sud 1972.

La tragedia della seconda guerra mondiale ispirò una vasta produzione letteraria, alcune opere allinterno della quale sono talora considerate romanzi storici, pur non rientrando a rigore nel genere, poiché si riferiscono a esperienze vissute dagli autori. Tra queste Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern, Centomila gavette di ghiaccio di Giulio Bedeschi, Il cavallo rosso, I più non ritornano, Gli ultimi soldati del re di Eugenio Corti, le opere di Primo Levi e di Curzio Malaparte. Lo stesso vale per il neorealismo, effetto della "smania di raccontare" le esperienze appena vissute della guerra e della Resistenza, secondo le parole di Italo Calvino nella prefazione al suo romanzo Il sentiero dei nidi di ragno.

Tra gli anni cinquanta e sessanta, allindomani della nascita della Repubblica Italiana, Vasco Pratolini pubblicò la trilogia Una storia italiana Metello, Lo scialo e Allegoria e derisione, che narra la storia del Paese dallunità al ventennio fascista: lintenzione dello scrittore era quella di raccontare il passato comune allo scopo di avviare una migliore comprensione del presente.

Di grande rilievo è la figura di Maria Bellonci, che dopo aver esordito nel 1939 con una biografia di Lucrezia Borgia diede alle stampe diversi romanzi e racconti storici, dal 47 fino agli anni ottanta: ricordiamo i titoli Segreti dei Gonzaga, Tu vipera gentile, Rinascimento privato.

Molto rilevante anche la figura di Anna Banti, che nel 47 pubblicò Artemisia, sulla vita della pittrice seicentesca Artemisia Gentileschi, una donna dalla spiccata vocazione artistica in lotta con i pregiudizi del suo tempo. Ricordiamo inoltre Noi credevamo 1967, nel quale la scrittrice rivive le aspirazioni le memorie del nonno, fervente mazziniano per anni prigioniero nelle carceri borboniche.

Nel 1958 fu pubblicato, postumo, Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, forse il più celebre tra i romanzi storici italiani a livello internazionale anche per via della versione cinematografica di Luchino Visconti. La Sicilia borbonica al tramonto che vi è ritratta rappresenta non tanto unarea geografica destinata a cambiare quanto un mondo che si evolve, restando però sempre uguale a sé stesso. Sempre in ambito siciliano, non si può non citare Il consiglio dEgitto di Leonardo Sciascia, uscito nel 1963. Il romanzo è ambientato in una Palermo del Settecento dove vive e agisce un abile falsario il quale "inventa" un antico codice arabo che dovrebbe togliere ogni legittimità ai privilegi dei baroni siciliani.

Ricordiamo anche la figura della scrittrice, saggista e filologa Maria Corti, il cui romanzo Lora di tutti, ambientato in Puglia nel tardo Quattrocento, uscì nel 1962.

La Storia di Elsa Morante, pubblicato nel 1974, fu un evento di primo piano sul piano letterario e anche editoriale: lautrice impose alleditore un prezzo di copertina molto basso, per evidenziare lispirazione e la destinazione popolare della sua opera, che ottenne un grande successo. Secondo alcuni quella della Morante fu una grande operazione di recupero e rilancio del romanzo storico. Daltra parte, lopera è ambientata in unepoca nella quale lautrice ha vissuto seconda guerra mondiale quindi, per la stessa ragione per la quale i romanzi neorealistici sopra citati non possono essere definiti storici, e anche in base alle definizioni del genere riportate a inizio voce, la classificazione de La Storia come romanzo storico può apparire discutibile.

Lanno successivo, il 1975, lo scrittore e saggista Mario Pomilio diede alle stampe la sua opera più nota, Il quinto evangelio, per la quale vale lo stesso discorso: per quanto sia talvolta ascritta al novero dei romanzi storici, è ambientata nel corso della seconda guerra mondiale, quando lautore era vivente e operante.

Nel 1979 uscì Lordalia di Italo Alighiero Chiusano, ambientato invece nel Medioevo, che ottenne il Premio Selezione Campiello e fu al centro di una grande attenzione; a posteriori, lopera sembra in qualche modo aver aperto la strada a Il nome della rosa di Eco.

                                     

2.7. Il romanzo storico in lingua italiana Il romanzo neostorico

Negli ultimi anni del Novecento si è avuto un ritorno del romanzo storico, da allora molto praticato fino ai giorni nostri. Nel 1980 Umberto Eco ottenne un successo mondiale con il potente affresco medievale Il nome della rosa, dando lavvio alla rinascita del genere; si parla infatti di "romanzo neostorico". La vicenda narrata da Eco si svolge nel 1327 in una zona non precisamente identificata fra lItalia settentrionale e la Francia meridionale. Come già avevano fatto Scott e Manzoni, nellintroduzione il romanzo viene dichiarato come un manoscritto ritrovato e riadattato dal passato.

La successiva fioritura di romanzi storici, a partire dagli anni ottanta del Novecento fino ad oggi, può apparire come un paradosso, se si tiene conto della perdita di prospettiva storica che è caratteristica della cultura postmoderna. Tuttavia si tratta di un paradosso apparente, poiché il filone odierno si differenzia da quello ottocentesco proprio nel suo rifiuto di esprimere una concezione forte, organica e positiva della storia; anzi, il romanzo neostorico respinge ogni idea storicistica di progresso. I narratori contemporanei non manifestano alcuna fiducia nei processi evolutivi della civiltà, ma sono loro i primi a porsi in modo critico verso la Storia. Il successo dei nuovi romanzi storici può essere quindi messo in rapporto con la crisi delle ideologie e la sfiducia nel divenire: il presente troppo squallido indurrebbe a rifugiarsi in un passato lontano. Il passato non è più la ricerca delle origini, ma può rappresentare una fuga dalla realtà, oppure la rappresentazione di una realtà sostanzialmente inconoscibile, quanto quella del presente. Non bisogna comunque dimenticare che il successo del romanzo storico non è un fenomeno solo italiano, ma riguarda tutta la narrativa postmoderna: basti ricordare gli americani Don DeLillo e Thomas Pynchon.

Sebastiano Vassalli rappresenta una significativa esperienza di ritorno al romanzo storico in tempi recenti. Partito dallo sperimentalismo del Gruppo 63, lo scrittore se ne distaccò per intraprendere nuove strade e quindi approdare al romanzo storico, con La chimera 1990 e Marco e Mattio 1992, ambientati il primo nel Seicento e il secondo alla fine del Settecento. I suoi romanzi intendono evidenziare le analogie le differenze che intercorrono fra il tempo odierno della scrittura e lepoca storica nella quale si svolge il racconto; per quanto distante sia la prospettiva dalla quale i destini umani vengono osservati, la ricerca di un senso in essi si rivela comunque vana.

Del Gruppo 63 fece parte anche Luigi Malerba, che nel 1974 diede alle stampe Le rose imperiali, ambientato nella Cina del IV secolo. Seguirono Storie dellanno Mille 1777, scritto con Tonino Guerra, Il pataffio 1978, Il fuoco greco 1991, Le Maschere 1995, Itaca per sempre 1997. In questi romanzi i riferimenti ai fatti storici sono scarni, mentre sul passato si riflettono le ombre del presente politico oscuro e corrotto; il passato, quindi, si rivela inestricabile quanto il presente.

Nel 1976 Vincenzo Consolo pubblicò Il sorriso dellignoto marinaio e nel 1987 Retablo, il primo ambientato nellOttocento e il secondo nel Settecento. In queste opere la ricostruzione storica è vista come un rimedio allazione distruttiva del potere contro la memoria; di conseguenza, lo scrittore si propone di esplorare le crepe della storia ufficiale, alla ricerca di ciò che è stato omesso o cancellato.

Ricordiamo anche Cercando LImperatore 1985 di Roberto Pazzi, sulla famiglia dello zar Nicola II dopo la rivoluzione dottobre, e I fuochi del Basento 1987 di Raffaele Nigro, sulle lotte contadine nel sud preunitario; e Il resto di niente di Enzo Striano, uscito nel 1986, nel quale viene raccontata la vita di Eleonora de Fonseca Pimentel sullo sfondo della rivoluzione napoletana del 1799.

Nel 1987 Rosetta Loy diede alle stampe Le strade di polvere, storia di una famiglia monferrina dalla fine delletà napoleonica ai primi anni dellUnità. Nel 1988 uscì Le menzogne della notte di Gesualdo Bufalino, che vinse il Premio Strega, e nel 1990 La lunga vita di Marianna Ucrìa di Dacia Maraini, sul riscatto di una gentildonna sordomuta dal trauma di una violenza subita da bambina, nella Palermo del Settecento. Nel 1994 fu pubblicato uno dei testi fondamentali della narrativa contemporanea, Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi, ascrivibile al novero dei romanzi storici in quanto ambientato a Lisbona nel 1938, durante il regime salazarista.

Degno di nota anche Q 1999, un affresco sugli anni della Riforma protestante del collettivo Luther Blissett, poi noto come Wu Ming. Negli anni successivi questi autori hanno dato alle stampe altre opere di ambientazione storica: Manituana 2007, Altai 2009. Anche il collettivo Kai Zen si è cimentato nel genere: vedi La strategia dellAriete, uscito nel 2007.

Negli anni duemila, un autore del genere di grande successo commerciale in Italia è Valerio Massimo Manfredi, che scrive romanzi storici ambientati nellepoca antica, principalmente ellenistica e romana. Con diversi best seller dalla trilogia Aléxandros a Lultima legione, Manfredi ha ottenuto la traduzione in numerose lingue, vendendo oltre 12 milioni di copie nel mondo.

Per il resto, il romanzo storico, o neostorico, continua ad attirare numerosi autori tra loro diversi, che provengono da esperienze diverse, consacrati oppure esordienti, che operano nelle più diverse regioni dItalia; il genere viene pubblicato dalle case editrici di grande tradizione come dalla nuova editoria; comprende opere che si avvalgono di ricostruzioni storiche scrupolose come opere che lasciano ampio spazio allinvenzione narrativa; opere letterariamente curate come opere volte soprattutto ad appassionare e divertire il lettore. Al di là dellambientazione storica, è difficile trovare tratti comuni tra i romanzi in questione. Molto noti e di rilievo sono i romanzi storici di Andrea Camilleri, come Il birraio di Preston, La concessione del telefono e La mossa del cavallo. Carlo Lucarelli ha dato alle stampe alcuni gialli ambientati nellera fascista. Anche Antonio Scurati si è cimentato nello storico, con Una storia romantica. Tra gli altri autori in attività, ricordiamo Valerio Evangelisti, Guido Cervo ciclo di Valerio Metronio, da Il legato romano in avanti, Danila Comastri Montanari serie di Publio Aurelio, da Mors tua in avanti, e poi Alan D. Altieri, Alessandro Barbero, Valter Binaghi, Rino Cammilleri, Giulio Castelli, Rita Charbonnier, Gianandrea de Antonellis, Andrea Frediani, Ugo Moriano vincitore del premio Selezione Bancarella 2013 con Lultimo sogno longobardo, Giulio Leoni, Laura Mancinelli, Andrea Molesini vincitore del Premio Campiello 2011 con Non tutti i bastardi sono di Vienna, il duo Monaldi & Sorti, Valeria Montaldi, Emma Pomilio, Carla Maria Russo, Marco Salvador con la saga sui Longobardi, Francesco Scrima, Giada Trebeschi, Annalisa Bari con I mercanti dellanima, ambientato nel Quattrocento, e Coccarde rosse, ambientato nel sud dItalia durante il brigantaggio.

Alcuni romanzi insigniti del Premio Strega in tempi recenti hanno unambientazione storica, come Vita di Melania Gaia Mazzucco, Il dolore perfetto di Ugo Riccarelli, Stabat Mater di Tiziano Scarpa e Canale Mussolini di Antonio Pennacchi.

                                     
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