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ⓘ Buddhismo in Italia




Buddhismo in Italia
                                     

ⓘ Buddhismo in Italia

Il Buddhismo in Italia è la terza religione più diffusa, dopo il Cristianesimo e lIslam: esso conta infatti un numero di fedeli costituito da 94.000 italiani convertiti al Buddhismo e 113.900 buddhisti "etnici", immigrati dai Paesi asiatici.

Secondo Martin Baumann i buddhisti in Italia rappresentano lo 0.1% della popolazione totale. Da considerare, visto il numero di immigrati che professano questa fede religiosa circa 50.000 nel 2004, secondo i dati forniti dalla Caritas, che questi dati potrebbero essere ampiamente sottostimati.

In Italia le più grandi associazioni buddhiste si sono riunite nel 2000 nellUnione Buddhista Italiana,con sede a Roma che comprende al suo interno scuole di diverse tradizioni buddhiste ; lUBI aderisce allUnione Buddhista Europea e dichiara di raccogliere circa 70.000 membri, dei quali 50.000 cittadini italiani.

Sommando gli altri 85.000 fedeli della Soka Gakkai, un nuovo movimento religioso derivato dal Nichiren Shōshū giapponese, ma che non fa parte dellUBI pur essendo membro dellUnione Buddhista Europea, si arriverebbe a circa 140.000 buddhisti in Italia.

                                     

1. Storia

Nellaccettazione del buddhismo possiamo distinguere tre diverse fasi, seguendo le indicazioni di Martin Baumann: la prima fase è caratterizzata dallinteresse per il buddhismo a livello però puramente teorico da parte di alcuni filosofi, quali Ralph Waldo Emerson, fino a Arthur Schopenhauer che è stato definito" il precursore del buddismo in Occidente”.

La seconda fase è data dopo la fondazione della Società Teosofica nel 1875. Dopo questa data cominciano a verificarsi in Occidente vere e proprie" conversioni” al buddhismo. Per alcuni si tratta ancora di una religione che si contrappone al cristianesimo.

La terza fase del buddhismo occidentale, con la nascita di vere e proprie comunità, comincia dopo la Prima guerra mondiale ed è caratterizzata dal contatto sempre più frequente fra maestri orientali.

Si può parlare così di unesplosione di interesse per il buddhismo tibetano che va dagli anni 60-70 soprattutto negli ambienti della controcultura hippie. Questo successo passa anche per la letteratura e il cinema, dal Siddartha di Hermann Hesse a film come Piccolo Buddha di Bernardo Bertolucci, Sette anni in Tibet e Kundun. Questi spunti letterari e cinematografici - insieme con la notorietà del XIV Dalai Lama - hanno sicuramente favorito anche la diffusione del buddhismo in Italia.

La presenza buddhista in Italia comincia a farsi notare nel 1960, con la fondazione a Firenze dellAssociazione Buddhista Italiana e con la pubblicazione dal 1967 della rivista Buddhismo Scientifico. Vincenzo Piga si pone a capo dellUnione Buddhista Italiana U.B.I. La firma da parte dellallora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema dellIntesa fra lo Stato italiano e lU.B.I., nel 2000, pure non ancora ratificata dal Parlamento, consacra e conferma la crescita del buddhismo nel nostro Paese. L Intesa tra lo stato italiano e lUnione Buddhista Italiana è stata ratificata l11 dicembre 2012. Levoluzione del buddhismo in Italia è stata possibile anche grazie al coordinamento tra i centri buddhisti di tutte le tradizioni presenti in Italia che sentono la necessità di unirsi e cooperare promuovendo il dialogo interreligioso, lincontro con le istituzioni culturali e promuovono attività didattiche sul buddhismo. LU.B.I è stata riconosciuta come ente religioso con personalità giuridica e riunisce i quarantaquattro maggiori centri italiani e i loro affiliati secondo le tradizioni Theravada sud-est asiatico Mahayana Estremo Oriente, Vajrayana Tibet che sostengono la pratica e la diffusione dellinsegnamento spirituale storico Shakyamuni Buddha.

Nel corso degli anni sono sorti diversi templi buddhisti nelle maggiori città italiane e sono stati fondati diversi monasteri e centri di meditazione: i centri di Roma, dove sono presenti il centro Zen Soto tradizionale lArco, diversi centri Zen Rinzai legati al centro di Engaku Taino e lAssociazione laica A.Me.Co, fondata e diretta dallinsegnante laico Corrado Pensa; Milano, dove è presente il centro Zen Enso-ji Il Cerchio, fondato e diretto dal maestro Soto Testugen Serra; Scaramuccia, località presso Orvieto, dove è presente il monastero del Maestro Zen Rinzai Engaku Taino, Pomaia ed il centro di Comiso in Sicilia. Il Buddhismo Tibetano Vajrayana è rappresentato tra gli altri dai centri della Via di Diamante, appartenenti alla scuola Kagyu, diffusi ormai in buona parte delle regioni italiane.

In Italia è anche diffuso il buddhismo di Nichiren Daishonin un maestro vissuto in Giappone nel XIII secolo, cui lassociazione Soka Gakkai Internazionale si richiama. LIstituto Buddista Italiano Soka Gakkai è stato fondato nel 1998 sulle ceneri dellAssociazione Italiana Nichiren Shoshu a Cereseto; la Nipponzan Myohoji, che ha provveduto alledificazione del più grande stūpa presente in Italia; la Honmon Butsuryu Shu, che conta un tempio principale Kofuji a Firenze e diverse comunità sul territorio, già afferente alla Japan Buddhist Federation come scuola secolare della tradizione Nichiren e che nel 2014 è entrata a far parte dellU.B.I.

                                     

2. Il Buddhismo cinese a Roma

La "Chinatown" di Roma è il quartiere Esquilino, dove sorge anche il Tempio buddhista cinese dellEsquilino, o meglio Putuoshan, perché i fondatori provengono appunto dallisola di Putuo. Il tempio è frequentato dalla Comunità cinese di Roma e gli altri fedeli. Però, il tempio Hua Yi Si, che è della stessa comunità del tempio Putuoshan, è quello dove vanno più spesso i buddhisti di Roma. Questo è anche il tempio più grande dEuropa, e si organizzano lezioni di meditazione. Quasi tutti i buddhisti cinesi di Roma sono fedeli della scuola Chan.

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