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ⓘ Impero di Alessandro Magno




Impero di Alessandro Magno
                                     

ⓘ Impero di Alessandro Magno

Il cosiddetto impero di Alessandro Magno indica nelle ricerche sulla storia antica quel grande, antico impero, che si sviluppò sotto Alessandro Magno nel corso della sua campagna militare e si affermò nella sua piena grandezza dal 324 al 319 a.C. circa.

Poiché la posizione politica di Alessandro in alcune zone era diversamente legittimata e corrispondentemente egli esercitava diversamente la sua sovranità locale, nessun concetto di spazio geografico a questa creazione di stato poteva essere classificato diversamente che con il nome del suo sovrano.

Limpero di Alessandro si basava su ununione personale di tre diverse aree di sovranità: il regno dei Macedoni, la parte occidentale dellimpero degli Achemenidi e il regno degli Egizi dominio in origine achemenide.

Oltre a ciò Alessandro aveva la sovranità sulla maggior parte delle città greche con la lega di Corinto e su alcune tribù barbare balcaniche.

Il suo impero si estendeva su almeno 19 territori dei moderni stati di oggi e toccava alcune altre nella loro periferia. Tra il 336 e il 323 a.C., assorbendo la porzione occidentale dellimpero achemenide di Persia, portando la propria superficie da 1.2 a 5.2 milioni di km 2 ; divenne così, per un ventennio, il più vasto impero del suo tempo.

Dopo la sua morte il suo impero si dissolse nel quadro delle guerre dei diadochi e fu diviso tra i suoi successori, i diadochi e gli epigoni. Di qui emerse il mondo dei cosiddetti regni ellenistici.

                                     

1. Caratteristiche

Secondo il moderno neologismo, per "impero di Alessandro" si intende la costituzione di stati che seguirono storicamente lantico regno persiano degli achemenidi, con il quale esso era geograficamente pressoché coincidente, cui si aggiunge solamente la patria degli occupanti macedoni, che aveva esteso la propria egemonia alla parte europea costituita dalle città-stato greche.

Occasionalmente era perciò detto anche "Impero della Grande Macedonia" o "Impero Macedone", soprattutto con la campagna di occupazioni di Alessandro, che aveva soppiantato lantica casta dominante persiana con una nuova macedone, che si componeva della serie dei suoi compagni hetairoi e che come suoi successori diadochoi caratterizzarono anche lulteriore destino storico del Mediterraneo orientale, fino alloccupazione romana.

Inoltre limpero di Alessandro era uno stato multietnico, nel quale la sovranità si basava su diversi strumenti di legittimazione, che Alessandro aveva riassunto in sé nella sua unione personale. Solo le sue persone potevano rendersi garanti dellunità dellimpero, per il quale non cera unidea di territorio geografico di appartenenza né esisteva un nome del relativo popolo.

Poiché Alessandro per tutta la sua vita di altro non si era occupato in modo così intenso che della conduzione della guerra, la sua funzione di modello come statista, organizzatore dellimpero e pacificatore fu ed è posta in discussione, tanto più che poco dopo la sua morte, in un decennio, il suo impero collassò.

Augusto lo ha perciò criticato, rimarcando fortemente la funzione di sovrano come servizio alla pace, come sempre richiede loccupazione di nuovi territori.

Come tuttavia Alexander Demandt ebbe a osservare, Augusto dopo la sua vittoria nella guerra civile romana ebbe a disposizione ancor più decenni di sovranità, dei quali egli poté approfittare per consolidare la pace interna allimpero romano pax romana.

Invece Alessandro morì a soli 33 anni di età, appena aveva potuto occupare il suo impero, ciò che lo collega piuttosto a Carlo Magno, Gengis Khan e Napoleone Bonaparte i cui imperi caddero parimenti presto, la cui politica però ebbe effetto ancora per secoli.

Soprattutto si potrebbe inquadrare Alessandro solo in parte nel modello più usuale di classica arte di stato, così Alfred Heuß, poiché egli, come antesignano dellellenismo, fu più efficace che come uomo di stato.

Tuttavia limpero di Alessandro, molto breve e legato allesistenza di una sola persona, occupa nello sviluppo della teoria dello Stato una posizione molto significativa. Si trattò del primo Stato di grande estensione uscito da un ambiente culturale europeo, che si estendeva su più parti della terra e su più popolazioni, che rese possibile la diffusione della cultura greca oltre i confini delle loro città-stato di origine e che aiutò questultima a diffondersi con lellenismo a livello mondiale.

La diffusione della civiltà urbana fu accompagnata dalla fondazione degli Stati di Alessandro, e con le scoperte geografiche annesse si ebbe linstaurazione di un commercio mondiale euro-asiatico.

Per le successive monarchie europee la forma di stato dellimpero di Alessandro, con la sua concezione della legittimazione della sovranità, divenne costitutiva, con i tre fattori per la prima volta collegati fra loro, della successione dinastica ereditaria, del riconoscimento da parte dellesercito per acclamazione e del sacro innalzamento del sovrano a divinità.

                                     

2. Limpero

Limpero occupato da Alessandro non era uno Stato unitario, nel quale la sovranità poteva essere acquisita con il subentro in un determinato titolo. Non vi era alcun "re del regno di Alessandro" bensì un re della Macedonia, dellAsia, di Babilonia e dellEgitto. La sua sovranità doveva essere giustificata con lunione della competenza e del titolo, che i concetti tradizionali corrispondevano alle singole parti dellimpero.

A differenza degli achemenidi, Alessandro rispettava e, dove giungeva, reinstaurava anche le culture tradizionali come le tradizioni religiose dei popoli da lui sottomessi, come ad esempio spiega la sua intronizzazione in Egitto. Egli non voleva presentarsi di fronte a loro come un occupante o un sovrano straniero, bensì come conservatore dellordine delle loro comunità. In questo senso il suo regno rappresentò un concetto di sovranità staccato dai confini nazionali, che stava quale garante dellunità del tutto e contemporaneamente quale protettore dei molteplici popoli da lui sottomessi. Già Niccolò Machiavelli ha notato con sorpresa lassenza di rivolte delle popolazioni asiatiche contro la nuova sovranità ellenistica, tanto sotto Alessandro come sotto i suoi successori, mentre ancora sotto gli achemenidi, particolarmente babilonesi ed egizi, spesso vi erano sollevazioni. Lunità dellimpero si manifestava anche nella unica persona del re, il cui stato non poteva esistere indipendentemente da lui che, dotato di una potenza illimitata, poté organizzare e così lo fece diventare personale.

Alessandro non era neanche re "di" bensì "in" Asia e "in" Egitto, proprio come furono i suoi successori re tolemaici e seleucidi "in Egitto" e "in Siria". Sola eccezione rimane la Macedonia, ove i sovrani potevano chiamarsi "re dei macedoni", prima e dopo Alessandro.

In Europa Alessandro fu innanzitutto re dei Macedoni basileus Makedonōn, come legittimo successore del padre Filippo II e grazie al riconoscimento da parte dellesercito macedone. Poiché nello Stato macedone oltre alla monarchia non esisteva alcun organo di controllo, come allincirca leforato a Sparta o il senato a Roma, il re deteneva un potere assoluto come capo supremo. La sua volontà in questioni amministrative e in politica interna ed estera era legge. Solo lesercito macedone deteneva una funzione indiretta di correzione della sovranità regia, il cui riconoscimento in base alla prova delle sue qualità di comandante e la sua adeguata partecipazione alle vittorie in guerra doveva essere acquisita. Questa forma di legittimazione della sovranità fu caratteristica dei macedoni durante la loro intera storia e si protrasse infine anche nei regni dei diadochi.

Inoltre Alessandro disponeva della posizione, ereditata dal padre, di capo supremo dellesercito della Lega tessala, di tago, che è paragonabile alla figura di duca nel primo medioevo. Dallesterno egli era de facto il sovrano della Tessaglia, le cui città per la politica interna mantenevano la loro autonomia. Una simile costellazione si rassegnava di fronte alle città greche rappresentate dalla Lega di Corinto poleis, che davano alla loro libertà interna molta importanza. Ugualmente Alessandro era subentrato al padre nella posizione del comandante hēgemon, cioè "Egemone" della lega ed era il loro capo supremo sul campo strategōs autokratōr. I rapporti delle città con legemone erano regolate contrattualmente, ed essi riconoscevano dallesterno più o meno volenterosamente la sua conduzione politica e militare, specialmente in relazione alle campagne di rappresaglia concluse contro lantico nemico persiano. Inoltre toccava allegemone la posizione di potenza garante dellosservanza della pace comune del territorio koinē eirēnē, che egli, alloccorrenza manu militari aveva imposto, come nel caso del tentativo di defezione da parte dei tebani nel 335 a.C., che sfociò nella distruzione della città. Come contromossa lEgemone era obbligato al riconoscimento dellautonomia interna delle città, nella quale egli non doveva interferire.

Alessandro fu accolto in Egitto come liberatore dallegemonia straniera dei Persiani e a Menfi fu incoronato Faraone con lantico rito egizio, onore che i re persiani avevano rifiutato. Similmente egli si comportò a Babilonia, ove fu parimenti accolto come liberatore e, secondo il Diario astronomico di Babilonia, come "re del mondo" šar kiššati.

La sovranità persiana fu, qui come in Egitto, decisamente respinta; la città fu più volte occupata e la distruzione dei suoi templi a torre Etemenanki da parte di Serse I aveva creato simili reazioni anti-persiane come in Grecia.

E tuttavia Alessandro rivendicò un legittimo diritto di successione come erede dei re persiani, che dovevano giustificare la loro sovranità in Asia.

Non in ultimo perciò limpero di Alessandro può essere visto come stato successore dellimpero persiano. È comunque controverso quando Alessandro abbia avuto in programma questa successione. Quando egli nel 334 a.C. iniziò la sua campagna militare verso lAsia, voleva innanzitutto una rappresaglia per i precedenti attacchi dei persiani contro la Grecia Guerre persiane e la prioritaria liberazione delle città greche lungo le coste ioniche nellAnatolia.

Secondo Diodoro Siculo Alessandro già al suo sbarco sul suolo asiatico fece valere la sua sovranità con un giavellotto, che per volontà degli dei sarebbe stata trasmessa a lui. Una seconda volta la sua aspirazione fu a portata di mano a Gordio, quando nel santuario di Zeus egli tagliò il famoso, omonimo nodo, la cui soluzione prometteva al suo autore, secondo loracolo di Telmesso, la sovranità sulla Licia.

Degno di nota è inoltre il fatto, che Alessandro già nel primo anno della sua campagna si comportava in Asia da sovrano, mentre egli non solo lasciava esistere le province occupate bensì nominava per esse ora satrapi macedoni. Nel suo programma ufficiale riemerge il nome Asia solo dopo la sua vittoria nella battaglia di Isso del 333 a.C., mentre egli stesso, in una lettera a Dario III, si proclama "signore dellAsia" e di conseguenza pretende che ci si rivolga a lui come "re dellAsia" basileus tēs Asias. Dopo la battaglia di Gaugamela del 331 a.C., fu proclamato alla fine dal proprio esercito "re dellAsia", per quanto questo atto potesse aver significato più una festosa conferma delle aspirazioni da parte di un guerriero che lacclamazione di un imperatore. Alessandro non fu però mai posto in trono come re dellAsia e la sua sovranità si legittimò con il lancio del suo giavellotto sullEllesponto e con la sua vittoria contro i persiani. Al più tardi, dopo la morte di Dario III, nel 330 a.C. egli venne riconosciuto come unico sovrano dellAsia. Besso, che si era autoproclamato re, trovò, in quanto regicida, meno seguaci e fu quindi, su incarico di Alessandro, giudicato come usurpatore e giustiziato.

Il titolo persiano di re, che a partire da Dario I era "Gran Re, Re dei Re, Re di Persia, Re degli stati", che nuovamente fu tratto dalla tradizione della sovranità dellAssiria e che conteneva in sé laspirazione ad una sovranità universale, fu tradotto dai greci con "Grande Re" basileus megas. Alessandro non ha mai portato questo titolo, sebbene egli si considerasse successore degli Achemenidi, motivo per cui la sua aspirazione non reggeva ad un vero esame, spesso attribuitagli nella storia scritta su di lui, ad una sovranità universale, benché lo si sia creduto.

La pretesa che sarebbe salito alla dignità di "re dellAsia" è oggi, nella ricerca storica, controversa, poiché per tale titolo non vi era alcuna esatta definizione. Presso i greci il concetto di Asia aveva lo stesso significato di territorio della sovranità persiana, ove non esisteva una parola corrispondente equivalente, per cui anche Alessandro intendeva regnare almeno su quel territorio. Si ritiene tuttavia, che ai Greci la effettiva estensione del regno di Persia in Asia non fosse nota e che il punto di vista personale di Alessandro, mentre egli presumeva di aver raggiunto con il Syr Darya il confine settentrionale e con il delta dellIndo quello meridionale del mondo abitato Ecumene od oikoumene ; egli non era riuscito a raggiungere il confine orientale sul delta del Gange a causa della rivolta del suo esercito, fosse che egli dal suo titolo avesse derivato anche la signoria sullintera parte asiatica della terra. Cina, Siberia, Tibet ed Estremo Oriente a lui ed ai suoi contemporanei erano ancora ignoti.

                                     

3. La Casa reale

La sovranità di Alessandro si basava sulla sua appartenenza alla dinastia regnante degli Argeadi, come successore ed erede di suo padre Filippo II, e sul riconoscimento da parte dellesercito macedone. Entrambe non erano condizioni fissate per iscritto, relativamente alla legittimazione della successione al trono, che anche dopo la sua morte venissero fatte valere. Accanto alla discendenza dal padre, presso i macedoni giocava un ruolo non irrilevante anche quella dalla madre, per cui Alessandro aveva anche la tara di non essere da parte di madre un macedone verace. Questo ebbe come conseguenza la mortale inimicizia con il generale Attalo, la cui nipote Cleopatra era stata lultima moglie di Filippo II e quindi un suo figlio avrebbe potuto diventare come macedone puro un primo concorrente di un Alessandro in ascesa.

Dellassassinio di Filippo II Alessandro aveva tuttavia beneficiato, dato che in quel momento egli era lunico argeade in età tale da poter regnare e quindi fu subito riconosciuto dalle persone che contavano come nuovo re in quanto successore del padre. Data la tolleranza delle leggi del tempo egli fece uccidere Attalo, mentre Cleopatra e il suo neonato furono uccisi per ordine della madre di Alessandro, Olimpiade dEpiro. Con leliminazione del cugino Aminta Alessandro divenne infine incontrastato re.

Egli tuttavia aveva ancora un fratellastro, Filippo III Arrideo, che però a causa di una malattia mentale non era ritenuto idoneo a regnare e perciò non rappresentava una minaccia. Tuttavia Alessandro ritenne di portarselo dietro nelle sue campagne militari, per poter così essere informato attraverso il suo indiretto intervento, se il fratello si fosse dovuto rivelare come un antesignano di Claudio.

In Asia Alessandro cercò di rafforzare la sua sovranità anche per via dinastica. Il suo matrimonio con la principessa della Battriana Rossane, figlia di Ossiarte, satrapo della Battriana, non si spiegò alla fine con la richiesta di soddisfare lidoneità per lui di una consorte della nobiltà centro-asiatica. Con i matrimoni di Susa egli prese come seconda moglie la principessina achemenide Statira II, figlia di Dario III, e Parisatide II, figlia di Artaserse III di Persia come terza moglie, nella città di Susa.

La poligamia, per altro malvista dai Macedoni, era tollerata presso la casa reale; già il padre di Alessandro aveva avuto in alcuni periodi contemporaneamente più mogli. Entrambe le principessine sposate da Alessandro erano figlie di ex re, per cui il cambio di sovranità in Asia, oltre al diritto di occupazione, poteva a maggior ragione essere legittimato.

Tuttavia Alessandro portava con il suo matrimonio anche la riserva già avanzata contro di lui nella successiva generazione, offrendo ai futuri figli, in quanto suoi successori tramite madri asiatiche, un ancor minore livello di accettazione da parte dei Macedoni.

Parmenione deve aver perciò insistito per un suo matrimonio con la sua amante Barsine, che era, è vero, asiatica, ma al contrario delle altre tre greche era colta e quindi pareva più accettabile come regina. Da lei egli ebbe persino un figlio, del quale si diceva avesse, per via materna, come antenato il mitico Ercole. Tuttavia non è chiaro se Alessandro avesse riconosciuto questo figlio, che mai nel corso della sua vita era stato citato da parte sua.

La famiglia di Alessandro genealogia:

Il legame con gli Achemenidi:



                                     

4. Cerimoniale di corte e insegne

Con lassunzione della sovranità in Asia e con la conseguente accettazione delle consuetudini persiane e della nobiltà al suo seguito, Alessandro suscitò il malumore dei suoi seguaci macedoni e greci, che vedevano nei persiani dei nemici sottomessi da civilizzare barbari, che dovevano essere vinti e sottomessi invece che trattati a pari diritti.

Con laccettazione dei loro riti, comportamenti e segni esteriori, cioè lorientalizzazione, Alessandro aveva tradito il puro ellenismo e offeso gli antichi usi macedoni; i Persiani erano stati vinti in guerra, con loro si doveva essere in pace ma dovevano essere sottomessi. Così suonavano nei suoi confronti le critiche correnti, che venivano sostenute fino negli scritti storici romani e oltre.

Il comportamento di Alessandro però trovò anche i suoi difensori, come Arriano e Plutarco, che vollero riconoscere nel suo modo di procedere un profondo rispetto per i popoli asiatici e una parte della sua politica di mescolanza fra le popolazioni, che doveva condurre ad un ordine universale di pace fra i precedenti nemici europei ed asiatici.

Il regno macedone non seguiva alcun rituale istituzionalizzato del potere o del semplice servizio di corte, che prefigurasse un ordine dello Stato. Il re era piuttosto un tipo di privato con una reputazione molto alta, al quale veniva riconosciuta unautorità nel posto. Il suo palazzo era una villa più bella e non poteva in ogni caso reggere di fronte allo splendore orientale.

Secondo lautoconsapevolezza dei Macedoni, come anche quella dei Greci, i titolari del diritto civile erano uomini liberi e si trattavano corrispondentemente come pari luno con laltro.

Queste regole sociali dovevano essere osservate anche dal re affinché potesse mantenere la sua autorità. In conseguenza la sua posizione verso i suoi sudditi assomigliava a quella di un primus inter pares, cui erano delegati incarichi politici, piuttosto che unautorità che impartiva ordini allinterno. Al re ci si indirizzava con il titolo di basileus o gli si dava del tu chiamandolo per nome. Persone di sua stretta fiducia e amicizia lo potevano baciare per salutarlo; chi gli rivolgeva la parola, doveva farlo a capo scoperto.

Anche Alessandro si comportava in corrispondenza della sua sovranità e veniva trattato allo stesso modo dai suoi sudditi macedoni.

Con il suo inoltrarsi in Asia e con il crescente riconoscimento della sua sovranità da parte della popolazione locale, il suo comportamento mostrava un sempre più marcato cambiamento di carattere, che veniva accolto dai suoi compagni macedoni con perplessità, quando non con disapprovazione. Egli dimostrò la sua aspirazione alla successione degli Achemenidi con ladozione del rituale della sovranità collegato a quella dei segni esteriori. Dal 330 a.C., dopo la morte di Dario III, Alessandro adottò i tipici segni esteriori che indicavano il sovrano, come la corona rossa o bianca in fronte diadema, la camicia rossa chitone e il mantello regale rosso Clamide, che veniva "chiuso" a vita con la cintura regale. Rinunciò a portare il copricapo regale, la tiara tiyārā, tranne che in un tentativo, il che per i suoi Macedoni si dimostrò troppo.

A Babilonia e a Susa egli si sedeva sul trono del Gran Re con un baldacchino dorato e portava con sé una ricca tenda da campo rossa per le successive campagne. Alessandro adottò per contro un segno rilevato da suo padre, uno scettro, il cui modello era quello del mitico Agamennone. Poi egli portava un anello con sigillo, con il quale sia gli atti pubblici più importanti che quelli di natura privata venivano autenticati. Lanello-sigillo non riportava specifiche insegne; allora la maggior parte delle persone di elevato livello ne portavano uno. Molte volte esso acquisì per Alessandro questo significato, come quello deposto sul suo letto di morte in onore di Perdicca e da questi inteso come segno di trasmissione della sua autorità.

Di gran lunga più difficile delle insegne esteriori si rivelò lintroduzione di un cerimoniale di corte, che fu ricavato dal modello persiano. Nel 330 a.C. introdusse la figura del ciambellano eisangeleus come responsabile di corte, figura che era fino ad allora era ignota ai Macedoni. Da quel momento chiunque volesse ottenere udienza da Alessandro doveva rivolgere la richiesta al ciambellano e poi attendere di essere ricevuto. Ciò risultava allo stesso tempo orientale come ellenico, solo che i più stretti collaboratori del re avevano ancora libero accesso a lui.

Oltremodo controverso fu il tentativo intrapreso da Alessandro dintroduzione della proschinesi proskynēsis fra gli elleni, un gesto con il quale un sottoposto di fronte ad un signore portava, in segno di rispetto, la mano alla propria bocca e si inchinava leggermente. Presso i Greci questo gesto era noto senzaltro come gesto di venerazione di fronte agli dei, ma fatto davanti ad una persona era considerato malvisto e indecente, poiché sottintendeva la presunzione di una natura divina nel destinatario. E proprio questa presunzione di sottomissione ai re persiani intesero i Greci nello storico disaccordo, per i quali la proskynēsis doveva essere guardata come qualcosa cioè che effettivamente non doveva esprimere la verità. La proskynēsis era considerata come un gesto di devozione servile da parte di persone non libere di fronte al loro divin padrone e chi lo faceva si sottometteva alla sua legge. In che misura gli elleni mettessero sullo stesso piano la proskynēsis e la prosternazione, con la quale il richiedente implorava una grazia o la protezione gettandosi ossequente ai piedi del potente, non è chiaro. In ogni caso essa non era compatibile con il loro orgoglio di uomini liberi. In effetti la proskynēsis nellintero oriente si manifestava come un comune gesto di saluto, con il quale era trattata sia la persona più semplice, sia il Re.

Alessandro fallì durante un simposio con lintroduzione della proskynēsis presso i suoi seguaci macedoni, dopo che Callistene si era rifiutato di adeguarvisi.

In seguito Alessandro rinunciò a richiedere la proskynēsis agli elleni, solo gli orientali gli manifestavano ancora tale riverenza. Ogni greco, che tuttavia la praticasse non sollecitato, era visto dalla popolazione locale come un pessimo adulatore e per questo disprezzato, e questo valeva anche per il suo comportamento verso gli orientali. Questo atteggiamento degli occidentali verso la proskynēsis si diffuse subito anche sotto i diadochi; presso i Romani valeva come espressione di altezzosità, quella di chi è caduto nella megalomania, sotto Diocleziano fu saldamente ancorata al cerimoniale di corte romano/bizantino.

                                     

5. Amministrazione dellimpero e della corte

Dopo la sua campagna decennale Alessandro morì. La faticosa formazione di una stabile organizzazione dellimpero non gli sopravvisse a lungo; molto dovette essere improvvisato o fu sostituito dallorganizzazione persiana e rimase alla fase iniziale. Ma ad essa subentrarono quella dei Seleucidi in Asia e quella dei Tolomei in Egitto e per tutti rimase il carattere del modello ellenistico.

                                     

5.1. Amministrazione dellimpero e della corte Il chiliarca – Il secondo uomo

Presso gli Achemenidi si era ampliato, in un lungo e difficile processo fino al IV secolo a.C., lufficio di comandante delle truppe della guardia reale fino a diventare il "secondo uomo dello stato", il corrispondente orientale del Visir, una specie di viceré.

La denominazione persiana del suo ufficio era hazarapatiš, ovvero "capo dei mille" il cui termine corrispondente in lingua greca era chiliarchos. Accanto alla sua funzione di sicurezza del Gran Re, come comandante della guardia, questi assunse sempre più le funzioni di un capo di stato, che in caso di assenza o inidoneità al governo da parte del re, gli subentrava nel potere.

Ad Alessandro e ai suoi macedoni questa funzione non era ignota. In patria Filippo II di Macedonia era stato sostituito nel governo del Paese, durante le sue campagne militari, dallamico Antipatro, che sostituì nella medesima funzione anche Alessandro durante i suoi periodi di assenza.

Dopo che nel 330 a.C. morì Dario III e il suo ultimo chiliarca Nabarzane si era arreso, Alessandro incorporò la Guardia nellesercito e inserita la ciliarchia nella sua amministrazione di corte Ufficio e compiti di sicurezza furono affidati allintimo amico di Alessandro philalexandros, Efestione e alla divisione di Eteri da lui comandata.

Efestione non prese però mai il governo: morì nel 324 a.C. e fu sostituito da Perdicca. Questi, dopo la morte di Alessandro, assunse il governo sullimpero e nominò chiliarca Seleuco I. Questi tuttavia, nel 320 a.C., lo tradì e fu implicato nel suo assassinio, dopo di che la chiliarchia perse la sua importanza nellimpero di Alessandro.



                                     

5.2. Amministrazione dellimpero e della corte La corte

Nel corso delle campagne militari e con la conquista dellimpero persiano, divenne necessaria per Alessandro listituzione di unamministrazione della corte, nella quale si manifestasse il suo Stato e con la quale egli potesse portare sul suo impero lautorevolezza della sua sovranità. Durante la sua vita si formarono tre alti funzionari di corte, dei quali quello di cancelliere fu presumibilmente il più antico. Questo posto fu detenuto da Eumene di Cardia, che già servì Filippo II come segretario personale grammateos e che aveva mantenuto tale incarico anche sotto Alessandro. Con lincremento dei diplomi di sovranità, leggi e disposizioni del re, accanto ad Eumene con i suoi compiti di segretario privato, vi furono anche alcuni archivisti incaricati di tenere la corrispondenza. Essa non era legata ad un luogo e andava con larchivio dietro allesercito. Larchivio fu involontariamente incendiato da Alessandro in India.

Dopo che i tesori accaparrati dai re persiani a Sardi, Damasco, Babilonia, Susa, Persepoli ed Ekbatana caddero nelle sue mani, Alessandro li affidò in amministrazione ad un tesoriere, il suo amico di gioventù Arpalo.

Diversamente dagli Achemenidi, ora gli ispettori finanziari erano sottoposti al servizio di tesoreria, che nelle province sorvegliavano le entrate fiscali, delle quali le tariffe persiane furono mantenute. La politica fiscale fu perciò accentrata, per cui le competenze dei satrapi furono limitate a favore del potere centrale del re. I compiti dei tesorieri non si limitavano allamministrazione del tesoro e a finanziare le crescenti esigenze dellesercito, bensì anche a battere moneta, cosa che a causa della sua inimmaginabile grandezza succedeva in una dimensione mai conosciuta dai contemporanei.

Il valore monetario in circolazione con Arpalo provocò una repentina crescita del commercio nellintero bacino del Mediterraneo orientale e di conseguenza fino allIndia e pose quindi le basi del commercio mondiale ai tempi dellellenismo.

Importanti zecche furono quelle di Pella, Anfipoli e Babilonia. Il tesoriere aveva la sua sede amministrativa prima a Ecbatana, poi a Babilonia, dove Arpalo tuttavia condusse una cattiva amministrazione, arricchendo sé stesso e i suoi amici. Fuggito, venne sostituito da Antimene di Rodi, che fu il primo a istituire una forma assicurativa contro la fuga degli schiavi.

Lorganizzazione diretta della corte fu assunta al più tardi, dal 330 a.C., dallufficio del ciambellano eisangeleus e il primo ad occuparsene fu Carete di Mitilene. Poiché Alessandro si muoveva sempre con il suo esercito, Carete aveva principalmente la cura delle esigenze del re, laccettazione delle udienze nella tenda regale, come la disciplina dellutilizzo dei paggi. Più tardi si aggiunse ancora il governo della casa della principessa Rossana. Solo dopo il ritorno nelle città regali di Susa e Babilonia il ciambellano poté estendere i suoi compiti allamministrazione dellenorme palazzo.

                                     

5.3. Amministrazione dellimpero e della corte Lordine nelle province

In Asia Alessandro assunse lorganizzazione delle province dette "satrapie" pressappoco integralmente dagli Achemenidi. Tra di esse alcune si erano sviluppate, soprattutto in Asia Minore, come veri e propri piccoli regni, i cui governatori potevano tramandarsi ereditariamente il titolo e i poteri relativi. Alessandro pose fine a questa prassi, spodestando le dinastie persiane, che sostituì con persone macedoni di sua fiducia, come soprattutto fece per tutte le province ad ovest dellEufrate, ove pose come governatori dei macedoni. Accanto al rafforzamento del potere centrale regale, questa misura assunse anche un valore strategico in questi territori per le campagne militari, attraverso i quali passavano le più importanti linee di rifornimento dallEuropa verso lAsia, di conseguenza Alessandro era consapevole che esse erano controllate da uomini di sua fiducia. I satrapi macedoni ad ovest dellEufrate ricevettero competenze sia civili che militari, come daltro canto era stato anche prima con gli Achemenidi. Tuttaltro fu il comportamento di Alessandro nei riguardi delle province ad est dellEufrate, nelle quali i satrapi già esistenti vennero confermati da lui, a condizione che giurassero fedeltà al nuovo re. Non sempre questa fiducia si rivelò giustificata e alcuni satrapi si comportarono, dopo il prosieguo delle campagne di Alessandro, come piccoli sovrani indipendenti o addirittura gli si rivoltarono contro, come successe ad esempio nel caso di Satibarzano, satrapo dellAria, regione nellattuale Afghanistan occidentale, con capoluogo Herat. Alessandro, di ritorno dallIndia, lo punì severamente. La sua fiducia nei satrapi persiani tuttavia non durò a lungo, anche se egli avrebbe loro lasciato la stessa libertà e competenze di cui godevano sotto gli Achemenidi. Nelle province orientali Alessandro introdusse una suddivisione dei poteri, in base alla quale ai satrapi persiani erano stati concessi pieni poteri in campo civile, ma quelli militari passarono a un alto ufficiale macedone, che oltre a compiti di sicurezza per la provincia aveva il controllo sul governatore come "supervisore" episkopos.

Le province Indiane, intese come i territori lungo il fiume Indo, furono nuovamente assegnati con tutte le competenze del caso a ufficiali macedoni. A prescindere dal dovere dei satrapi di controllare la pace, nellimposizione fiscale e nel dopoguerra le province rimasero autonome, allinterno dei loro confini valevano le tradizionali regole giuridiche di ciascun popolo, nelle quali Alessandro interveniva solo se vedeva messa in questione la lealtà verso di lui.

LEgitto giocò per Alessandro un ruolo particolare, riconoscendo a quel territorio una posizione autonoma allinterno dellimpero, mentre gli Achemenidi avevano trattato questa terra di antica cultura come una comune satrapia. Con il ruolo di liberatore egli staccò lEgitto dallorganizzazione persiana delle satrapie e lo trattò allo stesso modo della parte asiatica, distacco che più tardi Tolomeo I favorì riguardo allimpero di Alessandro. Consapevole dellimportanza della terra del Nilo come primo produttore di cereali nella parte orientale del Mediterraneo, Alessandro divise lamministrazione del territorio, per impedire la creazione di un potere regionale che facesse da contrappeso allunità dellimpero. Come sotto gli antichi faraoni, lamministrazione dei Nomi rimase tale e quale e furono reistituiti loro tradizionali primari distretti amministrativi dellEgitto inferiore e superiore, che furono dotati ciascuno di un responsabile amministrativo locale, cui solo competeva lamministrazione civile. La supervisione fiscale sullintero Egitto fu tuttavia centralizzata e affidata al funzionario locale, ma di origini greche, Cleomene di Naucrati.

Il fondamento militare come anche la sicurezza del delta del Nilo erano separati luno dallaltro e affidati alla responsabilità di due distinti ufficiali macedoni. La sovranità diretta di Alessandro sullEgitto fu lasciata cadere dal suo successore nel governo dellimpero Perdicca, in quanto questi nominò per lintero Paese di nuovo un satrapo, Tolomeo I, che dopo il crollo dellimpero di Alessandro ricostituì per lEgitto la sua posizione di stato indipendente, ma con indirizzo ellenistico.

Le parti dellimpero, come le satrapie, e lanno della loro sottomissione:

                                     

5.4. Amministrazione dellimpero e della corte Le città

Fra i meriti generalmente riconosciuti ad Alessandro vi è la sua attività come fondatore di città, che rese possibile la diffusione della vita culturale greca nellintera regione mediterranea, fino allAsia centrale. Già da principe ereditario seguì lesempio del padre, che aveva fondato la città di Filippi, e aveva fondato la sua prima città, che, come molte altre successive, portava il suo nome. Le misure urbanistiche prese durante le campagne militari avevano anche lo scopo di creare postazioni militari e di sicurezza per le vie di rifornimento e di essere punti geograficamente strategici. Inoltre esse rappresentavano i nuovi centri urbani delle terre occupate, dai quali poteva essere messa in risalto la potenza dello Stato sul territorio. Secondo antichi rapporti potrebbero essere state fondate da Alessandro più di venti città, sebbene Plutarco gliene attribuisca più di settanta, un numero, che probabilmente tuttal più sta al di sotto delle postazioni militari e dei piccoli insediamenti rimasti anonimi negli scritti storici.

A mala pena un altro uomo prima o dopo di lui ha fondato così tante città, che furono concepite secondo il concetto greco della polis. Le nuove città furono in generale fondate in località già presiedute, come la famosa città egiziana di Alessandria, quando la popolazione locale residente, liberamente o su disposizione dellautorità, fu trasferita allinterno dei confini cittadini.

Spesso era facile dare alle antiche città persiane unimpostazione come quella di una polis, per cui esse, soprattutto dal punto di vista dei greci, ricevevano lo Stato giuridico di città e ciò valeva come una nuova fondazione. La maggior parte di loro dopo la fondazione assumeva il nome di Alexándreia. I primi abitanti delle nuove città erano invalidi di guerra macedoni e greci o veterani scartati dallesercito macedone. Di qui nacquero guarnigioni di sicurezza, che di regola erano composte da soldati greci o anche traci.

Ad essi si unirono successivamente persone provenienti dalle rispettive patrie in cerca di fortuna quali commercianti, artigiani e anche avventurieri. Questa espansione delle forme di vita cittadine attecchirono in una sovrappopolazione del mondo greco. Già Isocrate aveva in proposito consigliato Filippo II a trasferire greci esuli in nuove città dellAsia Minore e anche Aristotele aveva consigliato il suo allievo Alessandro di prendere tali misure.

Più in là furono insediati anche gruppi di popolazioni orientali, che, come compatrioti allinterno della cittadinanza, costituirono comunità proprie separate da quelle ellene politeuma. Ad esempio Alessandria dEgitto era famosa per la sua grande comunità ebraica. Quanto tempo ci volle agli orientali per essere riconosciuti come cittadini è incerto: verosimilmente dovettero diventare elleni per assimilazione culturale.

Fondazioni di città che possono essere attribuite ad Alessandro:

Nella situazione degli stati ellenistici a bassa densità di popolazione, a cominciare dallimpero di Alessandro e proseguendo sotto i diadochi, le città ellenistiche assunsero un ruolo particolare, che derivò da un compromesso tra la tradizionale autonomia dei modelli greci di polis, da una parte, e la subordinazione alle esigenze di un generale ordine pubblico koinē eirēnē dallaltra, del cui mantenimento solo la supremazia imperiale poteva garantire. Il maggior potere del re garantiva la libertà delle città dallinterno e dava loro un confine allesterno. Alle città era anche garantita unamministrazione democratica propria, ad eccezione delle città imperiali, ma rimanevano per gli altri affari subordinate al re, al quale, come fondatore ktistes, esse dovevano i loro diritti di città e i loro privilegi e al quale per questo dovevano una venerazione divina e gli erano debitrici di imposte e tributi. Perciò, non per ultimi, i successivi re ellenistici legittimarono la loro sovranità sulla successione di Alessandro, poiché essi si basavano sullautorità sulle loro città e così esse potevano sottomettere a loro la propria sovranità. Poiché esse erano state fondate nel territorio dellimpero, le città si aggiunsero alla organizzazione imperiale sulle satrapie. In compenso fu lasciata la gestione degli uffici del comune, il diritto di battere moneta, la sovranità finanziaria, così come il diritto a tenere un tribunale. I conflitti fra città non erano condotti con le armi, lintervento armato era monopolio del re, bensì venivano risolti da un arbitro riconosciuto come neutrale. Il coinvolgimento della cultura cittadina nellordine giuridico del loro Stato monarchico rappresenta una delle più importanti innovazioni che accompagnarono i successi di Alessandro. Esso contribuì in modo determinante alla stabilità duratura degli stati a bassa densità e al superamento delle città-stato greche classiche, delle quali fino alloccupazione romana rimasero solo poche. Le città di Alessandro e dei suoi diadochi invece crebbero divenendo le più popolose dellantichità, diventando centri del commercio mondiale e dellartigianato, della formazione e dellarte greca, nelle quali gli immigrati orientali crebbero nello spirito ellenistico, che si diffuse oltre i confini cittadini sul territorio circostante e illuminò loccidente romano.

                                     

5.5. Amministrazione dellimpero e della corte Le città imperiali

Il comportamento di Alessandro nei confronti delle "sue" città lo distingue da quello verso le città classiche greche, soprattutto nei confronti delle tre "capitali", Atene, Tebe e Sparta. È vero che egli, come egemone riconosciuto, presiedeva la lega di Corinto, però esse cercavano sempre, in tutte le occasioni, di difendere la loro libertà politica contro di lui. Legemonia macedone era per i greci pesante e sopportata solo per obbligo, con il ricordo del loro orgoglioso passato e della loro presunzione nei confronti dei Macedoni. In numerosi conflitti armati essi cercarono perciò di far cadere legemonia macedone, mettendo in conto la rottura della pace stipulata sotto giuramento. Così in questo ambito si contano la battaglia di Tebe del 335 a.C., la guerra di Agide 334–330 a.C. e, dopo la morte di Alessandro, la guerra lamiaca 323 - settembre-ottobre 322 a.C. o 319 a.C. Ma anche Alessandro, in questa contesa, non era privo di colpe, mentre egli saltuariamente intitolava le proprie competenze come egemone ed entrava negli affari delle città. Soprattutto il decreto di espulsione del 324 a.C. suscitò frequenti insurrezioni. Egli liberò circa 20.000 cittadini in esilio e concesse il rientro nelle loro città, tra cui i ben disposti verso la Macedonia e quelli cacciati dai democratici perché favorevoli al tiranno. Le modalità di rientro dovevano essere stabilite dalle singole città, per cui furono ripristinati antichi rapporti di proprietà e vi furono pagamenti dindennizzi, il che rafforzò lostilità contro Alessandro. Questo decreto conteneva anche il rientro nella loro terra di origine dei cittadini di Samo cacciati da Atene, che per difendersi avevano però scelto Atene; questa fu una delle cause della guerra lamiaca. La sconfitta di Atene nel 322 a.C. ebbe come conseguenza la dissoluzione dellalleanza ellenica. Il vincitore, sovrano de facto della Macedonia, Antipatro, pose le città sotto il suo diretto controllo, mise da parte la sua democrazia e al suo posto pose oligarchi favorevoli alla Macedonia e tiranni.

Le città imperiali rappresentavano nellimpero di Alessandro uneccezione, poiché esse non erano sottoposte allamministrazione delle province ma direttamente a quella dellimpero e perciò non disponevano di autonomia amministrativa. Una città imperiale si distingueva per la presenza di un palazzo imperiale basileion; queste erano, sotto Alessandro, Pella, con il palazzo di Archelao I, legiziana Alessandria, con il proprio palazzo disabitato e Babilonia, con il palazzo di Nabucodonosor II. Babilonia aveva conservato sotto gli Achemenidi il suo posto di città più ricca e benestante, per cui la sua fiducia in sé stessa poggiava sulla sovranità persiana e la sua forza irradiante era giunta fino alla Grecia. Era la residenza preferita di Alessandro, qui era custodito il tesoro del suo Stato e stava la sua corte e qui egli morì. Era la capitale ufficiosa del suo impero. Per il suo successore Seleuco I rappresentava la base di partenza del suo regno, però sotto di lui essa perdette il suo carattere di capitale, dopo che il centro della sovranità dei Seleucidi fu trasferito dalla Mesopotamia alla Siria. Pella e Alessandria al contrario mantennero anche, rispettivamente sotto gli Antigonidi e i Tolemaici, il loro rango di città reali. Le antiche residenze persiane di Susa, Ekbatana e Persepoli, con i loro palazzi distrutti da incendi, persero già sotto Alessandro il loro status di città reali e scesero gradualmente al rango di città provinciali.

La situazione giuridica delle città greche della costa ionica liberate rimase, sotto limpero di Alessandro, piuttosto confusa. Alessandro vi aveva deposto i tiranni filo-persiani a favore di un regime democratico, ma esse non si legarono al patto ellenistico. Per le guerre esse concessero una tassa volontaria syntaxis, che in senso ampio poteva essere considerata il proseguimento del vecchio tributo ai persiani phoros. A Efeso questo fu da Alessandro perfino reclamato, ma solo per il locale santuario di Artemide, che dalla sua nascita era andato distrutto da un incendio. In realtà le città ioniche erano, da questo punto di vista, piuttosto autonome, tuttavia poterono alla fine in politica estera appoggiarsi allimpero di Alessandro, come dimostra la presenza di guarnigioni macedoni a Rodi, Chio, Side e successivamente anche a Efeso. Le città fenicie e Cipro, che erano importanti per il commercio marittimo, avevano il dovere di seguire come vassalle Alessandro, che era subentrato nella sovranità agli achemenidi. Tiro, dopo la sua occupazione del 332 a.C. cadde persino sotto la diretta direzione di Alessandro, garantita dallinstallazione di una guarnigione.



                                     

6. Culto del sovrano

Una novità introdotta con limpero di Alessandro rispetto allantico concetto di sovrano, che aveva carattere di modello per i suoi successori ellenistici e poi romani, fu lintroduzione, verso la fine della sua vita, dellapoteosi, ovvero della pretesa di essere riconosciuto come un dio vivente. Allinizio la sua fu una sovranità programmata, laica, da legittimare attraverso lelevazione sacra del suo titolare, che si manifestò in un vasto culto del sovrano. Il concetto che un mortale, che aveva compiuto imprese sovrumane, poteva essere collocato accanto agli dei e che si era generato nel mondo dei credenti greci, si sviluppò anche nei confronti di Alessandro ma a questo punto in un paradosso, poiché solo una minoranza del mondo istruito greco era pronto a riconoscere a lui un tale stato. Forse Alessandro si orientò a un modello persiano, anche se incompreso dal mondo ellenico, secondo il quale si diceva che i re persiani godessero di unesistenza analoga a quella degli dei. In ogni caso egli reclamò la sua sovranità, come gli Achemenidi, sulla base di un diritto divino. Alessandro, durante le sue campagne dinvasione, si appellò più volte alla volontà degli dei per legittimare la sua sovranità sullAsia. La prima volta lo fece nel 334 a.C. lanciando il suo giavellotto sulle coste dellAsia Minore, quindi con lo scioglimento del nodo di Gordio nel tempio-santuario della città omonima nel 333 a.C. e infine nella sua lettera a Dario III nello stesso anno. Il suo stesso incontro in visita alloracolo di Siwa, un santuario dedicato al dio egiziano Amon, identificato dagli elleni con Zeus, rappresenta uno degli episodi della sua biografia più frequentemente discussi. Dai rapporti di molti storici si deduce come Alessandro, in un interrogatorio confidenziale con loracolo, avrebbe avuto le risposte giuste alle sue domande. La sua speranza di un successo nellinvasione dellAsia sarebbe stata una richiesta, come dal suo ambiente era naturale e accettato Tuttavia si erano da questo momento in avanti moltiplicate le voci, che vogliono aver riconosciuto nella visita di Alessandro presso loracolo anche una conferma della diretta discendenza del medesimo da Zeus.

Ciò potrebbe tuttavia potrebbe essere una volta di più il risultato di un malinteso, poiché il Signore dellEgitto, riconosciuto dai sacerdoti sempre come "Figlio di Amon-Ra" cui così essi si rivolgevano, una dignità che quasi ex officio era legata al faraone, nella cui posizione Alessandro fu, dopo la visita alloracolo, intronato.

Anche se questo corrispondeva al loro mondo di idee, lapoteosi presso gli elleni era soprattutto unoccasione politica e sociale elevata. Ai Macedoni essa non pareva naturale, con la loro spiccata tradizione del padre, nella quale lipotesi di una filiazione divina suonava soprattutto come disconoscimento del padre naturale e presso di loro essa non simpose mai, neanche dopo la morte di Alessandro. Per i Greci, perseveranti nei loro principi di libertà e uguaglianza, valeva come arrogante bestemmia ed era percepita come eccezionale segno di carattere dispotico, personificato fra laltro in un ripugnante esempio della monarchia achemenide, che anelava, nella sua apparente religiosità, a ridurre in schiavitù tutti i popoli. Unascendenza divina pareva presso gli elleni tuttal più il collegamento accettabile a un eroe, piuttosto che a una persona deificata dei tempi preistorici, come ad esempio lorigine della casa regnante macedone, attribuita ad Eracle o quella della madre di Alessandro, attribuita ad Achille. Ma sostenere una diretta ascendenza divina era percepito come segno di tradimento dellellenismo e di unarrogante megalomania, che significava, non diversamente dalla successiva cesaromania romana, che poneva in discussione la parità dei ranghi ellenica, e, a livello dintenzione, voler raggiungere su di loro una tirannide, proprio secondo il modello dei re persiani. Per lo meno fino ai suoi ultimi anni di vita, Alessandro non disconobbe la sua paternità terrena e non reclamò per la sua discendenza alcun onore divino, tollerò tuttavia ciò, quando glielo si offriva per lusingarlo. Con questo comportamento ambivalente, associato alla successiva appropriazione accompagnata da attitudine orientale alla sovranità, come al cerimoniale di corte, i segni di sovrano o la proskynēsis, suscitò sospetto nel suo ambiente. Le arie che si dava producevano presso i circoli conservatori lopposizione e in parte conflitti mortali Parmenione, Clito. Tra i contemporanei circolò la voce, che sua madre Olimpia, che era criticata per il suo comportamento pio e il suo odio per Filippo II, avesse nel suo ultimo colloquio con il figlio rivelato la verità sulla sua ascendenza divina, sulla qual cosa si sarebbero poggiate le sue convinzioni. Per i suoi nemici, come Demostene, tali impressioni confermavano il giudizio su di lui e preparavano il terreno di coltura per la critica e la presa in giro.

Solo nellultimo anno della sua vita e dopo la fine delle sue campagne, Alessandro, nel 324 a.C., pretese da tutti i sudditi del suo impero, anche dalle città greche, il suo riconoscimento come dio, che emerse dalla sua accresciuta autostima. Questa risultò nuovamente dal susseguirsi dei suoi pressoché inauditi successi, che avevano superato quelli di un Eracle o di un Dioniso. Ernst Badian avanzò in proposito lipotesi, che già loracolo di Siwa gli avesse pronosticato il suo innalzamento al rango di divinità come ricompensa ancora durante il corso della sua vita terrena, dando per scontata la premessa della sua occupazione del territorio asiatico La richiesta di Alessandro non è sboccata in una resistenza, come emerge dalla diffusione e durata del suo culto molto oltre i confini del suo effettivo impero. Da alcuni dei suoi compagni, soprattutto da quelli della sua generazione, l"orientalizzazione" dei suoi comportamenti fu accettata in parte tacitamente o addirittura emulata, come ad esempio dal diadoco Peucesta, che a Persepoli eresse un altare ad Alessandro, o da Eumene di Cardia, che fece del divino Alessandro il capo delle truppe dello scudo argenteo. Essi anticiparono l Imitatio Alexandri promossa più tardi dai diadochi e poi dai Romani. Anche presso i Greci vi era la disponibilità a riconoscere Alessandro come un dio. Ad Atene egli venne riconosciuto come il tredicesimo dio, su sollecitazione di Demade ma contro la resistenza di Demostene dallEcclesia, e venerato mediante una statua come "invincibile dio", il che fu commentato non senza ironia dal cinico Diogene Laerzio. Perciò partirono per Babilonia inviati alla festa, che posero sul capo di Alessandro corone dorate, comera usuale nei confronti di un dio. Persino gli spartani, che avevano rifiutato ladesione allalleanza ellenica, introdussero il culto di Alessandro. Qui e ad Atene ciò durò tuttavia fino al decesso di Alessandro nel 323 a.C., in seguito al quale Demade, a causa della sua empietà fu condannato a una sanzione pecuniaria da parte della sua città. Presso gli elleni il distacco degli uomini verso gli dei fu superato con gli Eroi hērōs, e come tale anche Alessandro venne accettato persino da alcuni suoi critici, come da Polibio, che nel suo contributo non lo riconobbe, è vero, come dio, ma come persona sovrumana. Per gli altri popoli Alessandro fu considerato una divinità solo dagli Egiziani grazie al suo titolo di faraone, ma non dai Fenici, né dagli Ebrei o dai Siriani, Babilonesi e Persiani, che già non avevano riconosciuto i propri re "nazionali" come tali. Però il suo culto si diffuse nel territorio della sua sovranità, limitatamente alla sua venerazione sotto i Diadochi e attraverso la fondazione delle sue città ellenistiche, nelle quali al fondatore ktistes veniva riconosciuto da sempre il rango di divinità con la corrispondente venerazione. Il culto di Alessandro si diffuse ancora nel periodo precristiano oltre il territorio effettivamente soggetto alla sua sovranità nellintera regione mediterranea, cosicché per esempio Cesare si rammaricò per il piccolo territorio conquistato da lui rispetto a quello di Alessandro, davanti ad una statua del condottiero macedone, esposta nel santuario di Eracle, a Cadice, in Spagna. In Egitto il culto di Alessandro come dio dello Stato fu istituzionalizzato dai tolemaici, i suoi sacerdoti godevano colà della più alta stima ed erano collegati al regno fin dalla metà del II secolo a.C. Nel periodo augusteo, al grande tempio di Zeus ad Olimpia un privato fece dono di una statua rappresentante Alessandro e proveniente da Corinto, come regalo per la venerazione E ancora presso gli oratori pagani della tarda antichità egli era noto come "figlio di Zeus".

                                     

7. Idee dellumanità

Dal suo mentore Aristotele Alessandro aveva ricevuto lincisiva esortazione a comportarsi con gli Elleni come amico e guida di uomini liberi, ma a vedere i barbari barbaroi asiatici come nemici e futuri schiavi. Questa esortazione rispecchiava la generale visione del mondo degli antichi Greci, diviso fra unumanità ellenica decisamente civilizzatrice e una barbara, priva di cultura e incivile. Per gli elleni la barbarie, soprattutto quella impersonata dagli orientali, era considerata rammollita, servile e incapace di autostima. Fin dalle guerre persiane gli orientali erano visti come nemici. Platone li vedeva come i nemici naturali degli elleni, lodio verso i Persiani era per Senofonte unespressione dal significato nobile e per Isocrate la rappresaglia per i danneggiamenti dei templi operati da Serse I era il più alto imperativo per ogni elleno.

Il dissenso consisteva tuttavia nella questione della ricevibilità di un barbaro nei circoli culturali civilizzati. Per Aristotele questo era un ostacolo insuperabile, poiché egli definiva la barbarie come unascendenza razziale. Ma già il "padre della storia scritta", Erodoto, aveva creduto nellellenizzazione attraverso la formazione e la lingua, per cui un barbaro, con lacquisizione di questi criteri, poteva diventare un elleno. Secondo il sofista Antifonte, tutti gli uomini, gli elleni come i barbari, sono in ogni riguardo eguali, solo la formazione fa la differenza. Questo modo di vedere fu rappresentato fra gli altri anche da Isocrate nelle sue considerazioni, nelle quali anche Alessandro poteva confidare. Egli sostenne questo atteggiamento in ogni caso durante le campagne contro gli asiatici, che affrontava con rispetto e che accolse tra i suoi compagni hetairoi e cui nella sua corte assegnò importanti cariche le cui divinità rispettava. Per questo egli sollevava lincomprensione della sua gente greca e macedone. In questo egli non fece altro che imitare gli Achemenidi, alla cui corte medici, insegnanti e artisti greci erano tenuti in gran considerazione e non per ultimi i mercenari che nellesercito erano molto richiesti. Simile a loro, il loro successore Alessandro si vide come arbitro dellumanità, che tutti popoli, attraverso un comune modo di pensare e di vivere, si aggiungono ad un corpo e volle promuovere la fratellanza fra loro. Però, a differenza degli Achemenidi, egli perseguiva per questo ideale un programma mirato, nel quale elleni e orientali dovessero essere posti allo stesso modo in armonia homonoia in tutti gli affari dello Stato e dellesercito. Questo ideale era originariamente sorto dalla necessità dei Greci di pace e unità fra loro per combattere insieme i Persiani: Alessandro voleva ora legare a loro anche gli ex nemici. Egli in proposito sollevò resistenze, specialmente da parte dei suoi vecchi combattenti macedoni, che della loro naturale inclinazione era rimasto nullaltro che il disprezzo per i Persiani e che provavano nellaccostarsi del loro re a questo popolo e ai suoi costumi disprezzo e in parte aperto rifiuto. L"orientalizzazione" di Alessandro stava tuttavia di fronte alla sua pretesa ellenizzazione, la quale, attraverso la formazione e la parola, doveva concludersi in un civilizzato ed ellenico circolo culturale. Nel giudizio degli scritti storici Alessandro perseguiva così una politica di mescolamento di popoli, nel cui risultato sotto la sua sovranità i vecchi e nemici circoli culturali delloccidente e delloriente dovevano unirsi e i loro abitanti aprirsi ad un processo popolare di uno Stato culturalmente omogeneo. Per raggiungere tale obiettivo egli aveva sollecitato la stessa comprensione dai Macedoni e dagli altri Greci e la medesima apertura mentale per la cultura orientale e il modo di vivere, per la quale egli era diventato un modello. Egli sollevò in proposito reazioni diverse fra i suoi compagni, dal palese rifiuto alla disinteressata indifferenza Cratero, Perdicca, fino alla premurosa accettazione Efestione, Peucesta. Lavvicinamento culturale doveva infine essere agevolato quando nel 324 a.C. circa 10.000 combattenti macedoni si sposarono a Susa nel corso della cerimonia dei matrimoni di Susa, con donne asiatiche, dai quali doveva nascere e crescere la prima generazione del popolo del nuovo Stato. Molti Macedoni avevano già durante le campagne militari, iniziato un concubinato con donne locali, i cui figli avrebbero dovuto crescere liberi dagli antichi costumi. Dagli orientali, che di gran lunga più volonterosamente lo seguivano, Alessandro pretese nuovamente laccettazione della lingua e della formazione greca. Funse qui da modello la madre del re Dario III, Sisigambi, che per poter comprendere il suo figlio adottivo imparò volenterosamente la lingua greca. La stessa cosa valse per il resto della famiglia reale, la moglie e i nobili persiani al suo seguito, poiché Alessandro non aveva imparato il persiano. Inoltre dovettero essere reclutati 30.000 combattenti nellAsia centrale, che si erano rivelati più forti nellarte della guerra persiana e che oltre alla lingua furono istruiti nellarte macedone della guerra e sul modo di combattere, come presupposto per laccettazione nel suo esercito. La morte precoce di Alessandro mise fine alla realizzazione dei suoi utopici ideali sulla società. I suoi successori non proseguirono nella politica di mescolanza dei popoli, o perché essi stessi contrari o perché non ritenevano tale presupposto necessario, tanto più che erano già sufficientemente impegnati nelle loro guerre. La maggior parte degli alti ufficiali ripudiarono presto le loro mogli orientali e anche nella loro successione si appoggiarono quasi esclusivamente ai Macedoni o ai Greci. Nei regni da loro fondati, gli Orientali e gli Elleni rimasero in comunità separate distinte le une dalle altre, per quanto rappresentassero ora le classi dominanti. Però la politica di Alessandro aveva influito sullo sviluppo sociale dei propri successori, nella misura in cui la concezione dellellenizzazione dellOriente attraverso lassimilazione culturale dei suoi abitanti proseguì ancora per secoli. Per lascesa sociale e la partecipazione alla politica, alleconomia e alla sapienza nellimpero ellenistico era data per scontata laccettazione di una formazione e di un modo di vivere greco, ai quali si orientava di conseguenza per il futuro la popolazione di origine orientale aiutando così la loro reputazione nellellenismo. La persona di riguardo nellellenismo, qualunque fosse la sua origine, era subito solo ancora conosciuto come hellēnistai.

Persino le idee di Alessandro sulla mescolanza dei popoli trovarono una prosecuzione, anche se non programmatica, nei matrimoni di numerose persone semplici, che non potevano permettersi il lusso dello snobismo nazionale. Per Polibio furono i loro successori, come anche ognuno dei combattenti di Alessandro le loro concubine, noti come mixhellēn, che costituirono gran parte della cultura ellenistica cittadina. Tra questi si possono contare sempre anche i Seleucidi, seguaci in Siria, la cui madre capostipite era stata la principessa persiana Apama, andata sposa a Seleuco I Nicatore. E anche lidea di unità homonoia andò avanti, per quanto appartenga alle ironie della storia il fatto che essa nelle popolazioni degli stati ellenistici dellAsia e dellEgitto poteva essere concretizzata e non nelle città-stato della Grecia classica, da dove si era originariamente propagata. Per il futuro in oriente non combatterono più luna contro laltra popolazioni bensì dinastie, mentre in Grecia lantico disaccordo tra città e alleanze di città, tra le polis greche e la Macedonia proseguì e una duratura concordia poté instaurarsi solo sotto il controllo romano.

                                     

8. I successori

La morte precoce di Alessandro avvenuta nel 323 a.C. a Babilonia pose gli ufficiali macedoni del suo esercito di fronte ai quesiti complicati della successione, per la quale ambizioni di potere personali dei diversi attori li condussero vicino a una guerra fraterna. La stessa famiglia reale era da questo momento in poi priva di membri maschi capaci di agire, tagliati fuori da unautonoma politica di potere. Le donne in grado di agire invece dovettero contribuire al tramonto della dinastia argeade attraverso una sanguinosa battaglia concorrenziale luna contro laltra. Il potere stava da allora innanzi nelle mani dei generali macedoni, uno dei quali, Arrideo, della fanteria di Filippo III, lo proclamò di sua iniziativa re. È vero che la madre non era neanche macedone, ma una proveniente dalla Tessaglia era più accettabile di unasiatica. Dopo un compromesso con gli Eteri anche il pari diritto Alessandro IV di Macedonia fu innalzato alla dignità di re. Il vecchio eracleo fu scelto per la successione, per quanto accanto alla sua illegittimità anche la sua anzianità avrebbe potuto giocare un ruolo decisivo, poiché egli era diventato maggiorenne prima di Alessandro IV, che non rientrava nei piani di potere dellambizioso generale. Questi generali volevano subentrare nelleffettiva successione diadochē di Alessandro, che Perdicca per primo si poté assicurare come reggente per conto del re. Sotto la sua guida fino al 321 a.C. la provincia dellAsia Minore di Cappadocia venne sottomessa, cosa che non era riuscita ad Alessandro stesso, per cui il suo impero raggiunse la sua massima estensione territoriale. Ma lautorità del reggente venne molto presto messa in discussione e sfidata già nella prima guerra dei diadochi 321–320 a.C. Con la conferenza di Triparadiso fu stabilito come nuovo reggente Antipatro, che secondo la famiglia della casa reale dopo un decennio di assenza era rientrato in Macedonia. Qui però egli morì già nel 319 a.C., dopo di che scoppiò la seconda guerra dei diadochi, nella quale i generali e la casa reale si falcidiarono a vicenda. Lintegrità strutturale dellimpero di Alessandro si trovò di lì in avanti in un processo di dissoluzione non più arrestabile. Nella pace dei diadochi del 311 a.C. gli ultimi signori della guerra rimasti si divisero di fatto limpero secondo i rispettivi territori di influenza. Il conseguentemente deciso passaggio di consegna del potere sovrano allancora vivente re Alessandro IV fu intesa da parte di Cassandro I come unesortazione a occuparsi di questi problemi. Egli fece uccidere in gran segretezza il re e sua madre nel 310 a.C. Lanno seguente anche lultimo maschio argeade fu ucciso da Poliperconte. I diadiochi in questo momento, grazie alla loro storia di guerra, si sentirono legittimati nella loro sovranità sullex impero di Alessandro, seguendo lantico principio della "terra guadagnata con il giavellotto". La maggior parte di essi aspirava alla suddivisione dellimpero nei territori soggetti alla loro sovranità. Solo Antigono I detto "il guercio", e suo figlio Demetrio I detto l"assediatore" Πολιορκητής = Poliorketés sollevarono la pretesa della successione nellintero impero, per cui furono sconfitti nella decisiva battaglia di Ipso del 301 a.C., dopo di che ogni progetto di unità trovò la sua fine. In sostanza sorsero dallimpero di Alessandro i regni degli antigonidi in Macedonia, dei tolemaici in Egitto e dei seleucidi in Siria, dai quali si staccarono successivamente altri regni ellenistici, come ad esempio Pergamo e il Ponto o il regno greco-battriano.

                                     

9. Fonti primarie

  • Isocrate, Filippo, Nicocle, Panegyrikos, Panatenaico ed Euagoras ;
  • Iperide, Epitaphios ;
  • Claudio Eliano, Varia Historia ;
  • Dinarco, Contro Demostene ;
  • Svetonio, Vite dei Cesari: Cesare e Vitellius ;
  • Platone, Nomoi e Politéia ;
  • Sofocle, Philocrates ;
  • Polieno, Stratagemmi ;
  • Polibio, Historíai ;
  • Senofonte, Agesilao e Anabasi.
  • Ateneo di Naucrati, Deipnosophistai ;
  • Arriano, Anabasi e Indikà ;
  • Diogene Laerzio;
  • Plinio il Vecchio, Naturalis historia ;
  • Erodoto, Historíai ;
  • Claudio Tolomeo, Geographike Hyphegesis ;
  • Cassio Dione, Storia romana ;
  • Plutarco, Vite parallele: Alessandro, Cesare e Moralia = De Alexandri Magni fortuna aut virtute de fort. Alex.;
  • Eschilo, I Persiani ;
  • Pausania, Helládos Periēgēsis ;
  • Diodoro Siculo, Bibliotheca historica Libro 17;
  • Quinto Curzio Rufo, Historiarum Alexandri Magni Macedonis ;