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ⓘ Co-sviluppo




                                     

ⓘ Co-sviluppo

Con il termine co-sviluppo si intende una strategia di cooperazione internazionale basata sulla valorizzazione del capitale umano, sociale e finanziario rappresentato dalle comunità migranti a favore dello sviluppo del loro paese d’origine.

Il concetto di co-sviluppo prende forma negli anni successivi alla caduta del muro di Berlino che, portando un forte cambiamento nei rapporti internazionali, causa un mutamento nel ruolo della società civile la quale inizia ad acquisire importanza maggiore.

                                     

1.1. Evoluzione del concetto di sviluppo La fine del bipolarismo

Durante i primi anni 90, con la fine del bipolarismo, vennero messe in discussione lidea di Stato-nazione le strutture delle relazioni internazionali. Gli Stati persero unità al loro interno a causa del decentramento del potere verso le autonomie locali più vicine agli interessi territoriali, con la conseguente necessità di ridefinire il concetto di sviluppo, che divenne uno sviluppo umano e sostenibile. Allo stesso tempo la società civile, che iniziava a manifestare il bisogno di una maggiore partecipazione, iniziò ad assumere unimpostazione sempre meno marginale.

Le precedenti politiche di cooperazione allo sviluppo di tipo governativo, basate sulla somministrazione di risorse finanziarie nei paesi in via di sviluppo, si rivelarono insufficienti ed eccessivamente legate agli interessi dei donors.

Gli economisti David Dollar e Lant Pritchett proposero un cambiamento nel sistema della cooperazione allo sviluppo che a loro avviso era necessario. Vi era infatti secondo loro, il bisogno di apportare nuove idee, promuovere attività innovative, individuare le iniziative e gli attori motivati al cambiamento dellambiente politico e sociale, appoggiare la società civile "sia perché pressi il governo per il cambiamento sia perché si faccia carico direttamente della prestazione di servizi". Si comincia così ad ipotizzare uno sviluppo che pone luomo al centro: lindividuo in quanto consapevole dei propri bisogni deve saper fronteggiare le difficoltà facendo ricorso alle proprie forze.

Inoltre con la globalizzazione, i confini statali divennero sempre più permeabili permettendo il crearsi di una "società mondiale di attori e spazi transazionali".

Le politiche di auto-sviluppo vennero inoltre favorite dalla crisi economica e dallo shock petrolifero del 1979 che portarono ad un ulteriore indebolimento del ruolo dello Stato, lasciando spazio a processi di liberalizzazione e privatizzazione ritenuti in grado di garantire lo sviluppo auto-sostenuto e unefficace ricollocazione delle risorse. In questi anni si inizia parlare di "rinascita della società civile" per descrivere i crescenti processi di mobilitazione degli attori sociali e politici.

                                     

1.2. Evoluzione del concetto di sviluppo Il nuovo ruolo della società civile

La diffusa perdita di credibilità e il generale scetticismo dellopinione pubblica nei confronti delle tradizionali forme di aiuto e della cooperazione governativa internazionale dovuta, come dimostra uno studio effettuato dallUNDP Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo nel 1998, alla corruzione e al dispendio inefficace di risorse, portò ad un crescente interessamento della società alla cooperazione internazionale. Nacque così lesigenza di adeguare le forme della cooperazione alla crescente domanda di partecipazione della società che, agendo in più luoghi e al di là dei confini nazionali diventa una società mondiale. Iniziano inoltre a sorgere forme nuove di associazione che canalizzando la loro solidarietà, la riversano nellambito internazionale.

                                     

1.3. Evoluzione del concetto di sviluppo La cooperazione decentrata

Nellepoca della globalizzazione lo Stato ridefinisce le sue forme e la società civile diviene protagonista. Le autonomie locali assumono primaria importanza nella promozione della volontà di partecipazione dei cittadini. La cooperazione decentrata si presenta come elemento chiave delle nuove strategie di cooperazione internazionale che influenzano lo sviluppo locale attraverso collegamenti tra Sud e Nord del mondo. In questo contesto le regioni e gli enti locali assumono un ruolo primario nella promozione dello sviluppo umano.

Con la IV Convenzione di Lomé si dà il via a numerosi dibattiti e conferenze sullimportanza della partecipazione e del partenariato tra enti locali del Nord e Sud del Mondo come elementi cruciali per la cooperazione. La vicinanza delle autorità locali agli interessi della popolazione infatti, risulta essere un buon mezzo per individuare gli interventi adeguati da effettuare per rispondere a bisogni diversi in contesti diversi, rispondendo a problemi che possono essere definiti "glocali".

La cooperazione decentrata per essere efficace deve agire promuovendo lo sviluppo locale di ambedue le parti.



                                     

1.4. Evoluzione del concetto di sviluppo Nascita del concetto di co-sviluppo

In linea con il pensiero dellOrganizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico OECD, affinché le politiche di sviluppo possano avere successo le parti della società civile devono riuscire a sfruttare le proprie capacità, acquisire potere e partecipare ai processi decisionali; da qui, i concetti di partecipazione, empowerment e ownership, determinanti al fine di una cooperazione allo sviluppo efficace.

La partecipazione rappresenta sia uno strumento che un fine ed è intesa come la capacità di dialogare con i diversi soggetti: locali, nazionali ed internazionali.

Essa necessita il coinvolgimento delle persone nei processi economici sociali, culturali e politici che influenzano la loro vita, comportando processi di sviluppo più complessi ma più efficienti ed efficaci.

Componente essenziale della partecipazione, l empowerment rappresenta la possibilità del rafforzamento delle capacità delle persone e di partecipazione alle decisioni che influenzano il proprio quotidiano in una prospettiva di collaborazione e negoziazioni con attori più potenti.

L ownership permette di rendere consapevoli gli attori sullappartenenza ai processi intrapresi configurandosi così come uno dei presupposti essenziali della partecipazione.

Secondo Vanna Ianni i migranti si configurano come i protagonisti dello sviluppo in quanto capaci di creare un ponte tra zone di provenienza e zone di destinazione.

Il migrante può essere lo strumento principale per la realizzazione di un partenariato territoriale presentandosi come un soggetto transnazionale che trasferisce merci, beni, capitali ed elementi socio-culturalicome professionalità e capacità, in uno spazio che può essere di origine, di transito e di arrivo.

È proprio sulla base di questi presupposti che prende forma il concetto di co-sviluppo, una strategia basata sulla valorizzazione del potenziale rappresentato dalle comunità migranti, stabilitesi nei paesi ricchi, a favore dello sviluppo del loro paese dorigine.

                                     

2.1. Principi fondamentali Transnazionalismo

Il transnazionalismo è un processo attraverso il quale i migranti creano e riproducono relazioni sociali che connettono la società dorigine in quella daccoglienza. In questa prospettiva, i migranti vengono visti come persone attive inserite in relazioni multiple su più territori. Si tratta di un fenomeno multidimensionale che spazia dal terreno sociale e politico a quello economico e finanziario. Il migrante diventa quindi transmigrante.

In realtà i migranti sono da sempre attori transnazionali. Secondo il sociologo cubano A.Portes, a differenziare il nuovo transnazionalismo dei migranti sono "Lalta intensità degli scambi, le nuove modalità di transazione e la moltiplicazione delle attività".

                                     

2.2. Principi fondamentali Triplice vincita

Con il concetto di triplice vincita o tripla vincita si fa riferimento a processi di sviluppo che sono in grado di coinvolgere i paesi dorigine e di transito, di destinazione e gli stessi migranti ed alle capacità di gestire le opportunità derivanti da questi processi.

La triplice vincita mostra la necessità di unintegrazione tra la dimensione interna ed esterna delle politiche migratorie e per lo sviluppo. Nonostante il nome "conciliante" nella triplice vincita non si ha mai una reale armonia. A livello transnazionale e nazionale infatti si registrano sempre conflitti, costi e criticità da parte di ognuno degli attori. Essendo inevitabili, i conflitti necessitano di una gestione efficiente, che favorisca la reciprocità degli interessi.

                                     

2.3. Principi fondamentali Agency dei migranti

Espresso per la prima volta da Sen e Nusshaum, con il concetto di Agency agentività si indica una persona che autodetermina il proprio destino, libera di scegliere e capace di ottenere ciò che ritiene importante.

Modellando attivamente i processi migratori, il migrante cerca di raggiungere i migliori esiti per se stesso, per la famiglia e per la propria comunità.

                                     

2.4. Principi fondamentali Coerenza tra le politiche

Il binomio migrazione e sviluppo propone il superamento della concezione sicuritaria delle migrazioni, promuovendo legami tra politiche migratorie e di sviluppo. Allo stesso tempo viene valorizzato il legame tra la promozione delle migrazioni nei processi di sviluppo dei paesi dorigine e i contesti di inclusione nei paesi darrivo.

Associazioni più forti, grazie a stabili relazioni con i paesi dorigine, riescono a promuovere processi di integrazione nei contesti di arrivo; migranti più inseriti nei contesti di arrivo hanno maggiori risorse economiche, sociali ed umane da investire nei contesti dorigine.

                                     

2.5. Principi fondamentali Limiti nelle pratiche di co-sviluppo

Riferendosi sia al contesto internazionale che dei singoli Stati Membri, uno studio del 2014 promosso dallEuropean Centre for Development Policy Management ECPDM e dallInternational Centre for Migration Policy Development ICMPD evidenzia che: "nonostante il dichiarato obiettivo della triplice vincita per i migranti, i paesi di origine e destinazione lattenzione è stata principalmente rivolta ai contesti di origine, e vi è stata minore attenzione ai paesi di destinazione, sia in termini di impatto positivo sullo sviluppo che di condizioni, nei paesi di arrivo, necessarie per migliorare limpatto delle migrazioni nei paesi di origine. La questione dellintegrazione è stata ampiamente ignorata e il binomio migrazione-sviluppo è stato criticato per non incorporare adeguatamente lapproccio basato sui diritti."

Più in generale manca un consenso su quali siano esattamente le relazioni tra migrazioni e sviluppo, le politiche necessarie a sostenerle e gli obiettivi su cui bisogna puntare. Tali ambiguità sono riscontrabili anche nei paesi che, come lItalia, la Francia e la Spagna, hanno adottato la nozione di co-sviluppo per definire il binomio migrazione-sviluppo.



                                     

3. In Italia

Il governo italiano non ha elaborato documenti che propongano delle vere e proprie misure per il coinvolgimento dei migranti come attori dello sviluppo e non esistono né una definizione, né una politica ufficiale sul co-sviluppo.

Nonostante nel 1999 la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo DGCS del Ministero degli Affari Esteri MAE avesse riconosciuto gli immigranti come agenti di sviluppo ciò non si tradusse in politiche adeguate per la cooperazione allo sviluppo Italiana.

Ciò che più manca nel contesto italiano è la consapevolezza politica dell’importanza di mettere al centro una strategia sulle migrazioni e sullo sviluppo di medio e lungo periodo, che faccia propri i principi del co-sviluppo e del GAMM Approccio Globale alla Migrazione.

In particolare, il CeSPI raccomanda politiche in grado di:

  • promuovere l’intersettorialità e il decentramento considerando l’importanza dei territori nel coinvolgimento dei migranti.
  • condividere la gestione delle sfide comuni;
  • ricercare sinergie di triplice vincita, in grado di promuovere il nesso tra politiche migratorie e piani di sviluppo dei contesti di origine e destinazione;

Servirebbe dunque, una strategia in grado di legare la dimensione interna ed esterna nella gestione delle politiche migratorie, attraverso un approccio multi-settoriale, multi-stakeholder e territoriale cercando di evitare una politica segmentata in cui i diversi Ministeri in particolare il Ministero del Lavoro, il Ministero dell’Interno e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale seguono diverse iniziative supportate, spesso, da visioni eterogenee della migrazione. In alcuni casi la linea dei diversi Ministeri segue idee programmatiche di lungo termine che raramente però si strutturano in una strategia formale. In altri casi prevale una logica basata su progetti che non sono tenuti insieme da una visione organica. Inoltre, se il caso italiano si distingue per la vitalità delle iniziative portate avanti dal basso, in particolare attraverso la cooperazione decentrata e delle organizzazioni sociali di cooperazione internazionale, sostenute anche dalle Fondazioni bancarie, manca una politica che assicuri una regia complessiva e la comunicazione trasparente dei risultati raggiunti a livello locale.

Alcuni passi in avanti sono stati fatti con la legge 125/2014. Questultima, secondo il sito web dellAgenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo AICS, "ha l’ambizione di modernizzare la cooperazione italiana attraverso la costruzione di quattro pilastri: il primo è la" coerenza delle politiche governative”, garantita dal Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo CICS, sede istituzionale di confronto a livello di Ministri dal Ministro dellInterno a quello dellAmbiente, dallo Sviluppo economico alla Cultura sulle diverse politiche internazionali del Governo, con lo scopo di aumentarne la compatibilità e la coerenza quanto a obiettivi e a risultati raggiunti. Il secondo pilastro è l’istituzione di un Viceministro alla Cooperazione con una delega ampia e specifica sulla materia e che potrà sedere al Consiglio dei Ministri, in caso si trattino questioni riguardanti la cooperazione. Il terzo pilastro è la definizione di" un sistema italiano della cooperazione” che vede il coinvolgimento e l’interazione di nuovi attori del non profit e del settore privato. Infine, il quarto pilastro è incarnato dalla nuova Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, un’Agenzia che, sotto la vigilanza del MAECI Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, è dotata di una larga capacità di azione grazie a una personalità giuridica autonoma, un proprio bilancio ed una sua organizzazione. Tutte capacità che dovrebbero consentirle di fungere da vero e proprio hub tra le istituzioni nazionali e locali, il mondo no-profit e quello profit".

Come evidenzia però uno studio del 2013 condotto dallECDPM e dallICMPD, "pochi paesi stabiliscono legami chiari tra le politiche di migrazione e sviluppo le loro proprie politiche sociali in aree come il mercato del lavoro, la protezione sociale, leducazione, ecc. Tematiche come laccesso al mercato del lavoro che include la questione delle qualifiche dei migranti, laccesso ai diritti sociali che include la portabilità dei diritti, ecc. sono spesso questioni lasciate a parte dalle discussioni su Migrazioni e Sviluppo". Servirebbe quindi uno sforzo maggiore per indirizzarsi ad una programmazione di lunga durata, coerente e partecipata dalle stesse associazioni di immigrati e, in prospettiva, dalle seconde generazioni.

Andrea Stocchiero, coordinatore dei progetti di ricerca del CeSPI, paragona gli attori della cooperazione allo sviluppo ai personaggi senza autore della commedia pirandelliana: attori senza uno sceneggiatore che riesca a dare loro un orientamento coerente e strategico.

Per la maggior parte, in assenza di una politica governativa riguardante il co-sviluppo, i progetti sono stati portati avanti da diversi attori della società civile organizzata, dal settore privato e dalle autonomie locali. Lattivismo della società civile testimonia quanto la consapevolezza dellimportanza dei migranti come attori di sviluppo sia fortemente sentita.



                                     

3.1. In Italia Un aquilone per Yenne Piemonte - Senegal

Lamministrazione comunale di Oleggio durante il corso del 2007-2008, ha promosso insieme a numerosi partner del territorio un progetto di cooperazione decentrata con la comunità rurale di Yenne e con il villaggio di Nditakh in particolare. Il progetto si è proposto di migliorare le condizioni di vita a Yenne e Nditakh. Questo è stato possibile grazie al coinvolgimento attivo della popolazione di Oleggio che ha beneficiato a sua volta di unoccasione di conoscenza e di sensibilizzazione. Si è cercato di migliorare lambiente scolastico a Yenne; di promuovere attività generatici di reddito per le donne del villaggio; di sensibilizzare la popolazione di Nditakh su tematiche come ambiente, acqua ed educazione alimentare.

In Italia si è invece cercato di dare conoscenza di una cultura e di un paese da cui provengono numerosi immigrati. Le attività di educazione ambientale e sensibilizzazione sono state rivolte sia agli studenti delle scuole coinvolte al Nord che agli studenti di cittadinanza Senegalese. Il progetto ha permesso lo scambio di esperienze con il Senegal e una raccolta fondi per il finanziamento dei futuri lavori.

                                     

3.2. In Italia Progetto Keur Daba Piemonte - villaggio di Ndiawdoune

Il progetto è stato avviato nel 2006. Lobiettivo del progetto Keur Daba è stato quello di migliorare la sicurezza alimentare delle popolazioni rurali del villaggio di Ndiawdoune attraverso la crescita delle capacità dei produttori locali, promuovendo inoltre maggiore attenzione anche alle tematiche ambientali e alla valorizzazione del ruolo delle donne e dei giovani.

I settori a cui è stata data maggiore attenzione sono:

  • lallevamento, in particolare degli animali da cortile con lintensione di stimolare maggiormente limprenditorialità e la produttività delle donne.
  • il commercio, attraverso il rafforzamento dei gruppi produttori nelle tecniche di organizzazione, programmazione, gestione interna e commercializzazione dei prodotti.
  • lagricoltura orticultura e alberi da frutto, utilizzando un sistema denominato "impianto a goccia".

Lazione si inserisce in una strategia di promozione di "distretto agricolo", in cui le attività generatrici di reddito a breve termineproduzione di verdura e allevamento, soprattutto avicolo si integrano con attività produttive di medio periodo alberi da frutta e con iniziative a carattere ambientale alberi frangivento e lotta alla desertificazione attraverso il rimboschimento. Attraverso la creazione di un comprensorio agricolo che consentirà alla popolazione di disporre degli strumenti e delle tecniche per la coltivazione di frutta, verdure e cereali, e rafforzando le attività agricole tradizionali in modo da garantire non soltanto lautosufficenza alimentare, ma anche linserimento in un circuito stabile di commercializzazione locale, lintervento cerca di mettere in moto leconomia del villaggio.

Per la realizzazione delle attività sono state trasferite sul luogo sia tecnologie innovative che le competenze appropriate. Il progetto è stato integrato da azioni di formazione per lacquisizione di competenze al fine di incrementare le capacità di autogestione e auto-sviluppo, prestando particolare attenzione al rafforzamento del ruolo delle donne.

                                     

3.3. In Italia Progetto Migravalue Emilia Romagna - Paesi Balcanici

Migravalue si è proposto di sviluppare strumenti di analisi e operativi per valorizzare il capitale finanziario e umano dei migranti al fine di promuovere lo sviluppo economico e sociale delle loro comunità di origine le integrazione delle regione di partenza e di destinazione coinvolte.

Questo obiettivo generale è stato suddiviso in due obiettivi specifici:

  • analizzare e valutare limpatto delle dinamiche migratorie sul tessuto sociale dei contesti dorigine.
  • disegnare uno strumento finanziario che attivi un collegamento di sistema tra la disponibilità finanziaria generata dagli immigrati e la disponibilità di credito per iniziative di sviluppo comunitario, sia economico che sociale;
                                     

3.4. In Italia Progetto Terre e salute Emilia Romagna - Senegal

Il progetto ha perseguito sinergie sullagricoltura e servizi di salute in due realtà rurali della regione di Thies, implementando lagricoltura per la creazione di reddito, sicurezza alimentare e creazione di un sistema sanitario mutualistico implementando lorganizzazione sanitaria. Nel comune di Khombole è stata potenziata la produzione agricola attraverso il ripristino irriguo, la formazione e la diversificazione delle colture, generando reddito e lavoro. Nelle due realtà rurali sono stati condotti interventi di educazione sanitaria della popolazione, con focus sulla prevenzione di Malaria e Tubercolosi, e sono stati potenziati i servizi sanitari di base con servizi di urgenza dotati di personale formato e di ambulanze.

Il miglioramento sanitario e lincremento di redditività consentiranno di migliorare le condizioni di vita nellarea rurale contrastando il fenomeno di esodo verso contesti urbani già in difficoltà, prevenendo così tensioni sociali nel rispetto delle indicazioni dei piani governativi.

Nellintervento sono state coinvolte le donne come pilastro della società: azioni formative di rafforzamento delle competenze in ambito gestionale e progettuale delle associazioni femminili. A Pire, la federazione dei gruppi femminili attiverà modelli di imprese agricole con contratti trasparenti di locazione delle terre come buona pratica sullaccesso e slluso delle terre per le donne. Il supporto formativo e di consulenza strutturerà competenze agronomiche, gestionali e sulle trasformazioni dei prodotti.

In Emilia-Romagna si rafforzerà la rete trasferendo ai migranti competenze utili ed interventi sulle politiche di sviluppo in Senegal; verranno organizzati eventi per consolidare ponti tra comunità migranti e popolazione del paese dorigine.

                                     

3.5. In Italia Progetto F.A.M.A. Puglia - Albania

Scopo del progetto è stato quello di facilitare linclusione sociale degli immigrati albanesi residenti nella provincia di Lecce e impiegati nel settore edile, attraverso un percorso orientato al rafforzamento di quelle competenze professionali che stanno scomparendo. Sono stati coinvolti quindici cittadini albanesi, due di questi assunti a tempo indeterminato. Per arrivare a questi risultati sono stati fondamentali la sinergia tra la scuola edile di Lecce e la scuola Don Bosco di Tirana e la rete di cooperazione transfrontaliera nei settori produttivi coinvolti.

                                     

3.6. In Italia The Banking Bridge Puglia - Albania

Il progetto si è proposto di facilitare laccesso al sistema bancario da parte degli immigrati albanesi in Puglia, creando, attraverso linterfaccia di una struttura bancaria di mediazione culturale, un ponte tra sistemi bancari − albanese e pugliese − funzionale al sistema delleducazione finanziaria permanente per gli immigrati, trasparenza nei flussi finanziari con il paese di origine e auto-impreditorialità supportata dalle garanzie nellaccesso al microcredito.

Tra i risultati prodotti:

  • la formazione i informazione per immigrati e operatori del sistema bancario sulle tematiche del migrant banking.
  • la creazione di un portale web e di linee guida proposte a funzionari di banche pugliesi per migliorare le relazioni con la clientela albanese.
  • lo sviluppo di prodotti innovativi di migrant banking e di garanzia al microcredito, sulla base della reale domanda emersa dal segmento immigrati/emigranti albanesi.

Il progetto è stato co-finanziato dal programma Interreg/Cards III A Italia - Albania.

                                     

4. In Europa

A livello europeo, già nel 1999 con il Consiglio di Tampere inizia ad essere riconosciuta limportanza del legame tra migrazione e sviluppo. Venne infatti lanciata lidea di un nuovo approccio:

Nel 2005 si giunse ad un cambio di prospettiva nelle politiche Europee che confluirono in un approccio integrato definito "approccio globale sulla migrazione". Lidea base di questo approccio era quella di migliorare la gestione delle migrazioni per ottenere maggiore sviluppo riconoscendo le potenzialità del fenomeno migratorio.

Secondo la deputata Marie-Arlette Carlotti il co-sviluppo devessere pienamente riconosciuto su scala europea e per far sì che le migrazioni possano essere una leva di sviluppo, lUE deve dotarsi di due strumenti prioritari:

  • un fondo specifico con gestione flessibile per finanziare azioni di co-sviluppo ;
  • un fondo di garanzia per assicurare la perennità di micro progetti di migranti massimizzandone limpatto sullo sviluppo.

Nel 2008 il Comitato Economico e Sociale Europeo ribadisce lesigenza di integrare le politiche della migrazione e dello sviluppo alle politiche di migrazione ed integrazione della manodopera dei paesi daccoglienza e nelle strategie di sviluppo dei paesi dorigine allentando invece i provvedimenti a carattere sicuritario.

A partire dal 2011, con laumento globale del fenomeno migratorio, la Commissione Europea revisiona lApproccio Globale alla Migrazione GAMM puntando sul nesso tra migrazioni e sviluppo e sulla necessità di una collaborazione con i paesi dorigine per regolare il fenomeno:

Se in precedenza le politiche sociali tendevano ad occuparsi soltanto degli interessi interni ad uno Stato, da quel momento avrebbero dovuto aprirsi ad una dimensione globale: la serena convivenza in una società sempre più transnazionale necessita di politiche portate avanti anche al di fuori dei confini nazionali.

Grazie al GAMM, vengono compiuti passi in avanti anche sul piano sociale e umano, ponendo attenzione allaccompagnamento del migrante lungo tutto il percorso del processo migratorio e tenendo sempre in considerazione le conseguenze sociali delle migrazioni.

Risulta comunque difficile tradurre un simile approccio progressista in interventi effettivamente operativi. Da una parte infatti, non riconoscendo il vantaggio che le migrazioni potrebbero avere, la collaborazione con i paesi dorigine e di transito viene meno. Dallaltra gli stanziamenti europei non permettono di agire contemporaneamente nei paesi dorigine e di arrivo.

                                     

4.1. In Europa Francia

La Francia fu il primo paese a sentire lesigenza di creare un collegamento tra sviluppo e politiche di migrazione.

A partire dagli anni 70, il concetto di co-sviluppo co-développement venne associato al tema delle migrazioni anche se, inizialmente, fu inteso soltanto come aiuto al rimpatrio.

Nonostante le critiche iniziali nei confronti delle politiche che collegavano il co-sviluppo al rimpatrio, in uno studio sulle migrazioni in Mali della sociologa e antropologa Catherine Quiminal venne mostrato come le associazioni maliane in Francia fossero promotrici di iniziative legate alle necessità delle comunità dorigine, sostenute però dalla popolazione francese.

Fu nel rapporto del politologo Sami Naïr, incaricato dalla Mission Interministérielle "Migration et Développement" di redigere un rapporto sul bilancio che venne proposto in modo ufficiale il termine co-sviluppo come metodo per andare incontro alle esigenze dei paesi dorigine dei migranti, seguendo una strategia che puntava alla diminuzione dei flussi migratori verso la Francia. Il rapporto permise di riconoscere il contributo dei migranti per laffermarsi di un novo tipo di cooperazione. Dopo la sua pubblicazione venne infatti creata una Missione Interministeriale Co-sviluppo e Migrazioni Internazionali MICOMI" con il compito di occuparsi delle politiche di co-sviluppo al livello nazionale sostituita in seguito dal FORIM "Forum des Organisations de Solidarité Internationale issues des Migrations", unassociazione di immigrati nata per rappresentare le associazioni di fronte alle autorità pubbliche.

Nel 2005 nacque la Cellule de co-développement del ministero degli affari esteri francese e nel 2007 Nikolas Sarkozy istituì un Ministero dellimmigrazione e del co-sviluppo.

Nonostante la consapevolezza dellimportanza del ruolo dei migranti nel processo di sviluppo, la legge sullimmigrazione varata nel 2007 dimostrò nuovamente come le politiche di co-sviluppo fossero funzionali al rimpatrio e al breve soggiorno dei migranti sul territorio piuttosto che a una loro permanenza.

                                     

4.2. In Europa Spagna

La Spagna pur essendo un paese di recente immigrazione con un conseguente tessuto di associazioni di migranti piuttosto debole dimostrò nel corso degli anni un crescente interesse sullargomento migrazioni e sviluppo.

Il concetto di co-sviluppo fu introdotto per la prima volta nel 2000 con il PLAN GRECO "Programa Global de Regulación y Coordinación de la Extranjería y la Immigración en España" un piano in cui il co-sviluppo venne considerato importante per stimolare lo sviluppo e coinvolgere i migranti.

Esso prevedeva:

  • Promozione di un fondo di garanzia per accesso al micro credito per il finanziamento di attività produttive nel paese dorigine
  • Assistenza tecnica nelle regioni dorigine
  • Supporto allinserimento lavorativo nel paese dorigine
  • Formazione rivolta a persone immigrate che possano costituirsi come agenti di sviluppo nel loro paese
  • Orientamento al risparmio e allinvestimento produttivo nel paese dorigine

Nel 2005 venne varato il "Plan director de la coperación Española" in cui venne ripreso il concetto di co-sviluppo secondo le linee Europee. In seguito, alcune comunità autonome spagnole svilupparono iniziative basate sul co-sviluppo. La Catalogna fu molto attiva in questo senso impegnandosi fortemente nel finanziamento e nellimplementazione di progetti di co-sviluppo riconoscendo nelle capacità dei migranti un valore aggiunto.

A seguito del forte processo di immigrazione sperimentato dalla società spagnola a partire dal 2000 che rappresentava quasi l80% della crescita demografica della Spagna molte università decisero di aprire corsi di apprendimento in materia e vennero svolte diverse tesi di dottorato, concentrandosi su diversi aspetti del processo di sviluppo, tra cui limpatto delle migrazioni e delle rimesse nei paesi dorigine, soprattutto in Ecuador, in Colombia e in Marocco.

Secondo Graciela Malgesini, docente di storia delleconomia allUniversità di la Plata, il co-sviluppo e il legame tra migrazione e sviluppo genera prevalentemente impatti positivi sia sulla società dorigine degli immigrati, sia sulla società ospitante. Questa definizione presuppone il ruolo degli immigrati come attori e vettori di sviluppo, in "entrambi i lati", e la comprensione che le relazioni tra paesi ospitanti e paesi di provenienza si configurano in modo orizzontale.

Carlos Gimenez ha inoltre individuato altre due caratteristiche del co-sviluppo:

  • La cittadinanza transnazionale. Gli immigrati che agiscono in attività di concorrenza, incorporati in una dinamica transnazionale, sono anche cittadini transnazionali, nella misura in cui hanno una doppia presenza. Questo doppio spazio di appartenenza, a sua volta, incoraggia le decisioni, influenza leconomia, lo sviluppo politico e sociale e permette la formazione di unidentità separata, basata su due aree geografiche, il paese di origine e il paese di destinazione.
  • La molteplicità delle parti interessate. Il co-sviluppo presuppone infatti una rete di partecipanti che supera quantitativamente e qualitativamente i soggetti coinvolti nei tradizionali progetti di cooperazione allo sviluppo in quanto include autorità, organizzazioni sociali, sindacati, università, Istituti di formazione, imprese e associazioni immigrate.
                                     
  • L Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico OCSE in inglese Organization for Economic Co - operation and Development OECD e in francese
  • Lo sviluppo sostenibile è una forma di sviluppo economico che possa essere compatibile con la salvaguardia dell ambiente e dei beni liberi per le generazioni
  • insulari in via di sviluppo tramite il Programma di Azione per lo Sviluppo Sostenibile dei Piccoli Paesi Insulari in Via di Sviluppo e le conclusioni della
  • locuzione ricerca e sviluppo ha un importanza commerciale speciale oltre alla relativa associazione convenzionale alla ricerca e sviluppo tecnologico. Nel
  • Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI è un organizzazione non governativa di cooperazione allo sviluppo IPSIA, Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI
  • dell Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico OCSE agenzie delle Nazioni Unite, agenzie di sviluppo bilaterali e multilaterali, centri internazionali
  • e lo sviluppo d impresa S.p.A., è una società per azioni italiana partecipata al 100 dal Ministero dell Economia. Nasce nel 1999 come Sviluppo Italia
  • Schiff. La banca si interessò ai principali investimenti collegati allo sviluppo della rete ferroviaria USA, inserendosi nella American Smelting and Refining
  • in via di sviluppo senza vincoli di emissione. Lo scopo di questo meccanismo è duplice: da una parte permette ai paesi in via di sviluppo di disporre
  • permesso per lo sviluppo di una miniera nel Montana che avrebbe messo a rischio l acqua e la fauna selvatica del Paese. Inoltre, Tiffany Co insieme con
  • Un ambiente di sviluppo integrato in lingua inglese integrated development environment ovvero IDE, anche integrated design environment o integrated debugging